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ASIA OVERLAND 2002

 

 

ASIA OVERLAND 2002: TRAVEL LOG
Leg 10: Central Asia
 
Warning: the Travel Log pages of Asia Overland 2002 have not been translated from Italian.
 
from 08.29.02 to 09.02.02: from Torugart Pass to Bishkek
from 09.03.02 to 09.08.02: Bishkek, Ala Archa and Almaty
from 09.09.02 to 09.12.02: from Almaty to Tashkent

August 29, 2002 - Day 119, 17:30 (GMT+5, summer time)
Tash Rabat, Shepherd's Life Camp - Altitude 3,050 m.
Leg: 310 km, max altitude 3,750 m.

E che dire di questa giornata? Questo viaggio è tornato ad essere straordinario come era stato fino in Tibet. Siamo in Kyrgyzstan (o Kirghizistan, secondo la dizione italiana), Paese n° 66 per quanto mi riguarda, e soprattutto abbiamo finalmente lasciato la Cina alle nostre spalle. E si vede!

Questa mattina sveglia alle 6:30. Sono sempre più stanco e di nuovo, entrambi, abbiamo problemi intestinali, non il massimo considerato il viaggio che abbiamo davanti. Oggi è dunque il giorno del passaggio del mitico Torugart Pass, un'altra delle grandi tappe di questo viaggio, che la Lonely Planet definisce "la frontiera più difficile del mondo", fra Xinjiang e Kyrgyzstan.
Abbiamo studiato per mesi questa tratta e la mente torna a quelle serate a casa, quando leggevamo di questo passaggio e ci chiedevamo se mai ci saremmo arrivati e se mai saremmo riusciti a transitare... Ebbene sì! E poi, diciamolo, con l'organizzazione di Steve è stato un "piece of cake".
Rapida colazione al Caravan Café, giusto dopo l'ultima arrabbiatura con i cinesi. Scopriamo infatti che l'hotel accetta le carte di credito, anche se a noi hanno sempre detto il contrario e hanno sempre voluto essere pagati in anticipo, in contanti più deposito! I soliti cinesi bastardi e razzisti.
Alle 8:00 il nostro autista è pronto, come da programma. Carichiamo la nostra solita VW Santana e ci lasciamo, definitivamente, Kashgar alle spalle. Si riparte verso ovest. La giornata è brutta, nuvolosa e con molta sabbia e polvere nell'aria, che tingono tutto di grigio. La strada scorre via abbastanza facile nel deserto, asfaltata e liscia, anche se con molte deviazioni per i soliti, esagerati, lavori in corso per costruire quella che sembra una enorme highway.
Ci chiediamo se di colpo, in tutta la Cina, si siano messi a costruire strade enormi e senza alcun senso, o se tutto ciò sia solo una continua messa in scena del governo. E' stato così in tutta la Cina che abbiamo visto. Strade piene, piene, piene di cantieri esagerati, dove gli operai lavorano a mano (!!) a tirare su viadotti con la cazzuola, o pezzi di strada che peraltro vengono spazzati via dalla prima frana, o piena improvvisa. Apparentemente il tutto senza alcuna logica o piano evidente. Mah...

Dopo 60 km arriviamo alla frontiera cinese, che si trova in realtà a 100 km dal confine vero e proprio, esattamente come al Kunjerab Pass. Questo posto di frontiera è un luogo allucinante. Una mega costruzione di cemento e piastrelle, tutta in pezzi, in mezzo al nulla. Soldati cinesi sporchi, svaccati, annoiati. Si perde subito un sacco di tempo.
Prima passiamo una mezz'ora aspettando che il nostro autista se la veda con dei militari che se ne stanno chiusi dentro a una macchina in mezzo al piazzale. Ovviamente è impossibile capire che accade. A parte qualche camion, qui siamo davvero soli! Quindi tocca a noi e, come dice la Lonely Planet, siamo in ballo!
Prima un militare ci fa un rapido controllo del passaporto. Ok, e uno! Quindi c'è l'ispezione dei bagagli. Come sempre in Cina vengono passati attraverso una scassata macchina ai raggi X. Le due poliziotte addette al controllo, però, decidono di fare le fiscali e ci fanno aprire tutto il bagaglio. Soprattutto, vogliono esaminare il contenuto della videocassetta che abbiamo montato sulla videocamera.
Finita questa seccatura, nuovo controllo passaporti e timbro di uscita. Per finire, un altro soldato vuole ricontrollare tutto daccapo il lavoro fatto dai suoi colleghi... Si riparte dopo un'oretta.

La strada per il Torugart Pass è semplicemente al di là di ogni aspettativa, meravigliosa e straordinaria, forse anche più della Karakoram Highway. C'è il sole ora e saliamo al passo in mezzo a stupendi canyon colorati. Poi, il panorama si apre tutto, stiamo attraversando la catena del Tian Shan. Picchi innevati e canyon colorati, contrasti superbi.
Dopo un'ora e mezza circa, alle 12:00, siamo a questo leggendario valico. Passiamo prima attraverso un nuovo controllo dei militari cinesi, ancora verifiche dei nostri passaporti. Torrette militari dappertutto. Quindi passiamo il confine! Siamo a circa 3.750 metri di quota, qui fa freddino. Sulla linea di confine l'autista cinese ci molla e traghettiamo la nostra roba su una scassatissima Audi kirghiza! Vetri tutti rotti. Autista di poche parole, ma simpatico. Non parla, ovviamente, inglese.
Ci facciamo fare una fotografia su questo incredibile confine e iniziamo la discesa verso il posto di frontiera kirghizo, una ventina di chilometri più sotto. Inizia a piovere un po'. Il posto di frontiera kirghizo è davvero da film di spionaggio. Doppia recinzione di filo spinato elettrificato che prosegue lungo tutta la linea di confine. Torrette, bunker, militari in assetto da guerra con Kalashnikov spianati.
Arriviamo davanti al cancello che consente l'accesso attraverso il filo spinato. Stiamo fermi per un po'. Quindi si avvicina un soldato kirghizo, occhiali a specchio, in assetto da guerra. Dà un'occhiata ai nostri passaporti ed al lasciapassare del nostro autista. Ci apre il cancello. Dogana kirghiza. La procedura è simile a quella russa. Dichiarazioni valutarie, passaporto timbrato. La cosa buffa è che un soldato kirghizo mi cambia 100$ in som kirghizi, 45 som per dollaro (dovrebbe essere giusto) senza, ovviamente, rilasciarmi la ricevuta. Mah... Per sicurezza abbiamo comunque dichiarato1.000$ in meno di quelli che realmente abbiamo, circa la metà dunque. La seccatura è che non è possibile cambiare gli yuan cinesi. A noi rimangono ben 800 yuan circa e dovremo sperare di poterli cambiare a Bishkek.

Insomma, alle 13:00 siamo finalmente in Kyrgyzstan. Adesso è tutto nuvoloso e piove. Il paesaggio qui è molto diverso dal versante cinese. Siamo su un altopiano verde, tipo Mongolia. Pascoli infiniti, qualche tenda nomade. Un lago. Montagne e picchi innevati tutto intorno. E' straordinario.
La strada, sterrata, corre lungo il filo spinato elettrificato del confine. Il nostro autista guida incredibilmente piano, è eccezionale. Dopo circa altri 50 km di panorami stupendi, arriviamo ad un altro posto di controllo. Passiamo anche questo senza problemi. Quindi sosta presso una tenda nomade kirghiza. Stupendo. Ci invitano a mangiare, formaggio, pane, panna, latte fermentato.
Trascorriamo un'oretta piacevole nella loro yurta, è fantastico. Tutti sono gentili, il nostro autista è un mito. Foto a raffica. Quindi, ripartiamo e verso le 16:00 arriviamo in questa valle, una deviazione di 15 km dalla strada principale, Tash Rabat. Qui si trova un caravanserraglio del XV secolo. Il posto è magico.
Una valle nascosta, stretta, verde. Un ruscello. Un paesaggio totalmente incontaminato. Cavalli al pascolo, cammelli all'ingresso della valle. Yurte. Senza parole.
Un paio di yurte sono a disposizione dei turisti. Si dorme per terra, tappeti direttamente sull'erba. Niente corrente, solo lampade a petrolio. Niente acqua, ruscello a parte. Questa sarà davvero una notte spartana! Cena + notte + colazione = 270 som a cranio, circa 6$!

All'arrivo ci offrono tè, pane, burro, marmellata, miele. Qui è davvero il paradiso, altro che Cina! Ci facciamo una passeggiata fino al caravanserraglio. Ci sono alcune tende ad igloo di turisti, direi sei o sette. Ma per il resto la valle è tutta per noi. Straordinario inizio di Kyrgyzstan. Se questo è il benvenuto, questo deve essere un posto meraviglioso. Di colpo sembra di essere tornati in Mongolia. Un po' più sullo spartano, però.
Bellissima serata nella yurta grande. Seduti sui tappeti, intorno ad un lungo tavolo, oltre a noi e al nostro simpatico autista, ci sono una ragazza finlandese ed una inglese che proseguono domani per Kashgar, un ragazzo inglese, i loro autisti. Si sta benissimo, la compagnia è ottima, la cena anche, annaffiata da vino rosso!!
Si va a dormire verso le 21:00 sotto ad una stellata come poche volte nella mia vista ho visto. Una meteora attraversa il cielo e lascia una scia pazzesca... Alla faccia della stella cadente! Con noi, nella yurta, dormono anche le due figlie dei padroni di casa. Se questo non è vivere una vera esperienza nomade in Kyrgyzstan...!!!
Questo Paese ha davvero l'aria di andare ben oltre ogni nostra aspettativa...

August 30, 2002 - Day 120, 18:30 (GMT+5, summer time)
Song Köl, Shepherd's Life Camp - Altitude 3,000 m.
Leg: 320 km, max altitude 3,500 m.

Senza parole, ancora senza parole, ancora tutto straordinario. Ed è difficile trovare le parole e gli aggettivi adatti!
Sveglia alle 7:00, la mattinata è stupenda. Stanotte, la minima che ho misurato è stata di 6°, ma è stato un po' più freddo che al Karakul, forse per via del fatto che qui si sente di più l'umidità. Comunque la nottata è trascorsa abbastanza bene.
Ottima colazione: pane fresco kirghizo, burro, marmellata, panna, yoghurt, caffè e tè. Tutti prodotti locali, ovviamente. Cielo blu. Finalmente un vero cielo blu intenso, come non vedevamo dal Tibet. Bellissimo cielo blu, aria limpidissima, luce perfetta per le decine di foto che partono!

Ci muoviamo verso le 9:00, destinazione Song Köl, un lago alpino che è fra le più belle attrazioni del Kyrgyzstan. La strada, ancora sterrata per un po' di chilometri, corre attraverso vallate vergini, dominate dalla catena dell'At-Bashy, sotto il Tian Shan, i cui picchi innevati formano un orizzonte davvero suggestivo, quasi più himalayano dello stesso Himalaya!
Buchiamo una gomma, ma il nostro simpatico autista rimedia rapidamente. Quando la strada diventa asfaltata attraversiamo degli interessanti villaggi kirghizi. Vecchie Lada azzurre, arancioni, scassate. Uomini a cavallo. Uomini con i tradizionali cappelli bianchi di lana. Stupendo.
Attraversiamo la città (meglio, il paese) di At-Bashy ed arriviamo quindi a Naryn, la prima vera città kirghiza sulla nostra strada. A Naryn ci fermiamo: il nostro autista va a caccia di un gommista e ci lascia ad un... bar!!! Un bar vero, il Cafè Asia! Il primo che vediamo da mesi!! Intorno a noi gente familiare, scritte in cirillico, ma anche alfabeto latino. Accidenti, ci sentiamo quasi a casa! Un caffè vero ed un po' di pane.
Naryn è come ci si può aspettare una città ex-sovietica in fondo ad una delle repubbliche centroasiatiche. Qua e là qualche impronta sovietica (tipo Irkutsk) è ben evidente. Naryn è infilata in una bella valle verde fra montagne aride, è una specie di oasi. Ma il paesaggio non è certo quello desertico dello Xinjiang, qua c'è davvero vita, coltivazioni, case vere, tutto è familiare, ancorché un po' fatiscente e povero.
Sulle montagne intorno, alcuni graziosi e curatissimi cimiteri musulmani.

Da Naryn ripartiamo in direzione ovest. Il nostro abile e sorprendente autista ci porta al Song Köl attraverso un percorso non segnato sulle nostre carte. Si fa capire benissimo e la preoccupazione per la direzione inaspettata passa rapidamente. Quest'uomo è incredibile, altro che le guide cinesi.
Abbandoniamo la statale asfaltata e ci infiliamo nelle montagne seguendo uno sterrato che risale una valle deserta, stretta e a deciso carattere alpino. Il paesaggio è bellissimo. Da circa 2.000 m. saliamo fino a 3.500 m, dove scolliniamo su un'ampia e verde valle, punteggiata di yurte, cavalli al pascolo e nomadi. Il paesaggio è fiabesco, da documentario. Praterie a perdita d'occhio.
Il tempo è però cambiato, il cielo è nerissimo e inizia a piovere a scrosci. Tira anche un vento fortissimo. Il nostro autista non se ne preoccupa e prosegue, con questa scassata Audi, lungo la pista fangosa. Entriamo quindi nella valle del Song Köl ed il panorama si apre su questo lago straordinario, grande, turchese, in mezzo a queste sconfinate praterie d'alta quota. Siamo a circa 3.000 m. Intorno a noi chiazze di neve, solo un centinaio di metri più in alto.
Facciamo il giro del lago, fra un temporale, una schiarita totale e improvvisa, un altro temporale, e così via. Dappertutto yurte, pastori a cavallo. E' tutto bellissimo.
Dopo un mezzo giro del lago abbandoniamo anche lo sterrato e seguiamo alcune tracce nella prateria, verso la riva. Il tempo continua a cambiare con rapidità sorprendente, siamo ipnotizzati da tutto ciò. Il nostro autista fa passare l'Audi attraverso qualche ruscello, sempre lungo questa traccia in mezzo alla prateria, e infine, verso le 17:00, giungiamo a questo campo vicino alla riva del lago. Anche questo, come quello di Tash Rabat, fa parte dell'organizzazione Shepherd's Life, un'iniziativa non governativa svizzera che mette in contatto i pastori kirghizi con i turisti. Grazie a loro, è possibile alloggiare presso i nomadi, vivere con loro, dormire nelle loro yurte, dividere i pasti insieme a loro.

E' fantastico, come già è stato Tash Rabat, ma qui il luogo è davvero magico, il nostro autista è davvero un grande! Qui, come a Tash Rabat, si spendono 270 som a cranio, che comprendono alloggio, cena e colazione. Dobbiamo pagare anche la quota dell'autista, così spendiamo circa 16$ per tutti e tre.
Il pomeriggio trascorre fra cambiamenti di tempo repentini, luci eccezionali sul lago, temporali seguiti da schiarite improvvise. Nel giro di un'ora, in sequenza, assistiamo a ben tre differenti arcobaleni doppi, circolari, spettacolari. E' il paradiso terrestre.
Il lato inquietante è dato dai milioni, letteralmente milioni, di grosse zanzare che saturano l'aria. La nostra yurta ne è interamente ricoperta e noi stessi ce le ritroviamo addosso dappertutto, a decine. Sono zanzare abbastanza strane, sembra che non pungano, ma certo fanno molta impressione. ll vento forte contribuisce per fortuna a farle stare attaccate alla yurta, o in giro, ma non in volo.
Oltre alle zanzare, intorno a noi, cavalli a centinaia, mucche, cani. Due yurte qui: la "nostra" e quella dei padroni di casa, più o meno identiche. Nella loro c'è la stufa e la cucina, nella nostra no. Ovviamente, niente acqua corrente, né luce elettrica. Davanti a noi, in lontananza, altre tre yurte distanziate e, ad occhio, un paio di turisti. Intravediamo le loro giacche a vento rosse, in contrasto a tutto il resto ed alle nostre, gialle. Migliaia di uccelli bianchi in volo, fermi nell'aria, controvento. Sembrano gabbiani.

Qui tutto è meraviglioso, sembra la Patagonia, ma a tratti ricorda le Svalbard. Freddo e vento fortissimi, forse a 70-80 km/h. Pioggia a raffiche e sole. Temporale sul lago, poi ancora sole, tutto nello spazio di pochi minuti.
Si fa conversazione con i padroni di casa e con l'autista. Grazie all'aiuto del phrasebook ci si capisce abbastanza bene, altro che con i cinesi! Il nosto autista si chiama "Tossu", o qualcosa del genere. La famiglia che ci ospita è formata da padre, madre, figlia grande e due figli piccoli, ed anche da una bambina appena nata dalla figlia più grande. Quando tutti imparano il mio nome è un continuo "Carlo di qua", "Carlo di là". Incredibile!

A cena, pesce del lago. Si pasteggia a vodka e tè. Tutto buono. Il nostro autista ci racconta che lui guidava da Bishkek fino in Germania per commerciare, attraverso il Kazakhstan, la Russia, la Bielorussia, la Lituania e la Polonia. Incredibile! Sette giorni per andare e sette per tornare. Quest'uomo è davvero stupendo.
Ci racconta anche dei Paesi confinanti, che conosce bene. Ci dice che dopo il crollo del comunismo il Kyrgyzstan è piombato nell'anarchia. Dice che questo Paese è pieno di tutte le razze, mentre in Kazakhstan ed in Uzbekistan sono più rigidi. Aggiunge "Turkmenistan ok", "Tagikistan niet". Dice che i tagiki sono litigiosi e si capisce che lui non li ama molto.
Si parla molto del prima e del dopo il comunismo, la conversazione riempie la serata.

A letto alle 21:00, qui non c'è molto da fare quando viene buio. Nella nostra yurta ci sono delle brande sfondate e si può scegliere se dormire per terra o sopra di esse. Optiamo per le brande, ma è una scelta non furba a dire il vero. Con noi dorme il nostro autista. Non fa freddissimo, ma intorno alle 22:00 si scatena l'inferno!
Un vento violentissimo e un temporale incredibile ci scoperchiano la yurta, e piove dentro. Fra l'altro queste yurte, a differenza dei ger mongoli, non hanno né pali di sostegno, né contrappeso interno. Tutta la struttura ondeggia paurosamente sotto la spinta del forte vento.
C'è un po' di confusione, i lampi illuminano la notte. I nostri ospiti si danno da fare al buio, sotto la pioggia a scrosci, per rimettere a posto la copertura della yurta. Noi ce ne stiamo bene avvolti nei nostri sacchi piuma e sotto alle coperte. E pensare che fino al momento di andare a dormire c'era una stellata come davvero forse non ne avevamo mai viste, più bella di quella di Tash Rabat, con la via Lattea limpidissima sopra di noi...

August 31, 2002 - Day 121, 22:00 (GMT+5, summer time)
Bishkek, Silk Road Lodge - Leg: 320 km.

Nota: ieri abbiamo attraversato interi prati di stelle alpine!

Una scrivania, vera. Una lampada, vera. Il primo pasto, *vero*, dopo quasi quattro mesi: ravioli speck e panna, veri, pollo vero, birra alla spina, vera. E di più: tv italiana via satellite... Bishkek!
E così siamo a Bishkek, capitale del Kyrgyzstan, un posto che probabilmente il 90% degli italiani nemmeno conosce. Ma esiste, eccome se esiste, ed è incredibile... Il benvenuto è stato notevole, è come essere (quasi) a casa, davvero!

Stamattima ci svegliamo nella yurta verso le 8:00, dopo una nottata decisamente buia e tempestosa. Per tutta la notte il vento è andato avanti a raffiche, non forti come quelle di ieri sera, ma comunque intense. Anche la pioggia ha continuato a battere, concedendo poche pause. La temperatura minima che ho rilevato è stata intorno ai 7°.
La nottata è stata oltremodo scomoda, l'idea di dormire sulle brande è stata davvero infelice.
La mattinata è decisamente nuvolosa, anche se il vento si è calmato. La luce è comunque magnifica. In compenso, la colazione è tremenda! Tagliolini fatti sul momento, in zuppa di cipolle e carne bollita...! Micidiale! Ma è chiaro che li hanno preparati apposta per noi e non ci si può rifiutare. Dopo, rimedio con dello yoghurt e del tè. Ma ormai la mattinata è iniziata così...!

Partiamo intorno alle 10:00. Il viaggio verso Bishkek questa volta non offre molto. In parte lo dormo, il tempo è piuttosto tendente al brutto. I primi chilometri per uscire dalle montagne sono comunque molto belli. Il paesaggio è tipicamente alpino, ma del tutto vergine. E' nevicato intorno ai 3.500 metri stanotte e anche qui c'è parecchia neve sulle cime più alte.
Usciti dalle montagne, la campagna kirghiza scorre via pacifica senza sorprese. E' un po' come vedere degli "avanzi" di Russia. Nei paesi qualche falce e martello stanno ancora attaccati ai pali della luce. Vecchie Lada dai colori improbabili riempiono le strade. Gli uomini kirghizi indossano sempre il loro tradizionale cappello.
Facciamo sosta a Kochkor, un paese carino. Oggi è la festa della democrazia, o qualcosa di simile, e la piazza del paese è animatissima. Un uomo mi attacca bottone: scatta subito l'equazione Italia = Toto Cutugno, Celentano, Pupo. Compriamo del pane al bazar, scattiamo qualche foto.
Ad un centinaio di chilometri da Bishkek la strada raggiunge la linea di frontiera con il Kazakhstan e la segue praticamente fino a Bishkek. Qua la strada è ormai larga, a "quattro corsie", più che altro immaginarie, ma scorrevoli. Ci sono persino un paio di autovelox!

A Tokmak, 80 km da Bishkek, facciamo una piccola deviazione per andare a vedere la torre di Burana, una specie di minareto dell'XI secolo disperso nella campagna. Deviazione inutile, è un pacco. A pochi chilometri dalla capitale un bivio significativo: diritti si prosegue per Tashkent, a destra per Almaty. Siamo proprio nel cuore dell'Asia Centrale!
E quindi, alle 16:00, entriamo a Bishkek. Adesso la giornata è abbastanza soleggiata, si sta bene e fa caldo. Ci giriamo un paio di alberghi e alla fine optiamo per questo, che ci aveva consigliato il ragazzo inglese incontrato a Tash Rabat. E' nuovo di zecca, in centro, piccolo. E caro! La camera ci costa 75$ a notte. Certo, è bellissima, occidentale in tutti i comfort. C'è persino la tv italiana via satellite, quasi uno shock dopo tutti questi mesi!
Il personale parla inglese, accettano le carte di credito. Ed è anche tutto prenotato. Infatti, questa camera è per soli tre giorni, e a noi servirebbe per almeno per una settimana. Vedremo. Del resto, uno di quelli che avevamo puntato, il Businesse Center, è al completo. Un altro che ci avevano consigliato le ragazze a Tash Rabat era piuttosto "sovietico". Costava solo 16 $ a notte, ma siamo alle solite... Qui dobbiamo trascorrere un po' di giorni e siamo reduci da ben altri "comfort". Avevamo voglia di un bell'albergo.
Sta di fatto che, come già a Mosca e a Minsk, trovare alberghi a buon mercato nell'area CSI è un casino. Qui i prezzi degli alberghi "veri" sono carissimi, e a Tashkent e ad Almaty sarà ancora peggio.

Trascorriamo dunque il resto del pomeriggio in albergo a riposarci. Bishkek è una città che offre poco o nulla da vedere e domani abbiamo un'intera domenica del tutto vuota davanti. Peraltro, la Bishkek che abbiamo attraversato per venire fino a qua si è presentata come una città verdissima, "bassa" (almeno, abbiamo visto solo due o tre palazzi alti), quasi una piccola cittadina di provincia, quale probabilmente è. Qui non ci sono costruzioni alte anche perché la zona è altamente sismica, come viene abbondantemente ricordato nella directory in camera.
Incontriamo anche il nostro amico inglese di Tash Rabat, che è arrivato in città oggi, come noi.

Alla sera, cena sulla via principale di Bishkek, in uno splendido ristorante italiano. Si mangia, come detto all'inizio, da dio. E' la prima vera cena da quando abbiamo lasciato l'Italia ed è come rinascere totalmente! C'è un bel po' di gente in giro per la festa nazionale ed anche una impressionante sparata di fuochi artificiali. Peraltro, al di fuori della via principale (Chuy Prospektisi), la città è assai buia. Ma è una città vera, con locali veri, molta gente dai lineamenti ed abbigliamento europei, traffico "normale"... Ci sentiamo davvero a casa!
Certo, considerare Bishkek una città normale secondo i nostri canoni significa che è davvero tanto, ormai, che manchiamo dall'occidente!!

September 1, 2002 - Day 122, 22:40 (GMT+5, summer time)
Bishkek, Silk Road Lodge

Una tranquilla giornata a Bishkek, domenica di tutto riposo. Finalmente! Ce ne stiamo sotto i morbidi piumoni della nostra camera fino alle 10:00. Poi si va a fare colazione, un vero buffet, come non vedevamo da settimane. Un po' russo se proprio vogliamo, ma tutto sommato niente male.
La giornata è soleggiata e calda, ma oggi ce la prendiamo assolutamente comoda, Bishkek può aspettare. Ancora in camera, tv, abbiocco. Alla fine mettiamo il naso fuori solo dopo le 14:00!

La prima sorpresa è che pare che a Bishkek *non* ci sia l'ambasciata turkmena! Almeno, al business center del nostro albergo, che peraltro appare molto efficiente, ci dicono così. Questo è un problema! Ci sembra comunque strano, approfondiremo domani. Quindi usciamo a farci un giro per questa verdissima città.
Bishkek non è molto diversa da Minsk, a prima vista. Ampi viali alberati, mega palazzi retaggio dell'impero sovietico. Una gigantesca statua di Lenin nella piazza Ala-Too nel centro cittadino, tipica piazza sovietica. Le solite guardie immobili davanti al solito monumento al milite ignoto. Una faraonica parata di facciate maestose che circondano mezza piazza e che scopriamo essere, appunto, solo... facciate! Dietro non ci sono i palazzi, è solo una assurda messa in scena architettonica!! Fantastico!
Molta gente in giro, tante belle ragazze, tutti a passeggio domenicale.
Giro in posta per spedire le cartoline. Qui non esistono molte cartoline a dire il vero e la maggior parte sono orrende e vecchie cartoline russe, ancora con i francobolli sovietici prestampati! Sempre all'ufficio postale, ne approfittiamo per dare un'occhiata alla posta su Internet. Il prezzo non è male, 50 som all'ora, poco più di 1$. Comunque, anche qui Internet non è un problema.
Mi ha scritto una lunga lettera Silvia, un po' polemica, fraintendendo le mie newsletter e i miei commenti sui cinesi.
Quindi, ancora a passeggio e poi in albergo, verso le 19:30.

Per cena torniamo all'Adriatico Paradise. Un posto così non ce lo lasciamo scappare proprio! Anche stasera si mangia da dio: caprese, penne all'arrabbiata, cotoletta alla milanese, vera! Ne avevamo proprio bisogno. Questa dieta, questo clima piacevole, questa gente ci fa sentire davvero a casa e ci sta ricaricando rapidamente le batterie.
Addirittura, quando stiamo per uscire, arriva lo chef italiano a salutarci. Scoppiamo a ridere! Ci si vede domani!
Insomma, Bishkek è in fondo tutta qua ma, contrariamente a ciò che ci aspettavamo, è una piacevole e rilassante cittadina. Certo, l'aspetto "politico e sociale" della faccenda, ad esempio, è che il ristorante di stasera, vuoto (ieri c'erano solo altre quattro persone), a noi è costato 22$. Qui lo stipendio medio è di 50$ al mese. Il nostro albergo costa 75$ a notte (con lo sconto...!). Anche questa è dunque Bishkek. Ma per questa volta quello che vogliamo è riposarci e chiudere un po' gli occhi.

Come ho scritto oggi a Silvia, è difficile da comprendere, per non dire che appare incredibile a chi non fa esperienze di questo tipo, ma un viaggio così non è affatto una vacanza continua come tutti credono. E' faticoso spesso, e può esserlo sia fisicamente che mentalmente (certo non è come andare in fabbrica...!).
Noi ora siamo stanchi e questo tipo di riposo è ciò di cui abbiamo bisogno prima di affrontare gli ultimi difficili quaranta giorni di viaggio, che affronteremo tutti di corsa nel nostro tentativo di tornare fino a Milano via terra.
Già iniziamo domani con il visto uzbeko, uno degli ultimi ostacoli. Forse il più grosso, peraltro.

September 2, 2002 - Day 123, 23:30 (GMT+5, summer time)
Bishkek, Silk Road Lodge

Sveglia presto, 7:30, per andare all'ambasciata dell'Uzbekistan a fare questo benedetto visto. Ma quando arriviamo abbiamo la sorpresa: l'ambasciata è chiusa, oggi è giorno di festa! Ci arriva anche la conferma che a Bishkek non è possibile fare il visto per il Turkmenistan. Questa storia sta diventando infinita!
Un po' scornati ce ne andiamo all'agenzia che ci ha organizzato la macchina dal Torugart fino a qua. Ci dicono che dovrebbe essere possibile fare il visto uzbeko in 24 ore (pagando...). Ci chiedono anche l'esorbitante cifra di 100$ per andare ad Almaty. E' davvero un'esagerazione e per il momento lasciamo perdere. Per fortuna, l'hotel ci può confermare la camera per tutta la settimana. Almeno questo problema è risolto, anche se, visto come stanno le cose, potremmo andarcene di qui anche entro il 5 settembre. Vedremo...
Dopo l'agenzia, ce ne andiamo a cambiare gli ultimi yuan cinesi avanzati. Quindi un giro per la città ed un caffè. La giornata è un po' stupida, tempo fresco e nuvoloso. Realizziamo che Bishkek è circondata da montagne innevate e alte! Non ce ne eravamo accorti! Telefonata a casa. Sembra davvero impossibile riuscire ad incontrarsi in Uzbekistan con i miei, troppo complicato. Chiamo con un vecchio telefono di ferro russo, a disco, ma funziona benissimo.

A Bishkek tutte le razze si mescolano. Qui ci sono volti e fisionomie decisamente russe, orientali, asiatici. E' un vero mosaico!
Dopo una sosta in albergo, nel pomeriggio andiamo a fare un giro allo Tsum, il grande Mall nel centro. Sembra quasi un grande magazzino occidentale ed i prezzi sono abbastanza cari. Compriamo qualche souvenir. Poi Internet.
La giornata finisce qui, Bishkek non offre davvero molto di più.

Ce ne andiamo a cena alle 20:00, come al solito all'Adriatico. Facciamo finalmente conoscenza con lo chef italiano. E' piemontese ed è qui da maggio. Ci dice che a Bishkek gli italiani residenti sono nove in totale. Il ristorante è di proprietà di Giorgio Fiacconi, il Console Onorario italiano in Kyrgyzstan, residente qui a Bishkek. Purtroppo è partito ieri, e solo per un caso non riusciamo ad incontrarlo e a conoscerlo. Lo chef ci dice che se fosse stato qui, Fiacconi ci avrebbe risolto la faccenda dei visti in pochi minuti. Già, un peccato!
A parte questo, davvero null'altro. Per stare in tabella di marcia dobbiamo andarcene da qui, ma d'altra parte dobbiamo risolvere questa faccenda dei visti. Per quello turkmeno ormai proveremo direttamente ad Almaty.

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