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ASIA OVERLAND 2002

Ho conosciuto il viaggiatore in Turchia. E' stato molti anni fa. Il viaggiatore aveva allora un'età indecifrabile, forse quaranta, forse cinquanta, forse sessanta, impossibile capirlo. Completamente calvo, e alto, molto alto, forse più di un metro e novanta, era abbronzato e potevi scambiarlo per un mercante curdo, o per un executive inglese, tutto dipendeva dagli abiti che portava addosso e dalle circostanze.

Il viaggiatore, scoprii più tardi, era originario di Parma. Ma in Turchia si spacciava per afgano. Lui, del resto, il pashto lo parlava correntemente, oltre naturalmente ad un'altra decina di lingue e la sua fisionomia poteva tranquillamente essere quella di un mercante della valle del Panshir. Per non dire che il viaggiatore, in Afghanistan, aveva trascorso diverso tempo, a intervistare i mujaheddin sulle montagne e a vivere con loro. Ne aveva tratto anche un libro.

Al ritorno dalla Patagonia gli inviai del materiale per qualche rivista. Erano i primi anni '90 e grazie al suo aiuto tiravo su qualche lira pubblicando foto e racconti dei miei viaggi.

Lo lesse tutto, il mio racconto. Con attenzione, come faceva sempre con i miei articoli. Era lui l'esperto, io sono sempre stato solo una buffa imitazione di un non turista per caso. Lo lesse e mi telefonò: "Carlo, questo articolo è troppo lungo, non va bene. Ma sarebbe davvero un peccato tagliarlo. Senti, perché non ne fai un libro?".

Il libro, da allora, lo sto ancora scrivendo. Anzi, adesso quel libro lo stiamo scrivendo a quattro mani. Emanuela ha iniziato ad aggiungere i propri pensieri, le proprie immagini in parole, e le immagini, ora, vengono catturate da quattro occhi...


Nota per il lettore

Gli appunti, per natura, sono ormai datati. Ciascuna storia è stata scritta al tempo del suo evolversi o alla sua conclusione. Alcune storie negli anni sono state riscritte dagli eventi umani, geografici e sociali; luoghi, riferimenti, citazioni ad avvenimenti, sono mutati con il tempo. I ricordi, d’altra parte, non possono essere restaurati.

In compenso, a volte, disegnano percorsi infiniti dentro noi stessi.

 

 

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