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3 maggio 2002, 1° giorno di viaggio,
22:40
Treno Milano-Francoforte
...Cosa si scrive quando si parte per un viaggio di sei mesi? Fuori
dal finestrino piove a dirotto, credo che ci sentiamo un po' spaesati.
Per quanto mi riguarda, non è stato facile trattenere le
lacrime alla partenza. Tutta quella confusione alla Stazione Centrale
mi ha innervosito. Avrei voluto avere un po' più tempo per
stare da solo con i miei, abbracciarli più a lungo.
Quando il treno si è mosso ci siamo abbracciati, io ed Emanuela.
Siamo carichi come bestie da soma: due sacche, due zaini e due zainetti
a testa. Le sacche servono per tutto il materiale "tecnico":
sacchi piuma e piumini, rullini per le macchine fotografiche, farmacia,
scarponi da trekking, ecc. Negli zainetti c'è tutta l'attrezzatura
fotografica e la telecamera.
Questi ultimi giorni sono stati davvero difficili per entrambi.
Abbiamo lavorato quasi due mesi pieni per questa partenza, la sera
ed i weekend. E adesso siamo qui, davvero. A me manca già
casa! Ieri notte non ho dormito quasi nulla, Emanuela neanche. Sono
molto stanco. Stiamo per passare la frontiera con la Svizzera. Quante
frontiere abbiamo davanti?
4 maggio 2002, 2° giorno di viaggio,
21:45
Treno Berlino-Varsavia
Il maltempo e le frane in Svizzera ci hanno fatto saltare tutto
il programma. Cominciamo bene! Siamo rimasti bloccati alla frontiera
di Chiasso tutta la notte e il treno è ripartito solo alle
5:30 del mattino, con oltre sei ore di ritardo. Un casino. Ci sono
saltate tutte le coincidenze e tutte le prenotazioni che avevamo
fatto per arrivare a Minsk, ed ora ci ritroviamo con il problema
del visto per la Bielorussia che rischia di scaderci prima che siamo
riusciti ad entrare e ad attraversare il Paese.
Una ragazza bielorussa, Natalia, anche lei diretta a Minsk, ci attacca
bottone e non ci molla più. E' terrorizzata dal viaggio,
non smette mai di parlare, ha paura di tutto e tira fuori racconti
agghiaccianti di banditi sui treni e nelle stazioni dell'est. Ha
avuto in passato qualche disavventura e comunque ha anche il terrore
di volare, per questo viaggia in treno per tornare a casa. Insomma,
la compagna di viaggio ideale! Per fortuna Emanuela se la coccola
un po', ma questo significa anche che automaticamente diventiamo
i suoi angeli custodi.
Con molta fatica arriviamo a Basilea verso le 10. Abbiamo adesso
circa otto ore di ritardo. A Basilea decidiamo di abbandonare il
nostro treno per Francoforte al suo destino, non sapendo ormai a
che ora arriverà, e saltiamo su un altro treno che a Francoforte
dovrebbe arrivare alle 13. E pensare che avremmo dovuto essere qui
questa mattina alle sei!
Arrivati a Francoforte, Emanuela, seguita dalla fida Natalia, si
occupa di rifare tutte le prenotazioni, mentre io rimango a guardia
del bagaglio. Ripartiamo alle 15:15 con un treno veloce per Berlino,
dove arriviamo alle 19:30. Il nostro treno per Varsavia è
partito quattro ore fa...
Berlino mi fa tornare in mente qualche ricordo e dovunque mi giri
è una specie di deja vu.
Sempre seguiti dalla terrorizzata Natalia saltiamo sulla metropolitana
e cambiamo stazione ferroviaria, trasferendoci da Ostbanhof a Lichtberger.
Qui ci imbarchiamo su questo treno per Kiev che domani mattina alle
6 dovrebbe scaricarci a Varsavia. Il vagone letto polacco nel quale
ci troviamo è già abbastanza "russo"...
Un po' cirillico, insomma. Non male. Adesso ci sentiamo davvero
in viaggio.
Riusciamo a fatica a liberarci per un po' di Natalia, che è
davvero disperata. Ha addirittura allungato una mancia al capotreno
perché questa notte la tenga d'occhio ed ha fatto un casino
pazzesco. Probabilmente trascorrerà un'altra notte in bianco.
Povera, mi dispiace, ma viaggiare tutto il giorno in sua compagnia
mette ansia!
Fra un po' dovremmo essere alla frontiera con la Polonia. Domani
a Varsavia dovremo anche preoccuparci di come proseguire per Minsk,
che avremmo dovuto raggiungere domani mattina alle sette. Il tutto
con dietro Natalia. Siamo già molto stanchi. Più che
altro, muoversi con tutto il bagaglio che abbiamo è davvero
stressante.
5 maggio 2002, 3° giorno di viaggio,
23:10 (GMT+2, con ora legale)
Minsk, Hotel Belarus
Alla fine ce l'abbiamo fatta, siamo arrivati a Minsk! Giornata lunghissima,
stancante e assai piena. Dopo una notte quasi in bianco, soprattutto
per i controlli alle frontiere, siamo arrivati a Varsavia Wschodnia
alle 6:15 del mattino. La Polonia per fortuna non si smentisce e,
dopo due giorni di acqua a catinelle, finalmente c'è il sole,
a Varsavia si sta benissimo e fa caldo. Abbiamo ricordi recenti
di questa città, che abbiamo già visitato due anni
fa proprio in questo periodo.
Sono un po' stordito dal sonno e dalla fame, tutto sommato sono
quasi due giorni che non mangiamo un tubo tranne acqua e biscotti,
se si esclude quell'orrendo cheeseburger di ieri sera a Berlino.
Naturalmente abbiamo sempre Natalia appiccicata addosso. Nonostante
abbia superato la nottata indenne, Varsavia la terrorizza. Qui pare
che abbia subito un'aggressione. Fatto sta che appena scesi dal
treno, pur di non fare dieci metri da sola, allunga qualche Euro
a due facchini per farsi scortare fino alla biglietteria! Anzi,
dovrei dire "farci" scortare, visto che purtroppo, con
la scusa che parla russo, fa tutto lei prima che noi si riesca a
prendere qualunque iniziativa. Io sono stanco e sto iniziando ad
innervosirmi. Lei attacca bottone con tutti e aggancia un ragazzo
russo diretto a Mosca, che si unisce dunque a noi. Yuri (non ho
capito il nome, per cui lo chiamerò così) è
primo trombone nella filarmonica di Mosca. Diventa immediatamente
il nuovo bersaglio di Natalia. In mancanza di panchine, tutti e
quattro ci sediamo per terra nel bel mezzo della stazione, bivaccando
con i nostri bagagli ed aspettando le 10:02, ora della partenza
del treno per Minsk.
Quando Natalia a) mi dice di non allontanarmi perché è
pericoloso, b) vuole chiedere alla polizia di accompagnarci al binario,
perdo davvero la pazienza per un attimo e la mando a quel paese.
Lei ci rimane male, ma finalmente si adegua.
Questo treno per Minsk sarebbe in teoria tutto prenotato, ma alla
fine, per la modica cifra di 20€ a cranio, riusciamo a corrompere
il capotreno russo e ad avere uno scompartimento tutto per noi due,
liberandoci anche di Natalia. Le nostre vecchie prenotazioni, ovviamente,
valgono purtroppo come la carta straccia.
Il viaggio verso Minsk è lunghissimo, interrotto solo dal
problematico passaggio della frontiera bielorussa. Qui bisogna compilare
dei moduli scritto solo in cirillico e naturalmente nessuno parla
altro che non sia russo. Per fortuna Natalia, una volta tanto, ci
è di aiuto e ci traduce il modulo. Bisogna dichiarare valuta,
macchine fotografiche, oggetti di valore, telefonini, ecc.
Dopo due ore fermi, nelle quali la polizia quasi smonta il treno,
finalmente guadagniamo il nostro timbro di ingresso in Bielorussia.
Poiché sembra che questo ingresso ci valga anche per l'entrata
nella federazione russa, ci ritirano il foglietto dell'ambasciata
russa che avevamo attaccato al visto. Speriamo bene... Ma non è
finita...
Bisogna ancora montare il treno su nuovi carrelli adatti allo scartamento
russo, più largo di quello europeo. L'operazione complessiva
è abbastanza interessante e si svolge alla stazione di Brest,
appena passato il confine. E porta via altre due ore. Poi, più
di un'ora fermi alla stazione di Brest. Infine, alle 17:30, spostati
gli orologi avanti di un'ora, ripartiamo alla volta di Minsk.
Ci concediamo una birra russa (la Baikal) e due panini al salame
(!) per l'incredibile cifra di 1,5€ e mi vedo dare 10 rubli
di resto. I nostri primi rubli. La conversazione con Natalia e Yuri
è interessante. Yuri è uzbeko, di Tashkent. Di fianco
a noi, due persone pasteggiano con zuppa bielorussa e vodka. Emanuela
si fa un paio di tè russi. Fuori, la campagna interminabile
della Bielorussia, a tratti bellissima, scorre monotona, interrotta
solo da isolati villaggi di casette di legno colorate e da qualche
Trabant a zonzo.
Passano le ore, dormiamo a tratti. Poi, un tramonto rosso fuoco
sulla campagna, lughissimo, che ci accompagna fino alle 21:30, ora
alla quale arriviamo infine a Minsk.
Alla stazione ad aspettarci c'è una specie di vikingo bielorusso,
amico di Natalia. Ci carica tutti sul suo furgone e ci porta dritti
in albergo, per non dire quasi in camera. Di Minsk vediamo ben poco.
Sembra una città moderna con viali larghissimi, c'è
un fiume ed appare molto verde. Il nostro hotel è uno scassato
grattacielo di 22 piani, un finto lusso fatiscente, uno degli edifici
più alti della città, che cerca di darsi un tono molto
importante. La nostra camera è al 18° piano e la vista
sembra bella.
Minsk non è un trionfo di luci. Stanchi morti, non andiamo
nemmeno a cena, sono ormai le 23, e a quest'ora a Minsk non c'è
più un tubo.
Io non sto molto bene e mi gira un po' la testa, credo sia la fame
mista al sonno. Domani appuntamento con Natalia...!
6 maggio 2002, 4° giorno di viaggio,
22:40 (GMT+2, con ora legale)
Treno Minsk-Mosca
Questa mattina sveglia alle 10 circa, completamente rincoglioniti
dalla stanchezza. Questo hotel, oltre ad essere fatto di cartone,
è veramente "drab", in perfetto stile socialismo
reale decadente. Di fatto, abbiamo dormito su due divani letto sfondati.
Il mio era anche cortissimo.
La giornata è splendida, inaspettatamente caldissima. Pare
che a Minsk, a maggio, sia normale. Fino ad un mese fa qui c'erano
otto gradi sotto zero.
Colazione ormai saltata, t-shirt e macchina fotografica al collo,
iniziamo la nostra maratona in giro per Minsk, dopo una rapida telefonata
a Natalia, con la quale ci riaggiorneremo nel pomeriggio tardi.
Iniziamo seguendo il corso del fiume Svislach, piacevole passeggiata,
ma ci fermiamo quasi subito per un pasto in un baretto con tavolini
all'aperto. Minsk si rivela fin d'ora una città molto verde,
con spazi esagerati tipici delle grandi città dell'est. Pulita,
ordinata, grandi viali, grandi piazze, poco traffico. E niente altro.
Vuota.
Al baretto parlano solo russo, il menù è in russo
e quindi improvvisiamo. E' chiaro che di colazione nemmeno l'ombra,
quindi rimediamo con quattro omelette ai funghi e caviale (!), un'insalata
e birra russa. Più o meno spendiamo quattro dollari, difficile
capirlo. In ogni caso il cambio sembra oscillare intorno ai 1.700
rubli bielorussi per dollaro.
Riprendiamo quindi la nostra maratona, fa un caldo davvero innaturale
ed inatteso. Pensare che da Milano ci fanno sapere che ci sono 8°.
Giriamo tutto il centro di Minsk, visitiamo le cattedrali ortodosse,
il grande magazzino (Gum) - una specie di bazar all'interno di un
palazzo finto-rinascimentale, o meglio, in perfetto stile stalinista.
Quindi, le grandi "prospettive" e tutta la Franciska Skaryny,
la via principale. Sosta alle poste centrali per mandare qualche
cartolina. In giro fervono i preparativi per la festa della Vittoria,
il 9 maggio. Noi saremo a Mosca.
In generale Minsk all'apparenza è come me l'aspettavo. Cartongesso
fatiscente dell'est, il nulla immerso nel verde, grandi spazi. Eppure,
non c'è che dire, ha il suo fascino. Al di là dei
negozi, ricavati nei palazzi e di fatto senza vetrine (si vede che
questa città non era stata pensata per avere vetrine e negozi
capitalisti), l'altra curiosità è la gente, soprattutto
le donne. Qui vanno per la maggiore tacchi a spillo vertiginosi
e scarpe da sexy shop, sandalini dorati abbinati a calze di nylon
rinforzate, microgonne con spacco over inguinale. Oppure un'accozzaglia
di qualunque cosa capiti a portata di mano. Si va dalle vestaglie
e ciabatte di plastica, agli abiti da sera trasparenti, senza alcun
criterio di luogo, orario e/o temperatura. Davvero interessante.
Terminiamo il nostro giro verso le 18 e ci concediamo l'ultimo caldo
sole della giornata nel bar all'aperto davanti al nostro grattacielo
di cartone, sulla riva del fiume. Ci telefona Natalia, che viene
a prenderci con Serghei, il vikingo bielorusso di ieri sera. Serghei
in realtà è kazako, di Aqtau. Parla solo russo. Anche
lui è un personaggio (a proposito, l'uzbeko di ieri si chiamava
Erkin). Serghei ogni mese viene da Aqtau fino a Minsk con il suo
furgone, sparandosi 4.500 km per tratta, molti dei quali di steppa
totalmente vuota senza strade, nella quale si orienta con il sole!
Naviga "a vista", dice che è abituato!
A Minsk carica il furgone di ogni ben di dio e di pezzi di ricambio
per il viaggio di ritorno, e una volta ad Aqtau rivende tutto. Tutto
questo da solo, quattro giorni all'andata, quattro al ritorno!
Insomma, lui e Natalia ci caricano sul furgone e ci portano in stazione.
Ultime chiacchiere, saluti. Alla fin fine Natalia mi è pure
simpatica. Almeno, qui a casa a sua non ha paura.
Serghei ci dà qualche informazione sul Kazakhstan, che a
suo dire è il meno pericoloso degli stati dell'Asia Centrale.
Peraltro, ieri Erkin ci aveva detto la stessa cosa parlando dell'Uzbekistan.
Comunque Natalia e Serghei ci considerano un po' matti, o quanto
meno due italiani davvero strani.
Alle 21:42, puntualissimi, partenza. Il treno è stupendo,
siamo in un vagone letto di prima classe del tipo coupè 1/2,
che significa con due letti. C'è anche la tv in ogni scompartimento,
la cena e la colazione già servite, "Provodnitse"
(hostess) in guanti di pizzo bianco. Queste donne parlano comunque
solo russo e sono glaciali, servizio freddo e scorbutico ovunque.
Esattamente come avevamo letto. E siamo in viaggio per Mosca su
questo straordinario treno russo. L'emozione è davvero grande,
la grande Russia ci aspetta.
7 maggio 2002, 5° giorno di viaggio,
22:40 (GMT+3, con ora legale)
Mosca, Hotel Ukraina
Nottata in bianco, per l'emozione. Il treno ha attraversato foreste,
foreste e foreste, foreste e buio. Ogni tanto qualche piccola stazione
illuminata, nel nulla, fari nella notte. Non esiste frontiera fra
Bielorussia e Russia, nessuno sale a chiedere documenti. Il nostro
timbro di entrata è, come ci avevano detto, quello bielorusso.
Alba sulla pianura russa, villaggi di casette di legno, ogni tanto.
Nuovo fuso orario, ora siamo a +2 sull'Italia. Colazione nel nostro
splendido scompartimento, la radio diffonde musica americana e russa.
I treni russi sono più puntuali di quelli svizzeri, spaccano
il secondo, ed alle 9:02 in punto, come previsto, entriamo alla
stazione di Mosca Belaruskaya. Fino a qui non abbiamo incontrato
altri turisti occidentali, anche se è certo che qui a Mosca
ne vedremo a valanghe.
Alla stazione la prima sorpresa. Il tipo della G&R International
che in teoria avrebbe dovuto aspettarci in fondo al binario per
consegnarci i biglietti della Transiberiana acquistati su Internet,
non c'è. Aspettiamo un po' perplessi, indecisi sul da farsi.
Ai numeri di telefono che ci hanno inviato via e-mail non risponde
nessuno. Fra l'altro speravamo anche di scroccargli un passaggio
per l'hotel per evitare di farci sbranare dai tassisti abusivi di
Mosca.
Va sottolineato, comunque, che nonostante tutto quello che abbiamo
letto in proposito, qui a Mosca non ci ha assalito nessuno per cercare
a tutti i costi di venderci qualcosa, o per offrirsi come tassista,
o per cercare di truffarci in qualche modo. Niente di tutto questo.
Appaiono tutti indifferenti davanti ai due turisti abbandonati a
sè stessi e carichi di bagagli. Qualcuno ci ha solo avvicinato
per chiederci sottovoce se avevamo bisogno di una guida o di un
tassista, ma è bastato un semplice "niet" per chiudere
lì la faccenda.
Insomma, fuori dalla stazione ci sono decine di "tassisti"
abusivi e neanche l'ombra di un vero taxi. Questa è un po'
una scocciatura. Vabbè, ne scegliamo uno a caso fra quelli
che almeno hanno una specie di simbolo giallo di plastica appoggiato
sul tetto, ci mettiamo d'accordo per 10$ (sicuramente una fortuna,
a Mosca) e lui ci porta dritti all'Ukraina Hotel. Una rapina, anche
perché paghiamo in rubli e lui ci cambia a 40 rubli contro
un dollaro. Scopriremo solo dopo che il cambio oscilla intorno ai
30 rubli. Vabbè, siamo appena arrivati e siamo troppo stanchi
per metterci a discutere.
L'Ukraina Hotel è come da attese: in grande stile stalinista-sovietico,
un grattacielo degli anni '50 di cemento che si affaccia proprio
sulla Moscova, davanti alla Casa Bianca. E' una delle "sette
sorelle", i grandi grattacieli voluti da Stalin che sono uno
dei simboli della città. E' una via di mezzo fra un tre ed
un quattro stelle russo, hall enorme, affreschi sul soffitto e stucchi
alle pareti, ottone un po' dappertutto. Nessuno che ti si fili,
come al solito. Per fortuna la prenotazione fatta via Internet da
Milano, almeno quella, c'è.
Dalla nostra finestra al 17° piano si vede un angolino della
Moscova e un'altra delle sette sorelle. I preparativi per il 9 maggio
sono in fermento in tutta la città lungo le grandi prospettive.
Noi, stanchi morti, cadiamo addormentati alle 11 del mattino, appena
tocchiamo il letto.
Sveglia alle 13. E' una giornata stupenda, Mosca ci chiama. Anche
se stanchi, vogliamo un primo assaggio della città. Finalmente
una doccia ed un cambio di abiti. Alle 18 abbiamo l'appuntamento
con quelli dell'agenzia Visit-M per il pagamento dell'hotel. Riusciamo
anche a metterci in contatto con il tipo della G&R International,
che si scusa per questa mattina e giura che verrà a consegnarci
i biglietti per la Transiberiana direttamente all'hotel, questa
sera alle 20.
Quindi usciamo in una ventosissima Mosca, freddina all'apparenza.
Certo non è questo il clima di Minsk di ieri. Comunque c'è
il sole.
Qualche fotografia alla Casa Bianca e poi, a piedi, percorriamo
i tre chilometri che ci separano dal Cremlino. Quando ci appare
all'improvviso un brivido mi corre lungo la schiena. Nonostante
vent'anni di viaggi in giro per il mondo, questa è davvero
una grande emozione.
Al Cremlino c'è molta confusione, militari, spettacolini.
Si stanno terminando i preparativi per la festa della Vittoria di
dopodomani. Facciamo a piedi tutto il giro delle mura. Adesso fa
caldo e c'è una luce stupenda da tardo pomeriggio che fa
scintillare le cupole d'oro delle cattedrali all'interno delle mura.
Arriviamo in Piazza Rossa ed ecco San Basilio, che in parte è
in restauro. Due campanili sono avvolti dalle impalcature.
San Basilio è stupenda, straordinaria. Comunque... Molto
più piccola delle attese. Sia San Basilio, sia la Piazza
Rossa, sono in fondo più piccole di come ce le aspettavamo,
almeno rispetto alle immagini che normalmente si vedono in televisione.
E' la prospettiva che inganna. Trovarsi qui con questa luce pomeridiana
è davvero bellissimo. Qui il tramonto è lunghissimo,
a Mosca, di questa stagione, il buio arriva verso le 22.
Dopo una prima raffica di fotografie, ci avviamo per il ritorno.
Torneremo qui i prossimi giorni con più calma. E' tardi e
dobbiamo andare ai nostri appuntamenti. Ci infiliamo nella metropolitana
di Mosca che è, come previsto, monumentale, assai profonda
e immensa. E un casino. Orientarsi non è banalissimo. Con
l'aiuto di una signora riusciamo a fare il punto della situazione
e ad infilare direzione e cambi di linea corretti. Biglietto 5 rubli.
L'Ukraina è lontano dalla metro e un'altra scarpinata ci
porta infine verso le 19 all'hotel, con un'ora di ritardo. Comunque
la tipa della Visit-M ci ha aspettato e pago così l'albergo
con la Visa. Impossibile capire come funziona questo sistema delle
agenzie russe. L'Ukraina sembra a questo punto essere pagato, ma
questa qua non si è neanche fatta vedere alla reception dell'hotel
ed è sparita così come è apparsa. Giusto il
tempo di tirare fuori dalla sua valigetta la macchinetta per rilasciarmi
lo scontrino della carta di credito e "puff", scomparsa...
Speriamo che qui all'hotel in qualche modo sappiano che "ho
pagato".
In compenso, alle 20 il tipo della G&R non si fa vedere e ci
fa un nuovo pacco. Ritelefoniamo. Nuove scuse e nuovo appuntamento.
Anche questi sono fantasmi senza volto. Gente che compra e vende
servizi, ma che è contattabile solo attraverso numeri di
cellulare e basta. Niente volti e forse nemmeno uffici... Russia!
Una" voce" ci telefona in camera alle 23 e ci comunica
che i nostri biglietti sono pronti alla reception... E' vero. Il
fantasma è passato e noi abbiamo i nostri biglietti per la
Transiberiana!
Abbiamo infine anche quasi risolto il problema della registrazione
del visto. La tipa della Visit-M ci ha detto in teoria il nostro
visto dovrebbe essere già stato registrato dall'hotel. Tanya,
la ragazza della sede moscovita di Arthur Andersen che ci ha fatto
la lettera di invito grazie al contatto di Emanuela, contattata
oggi al telefono ci ha comunque dato le coordinate per raggiungerla
domani e farci registrare il passaporto.
Una cena "drab", davvero russa, cioè vuota e a
menù fisso (insalata, pollo, un'arancia, due dolcetti ed
una birra russa) al ristorante dell'Ukraina chiude la serata. A
dire il vero è quasi una settimana che non facciamo un pasto
vero. Iniziamo a sentirne gli effetti...
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