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ASIA OVERLAND 2002

 

 

ASIA OVERLAND 2002: DIARIO DI VIAGGIO
Tratta 1: da Milano a Mosca
 
dal 03.05.02 al 07.05.02: in treno da Milano a Mosca
dal 08.05.02 al 12.05.02: il soggiorno a Mosca

3 maggio 2002, 1° giorno di viaggio, 22:40
Treno Milano-Francoforte

...Cosa si scrive quando si parte per un viaggio di sei mesi? Fuori dal finestrino piove a dirotto, credo che ci sentiamo un po' spaesati. Per quanto mi riguarda, non è stato facile trattenere le lacrime alla partenza. Tutta quella confusione alla Stazione Centrale mi ha innervosito. Avrei voluto avere un po' più tempo per stare da solo con i miei, abbracciarli più a lungo.
Quando il treno si è mosso ci siamo abbracciati, io ed Emanuela.

Siamo carichi come bestie da soma: due sacche, due zaini e due zainetti a testa. Le sacche servono per tutto il materiale "tecnico": sacchi piuma e piumini, rullini per le macchine fotografiche, farmacia, scarponi da trekking, ecc. Negli zainetti c'è tutta l'attrezzatura fotografica e la telecamera.

Questi ultimi giorni sono stati davvero difficili per entrambi. Abbiamo lavorato quasi due mesi pieni per questa partenza, la sera ed i weekend. E adesso siamo qui, davvero. A me manca già casa! Ieri notte non ho dormito quasi nulla, Emanuela neanche. Sono molto stanco. Stiamo per passare la frontiera con la Svizzera. Quante frontiere abbiamo davanti?

4 maggio 2002, 2° giorno di viaggio, 21:45
Treno Berlino-Varsavia

Il maltempo e le frane in Svizzera ci hanno fatto saltare tutto il programma. Cominciamo bene! Siamo rimasti bloccati alla frontiera di Chiasso tutta la notte e il treno è ripartito solo alle 5:30 del mattino, con oltre sei ore di ritardo. Un casino. Ci sono saltate tutte le coincidenze e tutte le prenotazioni che avevamo fatto per arrivare a Minsk, ed ora ci ritroviamo con il problema del visto per la Bielorussia che rischia di scaderci prima che siamo riusciti ad entrare e ad attraversare il Paese.

Una ragazza bielorussa, Natalia, anche lei diretta a Minsk, ci attacca bottone e non ci molla più. E' terrorizzata dal viaggio, non smette mai di parlare, ha paura di tutto e tira fuori racconti agghiaccianti di banditi sui treni e nelle stazioni dell'est. Ha avuto in passato qualche disavventura e comunque ha anche il terrore di volare, per questo viaggia in treno per tornare a casa. Insomma, la compagna di viaggio ideale! Per fortuna Emanuela se la coccola un po', ma questo significa anche che automaticamente diventiamo i suoi angeli custodi.

Con molta fatica arriviamo a Basilea verso le 10. Abbiamo adesso circa otto ore di ritardo. A Basilea decidiamo di abbandonare il nostro treno per Francoforte al suo destino, non sapendo ormai a che ora arriverà, e saltiamo su un altro treno che a Francoforte dovrebbe arrivare alle 13. E pensare che avremmo dovuto essere qui questa mattina alle sei!
Arrivati a Francoforte, Emanuela, seguita dalla fida Natalia, si occupa di rifare tutte le prenotazioni, mentre io rimango a guardia del bagaglio. Ripartiamo alle 15:15 con un treno veloce per Berlino, dove arriviamo alle 19:30. Il nostro treno per Varsavia è partito quattro ore fa...
Berlino mi fa tornare in mente qualche ricordo e dovunque mi giri è una specie di deja vu.

Sempre seguiti dalla terrorizzata Natalia saltiamo sulla metropolitana e cambiamo stazione ferroviaria, trasferendoci da Ostbanhof a Lichtberger. Qui ci imbarchiamo su questo treno per Kiev che domani mattina alle 6 dovrebbe scaricarci a Varsavia. Il vagone letto polacco nel quale ci troviamo è già abbastanza "russo"... Un po' cirillico, insomma. Non male. Adesso ci sentiamo davvero in viaggio.

Riusciamo a fatica a liberarci per un po' di Natalia, che è davvero disperata. Ha addirittura allungato una mancia al capotreno perché questa notte la tenga d'occhio ed ha fatto un casino pazzesco. Probabilmente trascorrerà un'altra notte in bianco. Povera, mi dispiace, ma viaggiare tutto il giorno in sua compagnia mette ansia!

Fra un po' dovremmo essere alla frontiera con la Polonia. Domani a Varsavia dovremo anche preoccuparci di come proseguire per Minsk, che avremmo dovuto raggiungere domani mattina alle sette. Il tutto con dietro Natalia. Siamo già molto stanchi. Più che altro, muoversi con tutto il bagaglio che abbiamo è davvero stressante.

5 maggio 2002, 3° giorno di viaggio, 23:10 (GMT+2, con ora legale)
Minsk, Hotel Belarus

Alla fine ce l'abbiamo fatta, siamo arrivati a Minsk! Giornata lunghissima, stancante e assai piena. Dopo una notte quasi in bianco, soprattutto per i controlli alle frontiere, siamo arrivati a Varsavia Wschodnia alle 6:15 del mattino. La Polonia per fortuna non si smentisce e, dopo due giorni di acqua a catinelle, finalmente c'è il sole, a Varsavia si sta benissimo e fa caldo. Abbiamo ricordi recenti di questa città, che abbiamo già visitato due anni fa proprio in questo periodo.
Sono un po' stordito dal sonno e dalla fame, tutto sommato sono quasi due giorni che non mangiamo un tubo tranne acqua e biscotti, se si esclude quell'orrendo cheeseburger di ieri sera a Berlino.

Naturalmente abbiamo sempre Natalia appiccicata addosso. Nonostante abbia superato la nottata indenne, Varsavia la terrorizza. Qui pare che abbia subito un'aggressione. Fatto sta che appena scesi dal treno, pur di non fare dieci metri da sola, allunga qualche Euro a due facchini per farsi scortare fino alla biglietteria! Anzi, dovrei dire "farci" scortare, visto che purtroppo, con la scusa che parla russo, fa tutto lei prima che noi si riesca a prendere qualunque iniziativa. Io sono stanco e sto iniziando ad innervosirmi. Lei attacca bottone con tutti e aggancia un ragazzo russo diretto a Mosca, che si unisce dunque a noi. Yuri (non ho capito il nome, per cui lo chiamerò così) è primo trombone nella filarmonica di Mosca. Diventa immediatamente il nuovo bersaglio di Natalia. In mancanza di panchine, tutti e quattro ci sediamo per terra nel bel mezzo della stazione, bivaccando con i nostri bagagli ed aspettando le 10:02, ora della partenza del treno per Minsk.

Quando Natalia a) mi dice di non allontanarmi perché è pericoloso, b) vuole chiedere alla polizia di accompagnarci al binario, perdo davvero la pazienza per un attimo e la mando a quel paese. Lei ci rimane male, ma finalmente si adegua.

Questo treno per Minsk sarebbe in teoria tutto prenotato, ma alla fine, per la modica cifra di 20€ a cranio, riusciamo a corrompere il capotreno russo e ad avere uno scompartimento tutto per noi due, liberandoci anche di Natalia. Le nostre vecchie prenotazioni, ovviamente, valgono purtroppo come la carta straccia.

Il viaggio verso Minsk è lunghissimo, interrotto solo dal problematico passaggio della frontiera bielorussa. Qui bisogna compilare dei moduli scritto solo in cirillico e naturalmente nessuno parla altro che non sia russo. Per fortuna Natalia, una volta tanto, ci è di aiuto e ci traduce il modulo. Bisogna dichiarare valuta, macchine fotografiche, oggetti di valore, telefonini, ecc.
Dopo due ore fermi, nelle quali la polizia quasi smonta il treno, finalmente guadagniamo il nostro timbro di ingresso in Bielorussia. Poiché sembra che questo ingresso ci valga anche per l'entrata nella federazione russa, ci ritirano il foglietto dell'ambasciata russa che avevamo attaccato al visto. Speriamo bene... Ma non è finita...

Bisogna ancora montare il treno su nuovi carrelli adatti allo scartamento russo, più largo di quello europeo. L'operazione complessiva è abbastanza interessante e si svolge alla stazione di Brest, appena passato il confine. E porta via altre due ore. Poi, più di un'ora fermi alla stazione di Brest. Infine, alle 17:30, spostati gli orologi avanti di un'ora, ripartiamo alla volta di Minsk.

Ci concediamo una birra russa (la Baikal) e due panini al salame (!) per l'incredibile cifra di 1,5€ e mi vedo dare 10 rubli di resto. I nostri primi rubli. La conversazione con Natalia e Yuri è interessante. Yuri è uzbeko, di Tashkent. Di fianco a noi, due persone pasteggiano con zuppa bielorussa e vodka. Emanuela si fa un paio di tè russi. Fuori, la campagna interminabile della Bielorussia, a tratti bellissima, scorre monotona, interrotta solo da isolati villaggi di casette di legno colorate e da qualche Trabant a zonzo.
Passano le ore, dormiamo a tratti. Poi, un tramonto rosso fuoco sulla campagna, lughissimo, che ci accompagna fino alle 21:30, ora alla quale arriviamo infine a Minsk.

Alla stazione ad aspettarci c'è una specie di vikingo bielorusso, amico di Natalia. Ci carica tutti sul suo furgone e ci porta dritti in albergo, per non dire quasi in camera. Di Minsk vediamo ben poco. Sembra una città moderna con viali larghissimi, c'è un fiume ed appare molto verde. Il nostro hotel è uno scassato grattacielo di 22 piani, un finto lusso fatiscente, uno degli edifici più alti della città, che cerca di darsi un tono molto importante. La nostra camera è al 18° piano e la vista sembra bella.
Minsk non è un trionfo di luci. Stanchi morti, non andiamo nemmeno a cena, sono ormai le 23, e a quest'ora a Minsk non c'è più un tubo.
Io non sto molto bene e mi gira un po' la testa, credo sia la fame mista al sonno. Domani appuntamento con Natalia...!

6 maggio 2002, 4° giorno di viaggio, 22:40 (GMT+2, con ora legale)
Treno Minsk-Mosca

Questa mattina sveglia alle 10 circa, completamente rincoglioniti dalla stanchezza. Questo hotel, oltre ad essere fatto di cartone, è veramente "drab", in perfetto stile socialismo reale decadente. Di fatto, abbiamo dormito su due divani letto sfondati. Il mio era anche cortissimo.

La giornata è splendida, inaspettatamente caldissima. Pare che a Minsk, a maggio, sia normale. Fino ad un mese fa qui c'erano otto gradi sotto zero.
Colazione ormai saltata, t-shirt e macchina fotografica al collo, iniziamo la nostra maratona in giro per Minsk, dopo una rapida telefonata a Natalia, con la quale ci riaggiorneremo nel pomeriggio tardi.
Iniziamo seguendo il corso del fiume Svislach, piacevole passeggiata, ma ci fermiamo quasi subito per un pasto in un baretto con tavolini all'aperto. Minsk si rivela fin d'ora una città molto verde, con spazi esagerati tipici delle grandi città dell'est. Pulita, ordinata, grandi viali, grandi piazze, poco traffico. E niente altro. Vuota.
Al baretto parlano solo russo, il menù è in russo e quindi improvvisiamo. E' chiaro che di colazione nemmeno l'ombra, quindi rimediamo con quattro omelette ai funghi e caviale (!), un'insalata e birra russa. Più o meno spendiamo quattro dollari, difficile capirlo. In ogni caso il cambio sembra oscillare intorno ai 1.700 rubli bielorussi per dollaro.

Riprendiamo quindi la nostra maratona, fa un caldo davvero innaturale ed inatteso. Pensare che da Milano ci fanno sapere che ci sono 8°. Giriamo tutto il centro di Minsk, visitiamo le cattedrali ortodosse, il grande magazzino (Gum) - una specie di bazar all'interno di un palazzo finto-rinascimentale, o meglio, in perfetto stile stalinista. Quindi, le grandi "prospettive" e tutta la Franciska Skaryny, la via principale. Sosta alle poste centrali per mandare qualche cartolina. In giro fervono i preparativi per la festa della Vittoria, il 9 maggio. Noi saremo a Mosca.
In generale Minsk all'apparenza è come me l'aspettavo. Cartongesso fatiscente dell'est, il nulla immerso nel verde, grandi spazi. Eppure, non c'è che dire, ha il suo fascino. Al di là dei negozi, ricavati nei palazzi e di fatto senza vetrine (si vede che questa città non era stata pensata per avere vetrine e negozi capitalisti), l'altra curiosità è la gente, soprattutto le donne. Qui vanno per la maggiore tacchi a spillo vertiginosi e scarpe da sexy shop, sandalini dorati abbinati a calze di nylon rinforzate, microgonne con spacco over inguinale. Oppure un'accozzaglia di qualunque cosa capiti a portata di mano. Si va dalle vestaglie e ciabatte di plastica, agli abiti da sera trasparenti, senza alcun criterio di luogo, orario e/o temperatura. Davvero interessante.

Terminiamo il nostro giro verso le 18 e ci concediamo l'ultimo caldo sole della giornata nel bar all'aperto davanti al nostro grattacielo di cartone, sulla riva del fiume. Ci telefona Natalia, che viene a prenderci con Serghei, il vikingo bielorusso di ieri sera. Serghei in realtà è kazako, di Aqtau. Parla solo russo. Anche lui è un personaggio (a proposito, l'uzbeko di ieri si chiamava Erkin). Serghei ogni mese viene da Aqtau fino a Minsk con il suo furgone, sparandosi 4.500 km per tratta, molti dei quali di steppa totalmente vuota senza strade, nella quale si orienta con il sole! Naviga "a vista", dice che è abituato!
A Minsk carica il furgone di ogni ben di dio e di pezzi di ricambio per il viaggio di ritorno, e una volta ad Aqtau rivende tutto. Tutto questo da solo, quattro giorni all'andata, quattro al ritorno!
Insomma, lui e Natalia ci caricano sul furgone e ci portano in stazione. Ultime chiacchiere, saluti. Alla fin fine Natalia mi è pure simpatica. Almeno, qui a casa a sua non ha paura.
Serghei ci dà qualche informazione sul Kazakhstan, che a suo dire è il meno pericoloso degli stati dell'Asia Centrale. Peraltro, ieri Erkin ci aveva detto la stessa cosa parlando dell'Uzbekistan. Comunque Natalia e Serghei ci considerano un po' matti, o quanto meno due italiani davvero strani.

Alle 21:42, puntualissimi, partenza. Il treno è stupendo, siamo in un vagone letto di prima classe del tipo coupè 1/2, che significa con due letti. C'è anche la tv in ogni scompartimento, la cena e la colazione già servite, "Provodnitse" (hostess) in guanti di pizzo bianco. Queste donne parlano comunque solo russo e sono glaciali, servizio freddo e scorbutico ovunque. Esattamente come avevamo letto. E siamo in viaggio per Mosca su questo straordinario treno russo. L'emozione è davvero grande, la grande Russia ci aspetta.

7 maggio 2002, 5° giorno di viaggio, 22:40 (GMT+3, con ora legale)
Mosca, Hotel Ukraina

Nottata in bianco, per l'emozione. Il treno ha attraversato foreste, foreste e foreste, foreste e buio. Ogni tanto qualche piccola stazione illuminata, nel nulla, fari nella notte. Non esiste frontiera fra Bielorussia e Russia, nessuno sale a chiedere documenti. Il nostro timbro di entrata è, come ci avevano detto, quello bielorusso.
Alba sulla pianura russa, villaggi di casette di legno, ogni tanto. Nuovo fuso orario, ora siamo a +2 sull'Italia. Colazione nel nostro splendido scompartimento, la radio diffonde musica americana e russa. I treni russi sono più puntuali di quelli svizzeri, spaccano il secondo, ed alle 9:02 in punto, come previsto, entriamo alla stazione di Mosca Belaruskaya. Fino a qui non abbiamo incontrato altri turisti occidentali, anche se è certo che qui a Mosca ne vedremo a valanghe.

Alla stazione la prima sorpresa. Il tipo della G&R International che in teoria avrebbe dovuto aspettarci in fondo al binario per consegnarci i biglietti della Transiberiana acquistati su Internet, non c'è. Aspettiamo un po' perplessi, indecisi sul da farsi. Ai numeri di telefono che ci hanno inviato via e-mail non risponde nessuno. Fra l'altro speravamo anche di scroccargli un passaggio per l'hotel per evitare di farci sbranare dai tassisti abusivi di Mosca.
Va sottolineato, comunque, che nonostante tutto quello che abbiamo letto in proposito, qui a Mosca non ci ha assalito nessuno per cercare a tutti i costi di venderci qualcosa, o per offrirsi come tassista, o per cercare di truffarci in qualche modo. Niente di tutto questo. Appaiono tutti indifferenti davanti ai due turisti abbandonati a sè stessi e carichi di bagagli. Qualcuno ci ha solo avvicinato per chiederci sottovoce se avevamo bisogno di una guida o di un tassista, ma è bastato un semplice "niet" per chiudere lì la faccenda.
Insomma, fuori dalla stazione ci sono decine di "tassisti" abusivi e neanche l'ombra di un vero taxi. Questa è un po' una scocciatura. Vabbè, ne scegliamo uno a caso fra quelli che almeno hanno una specie di simbolo giallo di plastica appoggiato sul tetto, ci mettiamo d'accordo per 10$ (sicuramente una fortuna, a Mosca) e lui ci porta dritti all'Ukraina Hotel. Una rapina, anche perché paghiamo in rubli e lui ci cambia a 40 rubli contro un dollaro. Scopriremo solo dopo che il cambio oscilla intorno ai 30 rubli. Vabbè, siamo appena arrivati e siamo troppo stanchi per metterci a discutere.

L'Ukraina Hotel è come da attese: in grande stile stalinista-sovietico, un grattacielo degli anni '50 di cemento che si affaccia proprio sulla Moscova, davanti alla Casa Bianca. E' una delle "sette sorelle", i grandi grattacieli voluti da Stalin che sono uno dei simboli della città. E' una via di mezzo fra un tre ed un quattro stelle russo, hall enorme, affreschi sul soffitto e stucchi alle pareti, ottone un po' dappertutto. Nessuno che ti si fili, come al solito. Per fortuna la prenotazione fatta via Internet da Milano, almeno quella, c'è.
Dalla nostra finestra al 17° piano si vede un angolino della Moscova e un'altra delle sette sorelle. I preparativi per il 9 maggio sono in fermento in tutta la città lungo le grandi prospettive. Noi, stanchi morti, cadiamo addormentati alle 11 del mattino, appena tocchiamo il letto.

Sveglia alle 13. E' una giornata stupenda, Mosca ci chiama. Anche se stanchi, vogliamo un primo assaggio della città. Finalmente una doccia ed un cambio di abiti. Alle 18 abbiamo l'appuntamento con quelli dell'agenzia Visit-M per il pagamento dell'hotel. Riusciamo anche a metterci in contatto con il tipo della G&R International, che si scusa per questa mattina e giura che verrà a consegnarci i biglietti per la Transiberiana direttamente all'hotel, questa sera alle 20.
Quindi usciamo in una ventosissima Mosca, freddina all'apparenza. Certo non è questo il clima di Minsk di ieri. Comunque c'è il sole.
Qualche fotografia alla Casa Bianca e poi, a piedi, percorriamo i tre chilometri che ci separano dal Cremlino. Quando ci appare all'improvviso un brivido mi corre lungo la schiena. Nonostante vent'anni di viaggi in giro per il mondo, questa è davvero una grande emozione.

Al Cremlino c'è molta confusione, militari, spettacolini. Si stanno terminando i preparativi per la festa della Vittoria di dopodomani. Facciamo a piedi tutto il giro delle mura. Adesso fa caldo e c'è una luce stupenda da tardo pomeriggio che fa scintillare le cupole d'oro delle cattedrali all'interno delle mura. Arriviamo in Piazza Rossa ed ecco San Basilio, che in parte è in restauro. Due campanili sono avvolti dalle impalcature.
San Basilio è stupenda, straordinaria. Comunque... Molto più piccola delle attese. Sia San Basilio, sia la Piazza Rossa, sono in fondo più piccole di come ce le aspettavamo, almeno rispetto alle immagini che normalmente si vedono in televisione. E' la prospettiva che inganna. Trovarsi qui con questa luce pomeridiana è davvero bellissimo. Qui il tramonto è lunghissimo, a Mosca, di questa stagione, il buio arriva verso le 22.

Dopo una prima raffica di fotografie, ci avviamo per il ritorno. Torneremo qui i prossimi giorni con più calma. E' tardi e dobbiamo andare ai nostri appuntamenti. Ci infiliamo nella metropolitana di Mosca che è, come previsto, monumentale, assai profonda e immensa. E un casino. Orientarsi non è banalissimo. Con l'aiuto di una signora riusciamo a fare il punto della situazione e ad infilare direzione e cambi di linea corretti. Biglietto 5 rubli.
L'Ukraina è lontano dalla metro e un'altra scarpinata ci porta infine verso le 19 all'hotel, con un'ora di ritardo. Comunque la tipa della Visit-M ci ha aspettato e pago così l'albergo con la Visa. Impossibile capire come funziona questo sistema delle agenzie russe. L'Ukraina sembra a questo punto essere pagato, ma questa qua non si è neanche fatta vedere alla reception dell'hotel ed è sparita così come è apparsa. Giusto il tempo di tirare fuori dalla sua valigetta la macchinetta per rilasciarmi lo scontrino della carta di credito e "puff", scomparsa... Speriamo che qui all'hotel in qualche modo sappiano che "ho pagato".
In compenso, alle 20 il tipo della G&R non si fa vedere e ci fa un nuovo pacco. Ritelefoniamo. Nuove scuse e nuovo appuntamento. Anche questi sono fantasmi senza volto. Gente che compra e vende servizi, ma che è contattabile solo attraverso numeri di cellulare e basta. Niente volti e forse nemmeno uffici... Russia!
Una" voce" ci telefona in camera alle 23 e ci comunica che i nostri biglietti sono pronti alla reception... E' vero. Il fantasma è passato e noi abbiamo i nostri biglietti per la Transiberiana!

Abbiamo infine anche quasi risolto il problema della registrazione del visto. La tipa della Visit-M ci ha detto in teoria il nostro visto dovrebbe essere già stato registrato dall'hotel. Tanya, la ragazza della sede moscovita di Arthur Andersen che ci ha fatto la lettera di invito grazie al contatto di Emanuela, contattata oggi al telefono ci ha comunque dato le coordinate per raggiungerla domani e farci registrare il passaporto.

Una cena "drab", davvero russa, cioè vuota e a menù fisso (insalata, pollo, un'arancia, due dolcetti ed una birra russa) al ristorante dell'Ukraina chiude la serata. A dire il vero è quasi una settimana che non facciamo un pasto vero. Iniziamo a sentirne gli effetti...

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