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3 settembre 2002, 124° giorno di viaggio,
22:40 (GMT+5, con ora legale)
Bishkek, Silk Road Lodge
Sì! Abbiamo il visto uzbeko (60$ + 100 som a cranio), il
nostro 12° visto per questo viaggio, penultimo, probabilmente,
della serie. Ce lo siamo sudati tutto il giorno, per non dire che
questo è stato il visto più sofferto e rocambolesco
fin dalla nostra partenza. Adesso, peraltro, vedremo come va con
quello turkmeno, l'ultimo che a questo punto ci manca per tornare
a casa, per il quale siamo ancora in alto mare.
Pare, infatti, che nemmeno ad Almaty ci sia più l'ambasciata
turkmena, trasferita ad Astana! Questo significherebbe che ormai,
per noi, l'ultima possibilità è a Tashkent, dove peraltro
*non* possiamo arrivare prima del 10 settembre, giorno di inizio
validità del nostro visto uzbeko.
A proposito... Oggi è iniziato il nostro quinto mese di viaggio.
Quattro mesi in giro se ne sono andati... Sì, il tempo ora
sta davvero volando via, iniziamo a rendercene conto...
Questa mattina sveglia alle 8:00 e iniziamo a provare a telefonare
all'ambasciata dell'Uzbekistan per farci inserire nella loro "lista
d'attesa". Non ci riusciamo: la segretaria al telefono è
l'unica che parla inglese, ma sembra che non possa fare nulla e
l'impiegato addetto parla apparentemente solo russo. Insomma, è
un casino e decidiamo di andare direttamente all'ambasciata, che
apre alle 10:00.
E' una giornata bellissima e calda. All'ambasciata c'è già
una coda notevole e scopriamo che praticamente sono tutti già
elencati nella "waiting list", che poi altro non è
che un foglietto di carta in mano alla guardia all'ingresso. Se
non si è inseriti nella lista non si sa che accade. Come
se non bastasse, molta della gente in coda *non* riesce ad avere
il visto da settimane! Fra di loro, un ingegnere svizzero della
ABB, una dipendente giapponese di una NGO, una signora che sta cercando
dal 5 agosto di fare il visto per due americani. Insomma, l'incertezza
regna sovrana.
In coda, ci sono anche due ragazzi nelle nostre stesse condizioni,
uno neozelandese ed uno norvegese, che arrivano dalla Cina in bicicletta.
Anche loro hanno provato a telefonare con scarso successo.
Poiché è ovvio che la coda della gente già
prenotata va per le lunghe, Emanuela ne approfitta e prova a telefonare
da una cabina. Ma il tentativo va a vuoto. Dopo una mezz'ora provo
io. Il telefono squilla a lungo, alla fine qualcuno solleva il ricevitore.
Chiedo se parla inglese, mi risponde di no. Io provo e vado avanti
ugualmente. Quando il mio interlocutore capisce che non sono un
americano, all'improvviso si "ricorda" qualcosa di inglese.
Quando poi, dopo avermi chiesto i numeri di passaporto, realizza
che abbiamo già la lettera di invito e che siamo italiani,
mi dice che possiamo presentarci alle 11:00! Colpo di scena!
In realtà questo significa semplicemente che possiamo continuare
la coda fiduciosi.
Nel frattempo, lo svizzero si vede rifiutare nuovamente la sua richiesta.
Stessa sorte per i nostri due "colleghi". Alle 12:45,
finalmente, tocca a noi - l'attesa è in mezzo alla strada
e la chiamata è nominativa.
Ci fanno entrare, dobbiamo compilare i soliti moduli. Poche parole,
quasi nulle, si prendono i nostri passaporti e ci dicono di tornare
alle 15:00. Così facciamo, ed è proprio vero: ci hanno
rilasciato il visto in un colpo solo, valido per un mese a partire
dal 10 settembre! Siamo increduli!!
Durante l'attesa, siamo andati a fare un giro su Internet e abbiamo
iniziato a controllare la tratta Istanbul - Milano. Richiede circa
4 giorni in treno, via Bucarest e Budapest, come pensavamo. Possiamo
davvero farcela, per la prima volta adesso iniziamo a crederci davvero!
Resta il problema, però, del visto per il Turkmenistan. Ormai
solo questo ci separa dal colpaccio (e maledico sempre di più
il non avere fatto la tratta pakistana...). Domani faremo un po'
di telefonate in giro per carcare di capire.
Su Internet scopriamo anche che la Lonely Planet ha pubblicato i
nostri aggiornamenti sulla guida del Tibet. Eureka!
Andiamo dunque all'agenzia di ieri a prenotare un'escursione per
domani al canyon Ala-Archa, una delle attrattive che si trovano
vicine a Bishkek. La situazione attuale ci consente infatti di perdere
ancora un paio di giorni in Kyrgyzstan, tanto più che abbiamo
qualche problema con il nostro visto per il Kazakhstan. Infatti,
in Kazakhstan possiamo fermarci per più di 72 ore solo dopo
avere fatto registrare il visto all'OVIR (come già in Russia).
Ma della registrazione dovrebbe occuparsi, come al solito, l'ente
che ci ha invitato. Solo che, in questo caso, il nostro è
un visto di tipo business, ottenuto grazie all'invito di Arthur
Andersen che Emanuela è riuscita ad ottenere prima della
nostra partenza da Milano. Ma nel frattempo, in questi mesi, Andersen
è fallita per lo scandalo Enron, e adesso non esiste più!!
Quindi non sappiamo che diavolo fare... Anche per questo motivo,
domani dovremo fare un po' di telefonate.
Insomma, abbiamo ancora un bel po' di casini da risolvere prima
di poter stendere il calendario definitivo.
Il giro di domani ad Ala-Archa ci costa 1.200 som con la solita
macchina con autista, circa 26$.
Approfittiamo del tardo pomeriggio per andare a fare ancora qualche
foto a Bishkek con la bella luce di oggi. Prima ce ne andiamo alla
piazza dove si trova la statua del famoso Manas, il controverso
e leggendario eroe kirghizo, quindi alla casa-museo di Frunze ed
infine alla bella chiesa ortodossa blu, una delle testimonianze
architettoniche russe della città.
Dopo questa notevole maratona (e i soliti polpacci "cotti")
ce ne torniamo in albergo alle 18:30.
Cena, come al solito, all'Adriatico Paradise. C'è poco da
fare: in questo posto, sebbene "carissimo" in rapporto
al luogo, si mangia divinamente rispetto ai canoni italiani, *non*
locali! Mi tolgo anche la soddisfazione di chiedere un fuori menù:
spaghetti all'aglio, olio e peperoncino! Arrivano perfetti, al dente,
eccezionali. Accidenti che voglia che ne avevo! Anche stasera la
cena c'è costata, ben 30$!! Ma ne è valsa la pena!
Non c'è nulla da fare, questa sosta a Bishkek - miglior albergo
in città + migliore ristorante - ci ha ricaricato del tutto,
era assolutamente necessaria. Adesso non ci rimane che risolvere
le ultime grane!
4 settembre 2002, 125° giorno di viaggio,
23:40 (GMT+5, con ora legale)
Bishkek, Silk Road Lodge - Tappa 60 km.
Sveglia alle 9:00 e si inizia la giornata lavorando. Emanuela telefona
in Ernst & Young ad Almaty, che laggiù pare abbia inglobato
Arthur Andersen. Scopriamo così che non dovrebbero esserci
problemi per la registrazione del nostro visto kazako e che lunedì
possiamo andare nei loro uffici a farlo. Bene, una cosa è
risolta.
Quindi, telefonata all'ambasciata del Turkmenistan, che in teoria
dovrebbe essere ad Astana, ma scopriamo che il numero è di
Almaty! Eureka!! Sono gentilissimi e pare che non ci sia alcun problema.
Gli mandiamo via fax la nostra lettera di invito, scambiamo un paio
di e-mail, ci risentiamo al telefono, e ci dicono che - se ho capito
bene - possiamo andare a ritirare il visto ad Almaty già
domenica prossima! Fantastico!
Se tutto questo fila come da programma, non solo arriviamo a Milano
in treno, ma addirittura abbiamo un polmone per farlo con calma.
C'è anche da dire che inizio davvero a soffrire l'idea del
ritorno, mi rabbuia proprio. Ogni giorno che guadagniamo è
per me un giorno in più per non lasciare indietro cose che
si possono fare...
Risolte le pratiche burocratiche, rapida colazione ed alle 11:20
partiamo con il nostro nuovo autista per il canyon Ala-Archa, una
delle attrattive dei dintorni, che si trova una trentina di chilometri
a sud di Bishkek.
Il nostro nuovo autista è un personaggio schizzatissimo e
ipertecnologico. La sua Audi quasi nuova (incredibile...), oltre
a varie antenne, monta un apparato di rilevazione autovelox che
sembra un albero di Natale, un telefono satellitare, un CB, e sa
dio che altre amenità elettroniche varie.
Il viaggio dura una quarantina di minuti, la giornata è nuvolosa,
tendente al nero, sole solo a sprazzi. Uscendo da Bishkek possiamo
vedere una volta di più quanto questa città sia davvero
piacevole, verde, viva, oltre che più grande di quello che
pensavamo. I palazzi alti sono davvero pochi, ci sono tanti cafè,
tanti negozi, qualche boutique, uffici cambio, ecc. Bishkek ci piace
decisamente, non c'è che dire!
Subito fuori città entriamo in una valle nelle montagne qua
attorno. Bishkek è circondata da vette di oltre 4.000 metri,
innevate tutto l'anno, e da parecchi ghiacciai. La città
si trova circa ad 800 metri di quota.
Avvicinandoci ad Ala-Archa entriamo in una bella valle verde, decisamente
alpina. Il paese all'ingresso del parco è una località
di villeggiatura per gli abitanti della capitale, immersa nel verde
e dotata di un bel po' di impianti di risalita per lo sci! Incredibile...
Qualche giorno fa eravamo nel deserto dello Xinjiang ed ora, dall'altra
parte del Tian Shan, siamo qua sotto agli impianti da sci.
Dopo l'ingresso al parco, la strada risale la valle ancora per qualche
chilometro, prima di terminare contro ad una sbarra. Da lì
proseguiamo a piedi, risalendo prima tutta la strada fino al suo
termine, poi lungo un sentiero che segue il fondo valle ed il corso
di un torrente. Camminiamo per un paio d'ore ed arriviamo fino a
circa 2.100 metri di quota.
La valle (che viene chiamata "canyon") è davvero
bella, quasi del tutto vergine e tutta per noi. Sullo sfondo gli
alti picchi innevati ed i ghiacciai dove, a 18 km da qui, hanno
persino piazzato qualche impianto (abbandonato?) per lo sci estivo!
Il tempo però è davvero brutto e inizia pure a piovigginare.
Molliamo quindi il colpo e ce ne torniamo giù.
Alle 16:00 siamo di nuovo in albergo. Usciamo di nuovo verso le
17:00 e andiamo a finire la giornata in un Internet Cafè.
A cena, come al solito, all'Adriatico. Ormai questo è un
appuntamento fisso. Abbiamo deciso di rimanere qua anche domani,
tanto per organizzarci la trasferta ad Almaty con calma. Partiremo,
dunque, venerdì.
5 settembre 2002, 126° giorno di viaggio,
23:00 (GMT+5, con ora legale)
Bishkek, Silk Road Lodge
Giornata di merda. Piovono brutte notizie. Innanzitutto scopriamo
che non esiste collegamento diretto in treno fra Almaty e Tashkent.
Questo ci complica la vita decisamente. Gli unici treni, lentissimi,
che potremmo prendere impiegano quasi 24 ore per i 1.000 km di distanza
fra le due città, e sono il 13 ed il 14 settembre, assolutamente
troppo tardi!!
Come se non bastasse, la strada più rapida fra Almaty e Tashkent
passa di nuovo per Bishkek, e quindi ci è preclusa. Infatti
noi non possiamo rientrare una seconda volta in Kyrgyzstan e non
abbiamo tempo per fare un nuovo visto. Un casino.
Altra cattiva notizia: sembra che Fiordaliso Magazine chiuda i battenti
e che probabilmente non vedrò quindi i soldi per gli articoli
scritti in anticipo prima di partire e non pubblicati, i cui compensi
dovevano servirci per recuperare una parte delle spese di questo
viaggio. Infine, la ciliegina sulla torta: TIN mi ha cancellato
tutte le e-mail nella mia mailbox da maggio ad agosto. Tre mesi
di e-mail, comprese le newsletter e tutta la storia di questo viaggio,
andate in fumo. Sono imbestialito. La giornata scorre fra eventi
e notizie del cazzo. Sembra che tutte le sfighe si siano date appuntamento
oggi.
Decidiamo di non andare ad Almaty facendo il giro dell'Issik-Kol,
come ci eravamo pensati questi giorni. Ci porterebbe via una giornata
di viaggio e non abbiamo, a questo punto, tempo da perdere. Prenotiamo
dunque una macchina per andare direttamente domani seguendo la strada
diretta, molto più breve.
La tipa della Novinomads, la nostra agenzia, ci allunga sottobanco
un foglietto con un numero di telefono. Il fatto è che qui
vogliono tutti alameno 100$ per andare ad Almaty, che è una
follia. Troviamo apparentemente un servizio taxi che chiede solo
60$. E poi, a questo punto, la tipa dell'agenzia decide all'ultimo
momento di allungarci questo numero di telefono. Solo un nome, Erkin,
ed il numero.
Facciamo chiamare dall'albergo: 50$. Mah... Comunque accettiamo.
Chissà chiccazzo è...
Sistemata la faccenda per Almaty, scriviamo a destra e a manca per
cercare di risolvere il problema della tratta da Almaty a Tashkent.
Un indirizzo ce lo danno ancora alla Novinomads: si tratta di un'agenzia
collegata a loro, con sede ad Almaty. Tentiamo anche con l'agenzia
di Tashkent che ci ha procurato la lettera di invito per l'Uzbekistan.
Di fatto dovremo fare una sosta supplementare in Kazakhstan. Rinunciamo
così all'Issik-Kol. Pazienza.
La giornata oggi è stupenda, calda, non c'è una nuvola.
Si sta bene a Bishkek, ma stiamo perdendo, di nuovo, un sacco di
tempo. Praticamente mezza giornata se ne va su Internet, anche perché
non abbiamo un tubo da fare, e l'altra metà alla Novinomads.
Un break in un bar all'aperto nel parco in centro. Sono decisamente
incavolato, sia per la mia posta elettronica, sia per la questione
di Fiordaliso Magazine. Decisamente una giornata no.
Oggi trascorriamo anche una buona parte della giornata ciascuno
per contro proprio. Voglia di avere anche un po' di tempo per se
stessi...
Alla sera cena, per l'ultima volta, all'Adriatico Paradise. Ci fermiamo
a chiacchierare ancora con lo chef e con Stefano, un suo amico,
un altro italiano che è qui da sei mesi, simpatico, sui 25
anni circa. Di fatto, lavorano tutti per Fiacconi, il Console. Rifanno
i conti e ci dicono che gli italiani, qui, sono solo sei o sette.
Fiacconi torna mercoledì, decisamente un peccato non incontrarlo.
Insomma, passiamo una bella serata. Domani si riparte e si lascia
anche questo sorprendente e bellissimo Kyrgyzstan, un peccato, mi
sarei fermato qui molto volentieri e molto più a lungo. Qui
ci lasciamo indietro, oltre al lago Issik-Kol, anche (e soprattutto)
Osh e la Valle di Fergana, e questo mi rode decisamente. Ma la voglia
di fare il giro completo fino a Milano è ormai più
forte della voglia di rallentare e fermarsi di più in questi
luoghi.
Non so cosa darei per avere più tempo... Pensare che con
soli 15 giorni in più a disposizione saremmo potuti andare
sia ad Osh, sia ad Esfahan in Iran. Invece ora ci tocca davvero
tirare, non è più il tempo di bighellonare a zonzo,
dobbiamo stare in tabella.
6 settembre 2002, 127° giorno di viaggio,
23:55 (GMT+6, con ora legale)
Almaty, Kazzhol Hotel - Tappa 240 km.
Il benvenuto del Kazakhstan è stato così così.
La giornata a Bishkek, stamattina, è molto grigia e promette
acqua. Alle 9:15 si presenta "Erkin", dice poche parole,
incassa i 50$, ci carica su una Mercedes con un autista russo che
più russo non si può, e ci spedisce. L'autista non
spiccica una parola, in alcuna lingua. Semplicemente sta zitto e
fuma una sigaretta dopo l'altra... Mah...
Sta di fatto che dopo una ventina di chilometri siamo dunque alla
frontiera con il Kazakhstan. Inizia a piovere forte e non smetterà
più. Sulla macchina sale un soldato kazako, nessuno dice
una parola. Nessuno si occupa di noi al controllo kirghizo. A quello
kazako ci prendono i passaporti, *non* ci fanno scendere dall'auto.
L'autista se ne va con il soldato kazako e noi rimaniamo lì
in macchina, sotto la pioggia, senza passaporti, da soli.
Passano una decina di minuti e l'autista torna con i nostri passaporti.
Timbro di entrata in Kazakhstan. Nessuno ha controllato le nostre
dichiarazioni valutarie kirghize, nessuno ha controllato i bagagli,
o ci ha fatto compilare qualche altro foglio. Tutto qui. Passiamo
la sbarra e siamo in Kazakhstan. Non succede più nulla fino
ad Almaty.
Piove a dirotto, fa freddo. Fuori dai finestrini il paesaggio scorre
monotono, pianure ondulate gialle, steppa contro il cielo grigio,
esattamente come ci aspettavamo il Kazakhstan, ma siamo solo a pochi
chilometri da Bishkek ed è già tutto diverso.
Le scritte e le insegne in cirillico si mescolano con quelle in
alfabeto latino. La gente sembra decisamente molto più russa,
anzi, di fatto sembra di essere in Russia a tutti gli effetti.
Entriamo ad Almaty verso le 14:00, ora kazaka, un'ora avanti rispetto
a quella kirghiza. Almaty fino a qualche anno fa era la capitale
del Paese, ora spostata ad Astana, a qualche migliaio di chilometri
a nord-ovest.
L'ingresso ad Almaty è molto più grigio di quello
a Bishkek. Quartieri di periferia, alti palazzi sovietici. Verso
il centro iniziano i viali alberati come a Bishkek, ma complessivamente
la città appare meno verde (ma sempre molto più delle
nostre!). Provo ad indicare sulla mappa, al nostro silenzioso autista,
l'hotel che abbiamo scelto, ma mi fa cenno di tacere, o di "non
rompere" se vogliamo. Vabbé.
Poco dopo si ferma. E ci "vende" ad un tassista locale.
E' chiaro che protestare è inutile. Questo nuovo tipo parla
anche troppo, solo russo e/o kazako, non è ben chiaro. Comunque
rompe. La sua migliore battuta è "Italia = Narkotiki".
Vaga per Almaty sotto la pioggia a scrosci, chiede più volte,
ma alla fine trova il nostro albergo. Che non è malaccio.
5.400 tenge a notte, circa 36$ (1$ = 150 tenge, più o meno),
colazione compresa. Parlano anche due parole di inglese, accettano
pure la carta di credito, anche se noi dobbiamo ora iniziare a far
fuori un po' di dollari cash.
Il tassista vuole 500 tenge e non accetta dollari. Per fortuna la
signorina della reception ci presta i 500 tenge senza che ci tocchi
uscire a cercare una banca!
L'hotel è un dignitoso budget, camera discreta, bagno piccolo.
Ma ora va bene così, a Bishkek abbiamo speso davvero tanto.
Tutto sommato siamo in centro, in una posizione tranquilla, nel
verde. Almaty, così come Bishkek, è tutta fatta a
quadrati, facilissima da girare. Solo, è più grande.
Nella nostra zona, purtroppo, non c'è molto e pur essendo
in centro c'è da scarpinare per raggiungere qualcosa tipo
un ristorante o un mall.
Fuori continua a piovere fortissimo, ci sono un sacco di allagamenti.
Usciamo sotto la pioggia dopo esserci riposati una mezz'ora. Dobbiamo
cambiare. Per fortuna troviamo una banca che ci rilascia la ricevuta.
Qui, comunque, la carta di credito è molto più diffusa.
Nessuno invece, almeno per oggi, ci vuole cambiare i nostri som
kirghizi residui, pur essendo esposti i tassi di cambio. Si tratta
di poca roba, ci sono rimasti circa 80 som, ma questa cosa ci fa
incazzare abbastanza.
Fradici zuppi torniamo in albergo. Telefonata a casa per auguri
alla mamma. Quindi proviamo a telefonare in Ernst & Young, ma
oggi non è possibile andare per la registrazione del visto
e ci tocca per forza andare lunedì. Telefoniamo anche all'ambasciata
del Turkmenistan, ma senza registrazione del visto kazako non possiamo
ritirare il visto turkmeno. E quindi non c'è un tubo che
possiamo fare fino a lunedì, se non visitarci con calma la
città e cercare, domani, di trovare il modo di partire il
più rapidamente possibile per Tashkent, magari lunedì
sera possibilmente.
Usciamo nuovamente per cercare un Internet Cafè. A proposito...
Compriamo delle schede per telefonare. Beh, una scheda da 700 tenge
se ne va in un minuto di telefonata in Italia! Assurdo, mi conviene
di più con il cellulare! Per cercare Internet ci infradiciamo
di nuovo. Fa anche freddo, il fiato addirittura condensa, sembra
di essere nel tardo novembre.
Troviamo Internet alla Telecom centrale. Economico, circa 2$ all'ora.
Si può anche stampare. Quindi un giro allo Tsum lì
a fianco, più bello e fornito dell'analogo a Bishkek. Compriamo
le cartoline e le bamboline per la collezione della mamma. Poi,
nuova maratona.
Il tempo va migliorando, non piove più. Andiamo in posta
centrale per i francobolli. Qui, in pieno centro, Almaty è
verdissima. Grandi viali e traffico scorrevole. Le auto si fermano
davanti alle strisce pedonali e lasciano passare i pedoni.
Arriviamo alle poste alle 19:20, in teoria sarebbe tutto chiuso
da un bel po', ma una gentile impiegata ci serve lo stesso. Eccezionale.
Altra maratona per tornare in albergo. Adesso il tempo si sta aprendo
e possiamo notare che subito fuori da Almaty, intorno a noi, ci
sono delle montagne molto alte, ricoperte di neve, e si vede benissimo
che ha nevicato anche a bassa quota, 300-400 metri sopra di noi
(Almaty è fra i 600 e i 900 m. di quota). Pazzesco, qui inizia
già a nevicare...
In albergo verso le 20:00. Alle 20:30 di nuovo fuori e inizia la
caccia al ristorante. Nella zona dove ci troviamo noi non c'è
praticamente nulla, almeno ad un primo esame. Ennesima maratona
per le strade buie di Almaty. A differenza di Bishkek, pur essendo
buia allo stesso modo, Almaty non appare viva come la capitale kirghiza
e per le strade non c'è nessuno. Non è bello camminare
qui al buio.
Troviamo un ristorante a circa un chilometro, lo Stradivari. E'
pieno zeppo di gente che pasteggia a vodka e a whisky. Ed è
un ristorante "elegante". La popolazione è quanto
di più russo si possa immaginare! Caos, baccano.
Ci portano un menù scritto solo in cirillico e ci vuole una
buona mezz'ora per chiederne uno in inglese. Dopo un'ora arriva.
Di fianco a noi c'è una tavolata intera di poliziotti in
borghese ubriachi. Prima ci offrono una bottiglia di vino, poi un
intero cesto di frutta. E' ovvio che non possiamo rifiutare. Nonostante
cerchiamo di defilarci, vengono a turno a sedersi da noi. Attaccano
bottone e non ci mollano più. Un disastro. In breve diventiamo
l'attrazione del locale.
C'è una banda che fa del karaoke. Ci fanno cantare il solito
Toto Cutugno con tanto di dedica. Poi uno afferra Emanuela e la
porta a ballare. La situazione è un po' tesa. Questi sono
piuttosto ubriachi e sono pure poliziotti, quindi dobbiamo stare
attenti a non offenderli o a non farli incavolare. Uno si siede
di fianco a me e non mi molla più. Attacca una specie di
discorso politico sui kazaki e sui russi, che evidentemente odia,
sulla grandezza del Kazakhstan e sulla mafia italiana e quella russa.
Insomma, ci mettono delle ore a servirci e a noi non riesce di stare
in pace. Un casino!
Alla fine, approfittiamo di un po' di confusione, paghiamo il conto
dopo aver mangiato frettolosamente, e verso le 23:30 ce ne andiamo
storditi. A piedi in albergo attraverso un'Almaty davvero deserta
ed inquietante...
Emanuela mi sembra ormai davvero stanca. Io sono parecchio innervosito
e sono un po' di giorni che non riesco nuovamente a godermi quest'ultima
parte di viaggio. E giornate come questa non aiutano certo.
Tutto sommato, peraltro, Almaty appare una cittadina normale, tipo
Minsk. Più
grande certo di Bishkek e molto meno a misura d'uomo, ma non male.
Vedremo con calma. Comunque anche il Kyrgyzstan è andato.
Ed eccoci qui, in Kazakhstan...
7 settembre 2002, 128° giorno di viaggio,
23:45 (GMT+6, con ora legale)
Almaty, Kazzhol Hotel
L'umore continua ad andare a fasi alterne, esattamente come il feeling
verso questa città. Forse anche io sono stanco, innervosito
dall'idea di tornare, innervosito da questa città, innervosito
da non so che. Mi manca l'aria del deserto, delle montagne, mi manca
quello che abbiamo lasciato indietro e non riesco a godermi quello
che ci aspetta ancora davanti.
Non lo so, ma l'aria non è positivissima. Mi manca anche
il tempo di fermarmi un po' per meditare e consolidare tutto quello
che abbiamo vissuto in questi mesi, e la mancanza totale di un minuto
di privacy e solitudine assoluta da oltre quattro mesi. Siamo sempre
confinati in una stanza d'albergo, o in giro, 24 ore su 24.
Questa mattina sveglia tardissimo, ormai è la regola ogni
primo giorno in città. Fra una cosa e l'altra non usciamo
prima delle 14:00. C'è da risolvere, ancora una volta, il
problema di come andare via di qui, che poi vuol dire di nuovo "come
fare il biglietto del treno".
E' una piacevole giornata di pieno sole ad Almaty, ma io sono già
stanco prima ancora di iniziare... Facciamo per andare in stazione,
ma ci imbattiamo in un'agenzia. Proviamo. Ovviamente non riusciamo
a capirci e dopo una decina di minuti desistiamo. Fuori, il cartello
"biglietteria ferroviaria" sembra prendersi gioco di noi.
Sì, sono stanco...
Decidiamo di non provare neanche ad andare in stazione, perché
è lontana e potrebbe essere un viaggio del tutto inutile.
Ci muoviamo invece verso l'agenzia Silk Adventure Tours, che dovrebbe
essere la corrispondente qui ad Almaty della Novinomads di Bishkek.
Abbiamo una e-mail inviata da loro con con l'indirizzo e i prezzi
dei biglietti ferroviari.
Mentre ci incamminiamo veniamo fermati a ripetizione. Un tipo fa
finta di avere trovato un portafoglio per terra e ci insegue. Lo
ignoriamo, allora cambia tattica e ci chiede i passaporti. Continuiamo
ad ignorarlo, continua a seguirci per un po' provando altre tattiche,
ma teniamo ben stretti (e nascosti) i nostri soldi e documenti,
e tiriamo dritti.
Un altro tipo ci insegue di corsa e prova a fermarci tentando in
tutti i modi di proporci un "business". Lo avevamo già
notato, fra l'altro, nelle vicinanze della prima agenzia. Mandiamo
al diavolo anche questo.
Welcome in Almaty, o dovrei dire "Welcome in Central Asia",
perché temo che questo sia solo l'aperitivo. E Almaty già
non mi piace più.
Saltiamo su un filobus a casaccio, va verso sud, la nostra direzione.
Arriviamo all'indirizzo al quale dovrebbe trovarsi la Silk Adventure
Tours. Ammesso che sia giusto (è un appartamento fatiscente
in un palazzo ancor più fatiscente, di epoca sovietica) non
c'è alcuna targa e comunque al campanello non risponde nessuno.
Proviamo a telefonare a qualche altra agenzia. Niente, nessuno risponde,
e poi c'è il fatto che oggi è pure sabato, metà
pomeriggio ormai. Ne approfittiamo per visitare la cattedrale ortodossa
di San Nicola. Bella.
Quindi, ci trasciniamo definitivamente verso la biglietteria della
stazione, non avendo altre alternative. Ci vuole una buona mezz'ora,
ma alla fine ne usciamo con due biglietti per Shymkent, partenza
lunedì pomeriggio, in scompartimento letto. Una volta laggiù,
cercheremo di capire come fare a proseguire per Tashkent, che si
trova a tre ore di distanza. Costo del biglietto: 33$ a cranio,
una miseria, se il biglietto che ci hanno dato è giusto,
ossia uno scompartimento deluxe 1/2 (solo due letti).
Comunque, se tutto fila, partiamo lunedì e arriviamo a Tashkent
il 10 settembre, esattamente in concomitanza con l'inizio validità
del nostro visto uzbeko e come solo la più ottimistica delle
nostre tabelle di marcia prevedeva. Sarebbe fantastico.
Dopo la stazione ce ne torniamo in centro dalle nostre parti e ci
fermiamo in un bar con i tavolini all'aperto, per un break. Dietro
gli alberi spuntano le altissime e impressionanti montagne innevate
che circondano Almaty. Ce n'è una che sfiora i 5.000 metri.
Viste da qui sono davvero notevoli, un po' come se davanti a Genova
ci fosse il Monte Bianco!
Almaty conferma la prima impressione: almeno la parte centrale è
una sequenza ininterrotta di isolati quadrati tutti uguali, tutti
verdi, tutti bassi. Solo sulla Gogol e su un paio di altre vie centrali
ci sono tanti negozi e locali, altrimenti è abbastanza vuota
ed anonima. Poco traffico. Piuttosto grigetta, nonostante il verde.
Non ha decisamente quell'aria viva che aveva Bishkek, né
la stessa piacevole atmosfera.
Anche oggi, in definitiva, ci siamo fatti una bella maratona solo
per fare un paio di biglietti del treno. Ce ne torniamo in albergo
verso le 19:00. Qui le giornate sono un po' più lunghe che
in Kyrgyzstan e in Xinjiang, complice il fuso orario avanti di un'ora.
Io mi faccio un giretto su Internet. La mia posta appare essere
irrimediabilmente persa da TIN... Non ho anno parole.
Verso le 20:30 usciamo a cena. Abbiamo scoperto alcuni ristoranti
vicini a noi. A dieci minuti a piedi c'è la Pizzeria Venezia,
un posto discreto dove fanno delle pizze non male (oltre ad altre
cose), che sembra italiano in tutto e per tutto. Mangiamo dunque
meglio di ieri. Ma tant'è la serata è mogia. Sì,
qui il clima è molto diverso da quello che si respirava a
Bishkek, non c'è nulla da fare...
8 settembre 2002, 129° giorno di viaggio,
22:30 (GMT+6, con ora legale)
Almaty, Kazzhol Hotel
Ancora una sveglia tardi, usciamo alle 13:30. E' domenica e l'unica
cosa da fare è un giro a piedi per la città. E' una
bella giornata senza una nuvola, ci va bene. Saltiamo su un filobus
e andiamo fino a Respublika Alangy, la piazza centrale dove si trovano
il comune e la residenza presidenziale. Dietro, la corona straordinaria
delle montagne innevate, ma c'è il sole a picco e quindi
ci riserviamo di tornare più tardi.
Ci sono parecchi matrimoni oggi in città e tutti vengono
qui a farsi fotografare. Sembrano tutti matrimoni di mafiosi kazaki.
Sposa sempre con il volto triste e per nulla sorridente, lui sempre
molto più vecchio, gran sfavillare di Mercedes e Audi di
grossa cilindrata. Davvero poco romantico.
Ci facciamo un paio d'ore di piacevole maratona per le vie di Almaty,
che comunque non riserva sorprese. Passiamo anche dalla coloratissima
cattedrale Zankov - altri matrimoni - nel parco Panfilov. Break
per il solito spuntino, poi di nuovo sul filobus e torniamo a fotografare
le montagne verso le 17:30, con una luce migliore. Infine in albergo
verso le 18:30.
La giornata è tutta qui e Almaty è già esaurita.
Domani il programma è piuttosto pieno. Dobbiamo registrarci
presso l'OVIR, poi fare il visto per il Turkmenistan e quindi abbiamo
il treno alle 18:10. Speriamo che non ci siano intoppi e che tutto
fili per il verso giusto.
Alla sera cena ancora alla Pizzeria Venezia. L'umore continua a
non essere il massimo. Continuo a cercare di rimanere calato nel
viaggio e di riempire il più possibile il programma. Ho sognato
tutta la vita questo viaggio, c'è ancora più di un
mese da stare in giro, non voglio rinunciare a niente finché
sarà possibile e non voglio sprecare il nostro tempo residuo.
Casa può aspettare.
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dal 29/8 al 2/9 |
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