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ASIA OVERLAND 2002

 

 

ASIA OVERLAND 2002: DIARIO DI VIAGGIO
Tratta 10: in Asia Centrale
 
dal 29.08.02 al 02.09.02: dal Torugart Pass a Bishkek
dal 03.09.02 al 08.09.02: Bishkek, Ala Archa ed Almaty
dal 09.09.02 al 12.09.02: da Almaty a Tashkent

3 settembre 2002, 124° giorno di viaggio, 22:40 (GMT+5, con ora legale)
Bishkek, Silk Road Lodge

Sì! Abbiamo il visto uzbeko (60$ + 100 som a cranio), il nostro 12° visto per questo viaggio, penultimo, probabilmente, della serie. Ce lo siamo sudati tutto il giorno, per non dire che questo è stato il visto più sofferto e rocambolesco fin dalla nostra partenza. Adesso, peraltro, vedremo come va con quello turkmeno, l'ultimo che a questo punto ci manca per tornare a casa, per il quale siamo ancora in alto mare.
Pare, infatti, che nemmeno ad Almaty ci sia più l'ambasciata turkmena, trasferita ad Astana! Questo significherebbe che ormai, per noi, l'ultima possibilità è a Tashkent, dove peraltro *non* possiamo arrivare prima del 10 settembre, giorno di inizio validità del nostro visto uzbeko.
A proposito... Oggi è iniziato il nostro quinto mese di viaggio. Quattro mesi in giro se ne sono andati... Sì, il tempo ora sta davvero volando via, iniziamo a rendercene conto...

Questa mattina sveglia alle 8:00 e iniziamo a provare a telefonare all'ambasciata dell'Uzbekistan per farci inserire nella loro "lista d'attesa". Non ci riusciamo: la segretaria al telefono è l'unica che parla inglese, ma sembra che non possa fare nulla e l'impiegato addetto parla apparentemente solo russo. Insomma, è un casino e decidiamo di andare direttamente all'ambasciata, che apre alle 10:00.
E' una giornata bellissima e calda. All'ambasciata c'è già una coda notevole e scopriamo che praticamente sono tutti già elencati nella "waiting list", che poi altro non è che un foglietto di carta in mano alla guardia all'ingresso. Se non si è inseriti nella lista non si sa che accade. Come se non bastasse, molta della gente in coda *non* riesce ad avere il visto da settimane! Fra di loro, un ingegnere svizzero della ABB, una dipendente giapponese di una NGO, una signora che sta cercando dal 5 agosto di fare il visto per due americani. Insomma, l'incertezza regna sovrana.
In coda, ci sono anche due ragazzi nelle nostre stesse condizioni, uno neozelandese ed uno norvegese, che arrivano dalla Cina in bicicletta. Anche loro hanno provato a telefonare con scarso successo.
Poiché è ovvio che la coda della gente già prenotata va per le lunghe, Emanuela ne approfitta e prova a telefonare da una cabina. Ma il tentativo va a vuoto. Dopo una mezz'ora provo io. Il telefono squilla a lungo, alla fine qualcuno solleva il ricevitore. Chiedo se parla inglese, mi risponde di no. Io provo e vado avanti ugualmente. Quando il mio interlocutore capisce che non sono un americano, all'improvviso si "ricorda" qualcosa di inglese. Quando poi, dopo avermi chiesto i numeri di passaporto, realizza che abbiamo già la lettera di invito e che siamo italiani, mi dice che possiamo presentarci alle 11:00! Colpo di scena!
In realtà questo significa semplicemente che possiamo continuare la coda fiduciosi.
Nel frattempo, lo svizzero si vede rifiutare nuovamente la sua richiesta. Stessa sorte per i nostri due "colleghi". Alle 12:45, finalmente, tocca a noi - l'attesa è in mezzo alla strada e la chiamata è nominativa.
Ci fanno entrare, dobbiamo compilare i soliti moduli. Poche parole, quasi nulle, si prendono i nostri passaporti e ci dicono di tornare alle 15:00. Così facciamo, ed è proprio vero: ci hanno rilasciato il visto in un colpo solo, valido per un mese a partire dal 10 settembre! Siamo increduli!!

Durante l'attesa, siamo andati a fare un giro su Internet e abbiamo iniziato a controllare la tratta Istanbul - Milano. Richiede circa 4 giorni in treno, via Bucarest e Budapest, come pensavamo. Possiamo davvero farcela, per la prima volta adesso iniziamo a crederci davvero!
Resta il problema, però, del visto per il Turkmenistan. Ormai solo questo ci separa dal colpaccio (e maledico sempre di più il non avere fatto la tratta pakistana...). Domani faremo un po' di telefonate in giro per carcare di capire.
Su Internet scopriamo anche che la Lonely Planet ha pubblicato i nostri aggiornamenti sulla guida del Tibet. Eureka!

Andiamo dunque all'agenzia di ieri a prenotare un'escursione per domani al canyon Ala-Archa, una delle attrattive che si trovano vicine a Bishkek. La situazione attuale ci consente infatti di perdere ancora un paio di giorni in Kyrgyzstan, tanto più che abbiamo qualche problema con il nostro visto per il Kazakhstan. Infatti, in Kazakhstan possiamo fermarci per più di 72 ore solo dopo avere fatto registrare il visto all'OVIR (come già in Russia). Ma della registrazione dovrebbe occuparsi, come al solito, l'ente che ci ha invitato. Solo che, in questo caso, il nostro è un visto di tipo business, ottenuto grazie all'invito di Arthur Andersen che Emanuela è riuscita ad ottenere prima della nostra partenza da Milano. Ma nel frattempo, in questi mesi, Andersen è fallita per lo scandalo Enron, e adesso non esiste più!! Quindi non sappiamo che diavolo fare... Anche per questo motivo, domani dovremo fare un po' di telefonate.
Insomma, abbiamo ancora un bel po' di casini da risolvere prima di poter stendere il calendario definitivo.
Il giro di domani ad Ala-Archa ci costa 1.200 som con la solita macchina con autista, circa 26$.

Approfittiamo del tardo pomeriggio per andare a fare ancora qualche foto a Bishkek con la bella luce di oggi. Prima ce ne andiamo alla piazza dove si trova la statua del famoso Manas, il controverso e leggendario eroe kirghizo, quindi alla casa-museo di Frunze ed infine alla bella chiesa ortodossa blu, una delle testimonianze architettoniche russe della città.
Dopo questa notevole maratona (e i soliti polpacci "cotti") ce ne torniamo in albergo alle 18:30.
Cena, come al solito, all'Adriatico Paradise. C'è poco da fare: in questo posto, sebbene "carissimo" in rapporto al luogo, si mangia divinamente rispetto ai canoni italiani, *non* locali! Mi tolgo anche la soddisfazione di chiedere un fuori menù: spaghetti all'aglio, olio e peperoncino! Arrivano perfetti, al dente, eccezionali. Accidenti che voglia che ne avevo! Anche stasera la cena c'è costata, ben 30$!! Ma ne è valsa la pena!
Non c'è nulla da fare, questa sosta a Bishkek - miglior albergo in città + migliore ristorante - ci ha ricaricato del tutto, era assolutamente necessaria. Adesso non ci rimane che risolvere le ultime grane!

4 settembre 2002, 125° giorno di viaggio, 23:40 (GMT+5, con ora legale)
Bishkek, Silk Road Lodge - Tappa 60 km.

Sveglia alle 9:00 e si inizia la giornata lavorando. Emanuela telefona in Ernst & Young ad Almaty, che laggiù pare abbia inglobato Arthur Andersen. Scopriamo così che non dovrebbero esserci problemi per la registrazione del nostro visto kazako e che lunedì possiamo andare nei loro uffici a farlo. Bene, una cosa è risolta.
Quindi, telefonata all'ambasciata del Turkmenistan, che in teoria dovrebbe essere ad Astana, ma scopriamo che il numero è di Almaty! Eureka!! Sono gentilissimi e pare che non ci sia alcun problema. Gli mandiamo via fax la nostra lettera di invito, scambiamo un paio di e-mail, ci risentiamo al telefono, e ci dicono che - se ho capito bene - possiamo andare a ritirare il visto ad Almaty già domenica prossima! Fantastico!
Se tutto questo fila come da programma, non solo arriviamo a Milano in treno, ma addirittura abbiamo un polmone per farlo con calma. C'è anche da dire che inizio davvero a soffrire l'idea del ritorno, mi rabbuia proprio. Ogni giorno che guadagniamo è per me un giorno in più per non lasciare indietro cose che si possono fare...

Risolte le pratiche burocratiche, rapida colazione ed alle 11:20 partiamo con il nostro nuovo autista per il canyon Ala-Archa, una delle attrattive dei dintorni, che si trova una trentina di chilometri a sud di Bishkek.
Il nostro nuovo autista è un personaggio schizzatissimo e ipertecnologico. La sua Audi quasi nuova (incredibile...), oltre a varie antenne, monta un apparato di rilevazione autovelox che sembra un albero di Natale, un telefono satellitare, un CB, e sa dio che altre amenità elettroniche varie.
Il viaggio dura una quarantina di minuti, la giornata è nuvolosa, tendente al nero, sole solo a sprazzi. Uscendo da Bishkek possiamo vedere una volta di più quanto questa città sia davvero piacevole, verde, viva, oltre che più grande di quello che pensavamo. I palazzi alti sono davvero pochi, ci sono tanti cafè, tanti negozi, qualche boutique, uffici cambio, ecc. Bishkek ci piace decisamente, non c'è che dire!

Subito fuori città entriamo in una valle nelle montagne qua attorno. Bishkek è circondata da vette di oltre 4.000 metri, innevate tutto l'anno, e da parecchi ghiacciai. La città si trova circa ad 800 metri di quota.
Avvicinandoci ad Ala-Archa entriamo in una bella valle verde, decisamente alpina. Il paese all'ingresso del parco è una località di villeggiatura per gli abitanti della capitale, immersa nel verde e dotata di un bel po' di impianti di risalita per lo sci! Incredibile... Qualche giorno fa eravamo nel deserto dello Xinjiang ed ora, dall'altra parte del Tian Shan, siamo qua sotto agli impianti da sci.
Dopo l'ingresso al parco, la strada risale la valle ancora per qualche chilometro, prima di terminare contro ad una sbarra. Da lì proseguiamo a piedi, risalendo prima tutta la strada fino al suo termine, poi lungo un sentiero che segue il fondo valle ed il corso di un torrente. Camminiamo per un paio d'ore ed arriviamo fino a circa 2.100 metri di quota.
La valle (che viene chiamata "canyon") è davvero bella, quasi del tutto vergine e tutta per noi. Sullo sfondo gli alti picchi innevati ed i ghiacciai dove, a 18 km da qui, hanno persino piazzato qualche impianto (abbandonato?) per lo sci estivo! Il tempo però è davvero brutto e inizia pure a piovigginare. Molliamo quindi il colpo e ce ne torniamo giù.
Alle 16:00 siamo di nuovo in albergo. Usciamo di nuovo verso le 17:00 e andiamo a finire la giornata in un Internet Cafè.

A cena, come al solito, all'Adriatico. Ormai questo è un appuntamento fisso. Abbiamo deciso di rimanere qua anche domani, tanto per organizzarci la trasferta ad Almaty con calma. Partiremo, dunque, venerdì.

5 settembre 2002, 126° giorno di viaggio, 23:00 (GMT+5, con ora legale)
Bishkek, Silk Road Lodge

Giornata di merda. Piovono brutte notizie. Innanzitutto scopriamo che non esiste collegamento diretto in treno fra Almaty e Tashkent. Questo ci complica la vita decisamente. Gli unici treni, lentissimi, che potremmo prendere impiegano quasi 24 ore per i 1.000 km di distanza fra le due città, e sono il 13 ed il 14 settembre, assolutamente troppo tardi!!
Come se non bastasse, la strada più rapida fra Almaty e Tashkent passa di nuovo per Bishkek, e quindi ci è preclusa. Infatti noi non possiamo rientrare una seconda volta in Kyrgyzstan e non abbiamo tempo per fare un nuovo visto. Un casino.
Altra cattiva notizia: sembra che Fiordaliso Magazine chiuda i battenti e che probabilmente non vedrò quindi i soldi per gli articoli scritti in anticipo prima di partire e non pubblicati, i cui compensi dovevano servirci per recuperare una parte delle spese di questo viaggio. Infine, la ciliegina sulla torta: TIN mi ha cancellato tutte le e-mail nella mia mailbox da maggio ad agosto. Tre mesi di e-mail, comprese le newsletter e tutta la storia di questo viaggio, andate in fumo. Sono imbestialito. La giornata scorre fra eventi e notizie del cazzo. Sembra che tutte le sfighe si siano date appuntamento oggi.

Decidiamo di non andare ad Almaty facendo il giro dell'Issik-Kol, come ci eravamo pensati questi giorni. Ci porterebbe via una giornata di viaggio e non abbiamo, a questo punto, tempo da perdere. Prenotiamo dunque una macchina per andare direttamente domani seguendo la strada diretta, molto più breve.
La tipa della Novinomads, la nostra agenzia, ci allunga sottobanco un foglietto con un numero di telefono. Il fatto è che qui vogliono tutti alameno 100$ per andare ad Almaty, che è una follia. Troviamo apparentemente un servizio taxi che chiede solo 60$. E poi, a questo punto, la tipa dell'agenzia decide all'ultimo momento di allungarci questo numero di telefono. Solo un nome, Erkin, ed il numero.
Facciamo chiamare dall'albergo: 50$. Mah... Comunque accettiamo. Chissà chiccazzo è...

Sistemata la faccenda per Almaty, scriviamo a destra e a manca per cercare di risolvere il problema della tratta da Almaty a Tashkent. Un indirizzo ce lo danno ancora alla Novinomads: si tratta di un'agenzia collegata a loro, con sede ad Almaty. Tentiamo anche con l'agenzia di Tashkent che ci ha procurato la lettera di invito per l'Uzbekistan.
Di fatto dovremo fare una sosta supplementare in Kazakhstan. Rinunciamo così all'Issik-Kol. Pazienza.
La giornata oggi è stupenda, calda, non c'è una nuvola. Si sta bene a Bishkek, ma stiamo perdendo, di nuovo, un sacco di tempo. Praticamente mezza giornata se ne va su Internet, anche perché non abbiamo un tubo da fare, e l'altra metà alla Novinomads.
Un break in un bar all'aperto nel parco in centro. Sono decisamente incavolato, sia per la mia posta elettronica, sia per la questione di Fiordaliso Magazine. Decisamente una giornata no.
Oggi trascorriamo anche una buona parte della giornata ciascuno per contro proprio. Voglia di avere anche un po' di tempo per se stessi...

Alla sera cena, per l'ultima volta, all'Adriatico Paradise. Ci fermiamo a chiacchierare ancora con lo chef e con Stefano, un suo amico, un altro italiano che è qui da sei mesi, simpatico, sui 25 anni circa. Di fatto, lavorano tutti per Fiacconi, il Console. Rifanno i conti e ci dicono che gli italiani, qui, sono solo sei o sette. Fiacconi torna mercoledì, decisamente un peccato non incontrarlo.
Insomma, passiamo una bella serata. Domani si riparte e si lascia anche questo sorprendente e bellissimo Kyrgyzstan, un peccato, mi sarei fermato qui molto volentieri e molto più a lungo. Qui ci lasciamo indietro, oltre al lago Issik-Kol, anche (e soprattutto) Osh e la Valle di Fergana, e questo mi rode decisamente. Ma la voglia di fare il giro completo fino a Milano è ormai più forte della voglia di rallentare e fermarsi di più in questi luoghi.
Non so cosa darei per avere più tempo... Pensare che con soli 15 giorni in più a disposizione saremmo potuti andare sia ad Osh, sia ad Esfahan in Iran. Invece ora ci tocca davvero tirare, non è più il tempo di bighellonare a zonzo, dobbiamo stare in tabella.

6 settembre 2002, 127° giorno di viaggio, 23:55 (GMT+6, con ora legale)
Almaty, Kazzhol Hotel - Tappa 240 km.

Il benvenuto del Kazakhstan è stato così così. La giornata a Bishkek, stamattina, è molto grigia e promette acqua. Alle 9:15 si presenta "Erkin", dice poche parole, incassa i 50$, ci carica su una Mercedes con un autista russo che più russo non si può, e ci spedisce. L'autista non spiccica una parola, in alcuna lingua. Semplicemente sta zitto e fuma una sigaretta dopo l'altra... Mah...
Sta di fatto che dopo una ventina di chilometri siamo dunque alla frontiera con il Kazakhstan. Inizia a piovere forte e non smetterà più. Sulla macchina sale un soldato kazako, nessuno dice una parola. Nessuno si occupa di noi al controllo kirghizo. A quello kazako ci prendono i passaporti, *non* ci fanno scendere dall'auto. L'autista se ne va con il soldato kazako e noi rimaniamo lì in macchina, sotto la pioggia, senza passaporti, da soli.
Passano una decina di minuti e l'autista torna con i nostri passaporti. Timbro di entrata in Kazakhstan. Nessuno ha controllato le nostre dichiarazioni valutarie kirghize, nessuno ha controllato i bagagli, o ci ha fatto compilare qualche altro foglio. Tutto qui. Passiamo la sbarra e siamo in Kazakhstan. Non succede più nulla fino ad Almaty.

Piove a dirotto, fa freddo. Fuori dai finestrini il paesaggio scorre monotono, pianure ondulate gialle, steppa contro il cielo grigio, esattamente come ci aspettavamo il Kazakhstan, ma siamo solo a pochi chilometri da Bishkek ed è già tutto diverso.
Le scritte e le insegne in cirillico si mescolano con quelle in alfabeto latino. La gente sembra decisamente molto più russa, anzi, di fatto sembra di essere in Russia a tutti gli effetti.

Entriamo ad Almaty verso le 14:00, ora kazaka, un'ora avanti rispetto a quella kirghiza. Almaty fino a qualche anno fa era la capitale del Paese, ora spostata ad Astana, a qualche migliaio di chilometri a nord-ovest.
L'ingresso ad Almaty è molto più grigio di quello a Bishkek. Quartieri di periferia, alti palazzi sovietici. Verso il centro iniziano i viali alberati come a Bishkek, ma complessivamente la città appare meno verde (ma sempre molto più delle nostre!). Provo ad indicare sulla mappa, al nostro silenzioso autista, l'hotel che abbiamo scelto, ma mi fa cenno di tacere, o di "non rompere" se vogliamo. Vabbé.
Poco dopo si ferma. E ci "vende" ad un tassista locale. E' chiaro che protestare è inutile. Questo nuovo tipo parla anche troppo, solo russo e/o kazako, non è ben chiaro. Comunque rompe. La sua migliore battuta è "Italia = Narkotiki". Vaga per Almaty sotto la pioggia a scrosci, chiede più volte, ma alla fine trova il nostro albergo. Che non è malaccio. 5.400 tenge a notte, circa 36$ (1$ = 150 tenge, più o meno), colazione compresa. Parlano anche due parole di inglese, accettano pure la carta di credito, anche se noi dobbiamo ora iniziare a far fuori un po' di dollari cash.
Il tassista vuole 500 tenge e non accetta dollari. Per fortuna la signorina della reception ci presta i 500 tenge senza che ci tocchi uscire a cercare una banca!
L'hotel è un dignitoso budget, camera discreta, bagno piccolo. Ma ora va bene così, a Bishkek abbiamo speso davvero tanto. Tutto sommato siamo in centro, in una posizione tranquilla, nel verde. Almaty, così come Bishkek, è tutta fatta a quadrati, facilissima da girare. Solo, è più grande. Nella nostra zona, purtroppo, non c'è molto e pur essendo in centro c'è da scarpinare per raggiungere qualcosa tipo un ristorante o un mall.

Fuori continua a piovere fortissimo, ci sono un sacco di allagamenti. Usciamo sotto la pioggia dopo esserci riposati una mezz'ora. Dobbiamo cambiare. Per fortuna troviamo una banca che ci rilascia la ricevuta. Qui, comunque, la carta di credito è molto più diffusa. Nessuno invece, almeno per oggi, ci vuole cambiare i nostri som kirghizi residui, pur essendo esposti i tassi di cambio. Si tratta di poca roba, ci sono rimasti circa 80 som, ma questa cosa ci fa incazzare abbastanza.
Fradici zuppi torniamo in albergo. Telefonata a casa per auguri alla mamma. Quindi proviamo a telefonare in Ernst & Young, ma oggi non è possibile andare per la registrazione del visto e ci tocca per forza andare lunedì. Telefoniamo anche all'ambasciata del Turkmenistan, ma senza registrazione del visto kazako non possiamo ritirare il visto turkmeno. E quindi non c'è un tubo che possiamo fare fino a lunedì, se non visitarci con calma la città e cercare, domani, di trovare il modo di partire il più rapidamente possibile per Tashkent, magari lunedì sera possibilmente.

Usciamo nuovamente per cercare un Internet Cafè. A proposito... Compriamo delle schede per telefonare. Beh, una scheda da 700 tenge se ne va in un minuto di telefonata in Italia! Assurdo, mi conviene di più con il cellulare! Per cercare Internet ci infradiciamo di nuovo. Fa anche freddo, il fiato addirittura condensa, sembra di essere nel tardo novembre.
Troviamo Internet alla Telecom centrale. Economico, circa 2$ all'ora. Si può anche stampare. Quindi un giro allo Tsum lì a fianco, più bello e fornito dell'analogo a Bishkek. Compriamo le cartoline e le bamboline per la collezione della mamma. Poi, nuova maratona.
Il tempo va migliorando, non piove più. Andiamo in posta centrale per i francobolli. Qui, in pieno centro, Almaty è verdissima. Grandi viali e traffico scorrevole. Le auto si fermano davanti alle strisce pedonali e lasciano passare i pedoni.
Arriviamo alle poste alle 19:20, in teoria sarebbe tutto chiuso da un bel po', ma una gentile impiegata ci serve lo stesso. Eccezionale. Altra maratona per tornare in albergo. Adesso il tempo si sta aprendo e possiamo notare che subito fuori da Almaty, intorno a noi, ci sono delle montagne molto alte, ricoperte di neve, e si vede benissimo che ha nevicato anche a bassa quota, 300-400 metri sopra di noi (Almaty è fra i 600 e i 900 m. di quota). Pazzesco, qui inizia già a nevicare...

In albergo verso le 20:00. Alle 20:30 di nuovo fuori e inizia la caccia al ristorante. Nella zona dove ci troviamo noi non c'è praticamente nulla, almeno ad un primo esame. Ennesima maratona per le strade buie di Almaty. A differenza di Bishkek, pur essendo buia allo stesso modo, Almaty non appare viva come la capitale kirghiza e per le strade non c'è nessuno. Non è bello camminare qui al buio.
Troviamo un ristorante a circa un chilometro, lo Stradivari. E' pieno zeppo di gente che pasteggia a vodka e a whisky. Ed è un ristorante "elegante". La popolazione è quanto di più russo si possa immaginare! Caos, baccano.
Ci portano un menù scritto solo in cirillico e ci vuole una buona mezz'ora per chiederne uno in inglese. Dopo un'ora arriva. Di fianco a noi c'è una tavolata intera di poliziotti in borghese ubriachi. Prima ci offrono una bottiglia di vino, poi un intero cesto di frutta. E' ovvio che non possiamo rifiutare. Nonostante cerchiamo di defilarci, vengono a turno a sedersi da noi. Attaccano bottone e non ci mollano più. Un disastro. In breve diventiamo l'attrazione del locale.
C'è una banda che fa del karaoke. Ci fanno cantare il solito Toto Cutugno con tanto di dedica. Poi uno afferra Emanuela e la porta a ballare. La situazione è un po' tesa. Questi sono piuttosto ubriachi e sono pure poliziotti, quindi dobbiamo stare attenti a non offenderli o a non farli incavolare. Uno si siede di fianco a me e non mi molla più. Attacca una specie di discorso politico sui kazaki e sui russi, che evidentemente odia, sulla grandezza del Kazakhstan e sulla mafia italiana e quella russa. Insomma, ci mettono delle ore a servirci e a noi non riesce di stare in pace. Un casino!
Alla fine, approfittiamo di un po' di confusione, paghiamo il conto dopo aver mangiato frettolosamente, e verso le 23:30 ce ne andiamo storditi. A piedi in albergo attraverso un'Almaty davvero deserta ed inquietante...

Emanuela mi sembra ormai davvero stanca. Io sono parecchio innervosito e sono un po' di giorni che non riesco nuovamente a godermi quest'ultima parte di viaggio. E giornate come questa non aiutano certo.
Tutto sommato, peraltro, Almaty appare una cittadina normale, tipo Minsk. Più grande certo di Bishkek e molto meno a misura d'uomo, ma non male. Vedremo con calma. Comunque anche il Kyrgyzstan è andato. Ed eccoci qui, in Kazakhstan...

7 settembre 2002, 128° giorno di viaggio, 23:45 (GMT+6, con ora legale)
Almaty, Kazzhol Hotel

L'umore continua ad andare a fasi alterne, esattamente come il feeling verso questa città. Forse anche io sono stanco, innervosito dall'idea di tornare, innervosito da questa città, innervosito da non so che. Mi manca l'aria del deserto, delle montagne, mi manca quello che abbiamo lasciato indietro e non riesco a godermi quello che ci aspetta ancora davanti.
Non lo so, ma l'aria non è positivissima. Mi manca anche il tempo di fermarmi un po' per meditare e consolidare tutto quello che abbiamo vissuto in questi mesi, e la mancanza totale di un minuto di privacy e solitudine assoluta da oltre quattro mesi. Siamo sempre confinati in una stanza d'albergo, o in giro, 24 ore su 24.

Questa mattina sveglia tardissimo, ormai è la regola ogni primo giorno in città. Fra una cosa e l'altra non usciamo prima delle 14:00. C'è da risolvere, ancora una volta, il problema di come andare via di qui, che poi vuol dire di nuovo "come fare il biglietto del treno".
E' una piacevole giornata di pieno sole ad Almaty, ma io sono già stanco prima ancora di iniziare... Facciamo per andare in stazione, ma ci imbattiamo in un'agenzia. Proviamo. Ovviamente non riusciamo a capirci e dopo una decina di minuti desistiamo. Fuori, il cartello "biglietteria ferroviaria" sembra prendersi gioco di noi. Sì, sono stanco...
Decidiamo di non provare neanche ad andare in stazione, perché è lontana e potrebbe essere un viaggio del tutto inutile. Ci muoviamo invece verso l'agenzia Silk Adventure Tours, che dovrebbe essere la corrispondente qui ad Almaty della Novinomads di Bishkek. Abbiamo una e-mail inviata da loro con con l'indirizzo e i prezzi dei biglietti ferroviari.
Mentre ci incamminiamo veniamo fermati a ripetizione. Un tipo fa finta di avere trovato un portafoglio per terra e ci insegue. Lo ignoriamo, allora cambia tattica e ci chiede i passaporti. Continuiamo ad ignorarlo, continua a seguirci per un po' provando altre tattiche, ma teniamo ben stretti (e nascosti) i nostri soldi e documenti, e tiriamo dritti.
Un altro tipo ci insegue di corsa e prova a fermarci tentando in tutti i modi di proporci un "business". Lo avevamo già notato, fra l'altro, nelle vicinanze della prima agenzia. Mandiamo al diavolo anche questo.
Welcome in Almaty, o dovrei dire "Welcome in Central Asia", perché temo che questo sia solo l'aperitivo. E Almaty già non mi piace più.

Saltiamo su un filobus a casaccio, va verso sud, la nostra direzione. Arriviamo all'indirizzo al quale dovrebbe trovarsi la Silk Adventure Tours. Ammesso che sia giusto (è un appartamento fatiscente in un palazzo ancor più fatiscente, di epoca sovietica) non c'è alcuna targa e comunque al campanello non risponde nessuno.
Proviamo a telefonare a qualche altra agenzia. Niente, nessuno risponde, e poi c'è il fatto che oggi è pure sabato, metà pomeriggio ormai. Ne approfittiamo per visitare la cattedrale ortodossa di San Nicola. Bella.
Quindi, ci trasciniamo definitivamente verso la biglietteria della stazione, non avendo altre alternative. Ci vuole una buona mezz'ora, ma alla fine ne usciamo con due biglietti per Shymkent, partenza lunedì pomeriggio, in scompartimento letto. Una volta laggiù, cercheremo di capire come fare a proseguire per Tashkent, che si trova a tre ore di distanza. Costo del biglietto: 33$ a cranio, una miseria, se il biglietto che ci hanno dato è giusto, ossia uno scompartimento deluxe 1/2 (solo due letti).
Comunque, se tutto fila, partiamo lunedì e arriviamo a Tashkent il 10 settembre, esattamente in concomitanza con l'inizio validità del nostro visto uzbeko e come solo la più ottimistica delle nostre tabelle di marcia prevedeva. Sarebbe fantastico.

Dopo la stazione ce ne torniamo in centro dalle nostre parti e ci fermiamo in un bar con i tavolini all'aperto, per un break. Dietro gli alberi spuntano le altissime e impressionanti montagne innevate che circondano Almaty. Ce n'è una che sfiora i 5.000 metri. Viste da qui sono davvero notevoli, un po' come se davanti a Genova ci fosse il Monte Bianco!
Almaty conferma la prima impressione: almeno la parte centrale è una sequenza ininterrotta di isolati quadrati tutti uguali, tutti verdi, tutti bassi. Solo sulla Gogol e su un paio di altre vie centrali ci sono tanti negozi e locali, altrimenti è abbastanza vuota ed anonima. Poco traffico. Piuttosto grigetta, nonostante il verde. Non ha decisamente quell'aria viva che aveva Bishkek, né la stessa piacevole atmosfera.
Anche oggi, in definitiva, ci siamo fatti una bella maratona solo per fare un paio di biglietti del treno. Ce ne torniamo in albergo verso le 19:00. Qui le giornate sono un po' più lunghe che in Kyrgyzstan e in Xinjiang, complice il fuso orario avanti di un'ora.
Io mi faccio un giretto su Internet. La mia posta appare essere irrimediabilmente persa da TIN... Non ho anno parole.

Verso le 20:30 usciamo a cena. Abbiamo scoperto alcuni ristoranti vicini a noi. A dieci minuti a piedi c'è la Pizzeria Venezia, un posto discreto dove fanno delle pizze non male (oltre ad altre cose), che sembra italiano in tutto e per tutto. Mangiamo dunque meglio di ieri. Ma tant'è la serata è mogia. Sì, qui il clima è molto diverso da quello che si respirava a Bishkek, non c'è nulla da fare...

8 settembre 2002, 129° giorno di viaggio, 22:30 (GMT+6, con ora legale)
Almaty, Kazzhol Hotel

Ancora una sveglia tardi, usciamo alle 13:30. E' domenica e l'unica cosa da fare è un giro a piedi per la città. E' una bella giornata senza una nuvola, ci va bene. Saltiamo su un filobus e andiamo fino a Respublika Alangy, la piazza centrale dove si trovano il comune e la residenza presidenziale. Dietro, la corona straordinaria delle montagne innevate, ma c'è il sole a picco e quindi ci riserviamo di tornare più tardi.
Ci sono parecchi matrimoni oggi in città e tutti vengono qui a farsi fotografare. Sembrano tutti matrimoni di mafiosi kazaki. Sposa sempre con il volto triste e per nulla sorridente, lui sempre molto più vecchio, gran sfavillare di Mercedes e Audi di grossa cilindrata. Davvero poco romantico.
Ci facciamo un paio d'ore di piacevole maratona per le vie di Almaty, che comunque non riserva sorprese. Passiamo anche dalla coloratissima cattedrale Zankov - altri matrimoni - nel parco Panfilov. Break per il solito spuntino, poi di nuovo sul filobus e torniamo a fotografare le montagne verso le 17:30, con una luce migliore. Infine in albergo verso le 18:30.

La giornata è tutta qui e Almaty è già esaurita. Domani il programma è piuttosto pieno. Dobbiamo registrarci presso l'OVIR, poi fare il visto per il Turkmenistan e quindi abbiamo il treno alle 18:10. Speriamo che non ci siano intoppi e che tutto fili per il verso giusto.
Alla sera cena ancora alla Pizzeria Venezia. L'umore continua a non essere il massimo. Continuo a cercare di rimanere calato nel viaggio e di riempire il più possibile il programma. Ho sognato tutta la vita questo viaggio, c'è ancora più di un mese da stare in giro, non voglio rinunciare a niente finché sarà possibile e non voglio sprecare il nostro tempo residuo. Casa può aspettare.

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