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ASIA OVERLAND 2002

 

 

ASIA OVERLAND 2002: DIARIO DI VIAGGIO
Tratta 10: in Asia Centrale
 
dal 29.08.02 al 02.09.02: dal Torugart Pass a Bishkek
dal 03.09.02 al 08.09.02: Bishkek, Ala Archa ed Almaty
dal 09.09.02 al 12.09.02: da Almaty a Tashkent

9 settembre 2002, 130° giorno di viaggio, 21:10 (GMT+6, con ora legale)
Treno n° 10F da Almaty a Shymkent

Ancora in treno, ancora verso ovest. Si va a Tashkent e si lascia Almaty. Giornata intensa. Sveglia alle 7:00, alle 8:00 siamo in pista, c'è da andare alla Ernst & Young per la registrazione del visto, siamo pure al limite del tempo consentito (la registrazione va fatta entro 72 ore dall'entrata in Kazakhstan).
Per 300 tenge ci dà un passaggio un tipo pescato fuori dall'hotel su una scassatissima Volga che ha visto certamente tempi migliori. In Ernst & Young veniamo accolti alla grande: ci hanno scambiato per qualcun altro. Chiarito l'equivoco, finiamo dentro una sala riunioni ad aspettare.
Che strana impressione che mi fa essere in una sala riunioni così familiare... Non una bella impressione, comunque. Dopo un po' arriva il tipo che si occupa delle registrazioni dei visti per gli ospiti stranieri, accompagnato da una ragazza che gli fa da interprete. Lui non parla inglese. Sembra una specie di Breznev kazako.
Ci fanno un sacco di storie, sembra che non ci vogliano registrare. Dobbiamo insistere parecchio, se questi non ci registrano è un casino. Arthur Andersen, che ci aveva fatto la lettera di invito per richiedere il visto, dopo il fallimento dovuto allo scandalo Enron, qui in Kazakhstan è stata acquisita da Ernst & Young e quindi non abbiamo scelta: sono loro a doverci adesso registrare il nostro visto "business" presso l'OVIR.

Alla fine li convinciamo. Il tipo sparisce per una decina di minuti con i nostri passaporti, torna con una lettera, ci carica sulla sua macchina con autista e ci scarrozza in giro per Almaty. Arriviamo dunque all'OVIR, la polizia addetta alla registrazione degli stranieri, dove in toeria, se si è disperati, si può tentare di venire a registrarsi anche da soli.
All'OVIR c'è un casino micidiale e ovviamente non si capisce niente. Il tipo salta tutta la coda, entra in una stanza e ne riesce *senza* i nostri passaporti. Ci porta davanti ad un altro sportello dove dobbiamo pagare 2.000 tenge, ci fa avere tutte le ricevute del caso e ci molla lì, dicendoci di avere fiducia e di aspettare una mezz'ora. Lui se ne va.
Siamo dunque alla polizia, senza passaporti, in mezzo ad un casino folle, e aspettiamo. Dopo una mezz'ora si apre uno sportello e urlano i nostri nomi. Ed eccoci di nuovo con i nostri passaporti in mano e tanto di registrazione a tutta pagina attaccata sopra. Incredibile.

Ancora non ci crediamo, ma è tardissimo, dobbiamo correre al consolato turkmeno per il nostro visto. Ci arriviamo alle 11:30, al pelo (chiude alle 12:00). Questo ufficio è davvero scalcinato, in un vecchio palazzo, una semplice stanza. Dentro, un poliziotto kazako, due scrivanie (quella del console e quella per compilare i moduli), tre sedie, un paio di piccole piante ammuffite, un paio di foto del Presidente, una stufetta, un calendario. Davvero squallido e ridicolo.
Il Console è un tipo esageratamente pignolo e precisino. La scena è oltremodo buffa: ci spiega per filo e per segno come dobbiamo compilare i moduli (che sono uguali a tutti i moduli del mondo per richiedere visti), come dobbiamo incollare le fotografie, l'inchiostro da usare e così via.
Il visto costa 51$ a cranio, decidiamo di farlo per soli dieci giorni per non spendere di più. Gli lasciamo i passaporti, saltiamo su un filobus e ce ne torniamo in albergo a mangiare qualcosa. Rapida scorribanda su Internet per verificare un po' di questioni relative alla strada davanti a noi, soprattutto Iran e Turchia. Anche oggi la giornata è stupenda.
Quindi, verso le 15:00, riprendiamo il filobus, riattraversiamo la città e andiamo a riprenderci i nostri passporti, con tanto di visto turkmeno! Tutto è filato liscio come l'olio, il nostro 13° visto consolare per questo viaggio è nel sacco, il più difficile, almeno secondo la letteratura in proposito. Adesso la strada per casa è davvero spianata. E pensare che solo un mese fa sembrava davvero impossibile. Il rammarico di non avere attraversato il Pakistan torna inevitabilmente a farsi sentire adesso... Pensare che avremmo potuto farla tutta via terra, da Milano a Milano... Non voglio pensarci...

Si torna dunque in albergo, ed alle 17:00 facciamo il check-out. Un taxi vero, chiamato al telefono, ci porta alla stazione Almaty 2. La corsa, non più di 3 km, ci costa 700 tenge, con tassametro!!! Mostruoso! Adesso capisco perché nessuno prende taxi veri e di fatto in giro non se ne vedono.
Appena arriviamo in stazione, ovviamente, siamo assaliti da facchini improvvisati. Lasciamo fare, consci che dopo sarà battaglia. Il treno è già pronto sul binario. Si tratta del solito bel treno russo. Il nostro vagone è a scompartimenti del tipo deluxe 1/2, prima classe, con soli due letti. La bigliettaia di ieri evidentemente aveva davvero capito. Pensare che paghiamo solo 33$ in due per 800 km.
In stazione veniamo fermati da alcuni personaggi che ostentano dei badge misteriosi e che cercano di spiegarci che dobbiamo pesare i bagagli e pagare qualche sovratassa. Facciamo un po' di melina e cerchiamo di capire che sta succedendo. Dopo un po' ci lasciano andare ridendo. La truffa non è andata in porto.
Altri 20 metri e veniamo fermati dalla polizia! Il poliziotto vuole controllare i nostri passaporti. Glieli diamo, *uno alla volta*. Tutto in regola, con tanto di registrazione. Si scusa e ci lascia andare. Gli improvvisati facchini ci caricano il bagaglio sul treno. Bagarre, vogliono 1$ a testa, ma li abbandoniamo con 200 tenge. E infine, passa una antipaticissima Provodnitsa kazaka che ci fa capire che vuole 200 tenge da ciascuno di noi due per "sorvegliarci". Ci tocca pagare la tangente.
Adesso sì: "Welcome in Central Asia!". Vergognoso.

Il treno comunque è davvero bello e ci riporta indietro a qualche mese fa... Clima da Transiberiana... Alle 18:10, spaccando il secondo come al solito, partiamo dunque per Shymkent, nel Kazakhstan meridionale, da dove domani mattina dovremo trovare un modo per proseguire per Tashkent.
La serata sulla campagna kazaka è stupenda, il panorama è di steppa infinita, inizialmente ondulata e punteggiata da qualche villaggio, poi piatta e completamente deserta. Montagne innevate all'orizzonte, nella luce del tardo pomeriggio. Tramonto di fuoco sulla steppa, spettacolare, e cielo che diventa blu, limpidissimo, decorato con uno spicchio sottilissimo di luna crescente. Davvero suggestivo.
E un'altra notte in treno. Questi binari vanno fino a casa, quasi 12.000 km ad ovest...

Note: nel complesso, ciò che abbiamo letto fino ad oggi dei kazaki è abbastanza vero. Sono la quintessenza del "peggio" dei russi, checché ne dicano loro. Sono tremendamente russi e, soprattutto, assolutamente gelidi e scostanti. Tutti. Non ne abbiamo *mai* visto uno sorridere o sorriderci, anzi. Tirano a sbuffare, da tutti gli impiegati degli hotel, ai commessi nei negozi, alla gente per strada. Sembrano tutti usciti da un funerale, è assurda questa cosa ed è davvero deprimente.
Anche alle formalità tipo "grazie", o "buongiorno", rispondono stancamente, o zero del tutto. Spesso non dicono una parola e basta. Micidiale... Sono davvero grigi come il loro Paese.
Almaty è letteralmente piena di università. Praticamente, ogni tre palazzi uno ospita un'università. Mah...

10 settembre 2002, 131° giorno di viaggio, 22:30 (GMT+5, senza ora legale)
Tashkent, Orzu Hotel - Tappa 990 km.

Uzbekistan, Paese n° 68. E si torna indietro di due ore. Che casino... Dal Kyrgyzstan, dove eravamo a +5 con ora legale, al Kazakhstan, dove siamo andati a +6 con ora legale, all'Uzbekistan, dove si torna a +5, ma senza ora legale. L'orologio continua a schizzare avanti e indietro.

Questa mattina sveglia alle 7:30 sul treno. L'alba sulla steppa kazaka è magnifica tanto quanto lo è stato il tramonto di ieri sera. Stanco. Arriviamo a Shymkent in perfetto orario, come al solito, alle 8:20. Lì prendiamo un passaggio da uno delle decine di "tassisti" che aspettano alla stazione. Non trattiamo neanche l'esorbitante cifra di 5.000 tenge che ci chiede (33$, lo stesso prezzo del treno!), carichiamo tutto sulla sua Zigulì arancione e inforchiamo la strada a quattro corsie per Tashkent, 130 km a sud.
La strada corre (e il nostro autista kazako anche...) attraverso la solita steppa ondulata del Kazakhstan. Qualche villaggio di casette di legno, qualche posto di ristoro sotto ad una tenda kazaka.

Verso le 10:00 arriviamo alla frontiera. Questa volta non è banalissimo. C'è molta confusione. Dobbiamo scaricare i bagagli e ci è chiaro che la macchina del nostro amico non può proseguire. Bidone in agguato? Tashkent è ancora ad una ventina di chilometri...
Siamo un po' sul chi vive. I militari e la polizia uzbeka hanno una pessima fama e anche sul Thorne questi giorni ne abbiamo lette di tutti i colori. I soliti "facchini" si prendono cura dei nostri bagagli. Ormai lasciamo fare, siamo talmente abituati...! Sappiamo che possiamo fidarci, sappiamo che dopo ci sarà da litigare per il compenso.
Frontiera kazaka. Un primo controllo. La parola "Italia" continua ad essere magica. Riprendiamo i nostri passaporti e passiamo attraverso questa prima sbarra. Poi una dichiarazione valutaria. Ce ne fanno fare una nuova, ma non ritirano quella fatta in ingresso. Assurdo! Quindi usciremo dal Kazakhstan con *due* dichiarazioni valutarie che nessuno controllerà, né ritirerà mai. Ci lasciano anche il cartoncino della registrazione fatta all'OVIR!
Arriviamo ad un altro controllo. Questo tipo si tiene i nostri passaporti per una buona decina di minuti. E scrive, scrive, scrive... Poi ci rimanda indietro! I nostri passaporti passano in mano ad un altro militare che sale al primo piano della palazzina, entra in un ufficio, altri militari. "Italia", "Italia", "Albano e Romina", "Milan", "Football"... Infine ci fanno il timbro di uscita.
Ritorniamo al controllo. Ancora qualche storia e infine usciamo dal Kazakhstan!

Litighiamo come previsto con i "facchini" kazaki. Vorrebbero un dollaro a testa, sono tre o quattro. Gli lasciamo 400 tenge. Quindi, "passiamo di mano". L'autista kazako, come avevamo immaginato, ci consegna ad un autista uzbeko. Ma la sorpresa è che nei 5.000 tenge pagati a quello kazako questo passaggio con l'uzbeko è compreso, e non dobbiamo sborsare una lira in più! Incredibile!
Dobbiamo dunque affrontare ora la frontiera uzbeka. Arrivano i "facchini" uzbeki. Uno solo per fortuna. La prima osservazione è che la gente uzbeka, a differenza di quella kazaka, sorride! Ma *non* i militari uzbeki, affatto, che si presentano come da loro fama.
Se prima l'autista kazako ci era stato davvero di aiuto per passare la sua frontiera, è da subito evidente che quello uzbeko è fondamentale per noi! Un primo controllo dei passaporti. "Italia, Italia". Un accenno di sorriso. Timbro. Bagagli ai raggi X. Ispezione. Dichiarazione doganale (ancora!). Nuova ispezione a fondo dei bagagli. Vengono presi quelli di Emanuela, ma per fortuna non i miei, dove ormai trasporto tanta di quella valuta non dichiarata, di una decina di nazioni diverse, da fare impallidire qualunque funzionario (tutte le banconote, di piccolo taglio, che ci sono avanzate fino ad oggi e che abbiamo tenuto per collezione, oltre a 500$ non dichiarati per sicurezza).
Nuovo controllo dei passaporti. Il nostro autista saluta tutti i poliziotti, si inchina davanti a tutti, stringe mani alla maniera musulmana, "Italia, Italia"... Passiamo!

Sulla strada per Tashkent altri posti di blocco, praticamente ogni pochi chilometri. Polizia, polizia dappertutto. Questo è uno stato militarizzato e, allo stesso tempo, l'impatto è notevole. E' chiaro da subito che fra gli "Stan" che abbiamo visto fino ad ora questo è quello con più "personalità" ed è, anche questo, incredibilmente differente dagli altri. Si passa la frontiera ed è un altro mondo, così come dal Kyrgyzstan al Kazakhstan. Si capisce perché si sono separati tutti.
L'alfabeto latino ha sostituito, quasi ovunque, almeno qui, quello cirillico. La lingua sembra turca. La religione locale è l'Islam, e si vede. E il nemico pubblico numero uno del Paese, oggi, è il fondamentalismo islamico. Dei Paesi che abbiamo attraversato fino ad oggi, questo è certamente il più "caldo".
La gente è diversa, più turca, più musulmana, molto meno russa rispetto ai kazaki. Moschee in giro.

Entriamo in una Tashkent nuova di zecca. Grattacieli di cristallo e acciaio, strade nuove. La zona del nostro albergo sembra Milano! Il personale dell'albergo è gentile e sorride. La camera dovrebbe costarci fra i 40 e i 50$, non sappiamo bene, colazione compresa. Questo albergo è quello che ci ha sponsorizzato il visto e ci ha fatto avere la lettera di invito. Lo abbiamo trovato su Internet. E' carino, categoria analoga al Kazzhol di Almaty, ma decisamente più accogliente. Solo, non centralissimo, ma Tashkent comunque è una città molto sparsa e non ha un centro vero e proprio.
E' una giornata molto calda e soleggiata. Ci stiamo riavvicinando al deserto. Fin verso le 14:00 ce ne stiamo in albergo. Riposiamo, iniziamo a preparare la roba da spedire a casa.
Tashkent... Uzbekistan... Qui inizia davvero l'ultima tappa del nostro viaggio. Questo è l'ultimo Paese al quale dedicheremo un po' di tempo. Poi sarà una corsa verso casa. Mai più avrei pensato di arrivarci così in anticipo. Abbiamo rispettato le previsioni più ottimistiche. Pensare che fino a un mese fa pensavamo che questo sarebbe stato il nostro punto di arrivo e che, dopo avere girato per l'Uzbekistan, saremmo tornati qui a prendere l'aereo che ci avrebbe riportato a casa.
E invece si prosegue, e questo è fantastico! Non ci avrei mai sperato. Mi dispiace solo una cosa: qui avremmo dovuto incontrare i miei per trascorrere qualche giorno assieme. Sarebbe stato davvero bello, dopo tutti questi mesi, incontrarsi qui, come già l'anno scorso con mio fratello e Barbara a Bangkok. Invece non ce l'hanno fatta e questo è davvero un peccato.

Usciamo verso le 15:00. Prima di tutto cambiamo un po' di soldi. 100$. Il cambio è 1.080 sum uzbeki per dollaro. E la banconota di taglio maggiore è di soli 500 sum. Ne consegue che incassiamo ben 216 banconote! In tutto il giorno non riusciamo a vedere, fra l'altro, altre banconote, se non tre misere, e rovinate, banconote da 100 sum. Apparentemente non esiste altra moneta qui e, ovviamente, non mi cambiano i 2.500 tenge che mi sono avanzati. Eccheppalle!!
Facciamo quindi due passi e ci fermiamo per farci un hot-dog! Fantastico! Un vero hot-dog, seduti su un tavolino all'aperto, sotto ad un ombrellone. E una birra! Questa sì che è civiltà! E' questo l'Uzbekistan?
La nostra via è anche piena di Internet Cafè. Ci infiliamo in uno per un paio d'ore. Il Turkmenistan è pronto. Tutto pianificato. Ci hanno chiesto 450$ a testa, 900$ per 6 giorni, in linea con il nostro budget e un po' meno di quello che ci aspettavamo. Tutto compreso: hotel, auto, guida, escursioni. Vedremo se ci faranno un po' di sconto. Costa comunque meno della Cina.
Io studio anche la tratta fra Iran e Turchia. Il passaggio più complicato sarà da Tabriz ad Ankara, che fra l'altro è un lungo viaggio di due giorni. Bisogna iniziare a fare un calendario vero e a decidere bene quando tornare. Potrebbe essere un giorno fra il 15 ed il 18 ottobre. Vedremo.
Serata in un ristorante qua vicino.

11 settembre 2002, 132° giorno di viaggio, 23:30 (GMT+5, senza ora legale)
Tashkent, Orzu Hotel

Anche volendo è inevitabile: il pensiero corre indietro ad un anno fa e tutti, credo proprio tutti, almeno per un istante siamo tornati con la testa a ricordare cosa stavamo facendo in quel momento.
Io ero in riunione, a Milanofiori. Lo ricordo come fosse oggi. Anche volendo non si può non ricordare. Del resto tutti i canali televisivi, anche qui, non parlando d'altro: da CNN, a BBC world, a Rossjia, e chi più ne ha più ne metta.

Undici settembre un anno dopo. Noi siamo a Tashkent. Nonostante la sveglia presto intorno alle 8:00, tendiamo a poltrire. Colazione verso le 10:00. La giornata è calda, soleggiata anche oggi, cielo limpidissimo.
Verso le 12:00 iniziamo a muoverci. Non andiamo molto lontano e ci fermiamo subito in un baretto qua vicino per un break, sotto a un pergolato. Poi, saltiamo su un taxi e andiamo alla TNT, presso l'hotel Intercontinental. Ci sono da fare le ultime spedizioni a casa: mandiamo indietro una sacca intera di roba, circa 14 kg, con sacchi piuma, piumini, ecc. E finalmente il bagaglio si riduce notevolmente. Spediamo anche 84 rullini a Gianluca (56 di diapositive). In totale io ne ho spediti, fino ad oggi, 166 di diapositive, Emanuela 81 di stampe.
L'impiegata della TNT è totalmente imbranata e fa un casino pazzesco. Spendiamo la bellezza di 260$, una fortuna! Speriamo bene... In ogni caso, questa dovrebbe essere stata l'ultima spedizione, con l'esclusione, forse, dei tappeti che compreremo.

Dopo la TNT, altro taxi e andiamo alla stazione per cercare di fare il biglietto per Samarcanda. Ci vuole un po' per capirsi. Sta di fatto che l'unico treno "comodo" parte alle 16:10 e arriva a Samarcanda alle 22:30. E' tardissimo e non ci conviene affatto. Certo, il prezzo sarebbe di soli 9$, una pacchia. Ci penseremo.
Torniamo in albergo a piedi attraverso una Tashkent periferica decisamente da "socialismo reale". Grandi viali alberati pressoché vuoti, condomini fatiscenti e cadenti degli anni '70 di tipica impronta sovietica. Un giro oltremodo interessante. Vecchie Lada, Zigulì. A proposito, ieri abbiamo anche provato un passaggio su una Moscovich.

In albergo ci informiamo per una macchina per Samarcanda: 70$. Ovviamente rifiutiamo, ma prenotiamo un B&B a 45$ a notte, per tre giorni. Tentiamo anche inutilmente di rintracciare l'autista che ci ha portato fin qui dalla frontiera, chiamando al numero che ci ha lasciato. Di fatto non riusciamo, almeno per oggi, a organizzare la nostra partenza da Tashkent.
Verso le 17:30 saltiamo su un tram e (per puro caso) ce ne andiamo alla cattedrale dell'Assunzione. Poi un taxi, e ci facciamo lasciare in centro, ad Amir Timur Maydoni. Qualche foto.
Il centro di Tashkent è piacevole. C'è un'isola pedonale con decine di bancarelle, chioschi, artisti, giardini e fontane. Facciamo una passeggiata. Poi ancora in albergo e quindi Internet. Dal Turkmenistan ci fanno sapere che sono disposti a scendere a 435$ a cranio.
Cena con qualche spiedino e kebab qui vicino.
Giornata un po' moscia. Del resto, queste città non offrono granché, valgono giusto la "bandierina".

12 settembre 2002, 133° giorno di viaggio, 23:40 (GMT+5, senza ora legale)
Tashkent, Orzu Hotel

Oggi tocca alla maratona cittadina. La giornata è calda e soleggiata come al solito. Emanuela è silenziosa, accusa il caldo e ha mal di testa, è stanca.

[...omissis...]

La mattinata inizia tentando di risolvere il problema di come andare a Samarcanda. Il nostro autista dell'altro giorno non si riesce a rintracciare in alcun modo. Ogni volta che telefoniamo non c'è, e la moglie parla solo russo. Per quanti sforzi Emanuela faccia, non si capisce nulla.
Proviamo dunque a chiamare un po' di radio-taxi. Emanuela si dà da fare con il suo anglo-russo e alla fine troviamo una compagnia che ci offre il passaggio a 45$. Non è male. Fissiamo la partenza per le 11:00 di domani. Ci costa circa 20-25$ più del treno, ma almeno non abbiamo il problema degli orari, ci vengono a prendere in albergo, ci depositano (si spera) all'altro albergo. Quindi, molto meglio.
Andiamo quindi a pagare l'albergo e lasciamo anche 50$ a cranio all'agenzia per la sponsorizzazione del nostro visto. Emanuela si arrabbia perché non accettano la carta di credito. Vabbè.

Fermiamo un taxi e ci facciamo portare, intorno alle 11:30, alla Madrasa di Kukeldash, il vecchio centro cittadino. Questa madrasa del XVI secolo è davvero bella ed è un piccolo assaggio di quello che dovremmo trovare a Samarcanda e a Bukhara.
La facciata è tutta decorata con le famose piastrelle blu e turchesi che hanno reso famosa in tutto il mondo l'architettura di questi luoghi. Il blu e il turchese contrastano decisamente con il colore argilla dei mattoni ed il cielo blu intenso.
Dalla madrasa ci spostiamo nel bel Chorsu Bazar, il cuore della città vecchia. Il bazar è coloratissimo, pulito, ricchissimo di frutta, verdura, carne, spezie. Uno spettacolo, pieno di donne uzbeke colorate.
Veniamo invitati a mangiare anguria e melone da un gruppo di uzbeki. Non ci chiedono nulla, tutto offerto dalla casa. Si sta benissimo e ne viene fuori anche qualche bella foto.
Anche questa gente, come già i nomadi mongoli, i tibetani, gli uyghuri e i kirghizi, ci lascia il proprio "indirizzo" per farsi mandare la foto. Mi piange davvero il cuore a mentirgli, sapendo bene che non gliela manderemo mai: il fatto è che molti non sanno nemmeno scrivere e per noi è praticamente impossibile anche solo cercare di trascrivere quello che loro cercano di dettarci, tanto più che, anche quelli che saprebbero leggere, usano quasi sempre un alfabeto diverso dal nostro!

Dopo il bazar iniziamo un pellegrinaggio intorno e dentro alla città vecchia, alla ricerca della piazza Khast Imom, il cuore religioso del Paese. In questa piazza ci sono una bella moschea ed una madrasa in restauro. Ci vuole un bel po' a trovarla. La città vecchia è un labirinto di corridoi e case di argilla e fango, senza alcuna indicazione.
Cerchiamo di seguire le indicazioni, per niente chiare, della Lonely Planet, ma per un po' non ne veniamo a capo. Chilometri a piedi sotto un sole piuttosto rovente. A un certo punto chiediamo ad alcuni ragazzi, che ci guidano dentro al labirinto. Siamo da soli, come al solito, con loro, carichi con tutti i soldi e le nostre vistose macchine fotografiche. Non è proprio una situazione brillantissima ed Emanuela è stanca e un po' nervosa. Abbandoniamo i ragazzi e ripercorriamo il labirinto a ritroso fino alla strada principale.
Ancora un po' di giri a vuoto, altri chilometri, e alla fine troviamo questa piazza. Non è niente di che, ma la città vecchia è comunque interessante, caratterizzata da una strana rete di gasdotti che corrono in mezzo alla strada, sopraelevati.
Un vecchio ci attacca bottone e ci fa segno di sederci di fianco a lui. Così facciamo e nella mezz'ora che segue, in uzbeko stretto, questo bel tipo ci racconta senza sosta quella che probabilmente è tutta la sua vita. Peccato non capire un accidente di quello che dice...!

Ci mettiamo dunque alla ricerca di un nuovo taxi. Questa cosa, a Tashkent, come già in tutta la CSI, non è proprio facile. Di fatto qui i taxi non esistono e allo stesso tempo, potenzialmente, qualunque veicolo all'occorrenza è un taxi. Bisogna solo mettersi in un angolo e aspettare. Prima o poi si ferma una macchina, o si viene avvicinati da qualcuno. La gente locale ferma direttamente qualunque auto di passaggio!
Insomma, dopo un po' ci avvicina un tipo, come al solito, ci chiede se vogliamo un taxi e dove vogliamo andare. In questo modo paghiamo 800 sum. Se invece fermiamo noi un auto di proposito, 1.000 sum. Se addirittura si chiama un vero "radio-taxi" (ossia un auto normale che monta un impianto CB a bordo), si spendono 2.000 sum, circa 2$.
Andiamo dunque sulla Navoi, una grande via sulla quale dovrebbero affacciarsi tre mausolei. In realtà sono tre piccole costruzioni circondate da alti e fatiscenti edifici moderni. Un pacco. Più o meno Tashkent finisce qui.
Stanchi e accaldati ci facciamo portare da un altro "taxi" all'hotel Uzbekistan, in centro. Qui, con la complicità di un portiere d'albergo, riesco a cambiare (in nero, ovviamente) i miei 5.000 tenge kazaki in 15.000 sum uzbeki. Non un gran cambio, ma tant'è non avevamo molta scelta.
Quindi, verso le 18:00, ce ne torniamo in albergo a riposare un po'.

Più tardi solita puntata all'Internet Cafè. La nostra amica turkmena è scesa al prezzo finale di 425$ a cranio tutto compreso. Ottimo.
La cattiva notizia è che, da quanto vediamo, TNT non ha preso in consegna la sacca spedita ieri e apparentemente ha spedito solo le fotografie. Questo è un bel casino e dovremo cercare di risolverlo domani prima di partire. Se si perdono i nostri 14 kg di bagaglio è davvero un disastro!
Finiamo la serata in un ristorante "in". Conto a quasi 22.000 sum, uno sproposito. Ma la cosa assurda è che *non* accettano carte di credito e dobbiamo pagare con quasi cento banconote. Incredibile.
Questi giorni abbiamo peraltro scoperto che oltre alla banconota da 500 sum esistono anche quelle da 200, 100, 50, 25 e persino 10... Tutta carta straccia.

Insomma, lasciamo dunque anche questa città e domani muoviamo (speriamo!) alla volta della leggendaria Samarcanda, che in ogni caso rappresenta l'ultima grande tappa di questo viaggio dopo Mosca, Pechino, Lhasa, l'Everest e Kashgar.
Sì, Samarcanda è l'ultima vera "boa", prima di incamminarsi verso casa. Ormai ci manca circa un mese. E volerà.
Il bilancio delle tre capitali - Tashkent, Almaty e Bishkek - è piuttosto facile. Bishkek è certamente la più piacevole delle tre, la più tranquilla, la più riposante, con quella sua aria provinciale. Tashkent è senza dubbio quella con più personalità: è una città a tutti gli effetti ed è anche molto araba, sotto certi aspetti. Almaty è decisamente la più insignificante, si salva per via della bella corona di montagne innevate intorno alla città, ma per il resto è solo una sequenza di quadrati verdi e grigi, niente di più.
Da domani abbandoniamo comunque queste atmosfere quasi "occidentali" e/o milanesi, e torniamo verso il deserto. Che ci accompagnerà fino in Turchia.

dal 3/9 all'8/9
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dal 13/9 al 16/9
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