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9 settembre 2002, 130° giorno di viaggio,
21:10 (GMT+6, con ora legale)
Treno n° 10F da Almaty a Shymkent
Ancora in treno, ancora verso ovest. Si va a Tashkent e si lascia
Almaty. Giornata intensa. Sveglia alle 7:00, alle 8:00 siamo in
pista, c'è da andare alla Ernst & Young per la registrazione
del visto, siamo pure al limite del tempo consentito (la registrazione
va fatta entro 72 ore dall'entrata in Kazakhstan).
Per 300 tenge ci dà un passaggio un tipo pescato fuori dall'hotel
su una scassatissima Volga che ha visto certamente tempi migliori.
In Ernst & Young veniamo accolti alla grande: ci hanno scambiato
per qualcun altro. Chiarito l'equivoco, finiamo dentro una sala
riunioni ad aspettare.
Che strana impressione che mi fa essere in una sala riunioni così
familiare... Non una bella impressione, comunque. Dopo un po' arriva
il tipo che si occupa delle registrazioni dei visti per gli ospiti
stranieri, accompagnato da una ragazza che gli fa da interprete.
Lui non parla inglese. Sembra una specie di Breznev kazako.
Ci fanno un sacco di storie, sembra che non ci vogliano registrare.
Dobbiamo insistere parecchio, se questi non ci registrano è
un casino. Arthur Andersen, che ci aveva fatto la lettera di invito
per richiedere il visto, dopo il fallimento dovuto allo scandalo
Enron, qui in Kazakhstan è stata acquisita da Ernst &
Young e quindi non abbiamo scelta: sono loro a doverci adesso registrare
il nostro visto "business" presso l'OVIR.
Alla fine li convinciamo. Il tipo sparisce per una decina di minuti
con i nostri passaporti, torna con una lettera, ci carica sulla
sua macchina con autista e ci scarrozza in giro per Almaty. Arriviamo
dunque all'OVIR, la polizia addetta alla registrazione degli stranieri,
dove in toeria, se si è disperati, si può tentare
di venire a registrarsi anche da soli.
All'OVIR c'è un casino micidiale e ovviamente non si capisce
niente. Il tipo salta tutta la coda, entra in una stanza e ne riesce
*senza* i nostri passaporti. Ci porta davanti ad un altro sportello
dove dobbiamo pagare 2.000 tenge, ci fa avere tutte le ricevute
del caso e ci molla lì, dicendoci di avere fiducia e di aspettare
una mezz'ora. Lui se ne va.
Siamo dunque alla polizia, senza passaporti, in mezzo ad un casino
folle, e aspettiamo. Dopo una mezz'ora si apre uno sportello e urlano
i nostri nomi. Ed eccoci di nuovo con i nostri passaporti in mano
e tanto di registrazione a tutta pagina attaccata sopra. Incredibile.
Ancora non ci crediamo, ma è tardissimo, dobbiamo correre
al consolato turkmeno per il nostro visto. Ci arriviamo alle 11:30,
al pelo (chiude alle 12:00). Questo ufficio è davvero scalcinato,
in un vecchio palazzo, una semplice stanza. Dentro, un poliziotto
kazako, due scrivanie (quella del console e quella per compilare
i moduli), tre sedie, un paio di piccole piante ammuffite, un paio
di foto del Presidente, una stufetta, un calendario. Davvero squallido
e ridicolo.
Il Console è un tipo esageratamente pignolo e precisino.
La scena è oltremodo buffa: ci spiega per filo e per segno
come dobbiamo compilare i moduli (che sono uguali a tutti i moduli
del mondo per richiedere visti), come dobbiamo incollare le fotografie,
l'inchiostro da usare e così via.
Il visto costa 51$ a cranio, decidiamo di farlo per soli dieci giorni
per non spendere di più. Gli lasciamo i passaporti, saltiamo
su un filobus e ce ne torniamo in albergo a mangiare qualcosa. Rapida
scorribanda su Internet per verificare un po' di questioni relative
alla strada davanti a noi, soprattutto Iran e Turchia. Anche oggi
la giornata è stupenda.
Quindi, verso le 15:00, riprendiamo il filobus, riattraversiamo
la città e andiamo a riprenderci i nostri passporti, con
tanto di visto turkmeno! Tutto è filato liscio come l'olio,
il nostro 13° visto consolare per questo viaggio è nel
sacco, il più difficile, almeno secondo la letteratura in
proposito. Adesso la strada per casa è davvero spianata.
E pensare che solo un mese fa sembrava davvero impossibile. Il rammarico
di non avere attraversato il Pakistan torna inevitabilmente a farsi
sentire adesso... Pensare che avremmo potuto farla tutta via terra,
da Milano a Milano... Non voglio pensarci...
Si torna dunque in albergo, ed alle 17:00 facciamo il check-out.
Un taxi vero, chiamato al telefono, ci porta alla stazione Almaty
2. La corsa, non più di 3 km, ci costa 700 tenge, con tassametro!!!
Mostruoso! Adesso capisco perché nessuno prende taxi veri
e di fatto in giro non se ne vedono.
Appena arriviamo in stazione, ovviamente, siamo assaliti da facchini
improvvisati. Lasciamo fare, consci che dopo sarà battaglia.
Il treno è già pronto sul binario. Si tratta del solito
bel treno russo. Il nostro vagone è a scompartimenti del
tipo deluxe 1/2, prima classe, con soli due letti. La bigliettaia
di ieri evidentemente aveva davvero capito. Pensare che paghiamo
solo 33$ in due per 800 km.
In stazione veniamo fermati da alcuni personaggi che ostentano dei
badge misteriosi e che cercano di spiegarci che dobbiamo pesare
i bagagli e pagare qualche sovratassa. Facciamo un po' di melina
e cerchiamo di capire che sta succedendo. Dopo un po' ci lasciano
andare ridendo. La truffa non è andata in porto.
Altri 20 metri e veniamo fermati dalla polizia! Il poliziotto vuole
controllare i nostri passaporti. Glieli diamo, *uno alla volta*.
Tutto in regola, con tanto di registrazione. Si scusa e ci lascia
andare. Gli improvvisati facchini ci caricano il bagaglio sul treno.
Bagarre, vogliono 1$ a testa, ma li abbandoniamo con 200 tenge.
E infine, passa una antipaticissima Provodnitsa kazaka che ci fa
capire che vuole 200 tenge da ciascuno di noi due per "sorvegliarci".
Ci tocca pagare la tangente.
Adesso sì: "Welcome in Central Asia!". Vergognoso.
Il treno comunque è davvero bello e ci riporta indietro a
qualche mese fa... Clima da Transiberiana...
Alle 18:10, spaccando il secondo come al solito, partiamo dunque
per Shymkent, nel Kazakhstan meridionale, da dove domani mattina
dovremo trovare un modo per proseguire per Tashkent.
La serata sulla campagna kazaka è stupenda, il panorama è
di steppa infinita, inizialmente ondulata e punteggiata da qualche
villaggio, poi piatta e completamente deserta. Montagne innevate
all'orizzonte, nella luce del tardo pomeriggio. Tramonto di fuoco
sulla steppa, spettacolare, e cielo che diventa blu, limpidissimo,
decorato con uno spicchio sottilissimo di luna crescente. Davvero
suggestivo.
E un'altra notte in treno. Questi binari vanno fino a casa, quasi
12.000 km ad ovest...
Note: nel complesso, ciò che abbiamo letto fino ad oggi dei
kazaki è abbastanza vero. Sono la quintessenza del "peggio"
dei russi, checché ne dicano loro. Sono tremendamente russi
e, soprattutto, assolutamente gelidi e scostanti. Tutti. Non ne
abbiamo *mai* visto uno sorridere o sorriderci, anzi. Tirano a sbuffare,
da tutti gli impiegati degli hotel, ai commessi nei negozi, alla
gente per strada. Sembrano tutti usciti da un funerale, è
assurda questa cosa ed è davvero deprimente.
Anche alle formalità tipo "grazie", o "buongiorno",
rispondono stancamente, o zero del tutto. Spesso non dicono una
parola e basta. Micidiale... Sono davvero grigi come il loro Paese.
Almaty è letteralmente piena di università. Praticamente,
ogni tre palazzi uno ospita un'università. Mah...
10 settembre 2002, 131° giorno di viaggio,
22:30 (GMT+5, senza ora legale)
Tashkent, Orzu Hotel - Tappa 990 km.
Uzbekistan, Paese n° 68. E si torna indietro di due ore. Che
casino... Dal Kyrgyzstan, dove eravamo a +5 con ora legale, al Kazakhstan,
dove siamo andati a +6 con ora legale, all'Uzbekistan, dove si torna
a +5, ma senza ora legale. L'orologio continua a schizzare avanti
e indietro.
Questa mattina sveglia alle 7:30 sul treno. L'alba sulla steppa
kazaka è magnifica tanto quanto lo è stato il tramonto
di ieri sera. Stanco. Arriviamo a Shymkent in perfetto orario, come
al solito, alle 8:20. Lì prendiamo un passaggio da uno delle
decine di "tassisti" che aspettano alla stazione. Non
trattiamo neanche l'esorbitante cifra di 5.000 tenge che ci chiede
(33$, lo stesso prezzo del treno!), carichiamo tutto sulla sua Zigulì
arancione e inforchiamo la strada a quattro corsie per Tashkent,
130 km a sud.
La strada corre (e il nostro autista kazako anche...) attraverso
la solita steppa ondulata del Kazakhstan. Qualche villaggio di casette
di legno, qualche posto di ristoro sotto ad una tenda kazaka.
Verso le 10:00 arriviamo alla frontiera. Questa volta non è
banalissimo. C'è molta confusione. Dobbiamo scaricare i bagagli
e ci è chiaro che la macchina del nostro amico non può
proseguire. Bidone in agguato? Tashkent è ancora ad una ventina
di chilometri...
Siamo un po' sul chi vive. I militari e la polizia uzbeka hanno
una pessima fama e anche sul Thorne
questi giorni ne abbiamo lette di tutti i colori. I soliti "facchini"
si prendono cura dei nostri bagagli. Ormai lasciamo fare, siamo
talmente abituati...! Sappiamo che possiamo fidarci, sappiamo che
dopo ci sarà da litigare per il compenso.
Frontiera kazaka. Un primo controllo. La parola "Italia"
continua ad essere magica. Riprendiamo i nostri passaporti e passiamo
attraverso questa prima sbarra. Poi una dichiarazione valutaria.
Ce ne fanno fare una nuova, ma non ritirano quella fatta in ingresso.
Assurdo! Quindi usciremo dal Kazakhstan con *due* dichiarazioni
valutarie che nessuno controllerà, né ritirerà
mai. Ci lasciano anche il cartoncino della registrazione fatta all'OVIR!
Arriviamo ad un altro controllo. Questo tipo si tiene i nostri passaporti
per una buona decina di minuti. E scrive, scrive, scrive... Poi
ci rimanda indietro! I nostri passaporti passano in mano ad un altro
militare che sale al primo piano della palazzina, entra in un ufficio,
altri militari. "Italia", "Italia", "Albano
e Romina", "Milan", "Football"... Infine
ci fanno il timbro di uscita.
Ritorniamo al controllo. Ancora qualche storia e infine usciamo
dal Kazakhstan!
Litighiamo come previsto con i "facchini" kazaki. Vorrebbero
un dollaro a testa, sono tre o quattro. Gli lasciamo 400 tenge.
Quindi, "passiamo di mano". L'autista kazako, come avevamo
immaginato, ci consegna ad un autista uzbeko. Ma la sorpresa è
che nei 5.000 tenge pagati a quello kazako questo passaggio con
l'uzbeko è compreso, e non dobbiamo sborsare una lira in
più! Incredibile!
Dobbiamo dunque affrontare ora la frontiera uzbeka. Arrivano i "facchini"
uzbeki. Uno solo per fortuna. La prima osservazione è che
la gente uzbeka, a differenza di quella kazaka, sorride! Ma *non*
i militari uzbeki, affatto, che si presentano come da loro fama.
Se prima l'autista kazako ci era stato davvero di aiuto per passare
la sua frontiera, è da subito evidente che quello uzbeko
è fondamentale per noi! Un primo controllo dei passaporti.
"Italia, Italia". Un accenno di sorriso. Timbro. Bagagli
ai raggi X. Ispezione. Dichiarazione doganale (ancora!). Nuova ispezione
a fondo dei bagagli. Vengono presi quelli di Emanuela, ma per fortuna
non i miei, dove ormai trasporto tanta di quella valuta non dichiarata,
di una decina di nazioni diverse, da fare impallidire qualunque
funzionario (tutte le banconote, di piccolo taglio, che ci sono
avanzate fino ad oggi e che abbiamo tenuto per collezione, oltre
a 500$ non dichiarati per sicurezza).
Nuovo controllo dei passaporti. Il nostro autista saluta tutti i
poliziotti, si inchina davanti a tutti, stringe mani alla maniera
musulmana, "Italia, Italia"... Passiamo!
Sulla strada per Tashkent altri posti di blocco, praticamente ogni
pochi chilometri. Polizia, polizia dappertutto. Questo è
uno stato militarizzato e, allo stesso tempo, l'impatto è
notevole. E' chiaro da subito che fra gli "Stan" che abbiamo
visto fino ad ora questo è quello con più "personalità"
ed è, anche questo, incredibilmente differente dagli altri.
Si passa la frontiera ed è un altro mondo, così come
dal Kyrgyzstan al Kazakhstan. Si capisce perché si sono separati
tutti.
L'alfabeto latino ha sostituito, quasi ovunque, almeno qui, quello
cirillico. La lingua sembra turca. La religione locale è
l'Islam, e si vede. E il nemico pubblico numero uno del Paese, oggi,
è il fondamentalismo islamico. Dei Paesi che abbiamo attraversato
fino ad oggi, questo è certamente il più "caldo".
La gente è diversa, più turca, più musulmana,
molto meno russa rispetto ai kazaki. Moschee in giro.
Entriamo in una Tashkent nuova di zecca. Grattacieli di cristallo
e acciaio, strade nuove. La zona del nostro albergo sembra Milano!
Il personale dell'albergo è gentile e sorride. La camera
dovrebbe costarci fra i 40 e i 50$, non sappiamo bene, colazione
compresa. Questo
albergo è quello che ci ha sponsorizzato il visto
e ci ha fatto avere la lettera di invito. Lo abbiamo trovato su
Internet. E' carino, categoria analoga al Kazzhol di Almaty,
ma decisamente più accogliente. Solo, non centralissimo,
ma Tashkent comunque è una città molto sparsa e non
ha un centro vero e proprio.
E' una giornata molto calda e soleggiata. Ci stiamo riavvicinando
al deserto. Fin verso le 14:00 ce ne stiamo in albergo. Riposiamo,
iniziamo a preparare la roba da spedire a casa.
Tashkent... Uzbekistan... Qui inizia davvero l'ultima tappa del
nostro viaggio. Questo è l'ultimo Paese al quale dedicheremo
un po' di tempo. Poi sarà una corsa verso casa. Mai più
avrei pensato di arrivarci così in anticipo. Abbiamo rispettato
le previsioni più ottimistiche. Pensare che fino a un mese
fa pensavamo che questo sarebbe stato il nostro punto di arrivo
e che, dopo avere girato per l'Uzbekistan, saremmo tornati qui a
prendere l'aereo che ci avrebbe riportato a casa.
E invece si prosegue, e questo è fantastico! Non ci avrei
mai sperato. Mi dispiace solo una cosa: qui avremmo dovuto incontrare
i miei per trascorrere qualche giorno assieme. Sarebbe stato davvero
bello, dopo tutti questi mesi, incontrarsi qui, come già
l'anno scorso con mio fratello e Barbara a Bangkok. Invece non ce
l'hanno fatta e questo è davvero un peccato.
Usciamo verso le 15:00. Prima di tutto cambiamo un po' di soldi.
100$. Il cambio è 1.080 sum uzbeki per dollaro. E la banconota
di taglio maggiore è di soli 500 sum. Ne consegue che incassiamo
ben 216 banconote! In tutto il giorno non riusciamo a vedere, fra
l'altro, altre banconote, se non tre misere, e rovinate, banconote
da 100 sum. Apparentemente non esiste altra moneta qui e, ovviamente,
non mi cambiano i 2.500 tenge che mi sono avanzati. Eccheppalle!!
Facciamo quindi due passi e ci fermiamo per farci un hot-dog! Fantastico!
Un vero hot-dog, seduti su un tavolino all'aperto, sotto ad un ombrellone.
E una birra! Questa sì che è civiltà! E' questo
l'Uzbekistan?
La nostra via è anche piena di Internet Cafè. Ci infiliamo
in uno per un paio d'ore. Il Turkmenistan è pronto. Tutto
pianificato. Ci hanno chiesto 450$ a testa, 900$ per 6 giorni, in
linea con il nostro budget e un po' meno di quello che ci aspettavamo.
Tutto compreso: hotel, auto, guida, escursioni. Vedremo se ci faranno
un po' di sconto. Costa comunque meno della Cina.
Io studio anche la tratta fra Iran e Turchia. Il passaggio più
complicato sarà da Tabriz ad Ankara, che fra l'altro è
un lungo viaggio di due giorni. Bisogna iniziare a fare un calendario
vero e a decidere bene quando tornare. Potrebbe essere un giorno
fra il 15 ed il 18 ottobre. Vedremo.
Serata in un ristorante qua vicino.
11 settembre 2002, 132° giorno di viaggio,
23:30 (GMT+5, senza ora legale)
Tashkent, Orzu Hotel
Anche volendo è inevitabile: il pensiero corre indietro ad
un anno fa e tutti, credo proprio tutti, almeno per un istante siamo
tornati con la testa a ricordare cosa stavamo facendo in quel momento.
Io ero in riunione, a Milanofiori. Lo ricordo come fosse oggi. Anche
volendo non si può non ricordare. Del resto tutti i canali
televisivi, anche qui, non parlando d'altro: da CNN, a BBC world,
a Rossjia, e chi più ne ha più ne metta.
Undici settembre un anno dopo. Noi siamo a Tashkent. Nonostante
la sveglia presto intorno alle 8:00, tendiamo a poltrire. Colazione
verso le 10:00. La giornata è calda, soleggiata anche oggi,
cielo limpidissimo.
Verso le 12:00 iniziamo a muoverci. Non andiamo molto lontano e
ci fermiamo subito in un baretto qua vicino per un break, sotto
a un pergolato. Poi, saltiamo su un taxi e andiamo alla TNT, presso
l'hotel Intercontinental. Ci sono da fare le ultime spedizioni a
casa: mandiamo indietro una sacca intera di roba, circa 14 kg, con
sacchi piuma, piumini, ecc. E finalmente il bagaglio si riduce notevolmente.
Spediamo anche 84 rullini a Gianluca (56 di diapositive). In totale
io ne ho spediti, fino ad oggi, 166 di diapositive, Emanuela 81
di stampe.
L'impiegata della TNT è totalmente imbranata e fa un casino
pazzesco. Spendiamo la bellezza di 260$, una fortuna! Speriamo bene...
In ogni caso, questa dovrebbe essere stata l'ultima spedizione,
con l'esclusione, forse, dei tappeti che compreremo.
Dopo la TNT, altro taxi e andiamo alla stazione per cercare di fare
il biglietto per Samarcanda. Ci vuole un po' per capirsi. Sta di
fatto che l'unico treno "comodo" parte alle 16:10 e arriva
a Samarcanda alle 22:30. E' tardissimo e non ci conviene affatto.
Certo, il prezzo sarebbe di soli 9$, una pacchia. Ci penseremo.
Torniamo in albergo a piedi attraverso una Tashkent periferica decisamente
da "socialismo reale". Grandi viali alberati pressoché
vuoti, condomini fatiscenti e cadenti degli anni '70 di tipica impronta
sovietica. Un giro oltremodo interessante. Vecchie Lada, Zigulì.
A proposito, ieri abbiamo anche provato un passaggio su una Moscovich.
In albergo ci informiamo per una macchina per Samarcanda: 70$. Ovviamente
rifiutiamo, ma prenotiamo un B&B a 45$ a notte, per tre giorni.
Tentiamo anche inutilmente di rintracciare l'autista che ci ha portato
fin qui dalla frontiera, chiamando al numero che ci ha lasciato.
Di fatto non riusciamo, almeno per oggi, a organizzare la nostra
partenza da Tashkent.
Verso le 17:30 saltiamo su un tram e (per puro caso) ce ne andiamo
alla cattedrale dell'Assunzione. Poi un taxi, e ci facciamo lasciare
in centro, ad Amir Timur Maydoni. Qualche foto.
Il centro di Tashkent è piacevole. C'è un'isola pedonale
con decine di bancarelle, chioschi, artisti, giardini e fontane.
Facciamo una passeggiata. Poi ancora in albergo e quindi Internet.
Dal Turkmenistan ci fanno sapere che sono disposti a scendere a
435$ a cranio.
Cena con qualche spiedino e kebab qui vicino.
Giornata un po' moscia. Del resto, queste città non offrono
granché, valgono giusto la "bandierina".
12 settembre 2002, 133° giorno di viaggio,
23:40 (GMT+5, senza ora legale)
Tashkent, Orzu Hotel
Oggi tocca alla maratona cittadina. La giornata è calda e
soleggiata come al solito. Emanuela è silenziosa, accusa
il caldo e ha mal di testa, è stanca.
[...omissis...]
La mattinata inizia tentando di risolvere il problema di come andare
a Samarcanda. Il nostro autista dell'altro giorno non si riesce
a rintracciare in alcun modo. Ogni volta che telefoniamo non c'è,
e la moglie parla solo russo. Per quanti sforzi Emanuela faccia,
non si capisce nulla.
Proviamo dunque a chiamare un po' di radio-taxi. Emanuela si dà
da fare con il suo anglo-russo e alla fine troviamo una compagnia
che ci offre il passaggio a 45$. Non è male. Fissiamo la
partenza per le 11:00 di domani. Ci costa circa 20-25$ più
del treno, ma almeno non abbiamo il problema degli orari, ci vengono
a prendere in albergo, ci depositano (si spera) all'altro albergo.
Quindi, molto meglio.
Andiamo quindi a pagare l'albergo e lasciamo anche 50$ a cranio
all'agenzia per la sponsorizzazione del nostro visto. Emanuela si
arrabbia perché non accettano la carta di credito. Vabbè.
Fermiamo un taxi e ci facciamo portare, intorno alle 11:30, alla
Madrasa di Kukeldash, il vecchio centro cittadino. Questa madrasa
del XVI secolo è davvero bella ed è un piccolo assaggio
di quello che dovremmo trovare a Samarcanda e a Bukhara.
La facciata è tutta decorata con le famose piastrelle blu
e turchesi che hanno reso famosa in tutto il mondo l'architettura
di questi luoghi. Il blu e il turchese contrastano decisamente con
il colore argilla dei mattoni ed il cielo blu intenso.
Dalla madrasa ci spostiamo nel bel Chorsu Bazar, il cuore della
città vecchia. Il bazar è coloratissimo, pulito, ricchissimo
di frutta, verdura, carne, spezie. Uno spettacolo, pieno di donne
uzbeke colorate.
Veniamo invitati a mangiare anguria e melone da un gruppo di uzbeki.
Non ci chiedono nulla, tutto offerto dalla casa. Si sta benissimo
e ne viene fuori anche qualche bella foto.
Anche questa gente, come già i nomadi mongoli, i tibetani,
gli uyghuri e i kirghizi, ci lascia il proprio "indirizzo"
per farsi mandare la foto. Mi piange davvero il cuore a mentirgli,
sapendo bene che non gliela manderemo mai: il fatto è che
molti non sanno nemmeno scrivere e per noi è praticamente
impossibile anche solo cercare di trascrivere quello che loro cercano
di dettarci, tanto più che, anche quelli che saprebbero leggere,
usano quasi sempre un alfabeto diverso dal nostro!
Dopo il bazar iniziamo un pellegrinaggio intorno e dentro alla città
vecchia, alla ricerca della piazza Khast Imom, il cuore religioso
del Paese. In questa piazza ci sono una bella moschea ed una madrasa
in restauro. Ci vuole un bel po' a trovarla. La città vecchia
è un labirinto di corridoi e case di argilla e fango, senza
alcuna indicazione.
Cerchiamo di seguire le indicazioni, per niente chiare, della Lonely
Planet, ma per un po' non ne veniamo a capo. Chilometri a piedi
sotto un sole piuttosto rovente. A un certo punto chiediamo ad alcuni
ragazzi, che ci guidano dentro al labirinto. Siamo da soli, come
al solito, con loro, carichi con tutti i soldi e le nostre vistose
macchine fotografiche. Non è proprio una situazione brillantissima
ed Emanuela è stanca e un po' nervosa. Abbandoniamo i ragazzi
e ripercorriamo il labirinto a ritroso fino alla strada principale.
Ancora un po' di giri a vuoto, altri chilometri, e alla fine troviamo
questa piazza. Non è niente di che, ma la città vecchia
è comunque interessante, caratterizzata da una strana rete
di gasdotti che corrono in mezzo alla strada, sopraelevati.
Un vecchio ci attacca bottone e ci fa segno di sederci di fianco
a lui. Così facciamo e nella mezz'ora che segue, in uzbeko
stretto, questo bel tipo ci racconta senza sosta quella che probabilmente
è tutta la sua vita. Peccato non capire un accidente di quello
che dice...!
Ci mettiamo dunque alla ricerca di un nuovo taxi. Questa cosa, a
Tashkent, come già in tutta la CSI, non è proprio
facile. Di fatto qui i taxi non esistono e allo stesso tempo, potenzialmente,
qualunque veicolo all'occorrenza è un taxi. Bisogna solo
mettersi in un angolo e aspettare. Prima o poi si ferma una macchina,
o si viene avvicinati da qualcuno. La gente locale ferma direttamente
qualunque auto di passaggio!
Insomma, dopo un po' ci avvicina un tipo, come al solito, ci chiede
se vogliamo un taxi e dove vogliamo andare. In questo modo paghiamo
800 sum. Se invece fermiamo noi un auto di proposito, 1.000 sum.
Se addirittura si chiama un vero "radio-taxi" (ossia un
auto normale che monta un impianto CB a bordo), si spendono 2.000
sum, circa 2$.
Andiamo dunque sulla Navoi, una grande via sulla quale dovrebbero
affacciarsi tre mausolei. In realtà sono tre piccole costruzioni
circondate da alti e fatiscenti edifici moderni. Un pacco. Più
o meno Tashkent finisce qui.
Stanchi e accaldati ci facciamo portare da un altro "taxi"
all'hotel Uzbekistan, in centro. Qui, con la complicità di
un portiere d'albergo, riesco a cambiare (in nero, ovviamente) i
miei 5.000 tenge kazaki in 15.000 sum uzbeki. Non un gran cambio,
ma tant'è non avevamo molta scelta.
Quindi, verso le 18:00, ce ne torniamo in albergo a riposare un
po'.
Più tardi solita puntata all'Internet Cafè. La nostra
amica turkmena è scesa al prezzo finale di 425$ a cranio
tutto compreso. Ottimo.
La cattiva notizia è che, da quanto vediamo, TNT non ha preso
in consegna la sacca spedita ieri e apparentemente ha spedito solo
le fotografie. Questo è un bel casino e dovremo cercare di
risolverlo domani prima di partire. Se si perdono i nostri 14 kg
di bagaglio è davvero un disastro!
Finiamo la serata in un ristorante "in". Conto a quasi
22.000 sum, uno sproposito. Ma la cosa assurda è che *non*
accettano carte di credito e dobbiamo pagare con quasi cento banconote.
Incredibile.
Questi giorni abbiamo peraltro scoperto che oltre alla banconota
da 500 sum esistono anche quelle da 200, 100, 50, 25 e persino 10...
Tutta carta straccia.
Insomma, lasciamo dunque anche questa città e domani muoviamo
(speriamo!) alla volta della leggendaria Samarcanda, che in ogni
caso rappresenta l'ultima grande tappa di questo viaggio dopo Mosca,
Pechino, Lhasa,
l'Everest e Kashgar.
Sì, Samarcanda è l'ultima vera "boa", prima
di incamminarsi verso casa. Ormai ci manca circa un mese. E volerà.
Il bilancio delle tre capitali - Tashkent, Almaty e Bishkek - è
piuttosto facile. Bishkek è certamente la più piacevole
delle tre, la più tranquilla, la più riposante, con
quella sua aria provinciale. Tashkent è senza dubbio quella
con più personalità: è una città a tutti
gli effetti ed è anche molto araba, sotto certi aspetti.
Almaty è decisamente la più insignificante, si salva
per via della bella corona di montagne innevate intorno alla città,
ma per il resto è solo una sequenza di quadrati verdi e grigi,
niente di più.
Da domani abbandoniamo comunque queste atmosfere quasi "occidentali"
e/o milanesi, e torniamo verso il deserto. Che ci accompagnerà
fino in Turchia.
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dal 3/9 all'8/9 |
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