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13 settembre 2002, 134° giorno di viaggio,
21:15 (GMT+5, senza ora legale)
Samarcanda, Furkat Hotel - Tappa 290 km.
Solo il mito di Atlantide può forse reggere il confronto
con quello di Samarcanda. E qui noi siamo, nell'antica capitale
di Tamerlano, Samarqand, dopo 28.000 km di Asia. Qui iniziamo il
grande "trittico", Samarcanda, Bukhara e Khiva, e qui
doppiamo la nostra ultima boa, l'ultimo mito, prima di correre definitivamente
ad ovest, verso la nostra vecchia Europa.
Samarqand inizia con un vecchio cartello sbilenco di metallo bianco,
alla periferia di una città come tante altre. Per arrivarci
abbiamo percorso una discreta superstrada a quattro corsie da Tashkent,
a bordo di una Volga 3110 nera guidata da un silenziosissimo autista.
Due sole parole in quattro ore: "Samarqand", alla partenza,
e "Photo", quasi all'arrivo... Con ordine...
Sveglia alle 8:30 questa mattina. Emanuela sta male, forti crampi
allo stomaco. Qualcosa le ha evidentemente fatto male ieri. Sfiga,
proprio la giornata più "in" della nostra tratta
in Asia Centrale.
C'è prima da risolvere la faccenda della TNT. Telefoniamo
e ci assicurano (alla terza telefonata) che non si sono persi il
nostro bagaglio, ma che è solo fermo in magazzino in attesa
di partire. Mah... Fatto sta che andiamo via da Tashkent senza la
certezza che il nostro bagaglio non sia andato perso.
Alle 11:00, puntuale, si presenta il nostro tassista, contattato
ieri. 45$ per Samarcanda, in linea con i taxi collettivi, non male.
Il viaggio è lungo poco meno di 300 km. La giornata è
calda è soleggiata.
Niente da segnalare lungo la strada, che corre attraverso pianure
interamente coltivate e campagna. Unica nota, si deve sconfinare
in Kazakhstan per circa una trentina di chilometri. Si passa la
frontiera, ma i controlli sono rapidi e per fortuna non ci sono
noie con i passaporti. In teoria, noi non possiamo né tornare
in Kazakhstan, né rientrare in Uzbekistan una volta che ne
siamo usciti!
A qualche chilometro da Samarcanda c'è una grande scritta
"Samarcanda" contro una montagna e facciamo accostare
la macchina per fotografarla. Errore!! C'è un posto di blocco
della polizia proprio lì (molti altri ne abbiamo passati
lungo la strada, tutti senza noie). La polizia ci ferma e il nostro
autista ha il suo bel da fare per mollare i poliziotti. 5.000 sum
di "multa", chiamiamola così, che finiscono inevitabilmente
sul nostro conto totale, 5$ in più. Tutto sommato c'è
andata bene.
Il bello è che noi, contrariamente a tutto quello che ormai
ci aspettiamo, non siamo minimamente stati presi in considerazione
dalla polizia...
Samarcanda inizia dunque con un normale cartello... Faccio davvero
fatica a crederci, siamo davvero qui! Il territorio qua attorno
inizia ad essere più stepposo-desertico di quanto non sia
intorno a Tashkent. La città appare pulita, ordinata, verde.
Il nostro autista gira una buona mezz'ora per trovare il nostro
albergo, ma con nostra piacevole sorpresa non ci "vende"
ad alcun tassista locale, come accade di solito e come ci aspettavamo.
Poco prima di arrivare all'hotel, ecco, passiamo davanti al leggendario
Registan! E' da rimanere senza parole, oltre le aspettative!
Il nostro hotel, un bed & breakfast budget, è davvero
grazioso e si trova in posizione davvero strategica e insuperabile:
dentro alla città vecchia, a fianco del Registan, con la
posta proprio a 20 metri! E' bellissimo, con un cortile interno
dove prendere il tè. Una vecchia casa uzbeka ristrutturata
a nuovo. Ci costa 45$, camere belle, con tappeti, bagno, tv e aria
condizionata, ringhiera comune con fuori tavolino e sedie private,
dove mi trovo io adesso.
Davvero un posto notevole, padroni di casa gentilissimi. Qui alloggia
anche un gruppo di francesi e un gruppo di soldati americani che
arrivano evidentemente dall'Afghanistan (distante 300 km a sud).
Uno di loro ha la maglietta "Enduring Freedom"...
Emanuela sta proprio male, è fuori combattimento. Siamo arrivati
verso le 16:00 e c'è una luce stupenda, il Registan è
qui davanti a noi. Io mi faccio un tè nel cortiletto.
Verso le 18:00, dopo che Emanuela si è ripresa un po', usciamo
per fare un giretto. Ovviamente andiamo al mettere il naso sotto
al Registan, che è magnifico, grandioso, spettacolare. Questo
complesso, costruito fra il 1400 ed il 1600, formato da tre grandi
madrase volute da Tamerlano e dai suoi discendenti, è tranquillamente
all'altezza delle nostre grandi cattedrali e opere architettoniche.
Interamente costruito con mattoni di argilla e piastrelle azzurre,
blu e turchesi che disegnano mosaici grandiosi. Minareti altissimi,
colorati. Stupendo in questa luce limpidissima del tramonto. Altro
che Taj Mahal!
Samarcanda ci dà davvero un grande benvenuto. Gironzoliamo
un po' li attorno, troppo tardi per le fotografie, e poi c'è
uno spettacolo per giapponesi proprio nella piazza del Registan,
con un palco che rovina tutto. La gente ci ferma, ci saluta, la
polizia in giro (tanta!) è gentile. Incredibile!
Emanuela torna in albergo e io giro un po' da solo per il quartiere.
Qui Samarcanda, dove città vecchia e città nuova si
incontrano, è verde, bella e pulita. La gente è cordiale.
Ci sono tanti locali che servono spiedini, tavoli all'aperto, musica
araba per le strade... Samarcanda...! Ma siamo proprio qui??
Ci facciamo faxare dall'Orzu Hotel a Tashkent
le ricevute della registrazione del visto all'OVIR, che ci eravamo
dimenticati di ritirare prima della partenza! Una gravissima dimenticanza.
Quindi, verso le 20:00, ce ne andiamo a cena sotto al Registan,
in uno di questi locali all'aperto. Emanuela non cena, per me spiedini
e birra. La serata ha un clima stupendo ed è davvero bella.
Un vero peccato che i miei non siano riusciti a raggiungerci.
Dopo cena telefono ad Andrea. Samarcanda... La leggendaria Samarcanda...
Ma siamo davvero qui??
Adesso Emanuela dorme. Io sono qui, sul terrazzo, seduto al tavolino.
Mi concedo una sigaretta e la bottiglietta di whisky comprata all'aeroporto
di Delhi per raccogliere la sabbia del deserto del Turkmenistan.
Mi godo questa bella serata a Samarcanda, affacciato sul cortile
del nostro hotel. Musica leggera in sottofondo...
Ecco... Adesso sono in pace con me stesso. Questo viaggio mi ha
dato quasi tutto quello che sognavo potesse darmi. Non mi ha dato
il Pakistan, non il Nanga Parbat, né il K2, ma tutto il resto
sì, anche oltre qualunque aspettativa. Questo grande sogno
è stato realizzato. Adesso posso tornare a casa e iniziare
a sognare qualcosa di nuovo e altrettanto grande. E tornerò
a casa con un nuovo grande piano in mente. L'anello che qui lasciamo
indietro, fra Pakistan, Afghanistan e Tagikistan: la strada del
Pamir, il Kyber Pass, l'Irkeshtan Pass, Osh, la Karakoram Highway
integrale.
Sì, so che nella mia vità tornerò, per questo.
E, continuerò a sognarlo, per salire il Muztagh
Ata.
14 settembre 2002, 135° giorno di viaggio,
22:10 (GMT+5, senza ora legale)
Samarcanda, Furkat Hotel
Emanuela continua a non stare bene. La partenza quindi, stamattina,
è un po' lenta, a dispetto di quello che avevamo programmato.
Peraltro non è che io mi sbatta molto e me ne rimango a letto
un po' di più. Colazione, bella, nel cortiletto, accovacciati
sui tappeti intorno al tavolino basso, come usa da queste parti.
Giornata ovviamente calda e soleggiata, ma sempre molto limpida.
Verso le 10:00 ci mettiamo in moto. Per prima cosa estendiamo di
una giornata la prenotazione qui. Quindi, prenotiamo l'albergo per
Bukhara, un altro B&B. Per la macchina pare che non ci siamo
problemi e che per 35$-40$ si possa fare.
Ce ne andiamo quindi al Registan e ci trascorriamo un buon paio
d'ore di seduta fotografica. E' davvero notevole questo complesso
di madrase che è il simbolo stesso di Samarcanda. Imponente
e maestoso. Le decorazioni a piastrelle turchesi e blu sulle mura
e sulle torri sono bellissime, ma l'interno è ancora più
ricco. E' senza dubbio all'altezza delle grandi opere architetturali
della nostra Europa.
All'interno delle madrase ci sono piccoli e graziosi negozi di souvenir,
che non deturpano lo scenario. Qui è molto diverso dalla
Cina. Turisti ce ne sono, ma non un'enormità: francesi, americani.
Italiano non ne vediamo e di turisti autonomi come noi davvero quasi
zero. Un'altra coppia di ragazzi, una coppia di signori, forse olandesi.
Basta.
Verso le 13:00 ce ne andiamo alla moschea Bibi-Khanym, un altro
grandioso esempio di architettura timuride, attualmente in restauro
(e ricostruzione). Quindi sosta al coloratissimo e vivace bazar,
dove un altro paio di rullini se ne vanno. Proseguiamo per il mausoleo
di Shahr-i-Zindah ed infine, distrutti ed accaldati, verso le 16:00
ce ne torniamo in albergo, dopo un altro passaggio dal Registan
per cogliere le luci pomeridiane.
Un po' di riposo nel tardo pomeriggio e cena in un ristorante davanti
al Registan. Soliti spiedini e insalata, praticamente mono-dieta
quaggiù. Chiude la serata un rapido collegamento su Internet
per un check della posta e delle nostre spedizioni a casa con TNT.
Collegamento caro, dall'hotel, 5$ all'ora.
E di nuovo qui sul terrazzo, in questa piacevole serata a Samarcanda...
Solo, non sopporto questi militari americani in gita turistica.
15 settembre 2002, 136° giorno di viaggio,
21:00 (GMT+5, senza ora legale)
Samarcanda, Furkat Hotel
Giornata di sole caldo a Samarcanda, vento e serata freschina. Aria
limpidissima. Tocca a me stare poco bene. Di nuovo problemi intestinali.
Tant'è, lasciarsi andare all'alimentazione locale continua
a colpirci, ma qui non ci sono alternative. Probabilmente è
la verdura cruda, lavata con acqua locale.
Fra una cosa e l'altra ci muoviamo con molta calma verso le 11:30.
Poiché è l'ora più calda e il sole è
a picco, decidiamo di invertire il nostro programma. Prima ce ne
andiamo verso il centro della città nuova per fermarci qualche
ora in un Internet Cafè. Qui io vado avanti con la mia nuova
newsletter.
Verso le 15:30, quando la luce inizia ad essere perfetta, andiamo
al mausoleo di Guri Amir, che di fatto è la tomba di Tamerlano,
nonché un altro dei simboli di Samarcanda. Ci facciamo anche
un giro ai vicini mausolei di Rukhobod e Ak-Saray, più modesti,
ed un giro per le stradine pulite e tranquille della città
vecchia. Molto interessante.
Poi, riprendiamo la nostra passeggiata lungo le strade alberate
della Samarcanda nuova, decisamente sovietica e anonima. Oggi è
domenica e, a parte qualche matrimonio, in giro non c'è praticamente
nessuno.
Verso le 17:00 saltiamo su una specie di taxi (o quello che ne rimane...)
e ce ne torniamo all'hotel. Corsa: 500 sum. Finiamo il pomeriggio
seduti a dei tavolini all'aperto davanti al Registan, che comunque
rimane insuperato.
Cena nello stesso ristorante di ieri sera. Tutto sommato la giornata
finisce qui. Samarcanda è comunque decisamente più
piccola e concentrata di quello che pensavamo e, a dire il vero,
saremmo potuti anche partire domani. Ma abbiamo deciso di fermarci
un giorno in più per fare un'escursione a Shakhrisabz, circa
90 km a sud di Samarcanda, giusto per non fermarci alla rotta classica
in Uzbekistan e vedere qualcosa anche un po' al di fuori. Altrimenti
qui avremmo mantenuto il vantaggio acquisito a Tashkent sulla nostra
tabella, che invece, così, pareggiamo.
Va bene così, continuiamo a mantenere la nostra andatura,
in ogni caso, ormai, la strada è tracciata.
Oggi abbiamo anche approfittato per registrarci anche qui a Samarcanda.
A quanto pare si fa direttamente in hotel.
16 settembre 2002, 137° giorno di viaggio,
22:40 (GMT+5, senza ora legale)
Samarcanda, Furkat Hotel - Tappa 200 km.
Questa mattina, dopo un passaggio in banca a ritirare un po' di
dollari e cambiare il solito chilo di som, partenza come previsto
per Shakhrisabz. Il viaggio scorre via piacevole, è circa
mezzogiorno, la giornata a Samarcanda è fresca, ma sulle
montagne e nella valle di Shakhrisabz è decisamente calda.
Lungo il percorso poco da segnalare. Si attraversa un passo fra
montagne piuttosto aride e fa impressione pensare che lungo questa
stessa strada, non molto tempo fa, i russi transitavano avanti e
indietro durante la campagna in Afghanistan. La frontiera è
circa 300 km a sud, ma qui si respira già aria afghana...
Attraversiamo una bella gola e villaggi interessanti, solo non vediamo
alcuna traccia delle famose case uzbeke che abbiamo visto in abbondanza
in Xinjiang! Incredibile! E pensare che qui dovrebbe esserne pieno.
Shakhrisabz è una cittadina come mille altre, ma interessante.
Qui visitiamo il palazzo Ak-Saray di Tamerlano, o meglio, quello
che ne resta: i piloni portanti di un portale alto 40 metri, interamente
decorati a mosaici. Era l'architettura timuride più grande
del mondo e fa impressione il solo vedere ciò che ne è
rimasto.
Ci sono i soliti matrimoni e un bel po' di donne (tagike? Uzbeke?)
che si fanno fotografare.
Quindi, visita alla moschea di Kok-Gumbaz e alla cripta di Tamerlano.
Anche qui monumenti interessanti, perlopiù in fase di restauro.
Il bazar offre sicuramente lo spunto fotografico più interessante
e anche qui la gente si fa fotografare volentieri. Ne approfittiamo
anche per uno spuntino. Il mio stomaco continua peraltro ad avere
qualche problema, ma qui non c'è alcuna possibilità
di cambiare dieta, se non saltare del tutto!
Verso le 15:30 ripartiamo ed alle 17:00 siamo di nuovo a Samarcanda.
Giro per la zona universitaria a caccia di Internet. Quindi, cena
all'ombra del Registan ed io chiudo la serata ancora su Internet
a finire la mia newsletter.
Così si chiude Samarcanda, domani nuova partenza, per Bukhara.
Ieri mi ha telefonato il Dingo! Ad occhio direi che fra un mese
esatto arriveremo a casa, giorno più, giorno meno. Attualmente
il 16 ottobre è la data più candidata, secondo i nostri
calcoli. Non voglio pensarci...
Stasera a Samarcanda fa freddino e tira vento forte. Cadono anche
le foglie e tutta la campagna inizia a tingersi di giallo. Sta arrivando
l'autunno e per noi sarà la terza stagione in viaggio. E'
da queste cose che realizzo da quanto siamo in giro e quanto questo
viaggio sia davvero lungo...
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dal 9/9 al 12/9 |
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