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ASIA OVERLAND 2002

 

 

ASIA OVERLAND 2002: DIARIO DI VIAGGIO
Tratta 3: in Mongolia
 
dal 25.05.02 al 29.05.02: il deserto di Gobi
dal 30.05.02 al 04.06.02: la Mongolia centrale
dal 05.06.02 al 08.06.02: ritorno ad Ulaan Baatar

25 maggio 2002, 23° giorno di viaggio, 19:30 (GMT+8, con ora legale)
Aimag di Dundgov, campo ger di Dundgobi - Tappa 280 km.

Ci troviamo circa 280 km a sud di Ulaan Baatar, regione del Middle Gobi. Siamo letteralmente "in the middle of nowhere"! Se mai sono stato in un posto più fuori dal mondo di questo, proprio non me lo ricordo.

Stamattina partenza alle 10:15 circa, con la nostra nuova guida Turü, o Turo, qualcosa del genere (*). Diciamo Turo. Appare subito molto più sveglio di Tuya. Parla un discreto inglese, è già stato altre volte nel Gobi. Quest'anno è al suo primo viaggio. Aji ha caricato la UAZ: due serbatoi pieni, più una tanica, 36 litri d'acqua (dove non lo so, ma dicono che ci sono). Partiamo così per il Gobi.
Dopo circa una trentina di chilometri da UB di discreta strada asfaltata, inizia il ballo: Aji sterza di colpo verso sud, inforca una pista sterrata nella steppa e via. Da qui in poi è tutto indescrivibile! Facciamo letteralmente più di 200 km di steppe completamente vuote, qualche montagna, e basta, in parte su piste sterrate, in parte nel nulla... *NULLA*. Semplicemente, Aji punta una direzione nella steppa vuota e va! Incontriamo solo nomadi qua e là, e talvolta Aji e Turo si fermano a chiedere indicazioni per scegliere la direzione giusta. E' il famoso GPS, "Ger Positioning System"! E' impossibile capire come si orientino. Ad ogni ger perso nel nulla ci si ferma, si scambiano due parole, i nomadi disegnano le direzioni nella sabbia e si riparte! In alcuni momenti confesso che è un po' da agorafobia, per non dire inquietante.
Si vedono falchi, aquile, roditori, cammelli, cavalli. In certi momenti, fotografie a raffica! Sosta in mezzo al nulla e colazione al sacco intorno alle 13:30. Davanti a noi pascolano dei cammelli. Il nostro sacchetto contiene riso, pollo, patatine, pomodori.
La strada è dura, di fatto facciamo nove ore di salti come ad un rodeo. A circa 60 km dalla nostra destinazione buchiamo. Aji sostituisce prontamente la ruota. A dispetto dei nostri timori, sono le nostre due guide a fermarsi nei posti giusti per fotografare, e praticamente non perdiamo un'occasione. E, nonostante le nostre preoccupazioni, alle 19 circa arriviamo in questo campo ger assurdo, completamente perso nel nulla, circa 30 km a sud di Erdenedalai. Non c'è nessuno oltre a noi. Incredibile e pazzesco. Spira vento del Gobi, è l'unico rumore. Intorno, il vuoto totale. Non abbiamo idea di come lo abbiano trovato, ma lo hanno trovato. Il tempo è bello, la temperatura piacevole.

Secondo il piano, da ciò che ho capito, siamo circa a 100 km dalla nostra meta teorica, ma vabbè, eravamo davvero stanchi. E comunque questo campo ger è mille volte meglio di quello di Terelj ed è molto più bello. Non sono mai stato in un posto così, è davvero indescrivibile... il nulla... e qui è ancora niente, questa è la parte più "facile". Siamo solo al primo giorno... Stasera a cena riso e montone.

22:30. Notte nel "nowhere"... C'è una luce incredibile questa sera. La luna è quasi piena. C'è stato un tramonto "namibiano" e si sta preparando una stellata da favola. Pare che siano transitati due turisti un paio di giorni fa, e altri nove una settimana fa. Ma stasera il deserto è tutto nostro.
Questo deserto, questa parte del Gobi, è verde di questa stagione. E' una buona annata per il pascolo. Più a sud, domani, sarà tutto arido.
A cena si chiacchiera molto, la compagnia è piacevole, non come con Tuya. Aji ha riparato la gomma aiutato dalla gente del posto. Ci vogliono 600 colpi di pompa a mano per ottenere la pressione giusta. Aji e un altro tipo si danno il cambio ogni 50 colpi.
Domani ci aspetta una tappa ancora più lunga. Adesso c'è solo il rumore del generatore di corrente a petrolio, utilizzato per fare un po' di luce con una lampadina. Quando lo spegneranno ci sarà il silenzio totale.

Nota: in questo ger la stufa è alimentata a sterco animale. Qua è tutto piatto e vuoto, non c'è l'ombra di un albero nel raggio di centinaia di chilometri. Non c'è alcuna forma di comunicazione. Siamo completamente isolati!

(*) Come già in precedenza per Aji (Aagii), abbiamo scoperto in seguito che la trascrizione corretta del nome del nostro interprete era Tooroo. Qui è stata mantenuta la traslitterazione originale, improvvisata, usata nel diario.

26 maggio 2002, 24° giorno di viaggio, 19:45 (GMT+8, con ora legale)
Aimag di Ömnögov, campo ger di Juulchin Gobi- Tappa 350 km.

Circa 600 km a sud ovest di Ulaan Baatar, Gobi Meridionale. Anche oggi, nonostante ci siamo persi alcune volte, ce l'abbiamo fatta!

Nottata discreta, non fredda, tranne un po' verso l'alba. Silenzio impressionante. Sveglia alle 7:30. Viene una donna ad accenderci la stufa. La mattinata è fresca e c'è una bella aria. Anche Emanuela è riuscita a dormire. Alle 9:15 partenza, la tappa è molto lunga, circa 350 km. Prima sostiamo ad Erdenedalai, un villaggio polveroso a circa 30 km di distanza, dove visitiamo un inaspettato bel monastero buddista. All'interno monaci che cantano. Turo fa un'offerta per farci benedire per il viaggio (!). Facciamo anche rifornimento all'unica pompa di benzina funzionante.

La tappa di oggi è assolutamente straordinaria. Per circa 200 km attraversiamo piste quasi invisibili, a volte nel vuoto assoluto. Non si incontra anima viva per ore, a differenza di ieri, è davvero inquietante. A un certo punto incrociamo un pozzo, dove sono radunati dei nomadi con le loro pecore. Aji si fa una sigaretta insieme a loro. Poi, c'è una tratta lunga circa 100 km, prima di Mandaal-Ovoo, di deserto fatto solo di ghiaia nera, completamente piatto. Sembra di stare in mezzo al mare e il calore è fortissimo. Molti miraggi. Su questa tratta Aji riesce a viaggiare anche ad 80 km/h. Nessun altro mezzo, incontriamo solo una motoretta all'inizio della piana (!), niente vita tranne cammelli. Vediamo moltissimi cammelli.
Al termine del pianoro di 100 km ci fermiamo per pranzo. Di ombra neanche a parlarne, solo sabbia, ghiaia nera e arbusti. Ripartiamo e attraversiamo una zona di piccole dune con arbusti. Qui la pista è micidiale, saltiamo come matti e ci sono molte tracce. Un casino. E infatti ci perdiamo! Aji, come al solito, lascia completamente la traccia in prossimità di una catena di rilievi neri vulcanici e si inoltra nelle sabbie. Devo dire che sono piuttosto preoccupato.
Incredibilmente, dopo circa dieci minuti, incontriamo un accampamento di geologi francesi! Sono in questa zona da due mesi. Ci consigliano di tornare sulla traccia che abbiamo appena abbandonato, e così facciamo. Di nuovo sabbia e arbusti, qualche rilievo, poi ancora una pista davvero tosta e quindi ancora un'ottantina di chilometri di vuoto spinto, tracce flebili, moltissime che si incrociano fra loro, e ghiaia, e sabbia. Aji guida a vista.
Al termine sbuchiamo sul bordo di un bellissimo canyon rosso fuoco. Aji e Turo ci confermano che siamo a Bayanzag. Facciamo un po' di fotografie. Il viaggio è davvero spettacolare. Certo, in alcuni momenti è difficile, molto, ed inquietante. Quando finiamo la benzina del primo serbatoio la macchina non riparte. Aji non fa una piega, "entra" letteralmente dentro al motore e fa ripartire la UAZ.
Comunque si continua a non incontrare più nessuno a cui chiedere indicazioni, questa area è davvero remota. Il Gobi Meridionale fa abbastanza paura, quanto meno incute timore.

Alla fine, usciti dagli altipiani e dal canyon, ci perdiamo di nuovo, ma finalmente, alle 18, riusciamo a raggiungere la nostra destinazione, il campo ger di Juulchin Gobi. E' uno stupido campo iperorganizzato ed iperefficiente, peggio di Terelj, con l'aggravante che incrociamo una carovana allucinante di giapponesi chiassosi ed invadenti. Non ci voleva! Una giornata così avventurosa rovinata alla fine da questo campo. Vabbè.
Qui arriva anche il telefono, atterrano aerei, c'è il karaoke e organizzano spettacoli folkloristici (per fortuna siamo fuori stagione e non c'è nulla di tutto questo, in realtà). Nonostante questo campo, comunque, il viaggio è stato probabilmente uno dei più duri, o forse il più duro, mai affrontato a mia memoria, ed anche il più affascinante. Il Gobi, fino ad ora, non ha affatto deluso. E le nostre due guide formano una coppia eccezionale.
Turo segue la religione sciamanica. A tavola e dopo cena chiacchieriamo insieme.

27 maggio 2002, 25° giorno di viaggio, 18:30 (GMT+8, con ora legale)
Aimag di Ömnögov, campo ger di Juulchin Gobi- Tappa 70 km.

Temperatura 27.7°C. Qui siamo circa a 1.500 m. Oggi giornata leggera. La notte è trascorsa calda e tranquilla nel Gobi Meridionale, fino alle cinque del mattino. Poi si sono svegliati i giapponesi e si è alzato un vento pazzesco. Avrei ammazzato i giapponesi, che finalmente, alle sei, partono lasciandoci soli al campo. Ormai però non riusciamo più a riaddormentarci, anche perché il vento fa sbattere la chiusura del tetto del ger e fa un casino pazzesco.
Ci alziamo a fatica alle 9, abbiamo entrambi un po' di influenza, solito mal di gola, raffreddore e facciamo fatica a respirare. La giornata è stupida, c'è vento forte ed è nuvoloso. Una quantità notevole di sabbia nell'aria.

Verso le 10:30 partiamo per raggiungere il parco nazionale del Gurvansai Khan, precisamente la gola di Yolyn Am, una stretta valle nella catena del Gurvansai Khan Nuur che si estende davanti a noi e che delimita le grandi dune formate dalle sabbie del Gobi Meridionale, estese fino in Cina (la frontiera si trova circa 150 km a sud da qui), verso le quali andremo domani.
Dal campo a Yolyn Am ci sono poco meno di 40 km. Nonostante questo ci vogliono almeno un paio d'ore di tentativi prima di imboccare la pista giusta :-)

Dall'entrata del parco nazionale la strada si inoltra per circa 10 km in una stretta valle. Credo siamo circa a 1.800 m, ho lasciato l'altimetro al campo. Massimo 2.000 m. Ci fermiamo per fotografare alcuni stambecchi (!) e le rare pecore argali. Dal termine della strada, un'ora di cammino in una bella valle ci porta ad una stretta gola dove si trova un piccolo nevaio ghiacciato che riempie la gola per tutto l'anno. E' molto bello e suggestivo, e soprattutto l'intera valle è per noi soltanto. Non c'è anima viva, solo falchi, avvoltoi e stambecchi.
Esploriamo il piccolo ghiacciaio fino a dove la neve regge il nostro peso. Sotto scorre un fiume ed è un po' pericoloso. La gola è davvero bella. Quindi, torniamo indietro al campo. Scendendo dall'altopiano che precede le montagne, si apre davanti a noi il panorama infinito del Gobi Meridionale avvolto dal vento sabbioso. Davvero impressionante. Arriviamo alla base alle 14:30.

Il tempo peggiora, c'è ora un vento fortissimo, si vedono alcuni tornado di sabbia all'orizzonte, il cielo è color latte e cade anche qualche goccia di pioggia. In questa area si trovano, fra l'altro, moltissime ossa di dinosauro. Qui si respira davvero l'alba della vita e dell'uomo. Siamo al centro della storia del pianeta, la sensazione è fortissima.

Pranzo esagerato, come al solito questi giorni. Non riusciamo a spiegare a Turo che vorremmo praticamente saltare. Oggi, insalata di carote, zuppa di verdure, ravioli di montone, tè, macedonia. Alle 3 del pomeriggio! A parte questo, le nostre guide sono sempre all'altezza, soprattutto Aji, che è davvero un personaggio. Praticamente si esprime solo a suoni gutturali, ma come driver è formidabile.
Pomeriggio di nulla facenza. Siamo tutti e due un po' scassati e stanchi, e questa giornata di sosta ci voleva. Stasera c'è quiete al campo. Ora il vento è cessato, il cielo è frastagliato di nuvolette ma c'è un sole caldissimo, ci sono circa 28°. L'aria è secchissima come al solito e questo tardo pomeriggio nel deserto del Gobi è di grande atmosfera. Andrò a farmi una doccia...

28 maggio 2002, 26° giorno di viaggio, 20:10 (GMT+8, con ora legale)
Khongoryn Els, campo ger di Juulchin Gobi 2 - Tappa 210 km.

Temperatura 28°, ma sulle dune, un paio d'ore fa, eravamo oltre i 35°. E così ce l'abbiamo fatta anche oggi! Abbiamo infine raggiunto la mitica Khongoryn Els. Diciamolo subito: in qualche modo Soussousvlei aveva un altro fascino, anche se molto alla lontana tutto questo ne è parente stretto. Forse era perché era la prima volta, forse che eravamo senza guida, forse che erano le luci dell'alba e non quelle del tramonto, o forse, semplicemente, era Africa. Sta di fatto che qui, per quanto il luogo sia davvero bello e meriti senza dubbio, non c'è la stessa atmosfera che c'era laggiù.

Rieccomi qua, adesso sono circa le 22:00, sto seduto davanti alle dune di Khongoryn Els, su un seggiolino quadrato davanti alla porta del nostro ger. E' stata, anche oggi, una giornata assai avventurosa. Il cielo è ancora chiaro, si riesce a scrivere. Il tempo è stupendo e c'è un po' di vento fresco, ci sono circa 24° ora. Qui non c'è luce elettrica. A differenza di Juulchin Gobi, qui non c'è niente a dire il vero.

Stamattina siamo partiti alle 9:30. Per circa un paio d'ore siamo andati a caccia di un accampamento nomade dove fare conoscenza con una famiglia locale. Alla fine troviamo un ger, come al solito non si sa bene come, dopo avere chiesto indicazioni per almeno tre volte ai "passanti"... non saprei come altro chiamarli, e mi scappa da ridere. Il Gobi è una delle regioni meno abitate del mondo...
All'interno del ger, siamo ricevuti dalla famiglia nomade. La donna più anziana ci offre del tè salato (non male) e latte fermentato di capra. E' fortissimo e acido, lo assaggiamo appena e lo lasciamo lì. Facciamo un po' di conversazione con l'aiuto di Turo, e ci permettono di farsi fotografare. Qui c'è una donna anziana, due donne più giovani e due bimbe. Il ger tutto sommato non è diverso da quelli per i turisti. L'esperienza in sè, peraltro, è davvero notevole.
Fuori, Aji fa conversazione con i due uomini. Questo campo è formato da due ger, ci sono quattro cavalli legati, c'è una moto... Ipanema (!). Nella ger dove dormono e vivono vanno segnalati gli spazzolini da denti legati ai pali di legno che sostengono il soffitto.

Stiamo lì una mezz'ora e ripartiamo per Khongory Els. Ci facciamo almeno 100 km al di fuori di qualunque tracciato, in pieno deserto! Io continuo a non riuscire ad abituarmici, lo confesso. Fa davvero impressione!
Completamente persi in questo deserto di pietre, piatto all'infinito, che mette a durissima prova la nostra UAZ abilmente controllata da Aji, attraversiamo numerosi letti di fiumi in secca, un percorso fuoristrada davvero impegnativo, e costeggiamo la catena del Gurvansai Khan da nord. Ci perdiamo (io scrivo sempre così, ma è chiaro che loro non lo chiamano "perdersi"...) numerose volte e per fortuna, nonostante la regione, si trova qualche nomande a cui chiedere indicazioni.
Alla fine incrociamo una pista che porta dritta a Khongoryn Els, dove arriviamo intorno alle 16 dopo avere attraversato la catena montuosa percorrendo una vallata davvero suggestiva. Appena varcato il passo più alto, all'improvviso appaiono le dune di sabbia all'orizzonte.

L'area di Khongoryn Els è una striscia anomala di deserto a dune altissime, stretta fra una catena montuosa ed una vallata insolitamente verde a causa di un fiume perenne. La striscia di dune è lunga 180 km e larga fino a 12. Alcune di queste dune sono alte fino a duecento metri e forse più. Davanti alle dune, a circa 2 km in linea d'aria, c'è il campo ger di Juulchin Gobi 2, dove ci troviamo attualmente. Il panorama è notevole, non c'è che dire, la posizione pure.
Questo campo è molto spartano e, per fortuna, non c'è nessuno oltre a noi. Quando arriviamo fa caldissimo, ci sono almeno 35° al sole, la luce è fortissima e insostenibile. Così decidiamo di fermarci al campo ad aspettare.

Verso le 18:00 ci muoviamo verso le dune. Il sole è ancora altissimo. Molliamo la UAZ quasi a ridosso, dopo avere guadato il fiume. C'è una sorgente di acqua fredda, minerale! Buonissima. Iniziamo quindi la tradizionale salita alla duna più alta, che ora ci appare davvero immensa e fatta a vallate. Arrivo in vetta con Aji dopo circa mezz'ora. La luce continua ad essere troppo forte. Non è un granchè per le fotografie. Però, il panorama merita.
Raccogliamo la sabbia per la nostra collezione e facciamo la classica corsa in discesa. Rientro al campo base intorno alle 20:00. Doccia (si fa per dire), qualche foto notevole a dei cammelli allo stato brado davanti alle dune, cena. Giornata comunque molto bella, anche se da Khongoryn Els forse ci aspettavamo qualcosa di più.

Adesso comunque mi rimane l'ultimo dubbio. Detto che Aji ormai è il mio mito, mi chiedo come faremo a tornare indietro domani. Da quello che ho potuto vedere ha finito tutta la benzina dei due serbatoi ed anche quella della tanica. Qui non c'è ovviamente da fare benzina. Turo dice di non preoccuparsi. Io non mi preoccupo, ma il campo di Tuvshin, la nostra destinazione di domani, è a 200 km da qui e so già che Aji li farà tutti fuori da qualunque tracciato visibile. Vorrei evitare di rimanere senza carburante in mezzo al Gobi, in un luogo irrintracciabile in qualunque modo.
Non c'è niente da fare, questo luogo è inquietante. Qui non ci sono cartelli, non ci sono strade, non ci sono villaggi, solo qualche tenda sperduta. La gente locale parla solo dialetto mongolo. Quando si trova. Ci si orienterebbe a fatica con il GPS (quello vero), e noi non abbiamo neanche una radio. Non incontriamo anima viva, se non appunto qualche nomade ogni tanto, in tutta la giornata. Senza le nostre guide sarebbe semplicemente impossibile muoversi. Insomma, come ce ne andiamo, domani??

Note: questo ger è il più spartano ed il più vero in cui siamo stati fino ad oggi. C'è anche qualche animaletto, ma fino ad ora non ho visto topi attraversarlo come ci è successo a Terelj!
Il cielo di stanotte è stupendo. Non è ancora sorta la luna e non c'è luce elettrica. In più, è sereno. Si vedono anche i satelliti.
Aji è eccezionale. Ha scalato le dune a piedi nudi nella sabbia rovente. E' partito almeno venti minuti dopo di me e siamo arrivati in vetta insieme...

29 maggio 2002, 27° giorno di viaggio, 18:10 (GMT+8, con ora legale)
Aimag di Ömnögov, campo ger di Tuvshin - Tappa 180 km.

Adesso ci sono "solo" 31.5° (all'ombra), quando siamo arrivati due ore fa ce n'erano 34°. Oggi fa davvero caldo nel Gobi. In mezzo al deserto si bolliva.

Nottata calda a Juulchin Gobi 2. Alle 4 del mattino Emanuela mi sveglia perché sta poco bene. Povero amore, adesso capisco i suoi malumori di ieri sera. Comunque stamattina va molto meglio. Partenza alle 11:00. Il viaggio non offre molto, la strada è la stessa di ieri. Il campo di Tuvshin si trova a pochi chilometri da quello di Juulchin Gobi dove abbiamo trascorso due notti. Come posizione è forse più bella di quella di Juulchin Gobi, i ger sono molto belli, nel complesso comunque è un campone turistico come quelli di Terelj e Juulchin Gobi. C'è la corrente elettrica, non ho ancora visto i bagni, ma saranno sicuramente all'altezza.

Quella di oggi è di fatto una tappa di trasferimento, così come sarà quella di domani. Dobbiamo in parte risalire verso nord, prima di piegare ad ovest verso la Mongolia Centrale. Così oggi ce la caviamo con sole cinque ore di rodeo. Sosta per raccogliere qualche sasso nel deserto e per la solita colazione al sacco. Caldo forte.
Poi, Emanuela scambia posto con Turo e si mette davanti per poter fare qualche ripresa. Aji si lancia ad 80 km/h nel deserto, all'inseguimento delle gazzelle!! Ci facciamo un buon quarto d'ora da adrenalina pura. Mi viene perfino in mente il povero Fogar che proprio da queste parti si ribaltò con la macchina ed ebbe l'incidente. Fatto sta che, superata indenne la corsa nel deserto, alle 16:30 arriviamo a destinazione senza neanche "perderci". Poca storia quindi.
Ovviamente, la benzina c'era. Aji ne tira fuori ogni giorno da non si sa dove. Qui comunque dovremo fare il pieno, non ne abbiamo proprio più ora.
Nel pomeriggio chiacchiero un po' con Turo. Per il resto cazzeggio aspettando cena.

22:10. Alla sera c'è un silenzio irreale. Mi addormento intorno alle 19:30 e mi risveglio intorno alle 21:00. Ci sono alcuni americani e due francesi. A tavola mostriamo a Turo e ad Aji il filmato dell'inseguimento alle gazzelle. La serata è piacevole. Ci sono ora 27°. Aji ha 42 anni. Fa il driver da quando ne aveva 19.

In questo ger ci sono dei tappeti bellissimi. Siamo abbronzati. Io sono anche pieno di punture di zanzare che mi hanno lasciato ieri i maledetti mosquitos della sorgente d'acqua di Khongoryn Els. Sono fastidiosissime. Raffreddore un po' meglio. Mi spiace l'idea che ci allontaniamo dal Gobi. Ma ho anche voglia di cambiare...

dal 19/5 al 24/5
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