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ASIA OVERLAND 2002

 

 

ASIA OVERLAND 2002: DIARIO DI VIAGGIO
Tratta 4: verso Pechino
 
dal 09.06.02 al 13.06.02: la Transmongolica e i primi giorni a Pechino
dal 14.06.02 al 17.06.02: ancora a Pechino e la Grande Muraglia a Simatai

9 giugno 2002, 38° giorno di viaggio, 14:00 (GMT+8, con ora legale)
Treno n° 4 Transmongolica Moscow-UB-Beijing, tratta da Ulaan Baatar a Pechino

Di nuovo in treno. Siamo dunque in viaggio verso Pechino. Sveglia alle 6:00, in teoria il treno dovrebbe partire da Ulaan Baatar alle 7:50. In realtà, come prevedibile, quando Turo ed Aji vengono a prenderci alle 6:45 ci dicono che il treno è in ritardo. Come al solito è rimasto molto più del previsto bloccato alla frontiera fra Russia e Mongolia. Questo treno è il famoso n° 4, la vera "Transmongolica", un treno cinese molto bello che collega Mosca a Pechino passando per la Mongolia ed Ulaan Baatar, con un viaggio complessivo di sette giorni. Fino ad UB segue ovviamente la stessa strada che abbiamo percorso noi, prima con il Baikal Express da Mosca ad Irkutsk, poi con il n° 6 da Irkutsk ad UB.

Rimaniamo dunque a dormire in albergo sui divani della reception per un'altra oretta ed alle 8:30 andiamo in stazione. La giornata è oggi brutta e grigia.

23:00. Frontiera, lato mongolo. Inizia la solita trafila. Abbiamo già avuto il timbro di uscita dalla Mongolia. Siamo qui dalle 21:30. Riprendo... stamattina, come dicevo, arriviamo dunque in stazione intorno alle 8:45. Il treno dovrebbe arrivare alle 9:30. Salutiamo Turo ed Aji. La Transmongolica, il treno n° 4, è davvero bella, molto più dei treni russi. La cattiva sorpresa è che, come immaginavamo, non siamo soli nello scompartimento. Facciamo giusto in tempo, prima di partire, a mandare a quel paese Tuya tramite Turo.

Viaggiamo con una - a dire il vero - simpatica coppia di australiani sulla sessantina. Sono una piacevole compagnia, anche se lievemente "entusiasta". Fino alla frontiera viaggiamo attraverso il Gobi, sotto una pioggia a tratti fortissima! In certe zone il deserto è letteralmente allagato. Davvero impressionante. Non voglio neanche pensare ad essere in giro con una UAZ, con questo tempo, in mezzo al deserto!
Qui siamo circa a 7.000 km da Mosca e di fatto i 600 km da UB li facciamo tutti con questo tempo orribile.
Il treno è comodissimo, lo scompartimento pulito e quasi elegante. E' un treno cinese e di fatto è popolato solo da turisti e qualche - pochissimi - cinese. Unica nota di questa tratta, che conta solo un paio di fermate in tutta la giornata, il deserto, come sempre. Qui il Gobi è forse ancora più impressionante che a Mandal-Ovoo: sempre piatto, sempre vuoto, senza anima viva, ma per quasi 600 km. A differenza di Mandaal-Ovoo, qui il terreno è sabbioso, costellato di verde, o steppa mista sabbiosa-erbosa.
Trascorriamo il tempo dormendo (finalmente!), dialogando con i nostri soci australiani (anche loro bidonati con il biglietto come noi), guardando il deserto.

23:45. Frontiera cinese. Stiamo per entrare in Cina. E' davvero come nei libri di Terzani, alla stazione suonano una qualche musica che sembra una sorta di walzer cinese. Incredibile. Non c'è molto "son et lumiere" come avevamo letto, ma più o meno l'effetto è quello.

24:00. Timbrati! Siamo in Cina! 62° Paese!! E suonano davvero il Danubio Blu!! Sono stati molto più rapidi che alla frontiera russa. Adesso però inizia la trafila del cambio di carrello, che porterà via qualche ora. Si ritorna allo scartamento europeo.

10 giugno 2002, 39° giorno di viaggio, 20:00 (GMT+8, senza ora legale)
Pechino, Hotel Qianmen

Questo hotel è una reggia! E al 39° giorno di viaggio, dopo quasi sei settimane di notti in posti assurdi o in treno, è fantastico.
Un passo indietro...

Abbiamo lasciato la frontiera cinese alle 3 del mattino. Il treno viaggia con tre ore di ritardo, tutte perse fra la Russia e la Mongolia. La nottata scorre abbastanza tranquilla, dormiamo tutti e quattro abbastanza bene, la temperatura è piacevole, il treno scivola via nella notte attraverso la provincia della Inner Mongolia, praticamente senza fermate. Qui siamo un'ora indietro rispetto alla Mongolia, benché il fuso orario sia lo stesso, perché non c'è l'ora legale (e alle otto di sera è buio).
Sveglia intorno alle otto del mattino, tempo così e così. La Cina scorre davanti ai nostri finestrini e non c'è alcun dubbio: siamo davvero in Cina! Il paesaggio è cambiato completamente, ci sono campi coltivati dappertutto, villaggi cinesi come si vedono nei documentari, città vere dominate da grandi centrali elettriche, colline verdi e montagne, fiumi, contadini intenti ad arare nei campi, bandiere rosse dappertutto, ideogrammi e insegne incomprensibili, biciclette e, ovviamente, cinesi. Tanti.

Arrivare qui dopo venti giorni di Mongolia è davvero strano. Qualche fotografia, non molte, anche perché il tempo non è un granché e spesso il panorama tutto sommato non è molto diverso dalla nostra (brutta) campagna. Ma una cosa iniziamo a notarla subito: qui tutto sembra molto diverso dalla Russia. I palazzi sembrano veri, le strade sono ottime, le linee elettriche sono nuove, i treni sono belli, le stazioni a cui ci fermiamo sono moderne.
Dovunque, grandi cumuli e despositi di carbone, infiniti. Il carbone è la principale fonte di energia qui, almeno in questa regione.

Orrido pranzo nel vagone ristorante. Pollo in umido a pezzi (un cumulo di pelle e ossa), riso e peperoni, tutto un po'... cinese. Servizio con i bastoncini, ovviamente.
Attraversiamo le provincie della Inner Mongolia, dello Shanxi e dell'Hebei. Soste a Jining, a Datong, a Zhangjiakou. Si vedono i primi tratti della Grande Muraglia, talvolta il treno la attraversa, spesso le corre in parallelo. A 200 km da Pechino sono per lo più rovine e torrette sulle colline, ma dalla fermata di Kanzhuang in poi si possono vedere alcuni scorci davvero spettacolari.
Il treno sale lentamente le montagne intorno a Pechino e grandi tratti di Muraglia passano proprio davanti a noi. Ad ogni sosta si scende a dare un'occhiata. Si dialoga con i nostri compagni australiani, lei 48, lui 51. Portati così e così, ma con uno spirito molto simile al nostro. Ancora fermate a Qinglong Qiao, proprio sotto alla Muraglia, poi gallerie e gallerie. Soste a Juyongguan e a Nankou.
Infine, dopo 7.865 km di treno da Mosca, quasi 11.000 da casa, quasi 14.000 in totale da quando siamo partiti, 39 giorni di viaggio, alle 17:30 arriviamo a Pechino.

Pechino... idealmente qui inizia il nostro "ritorno" verso casa, in realtà qui inizia davvero l'avventura e la parte più lunga del nostro viaggio. Sta di fatto che, dopo quasi quaranta giorni di viaggio e dopo la sosta a Pechino (dove ci fermeremo per un po'), inizieremo di nuovo a viaggiare verso ovest.
Pechino... Caos! Si entra in città attraverso foreste di grattacieli colorati, nuovissimi o ancora in costruzione, viadotti, autostrade, traffico. Pechino appare all'arrivo totalmente diversa da Mosca. Si sta preparando alle Olimpiadi. E' come se per la prima volta da Berlino, dai finestrini, vedessimo una città vera. Direi che tutti i "reduci" della Transiberiana/Transmongolica che viaggiano con noi su questo treno sono un po' frastornati come noi, ed appiccicati ai finestrini.

Sbarchiamo dal treno in mezzo ad un caos totale di gente, esattamente come ti aspetti la Cina. Una folla incasinatissima. Seguiamo la folla fino all'uscita della Stazione Centrale di Pechino, che si affaccia su una grande piazza gremita di gente. Io rimango a guardia di tutti i bagagli ed Emanuela si lancia nella difficile impresa di cambiare un po' di dollari. Alla stazione infatti non c'è un ufficio cambio. Torna dopo quasi un'ora e mezza! Cambiare soldi a Pechino non è così immediato.
Saliamo su un taxi ed arriviamo qui a Qianmen. C'è il problema che siamo un giorno in anticipo, ma ce lo "risolvono" con una suite da 100$... ingresso, bagno faraonico, salotto e TV panoramica, camera da letto e seconda TV, ecc. E' esagerata per noi! L'hotel, peraltro, è molto bello, e pensare che è un mid-range. Siamo circa a 2 km da piazza Tiananmen, non male. Domani dovremo cambiare camera, ma visto l'hotel non credo che avremo sorprese. La prenotazione parte infatti da domani ed arriva fino al 18 giugno, ma non è detto che non la estenderemo di qualche giorno ancora. Adesso vado a farmi una doccia vera! Non mi sembra quasi possibile!
Cena al ristorante dell'albergo. Pizza (!) e birra. Questa è civiltà! A letto presto.

11 giugno 2002, 40° giorno di viaggio, 23:00 (GMT+8, senza ora legale)
Pechino, Hotel Qianmen

Oggi giornata dedicata al relax totale, approfittando anche della suite e delle amenità offerte dal nostro albergo. Ne avevamo bisogno!
Sveglia alle 10 passate. Quasi dodici ore di sonno. Letto fantastico, un vero letto finalmente! La giornata è piuttosto nuvolosa, lattiginosa e c'è un vento da paura, fastidiosissimo, a raffiche, quindi la prendiamo molto con calma. Intanto, facciamo del gran pacchi di biancheria da lavare e li consegniamo all'albergo. Poi, traslochiamo di camera e ci trasferiamo nella nostra doppia standard, come da prenotazione. Questa doppia, per alcuni versi, è più bella della suite, pur essendo più piccola (manca il salotto). Fra una cosa e l'altra ci decidiamo ad uscire dall'albergo alle 14:30!

Ci avviamo verso Piazza Tiananmen a piedi. Sono emozionato. Dopo la Piazza Rossa a Mosca, questa è un'altra grande tappa. Come detto, la giornata è grigia. Oggi niente fotografie dunque. Possiamo permetterci di fare melina! Affrontiamo i lunghi ed ampi viali che vanno verso Tiananmen. C'è traffico, ma molte più biciclette che automobili. Comunque, ordinato.
Pechino appare un po' strana a prima vista, molto diversa da altre grandi città, sia occidentali, sia orientali (Bangkok e Singapore, ad esempio). Tutte le costruzioni qui in centro sono basse, generalmente a due o tre piani, e contrastano un po' con i grandi viali modernissimi che girano attorno al centro. C'è qualche grattacielo, non esagerato, ma fa contrasto. Ci sono, a differenza di Mosca, centinaia, migliaia di negozi, piccoli e grandi, in perfetto stile orientale. Si vede a colpo d'occhio che rispetto alla Russia (ed alla Mongolia) qui siamo in piena "civiltà" commerciale.
Le attività fervono ovunque, la città è animatissima. Faccio scorta di batterie per la macchina fotografica (ne sto consumando molte). Attraversiamo Qian Men arrivando da Qian Men Dajie ed entriamo quindi a Tiananmen. Bisogna dire che il colpo d'occhio non è eccezionale. E' abbastanza scenografico, ma il mausoleo di Mao, enorme, toglie parecchio respiro a quella che senza dubbio è una piazza enorme.
Fa molta impressione camminare qui e pensare che poco più di dieci anni fa c'erano i carri armati. C'è in giro molta polizia, l'atmosfera è tutt'altro che rilassata e questa è un'altra differenza tangibile rispetto alla Piazza Rossa, almeno all'apparenza. Una camionetta-cellulare, dei poliziotti: hanno qualcosa da dire a dei ragazzi, intimano a qualcuno di loro di salire sul cellulare, gli altri non sanno bene che fare, provano timidamente a discutere. Un pomeriggio a Pechino.

Un altoparlante nella piazza continua a gridare qualcosa. Questo è un altro rumore che si impara subito a Pechino: gli altoparlanti. Anche fuori dai negozi, altoparlanti che amplificano slogan e richiami per la gente. Sembra un po' un'aria alla Blade Runner, simile a Bangkok per certi versi, mancano però la pioggia e la scenografia claustrofobica. Continua ad esserci vento forte, sempre grigia l'aria. Ci sono circa 28°.

Lasciamo Tiananmen, tanto ci torneremo, con il sole possibilmente, e andiamo in banca a cambiare qualche traveller cheques. Quindi ci addentriamo nelle vie a sud di Qianmen, un distretto di negozi, ristoranti, magazzini. E' come trovarsi in una infinita Chinatown! decisamente ci si sente in Cina! Qui l'aria è abbastanza turistica, ma non è che di turisti se ne vedano un'esagerazione. Comunque è da Mosca che non incontriamo italiani.
Ci infiliamo in un bel negozio di tè. Troviamo un'accoglienza eccezionale. Un ragazzo si dedica interamente a noi, ci fa sedere e trascorriamo una piacevole ora con lui, assaggiando un paio di tè pregiati con una complicata cerimonia di preparazione e degustazione. Molto rilassante, tè molto buoni, dolcetti (dolcetti?) di accompagnamento anche. Il ragazzo sa il suo mestiere e infatti alla fine compriamo, sia un po' di tè, sia un servizio molto particolare. Ci lascia il suo numero di telefono e ci invita per un altro giro gratuito. E' entusiasta del fatto che siamo entrati per caso, senza indicazioni, e che non facciamo parte di un gruppo.
Vagabondiamo per il quartiere ancora un po', e poi torniamo in albergo verso le 18:30. Oggi va così, giusto un breve assaggio della città. Cartoline. A cena alle 20:00 in un altro ristorante dell'albergo, questa volta cinese con menù cinese. Si mangia abbastanza bene. Ci voleva proprio una giornata buca totale in una città normale. Certo, girare per Pechino e definirla una città "normale"...

12 giugno 2002, 41° giorno di viaggio, 22:15 (GMT+8, senza ora legale)
Pechino, Hotel Qianmen

E' inutile, io e gli orientali proprio non andiamo d'accordo. Stamattina iniziano a fare casino alle 7: porte che sbattono, gente che urla nei corridoi. E vabbè... scendo a fare colazione alle 9:40. Colazione chiusa alle 9:30. Ma si è mai visto in un albergo così, di questa categoria?? Così, come ieri, mi riduco a fare colazione al bar dell'albergo, che non ha praticamente nulla. Sto lì a mangiarmi la mia frittatina e tre ragazzine, che dovrebbero fare le cameriere (e che non capiscono un tubo), rimangono lì tutto il tempo, davanti a me, a fissarmi. Davvero irritante. Gli orientali sono assurdi, e i cinesi i più fuori di zucca.

Ci facciamo scrivere in cinese dalla reception l'indirizzo dell'ambasciata kirghiza, prendiamo un taxi e ci giriamo così mezza Pechino. Tutta la zona centrale della città compresa nella prima circonvallazione è praticamente nuova di zecca, sembra Abu Dhabi. E' praticamente immacolata, scintillante, avveniristica. Grandi e larghissime avenue corrono fra grattacieli multicolore di cristallo. Sembra che abbiano finito di costruire tutto ieri, e forse è così.
Un po' di chilometri di taxi (la giornata è caldissima, oltre i 30°, il sole scotta!) ci portano dunque nella zona delle ambasciate di Sanlitun, uno dei due quartieri di Pechino per le rappresentanze straniere. L'ambasciata kirghiza si trova un po' in disparte, in un palazzo nuovo dove, fra le altre, ci sono le rappresentanze di Angola, Nuova Guinea, Fiji, Antigua ed altri posti del genere, per intenderci. Peraltro, questa ambasciata è assurda. Si trova al settimo piano, in un appartamento sulla porta del quale non c'è scritto nulla! Insomma, non è così banale da trovare.
Quando suoniamo alla porta, ci viene ad aprire un ragazzino che ci dice di aspettare e ci chiude la porta in faccia! Dopo venti minuti un altro tipo ci fa entrare nell'appartamento ed infine un terzo tipo ci dice di tornare domani: per la modica cifra di 100$ a cranio ci rilascerà, "senza alcun problema", un visto espresso in mezz'ora, valido per il periodo che vogliamo. Pazzesco. E pensare tutti i casini che ci hanno fatto a Milano per questa storia... Prezzo a parte (!), questo mi rende un po' più ottimista. Non si capisce comunque perché il visto non ce lo abbia fatto oggi, a questo punto.

Risaliamo su un taxi e ci facciamo lasciare a Tiananmen. Sembra incredibile, ma è difficile anche spiegare ai tassisti che si vuole essere portati in centro. Finchè non lo vedono scritto, naturalmente in ideogrammi, non lo capiscono. La giornata è sì calda, ma continua ad essere ventosa e il sole va e viene. Ci vuole una buona ora per scattare qualche fotografia decente della piazza. Ovviamente, il mausoleo di Mao oggi è chiuso. Mi sembra di ricominciare con la storia di San Basilio. Tant'è, Pechino, per qualche motivo, non ci attizza per ora.

Indecisi sul da farsi, saliamo sulla porta di Qianmen, ma il panorama non è un granché e la mostra all'interno sa veramente di poco. Troppo tardi per qualunque altra cosa, prendiamo un nuovo taxi ed andiamo al Tiàntàn Gòngyuàn, il Tempio del Parco del Paradiso, che è uno dei simboli di Pechino e pare essere il più perfetto esempio di architettura Ming.
L'intera visita ci costa un bel po' di yuan (a proposito, 1$ = circa 8 yuan e rotti) e tutto sommato non è niente di che. Altra cosa sono i palazzi reali di Bangkok e Phnom Penh. Inoltre, c'è un miliardo di persone, turisti a vagonate, comitive di giapponesi. Insomma, un casino pazzesco, caldo e folla. Usciamo e veniamo assaliti da tassisti rompiballe che non ci mollano. Insomma, cheppalle! Praticamente siamo passati dal menefreghismo russo all'assenza di qualunque cosa in Mongolia, al peggio dell'impacciata efficienza e noia della Cina. Io, come noto, ho una particolare avversione per quest'ultima.

Alla fine, prendiamo un taxi e ci facciamo scaricare su Jianguomennei Dajie, la via principale che dà accesso a Tiananmen, una arteria larghissima, lunghissima e circondata da palazzi nuovi fiammanti, giardini, alberghi e shopping centre. Qui c'è Valentino, Max Mara, ecc, si potrebbe tranquillamente pensare di essere in qualunque via occidentale.
Un po' a zonzo, poi alle 18 altro taxi e ci facciamo lasciare all'albergo. Vicino, scopriamo un Internet Cafè, merce rara a Pechino! E' bello, efficiente, ha un buon bar, i computer sono nuovi e, incredibile, costa solo 5 yuan all'ora! Inutile dire che ci fermiamo lì e io mando la prima newsletter. (*)

Alle 20:30 usciamo e ci fermiamo per la cena in un ristorantino lungo la strada. Gamberi e maiale in salsa agrodolce, ma non è un granché come cena. Comunque, noi a Pechino ci sentiamo a "casa" ed è forse per questo che non ci dice molto.
Finiamo la serata in albergo cercando di telefonare a casa, ma stasera non funziona nulla, non si riesce a telefonare in alcun modo e anche i cellulari non prendono. Amen. Accidenti ai gialli!

(*) nel corso del viaggio ho inviato in Italia, a parenti ed amici, cinque "newsletter" nelle quali raccontavo via via il nostro viaggio. Queste lettere, insieme a quelle inviate da Emanuela e ad altri scritti aggiuntivi, sono oggi raccolte in un libro la cui uscita è prevista nell'autunno 2004. Per informazioni, scrivere ad info@orizzontintorno.com.

13 giugno 2002, 42° giorno di viaggio, 22:50 (GMT+8, senza ora legale)
Pechino, Hotel Qianmen

Abbiamo il visto kirghizo!! Eccezionale! La porta dell'Asia Centrale è ora aperta e possiamo sperare davvero di tornare per il Torugart Pass.

Questa mattina sveglia di buon ora, prima delle 9:00, per andare all'ambasciata. Bypasso i cinesi presentandomi al buffet breakfast alle 9:30 in punto, prima che chiudano.
All'ambasciata kirghiza lasciamo più di 100$ a cranio e loro, peraltro, ci lasciano fuori dalla porta, sulle scale (!), ad aspettare finché i visti non sono pronti. Ci vuole una mezz'oretta. Oggi è una giornata di sole pieno e fa caldissimo, almeno 32°. Siamo fuori dall'ambasciata alle 12 passate e optiamo per un giro dei templi principali di Pechino. Da notare che oggi abbiamo dato un'occhiata più approfondita a tutti questi palazzi nuovi che costellano il centro. Sono tutti vuoti, appena finiti, o poco a finire. Deserti. Praticamente hanno rifatto mezza città in qualche anno, hanno raso al suolo interi quartieri e stanno ricostruendo l'intera Pechino. Della vecchia, in questi quartieri, non rimane praticamente nulla. Ma la domanda è: dov'è la gente che abitava questi quartieri? Probabilmente, "deportata" altrove. Incredibile.
Ci chiediamo a cosa verranno destinate queste migliaia di nuovi appartamenti e negozi, visto che certamente i cinesi non possono permetterseli. Tutti investimenti per gli stranieri? Pechino continua a dirci ben poco...

Questo Internet Cafè che abbiamo scoperto a fianco del nostro albergo è stato provvidenziale. E pensare che in albergo la tariffa è di 60 yuan all'ora, contro i 5 dell'Internet Cafè, e che gli Internet Cafè, in generale, sono davvero rari a Pechino. Questo è rapido, bello, nuovo. Un po' di amici hanno risposto alla newsletter di ieri. Mi fanno impressione le risposte degli amici dall'IBM... com'è lontano il lavoro... mi capita di pensarci talvolta, sto iniziando a farmi un'idea di come potrei affrontare il "problema" al ritorno... vedremo. Oggi siamo anche riusciti a telefonare a casa.

Dicevo del giro dei templi... Prendiamo la metro di Pechino. Sembra molto difficile, ma in realtà è più facile di quella di Mosca. E poi, iniziamo a fare un po' l'occhio ad alcuni ideogrammi base. Io riesco a riconoscerne bene una decina e intuisco anche il significato di qualcun altro. Può far ridere, ma a Pechino può essere una chiave di volta conoscere un po' di ideogrammi, ed inoltre aiuta ad orientarsi, oltre che essere divertente.

Con la metro andiamo prima al Yònghé Gòng, un tempio buddista molto grande e bello. Oggi per fortuna non c'è la ressa di ieri e riusciamo anche a tirare fuori qualche fotografia. Questo tempio è il più grande del genere in Cina, al di fuori del Tibet, e tutto sommato merita. C'è anche una grande statua del Buddha in legno di sandalo. Abbastanza turistico, visti quelli mongoli, non straordinario come quelli del sud-est asiatico, ma comunque vale la visita.
Ci trasferiamo poi al vicino tempio confuciano di Kòng Miào, molto tranquillo e interessante. Non avevo mai visitato un tempio di questo genere. Più difficile raggiungere il tempio taoista di Dòngyué Sì, i tassisti sembrano ignorarne l'esistenza. Alla fine, quando riusciamo ad arrivarci, è già chiuso. Pazienza, gli diamo un'occhiata dal di fuori.

Pranzo in una sorta di Pizza Hut, una specie di concorrente, nuovo di pacca e vuoto. Prezzi da capogiro. Rientriamo in albergo alle 18:30. C'è la partita dell'Italia, che ci vediamo nella hall dell'albergo sul grande schermo. 1-1 con il Messico, Italia qualificata per il turno successivo. Domani tentiamo la sortita al consolato pakistano. Siamo comunque ormai dell'idea di partire da Pechino il 18 giugno, in effetti è inutile fermarsi di più in questa città.
Nei prossimi tre giorni ci daremo da fare per visitare le attrazioni principali e organizzarci la prossima tratta verso Xi'an.

dal 5/6 all'8/6
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dal 14/6 al 17/6
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