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9 giugno 2002, 38° giorno di viaggio,
14:00 (GMT+8, con ora legale)
Treno n° 4 Transmongolica Moscow-UB-Beijing, tratta da Ulaan
Baatar a Pechino
Di nuovo in treno. Siamo dunque in viaggio verso Pechino. Sveglia
alle 6:00, in teoria il treno dovrebbe partire da Ulaan Baatar alle
7:50. In realtà, come prevedibile, quando Turo ed Aji vengono
a prenderci alle 6:45 ci dicono che il treno è in ritardo.
Come al solito è rimasto molto più del previsto bloccato
alla frontiera fra Russia e Mongolia. Questo treno è il famoso
n° 4, la vera "Transmongolica", un treno cinese molto
bello che collega Mosca a Pechino passando per la Mongolia ed Ulaan
Baatar, con un viaggio complessivo di sette giorni. Fino ad UB segue
ovviamente la stessa strada che abbiamo percorso noi, prima con
il Baikal Express da Mosca ad Irkutsk, poi con il n° 6 da Irkutsk
ad UB.
Rimaniamo dunque a dormire in albergo sui divani della reception
per un'altra oretta ed alle 8:30 andiamo in stazione. La giornata
è oggi brutta e grigia.
23:00. Frontiera, lato mongolo. Inizia la solita trafila. Abbiamo
già avuto il timbro di uscita dalla Mongolia. Siamo qui dalle
21:30. Riprendo... stamattina, come dicevo, arriviamo dunque in
stazione intorno alle 8:45. Il treno dovrebbe arrivare alle 9:30.
Salutiamo Turo ed Aji. La Transmongolica, il treno n° 4, è
davvero bella, molto più dei treni russi. La cattiva sorpresa
è che, come immaginavamo, non siamo soli nello scompartimento.
Facciamo giusto in tempo, prima di partire, a mandare a quel paese
Tuya tramite Turo.
Viaggiamo con una - a dire il vero - simpatica coppia di australiani
sulla sessantina. Sono una piacevole compagnia, anche se lievemente
"entusiasta". Fino alla frontiera viaggiamo attraverso
il Gobi, sotto una pioggia a tratti fortissima! In certe zone il
deserto è letteralmente allagato. Davvero impressionante.
Non voglio neanche pensare ad essere in giro con una UAZ, con questo
tempo, in mezzo al deserto!
Qui siamo circa a 7.000 km da Mosca e di fatto i 600 km da UB li
facciamo tutti con questo tempo orribile.
Il treno è comodissimo, lo scompartimento pulito e quasi
elegante. E' un treno cinese e di fatto è popolato solo da
turisti e qualche - pochissimi - cinese. Unica nota di questa tratta,
che conta solo un paio di fermate in tutta la giornata, il deserto,
come sempre. Qui il Gobi è forse ancora più impressionante
che a Mandal-Ovoo: sempre piatto, sempre vuoto, senza anima viva,
ma per quasi 600 km. A differenza di Mandaal-Ovoo, qui il terreno
è sabbioso, costellato di verde, o steppa mista sabbiosa-erbosa.
Trascorriamo il tempo dormendo (finalmente!), dialogando con i nostri
soci australiani (anche loro bidonati con il biglietto come noi),
guardando il deserto.
23:45. Frontiera cinese. Stiamo per entrare in Cina. E' davvero
come nei libri di Terzani, alla stazione suonano una qualche musica
che sembra una sorta di walzer cinese. Incredibile. Non c'è
molto "son et lumiere" come avevamo letto, ma più
o meno l'effetto è quello.
24:00. Timbrati! Siamo in Cina! 62° Paese!! E suonano davvero
il Danubio Blu!! Sono stati molto più rapidi che alla frontiera
russa. Adesso però inizia la trafila del cambio di carrello,
che porterà via qualche ora. Si ritorna allo scartamento
europeo.
10 giugno 2002, 39° giorno di viaggio,
20:00 (GMT+8, senza ora legale)
Pechino, Hotel Qianmen
Questo hotel è una reggia! E al 39° giorno di viaggio,
dopo quasi sei settimane di notti in posti assurdi o in treno, è
fantastico.
Un passo indietro...
Abbiamo lasciato la frontiera cinese alle 3 del mattino. Il treno
viaggia con tre ore di ritardo, tutte perse fra la Russia e la Mongolia.
La nottata scorre abbastanza tranquilla, dormiamo tutti e quattro
abbastanza bene, la temperatura è piacevole, il treno scivola
via nella notte attraverso la provincia della Inner Mongolia, praticamente
senza fermate. Qui siamo un'ora indietro rispetto alla Mongolia,
benché il fuso orario sia lo stesso, perché non c'è
l'ora legale (e alle otto di sera è buio).
Sveglia intorno alle otto del mattino, tempo così e così.
La Cina scorre davanti ai nostri finestrini e non c'è alcun
dubbio: siamo davvero in Cina! Il paesaggio è cambiato completamente,
ci sono campi coltivati dappertutto, villaggi cinesi come si vedono
nei documentari, città vere dominate da grandi centrali elettriche,
colline verdi e montagne, fiumi, contadini intenti ad arare nei
campi, bandiere rosse dappertutto, ideogrammi e insegne incomprensibili,
biciclette e, ovviamente, cinesi. Tanti.
Arrivare qui dopo venti giorni di Mongolia è davvero strano.
Qualche fotografia, non molte, anche perché il tempo non
è un granché e spesso il panorama tutto sommato non
è molto diverso dalla nostra (brutta) campagna. Ma una cosa
iniziamo a notarla subito: qui tutto sembra molto diverso dalla
Russia. I palazzi sembrano veri, le strade sono ottime, le linee
elettriche sono nuove, i treni sono belli, le stazioni a cui ci
fermiamo sono moderne.
Dovunque, grandi cumuli e despositi di carbone, infiniti. Il carbone
è la principale fonte di energia qui, almeno in questa regione.
Orrido pranzo nel vagone ristorante. Pollo in umido a pezzi (un
cumulo di pelle e ossa), riso e peperoni, tutto un po'... cinese.
Servizio con i bastoncini, ovviamente.
Attraversiamo le provincie della Inner Mongolia, dello Shanxi e
dell'Hebei. Soste a Jining, a Datong, a Zhangjiakou. Si vedono i
primi tratti della Grande Muraglia, talvolta il treno la attraversa,
spesso le corre in parallelo. A 200 km da Pechino sono per lo più
rovine e torrette sulle colline, ma dalla fermata di Kanzhuang in
poi si possono vedere alcuni scorci davvero spettacolari.
Il treno sale lentamente le montagne intorno a Pechino e grandi
tratti di Muraglia passano proprio davanti a noi. Ad ogni sosta
si scende a dare un'occhiata. Si dialoga con i nostri compagni australiani,
lei 48, lui 51. Portati così e così, ma con uno spirito
molto simile al nostro. Ancora fermate a Qinglong Qiao, proprio
sotto alla Muraglia, poi gallerie e gallerie. Soste a Juyongguan
e a Nankou.
Infine, dopo 7.865 km di treno da Mosca, quasi 11.000 da casa, quasi
14.000 in totale da quando siamo partiti, 39 giorni di viaggio,
alle 17:30 arriviamo a Pechino.
Pechino... idealmente qui inizia il nostro "ritorno" verso
casa, in realtà qui inizia davvero l'avventura e la parte
più lunga del nostro viaggio. Sta di fatto che, dopo quasi
quaranta giorni di viaggio e dopo la sosta a Pechino (dove ci fermeremo
per un po'), inizieremo di nuovo a viaggiare verso ovest.
Pechino... Caos! Si entra in città attraverso foreste di
grattacieli colorati, nuovissimi o ancora in costruzione, viadotti,
autostrade, traffico. Pechino appare all'arrivo totalmente diversa
da Mosca. Si sta preparando alle Olimpiadi. E' come se per la prima
volta da Berlino, dai finestrini, vedessimo una città vera.
Direi che tutti i "reduci" della Transiberiana/Transmongolica
che viaggiano con noi su questo treno sono un po' frastornati come
noi, ed appiccicati ai finestrini.
Sbarchiamo dal treno in mezzo ad un caos totale di gente, esattamente
come ti aspetti la Cina. Una folla incasinatissima. Seguiamo la
folla fino all'uscita della Stazione Centrale di Pechino, che si
affaccia su una grande piazza gremita di gente. Io rimango a guardia
di tutti i bagagli ed Emanuela si lancia nella difficile impresa
di cambiare un po' di dollari. Alla stazione infatti non c'è
un ufficio cambio. Torna dopo quasi un'ora e mezza! Cambiare soldi
a Pechino non è così immediato.
Saliamo su un taxi ed arriviamo qui a Qianmen. C'è il problema
che siamo un giorno in anticipo, ma ce lo "risolvono"
con una suite da 100$... ingresso, bagno faraonico, salotto e TV
panoramica, camera da letto e seconda TV, ecc. E' esagerata per
noi! L'hotel, peraltro, è molto bello, e pensare che è
un mid-range. Siamo circa a 2 km da piazza Tiananmen, non male.
Domani dovremo cambiare camera, ma visto l'hotel non credo che avremo
sorprese. La prenotazione parte infatti da domani ed arriva fino
al 18 giugno, ma non è detto che non la estenderemo di qualche
giorno ancora. Adesso vado a farmi una doccia vera! Non mi sembra
quasi possibile!
Cena al ristorante dell'albergo. Pizza (!) e birra. Questa è
civiltà! A letto presto.
11 giugno 2002, 40° giorno di viaggio,
23:00 (GMT+8, senza ora legale)
Pechino, Hotel Qianmen
Oggi giornata dedicata al relax totale, approfittando anche della
suite e delle amenità offerte dal nostro albergo. Ne avevamo
bisogno!
Sveglia alle 10 passate. Quasi dodici ore di sonno. Letto fantastico,
un vero letto finalmente! La giornata è piuttosto nuvolosa,
lattiginosa e c'è un vento da paura, fastidiosissimo, a raffiche,
quindi la prendiamo molto con calma. Intanto, facciamo del gran
pacchi di biancheria da lavare e li consegniamo all'albergo. Poi,
traslochiamo di camera e ci trasferiamo nella nostra doppia standard,
come da prenotazione. Questa doppia, per alcuni versi, è
più bella della suite, pur essendo più piccola (manca
il salotto). Fra una cosa e l'altra ci decidiamo ad uscire dall'albergo
alle 14:30!
Ci avviamo verso Piazza Tiananmen a piedi. Sono emozionato. Dopo
la Piazza Rossa a Mosca, questa è un'altra grande tappa.
Come detto, la giornata è grigia. Oggi niente fotografie
dunque. Possiamo permetterci di fare melina! Affrontiamo i lunghi
ed ampi viali che vanno verso Tiananmen. C'è traffico, ma
molte più biciclette che automobili. Comunque, ordinato.
Pechino appare un po' strana a prima vista, molto diversa da altre
grandi città, sia occidentali, sia orientali (Bangkok e Singapore,
ad esempio). Tutte le costruzioni qui in centro sono basse, generalmente
a due o tre piani, e contrastano un po' con i grandi viali modernissimi
che girano attorno al centro. C'è qualche grattacielo, non
esagerato, ma fa contrasto. Ci sono, a differenza di Mosca, centinaia,
migliaia di negozi, piccoli e grandi, in perfetto stile orientale.
Si vede a colpo d'occhio che rispetto alla Russia (ed alla Mongolia)
qui siamo in piena "civiltà" commerciale.
Le attività fervono ovunque, la città è animatissima.
Faccio scorta di batterie per la macchina fotografica (ne sto consumando
molte). Attraversiamo Qian Men arrivando da Qian Men Dajie ed entriamo
quindi a Tiananmen. Bisogna dire che il colpo d'occhio non è
eccezionale. E' abbastanza scenografico, ma il mausoleo di Mao,
enorme, toglie parecchio respiro a quella che senza dubbio è
una piazza enorme.
Fa molta impressione camminare qui e pensare che poco più
di dieci anni fa c'erano i carri armati. C'è in giro molta
polizia, l'atmosfera è tutt'altro che rilassata e questa
è un'altra differenza tangibile rispetto alla Piazza Rossa,
almeno all'apparenza. Una camionetta-cellulare, dei poliziotti:
hanno qualcosa da dire a dei ragazzi, intimano a qualcuno di loro
di salire sul cellulare, gli altri non sanno bene che fare, provano
timidamente a discutere. Un pomeriggio a Pechino.
Un altoparlante nella piazza continua a gridare qualcosa. Questo
è un altro rumore che si impara subito a Pechino: gli altoparlanti.
Anche fuori dai negozi, altoparlanti che amplificano slogan e richiami
per la gente. Sembra un po' un'aria alla Blade Runner, simile a
Bangkok per certi versi, mancano però la pioggia e la scenografia
claustrofobica. Continua ad esserci vento forte, sempre grigia l'aria.
Ci sono circa 28°.
Lasciamo Tiananmen, tanto ci torneremo, con il sole possibilmente,
e andiamo in banca a cambiare qualche traveller cheques. Quindi
ci addentriamo nelle vie a sud di Qianmen, un distretto di negozi,
ristoranti, magazzini. E' come trovarsi in una infinita Chinatown!
decisamente ci si sente in Cina! Qui l'aria è abbastanza
turistica, ma non è che di turisti se ne vedano un'esagerazione.
Comunque è da Mosca che non incontriamo italiani.
Ci infiliamo in un bel negozio di tè. Troviamo un'accoglienza
eccezionale. Un ragazzo si dedica interamente a noi, ci fa sedere
e trascorriamo una piacevole ora con lui, assaggiando un paio di
tè pregiati con una complicata cerimonia di preparazione
e degustazione. Molto rilassante, tè molto buoni, dolcetti
(dolcetti?) di accompagnamento anche. Il ragazzo sa il suo mestiere
e infatti alla fine compriamo, sia un po' di tè, sia un servizio
molto particolare. Ci lascia il suo numero di telefono e ci invita
per un altro giro gratuito. E' entusiasta del fatto che siamo entrati
per caso, senza indicazioni, e che non facciamo parte di un gruppo.
Vagabondiamo per il quartiere ancora un po', e poi torniamo in albergo
verso le 18:30. Oggi va così, giusto un breve assaggio della
città. Cartoline. A cena alle 20:00 in un altro ristorante
dell'albergo, questa volta cinese con menù cinese. Si mangia
abbastanza bene. Ci voleva proprio una giornata buca totale in una
città normale. Certo, girare per Pechino e definirla una
città "normale"...
12 giugno 2002, 41° giorno di viaggio,
22:15 (GMT+8, senza ora legale)
Pechino, Hotel Qianmen
E' inutile, io e gli orientali proprio non andiamo d'accordo. Stamattina
iniziano a fare casino alle 7: porte che sbattono, gente che urla
nei corridoi. E vabbè... scendo a fare colazione alle 9:40.
Colazione chiusa alle 9:30. Ma si è mai visto in un albergo
così, di questa categoria?? Così, come ieri, mi riduco
a fare colazione al bar dell'albergo, che non ha praticamente nulla.
Sto lì a mangiarmi la mia frittatina e tre ragazzine, che
dovrebbero fare le cameriere (e che non capiscono un tubo), rimangono
lì tutto il tempo, davanti a me, a fissarmi. Davvero irritante.
Gli orientali sono assurdi, e i cinesi i più fuori di zucca.
Ci facciamo scrivere in cinese dalla reception l'indirizzo dell'ambasciata
kirghiza, prendiamo un taxi e ci giriamo così mezza Pechino.
Tutta la zona centrale della città compresa nella prima circonvallazione
è praticamente nuova di zecca, sembra Abu Dhabi. E' praticamente
immacolata, scintillante, avveniristica. Grandi e larghissime avenue
corrono fra grattacieli multicolore di cristallo. Sembra che abbiano
finito di costruire tutto ieri, e forse è così.
Un po' di chilometri di taxi (la giornata è caldissima, oltre
i 30°, il sole scotta!) ci portano dunque nella zona delle ambasciate
di Sanlitun, uno dei due quartieri di Pechino per le rappresentanze
straniere. L'ambasciata kirghiza si trova un po' in disparte, in
un palazzo nuovo dove, fra le altre, ci sono le rappresentanze di
Angola, Nuova Guinea, Fiji, Antigua ed altri posti del genere, per
intenderci. Peraltro, questa ambasciata è assurda. Si trova
al settimo piano, in un appartamento sulla porta del quale non c'è
scritto nulla! Insomma, non è così banale da trovare.
Quando suoniamo alla porta, ci viene ad aprire un ragazzino che
ci dice di aspettare e ci chiude la porta in faccia! Dopo venti
minuti un altro tipo ci fa entrare nell'appartamento ed infine un
terzo tipo ci dice di tornare domani: per la modica cifra di 100$
a cranio ci rilascerà, "senza alcun problema",
un visto espresso in mezz'ora, valido per il periodo che vogliamo.
Pazzesco. E pensare tutti i casini che ci hanno fatto a Milano per
questa storia... Prezzo a parte (!), questo mi rende un po' più
ottimista. Non si capisce comunque perché il visto non ce
lo abbia fatto oggi, a questo punto.
Risaliamo su un taxi e ci facciamo lasciare a Tiananmen. Sembra
incredibile, ma è difficile anche spiegare ai tassisti che
si vuole essere portati in centro. Finchè non lo vedono scritto,
naturalmente in ideogrammi, non lo capiscono. La giornata è
sì calda, ma continua ad essere ventosa e il sole va e viene.
Ci vuole una buona ora per scattare qualche fotografia decente della
piazza. Ovviamente, il mausoleo di Mao oggi è chiuso. Mi
sembra di ricominciare con la storia di San Basilio. Tant'è,
Pechino, per qualche motivo, non ci attizza per ora.
Indecisi sul da farsi, saliamo sulla porta di Qianmen, ma il panorama
non è un granché e la mostra all'interno sa veramente
di poco. Troppo tardi per qualunque altra cosa, prendiamo un nuovo
taxi ed andiamo al Tiàntàn Gòngyuàn,
il Tempio del Parco del Paradiso, che è uno dei simboli di
Pechino e pare essere il più perfetto esempio di architettura
Ming.
L'intera visita ci costa un bel po' di yuan (a proposito, 1$ = circa
8 yuan e rotti) e tutto sommato non è niente di che. Altra
cosa sono i palazzi reali di Bangkok e Phnom Penh. Inoltre, c'è
un miliardo di persone, turisti a vagonate, comitive di giapponesi.
Insomma, un casino pazzesco, caldo e folla. Usciamo e veniamo assaliti
da tassisti rompiballe che non ci mollano. Insomma, cheppalle! Praticamente
siamo passati dal menefreghismo russo all'assenza di qualunque cosa
in Mongolia, al peggio dell'impacciata efficienza e noia della Cina.
Io, come noto, ho una particolare avversione per quest'ultima.
Alla fine, prendiamo un taxi e ci facciamo scaricare su Jianguomennei
Dajie, la via principale che dà accesso a Tiananmen, una
arteria larghissima, lunghissima e circondata da palazzi nuovi fiammanti,
giardini, alberghi e shopping centre. Qui c'è Valentino,
Max Mara, ecc, si potrebbe tranquillamente pensare di essere in
qualunque via occidentale.
Un po' a zonzo, poi alle 18 altro taxi e ci facciamo lasciare all'albergo.
Vicino, scopriamo un Internet Cafè, merce rara a Pechino!
E' bello, efficiente, ha un buon bar, i computer sono nuovi e, incredibile,
costa solo 5 yuan all'ora! Inutile dire che ci fermiamo lì
e io mando la prima newsletter. (*)
Alle 20:30 usciamo e ci fermiamo per la cena in un ristorantino
lungo la strada. Gamberi e maiale in salsa agrodolce, ma non è
un granché come cena. Comunque, noi a Pechino ci sentiamo
a "casa" ed è forse per questo che non ci dice
molto.
Finiamo la serata in albergo cercando di telefonare a casa, ma stasera
non funziona nulla, non si riesce a telefonare in alcun modo e anche
i cellulari non prendono. Amen. Accidenti ai gialli!
(*) nel corso del viaggio ho inviato in
Italia, a parenti ed amici, cinque "newsletter" nelle
quali raccontavo via via il nostro viaggio. Queste lettere, insieme
a quelle inviate da Emanuela e ad altri scritti aggiuntivi, sono
oggi raccolte in un libro la cui uscita è prevista nell'autunno
2004. Per informazioni, scrivere ad info@orizzontintorno.com.
13 giugno 2002, 42° giorno di viaggio,
22:50 (GMT+8, senza ora legale)
Pechino, Hotel Qianmen
Abbiamo il visto kirghizo!! Eccezionale! La porta dell'Asia Centrale
è ora aperta e possiamo sperare davvero di tornare per il
Torugart Pass.
Questa mattina sveglia di buon ora, prima delle 9:00, per andare
all'ambasciata. Bypasso i cinesi presentandomi al buffet breakfast
alle 9:30 in punto, prima che chiudano.
All'ambasciata kirghiza lasciamo più di 100$ a cranio e loro,
peraltro, ci lasciano fuori dalla porta, sulle scale (!), ad aspettare
finché i visti non sono pronti. Ci vuole una mezz'oretta.
Oggi è una giornata di sole pieno e fa caldissimo, almeno
32°. Siamo fuori dall'ambasciata alle 12 passate e optiamo per
un giro dei templi principali di Pechino. Da notare che oggi abbiamo
dato un'occhiata più approfondita a tutti questi palazzi
nuovi che costellano il centro. Sono tutti vuoti, appena finiti,
o poco a finire. Deserti. Praticamente hanno rifatto mezza città
in qualche anno, hanno raso al suolo interi quartieri e stanno ricostruendo
l'intera Pechino. Della vecchia, in questi quartieri, non rimane
praticamente nulla. Ma la domanda è: dov'è la gente
che abitava questi quartieri? Probabilmente, "deportata"
altrove. Incredibile.
Ci chiediamo a cosa verranno destinate queste migliaia di nuovi
appartamenti e negozi, visto che certamente i cinesi non possono
permetterseli. Tutti investimenti per gli stranieri? Pechino continua
a dirci ben poco...
Questo Internet Cafè che abbiamo scoperto a fianco del nostro
albergo è stato provvidenziale. E pensare che in albergo
la tariffa è di 60 yuan all'ora, contro i 5 dell'Internet
Cafè, e che gli Internet Cafè, in generale, sono davvero
rari a Pechino. Questo è rapido, bello, nuovo. Un po' di
amici hanno risposto alla newsletter di ieri. Mi fanno impressione
le risposte degli amici dall'IBM... com'è lontano il lavoro...
mi capita di pensarci talvolta, sto iniziando a farmi un'idea di
come potrei affrontare il "problema" al ritorno... vedremo.
Oggi siamo anche riusciti a telefonare a casa.
Dicevo del giro dei templi... Prendiamo la metro di Pechino. Sembra
molto difficile, ma in realtà è più facile
di quella di Mosca. E poi, iniziamo a fare un po' l'occhio ad alcuni
ideogrammi base. Io riesco a riconoscerne bene una decina e intuisco
anche il significato di qualcun altro. Può far ridere, ma
a Pechino può essere una chiave di volta conoscere un po'
di ideogrammi, ed inoltre aiuta ad orientarsi, oltre che essere
divertente.
Con la metro andiamo prima al Yònghé Gòng,
un tempio buddista molto grande e bello. Oggi per fortuna non c'è
la ressa di ieri e riusciamo anche a tirare fuori qualche fotografia.
Questo tempio è il più grande del genere in Cina,
al di fuori del Tibet, e tutto sommato merita. C'è anche
una grande statua del Buddha in legno di sandalo. Abbastanza turistico,
visti quelli mongoli, non straordinario come quelli del sud-est
asiatico, ma comunque vale la visita.
Ci trasferiamo poi al vicino tempio confuciano di Kòng Miào,
molto tranquillo e interessante. Non avevo mai visitato un tempio
di questo genere. Più difficile raggiungere il tempio taoista
di Dòngyué Sì, i tassisti sembrano ignorarne
l'esistenza. Alla fine, quando riusciamo ad arrivarci, è
già chiuso. Pazienza, gli diamo un'occhiata dal di fuori.
Pranzo in una sorta di Pizza Hut, una specie di concorrente, nuovo
di pacca e vuoto. Prezzi da capogiro. Rientriamo in albergo alle
18:30. C'è la partita dell'Italia, che ci vediamo nella hall
dell'albergo sul grande schermo. 1-1 con il Messico, Italia qualificata
per il turno successivo. Domani tentiamo la sortita al consolato
pakistano. Siamo comunque ormai dell'idea di partire da Pechino
il 18 giugno, in effetti è inutile fermarsi di più
in questa città.
Nei prossimi tre giorni ci daremo da fare per visitare le attrazioni
principali e organizzarci la prossima tratta verso Xi'an.
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dal 5/6 all'8/6 |
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