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ASIA OVERLAND 2002

 

 

ASIA OVERLAND 2002: DIARIO DI VIAGGIO
Tratta 5: attraverso la Cina
 
dal 18.06.02 al 22.06.02: Xi'an e l'Esercito di Terracotta
dal 23.06.02 al 26.06.02: Lanzhou, Bing Ling Si e Xiahe
dal 27.06.02 al 01.07.02: Xining e Golmud

18 giugno 2002, 47° giorno di viaggio, 22:15 (GMT+8, senza ora legale)
Treno n° T55 da Pechino a Xi'an

E così l'Italia è fuori dai mondiali, ha perso con la Corea del Sud in una partita che, a quanto sembra, è stata scandalosa. L'abbiamo vissuta in diretta su questo treno grazie all'aiuto di Andrea, Armando e Cecco che ci hanno fatto l'intera cronaca via SMS! Nonostante tutto, la sconfitta lascia un po' il segno sull'umore.

Questa mattina sveglia alle 10:30, bagagli e check out. Poi si va nuovamente alla DHL per un'altra spedizione. Facciamo anche un po' di shopping in un negozio di CD, dove acquistiamo ben quattro album a casaccio, sia di musica tradizionale cinese, sia di pop locale! Spendiamo veramente una miseria, 15 yuan per CD.
Sosta da Pizza Hut per un rapido pranzo. La giornata è oltremodo grigia, calda, con una cappa irrespirabile, sembra nebbia. La visibilità raggiunge un chilometro scarso, assurdo!

Lasciamo l'hotel alle 15:00, il treno parte alle 16:10 da Pechino West, una stazione faraonica che sembra più un aeroporto con rampe d'accesso per gli arrivi e le partenze, controlli dei bagagli ai raggi X, tabelloni elettronici, hall e sale d'attesa smisurate, gate d'accesso ai binari. Incredibile. Prendere il treno, una volta nota la sigla (che è indicata sul biglietto) è facilissimo, il percorso è praticamente obbligato.
Il nostro è un treno a due piani, che apparentemente sembra un treno pendolare europeo, ed invece è fatto di carrozze letto. Al piano superiore scompartimenti a due letti (come il nostro), al piano inferiore a quattro letti. Il treno è bello e pulito, ma senza alcuna personalità. Anche qui, hostess e acqua calda a disposizione per il tè.
Nello scompartimento c'è un'aria condizionata da paura, che costringe a indossare il maglione di lana pesante, e questa è veramente un'assurdità con fuori 35°. Inoltre, è rumorosissima, quasi insostenibile, soprattutto in un treno che, al contrario, è silenziosissimo e in perfetto equilibrio sui binari.

Da Pechino a Xi'an ci sono 1.079 km e questo treno arriva domani mattina alle 6:16. Quindi, si va lentissimi. Non avendo un orario, non possiamo verificarne la puntualità alle varie fermate. Ho annotato soste a Baoding, Shijiazhuang (capitale della provincia dello Hebei) e Xin Xiang, poco prima di attraversare il Fiume Giallo.
Fuori, finché c'era luce, il panorama scorreva assai monotono. Campi coltivati e campagna cinese tutta uguale, in una giornata che ha continuato ad essere grigia, afosa e nebbiosa. Alle 19:00 ci hanno portato dei cestini per la cena (qui si può mangiare sia al vagone ristorante, sia aspettare che portino la cena nello scompartimento, il menù sembra essere lo stesso). Contenuto: riso e paciugo di carne e fagiolini. 10 yuan. Mollato quasi tutto lì. Ovviamente adesso abbiamo fame, nonostante la provvidenziale scorta di biscottini ed il tè.

Dappertutto, nel vagone ristagna un terribile odore di cavolo bollito. Nulla da fare tranne andare a dormire. Domani mattina ci tocca una sveglia micidiale.

19 giugno 2002, 48° giorno di viaggio, 23:30 (GMT+8, senza ora legale)
Xi'an, Hotel Bell Tower - Provincia dello Shaanxi

Nottata praticamente in bianco. Oltre alla puzza del treno, c'è stato il freddo, il rumore assurdo del condizionatore, il casino del vicino di scompartimento che russava in una maniera atroce, e l'arrivo a Xi'an alle 6 del mattino. Siamo, come previsto, completamente fusi.
Ci trasciniamo con tutto il bagaglio fuori dalla stazione, dove veniamo assaliti dai soliti touts. La novità è che non troviamo un tassista disposto a portarci all'albergo utilizzando il tassametro. Questo mi fa davvero incazzare. Chiedono tutti l'esorbitante cifra di 50 yuan, finché uno, più ragionevole, ci fa segno che per 20 yuan è ok. Vabbè, è solo poco più di quello che avremmo pagato con il tassametro, ormai siamo esperti di taxi cinesi, a Pechino ci siamo allenati bene.

Il Bell Tower Hotel è proprio sulla piazza centrale, davanti - appunto - alla Bell Tower. La posizione è stupenda, la camera grande e bella. Ci costa 68$ a notte, contro i 69$ del Qianmen a Pechino. Appena in camera crolliamo, ovviamente, a dormire. Sveglia alle 11:30, colazione alle 13:00! Per fortuna questo albergo ha un buffet continuo.
Fuori, la giornata è caldissima, soleggiata ed umida. C'è la solita foschia, ma molto meno che a Pechino. Comunque, qua l'aria ricorda molto quella di Bangkok, è un continuo sudare.

Xi'an, a prima vista, ci piace molto più di Pechino. E' molto più "cinese", anche se molto turistica. In centro ci sono i soliti nuovi shopping mall riforniti di ogni ben di dio, qualche grattacielino, ma nulla in confronto a Pechino. Ci facciamo un breve giro negli shopping mall prima di andare al PSB, la famigerata polizia turistica, per chiedere l'estensione del visto. Finalmente, conosciamo per la prima volta "questa gente".
Non ci va benissimo, perché il visto non ce lo estendono, ma sono peraltro molto cordiali, parlano perfettamente inglese e ci spiegano che è troppo presto per chiedere l'estensione. Ci fanno capire che non dovrebbe essere un problema, ma che dobbiamo riprovare quando il nostro visto sta per scadere. Vabbè, era in conto.

Ci infiliamo in un Internet Cafè. A quanto sembra, il DHL con le fotografie è arrivato a destinazione, mentre gli altri pacchi risultano dispersi. Questo è davvero strano. Domani verificheremo di nuovo. Nessuna nuova rilevante. Questo Internet cafè costa 3 yuan all'ora! Incredibile! Soprattutto pensando che quello dell'albergo costa i soliti 60!!
Verso le 17:00 ci facciamo un giro per le vie centrali, animatissime. Attraversiamo un mercato incredibile, dove vendono di tutto, compresi serpenti vivi, crostacei giganti vivi a badilate e stranissimi rettili volanti. Qui ci sentiamo davvero in Cina a tutti gli effetti!
Nelle strade la gente gioca a domino. C'è una vita notevole - ed anche gli odori lo sono.

Torniamo in albergo verso le 19:00, dopo una telefonata a casa. L'e-mail che ho inviato ai miei non è arrivata. Cecco si candida per raggiungerci a settembre in Asia Centrale.
A cena in una pizzeria niente di che. Fatti tutti i conti, contiamo di andarcene da qui un giorno prima del previsto, cioè il 22 giugno. Tutto sommato, Xi'an, per quanto interessante, non offre tantissimo. In più, qui non possiamo estendere il visto, quindi tanto vale non perdere troppo tempo. Domani dovrebbe essere sufficiente per vedere la città, e dopodomani ce ne andiamo a vedere il famoso Esercito di Terracotta. Xi'an si esaurisce così. Speriamo di trovare un treno per il 22 giugno. Iniziare a guadagnare giorni non sarebbe male a questo punto.
In serata la sorpresa di una rapida telefonata di saluti da Sergio.

20 giugno 2002, 49° giorno di viaggio, 23:15 (GMT+8, senza ora legale)
Xi'an, Hotel Bell Tower

Oggi caldo torrido e umidità alle stelle. Si soffoca e l'aria scotta. Per prima cosa prenotiamo la macchina per andare domani a vedere l'Esercito di Terracotta. Poi c'è da risolvere il problema del biglietto del treno. Come al solito è un casino. La tipa che ieri sera alla reception dell'hotel aveva promesso di occuparsene è sparita, e non se ne sa nulla. Decidiamo dunque di fare da soli.
Sembra che i biglietti si possano acquistare presso la Commercial and Industrial Bank of China. Già non è facile trovare questa banca. A un certo punto entriamo in una banca che "potrebbe essere", chiediamo informazioni, la solita "assistant manager" parla un po' con una guardia all'ingresso e quest'ultimo ci fa segno di seguirlo. Nessuno parla una parola di inglese, ovviamente. Questa guardia muta ci porta in un hotel fatiscente lì vicino, entra, parla per un po' con la receptionist. Quest'ultima guarda noi e non dice una parola. Neanche lei, ovviamente, parla altro che non sia cinese. Insomma, non si capisce un tubo, né cosa diavolo ci hanno portato lì a fare! Salutiamo (...) e ci rimettiamo in cammino.

Finalmente, dopo circa mezz'ora, sudati fradici, troviamo questa cavolo di banca. Naturalmente lo sportello che ci interessa è chiuso e apre solo alle 14:00. Io mi imbestialisco. In questo Paese lavorano tutti 24 ore su 24, fanno casino tutto il giorno e la notte, i negozi sembrano non chiudere mai e gli uffici sono aperti almeno fino alle otto di sera. Ma mai, mai, mai - guarda caso - quelli che servono a noi! E' come per mangiare: dove vorremmo andare noi fanno sempre orari assurdi tipo dalle 7:00 alle 9:00 (se devi fare colazione), o dalle 10:00 alle 12:00 (se devi pranzare), o ancora dalle 18:00 alle 19:00 (se devi cenare), tutti orari nei quali è impossibile mangiare perché o non hai fame (come minimo), o stai dormendo, o sei in giro per la città per visitare qualcosa. Se ti viene fame alle nove di sera ti puoi già suicidare.

Vabbè. Decisamente infuriati, accaldati, sudati e stanchi, decidiamo di saltare su un taxi ed andare alla Dàyàn Tà, nota come Big Goose Pagoda, di fatto l'unica attrattiva di Xi'an che sia fuori dalle mura. Adesso sono circa le 13:00 e noi, appunto, dobbiamo tirare fino alle 14:00.
I taxi qui costano una cosa ridicola. Come a Pechino sono divisi a classi di tariffa. A Pechino le classi erano 1.20, 1.60 (quelli che prendevamo quasi sempre noi) e 2.00 yuan al chilometro. Praticamente, più la macchina è "bella", più il taxi costa al chilometro. Quando un taxi si avvicina, uno può leggere la tariffa sulla fiancata e decidere se prenderlo o aspettarne uno più economico. Qui le classi sono 1.20 ed 1.40 yuan. La tariffa iniziale per i primi chilometri è di 5 yuan. Ne consegue che una corsa, in media, costa sempre meno di 1$.
A Pechino, i taxi più economici erano quelli, appunto, da 1.20 yuan. Si trattava di piccole Xiàli rosse, una marca cinese sconosciuta. Dei rottami. Qui, i più economici sono sempre rottami, ma si tratta di minuscoli Suzuki Alto (rossi anche loro), specie di Fiat Cinquecento con motori che perdono regolarmente acqua dal radiatore.

Insomma, per meno di 1$ prendiamo uno di questi Suzuki Alto e ce ne andiamo alla Pagoda. Veniamo come al solito rapinati per il biglietto di ingresso, 20 yuan a testa. Dentro, niente di che, il solito tempio buddista e questa pagoda alta a più piani, la cui scala fino in cima, per una volta, ci risparmiamo.
Io vado avanti a tè verde freddo al miele (buonissimo) ed aranciate, a litri. Ovviamente, più si beve e più si suda, ma la temperatura di oggi non dà tregua e nel traffico non si respira.

Alle 14:00 siamo di nuovo alla banca. Comprare i biglietti non è affatto facile. La tipa dietro allo sportello non parla inglese e, quel che è peggio, non legge nemmeno il Pinyin (la traslitterazione standard degli ideogrammi in caratteri romani). Noi oggi non abbiamo dietro neanche il nostro fondamentale libretto "Mandarin Phrasebook"! Un disastro!
Trascriviamo la destinazione (Lanzhou) in ideogrammi (* vedi nota fondo pagina) e la mostriamo alla tipa. Poi le scriviamo "2002-6-22" e questo le è chiaro, e le facciamo segno che vogliamo dormire. Interviene in soccorso una ragazza che parla qualche parola di inglese. Con il suo aiuto e facendoci mostrare lo schermo del computer (tutto in ideogrammi, comunque...) interpretiamo che ci sono due treni, uno alle 18:00 ed uno alle 20:00. Di fatto, ci sono disponibili solo posti in hard-sleeper, che dovrebbero essere cuccette a sei posti. Il costo è ridicolo, 164 yuan, cuccette in alto. Il viaggio si preannuncia "duretto"...
Prenotiamo quindi il treno delle 18:00, anche perché dalla numerazione (K119) capiamo che è un treno espresso e più bello. Arriva comunque a Lanzhou alle 6 del mattino, sarà un'altra notte dura.

Andiamo poi a piedi alla moschea di Xi'an, la più grande della Cina. E' molto strana, in stile cinese, con scritte in arabo. Per arrivarci si attraversano i vicoli del quartiere musulmano, una chicca che merita una visita, a condizione di sopravvivere al terribile odore di escrementi dovuto, probabilmente, alle fogne a cielo aperto che devono scorrere dietro questi vicoli.

Ma com'è Xi'an, dunque? A tratti ricorda la città bassa di Blade Runner, anche se certo non come Bangkok. Xi'an è affollatissima, gente di tutti i tipi, cinesi ovviamente, traffico caotico, grandi tabelloni pubblicitari luminosi appesi in alto ai palazzi che diffondono musica e jingle a tutto volume, rumore dappertutto, tanto rumore, chiasso, urla, caldo asfissiante e odori fortissimi. Migliaia di Suzuki Alto rosse e verdi, biciclette, risciò, vicoli con mercati e bancarelle, locali per mangiare, puzzolenti e sporchissimi oppure ristoranti chic, viali enormi e qualche grattacielo di cristallo, grandi mall e negozi di elettronica, gente nei vicoli che vende di tutto, aggiusta di tutto.
Toriamo a visitare il mercato di ieri per scattare qualche fotografia. Odori fortissimi, sporco, ghiaccio, bolgia umana, granchi vivi: una donna infila le mani nella cesta, ne afferra uno, lo "spacca" vivo letteralmente e lo mangia... Serpenti vivi, bisce, rettili, alghe, pesci e calamari giganti, spezie, merci e alimenti sconosciuti, radici, funghi, tartarughe vive. Ci offrono piccoli serpenti secchi da assaggiare, no grazie. Fotografiamo.
Donne che scorticano anguille vive, sono ricoperte di sangue dalla testa ai piedi, lo fanno senza sosta, uno spettacolo inquietante e dantesco. E poi anatre, oche, piccioni, tutti animali vivi. Un uomo compra qualcosa, un piccione e tre anatre. Il negoziante le afferra infilando le braccia nelle gabbie, vive, tira il collo a tutte e tre mentre queste starnazzano disperate. Angosciante. Già, solo perché da noi tutto questo avviene lontano dai nostri occhi. Qui no.

"Sopravvissuti" al mercato (spettacolo del resto al quale siamo vaccinati, basta ricordare il suq di Aleppo che noi continuiamo a chiamare, dopo anni, il "girone infernale"...), proseguiamo il giro della città in un bagno totale di sudore, polvere e odori che ormai abbiamo attaccati addosso. Quindi, sosta all'Internet Cafè verso le 18:00: due DHL su tre sono arrivati a destinazione, ne manca ancora uno di quelli inviati da Pechino.
Poiché torniamo tardi in albergo, decidiamo di cenare al ristorante cinese all'interno. Squallidissimo, siamo noi due da soli in un salone enorme. Non c'è anima viva oltre a noi e del resto l'albergo non è che sembri frequentatissimo. Mah... non si mangia male, ma è davvero triste. In camera verso le 22:00.

E così se ne sono andate sette settimane. Siamo più o meno ad un terzo del nostro viaggio. Beh, oddio, in realtà potremmo stare via circa 160 giorni. Non ho voglia di pensarci ora... A casa oggi ho scritto: "Sono zingaro, ero zingaro e sarò sempre zingaro". E' così, c'è ben poco da fare...

21 giugno 2002, 50° giorno di viaggio, 23:00 (GMT+8, senza ora legale)
Xi'an, Hotel Bell Tower

Questa mattina siamo stati svegliati alle 8:00 da una cameriera deficiente che ha bussato per un quarto d'ora e ha tentato di entrare in tutti i modi, nonostante fuori dalla porta fosse esposto il cartello "do not disturb"! Quando, alla fine, incazzato, mi sono alzato e le ho aperto in pigiama, ha fatto la faccia sorpresa e si è scusata, andandosene. Roba da matti.
A tavola per colazione, scena numero due: sono da solo, ci sono venti tavoli liberi, ma la cameriera decide che *non posso* mangiare da solo. Così costringe me ed un povero sfigato inglese di turno, a fare colazione insieme! Assurdo. Per fortuna, "Tim" è simpatico. E' un cinquantenne (ad occhio) che lavora per una società di consulenza italiana (!) ed è in Cina da tre anni per lavoro. E' un ex-KPMG, così ci facciamo anche due risate: io indosso la t-shirt della Coopers & Lybrand.

Alle 10:30 partenza per andare a visitare l'Esercito di Terracotta, che si trova a circa 40 km da Xi'an. Con l'hotel abbiamo trattato macchina ed autista per 300 yuan, ben 40 in meno dei tour organizzati.
Ci fermiamo prima ad una fabbrica di souvenir in ceramica e terracotta. Interessante, se non altro per vedere i difficilissimi processi di lavorazione a mano di questi oggetti.
Alle 12:30 arriviamo al sito dell'Esercito di Terracotta. Questo luogo è turisticamente *mostruoso*. Prezzo di ingresso a 65 yuan, centinaia di negozi di souvenir e bancarelle, venditori che ti assaltano, sbattendoti letteralmente addosso la merce al grido (a noi ben noto sin dal Vietnam) "UANDOLLA! UANDOLLA!". Superato il non facile ostacolo del viale turistico, si accede ad un ingresso dotato di metal detector per esseri umani e zaini, peggio che in aeroporto, con corsie di ingresso a biglietto magnetico tipo metropolitana.
Passato anche l'ingresso, eccoci in una mega piazzale di cemento armato, circondato da alcune costruzioni enormi in marmo, cemento ed acciaio. Sembra di essere a Redipuglia. Tutto questo è stato costruito per "proteggere" e coprire i tre pozzi degli scavi dove sono stati ritrovati i Guerrieri di Terracotta, probabilmente la più importante scoperta archeologica del XX secolo.

Che dire in proposito? Intanto una considerazione. Secondo la Lonely Planet della Cambogia, le grandi meraviglie dell'Asia sono quattro: Angkor, che abbiamo visitato lo scorso anno, diciamo pienamente sufficiente e un inferno di gente; la Grande Muraglia, visitata la scorsa settimana, molto bella ma con molti "ma"; l'Esercito di Terracotta, ed eccoci qua...; il Potala, che incontreremo fra un po' di giorni. Non viene citato il Taj Mahal, ma nel caso anche quello dovrebbe essere sulla nostra strada, ad agosto.
Torniamo dunque all'Esercito di Terracotta. I pozzi sono tre. Tutti e tre coperti da questo enormi palazzi (stadi?) di marmo e cemento. Non c'è, per fortuna, un'esagerazione di gente. Il numero 2 ed il numero 3 sono più piccoli e ridotti malino. C'è poco da vedere. La vera attrazione è il numero 1. Qui sono stati ritrovati 6.000 guerrieri e decine di cavalli, tutti a dimensione naturale. In origine avevano tutti armi di bronzo addosso, e finimenti ai cavalli, ma tutta questa roba è stata portata via e trasportata "al sicuro". Insomma, non si può vedere, se non qualche reperto nel museo adiacente.
Quello che si vede, dentro alla stadio coperto, è uno scavo quadrato di 210x60 metri tagliato a corridoi e a settori, dentro ciascuno dei quali, allineati e ordinati, stanno (parte dei) 6.000 guerrieri e cavalli scoperti. Il colpo d'occhio, non c'è che dire, è notevole. Questo "esercito", immobile, lì da duemila anni, ti "guarda". E', in un certo senso, inquietante, e non c'è dubbio che la visita è ben ripagata.
Ma... ma... Intanto è più piccolo di quello che mi aspettavo. Tutto sommato, mi attendevo una cosa "infinita", enorme. Alla fin fine è uno scavo di 200 metri, almeno secondo la guida. A me sembra circa la metà, ma non cambia questo il giudizio. E poi, e poi... c'è questa costruzione, queste enormi costruzioni in cemento costruite sopra. Un po' come se ingabbiassero il Colosseo o Delfi. Ti toglie, se non proprio tutta, gran parte dell'atmosfera che altrimenti il luogo avrebbe.

Stiamo lì in totale circa un'ora e mezza. Quindi riattraversiamo la bolgia infernale dei venditori che, letteralmente, ci si attaccano addosso e spingono. Riguadagnamo la macchina e l'autista ci porta alla Tomba di Qin Shihuang, un mausoleo di circa 2300 anni fa che si trova ad 1,5 km dal sito dell'Esercito.
Qui è l'apoteosi dell'inutile, per non dire della boiata turistica. Si tratta di una semplice collina, alta circa cento metri, con la solita infinita scalinata per arrivare in cima. Avendo pagato 26 yuan a testa l'ingresso, ci spariamo anche la scala, sotto ad una cappa di caldo umido asfissiante micidiale. Oggi, peraltro, la giornata è nuvolosa e brutta.
In cima non c'è un accidente, una terrazza di cemento armato e una inutile vista sulla brutta campagna circostante. Un po' scocciati ce ne torniamo alla macchina e ci facciamo riportare a Xi'an, dove arriviamo intorno alle 15:30. Lungo la strada, piove. A Xi'an c'è vento molto forte, brutto tempo, cade qualche goccia di pioggia e c'è molta polvere nell'aria.

Pomeriggio, sostanzialmente, di cazzeggio. A cena in un ristorante del centro, con menù scelto a casaccio. Mi faccio una "spaghettata" cinese. Ormai con i bastoncini sono un esperto. Abbiamo peraltro realizzato che in Cina non usano i tovaglioli e questo va ad aggiungersi alle assurdità di questo Paese.
La temperatura, in serata, si è abbattuta di circa dieci gradi rispetto agli scorsi giorni e fa persino abbastanza fresco.

22 giugno 2002, 51° giorno di viaggio, 20:15 (GMT+8, senza ora legale)
Treno n° K119 da Xi'an a Lanzhou

Ancora in treno, verso ovest, lasciamo lo Shaanxi ed entriamo nel Gansu. Posti in hard-sleeper, cuccette in alto. E' questo uno scompartimento, anzi, un vagone di 66 cuccette, diviso in 22 scompartimenti senza porte, ci sono solo pereti divisorie, ed in ogni spazio ci sono 6 cuccette, tre per lato. Noi, appunto, siamo su quelle più alte. Di fatto, è un vagone aperto tipo dormitorio, ma a dirla tutta non è malaccio. E poi costa un'inezia, 164 yuan il nostro posto, 20$ per un viaggio di quasi 1.000 km.
Qui si vive con i cinesi, davvero. Devo dire che è alquanto interessante. Non sarebbe neanche rumorosissimo, se non fosse che ad ogni fermata l'altoparlante del vagone, ovviamente davanti alle nostre cuccette, rimanda annunci lunghissimi, a volume inaudito, che durano dei quarti d'ora e sono fastidiosissimi. Poi, c'è la musica cinese, a un volume poco sopra all'accettabile. E adesso, anche uno con una TV portatile che fa un discreto casino.
Ci sono cinesi che mangiano i loro soliti noodle a pronta cottura. Si apre la busta, si versa l'acqua calda a disposizione di tutti, e il gioco è fatto. Odore di cavolo e noodle per tutto il vagone. Per il momento, l'aria condizionata non è esagerata.
Insomma, poteva andare peggio. Almeno, noi ci aspettavamo molto peggio. Per una notte non è un problema. Certo, non è come viaggiare in Transiberiana. E comunque, come al solito, i cinesi danno il peggio di sè quando mangiano: versi allucinanti, rutti, sputi, scatarrate. E' un concerto continuo.

Fuori, scorre la Cina, Cina vera e profonda quella che stiamo attraversando, campagna, montagne alte sullo sfondo, nere, misteriose, nebbia in basso. Oggi la giornata è brutta, stamattina a Xi'an pioveva. Ci siamo alzati tardi, abbiamo trattato con l'hotel per poter tenere la stanza fino alle 14:00. Poi abbiamo cazzeggiato fino alle 17:00, un paio d'ore all'Internet Cafè a leggere le ultime sul Tibet, un'oretta per un rapido Mc Donald's.
Come al solito, per andare in stazione niente tassametro. Questi tassisti sono dei veri bastardi e non abbiamo alternativa con il nostro bagaglio. Questa volta, almeno, trattiamo per soli 10 yuan, poco più di quello che avremmo pagato con il tassametro. In fondo è solo poco più di 1$, ma è il principio, ovviamente, che fa veramente incazzare.

In stazione, anche questa volta, è facilissimo. A parte il caldo e trascinarsi i bagagli nella bolgia infernale dei cinesi. Arriviamo al gate, aspettiamo. Quando lo aprono si scatena l'inferno, un intero treno viene caricato di colpo. Vabbè, siamo comunque su. Non ricordo più a che ora dovrebbe arrivare questo treno, ma credo intorno alle 6 di domani mattina.

Adesso siamo fermi ad una stazione, in una città. E' sera. Qui siamo fuori dalle grandi metropoli, e questa città è buia, fatta tutta di blocchi di cemento e casermoni di regime che si soffocano l'uno contro l'altro, e di baracche. Si riesce a vedere dentro agli appartamenti e lo squallore la fa da padrone. E' tutto fatiscente, cadente, marcio. Il viale principale è tutto illuminato, per contro, con parecchie insegne.
La gente si lava i denti fuori dalle finestre. Questi palazzi non hanno acqua corrente.

Nota: Xi'an fa più di 6 milioni di abitanti; Lanzhou, che è una "piccola" cittadina, ne fa oltre 2.800.000! E' da questi numeri che si capisce la "grandezza" della Cina. Leggere il China Daily tutti i giorni dà davvero l'impressione della situazione politica e della stampa del Paese. Di fatto, leggere quel giornale con i nostri occhi è davvero interessante ed utile per capire bene la Cina.
I cinesi, ovviamente, in questo vagone socializzano e mangiano insieme.
Questa città è Bao Ji. Da qui la ferrovia si divide: noi prendiamo il ramo dell'ovest, verso lo Xinjiang, l'altro ramo va a sud, verso Chengdu.

(* Nota: Come già in Russia ed in Mongolia, in queste pagine del diario originali era mia abitudine trascrivere i nomi dei luoghi e alcune altre espressioni con l'alfabeto mandarino, qui ovviamente non riproducibile)

dal 14/6 al 17/6
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dal 23/6 al 26/6
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