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21 luglio 2002, 80° giorno di viaggio,
22:30 (GMT+5.45, senza ora legale)
Kathmandu, Hotel de l'Annapurna
Oggi giornata votata al riposo totale. Sveglia alle 9:00 (a causa
del fuso orario), splendida colazione, finalmente ricca, totale,
grande. Quindi di nuovo in camera a cazzeggiare. Piove, piove, piove
a scrosci, a dirotto. Il monsone si sta dando parecchio da fare.
Di maratone in giro per la città oggi proprio non se ne parla!
Ci guardiamo un film di fantascienza su Star Movies a letto , ci
riaggiorniamo con la CNN, ci facciamo tutti i notiziari indiani
per seguire la situazione fra India e Pakistan. Poi, verso le 13:30,
con molta calma, ci muoviamo.
Il nostro hotel si trova in Durbar Marg, una via piuttosto "in"
un po' fuori dal centro. Il nostro obiettivo odierno è di
esplorarla e fare qualche commissione. In effetti non andiamo molto
lontano. Ci infiliamo nella prima libreria che troviamo ed è
la fine! Kathmandu è il regno delle librerie (e di chissà
che altro!). Libri sull'Himalaya, sulla montagna, sugli 8.000, Everest
in tutte le salse, carte e mappe di tutti i tipi, cartoline di tutto
l'Himalaya montagna per montagna.
Ci bastano due librerie per uscire carichi di chili libri straordinari,
roba da centinaia di euro in Italia. Qui, in totale, per una decina
di libri fotografici "pesanti" da collezione, guide, fotografie,
ecc, spendiamo circa 150$. Accettano pure qualunque carta di credito.
Troviamo anche la LP della Karakoram Highway, edizione aggiornata,
ma non quella del Pakistan. Il fatto è che, a quanto pare,
né in India, né in Nepal è consentita l'importazione
di libri e carte del Pakistan. Lo sospettavo. Un libraio gentilissimo,
però, con un paio di telefonate, in una mezz'ora ci procura
una guida del Pakistan nuova di zecca della Footprint. Non è
una LP, ma ben venga. Fantastico!
Qui sono tutti di una gentilezza straordinaria, parlano tutti inglese,
sembra di essere in paradiso. I prezzi sono ottimi per quasi tutto,
il margine di trattativa è circa del 10%. Adesso dobbiamo
trovare il modo di spedire tutto questo a casa, ci costerà
una fortuna!
Risolta la pratica delle cartoline, tento quella delle lenti a contatto.
Un tipo della reception dell'albergo ci porta da un ottico di sua
fiducia. Saliamo al primo piano di un palazzo scalcinato, dove,
praticamente all'aperto, si trova questa specie di laboratorio e
studio ottico. Un dottore nepalese mi misura la vista, guarda al
microscopio la mia lente residua, verifica i miei occhiali. La visita
è decisamente approfondita. L'unica cosa che non funziona
è la misura della curvatura dell'occhio, poiché la
lampada dell'apparecchio è rotta. Devo tornare domani, ma
pare che riuscirà a farmele. Incredibile!
Dopo sei settimane di Cina sembra incredibile trovarsi in un posto
così. E, a proposito di Cina... Finiamo il pomeriggio in
un internet point, dove finalmente riesco a guardare la posta dopo
una settimana. Le mie newsletter ormai girano e girano. Un prof
universitario, amico di un amico di Gianni, mi scrive attaccandomi
duramente per i miei commenti sulla Cina, dandomi del bugiardo,
del barbaro, dell'ignorante, ecc.
Questa cosa mi manda proprio in bestia! Quello è veramente
un povero idiota. Perderò una giornata per rispondergli con
calma.
Finiamo la serata nel ristorante indiano dell'albergo, caro. Vabbè,
stiamo un po' scialando, ma ci voleva! Da domani si inizia a girare
per questa città, che sono quasi certo ci sorprenderà,
nonostante, a dire il vero, io non avessi grandi attese...
22 luglio 2002, 81° giorno di viaggio,
22:45 (GMT+5.45,
senza ora legale)
Kathmandu, Hotel de l'Annapurna
E invece non abbiamo girato un tubo. Da quando ci siamo svegliati,
intorno alle 8:30, non ha mai smesso di piovere a dirotto, davvero
un monsone pesantissimo, peggio di quello dello scorso anno in Vietnam
e Cambogia, peggio della Thailandia. Piove in maniera impressionante,
esagerata, pesantissima, allaga tutto. Praticamente impossibile
uscire dall'albergo.
Inganniamo il tempo leggendo, guardando la tv. Telefoniamo a DHL,
UPS e TNT per vedere chi costa meno (UPS) e prepariamo la roba da
spedire a casa, questa volta una valigia intera. Telefono a Gianluca
per avvertirlo che spediremo su le fotografie. Telefono ad Armando
per farmi dare i valori della mia miopia per l'oculista. Insomma,
sembra quasi una giornata di pioggia a Milano. Ma fuori ci sarebbe
Kathmandu che ci aspetta! Niente, non smette...
Verso le 16:00 tentiamo una sortita, con addosso i k-way. Stiamo
in giro venti minuti, camminando per le vie che portano in centro,
verso Durbar Square. La città ci appare immediatamente straordinaria,
a suo modo unica. Sembra un incrocio fra un nostro borgo di provincia,
sparato indietro nel medioevo, e le città asiatiche alle
quali siamo ormai abituati. Una miscela notevole e affascinante.
Ma piove, piove, piove in modo impressionante, e siamo fradici.
Girando per i vicoli, fra la folla pigiata, tuc tuc, biciclette,
l'unica cosa che ci salva sono gli scarponi di gore-tex. Per terra
c'è un buon cinque centimetri di acqua e tutto il resto di
noi è fradicio. Rassegnati, andiamo dall'ottico verso le
16:30.
Il dottore mi fa la sorpresa: lenti a contatto pronte!! Spesa...
33$!! Non riesco a crederci. La destra è perfetta, la sinistra
un po' fuori curvatura, appena appena, ma per essere un lavoro artigianale,
fatto ad occhio, è straordinario. Non so come ringraziarlo.
Adesso ho anche qualche giorno per verificarle, se non dovessero
andare bene posso tornare da lui. Sono comunque diverse dalle lenti
alle quali sono abituato, un po' più dure, pur essendo, in
teoria, dello stesso tipo. Concludiamo che forse è il materiale.
Poi, verso le 18:00, mi ritiro in un internet point a scrivere qualche
e-mail e ci sto fin verso le 20:00, quando Emanuela passa a prendermi.
Cena al ristorante dell'albergo, troppa acqua per andare in giro.
Giornata completamente persa.
23 luglio 2002, 82° giorno di viaggio,
aggiornato il 24/7 (GMT+5.45, senza
ora legale)
Kathmandu, Hotel de l'Annapurna
Gastroenterite acuta infettiva. Sono stato colpito abbastanza duramente...!
Con ordine...
Anche oggi giornata piovosa. Dà solo un po' più di
tregua di ieri, ma comunque fa acqua tutto il giorno. Sfiduciati
ci incamminiamo verso le 12:00 in direzione di Thamel, il quartiere
dello shopping e centro turistico per eccellenza. Kathmandu è
molto diversa da come ce l'aspettavamo. Anche a Thamel, niente costruzioni
moderne, viali, grattacieli o roba simile. Solo una infinita teoria
di stradine e vicoli, negozi di tutti i generi, soprattutto agenzie
di viaggio, negozi di attrezzattura sportiva per la montagna, librerie,
stoffe e souvenir, ristorantini. Soprattutto le librerie sono stupende,
per me è davvero un paradiso.
Ma piove, piove, piove. Poi, un sottilissimo raggio di sole. Decidiamo
di provare ad andare a Durbar Square, la piazza centrale di Kathmandu.
La città è piccola, si gira facilmente a piedi, anche
questa è una sorpresa! Le strade che portano a Durbar Square
sono anch'esse una teoria infinita di botteghe di tutti i generi,
trafficate da moto, risciò, tuc tuc. Il cielo è tutto
nero, pochissima luce, foto orrende.
Entriamo in un tempo hindù che meriterebbe qualche ripresa
fatta bene, ma è tutto così grigio... Migliaia di
piccioni, personaggi di un altro mondo...
Poi, Durbar Square. Facciamo giusto a tempo a metterci piede e a
iniziare il giro, e ricomincia subito a piovere. Sono depresso,
e in più non sto tanto bene. Sudo freddo, e non ce n'è
motivo. Ci ritrasciniamo a Thamel, mangiamo una pizza. Sul giornale
leggiamo delle inondazioni di questi giorni. Pare che sia la situazione
peggiore da 30 anni e molte strade sono interrotte, comprese quelle
verso l'India e Pokhara, le nostre destinazioni. Insomma, a quanto
pare siamo bloccati qui...
Proviamo a fermarci ad un internet cafè, qui ne è
pieno, ma la connessione è disastrosamente lenta e ce ne
torniamo sconsolati in albergo verso le 19:30.
Io non sto bene. Vado in bagno e evacuo solo acqua. A partire dalle
20:00 inizia il vero tormento. Crampi fortissimi, continuo ad andare
in bagno e la situazione è sempre peggiore. Verso l'una di
notte sto malissimo, brividi, sudori freddi. Vomito l'anima e non
riesco ad arrestare le scariche, inoltre i crampi ora sono dolorosissimi
e continui. Decidiamo di chiamare un dottore.
Vengo visitato verso le 2 del mattino, il dottore è in gamba
e, per fortuna, parla un inglese perfetto. Mi chiede da quanto tempo
siamo in Nepal, da dove veniamo. Alla fine la diagnosi è,
come detto, gastroenterite acuta, causata da batteri tipici della
regione. Il dottore dice che, probabilmente, l'ho presa in Tibet
e l'ho incubata in quota fino ad oggi. Mi prescrive una tonnellata
di medicinali, antibiotici, antivomito, antidolorifici, reintegratori
salini. Va anche a cercare una farmacia e mi compra i medicinali.
Totale visita, 50$.
Verso le 3 del mattino i dolori si attenuano un po' e riesco ad
addormentarmi. Temo che ci vorrà qualche giorno per riprendermi
e, fra la gastroenterite e il monsone, temo che questa sosta a Kathmandu
vada ad allungarsi ben oltre il previsto...
24 luglio 2002, 83° giorno di viaggio,
23:30 (GMT+5.45,
senza ora legale)
Kathmandu, Hotel de l'Annapurna
Giornata completamente persa, passata a letto fra una pillola rossa,
una gialla, televisione e qualche libro. La botta di ieri è
stata dura, e anche oggi ho avuto alcune scariche, anche se complessivamente,
nel corso della giornata, la situazione è migliorata.
Paradossalmente, oggi è stata la giornata migliore da quando
siamo a Kathmandu e non è piovuto praticamente per tutto
il giorno, anche se il cielo è rimasto sempre tutto coperto.
Mi sono alzato solo a sera per andare a mangiare qualcosa nel ristorante
dell'albergo. Una mezza ciotola di riso in bianco è stata
sufficiente per averne abbastanza. Di fatto ci vorrà qualche
giorno perché recuperi, dovremo fare un po' di riprogrammazione.
Fra l'altro, questo giorni a Kathmandu abbiamo speso una montagna
di soldi fra albergo e shopping!
Nella sfiga c'è andata bene che non sia successo in Tibet
e che avessimo questo hotel. Almeno qui è quasi come essere
a casa e certamente Kathmandu è il posto più civile
che abbiamo visitato dalla nostra partenza da Milano.
25 luglio 2002, 84° giorno di viaggio,
22:00 (GMT+5.45,
senza ora legale)
Kathmandu, Hotel de l'Annapurna
Le mie condizioni migliorano rapidamente grazie ai pilloloni del
dottore nepalese. Così, questa mattina mi sono alzato regolarmente,
ancora non in perfetta forma, ma in piedi! Colazione, ed alle 11:00
usciamo per andare all'UPS a spedire un po' di roba a casa (souvenir,
libri, vestiti di cui non abbiamo più bisogno) e i rullini
a Gianluca. In totale abbiamo spedito quasi 20 kg di roba (!) e
abbiamo speso 240$, una bella somma! Almeno adesso siamo più
leggeri.
La giornata è discreta, finalmente non piove e si vede anche
qualche raggio di sole e sprazzi di cielo azzurro. Ci prendiamo
un taxi e ce ne andiamo a Patan, che confina con Kathmandu, dalla
quale è separata solo da un fiume. Patan assomiglia peraltro
molto a Kathmandu. Durbar Square (anche qui), la piazza centrale
davanti al Palazzo Reale, è piena di templi hindù
e di touts. Non c'è verso di riuscire a fare due passi senza
che qualcuno ci si incolli addosso, tenti di venderci qualcosa,
di farci da guida, o solamente di voler fare conversazione. Un milione
di "no" non bastano a far arrendere nessuno di questi
personaggi.
Oltre a Durbar Square, al Palazzo Reale ed al museo, visitiamo il
Golden Temple, un tempio buddista assai particolare, dove circolano
topi di fogna di notevoli dimensioni. E' molto differente da quelli
visti in Tibet e in Mongolia, per certi versi più simile
ad un tempio hindù.
Quindi, alcuni templi hindù: il Kumbershaw, pieno di induisti,
dove di nuovo sembra di essere dentro ad un documentario; l'Uma
Maeshwar, il Roda Krishna. Arriviamo fino allo stupa settentrionale,
uno dei quattro grandi stupa che sono situati ai quattro punti cardinali
di Patan.
Fa abbastanza caldo e vengo divorato dalle zanzare. Fra l'altro,
mi beccano anche in faccia più volte, davvero fastidioso!
Arrivare in questo clima dopo tre quasi tre mesi di climi freddi
(escludendo Pechino e Xi'an) è davvero una rottura. Tutto
sommato non sono così felice di essere in Nepal, anche perché
questa è comunque una tappa di transito, non è un
viaggio in Nepal, e monsone, zanzare, caldo e gastroenterite non
sono un piacevole benvenuto.
Resta il fatto che è bello essere qui a Kathmandu dopo sei
settimane di cinesi.
A Patan facciamo anche finalmente qualche foto decente, comunque
niente di che. Luce orrenda, ogni tanto qualche goccia di pioggia.
Tutto grigio. Alla fine, verso le 17:00, riprendiamo un taxi e ce
ne torniamo a Kathmandu.
Finiamo il pomeriggio fra una libreria, a scambiare quattro chiacchiere
con il ragazzo che ci lavora, e il solito internet cafè,
a rispondere agli amici. Stasera sto bene e ceno, quasi regolare,
al ristorante dell'albergo.
A conti fatti, comunque, almeno un giorno in più del previsto
qua ci dobbiamo fermare. Le strade sono ancora bloccate, e comunque
non abbiamo ancora deciso né dove andare (Pokhara o direttamente
frontiera con l'India?), né come andarci. Non abbiamo voglia
di prendere l'autobus locale, abbiamo il solito problema dei bagagli
e poi vogliamo goderci il viaggio, e fermarci a fare fotografie
dove vogliamo, ma l'agenzia del'albergo ci ha chiesto 150$ per Pokhara
e oltre 200$ per la frontiera. E' una follia, abbiamo speso 30$
da Kodari fino a qui, e poi la LP dice che la spesa non dovrebbe
superare i 40$ al giorno (1999), diciamo anche che siano 60$ oggi:
quelle cifre sono esagerate, tanto varrebbe volare!
26 luglio 2002, 85° giorno di viaggio,
23:55 (GMT+5.45,
senza ora legale)
Kathmandu, Hotel de l'Annapurna
La nostra sosta a Kathmandu inizia ad allungarsi (e a diventare
troppo costosa!). In teoria saremmo dovuti partire domani, in realtà
non ci si muove da qui prima di lunedì 29, meteo permettendo
naturalmente, e così Kathmandu diventa la città nella
quale soggiorniamo più a lungo, che è paradossale,
visto che è quella in cui spendiamo di più perché
ci siamo presi un albergo top. Dovrebbe essere una tappa di transito
e tutto sommato non c'è così tanto da vedere.
Questa cosa mi scoccia un po'. Ma tant'è non c'è nulla
da fare. Dobbiamo ancora andare a Bakhtapur, l'altra città
che insieme a Patan e a Kathmandu stessa forma di fatto la "Grande
Kathmandu" da visitare. Dobbiamo ancora trovare l'auto, e domani
è sabato, giornata di chiusura totale in Nepal. In più
ci sono sempre le frane da considerare. Insomma, è un po'
un casino.
Peraltro, siamo ormai decisi a proseguire sulla nostra rotta: Delhi,
Islamabad, Kunjerab Pass. Qualche timore ce l'ho, inutile negarlo,
non tanto per la situazione in Kashmir, che è così
da oltre quarant'anni, quanto per la situazione nelle province del
nord-ovest pakistano, fuori dal controllo governativo, filo talebane
e anti-occidentali, che la Karakoram Highway attraversa fra Islamabad
e il confine cinese.
E' vero che saremo scortati, ma è anche vero che dobbiamo
passarci due notti. Se quella è la nostra via, non ci sono
alternative. L'unica sarebbe volare da Delhi in Kazakhstan, ma per
il momento la escludiamo.
Io sto decisamente meglio oggi. Gli antibiotici fanno effetto. La
giornata è incredibilmente soleggiata, almeno in parte. Verso
le 11:00 iniziamo un tour delle agenzie di viaggio di Durbar Marg
e Thamel, alla ricerca della migliore offerta per la nostra macchina.
Un'agenzia vicino allo Yak and Yeti hotel ci chiede 62$ per Pokhara
e 95$ per la frontiera con l'India. E' in media il miglior prezzo
che spuntiamo, anche se un'altra agenzia era scesa fino a 50$ per
Pokhara, ma era più cara per il viaggio verso la frontiera.
Per confronto, volare a Pokhara costa 69$ a testa.
Sta di fatto che noi non sappiamo ancora bene che fare. Abbiamo
tutto domani per pensarci. Saltare Pokhara sarebbe comunque un peccato,
ma perderemmo almeno altre due notti andandoci. E, tutto sommato,
come già detto, questo non è un viaggio in Nepal.
Ma tant'è siamo qui. Temo che si ripresenterà la stessa
indecisione a Delhi, quando dovremo decidere che fare con il Taj
Mahal.
Il fatto è che tutto non si riesce a fare, ma è anche
vero che fino ad oggi non abbiamo saltato uno solo dei nostri obiettivi
e non abbiamo perso neanche un giorno sulla tabella di marcia più
ottimistica. Qui a Kathmandu perdiamo, praticamente, i primi due
giorni dall'inizio del viaggio! Due giorni in tredici settimane,
nulla! E allo stesso tempo vogliamo correre verso Kashgar...
Secondo me, la verità è che entrambi contiamo, o meglio,
non abbiamo ancora perso tutte le speranze, di riuscire a fare tutto
il giro via terra, fino in Italia, o almeno fino a Tehran... Mah,
è comunque davvero dura...
Supponendo di riuscire a fare tutti i visti che ci mancano, i miei
calcoli continuano a dirmi che non andiamo oltre il Turkmenistan,
e pure di corsa. Continuo a pensare che voleremo a casa da Tashkent,
anche se i conti veri si faranno solo dopo il tour dello Xinjiang
e il deserto di Taklamakan.
Dopo il giro delle agenzie ce ne torniamo in Durbar Square, approfittando
finalmente di un po' di sole. E caldo torrido, umidità quasi
insopportabile. Facciamo qualche foto interessante, finalmente anche
a qualche bel santone hindu. In certi punti, in Durbar Square c'è
un odore che fa vomitare l'anima. In realtà Kathmandu non
è più sporca di molte città tibetane, ma il
fatto è che qui, fra il caldo, la spazzatura, escrementi
di animali di tutti i tipi (vacche, piccioni, topi, scimmie...),
la situazione in alcuni punti è davvero tremenda.
Visitiamo il palazzo reale e un noiosissimo museo di monarchi nepalesi.
Quindi, sosta spuntino all'inizio di Freak Street, la mitica via
degli anni '70. In realtà, Freak Street è identica
più o meno a tutte le altre vie ed oggi il turismo "alternativo"
si è spostato in gran parte a Thamel, che comunque è
più bella.
Da Freak Street andiamo verso New Road, la "Montenapo"
di Kathmandu. Approfittiamo della pioggia, che inevitabilmente inizia
a cadere, per visitare una specie di mall, l'unico che possa definirsi
tale che abbiamo visto in città. Quindi, la pioggia diventa
come al solito un torrente in piena e ci infiliamo in un taxi per
raggiungere l'albergo, verso le 16:00.
Con i taxi di Kathmandu è sempre la solita storia. Tu sali
e loro sparano una cifra. Tu fai finta di non capire, indichi il
tassametro e loro lo attivano senza battere ciglio. Il rapporto
è sempre lo stesso: tassametro batte prima offerta al 50%.
Aspettiamo un'oretta in albergo che spiova, io mi leggo il solito
libro di Tenzing sulla conquista dell'Everest, Emanuela continua
a lavorare a maglia per finire la copertina di Bau, il cagnolino
di velluto lilla che è la mascotte del nostro viaggio. Lana
fucsia comprata a Lhasa per la copertina di Bau.
Verso le 18:00 usciamo a chiudere la giornata, come di consueto,
in un Internet Cafè. Ormai utilizziamo sempre quello davanti
all'hotel, 50 rupie all'ora. In giro comunque se ne trovano anche
a 20 rupie.
Cena in un bel ristorante di Durbar Square, 440 rupie, un terzo
rispetto all'hotel.
27 luglio 2002, 86° giorno di viaggio,
23:00 (GMT+5.45,
senza ora legale)
Kathmandu, Hotel de l'Annapurna
Blues a Kathmandu (dal vivo). Quello che abbiamo ascoltato stasera
a cena. Facciamo e rifacciamo i calcoli, ma, come ho sempre sospettato,
i risultati ci danno perdenti. Non ci si fa a tornare a casa via
terra. I nostri giorni, a questo ritmo, continuano a finire in Uzbekistan
e anche accelerando non andremmo molto più lontano.
La verità è che a noi servirebbe almeno un mese in
più, anche solo tre settimane, e questo senza contare che
dobbiamo ancora fare il visto kazako, quello uzbeko e che, nel caso,
dovremmo fare i ben più difficili visti turkmeno ed iraniano,
che sono degli ossi duri e richiedono tempo. E pensare che la strada
sarebbe tracciata senza problemi dopo il Turkmenistan. Abbiamo verificato
i tempi di percorrenza. Dalla frontiera iraniana a Tehran potremmo
farcela comodamente in una giornata. Da lì a Milano, via
Tabriz, Istanbul, Sofia, Bucarest, Budapest, Vienna, basterebbero
pochi giorni, una settimana tirando. Vedremo. Intanto dovremo iniziare
a preoccuparci dei visti necessari.
Oggi un'altra giornata più o meno soleggiata, meno di ieri
in ogni caso.. Ci alziamo a fatica alle 9:30. Da quando siamo "scesi"
a Kathmandu e siamo arrivati in clima monsonico, ci trasciniamo
una pressione bassissima, siamo fiacchi e anche piuttosto demotivati.
Decisamente, l'Everest è stato un giro di boa, ci mancano
un po' dei "grandi obiettivi" davanti e non c'è
niente da fare, è ovvio che il Pakistan preoccupa entrambi.
Kashgar... Kashgar... Da lì ricominceremo davvero a fare
calcoli e progetti, ma la strada è ancora lunga, almeno tre
settimane. Tutto sommato sulla carta è strano: abbiamo fatto
quasi ventimila chilometri in meno di tre mesi e apparentemente
non riusciamo a farne la metà nello stesso tempo. Ma il fatto
è che si sono accorciate le tappe. Sono più ravvicinate
ora, ed ogni spostamento richiede una giornata, senza contare che
davanti abbiamo solo grandi città, che richiedono qualche
giorno per essere visitate.
Insomma, il tempo passa, la prossima settimana compiamo tre mesi
di viaggio e sì, abbiamo doppiato ormai la metà!
Ci trasciniamo letteralmente fuori dall'albergo, un po' a forza,
verso le 13:00. Prendiamo un taxi e ci facciamo portare a Bhaktapur.
Oggi è sabato e in Nepal è tutto chiuso, giorno festivo.
Se possibile, fa ancora più caldo di ieri. Non è un
caldo esagerato a dire il vero, ma è umido, appiccicaticcio,
pesante. Certo, era molto peggio lo scorso anno in Cambogia, ma
questo dà più fastidio. O forse siamo noi, mah...
Forse è quest'aria dolciastra dappertutto.
Bhaktapur è a circa 15 km da Kathmandu e ci arriviamo verso
le 13:30. E' la città più medievale della valle. Il
biglietto di ingresso al centro storico costa uno sproposito, 750
rupie!! Per confronto, il taxi per venire fin qui da Kathmandu ne
costa 200.
Iniziamo stancamente la solita maratona. Bhaktapur è piccola,
senza traffico, tranquilla. Si gira molto bene. Ci sono anche meno
touts del solito. Facciamo un bel po' di foto, anche se la luce
è brutta come al solito, scura o lattiginosa. Per il resto
la città non è molto differente da Patan o Kathmandu.
C'è la solita Durbar Square, i soliti templi hindu, le solite
bancarelle e negozietti. Tant'è, non riusciamo ad appassionarci
a tutto ciò fino in fondo, anche se comunque Bhaktapur è
la più carina delle tre città. Francamente, a me questi
sembrano posti con poca atmosfera, giusto adatti ai nostalgici degli
anni '70, che qua abbondano (ma non troppo). Credo che il "mio"
Nepal sarebbero molto più le montagne, ma non è stagione,
non abbiamo tempo, e poi sento il Tibet molto più "adatto"
a me. E' più selvaggio.
Un'altra osservazione: gli occidentali, e in generale i turisti,
sono molti meno di quelli che ci aspettavamo. E' vero che non è
stagione, ma ciò nonostante è piena estate e qui,
in fondo, ci sono davvero quattro gatti. Credo che la paura dei
terroristi maoisti tenga lontana molta gente, ma dall'aria che si
respira qui direi che è una paura del tutto immotivata: qui
è al massimo come andare in vacanza nei paesi baschi, tanto
per dire.
I giornali parlano molto dei ribelli maoisti, ma a giudicare dai
toni utilizzati la situazione sembra molto più sfruttata
in termini propagandistici che un vero e proprio stato di assedio
al Paese come viene descritta. Mah...
Verso le 17:00 riprendiamo un taxi e ce ne torniamo a Kathmandum,
giusto con le prime gocce di pioggia. Stranamente il mio Internet
Cafè è aperto e ne approfitto per andare avanti con
la mia newsletter sul Tibet.
Ceniamo nello stesso posto di ieri sera e, come detto, c'è
un gruppo che suona dal vivo. Serata molto piacevole.
28 luglio 2002, 87° giorno di viaggio,
22:40 (GMT+5.45,
senza ora legale)
Kathmandu, Hotel de l'Annapurna
Giornata del tutto vuota. Ci alziamo tardissimo, tempo grigio. Io
continuo a non stare bene, mi sta ora prendendo l'influenza. Sono
sempre molto debole, da quando siamo arrivati a Kathmandu qualcosa
continua a non funzionare. Credo che sia anche stanchezza, tutto
sommato sono stati tre mesi molto pieni e adesso che la motivazione
è un po' in calo può darsi che le difese si abbassino.
Verso le 15:00 andiamo a prenotare la macchina per domani. Decidiamo
di andare a Pokhara (strada permettendo, oggi era aperta), quindi
per il momento non deviamo dalla nostra rotta programmata. Facendo
là un paio di notti, dovremmo essere a Delhi per il 2 agosto,
con un solo giorno di ritardo sulla mia migliore previsione, facilmente
recuperabile, volendo.
Spendiamo 65$ per l'auto, un bel van nuovo di zecca, con autista,
come al solito.
Quindi, intero pomeriggio trascorso a scrivere la nuova newsletter
sul Tibet, "lavoro" che mi porta via quattro ore. Serata
al ristorante dell'hotel, sono troppo "stanco" per uscire.
Mah, questi giorni sono decisamente un po' giù di forma.
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dal 16/7 al 20/7 |
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