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29 luglio 2002, 88° giorno di viaggio,
22:15 (GMT+5.45, senza ora legale)
Pokhara, Snowland Hotel - Tappa 206 km.
Finalmente si parte. E' una giornata molto calda, afosa e soleggiata
in parte. Io non sto bene come al solito, il raffreddore mi ha ormai
preso in pieno. Sono tutto rintronato, debole e fiacco, ma ce ne
andiamo da Kathmandu e sono contento, alla fine questa città
mi ha dato più noia che emozioni. Ed ora, a ripensarci, non
è che in effetti mi aspettassi molto da Kathmandu. Certo,
per i libri è stupenda!
Partenza alle 9:00 per Pokhara, seconda città del Nepal,
probabilmente prima da un punto di vista strettamente turistico,
ai piedi del massiccio dell'Annapurna e del Dhaulagiri, altri 8000
che temo non vedremo affatto, visto come va qui il monsone.
Il viaggio dura quasi sette ore per 200 km. Il nostro autista, una
volta tanto, guida piano e normalmente. La strada è un susseguirsi
continuo di frane e smottamenti, siamo spesso in coda per passare.
In certi punti sono venute giù montagne intere, fa davvero
impressione. Il panorama è comunque stupendo, giungla, immense
fioriture, montagne coltivate a terrazze che sembrano dei quadri
astratti, contadini, villaggi, fiumi e rapide. Fra l'altro, la strada
sarebbe tutta asfaltata e larga, bella, se non fosse per le frane.
Questa è infatti la via principale di collegamento attraverso
il Nepal. Io, comunque, ne domo una buona parte.
Ho trascorso la notte completamente in bianco. ho di nuovo avuto
attacchi forti di dissenteria e oggi sono proprio uno straccio.
Inoltre, questo caldo e questa afa mi stordiscono.
Arriviamo a Pokhara verso le 16:00. Pokhara si presenta molto sparsa,
ma molto più "villaggio" di Kathmandu. Veniamo
ad alloggiare nella zona del lago, Lakeside Pokhara, a qualche chilometro
dal centro. E' una zona carina, turistica, con molti alberghi, ristoranti,
negozi, proprio sulle rive del lago sul quale si specchia l'Annapurna.
Ma ovviamente, oggi, di montagne non se ne vede l'ombra. In alto
e sull'orizzonte è tuto nero, anche se il tempo in generale
regge e non piove, anzi, ogni tanto c'è il sole.
La camera, grande, con terrazzo e vista lago, ci costa 30$ colazione
inclusa. Non male. Appena arrivati crollo a dormire, sono proprio
a pezzi.
Verso le 18:30 usciamo a farci un lassi (che nel frattempo abbiamo
scoperto essere una specialità indiana). Poi ad un internet
cafè (qui ne è pieno) per monitorare la situazione
del Pakistan. Sembra che la mia newsletter n° 3 abbia avuto
un bel successo. Cena svogliata, non sto bene.
Qui siamo ad 840 m, praticamente in mezzo alla giungla, ed è
un concerto di bestiacce (ce n'è una notevole concentrazione).
Per la prima volta dalla partenza, ci ricopriamo di Autan!
30 luglio 2002, 89° giorno di viaggio,
22:30 (GMT+5.45,
senza ora legale)
Pokhara, Snowland Hotel
E piove, piove, piove. Stanotte ha piovuto forte e stamattina piove
ancora. Eccheppalle!!! Sveglia tardi, colazione intorno alle 11:00.
Poi ci infiliamo in un'agenzia qua davanti e prenotiamo una macchina
per domani, per raggiungere la frontiera con l'India. Paghiamo 4.500
rupie, 60$, molto meno di quanto chiesto a Kathmandu. Quindi ci
facciamo una passeggiata qua a Lakeside.
La giornata migliora e viene fuori il sole, ma il gruppo dell'Annapurna
è sempre coperto, non si vede proprio niente di niente, neanche
un angolino. Lakeside è molto carina, ancorché quasi
del tutto occidentalizzata. Decisamente è un posto superturistico,
pieno di negozi di materiale alpinistico, pub, alberghi, ristoranti,
librerie, negozi di souvenir e internet point (cari) a iosa. Ma
è tranquillo, e siamo davvero quattro gatti. Io ne approfitto
per comprare un paio di pantaloni fake-North Face e li pago... 700
rupie, circa 9$! Fantastico! Quindi ci facciamo un giretto sulla
riva del lago e sembra di essere sul Lago di Como. Di montagne neanche
l'ombra!
Oggi fa un caldo pazzesco, siamo abbondantemente sopra i 30°
e il tasso di umidità è esagerato, mi sembra di essere
di nuovo nella giungla indocinese, sudo come una fontana anche stando
immobile e non c'è un filo d'aria.
Ci infiliamo in un taxi e ci facciamo portare in centro a Pokhara,
zona bazar, distante qualche chilometro. Pokhara è una città
sparsissima. Quindi, una lunghissima maratona attraverso tutta la
città ci riporta in un paio d'ore a Lakeside, dove arriviamo
verso le 15:00 completamente liquefatti. Sosta lassi, come al solito.
Poi, solito internet cafè.
Pokhara non offre molto altro, qui si viene per fare trekking, e
in questa stagione è impossibile. E fare altre "vasche"
è impossibile per via del caldo.
Mi hanno scritto Franca, Bruno, Danilo, Gianni, Daniela, Mario Mantovani,
Gianluca. Le nostre newsletter hanno sempre molto seguito. Soprattutto,
mi ha risposto il Caravan Café da Kashgar, con una lettera
molto lunga e dettagliata relativamente alla sicurezza sulla Karakoram
Highway.
In poche parole, dicono che è passata altra gente, che non
hanno trovato problemi, che la situazione è abbastanza sicura
e comunque di usare le solite precauzioni. Sono stati davvero gentili.
Insomma, per il momento proseguiamo. Scriverò anche all'ambasciatore
a Islamabad prima di entrare.
Cena in un pub qua davanti, ottimi spaghetti aglio e olio. E ricomincia
a piovere. Anche qui blues. In Nepal va moltissimo, non c'è
che dire. Prima di andare a letto, caccia grossa. C'è anche
un geko, stasera è abbastanza abitata, nonostante le zanzariere.
31 luglio 2002, 90° giorno di viaggio,
22:30 (GMT+5.45, senza ora legale)
Bhairawa, Pawan Hotel - Tappa 200 km. - Altitudine 300 metri circa
Ed infine siamo giunti in pianura! Ci troviamo a circa 5 km dalla
frontiera indiana, stanotte pernotteremo ancora in Nepal, attraversiamo
domani mattina. Insomma, dopo tre mesi, l'India davanti a noi...
La scorsa notte ha diluviato in modo impressionante e stamattina
il tempo era ancora pessimo. Il mio raffreddore continua ad essere
stazionario, sono tutto intasato, è una tortura. Partiamo
alle 10:00 per Bhairawa, un villaggio che si trova, come detto,
proprio alla frontiera con l'India. Le frane hanno bloccato la strada
principale (per fortuna, altrimenti avremmo dovuto ripercorrere
indietro verso Kathamandu quasi 90 km!). Così, invece, dobbiamo
prendere una strada secondaria attraverso le montagne e la regione
del Terai.
La strada è tortuosissima e il nostro autista non conosce
l'uso del cambio, oltre a guidare in modo folle. Emanuela vomita
a metà strada! A parte questo, è una strada assolutamente
stupenda, in un'area abbastanza remota. Solo giungla fittissima,
montagne interamente ricoperte di vegetazione, villaggi isolati,
spesso con case d'argilla e tetto di paglia. Stupendo.
Purtroppo, non facciamo praticamente fotografie, perché l'autista
guida così veloce che è praticamente inutile provarci,
e se dovessimo fermarlo ogni volta che vogliamo non arriveremmo
più.
La strada, come al solito, è un continuo susseguirsi di frane
e smottamenti. Ne aggiriamo decine. Man mano che procediamo, la
giungla diventa una vera e propria foresta pluviale altissima e
intricatissima. La strada peraltro è bella e asfaltata. La
tempertaura inizia a salire vertiginosamente e il cielo migliora
a vista d'occhio più ci avviciniamo alla pianura. Peggiora
il mio raffreddore!
Infine, verso le 15:00, usciamo definitivamente dalle montagne e,
dopo settimane e settimane, siamo nuovamente in pianura. Vera pianura,
piattissima, infinita, davanti a noi. L'India.
La temperatura è MOSTRUOSA, sicuramente sui 40°, con
un tasso di umidità da incubo. Siamo fradici e non si respira.
Arriviamo a Bhairawa alle 16:00, ma prima andiamo direttamente a
Sunauli, il villaggio di frontiera 5 km più avanti, a prenotare
la macchina che domani ci porterà a Gorakhpur, 28$, niente
male. Autista come al solito, il viaggio dura 3 ore.
Quindi, troviamo questo albergo a Bhairawa, dove ci chiedono 25$
a notte. E' un albergo nuovo, anonimo, ma pulito e con aria condizionata.
La stanza è bella.
Bhairawa è un postaccio polveroso e bollente, due strade,
mucche a decine in mezzo alla strada, risciò, sembra decisamente
di essere già in India. Il calore in giro è insopportabile,
la polvere e la sporcizia completano il quadro. E' il solito posto
di frontiera, insomma.
E così stiamo per abbandonare il Nepal, abbastanza frettolosamente,
ma era previsto. Anche oggi, del resto, di montagne nemmeno l'ombra,
tutto coperto in alto. Non è proprio stagione.
Tutto sommato il Nepal ha l'aria di essere un Paese davvero piacevole,
da visitare con calma. I servizi sono ottimi, i prezzi eccezionali,
la gente ospitale, e costa poco! Chissà, prima o poi...
E, a proposito, il nostro autista ci ha confermato che c'è
stato un crollo nelle visite dei turisti, dovuto alla guerriglia
maoista. Anche lui, peraltro, ci ha confermato che è una
cosa che riguarda solo il governo e che i turisti non ne vengono
minimamente coinvolti. Oggi il Terai che abbiamo attraversato era
completamente militarizzato in certi posti! E anche qui è
pieno di soldati...
1 agosto 2002, 91° giorno di viaggio,
18:40 (GMT+5.30,
senza ora legale)
Treno n° 2553 da Gorakhpur a Delhi - Tappa 100 km.
L'impatto, nonostante fossimo preparati, e nonostante la nostra
ormai lunga carriera di viaggiatori, è stato come da letteratura...
India! Paese n° 65. Sì, siamo in India. Forse, dopo tanti
anni di viaggi, questo è davvero il Paese che più
mancava al mio curriculum. In realtà sarà anche quello
che vedremo meno, ma sappiamo già che dovremo tornarci altre
volte, e per il momento prendiamo le misure...
Stamattina sveglia all'alba, 6:15. Vogliamo attraversare la frontiera
presto, dobbiamo arrivare a Gorakhpur in tempo per prendere un treno
per Delhi. La sveglia è micidiale, siamo stantchi, io continuo
ad essere raffreddato ed ora sono anche tormentato da due punture
che uno strano insetto mi ha fatto ieri sera, una delle quali mi
ha gonfiato la mano destra come un melone. Il Polaramin che ho messo
ieri sera non ha fatto un granché.
Appena usciamo dalla stanza veniamo letteralmente investiti da una
secchiata di aria liquida e bollente, terribile, ci sono già
sicuramente ben più di 30° e sono solo le 6:45!
Vengono a prenderci con tre quarti d'ora di ritardo sul previsto,
e a noi girano un po'...! Tre tipi ci caricano su un minivan senza
dire una parola. Qui, a dire il vero, quasi nessuno dice una parola.
Sono tutti piuttosto inquietanti. Riusciamo solo a capire che questi
ci portano solo fino alla frontiera, poi dobbiamo cambiare.
A velocità folle percorriamo i 5 km che ci separano da Sunauli.
La frontiera nepalese passa in un batter d'occhio, fra sorrisi e
chiacchiere, in un ufficio accaldato e polveroso. Poi, un centinaio
di metri in risciò, e siamo davanti ad una baracca con due
tavoli di legno, sulla strada. Frontiera indiana, e qui inizia la
nostra India.
Gli ufficiali di frontiera sono dei personaggi in camicia a quadri
aperta sul petto e baffi, sudati quasi quanto noi. Anche loro praticamente
non parlano. Chiedono "da dove veniamo", il che è
ridicolo: da dove diavolo pensano che arriviamo??
Sunauli è un vero posto di frontiera: una strada polverosa,
dritta e bollente in mezzo alla pianura, alle spalle Nepal, davanti
India. Baracche polverose, file infinite di camion. Risciò.
Taxi in attesa. Money changer che si avvicinano. Cambiamo anche
noi, le nostre ultime rupie nepalesi e 200$. E finiscono nelle nostre
tasche le prime rupie indiane. Il cambio è di circa 48 rupie
per dollaro.
Quindi, veniamo "imbarcati" su una sorta di jeep da altri
tre tipi che a loro volta non dicono una parola. Uno ha uno strano
turbante nero a bernoccolo. Sorride in modo preoccupante. Questa
gente è davvero strana. E' molto diversa dai nepalesi, che
sono generalmente amichevoli e sorridenti. Questi non parlano, non
ridono, e se lo fanno è inquietante, e in generale hanno
un modo di guardare davvero strano, quasi di sotterfugio. Non rispondono
alle domande. L'impatto, non c'è che dire, è romanzesco.
Chiedo all'autista di guidare piano, ma è inutile. Fa i 93
km dalla frontiera a Gorakhpur a rotta di collo, guidando come un
pazzo. Non so com'è, non ammazziamo nessuno, né ci
ammazziamo noi. In compenso, tiriamo su altre tre persone!! Siamo
quindi dentro in otto, quattro davanti, noi due dietro (ci siamo
ben guardati dal fare spazio, in teoria abbiamo pagato per una macchina
"privata"!) e due "più dietro", fra i
bagagli...
La strada ci porta davvero dentro l'India, fra campi coltivati,
donne coloratissime, mucche, villaggi polverosi e tantissime scimmie,
scimmie da tutte le parti!
Arriviamo a Gorakhpur alle 10:30. Fa un caldo semplicemente mostruoso,
siamo completamente fradici e liquefatti. Come previsto, veniamo
scaricati alla stazione e "scaricati" è il termine
esatto. Neanche una parola, un saluto, niente.
La stazione di Gorakhpur è esattamente come ci si può
aspettare una stazione indiana di provincia: il caos. Gente di tutti
i tipi, colori, razza, religione e stato di salute, ammassata per
terra. Caldo da stare male. Ressa ai ticket counter. Tutto scritto
in sanscrito.
Qui in mezzo stiamo noi, con i nostri 6 bagagli, qualche bottiglia
d'acqua, fradici di sudore e un po' depressi. C'è da darsi
da fare. Dobbiamo fare il biglietto per Delhi, e possibilmente sul
treno più rapido, nuovo e con i posti migliori. L'India è
leggendaria per i suoi temibili viaggi in treno in seconda classe
e senza prenotazione, e ci basta guardarci in giro per capire che
le leggende hanno tutta l'aria di essere vere!
Così, come già in Cina, mi lancio all'attacco. Prima
consulto l'"orario". Dal tabellone riesco a capire che
la Lonely Planet fa bingo e il treno che suggerisce esiste ancora,
l'espresso 2553 delle 17:15, il più veloce e con tutte le
classi. Annoto tutto sul mio taccuino, aggiungo "1st class
air-con". Poi cerco se c'è uno sportello per gli stranieri.
Mi dicono di provare al 111. Mi faccio largo a gomitate (qui si
fa così, si impara subito) davanti allo sportello 111 e allungo
il mio taccuino. L'impiegato mi fa cenno di sì, ma devo prima
compilare il form di richiesta della prenotazione. Altro sportello,
e mi procuro anche questo.
Ritorno al 111. Mi arriva il biglietto, ma costa solo 600 rupie
ed è chiaro che non può essere quello che ho chiesto.
Faccio una verifica con due personaggi lì attorno e ritorno
al 111. Mi ha dato due posti in sleeper di II classe senza aria
condizionata. Da capo. Questa volta il conto è di quasi 2.600
rupie, ci siamo. Posti in 2-tier sleeper air-con. E' un po' meno
della prima classe, che su questo treno sembra non esserci.
Gli sleeper air-con si dividono in 2-tier e 3-tier, un po' come
gli hard sleeper ed i soft sleeper cinesi. Sembra, almeno... Noi
abbiamo appunto preso un 2-tier. Mah...
Ci trasferiamo quindi sulle banchine. E' mezzogiorno e non c'è
altro da fare che aspettare. Aspettare, aspettare. Il treno è
alle 17:15. Bivacchiamo al binario, sudati fradici, non si respira
e non si smette, letteralmente, di infradiciarsi. Intorno a noi
il caos. Gente ammassata, relitti umani, bambini laceri e sporchi,
mendicanti di tutte le nature, santoni, mistici, arancioni, gente
apparentemente "normale", mucche che rovistano fra i rifiuti,
cani rognosi e pulciosi. Contiamo solo altri quattro bianchi in
tutto il pomeriggio e sono messi quasi peggio della gente intorno
(ma noi, come siamo messi???).
Io faccio fuori pacchetti interi di fazzoletti di carta, non so
nemmeno più se per soffiarmi il naso o per asciugarmi, o
le due cose insieme. Sono sfatto e sono in un lago totale di sudore,
sporco e polvere.
Vediamo anche i "treni". L'inferno dantesco non rende
l'idea. Sono delle scatole di metallo rovente, con finestrini minuscoli
chiusi da inferriate!! Completamente blindati, sembrano dei carri
merci, o postali. Angosciante!! La seconda classe normale fa paura!!
Dentro, la gente è pigiata in modo mostruoso, tutti ammassati
uno sull'altro, ci saranno 100 gradi e la folla è tale che
molti viaggiano letteralmente appesi fuori dalle porte dei vagoni,
che non vengono chiuse. Per il resto, sembra di assistere alla deportazione
degli ebrei da parte dei nazisti. Agghiacciante e apocalittico,
da brividi.
La sleeper class normale, non air-con, si distingue dalla seconda
solo perché i posti sdraiati sono prenotati. Per il resto,
stesse inferriate, stesso calore, stessa marmellata.
Non so come sia il 3-tier air-con. Il nostro 2-tier in realtà
è tale e quale ad un hard sleeper cinese. E questo è
il massimo del lusso. Solo che qui è completamente blindato.
Meglio non pensarci. I finestrini sono piccoli, sigillati e scuriti.
Quindi il vagone è pure buio! Ma almeno è fresco e
"vuoto", nel senso che è pieno solo della gente
con la prenotazione. Brande e tendine, nessun divisorio.
Saliamo dunque su questo treno, puntuali, alle 17:00. Dovremmo arrivare
a Delhi alle 6:30 di domani mattina, non sappiamo altro. Qui non
attacca bottone nessuno, nessuno parla. Solo un tipo che sembra
il capotreno si informa su come stiamo.
Alle 19:30 ci portano la cena: non male, riso, pollo, patate, minestra
di verdure. Piccante. Non c'è che dire, questo treno ci fa
sentire in India almeno tanto quanto la Transiberiana ci faceva
sentire in Russia! Per fortuna sembra davvero rapido.
E comunque, siamo di nuovo in treno. Dopo oltre un mese... In teoria,
da qui potremmo arrivare in treno fino a casa! Tre mesi sono anche
finiti. E tre mesi tondi ci hanno anche portato fino a Delhi. Così
come due ci avevano portato fino a Lhasa... Già, un mese
fa entravamo a Lhasa... Mi sembra ieri...
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dal 21/7 al 28/7 |
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