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22 agosto 2002, 112° giorno di viaggio,
23:50 (Unofficial Xinjiang Time,
GMT+6)
Kashgar, Qinibagh Hotel
Reduci dal solito, immancabile, blackout. Siamo passati all'ora
dello Xinjiang, due ore in meno dell'ora di Pechino. E' decisamente
più comoda per vivere, anche se è un po' un casino
gestire gli orari. Così, ora è mezzanotte, ma ufficialmente
sono le due del mattino!
Questa mattina sveglia alle "10:00". Oggi è una
giornata dedicata al riposo totale ed alla organizzazione a tavolino
della tratta fino a Bishkek. Per prima cosa andiamo a fare colazione
qua a fianco, al mitico Caravan
Café, il cui proprietario avevamo contattato fin
da Pokhara
per farci aggiornare sulla situazione della Karakoram Highway (KKH).
Il Caravan Café... Se penso a quando mi collegavo al suo
sito Internet dall'ufficio e sognavo ad occhi aperti... Beh, ora
siamo seduti qui a fare colazione. Ed è proprio come da foto
sul sito web. Chissà perché noi pensavamo che fosse
anche un Internet Café, e invece è solo un bar.
Ci facciamo una chiacchierata con il socio di Steve, il proprietario.
Quindi alle 15:30 incontriamo Dolkun, l'uyghuro amico di Miss Wang.
Dolkun è sveglio e parla un ottimo inglese. Ci fa un paio
di proposte per risalire la KKH fino a Tashkurgan, oltre il Muztagh
Ata, e per salire al Torugart Pass. A quanto pare non c'è
invece alcuna speranza di arrivare al Kunjerab Pass. La frontiera
cinese è stata spostata giù a Tashkurgan e senza un
ulteriore visto cinese non possiamo proseguire, né tanto
meno arrivare alla frontiera pakistana ed a Sost. Sono decisamente
contrariato da questa cosa. Il Kunjerab Pass continua a rimanere
un sogno, anche da questo versante.
Facciamo una puntata al PSB locale, ma di avere un altro visto non
se ne parla nemmeno, ci rimbalzano proprio. Anche la mia seconda
Lonely Planet della KKH rimarrà dunque inutilizzata, 15 anni
dopo la prima. Deve essere destino.
Passiamo un'oretta su Internet. La lettera di invito per il Turkmenistan
è pronta e ci viene faxata nel pomeriggio. Anche quella uzbeka
pare che sia pronta, ma per il momento non se ne sa niente. Sono
un po' preoccupato. Ormai questo viaggio si gioca tutto a Bishkek
e dipenderà dal tempo per ottenere i due visti. Una settimana
in più o in meno e ci giochiamo la possibilità di
arrivare a Milano.
Inizio la nuova newsletter. Mi scrive anche mio fratello che a casa
c'è un po' di casino a causa dei nostri spostamenti quaggiù
attorno al Pakistan e all'Afghanistan.
Alle 17:00 torniamo al Caravan Café dove incontriamo, finalmente,
Steve Larson. Ci dice che lungo la KKH, nella tratta pakistana,
gli autobus viaggiano in carovana per sicurezza e che la situazione
non è bella. Ci facciamo fare un paio di offerte per gli
stessi programmi proposti da Dolkun e per metterli a confronto.
Ormai abbiamo le idee piuttosto chiare e domani decideremo il da
farsi.
Steve è qui da 15 anni e ha praticamente girato (ovviamente)
tutta l'Asia Centrale palmo a palmo. E' americano e, tutto sommato,
dal "vivo" non è quel personaggio che ho immaginato
per mesi leggendo i suoi post sul Thorne.
Ci dice che è ancora possibile trovare la vecchia Kashgar
e respirare il vero Xinjiang nei villaggi uyghuri, sebbene ormai
la contaminazione cinese avanzi sempre più rapidamente.
Io finisco il pomeriggio su Internet, Emanuela a dormire. La cena
è il solito problema. Almeno nella zona dove siamo noi non
c'è un tubo, e neanche la Lonely Planet ci è di molto
aiuto. Torniamo nel desolante ristorante di ieri sera, ma piantiamo
lì quasi tutto. Stasera proprio non ce n'è. Bisognerà
esplorare bene questa città.
Nota: c'è una notizia di cinque studenti cinesi morti mentre
tentavano lo Shisha
Pangma. Tutta la vicenda è assurda, e ben si inquadra
nella realtà cinese. Questi qua sono arrivati allo Shisha
Pangma qualche giorno dopo di noi
e hanno tentato di salirlo in pieno periodo monsonico, senza avere
alcuna esperienza di alta quota, né attrezzatura adeguata.
La trasmissione in proposito alla tv cinese è agghiacciante,
con interventi eroico-demenziali, commenti idioti. C'è da
vomitare, questa gente è completamente fuori di testa!
23 agosto 2002, 113° giorno di viaggio,
23:30 (Unofficial Xinjiang Time,
GMT+6)
Kashgar, Qinibagh Hotel
Oggi primo vero assaggio di Kashgar. Abbiamo appuntamento alle 10:00
con Dolkun, con il quale prenotiamo il giro di tre giorni al Karakul
e a Tashkurgan. Almeno un aperitivo di Pamir e di KKH, in questo
modo, lo avremo e potrò anche finalmente vedere il mitico
Muztagh
Ata, il "settemila" dei miei sogni, tempo permettendo
naturalmente. Il giro ci costa 1.200 yuan, esclusi gli alloggi.
A Tashkurgan proveremo anche a fare un estremo tentativo con le
guardie di frontiera cinesi per vedere se ci faranno passare e arrivare
fino al Kunjerab Pass, ma già sappiamo che è una possibilità
davvero remota. In ogni caso, partenza prevista lunedì mattina
alle 7:30. Un altro tassello va dunque a posto.
Ci prendiamo quindi un taxi, dopo la solita colazione al Caravan
Café, e ci facciamo portare in centro, Piazza del Popolo,
sotto alla grande statua di Mao che abbiamo visto il primo giorno
arrivando a Kashgar. Dovremmo andare alla Bank of China per ritirare
un po' di soldi, ma sbagliamo orario. La Bank of China, ovviamente,
segue l'ora di Pechino e non quella dello Xinjiang.
Ce ne andiamo allora a piedi alla moschea di Id Kah, la più
grande di Kashgar, nel cuore del bazar, una delle più grandi
della Cina. Ma oggi non siamo fortunati con gli orari e arriviamo
durante l'orario di preghiera. Dobbiamo dunque aspettare. La giornata
è sufficientemente rovente da mettere addosso poca voglia
di andare in giro. Ma non c'è altro da fare e allora iniziamo
un breve giro della città vecchia.
La parte che giriamo è carina, non straordinaria, ma comunque
ben diversa dalla solita città cinese nuova che è
a qualche isolato da qui. Qui si aggirano solo uyghuri (e uzbeki,
tagiki, kirghizi, ma come distringuerli? Riconosciamo solo i pakistani,
grazie al loro caratteristico vestito), ci sono delle interessanti
botteghe (panettieri, stagnini, falegnami) e qualche piccola moschea.
Bambini che ci si attaccano addosso. Qualche foto discreta.
Un rapido break per bere qualcosa e poi torniamo alla moschea. Il
piazzale davanti è gremito di gente interessante, soprattutto
uyghuri, ed è davvero un gran spettacolo. Le donne, spesso,
sono completamente coperte, confermando che Kashgar è abbastanza
conservatrice. Così coperte le avevamo viste solo nel nord
della Siria, molte indossano praticamente un burka.
Noi giriamo "integrati", io con il mio zuccotto, Emanuela
con il velo, anche se a dirla tutta le donne cinesi (poche o nulle)
e gli scarsissimi turisti se ne fregano alla grande. Peraltro, la
gente qui non è così socievole come nei villaggi nel
deserto. La moschea di per sè è una delusione. Niente
di che. Spoglia.
Giriamo per i vicoli intorno e per il bazar degli orafi. Sta di
fatto che Kashgar non ha niente di più, né di meno
(oddio, si fa per dire) di cento altre simili città orientali.
Mah...
Torniamo in banca e poi al Caravan Café da Steve per confermare
la tratta verso il Kyrgyzstan. Nel frattempo ci arriva via fax anche
la lettera di invito per l'Uzbekistan. Molto bene! Con Steve confermiamo
dunque il viaggio fino a Bishkek. Partenza il 29 agosto, passaggio
del Torugart Pass. Qui ci lascerà l'organizzazione del Caravan
Café e ci prenderà in consegna quella kirghiza. Dovremmo
trascorrere la prima notte presso il caravanserraglio di Tash Rabat,
nel Tian Shan, e la seconda notte nei pressi del lago Söng
Köl. Quindi, il 31 agosto dovremmo arrivare a Bishkek. Sarà
comunque sabato e fino a lunedì 2 settembre non potremo inoltrare
le domande per i visti turkmeno ed uzbeko. E lì ci giocheremo
tutto.
Finito con Steve, verso le 17:00 ci trasferiamo all'Internet Café,
dove io vado avanti con la mia newsletter n° 4 fin verso le
21:00. Quindi affrontiamo la questione cena di petto, stanchi di
pessimi e scarsi pasti serali in posti squallidi. Prendiamo un taxi
(a Kashgar corsa standard 5 yuan) e ci facciamo depositare al John's
Café, il gemello di quello di Turpan
(e di Dunhuang).
Finalmente una cena vera. Qui peraltro ci sono solo turisti, come
al Caravan Café.
Chiacchieriamo un po' stasera, io ed Emanuela. Siamo stanchi. E
anche un po' demotivati, ormai. Soprattutto, ne abbiamo le scatole
piene di Cina, ormai ne abbiamo fatta per quasi otto settimane!
Conveniamo comunque che il punto più basso del nostro morale
è stato a Delhi e che quello che attualmente tiene in piedi
la motivazione è proprio la voglia di tornare a casa via
terra. Ci proveremo, comunque, in tutti i modi, almeno ad avvicinarci
il più possibile.
A parte tutto, arrivare fino a Tehran non sembra così impossibile,
e probabilmente nemmeno ad Istanbul. Sarebbe già un ottimo
risultato. Davanti a noi, a parte ciò, non abbiamo grosse
aspettative, se non collezionare "bandierine". Samarcanda,
Bukhara. Il Karakul. Forse il deserto turkmeno. Ma difficilmente,
con la sola, forse, eccezione di Samarcanda (si spera), ciò
che è davanti sarà all'altezza di quello che è
stato questo viaggio fino a Kathmandu.
Questi giorni ho l'impressione che ormai la nostra testa, in parte,
sia già a casa. La delusione per non avere attraversato il
Pakistan è stata forte per entrambi e non c'è nulla
da fare, dopo quella svolta, comunque, motivazione ed umore non
sono più stati gli stessi. Ciascuno di noi due, secondo me,
sta già iniziando a pensare per proprio conto a come faremo
a tornare a casa, a reintegrarci, a tornare al lavoro ed alla vita
quotidiana di Milano dopo tutto questo. Sarà molto dura,
non c'è dubbio. Per noi il mondo "di fuori" si
è fermato ormai quattro mesi fa, e visti da qua quattro mesi
sono una vita. Ci mancano circa cinquanta giorni ed è come
se fossimo in pieno conto alla rovescia. In soli quaranta giorni
siamo andati da Milano a Pechino, adesso cinquanta devono bastarci
per tornare da Kashgar a Milano e di colpo sembrano pochissimi.
Voleranno via. Questo sì, mi spaventa...
24 agosto 2002, 114° giorno di viaggio,
23:30 (Unofficial Xinjiang Time,
GMT+6)
Kashgar, Qinibagh Hotel
I nostri ritmi a Kashgar sono davvero lenti. Stamattina sveglia
verso le 11:00, colazione al solito Caravan Café che ormai
è la nostra vera base, come per molti altri ragazzi occidentali.
Di fatto la popolazione bianca qui si trascina dal Caravan Café
al John's Café. Rimaniamo al Caravan Café fino alle
13:30, ce la prendiamo davvero con calma. Temperatura rovente, come
al solito.
Poi, nuovo giro in camera e finalmente, alle 14:00 passate, saltiamo
su un taxi e ce ne andiamo alla tomba di Yusup Has Hajib, un bel
mausoleo tutto decorato in stile uyghuro, dell'XI secolo. A nostro
avviso è più bello del Taj
Mahal, pur essendo molto più piccolo. Qui si inizia
anche a respirare la vera Kashgar che ci aspettavamo. Soprattutto,
non c'è nessuno durante la nostra visita, il che rende questo
posto decisamente interessante.
Quindi, altro taxi e ci facciamo portare alla tomba di Ali Arslan
Khan. Di questa tomba e relativa moschea in realtà non c'è
più nulla. Qui hanno abbattuto tutto e stanno costruendo
viali nuovi e i soliti orrendi palazzi popolari cinesi. Assurdo.
Rimaniamo un po' sconcertati, ma per lo meno facciamo un po' di
conversazione - si fa per dire - divertente con un po' di passanti
uyghuri che ci attaccano bottone.
Sono ormai le 16:00. Indecisi sul da farsi, Kashgar è ormai
esaurita a parte il famoso mercato domenicale che faremo domani,
prendiamo l'ennesimo taxi e andiamo alla città vecchia. Da
notare che qua i tassisti sono tutti gentili, non tirano a fregare,
non ci provano nemmeno. tariffa standard, fissa, giorno e notte,
percorsi brevi o lunghi, 5 yuan. Semplicissimo.
Oggi ci giriamo dunque a fondo la città vecchia con una classica
maratonina delle nostre. Ed è davvero remunerativa. Qui Kashgar
esce finalmente fuori nel suo lato migliore ed è come da
attese. Vecchi palazzi in stile uzbeko, vicoli e case di argilla,
botteghe di tutti i generi e colori, donne colorate e velate, uomini
in abiti tradizionali, piccole moschee, bancarelle, folla, gente
socievole e simpatica. Non si vede un cinese da nessuna parte.
Mangiamo qualcosa ad una bancarella, temo che l'igiene non sia esattamente
il massimo. Compro un berretto di pelliccia di lince, bellissimo,
invernale. E' stupendo e lo pago 130 yuan (prezzo di partenza 250
yuan).
Verso le 17:00 si torna in albergo e io passo il resto del pomeriggio
all'Internet Café a mandare avanti la mia newsletter. Il
pacco che abbiamo mandato a casa da Delhi con DHL è ancora
fermo in dogana a Bergamo. Ci sono problemi con i nostri vestiti
usati, roba da pazzi.
Finiamo la serata a cena alle 21:30, al John's Café come
ieri.
Insomma, Kashgar ormai ce la siamo girata tutta per bene. La città
nuova è orrenda ed esagerata, qua i cinesi ci hanno davvero
dato dentro. Quella vecchia invece non è male. Certo non
è stratosferica, è abbastanza lontana da quello che
ci si può immaginare della leggendaria Kashgar di una volta,
ma è piacevole.
Quello che ormai è certo, e definitivo, è che in tutta
la Cina c'è un cielo orrendo, bianco e lattiginoso. La luce
è sempre bruttissima (da un punto di vista fotografico) e
c'è sempre, sempre, sempre foschia!
25 agosto 2002, 115° giorno di viaggio,
23:45 (Unofficial Xinjiang Time,
GMT+6)
Kashgar, Qinibagh Hotel
Ed ecco, finalmente, domenica, la giornata del mercato. Leggiamo
che ogni settimana circa 50.000 persone provenienti da tutti i Paesi
confinanti scendono a Kashgar per quello che è, sicuramente,
uno dei mercati più famosi dell'Asia.
Prima di tutto colazione al Caraven Café, dove mi faccio
stampare il fax per la DHL. Quindi saltiamo su un taxi per andare
al mercato. Ovviamente il tassista è cinese ed impieghiamo
un buon dieci minuti per spiegargli che vogliamo andare al mercato,
il che è assurdo considerando che le parole "market"
e "bazar" sono praticamente universali e che in particolare,
qui, il mercato è l'evento cittadino più importante.
Ma non c'è nulla da fare, i cinesi sono cerebrolesi.
Al mercato arriviamo verso le 10:30 e c'è una bella confusione.
Peraltro, il mercato di per sè è bello ma non eccezionale.
Ormai di mercati in Asia ne abbiamo visti davvero tanti e questo
sarà anche uno dei più belli dell'Asia come dice la
Lonely Planet, ma certo non può minimamente competere, per
fare un esempio, con quello di Aleppo.
I tappeti non sono un granché, i cappelli sono più
cari di quelli - identici - che si trovano nella città vecchia.
E poi le solite cose, tanti vestiti, tessuti, alimentari, orologi.
Onestamente un mercato come tanti altri, neanche particolarmente
grande, anzi, molto più piccolo di quello che ci attendevamo.
Scopriamo che i famosi serpenti secchi e le lucertole volanti servono
come medicinali e si tritano. Gli scorpioni vivi servono contro
i reumatismi, perché la loro puntura contiente penicillina
(almeno secondo gli uyghuri che, secondo la Lonely Planet, hanno
una delle migliori medicine al mondo!). Insomma, per curare i reumatismi,
qui, bisogna farsi pungere da uno scorpione bianco, che secondo
loro fa un male boia per otto ore, ma dopo si sta benissimo!...
Infatti vendono bottiglie piene di scorpioni bianchi vivi...!
Guardiamo qualche tappeto, ma niente che ci convince. Ci sono molti
turisti, soprattutto americani e giapponesi. La domenica è
inevitabilmente il giorno turistico per eccellenza a Kashgar.
La parte interessante sta fuori dal mercato. Qui la popolazione
è davvero eterogenea e facciamo fuori un bel po' di rullini.
Grandi bancarelle di meloni e angurie, aglio, pane, verdure di tutti
i colori. Centinaia di carretti tirati dagli asini. Kashgar vera.
Verso le 13:00 ce ne torniamo in albergo. Io passo il pomeriggio
a finire la mia newsletter numero 4 e telefono a casa. Poi incontriamo
Steve, al quale saldiamo il conto per il Torugart. Totale 1.540
yuan. La tratta successiva fino a Bishkek ci dovrebbe costare meno
di 200$ per tre giorni.
Dopo Steve, incontro con Dolkun. Saldiamo anche il conto per la
KKH, totale 2.200 yuan. Dolkun è davvero strano. Parla un
inglese assolutamente perfetto. Proviamo a scoprire come è
possibile, ma elude le domande. Ci intrattiene per una buona mezz'ora,
illustrandoci per filo e per segno, in modo quasi enciclopedico,
tutte le meraviglie che vedremo sulla KKH. Insiste sul fatto che
suo fratello sarà la nostra guida, è entusiasta di
questo. Ce lo ripete fino alla nausea. Mah...
Certo è che qui si passa da un estremo all'altro, dalle assurde
e sciagurate guide cinesi, a queste strane e misteriose guide uyghure
che sembrano uscite da Oxford...
Nel pomeriggio incontro anche - finalmente ed incredibilmente! -
due italiani di Milano. Arrivano da Kathmandu e da Lhasa, e fin
qui hanno fatto la via del Tibet meridionale. Era il nostro piano
"C", in origine. Dicono che è stata molto dura,
ma confermano che ormai anche questa strada, pagando, è aperta
ai turisti.
Questi due, che fanno parte di un gruppo di Avventure nel Mondo,
il nostro giro lo hanno già fatto più volte, anche
se spezzato in annate diverse. Entrambi hanno anche fatto il Pakistan
e lui a Kashgar c'era già stato 15 anni fa! Niente male.
Sono due persone molto particolari, non c'è che dire.
Finiamo la giornata a cena al solito John's Café, ma stasera
si cena in modo orribile.
Domani si sale sulla KKH e il pensiero, non c'è niente da
fare, va alla mancata traversata dal Pakistan.
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dal 18/8 al 21/8 |
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