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ASIA OVERLAND 2002

 

 

ASIA OVERLAND 2002: DIARIO DI VIAGGIO
Tratta 9: Xinjiang e Karakoram Highway
 
dal 13.08.02 al 17.08.02: il ritorno in Cina e l'ingresso nello Xinjiang
dal 18.08.02 al 21.08.02: il deserto del Taklamakan
dal 22.08.02 al 25.08.02: Kashgar
dal 26.08.02 al 28.08.02: Karakoram Highway

26 agosto 2002, 116° giorno di viaggio, 19:30 (Unofficial Xinjiang Time, GMT+6)
Karakul, Karakul Resort - Altitudine 3.650 metri - Tappa 200 km.

Ed eccoci ai piedi del Muztagh Ata, 7.546 metri, il settemila che sogno di salire. Ricordo quando qualche anno fa lessi i primi articoli che parlavano di questa montagna e mi facevano sognare, sembrava così remota, lontana, irraggiungibile... Beh, eccola qui davanti a noi, un po' incappucciata (tanto per cambiare), ma tutto sommato ben aperta, che sale per quasi quatromila metri sopra alle nostre teste...

Questa mattina sveglia micidiale alle 6:00. Dopo la solita colazione al Caravan Café partiamo, verso le 8:00, con un Toyota Land Cruiser, la nostra nuova guida Koresh (il fratello di Dolkun) ed un autista senza nome... Nel pomeriggio scopriremo che neanche Koresh sa come si chiama...!
Finalmente risaliamo la Karakoram Highway, almeno fin dove possiamo. Koresh parla un inglese quasi eccezionale come il fratello, e finalmente scopriamo il perché. Il loro padre è nato a Karachi, quando il Pakistan era ancora una regione dell'India, e ha studiato a Mumbai. E' stato in seguito professore di inglese e l'ha trasmesso ai figli. Almeno questo è chiaro.
Koresh è inarrestabile come il fratello. Una volta che attacca a parlare non si ferma più ed è una guida iperzelante. E' preparatissimo, efficientissimo, gentilissimo. Certo, non un cinese! Del resto, non appena il discorso scivola sulla politica, è evidente che lui i cinesi li odia. E' stupito ed entusiasta del fatto che conosciamo due parole di uyghuro e che ci adeguiamo alle usanze musulmane. Lo trova straordinario. Il pranzo praticamente lo paga lui: pane uyghuro, ottimo come al solito, e melone di Kashgar. Finalmente mangio questi famosi meloni.
L'autista invece è completamente pazzo. Al di là del fatto che evidentemente è uno che hanno tirato su a caso, e che per fortuna guida piano, è del tutto cieco (!) e rissoso. Lungo la strada litiga con tutti, a partire dai pastori che, per forza di cose, conducono i greggi di pecore lungo la strada.
Addirittura, ad un certo punto, in una strettoia litiga con un camionista che proviene in senso opposto su chi abbia la precedenza per passare. Assurdamente entrambi, dopo avere litigato per dieci minuti, spengono il motore, incrociano le braccia e non parlano più, né si muovono! La scena è surreale! E' del resto evidente che il camionista non può più fare retromarcia, perché nel frattempo sono arrivati altri due camion dietro di lui. Ma il nostro autista non ne vuole sapere di muoversi.
Insomma, stiamo lì un po' e non accade nulla. Dice Koresh: "C'è un conflitto". Grazie, ce n'eravamo accorti... Alla fine mi rompo, vado dall'autista e gli dico che deve fare marcia indietro. Rogna un po', ma alla fine cede. Koresh dice che è stato un gran lavoro diplomatico. Mah, secondo me questa gente è totalmente schizzata di cervello.

Il viaggio a tratti è entusiasmante, esattamente come ci attendevamo la KKH e come ormai non vivevamo più dalla Friendship Highway. La strada inizialmente lascia l'oasi di Kashgar e punta a sud, verso il Pamir. Dopo 50 km circa facciamo la prima sosta ad Upal, un villaggio uyghuro molto vivo, dove facciamo un po' di spesa e visitiamo la tomba di Mahmud Kashgari, un personaggio dell'XI secolo che ha redatto il primo dizionario di lingua turca. Poco interessante (sosta inutile).
Entriamo quindi nello spettacolare e coloratissimo canyon del Ghez River. Questa tratta è davvero splendida e selvaggia. Il tempo non è eccezionale ed in parte è coperto con una brutta luce lattiginosa, ma il posto merita. La strada, la mitica KKH, è praticamente spazzata via al 90% da frane e inondazioni, e si procede lentissimi, guadando parecchi fiumi. Non è però vertiginosa, al contrario. E' in questa tratta che accade l'incrocio con il camion di cui sopra.
Arriviamo al check point di Ghez e i militari ci controllano distrattamente i passaporti. In cima al canyon lo spettacolo è superbo. Alla nostra sinistra i contrafforti innevati ed i ghiacciai del Kongur, 7.719 metri. Davanti, la valle si apre, il fiume Ghez la allaga quasi completamente creando una sorta di strano lago dall'acqua bassissima, circondato da montagne interamente costituite da sabbia bianca (Kumtagh). Fantastico. Qui siamo a soli 10 km dalla frontiera con il Tagikistan ed anche l'Afghanistan è a pochi chilometri.

Infine, arriviamo al lago Karakul, esattamente nel momento in cui tutto è coperto e in alto fa temporale. Sono circa le 16:00, e siamo un po' incavolati. Il Karakul è uno dei luoghi più belli dell'Asia Centrale, e fa questo cavolo di tempo orrendo. Peraltro, qui non è esattamente come ci aspettavamo. Avevamo letto (e capito) che qua c'erano solo tende di nomadi kirghizi (tipo ger mongole) presso cui pernottare, ma abbiamo la sorpresa di una bella costruzione cinese nuova di zecca con orribili camere puzzolenti ed un campo di malandate yurte per turisti. Ovviamente, no acqua e no cesso, solo i soliti buchi a secco scavati nel terreno.
Questa specie di resort ha dei prezzi esorbitanti! Vogliono 200 yuan per la camera. Ci rifiutiamo e prendiamo la yurta, 80 yuan. Si dorme per terra, sui tappeti. Per fortuna abbiamo portato con noi i sacchi piuma. Abbiamo lasciato a Kashgar metà del nostro bagaglio e portato solo l'essenziale.
La yurta non ha stufa, e qui fa freddo. Alle 19:00 ci sono 16 gradi e la temperatura andrà giù questa notte. Siamo praticamente soli, c'è solo un'altra coppia di ragazzi giovani. L'impianto elettrico è la cosa più "furba". Si accende tutto (sia l'"hotel", sia le lampadine nelle yurte) quando parte il generatore. Non esistono interruttori!

A parte il campo orrendo, Karakul è un luogo splendido. Nel corso del pomeriggio il tempo si apre quasi completamente e ci regala la vista, quasi totale e proprio sopra al lago, sia del Muztagh Ata (non si vede solo la vetta), sia del Kongur. L'ambiente è spettacolare. Questi due giganti di ben oltre settemila metri sono davvero enormi e si rispecchiano sulle acque turchesi del lago. Viene fuori anche uno straordinario doppio arcobaleno circolare, fenomenale, da documentario!
Andiamo a farci una camminata lungo le rive del lago e veniamo invitati dai nomadi kirghizi qui stanziati nella loro yurta. Tè, piacevole conversazione. Acquistiamo un paio di collanine. Qui la gente è quasi tutta di provenienza kirghiza La yurta kirghiza non è molto differente da quella mongola. Ormai siamo esperti!

Serata nella sala ristorante dell'"hotel". Squallida cena con riso e verdure, ma gli uyghuri ci danno dentro con musica e canti... Mi sembra incredibile di essere davvero a Karakul, sotto al Muztagh Ata. Io so che posso salire questa montagna, devo tornare qua e provarci. E' davvero stupenda, meravigliosa, con dei pendii sciabili fantastici...
Stellata paurosa prima di andare a dormire, e vento molto forte. Sistemiamo il nostro campo per terra, sui tappeti della yurta...

27 agosto 2002, 117° giorno di viaggio, 21:30 (Unofficial Xinjiang Time, GMT+6)
Tashkurgan, Pamir Hotel - Altitudine 3.200 metri
Tappa 100 km, altitudine massima 4.050 metri

Dormita discreta. La temperatura minima questa notte è stata di circa 6 gradi, ma nel sacco piuma si stava bene e non c'era umidità. Sveglia intorno alle 7:30, più per la luce che per forza. Si sta abbastanza bene. La mattinata è magnifica, non c'è neanche una nuvola e il Muztagh Ata è completamente scoperto. Eccezionale, questa volta posso davvero studiarmi con tutta calma una delle "mie" montagne, ed è stupendo. Il Muztagh Ata è davvero bellissimo.
Facciamo una prima serie di foto al lago e alle montagne, poi un po' di colazione. Per fortuna abbiamo un po' di biscotti, qui c'è solo tè, caffè e schifezze cinesi. Dopo colazione ce ne andiamo in giro attorno al lago fin verso le 12:00. La giornata è stupenda, ma come sempre in Cina il cielo è più lattiginoso che blu, nonostante la quota alla quale ci troviamo. Tant'è non è una bella luce.
E a proposito di quota, il nostro acclimatamento si è mantenuto ed è perfetto, continuiamo a non accusare minimamente l'altezza e la notte è scivolata via senza alcun problema anche qui a 3.600 metri.
Attorno al lago vengo massacrato dalle zanzare che qui infestano l'aria e picchiano duro. Fotografie discrete ai nomadi kirghizi e alle loro yurte. Cammelli e cavalli. I kirghizi indossano un cappello differente dagli uyghuri, più buffo, fatto di lana di pecora, bianco e decorato, alto sopra alla testa.
La mattinata scorre via piacevole e tranquilla ai piedi del Muztagh Ata, e calda. Poi arriva una comitiva di cinesi, con tanto di apparecchiature per la produzione di ossigeno... Senza parole. Il tempo tende a rannuvolarsi e verso le 13:00 partiamo.

Continuiamo la nostra strada lungo la KKH, risalendo verso il Kunjerab Pass. Oggi la strada è facile, completamente asfaltata, e non ci sono problemi. Si gira tutto intorno al Muztagh Ata e i panorami sulla montagna sono stupendi. Riesco a studiarmela per bene e sembra davvero accessibile e fattibile. Non c'è moltissima neve, ma certo le seraccate sono impressionanti.
La strada sale a un passo ad oltre 4.000 metri (il mio altimetro misura 4.050 metri) e il panorama sulla valle del Muztagh Ata è bellissimo. Di fatto, questa tratta attraversa un deserto d'alta quota. Intorno, i picchi innevati del Pamir. A 4.000 metri continuiamo a non avvertire affatto l'altitudine, facciamo anche una breve passeggiata ma il fiato regge benissimo. L'effetto del Tibet è ancora ben presente nel nostro sangue.
Lasciamo quindi il Muztagh Ata alle nostre spalle e ci inoltriamo in una valle verde, attraversiamo un piccolo canyon e infine arriviamo a Tashkurgan, attuale posto di frontiera cinese, a circa 290 km da Kashgar e ad un centinaio dal Kunjerab Pass. Oggi la frontiera cinese è qui e noi non possiamo proseguire lungo la KKH nemmeno fino al passo, sebbene il confine reale sia al passo stesso e sebbene il posto di frontiera pakistano sia a quasi 150 km da qui. I cinesi non ci lasciano passare. Fino a un anno fa il posto di controllo cinese era a Pirali, che si trova un'ottantina di chilometri più in là. E fino a qualche settimana fa pare che le guardie di frontiera consentissero comunque la salita al passo, lasciando giù i passaporti. Ora sembra davvero impossibile proseguire.
Questa cosa proprio mi fa incazzare, anche se lo sapevamo e anche se, comunque, siamo riusciti ad avere la nostra parte di KKH.

Tashkurgan è un villaggio quasi interamente tagiko. E' incredibile, nello spazio di 300 km siamo passati da territorio uyghuro a kirghizo, a tagiko. Il Tagikistan è dietro alle montagne sopra alle nostre teste, solo 10 km in linea d'aria. L'Afghanistan è a circa 50 km a sud-ovest. Vediamo "quasi" la frontiera da qui. Se solo potessimo proseguire verso Pirali arriveremmo anche alla frontiera afghana...
Le donne tagike qui sono tutte in abiti tradizionali, coloratissime. Gli uomini sembrano tutti siciliani, e indossano la coppola. E' impressionante quanto questa gente sembri europea e non asiatica, e assomigli davvero tantissimo alla nostra gente del sud.
Quelli con cui abbiamo a che fare sono davvero cordiali e, ovviamente, parlano inglese! Quanto è lontana la Cina da qui, si fa davvero fatica a ricordarsi che sempre in questo assurdo Paese siamo! Pechino, vista da qui, è un pianeta lontanissimo...
Facciamo una sosta nel vecchio villaggio e poi veniamo a questo hotel che si trova nella zona cinese, brutta e in costruzione come tutte le altre. L'hotel non è malaccio tutto sommato, 150 yuan per la notte. Se penso che ne volevano 200 ieri a Karakul per quella topaia... Tashkurgan è assolutamente vuota. Non fosse per i tagiki non sarebbe molto diversa da Lhatse! C'è un'unica via, pochi orrendi negozi, qualche ristorante cinese. C'è anche un vecchio forte, o per lo meno quello che ne rimane. Tutto intorno, gli alti picchi innevati del Pamir, che pochi chilometri più avanti diventa Karakoram.

Il tempo si guasta come ieri e diventa tutto nero e ventoso. Non essendoci un tubo da fare, finiamo il pomeriggio in camera a dormicchiare. Verso le 20:00 usciamo per la cena. Il ristorante dell'albergo è già chiuso! A dire il vero, Tashkurgan è già quasi interamente chiusa e buia. Ci infiliamo in un ristorante dove ci sono solo uomini tagiki che, dal momento in cui varchiamo la soglia, non ci levano gli occhi di dosso. Sembra di essere a Corleone, o a Gela!
Cena orrenda, solita scodella di noodle gelati, con pezzi di verdura e carne, quella roba che sembra risciacquo di lavastovoglie. E, a proposito, anche qui come in tantissimi altri posti della Cina, i cuscini dei letti sono riempiti con trucioli di legno! Allucinanti. Mi ero sempre dimenticato di annotarlo.

Insomma, qui finisce la Karakoram Highway, per quanto ci riguarda. E' un rammarico che non mi toglierò mai finché non torneremo per percorrerla integralmente, anche se è stato meglio di niente. Domani si torna a Kashgar e finalmente andremo dunque via da questa Cina che ci ha davvero stufato.
Personalmente sono contento ed entusiasta di averla attraversata tutta, ma certo non è stato come mi aspettavo. Non fosse stato per il Tibet (che Cina non è!) e per i panorami e la gente dello Xinjiang, la Cina sarebbe davvero un disastro. I cinesi sono davvero tremendi. Sì, non ne possiamo davvero più.
E' anche ormai chiaro che siamo stanchi. Io vado avanti sulla scia del mio entusiasmo e del fatto che questi luoghi, comunque, me li sono davvero sognati per una vita. Ma qui sono tante le cose che vorrei ancora fare e che non abbiamo il tempo di vedere, o che non abbiamo in programma, o che non abbiamo potuto fare... La Karakoram Highway integrale, certo, ma anche il trekking al campo base del K2. O salire il Muztagh Ata. Per non parlare del Pakistan intero, a iniziare dal Nanga Parbat e dalla risalita del Baltoro... Quante cose ancora vorrei fare in questa regione. E quanti anni dovranno passare prima che si riesca a tornarci?
Comunque, anche lo Xinjiang volge dunque al termine. Ed è volato via tutto sommato. Il tempo sta davvero correndo ora...
Nota: siamo di nuovo abbronzatissimi!

28 agosto 2002, 118° giorno di viaggio, 22:00 (Unofficial Xinjiang Time, GMT+6)
Kashgar, Qinibagh Hotel

Sveglia alle 7:30, partenza alle 9:00. Si torna indietro a Kashgar. La giornata è un po' stupida, nuvolosa, ma questo rende stranamente la luce più bella di quella del viaggio di andata. Ne consegue che di nuovo partono centinaia di foto e questa tappa di ritorno, che pensavamo di dormire interamente, è davvero più bella ed entusiasmante di quella dell'andata.
Le montagne sono bellissime, ancorché incappucciate, e limpidissime. Il Muztagh Ata è tenebroso e coperto. Enormi ghiacciai, che non avevamo notato all'andata, scendono fino a poche centinaia di metri dalla strada. I panorami della KKH sono davvero fantastici e il Pamir cinese è oltre le aspettative.
Nuova sosta al Karakul, dove il nostro pazzo autista smonta una sospensione e la butta nel baule!!
Il canyon del Ghez River è molto più colorato dell'andata, grazie alla luce pomeridiana. Sosta ad Upal per pranzo verso le 15:30. Incrociamo gli autobus che vanno in Pakistan... no comment.
Alle 17:00 siamo a Kashgar, ma prima di andare all'hotel facciamo una deviazione per andare alla tomba di Abakh Hoja, una specie di piccolo Taj Mahal tutto a piastrelle colorate. Abbastanza interessante. E con questo abbiamo definitivamente esaurito Kashgar.
All'hotel c'è Dolkun ad aspettarci. Insomma, bisogna riconoscere che la sua organizzazione familiare privata è stata eccezionale.
Finalmente una doccia vera e un po' di relax. Finiamo il pomeriggio ad evadere la posta su Internet e poi al solito John's Café.

Qui finisce anche la nostra Cina, questa volta davvero. Domani entriamo in Kyrgyzstan, la prima tappa veramente "verso casa" ed anche, "ufficialmente", nei Paesi dell'Asia Centrale. Onestamente, di Cina e cinesi non se ne poteva veramente più, ma è anche vero che lasciare definitivamente questo Paese significa che ormai siamo sulla rotta di casa...

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