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In questa pagina abbiamo cercato di rispondere alle domande più
comuni che ci vengono rivolte circa la realizzazione di questo viaggio
ed al modo in cui ci siamo preparati per questa esperienza. Altre
risposte di ordine più esistenziale si trovano nella pagina
dedicata alle motivazioni che sono state alla base di questo progetto.
Indice delle domande:
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1.
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Risposte:
Q.: Perché avete scelto proprio l'Asia
per il vostro viaggio?
A.: Avevamo due progetti nel cassetto, uno in Africa ed uno
in Asia, i due continenti che più si prestano a lunghi viaggi
overland. L'Europa era esclusa per ovvi motivi e l'America perché,
seppure in modo differente, la conoscevamo entrambi bene. Una traversata
dell'Oceano Pacifico avrebbe infine richiesto molto più tempo
e denaro.
La scelta finale è caduta sull'Asia in considerazione di
due fattori chiave: il periodo ed il budget a disposizione.
Il periodo di viaggio, da maggio ad ottobre, calzava perfettamente
con le stagioni e le fasce climatiche che avremmo attraversato nel
corso dell'itinerario previsto in Asia, a parte una breve tratta
in Nepal durante il monsone. In Africa, al contrario, sulla base
della rotta che avevamo pianificato, avremmo attraversato tutta
la fascia del Sahara meridionale proprio durante l'estate, ed almeno
altri tre Paesi durante la stagione delle piogge.
Da un punto di vista economico, il progetto in Africa sarebbe stato
più costoso di quello in Asia. Infatti, mentre in Asia potevamo
far conto su diversi mezzi per spostarci (treni, autobus, ecc.),
al contrario per gran parte dell'itinerario che avevamo ipotizzato
in Africa avremmo dovuto noleggiare una Land Rover ed essere completamente
autonomi ed autosufficienti, cosa che, oltre ad essere poco prudente
da un punto di vista strettamente logistico, sarebbe venuta a costare
assai di più.
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Q.: Quanto tempo avete impiegato per preparare
il vostro viaggio e cosa avete organizzato in anticipo?
A.: Dal momento in cui abbiamo iniziato a lavorare davvero
al progetto, al momento della partenza, sono trascorsi circa tre
mesi. In realtà va considerato che, dovendo ovviamente continuare
le nostre attività professionali durante la settimana, il
tempo dedicato allo studio ed alla preparazione del viaggio è
stato concentrato nelle serate e nei weekend.
La preparazione del viaggio è consistita soprattutto nel
decidere, almeno a grandi linee, la rotta da seguire (cfr. domanda
successiva) e nel capire cosa portare e come trasportarlo. Oltre
a ciò, abbiamo dovuto pianificare un budget, organizzare
la gestione delle normali scadenze a casa durante i mesi in cui
saremmo stati in viaggio, occuparci dei visti consolari necessari
fin dalla partenza (Bielorussia, Russia, Mongolia e Cina), procurarci
le lettere di invito per richiedere altri visti nei mesi successivi
(ad esempio, Uzbekistan, Kazakhstan, Kyrgyzstan), e in generale
cercare di anticipare quelle che sarebbero state le eventuali noie
burocratiche che avremmo dovuto affrontare, in modo da essere preparati
al momento opportuno.
Da Milano abbiamo acquistato tutti i biglietti per i treni fino
a Mosca, rivolgendoci all'ufficio delle ferrovie tedesche (DB),
ed il biglietto per la Transiberiana attraverso un sito Internet.
In particolare, il biglietto per la Transiberiana ci è servito
per riuscire ad ottenere il visto russo senza la sponsorizzazione
di un'agenzia viaggi.
Sempre via Internet, abbiamo prenotato gli alberghi a Minsk (necessario
per avere la lettera di invito per richiedere il visto bielorusso),
a Mosca e ad Ulaan Baatar (stesso motivo) e a Pechino (a quel punto
sapevamo già, più o meno, in che giorno saremmo arrivati,
con uno scarto possibile di sole 48 ore).
Infine, ancora una volta utilizzando Internet, abbiamo trovato e
contattato l'agenzia in Mongolia (Blue Sky Travel) che ci ha organizzato
la traversata del Paese in fuoristrada, soprattutto la parte nel
deserto di Gobi. Abbiamo deciso di pianificare specificatamente
questa tratta in anticipo, affidandoci ad un'agenzia locale, per
essere certi di riuscire ad attraversare alcune zone specifiche
della Mongolia, senza aggregarci ad un tour organizzato e sulla
base di un itinerario studiato in prima persona con la collaborazione
di qualcuno esperto dei luoghi che ci facesse anche da guida (condizione
praticamente indispensabile in Mongolia). La scelta si è
rivelata ottima.
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Q.: Come avete deciso il percorso da seguire?
A.: Abbiamo studiato il percorso sulla base di una logica
abbastanza semplice, ossia concatenare le grandi vie dell'Asia.
Da ovest ad est l'itinerario più ovvio è la Transiberiana.
La Via della Seta è la rotta più famosa da est ad
ovest che passi per l'Asia Centrale ed il Medio Oriente. Le tratte
"mancanti" sono perfettamente coperte dalla Friendship
Highway in Himalaya e dalla Karakoram Highway, probabilmente le
due grandi vie terrestri più belle e famose del mondo.
Da un altro punto di vista, questa rotta collega perfettamente alcuni
di quelli che erano nostri grandi sogni nel cassetto: la Siberia,
il Tibet, l'Everest, il Karakoram, Samarcanda, l'Iran. Tanti singoli
viaggi che sognavamo da tempo di fare e che ora potevamo concatenare
in un unico grande viaggio.
Oltre alla rotta principale, avevamo comunque studiato, almeno a
grandi linee, altri due percorsi alternativi. Siamo infatti partiti
nel bel mezzo della guerra in Afghanistan e dell'escalation fra
India e Pakistan, senza contare il fatto che avevamo davanti a noi
l'incognita del monsone in Tibet che poteva rendere impercorribile
la Friendship Highway, almeno a livello teorico. Era dunque necessario
prevedere deviazioni all'ultimo momento dal nostro percorso base
dovute agli eventi che potevano capitare lungo la strada.
In particolare, il nostro problema era soprattutto la tratta fra
Lhasa, in Tibet, e Kashgar nello Xinjiang. Il piano originale prevedeva
di coprire questa tratta passando per la Friendship Highway fino
a Kathmandu, proseguendo poi per l'India, il Pakistan, la Karakoram
Highway, e rientrando in Cina attraverso il Kunjerab Pass.
Una seconda possibilità, nel caso non fosse stato possibile
passare per Nepal e/o India e/o Pakistan, prevedeva di affrontare
la lunga strada himalayana che attraversa tutto il Tibet collegando
direttamente Lhasa a Kashgar. Al tempo della nostra partenza, però,
questa strada sembrava ancora chiusa agli stranieri, oltre che molto
difficile da affrontare.
Una terza possibilità prevedeva l'attraversamento della Cina
passando a nord invece che a sud, saltando quindi sia il Tibet,
sia il subcontinente indiano, per arrivare a Kashgar direttamente
proveniendo da Urumqi.
Dal momento in cui siamo arrivati a Pechino, abbiamo valutato giorno
per giorno il da farsi, sulla base delle informazioni che leggevamo
sui giornali e su Internet.
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Q.: Come avete fatto con il vostro lavoro?
A.: Abbiamo messo insieme tutte le ferie che avevamo a disposizione
ed abbiamo chiesto aspettativa alle rispettive aziende per i mesi
rimanenti. Fermo restando che se nessuno dei due fosse riuscito
ad ottenere il periodo di aspettativa il progetto sarebbe quasi
certamente naufragato, la domanda alla quale però dovevamo
essere preparati a rispondere era: "Che accade se uno dei due
ottiene l'aspettativa e l'altro no?". Ci siamo sempre detti
che saremmo stati entrambi pronti, nel caso e ciascuno per parte
propria, a dare le dimissioni. L'importante era che almeno uno dei
due avesse il lavoro garantito al ritorno.
In realtà, siamo molto felici di non essere stati davvero
messi alla prova...
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Q.: Quanto costa fare un viaggio simile?
A.: Questa è forse la domanda che più volte
ci è stata rivolta. E' difficile dare una risposta definitiva
ed univoca. Possiamo dire con certezza che a noi è costato
meno che comprare un'automobile nuova di media cilindrata. A questi
soldi vanno comunque aggiunti gli stipendi ai quali abbiamo dovuto
rinunciare durante i mesi di aspettativa.
Nella cifra stimata è compreso *tutto*. Quindi, sono compresi
i 300 rullini di fotografie ed il relativo sviluppo, il costo dei
visti, il costo delle spedizioni a casa, con i vari corrieri, di
tutto quello che abbiamo acquistato in giro per l'Asia, e tutto
quello che pur non essendo un costo specifico del viaggio, è
stato comunque un costo che ne è derivato, prima, durante
e dopo. Ad esempio, i due grandi tappeti che ci siamo regalati in
Turkmenistan.
Detto questo, è un viaggio che può costare 5.000 Euro
o 50.000. Dipende da cosa si vuole fare, come lo si vuole fare e
quanto si è disposti a sacrificarsi. l'Asia è un continente
che offre un'infinita varietà di soluzioni per dormire, mangiare
e spostarsi. Si può vivere con niente o nel lusso più
sfrenato. Anche se, ovviamente, non tutti i Paesi che abbiamo attraversato
hanno lo stesso costo della vita, in generale è però
vero che è possibile muoversi in Asia in modo molto economico.
Noi ci siamo concessi, quando possibile, delle buone comodità,
anche perché quando si viaggia a lungo ed in luoghi difficili,
mediamente almeno una volta al mese il bisogno di un luogo che assomigli
il più possibile a casa propria si fa sentire. E quindi,
appena possibile, qualche bell'albergo ce lo siamo concessi, soprattutto
dopo la Mongolia e dopo il Tibet. Inoltre, potendo, abbiamo sempre
preferito mezzi di spostamento che ci garantissero la maggior autonomia
possibile, ossia il potersi fermare quando e dove volevamo, e per
quanto tempo desideravamo. Questo ha voluto dire noleggiare spesso
l'auto. Ovvio che utilizzando i mezzi pubblici locali si spende
molto meno.
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Q.: Che tipo di esperienze precedenti richiede
un viaggio simile e dove avete reperito tutte le informazioni necessarie?
A.: Avevamo qualche esperienza di brevi viaggi overland attraverso
frontiere non troppo frequentate dal turismo classico sia in Indocina,
sia in Medio Oriente. Queste esperienze ci sono servite più
che altro per prendere le misure e capire che potevamo affrontare
un viaggio così da soli senza alcun timore. Inoltre, fra
tutti e due avevamo ormai alle spalle altri sei viaggi in Asia,
anche se in realtà non riteniamo questo fattore determinante
nel bagaglio di esperienza necessaria.
Le fonti che abbiamo utilizzato sia per prepararci, sia nel corso
del viaggio, sono state soprattutto Internet e i volumi della Lonely
Planet. Su Internet si trovano tantissime informazioni utili e diari
di viaggio di persone che hanno affrontato come noi questa ed altre
rotte. In particolare, il forum di discussione della Lonely
Planet (Thorne Tree) è una miniera inesauribile di informazioni
preziosissime ed è aggiornato quotidianamente da tutti i
viaggiatori in giro per il mondo. Noi stessi lo abbiamo alimentato
e ce ne siamo serviti molto spesso proprio durante il nostro viaggio,
confrontandoci con altri ragazzi che stavano seguendo la nostra
rotta.
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Q.: Come avete fatto per portarvi dietro
tutti i soldi necessari?
A.: Ci siamo affidati ad una combinazione di soluzioni. Di
solito partiamo con pochissimo cash ed utilizziamo le carte di credito,
anche per i prelievi, ma in questo caso sapevamo che per gran parte
del viaggio non avremmo potuto utilizzarle. Le carte di credito
sono di fatto inutili in Mongolia fuori da Ulaan Baatar, in buona
parte della Siberia, spesso in Cina, in Tibet ed in Iran. La Visa
(ma non le altra carte) è abbastanza diffusa in Asia Centrale
(Kyrgyzstan, Kazakhstan, Uzbekistan), mentre in India ed in Nepal
non c'è alcun problema e sono accettate e diffusissime tutte
le carte internazionali, che possono essere utilizzate quasi dovunque
e per qualunque tipo di transazione.
Siamo dunque partiti con circa 2000 dollari americani in banconote
di medio taglio, molto utili nei Paesi della CSI ed in Mongolia,
che al tempo del nostro viaggio utilizzavano nelle transazioni con
i turisti più il dollaro delle valute locali (Nota: dal 2003
l'euro ha sostituito quasi del tutto il dollaro nelle transazioni
anche in questi Paesi, per cui è possibile partire direttamente
con euro invece che dollari).
Oltre ai dollari in banconote, siamo partiti con traveller cheques,
sempre in dollari, a sufficienza per coprire le spese almeno fino
a Pechino. I Traveller Cheques (che non amiamo molto) hanno il vantaggio
di essere sicuri e di essere accettati dalle banche principali delle
grandi città. Ce ne siamo quindi serviti a Mosca e ad Ulaan
Baatar.
Da Pechino in poi abbiamo fatto rifornimento con le carte di credito
ogni volta che abbiamo sostato in una grande città. In questo
caso, più che il prelievo dalle macchine ATM, abbiamo utilizzato
il prelievo diretto agli sportelli delle banche.
La nostra soluzione comporta ovviamente la necessità, prima
di partire, di coprire a sufficienza il conto corrente sul quale
sono appoggiate le carte di credito.
Molto utile è stato anche il poterci collegare via Internet
sia alle nostre banche, sia ai siti delle nostre carte di credito,
in modo da poter sempre tenere sotto controllo la contabilità
di viaggio (e quella di casa, che nel frattempo andava avanti...).
Nota: relativamente all'argomento cambio in nero / cambio ufficiale,
ecc, la casistica è così vasta che rimandiamo al diario
di viaggio, dove tutte le informazioni necessarie sono via via riportate,
Paese per Paese.
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Q.: Che problemi avete avuto durante il
viaggio e quali situazioni pericolose vi è capitato di affrontare?
A.: Questa è un'altra delle classiche domande che
ci vengono rivolte. La risposta è sempre la stessa: nessun
pericolo, nessun problema grave, nessun momento di panico. Qualche
volta ci capita anche di rispondere osservando che, se ci si sofferma
a pensare razionalmente, non esiste alcuna ragione razionale per
cui viaggiare, ad esempio, in Cina, debba essere più "pericoloso"
che in Italia! Questo vale per quasi qualunque Paese al mondo, almeno
per quelli che non si trovano in uno stato di guerra. Ancora, a
coloro che ci fanno osservare che abbiamo attraversato l'Asia Centrale
durante la guerra in Afghanistan, o l'India durante la guerra in
Kashmir, o il Nepal durante la guerriglia contro i rivoluzionari
maoisti, facciamo sempre notare che abbiamo anche vissuto in Italia
durante gli anni '70 e durante la guerra nella ex-Yugoslavia. E,
checchè se ne possa pensare, il paragone calza a pennello.
Detto questo, abbiamo affrontato molti problemi, ma di altra natura.
Non dovuti, insomma, ai nostri incontri con le popolazioni locali.
Viaggiare in Mongolia è fisicamente molto faticoso e mette
a dura prova. In Cina abbiamo incontrato molte difficoltà
di adattamento alla cultura locale e di comunicazione. Il Tibet
è un altro Paese fisicamente molto faticoso e che richiede
anche molta attenzione da un punto di vista igienico ed alimentare.
In Nepal ed in India abbiamo avuto problemi con il clima e di salute
(probabilmente dovuti alla nostra permanenza in Tibet), peraltro
egregiamente curati dai medici locali che, contrariamente a quanto
si può pensare, studiano quasi tutti all'estero e sono perfettamente
preparati. In Asia Centrale abbiamo semplicemente utilizzato le
solite precauzioni che usiamo tutti quotidianamente per cercare
di non farci fregare soldi e/o farci truffare. In Iran abbiamo avuto
qualche problema a difenderci, se così si può dire,
dall'eccessiva ospitalità della gente locale. E' un problema?
Infine, abbiamo degnamente chiuso la nostra esperienza, dopo sei
mesi, ad Istanbul. Dove, finalmente, un tassista è riuscito
a fregarci. E per giunta con un trucco che conoscevamo e che è
pure citato sulla Lonely Planet.
Morale: mai abbassare la guardia, come quando si gira in metropolitana
a Milano in ora di punta.
Vorremmo aggiungere una nota per rispondere a tutti coloro che pensano
(e ci chiedono): "E se per caso succede qualcosa?"
La nostra risposta, in questo caso, è: "Ma cosa (che
non possa succedere anche in Italia)???". Nessuno ce lo ha
ancora spiegato bene...
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Q.: Qual è il luogo più bello
che avete visitato e quale quello che vi è piaciuto meno?
A.: Carlo: Tibet senza dubbio. A ruota, Karakoram Highway
e Mongolia. Le esperienze più belle della mia vita. Emanuela:
Kyrgyzstan, Tibet, Mongolia e quel poco di Iran che siamo riusciti
a vedere.
In generale, ci ha molto deluso tutta la Cina "cinese"
e non ci è piaciuta Delhi. Anche sul mitico Taj Mahal, tutto
sommato, avremmo qualcosa da dire.
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Q.: Come vi siete organizzati con il bagaglio?
A.: Avevamo due sacche, due zaini e due zainetti. Per questo
viaggio non è stato molto semplice applicare la regola del
poco bagaglio, quasi niente, tanto si trova tutto il necessario
lungo la strada.
Nelle sacche era contenuta tutta l'attrezzatura "tecnica",
che comprendeva circa 300 rullini fra diapositive e negativi (soprattutto
le diapositive sono quasi impossibili da trovare nella maggior parte
dei Paesi che abbiamo attraversato, ed in ogni caso va considerato
il problema legato alla qualità delle pellicole), sacchi
a pelo, giacche di piumino, scarponi, farmacia (assai varia e completa),
guide (siamo partiti con alcune Lonely Planet soltanto, altre le
abbiamo comprate lungo la strada), ecc.
Negli zainetti era contenuta soprattutto l'attrezzatura fotografica
(due macchine reflex, obiettivi, videocamera, ecc.) ed i generi
di prima necessità. Negli zaini il minimo indispensabile
per vestirsi e lavarsi, tenendo conto che avremmo attraversato ogni
genere di fascia climatica, dai deserti in estate, ai cinquemila
metri dell'Himalaya durante il monsone.
Abbiamo scommesso nel non portarci la tenda, ed abbiamo avuto ragione.
Siamo riusciti a trovare una sistemazione per dormire ovunque, compreso
il campo base dell'Everest.
Dopo l'attraversamento dell'Himalaya, del Karakoram e del Pamir,
quando ormai davanti a noi avevamo solo deserti e pianure, abbiamo
spedito a casa una sacca intera con tutto il materiale pesante diventato
superfluo. In generale, comunque, ogni volta che sostavamo in qualche
grande città, spedivamo a casa le cose che non ci servivano
più, insieme con tutto quello che compravamo e raccoglievamo
lungo la strada (ricordi, sassi, libri, oggetti di artigianato,
ecc.). Per le spedizioni ci siamo serviti praticamente di tutti
i corrieri espresso internazionali: DHL, TNT, UPS, Fedex - va detto
a tal proposito che DHL è quello con cui ci siamo trovati
meglio in assoluto e con il quale abbiamo avuto meno problemi doganali.
In un caso, dall'India abbiamo utilizzato anche il servizio EMS
che segue le poste tradizionali. Merita sicuramente una nota il
fatto che le spedizioni a casa hanno rappresentato senza dubbio
la spesa più consistente del nostro budget.
Un'ultima annotazione: abbiamo utilizzato i corrieri espresso anche,
e soprattutto, per spedire a casa le pellicole fotografiche già
impressionate. Mediamente, abbiamo fatto una spedizione al mese.
Ciò è stato necessario per preservare le pellicole,
farle sviluppare rapidamente e non sottoporle inutilmente allo stress
di mesi di viaggio in condizioni climatiche spesso difficili, oltre,
naturalmente, ad alleggerire via via il nostro bagaglio.
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Q.: Come avete fatto con i visti necessari
per entrare nei Paesi che avete attraversato?
A.: Procurarsi i visti consolari necessari è sicuramente
stata la questione più complicata da risolvere e quella per
la quale abbiamo studiato maggiormente. In generale, ci siamo procurati
in Italia solo quelli indispensabili per la prima parte del viaggio
e che era possibile ottenere senza eccessive complicazioni: Bielorussia,
Russia, Mongolia e Cina, oltre al visto indiano che il consolato
di Milano rilascia immediatamemente con sei mesi di validità.
Uno dei fattori da considerare è che la maggior parte dei
visti consolari ha una validità dalla data di emissione entro
la quale il visto deve essere utilizzato. Inoltre, il rilascio di
molti visti è vincolato all'indicazione delle date esatte
di entrata ed uscita dai Paesi per i quali quegli stessi visti vengono
richiesti. Queste due condizioni rendono impossibile, per viaggi
di lunga durata, la regolarizzazione dei visti consolari prima della
partenza.
Ci siamo così procurati tutti i visti che ci mancavano via
via durante il viaggio, rivolgendoci alle ambasciate dei vari Pesi
nei luoghi dove ci trovavamo, e procedendo un po' per tentativi.
In particolare, abbiamo ottenuto il visto per il Pakistan e quello
per il Kyrgyzstan a Pechino, quello per il Tibet a Golmud, quello
per il Nepal a Lhasa, quelli per l'Iran e per il Kazakhstan a Delhi,
quello per l'Uzbekistan a Bishkek, quello per il Turkmenistan ad
Almaty e quello per la Turchia direttamente alla frontiera.
Consigliamo di leggere a tale proposito il diario delle sezioni
di viaggio relative, dove raccontiamo per filo e per segno tutte
le trafile che abbiamo dovuto superare per il rilascio dei vari
visti, e le schede dei singoli Paesi.
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Q.: Come avete fatto con le lingue e in
che modo avete comunicato?
A.: La parola magica è "Phrasebook della Lonely
Planet". Non amiamo fare pubblicità specifica per qualche
pubblicazione in particolare, ma è un dato di fatto che le
nostre ancore di salvezza sono stati i volumetti del russo, del
cinese e quello dedicato alle lingue dell'Asia Centrale della nota
collana australiana. Altre pubblicazioni analoghe che abbiamo trovato
non sono affatto all'altezza di queste.
Va considerato che, lungo il nostro itinerario, l'inglese è
un optional utile solo in Nepal, in India ed un po' in Iran. In
tutta la CSI si parla praticamente solo russo, oltre ai dialetti
locali. In Cina solo, ed eslusivamente, cinese, almeno in quella
che abbiamo attraversato noi e con buona pace di tutti coloro che
sostengono che in Cina l'inglese è utile. In Mongolia la
fa da padrone ancora il russo, a meno di non conoscere il mongolo.
In Tibet, naturalmente, si parla solo tibetano, o cinese se si è
fortunati.
E' abbastanza fondamentale imparare a leggere il cirillico (cosa
non difficile), possibilmente qualche ideogramma base (ne bastano
una ventina), e qualche parola chiave di russo e di cinese.
In ogni caso, la prima regola indispensabile è sempre imparare
i numeri nelle varie lingue locali, almeno da uno a dieci, il cento
ed il mille: sia a leggerli, sia a scriverli, sia a pronunciarli,
sia - anche - a indicarli con le dita. Ad esempio, il sistema di
numerazione cinese con le dita è molto differente dal nostro!
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Q.: Un viaggio simile è un'esperienza
faticosa o è una vacanza continua?
A.: E' un viaggio faticoso. Quando si viaggia per tanti mesi
in posti spesso disagiati va tenuto conto che il fisico è
sottoposto a stress continuo. Climi talvolta estremi, sbalzi di
altitudine (in questo viaggio, da -150 a 5.300 metri) e di temperatura
(da zero a quasi cinquanta gradi), alimentazione non controllata,
igiene spesso precaria, sono tutti fattori che sulla distanza stancano.
In una vacanza normale di tre-quattro settimane è maggiore
il riposo psichico rispetto allo stress fisico, ed una volta a casa
si ritorna rapidamente ai propri ritmi quotidiani. In un viaggio
itinerante di questo tipo va tenuto conto, almeno per persone medie
come noi, che più o meno una volta al mese è necessario
fermarsi per qualche giorno per concedersi qualche lusso in più
e riposarsi davvero, lavarsi, mangiare bene, dormire, non fare nulla,
altrimenti prima o poi il viaggio si trasforma in una inutile e
faticosa maratona, Sembra magari una banalità, ma non lo
è.
Inoltre, gli aspetti organizzativi, logistici, burocratici, ed i
mille piccoli problemi che vanno risolti giorno per giorno, fanno
sì che molto spesso, nel corso del viaggio, non si pensi
affatto alla propria condizione come ad una vacanza, ma piuttosto
ci si svegli presto al mattino con una lunga lista di cose noiose
da fare e di cui occuparsi. Questa è stata forse la cosa
più difficile da far comprendere a chi stava a casa e seguiva
il nostro viaggio da lontano attraverso le lettere che scrivevamo
agli amici.
Con questo non vogliamo ovviamente dire che la nostra esperienza
è equiparabile allo svegliarsi tutte le mattine per andare
a lavorare, ma certamente che è faticosa sì. Del resto
è faticoso anche scalare una montagna o compiere una qualunque
impresa sportiva.
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Q.: Qual è l'esperienza più
significativa che avete riportato a casa?
A.: Sono due gli aspetti che ci piace sottolineare. Il primo
è che, nonostante tanti anni di viaggi, ci siamo resi conto
che forse avevamo sopravvalutato la nostra capacità di integrazione
e di apertura mentale. In realtà, ci è capitato di
fare molta fatica a superare il "gap" culturale in Cina
ed in India, e questa è stata sicuramente una lezione importante
che abbiamo appreso sul nostro spirito di adattamento. Adesso ci
sentiamo inevitabilmente molto più preparati e "scafati",
e certamente abbiamo imparato moltissimo sulle infinite sfumature
dell'animo umano proprio grazie al continuo ed incessante bombardamento
culturale e di novità al quale siamo stati sottoposti per
sei mesi di seguito.
L'altra esperienza che, crediamo, ci ha inesorabilmente trasformato
e che certamente non dimenticheremo mai più è stata
quella che chiamiamo la "consapevolezza del proprio tempo".
E' una sensazione che non ha a che fare necessariamente con il tipo
di viaggio, con l'itinerario, o con le cose belle o brutte che abbiamo
visto.
E' la sensazione assoluta di poter disporre, totalmente e senza
riserve, del proprio tempo, ogni giorno, dal momento del risveglio
al momento di addormentarsi, per mesi e mesi.
Quasi tutti noi viviamo una nostra quotidianità regolata
da eventi e cose che dobbiamo fare per forza e che inevitabilmente
subiamo, che ci servono per vivere, che non ci fanno crescere dentro,
nè ci arricchiscono come persone, ma che ci danno da mangiare,
ci permettono di vivere inseriti nel nostro contesto sociale, ci
consentono di mandare avanti la nostra vita il più possibile
al riparo dagli imprevisti. Il lavoro innanzitutto, per quanto ci
possa piacere, è un dovere sociale e una necessità
per la quale, spesso, alla sera ci addormentiamo senza avere avuto
il tempo di fare mille altre cose che al contrario ci sarebbe piaciuto
fare. E spesso non riusciamo neanche a staccare del tutto la testa
durante le ferie, ma abbiamo giusto il tempo di riprendere fiato.
Noi abbiamo avuto il privilegio di poter staccare davvero. Di poterci
dimenticare di ogni cosa. Di vivere, per 167 giorni consecutivi,
al di fuori di qualunque contesto sociale al quale dovessimo qualcosa.
Di svegliarci alla mattina ed avere tutta la giornata davanti a
disposizione per noi stessi, per occuparci di cose che ci arricchissero
come persone, che ci piacesse *davvero* fare, di fronte alle quali
non esistesse per noi un modello alternativo possibile di vita,
ma che rappresentassero esattamente, in quell'istante ed in quel
luogo, quello che per noi è vivere.
E di poterci addormentare ogni sera, per 166 notti consecutive,
senza conti in sospeso con noi stessi e felici della giornata, sempre
piena di eventi ed avvenimenti, che avevamo appena vissuto.
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