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ASIA OVERLAND 2002
Tratta 7: Friendship Highway
La rotta e i mezzi di trasporto
Tratta interamente coperta con un mezzo fuoristrada 4x4 fino alla
frontiera fra Tibet e Nepal, poi in taxi fino a Kathmandu. La Friendship
Highway fra Lhasa e Kathmandu, che si dice essere la strada più
bella del mondo, è lunga complessivamente 1.279 km (sono
comprese le nostre deviazioni per il campo base dell'Everest e dello
Shisha Pangma), tutti su sterrato tranne la parte finale nepalese
fra Barabise e Kathmandu (80 km). L'escursione a Ganden è
descritta nella sezione precedente (Tratta
6).
Il tragitto considerato è la "vecchia" Friendship
Highway, che passa per Gyantse. Oggi esiste, volendo, una strada
più veloce che nella prima parte collega direttamente Lhasa
a Shigatse, ma è meno bella.
Il percorso è molto articolato, quasi tutto al di sopra dei
4.000 metri di altitudine, e prevede lo scollinamento di diversi
valichi sopra i 5.000 metri. Le massime quote sono sulla tratta
fra Lhasa e Gyantse (5.045m.), fra Lhatse e Rongphu (5.220m.), al
campo base dell'Everest (5.200m., pernottamento a 5.000m.), fra
Tingri e il campo base dello Shisha Pangma (5.000m.) e sui valichi
per arrivare a Nyalam (5.050m. e 5.120m.). E' evidente che è
un percorso che va affrontato solo con un ottimo acclimatamento.
Partire da Lhasa (3.600m.) consente di preparare il fisico molto
bene, a condizione di fermarsi qualche giorno in città prima
di affrontare il percorso. Al contrario, partire da Kathmandu, e
fare l'itinerario in senso inverso, è molto difficile, poiché
Kathmandu si trova ad un'altitudine di soli 1.200 m. e nel giro
di ventiquattr'ore si passerebbero i 5.000 metri per ben due volte,
dormendo poi sopra i 4.000. Molta gente che percorre questa rotta
partendo dalla capitale nepalese deve affrontare seri problemi di
salute per via della quota.
La deviazione per Sakya richiede almeno due ore per 40 km. La mulattiera
che sale al villaggio è veramente dura ed impervia, ma vale
assolutamente la pena.
Per salire al campo base dell'Everest esistono due alternative:
la strada o il percorso di trekking. Non esiste un vero motivo per
cui il trekking sia davvero preferibile, al di là del fatto
che a piedi ci vogliono almeno cinque giorni dalla Friendship Highway
(sono 101 km.) ed in macchina solo quattro ore. La strada ormai
c'è, ed è un dato di fatto. Personalmente, ritengo
che volersi bendare gli occhi ed ignorare questo fatto sia solo
una perdita di tempo inutile, inutile come camminare per giorni
mentre fuoristrada e camion ti passano al fianco. E' vero che facendo
il percorso a piedi si possono fare mille varianti fra le valli,
allontanarsi dalla strada, illudersi di vivere una grande esperienza
in alta quota, ma la verità è che, allora, tanto vale
farlo dal punto in cui la strada finisce. Salire a piedi al campo
base tibetano dell'Everest è come (con le dovute proporzioni
e rispetto) salire a piedi a Plateau Rosa a Cervinia camminando
sotto la funivia. Considerate anche che tutte le spedizioni all'Everest
su questo versante ormai utilizzano tranquillamente il 4x4 per raggiungere
il campo base.
Non vergognatevi dunque di sorpassare con il vostro fuoristrada
qualche indomito trekker in cammino da giorni. La realtà
di questa zona, ahimè, è sempre meno romantica in
questo senso. Ma il viaggio all'Everest è meraviglioso ed
unico al mondo, indipendentemente dal fatto che oggi ci arrivi una
mulattiera sterrata. Non è certo questa mulattiera il problema
dell'Everest.
Nota: la strada per il campo base dell'Everest è in comune,
per la prima metà, con quella per i campi base del Makalu,
del Lhotse, del Cho Oyu e della parete est dell'Everest. A Tashi
Dzong si dividono i percorsi. Il campo dell'Everest è l'unico
raggiungibile in fuoristrada.
La strada verso il campo base dello Shisha Pangma attraversa una
zona molto remota e stupenda. Negli ultimi chilometri non esiste
tracciato ed il fuoristrada segue semplicemente il corso di un torrente.
Al campo base dello Shisha Pangma (5.000m.), a differenza di quello
dell'Everest, non c'è nulla, solo una targa che indica il
luogo dove accamparsi.
Fra Zanghmu (frontiera cinese) e Kodari (frontiera nepalese) ci
sono otto chilometri di terra di nessuno. Arrivando dal Tibet, superata
la frontiera cinese, di solito si trovano alcune auto nepalesi che
salgono da Kodari per trasportare i turisti alla frontiera nepalese.
E' possibile anche affrontare la discesa a Kodari a piedi. Alcuni
nepalesi si offrono nel caso come portatori per i bagagli.
Attenzione: durante la stagione
monsonica (giugno-agosto) la strada fra Nyalam e Kathmandu è
spesso interrotta a causa delle frane. Nel caso, l'unica è
aspettare che venga riaperta. Di solito ci vogliono da poche ore
a qualche giorno. Nel nostro caso, siamo riusciti a superare le
numerose frane nell'arco di una sola giornata.
Per il dettaglio delle singole distanze su ciascuna tratta vedere
la sezione Statistiche
di Asia Overland 2002.
Periodo
Dall'11 luglio 2002 al 20 luglio 2002.
Paesi attraversati
Tibet, Nepal.
Alloggio e pernottamenti
Hotel Wuste a Gyantse, nella zona cinese. Caro e rumoroso.
Hotel Manasarovar a Shigatse (2 notti), nella zona cinese. Si tratta
di un nuovissimo hotel aperto da una compagnia nepalese, molto bello
e dotato di ogni comfort. Prezzi promozionali assolutamente concorrenziali,
al tempo della nostra visita. E' un'oasi ideale dove riposare prima
di affrontare la salita al campo base dell'Everest, ed è
anche l'ultimo frammento di comodità per qualche giorno.
Vale la pena approfittarne.
Lhatse Hotel a Lhatse. Questo pidocchioso hotel senza corrente elettrica
e senza acqua corrente è l'unico posto in mezzo allo squallore
di Lhatse dove è permesso dormire ai turisti. Non lo rimpiangerete,
nè rimpiangerete la sua cucina...
Lodge del monastero a Rongphu. Questo lodge è la migliore
sistemazione nei pressi del campo base dell'Everest, che si trova
8 km più avanti. E' situato proprio a fianco del monastero
di Rongphu, ad una quota di 5.000 metri. No elettricità nè
acqua corrente. Tutte le camere hanno una splendida vista sull'Everest,
proprio davanti a voi (se non è coperto...) e sono fornite
di piumoni.
Dormire quassù la prima notte non è facile a causa
dell'aria rarefatta e dell'altitudine. Avere il sacco piuma è
meglio che utilizzare i piumoni umidi del lodge. In luglio (il nostro
periodo) la temperatura di notte è stata sempre intorno agli
zero gradi.
Il lodge è gestito da Dorje, un tibetano che in vetta all'Everest
ci è già stato due volte con due spedizioni diverse.
Dorje cucina qualcosa per gli ospiti volendo, ma la dieta è
ovviamente molto povera ed è meglio arrivare quassù
con un po' di scorte alimentari se si prevede di fermarsi per qualche
giorno.
Intorno al lodge (e in tutta la valle) è ovviamente possibile
campeggiare dovunque, se si ha la tenda. L'acqua non è un
problema.
Per i più sportivi è possibile anche pernottare al
campo base dell'Everest. C'è una tenda (chiamiamola così...)
permanente gestita da una famiglia tibetana, che volendo cucina
anche qualcosa. Il campo base dell'Everest è un luogo molto
inospitale, situato a 5.200m. in mezzo ad un ghiaione e di fianco
a un torrente. Non c'è un vero motivo per cui valga la pena
venire a dormire quassù invece che otto chilometri prima
e duecento metri più in basso a Rongphu, a meno che non si
sia in spedizione per salire la montagna, tanto più che per
salire al campo base da Rongphu con il fuoristrada ci vogliono solo
dieci minuti, e giù al monastero c'è un po' di vita
e di compagnia. La vista sull'Everest, fra l'altro, è praticamente
identica.
Si tenga presente che in stagione monsonica (giugno-agosto) questi
luoghi sono quasi del tutto deserti, quindi non c'è alcun
problema di affollamento. Nei tre giorni in cui noi siamo stati
a Rongphu, sono arrivate solo altre sei persone. Molto diversa è
la situazione durante i periodi adatti alle spedizioni (aprile-maggio
e settembre-ottobre), nei quali questa zona diventa addirittura
sovraffollata ed è assolutamente indispensabile avere la
propria tenda, o prenotare il lodge con molto anticipo.
Hotel Qomolongma a Tashi Dzong. Questa locanda tibetana si trova
nella valle dell'Everest ed è molto carina. No acqua corrente
(nelle stanze non c'è neanche elettricità), ma letti
confortevoli e grandi piumoni. Nella sala comune c'è l'unica
tv del villaggio, per cui la sera vi si raduna tutta la popolazione!
Everest Snow Leopard Hotel a Tingri. E' un lodge appena fuori dal
paese, ma le camere hanno un'invidiabile vista sull'Everest e sul
Cho Oyu. Al ristorante si mangia bene. No acqua corrente, ma c'è
elettricità.
Hotel Nga Dhon a Nyalam. Sufficientemente pidocchioso e rumoroso
da essere una delle peggiori sistemazioni di tutta la nostra carriera
di viaggiatori. Nyalam è un posto orribile, può forse
essere un'idea proseguire fino alla comunque squallida Zanghmu,
30 km più a valle.
Visti
Tibet: vedere la sezione visti della
Tratta 6. Il permesso per salire al campo base dell'Everest si acquista
al check point di Shegar. Quello per salire al campo base dello
Shisha Pangma al check point lungo la strada da Tingri. Per muoversi
fuori Lhasa in autonomia, lungo la Friendship Highway, ci sono ben
poche alternative. L'unico autobus pubblico è quello che
collega Lhasa a Shigatse e per quasi qualunque meta di interesse
è necessario avere un permesso da esibire ai numerosi check
point militari.
Purtroppo tutte le vie per muoversi in Tibet, all'epoca del nostro
viaggio, passavano per l'agenzia governativa dello Snowland Hotel,
alla quale bisognava per forza rivolgersi per avere tutti i permessi.
Consigliamo di leggere il diario di viaggio nella sezione dedicata
alla nostra permanenza a Lhasa (Tratta
6) per capire bene come si organizza un viaggio autonomo in
Tibet.
Nepal: vedere la sezione visti della
Tratta 8.
Cose da non perdere e cose da lasciar perdere
E' difficile fare una selezione mirata in questa tratta. Il Tibet
è stata una delle esperienze più straordinarie della
nostra vita, forse la più indimenticabile. Sicuramente l'Everest
e lo Shisha Pangma in testa, imperdibili. Tutte le scomodità
per raggiungere questi giganti sono assolutamente ripagate dallo
spettacolo himalayano.
Da non perdere anche la deviazione a Sakya, sperduto villaggio fra
Shigatse e Lhatse, molto caratteristico. Fra l'altro, a nostro avviso
meglio fermarsi a dormire qui che a Lhatse. L'unico vantaggio di
Lhatse è che si guadagnano almeno due ore sulla salita a
Rongphu.
Tashi Dzong merita sicuramente una sosta, è un altro villaggio
praticamente incontaminato.
Shigatse riserva qualche delusione. Quando si arriva qui, nella
seconda città del Tibet, si è già fatta sufficiente
indigestione di monasteri tibetani ed il pur splendido monastero
di Shigatse non è sufficiente per non accorgersi dell'incredibile
e rapido processo di "civilizzazione" e modernizzazione
che stanno portando avanti i cinesi nella cittadina. Shigatse sta
per diventare una vera città cinese...
A Gyantse non cadete nel tranello turistico, consigliato invece
dalla Lonely Planet, di cenare allo Zhuang Yuan restaurant. Non
è nè meglio nè peggio di altri che abbiamo
sperimentato. In compenso si approfittano del fatto di essere citati
dalla LP e di essere la meta di Avventure nel Mondo e vi rifilano
un conto da 20$, che in Tibet equivalgono a due mesi di stipendio.
Ladri.
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Attenzione (nota importante):
leggiamo in questi giorni (ottobre 2003) una nota pubblicata sul
sito della Lonely Planet a questo
>>link<< che smentisce proprio quello che
qui abbiamo scritto relativamente alle regole per muoversi in Tibet
(permessi, ecc.). La persona che ha inviato la nota sembra essere
transitata sulla nostra rotta proprio un mese dopo di noi e da quello
che descrive emerge uno scenario completamente diverso, dal quale
si evince che noi, e quanto meno tutti coloro che abbiamo conosciuto
in quesi giorni a Lhasa e che viaggiavano come noi, siamo stati
truffati ed ingannati dalle agenzie di Lhasa.
Nel prenderne - ahimè - atto, notiamo anche che *tutti* coloro
che abbiamo conosciuto in quei giorni si sono trovati nella nostra
medesima situazione e, peraltro, noi stessi ci eravamo ben documentati
proprio sullo stesso sito Intenet e le note che avevamo trovato
in merito erano di tutt'altro avviso. Al di là di chi abbia
dunque ragione o meno, la lezione che se ne trae è una: documentarsi
ed informarsi dal maggior numero di fonti possibili prima di prendere
inziative.
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