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GIORNALE DI BORDO: MAGGIO 2004

ORIZZONTINTORNO IN TELEVISIONE

di Dodo, 15 maggio 2004
 

Il 16 ed il 23 maggio 2004 Orizzontitorno va in onda su un circuito di televisioni private grazie a Clickup TV, che ha prodotto due clip di tre minuti ciascuna, dal titolo "Abitare senza confini", utilizzando le immagini del nostro archivio fotografico. Tutti i dettagli e le fotogallery complete li potete trovare qui.

 
12:00 | Permalink

NUOVO CINEMA PARADISO

di Carlo, 14 maggio 2004
 

Arrivano i Videoclip di Orizzontintorno! In anteprima il nostro esordio in sala regia, montato utilizzando materiale girato lo scorso anno alle Seychelles. Che siamo alle prime armi lo sappiamo e si vede benissimo, ma da qualche parte dobbiamo ben iniziare.
In attesa di trovare una collocazione più appropriata a questo e ad altre cosette simili alle quali stiamo lavorando, ve lo proponiamo qui, tanto per fare un po' di test.

E poiché di test si tratta, abbiamo bisogno del vostro aiuto: a tutti coloro che non riescono a vedere il filmato direttamente all'interno della pagina di test (senza dunque scaricarlo dal link che forniamo allo scopo) chiediamo per favore di scriverci a questo indirizzo. Segnalateci che tipo di sistema operativo, di browser e di player utilizzate. Scriveteci anche se avete difficoltà a caricarlo: noi abbiamo un collegamento in fibra ottica e quindi non abbiamo la percezione di quanto possa essere lento via modem o ADSL.

Un grazie in anticipo a tutti coloro che collaboreranno a questo test! Clicca qui per accedere alla pagina del filmato.

 
01:00 | Permalink

COMING SOON?

di Carlo, 10 maggio 2004
 

Abbiamo appena compiuto due anni, a modo nostro. Nel senso che due anni fa a quest'ora prendevamo il sole a Mosca e avevamo alle spalle le prime centinaia di chilometri di Asia Overland. A chi di voi si sta bevendo la bufala della peggior primavera dal Medioevo (non lo hanno ancora detto i tiggì? Allora lo diranno a breve) possiamo confermare che due anni fa di questi tempi pioveva molto di più e trascorremmo una notte alla frontiera di Chiasso bloccati dal maltempo che da giorni imperversava su tutta l'Europa.

Milano, oggi: cosa stiamo facendo. Proviamo a recuperare ore di sonno, innanzitutto. Guardiamo stupiti, giorno dopo giorno, Leonardo crescere e imparare le sue mani, i suoi piedi, la sua mamma e il suo papà, il suo biberon, la notte e il giorno. Ascoltiamo i suoi sempre più lunghi comizi fatti di ngheeoo, aoo, uugh, zbwr (sputacchio). Ma, fra mille altre cose, lavoriamo anche per Orizzontintorno. E dunque, via con un po' di anticipazioni e pubblicità.

Abbiamo iniziato a montare qualche videoclip da mettere on-line, prima o poi: a parte Asia Overland, che forse vedranno i vostri nipoti, stiamo pasticciando un po' con le Seychelles e i Paesi Baltici. Pazientate, anche perché dobbiamo piratare da qualche parte un po' di banda e di spazio web in più.

Roberto continua a lavorare al blog. Abbiamo appena visto la demo: è ok, struttura identica all'attuale Giornale di bordo, ma in più gestione dei commenti, delle categorie e dell'archivio, tutto montato su database. In vista dell'inaugurazione, Emanuela ha in canna il suo vero primo post ormai da mesi. Spero per lei che non riguardasse qualche tema natalizio.

Archivio fotografico: il prossimo aggiornamento riguarderà i miei viaggi degli anni '80 in Scandinavia, alla volta di Capo Nord. Copriremo quindi Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca e forse anche un po' di Germania. Non portavo i pantaloni a zampa di elefante, ma quasi.

E poi: un po' di piccoli aggiornamenti in corso nelle sezioni Appunti di viaggio, Viaggiatori, Viaggi nella rete, Pubblicazioni. Con calma.

La traduzione in inglese è in stand by da un po' di settimane: Emanuela ha tutt'altro da fare, ovviamente.

La sezione riservata ai racconti degli ospiti andrà in pensione: diciamolo, è stata un fiasco. Peraltro, il referendum sul forum è andato disertato. Di questo passo, bloggeremo fra di noi invece di telefonarci.

Quando tutto ciò? A pezzi, un po' alla volta, (quasi) tutto prima dell'estate.

Stay in touch.

 
23:50 | Permalink

E NON SOFFRO DI CLAUSTROFOBIA

di Emanuela, 1 maggio 2004
 

Fretta, fretta, fretta. Venerdì sera, se prendo la macchina col cavolo che arrivo in tempo. Piove pure, figuriamoci di venerdì sera, rush hour e piove pure. Prima di arrivare al prossimo semaforo avrei il tempo di leggere i giornali di tutta la settimana.
Prendo la metro, ovvio. Potrei prendere il tram che ci arriva diretto, ma prima devo arrivarci, al tram: a piedi, con un altro tram o con il bus. E tanto le corsie preferenziali sono preferenzialmente di pubblico accesso e torno al problema di cui sopra.
Prendo la metro, ovvio. Mi inabisso.

T-zziip, obliterato il biglietto. Passo davanti alla solita faccia da controllore, tutte uguali e non è solo per il riflesso del blu della divisa sulla faccia e sotto il berretto. Se passi dall'incrocio tra viale Tunisia e corso Buenos Aires li vedi lì a tutte le ore, riemersi dai tunnel o scesi dal tram, che si ritrovano, appoggiati al muretto della discesa alla metro, e non li distingui uno dall'altro, che siano uomini o donne. È che sono controllori, il controllore non ha volto finché non è quello che ti becca senza biglietto.
T-zziip, dietro di me e dietro di me e dietro di me, ancora t-zziip, ma io ormai mi sono allontanata, sono già con un piede sul gradino, l'odore di caffè stantio del bar sotterraneo si sta già disperdendo alle mie spalle, si attenua il bagliore dell'edicola e scendo. Solita macchinetta per fare le foto, solita tendina semialzata, soliti gruppetti di peruviane che sembrano arrivare da cento posti diversi e ovunque si incontrino hanno sempre qualcosa da dirsi "otra mujer, otra mujer", sento dire. Ce n'è sempre una incinta, una in maglione, quasi tutte in jeans. Il centro-sud America si disperde qui, nei sotterranei di (corso) Buenos Aires, di (piazza) Lima, di (piazza) Argentina. Questa è Milano.

Clank, sliding doors davanti al mio naso, la rossa mi parte davanti. Ovvio. Rimango ferma in questo odore di tutte le metropolitane del mondo che te le fa piacere, questa polvere in sospensione che d'estate diventa rovente e d'inverno ti accoglie con tepore appena riesci a svoltare l'angolo dal turbine di gelo che si infila nei cunicoli. Sei lì che aspetti, di fronte è un grande wwwuumm di aria e rumore e colore ritmico, arriva il treno che va nell'altra direzione e tu sei lì, come un Mister Bean qualsiasi che legge nell'aria l'enunciato della legge di Murphy. Ma è un enunciato trasparente, tu ci guardi attraverso, oltre alle colonne tra i binari, in mezzo alla pubblicità, e tu sei lì, con l'aria assorta e il tuo sguardo è trafitto dai colori di un nuovo viaggio tropicale, colpito da facce giganti che sorridono, da lettere perfette, grandi, cubitali. Una scena astratta, cubista.

E poi c'è qualcuno che si siede vicino a te sulla panchina fredda, ti scappa di girare la testa anche se non vuoi, è una signora che sta armeggiando con la rubrica del cellulare, un imbianchino forse polacco immerso nel giornale gratuito, un paio di studentesse con gli zaini carichi come alberi di Natale, il tipo trendy che controlla il contenuto del sacchetto del negozio trendy, un gruppo di diciassettenni dai capelli unti di gel a cui forse scivoleranno ancor più giù i pantaloni quando saliranno per le scale di San Babila. Sfiori il tuo nuovo vicino di panchina con uno sguardo fintamente distratto, in realtà lo studi e lui sta studiando te, non mentiamo.

Wwwuuumm, è arrivata. C'era scritto un attimo fa a puntini rossi "Bisceglie: 3 minuti" e stavi considerando che chissà com'è, scendere a Bisceglie. Clank, sliding doors già si aprono.

Mi alzo, entro, occhiata, posto libero, seduta. Sono finiti i tempi di fine novembre-dicembre, quando ormai il pancione era talmente evidente che dovevi proprio girarti dall'altra parte nella ressa prenatalizia per non cedermi il posto. Bastardo. Come se sotto al cappotto avessi nascosto la spesa del supermercato. Sono finiti quei tempi, in cui solo l'animo di un filippino, di un sudamericano o di qualcuno con i capelli grigi mi regalava qualche minuto di riposo. Sono finiti quei tempi, la metro non la prendo da quasi quattro mesi, e perché dovrei, del resto, da sola, con il passeggino o il marsupio, magari in un'ora di punta. Ridicolo.

Oggi ci sono di nuovo, chiusa dentro a lamiere dritte dritte, mi affretto a sedermi come tutti gli altri, niente pancione niente posto, devo lottare di nuovo. Respiro. Quando ti siedi in metro automaticamente respiri. Forse avevi trattenuto il fiato per fare più in fretta ad entrare, ad arrivare al posto, ad appenderti a un sostegno. Non so. Ma è così, è come aver trovato il perché della vita, in quel respiro. Un sospirone come quello dopo il primo cucchiaino di nutella, dopo la prima sorsata di caffè. Non c'è un perché logico, è solo animale.

Animale, come tutti gli altri, come il lieve movimento ritmico di quel tipo con il naso schiacciato dentro la fronte e la borsa a tracolla, lo sguardo vacuo e liquido di un azzurro troppo spento. Venerdì, ore diciotto e qualcosa. Animale, come il il respiro dell'indiano di fronte a me, che ha una barba troppo nera per non notarla ma troppo corta ed occidentale per far credere che sia un autentico sikh, di quelli con il bracciale d'acciaio, il turbante in testa e il coltello di traverso. Eppure il bracciale ce l'ha.
Fiato caldo come quello dell'indocinese lì di lato, chissà a cosa sta pensando, si vede che sta pensando. Polmoni che si alzano e si abbassano come quelli di chi entra ora con un pc nella valigetta, come il trentenne incravattato della finta Pineider pesantissima che gli sta allungando il braccio, come quest'altro, con la borsa morbida nera sopra la spalla dell'impermeabile. Sbatto le palpebre forse nello stesso momento di quella ventenne o poco più appena entrata, con i ricci colorati, le scarpe da bebè con la punta tonda e i calzettoni a righine multicolor fin sotto al ginocchio. Condivido l'ossigeno con i due ragazzi al mio fianco, forse stanno raggiungendo qualcuno per l'aperitivo.
Su e giù, su e giù, i polmoni lavorano. Uomo e donna mediorientali, lei ha il foulard e il soprabito di uno di quei colori indefinibili. Sono belli, si stanno sorridendo. Scendo dietro a una donna troppo profumata, evito la scala mobile, salgo rapida su per le scale, quelle che non faccio mai a casa perché con un passeggino uno prende sempre l'ascensore.
Fuori, fuori, sto per uscire, si aprono contro le mie gambe le porticine in cima alle scale, mi districo nel traffico umano dei corridoi sotterranei, attraverso tutto lo spazio davanti a me, supero i negozi, supero l'immancabile edicola, ho davanti a me una scala, spero sia quella giusta, non so bene dove devo andare. Respiro l'aria già fresca, respiro più a fondo mentre cerco l'ombrellino nella borsa, lo spalanco fucsia sopra la mia testa, nell'ultima aria luminosa della sera, ora è più veloce il mio fiato ed ecco che le scale sono finite, sono fuori, mi guardo intorno, respiro di più.

L'uscita è quella giusta, devo andare a sinistra, trenta metri e sarò alla festa. Neanche questa volta è scoppiata la bomba.

 
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