| GIORNALE
DI BORDO: GIUGNO 2004 |
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TRAMONTO
SUL LATEMAR
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La misura di come cambiano le cose sta ad esempio nel fatto
che l'antennina GPRS lavora anche quassù. E così,
cronache in quota.
Davanti a noi c'è il Latemar e c'è ancora
molta neve in alto a riempirne i canaloni. Intorno solo
boschi a perdita d'occhio. Camminando per una ventina di
minuti lungo il sentiero si può vedere Bolzano in
fondo alla valle.
Quassù ci siamo solo noi, in questo maso dove tutti
parlano come Reinhold Messner. Fra parentesi, io detesto
i canederli, ma il rosso senza etichetta di Hans non è
affatto male.
Abbiamo portato Leonardo a conoscere le montagne. Ieri me
lo sono caricato nel marsupio e abbiamo fatto la prima passeggiata.
All'inizio chiacchierava molto e si guardava in giro stupito.
E' tutto nuovo qui, ci sono un sacco di cose da imparare:
gli alberi, i prati, le farfalle, i grilli, le pigne, il
muschio e naturalmente le montagne.
Poi è crollato a dormire con la testa appoggiata
sul mio petto. Si sa, camminare stanca. Figurarsi qui in
alta quota.
Io in Dolomiti ci sono quasi nato. E' solo con gli anni
che sono diventato un occidentalista e mi sono innamorato
delle Alpi Centrali e della Valle d'Aosta. Ma da ragazzino
venivo in Dolomiti con i miei.
Affittavamo tutti gli anni una casa ad Andalo, in Val di
Non, quella delle mele per intenderci. Ho mosso i miei primi
passi in quota sui sentieri del Brenta e la mia prima neve
è stata quella della Paganella. Nei primi anni '70
le piste mica erano quelle autostrade piatte che usano oggi,
per non parlare dei miei sci: tagliati a mano da un falegname,
altro che lamine. Ecco: se avete imparato a sciare intorno
ai quattro anni, con un paio di assi del genere, e vostro
padre vi buttava giù dalle gobbe della famigerata
Olimpica di Andalo, forse capite di cosa sto parlando.
In Brenta, d'estate, si andava a fare le mitiche Bocchette,
o il sentiero dei XII Apostoli. Oppure si saliva al rifugio
Pedrotti, o al Tosa, o al Brentei. Già allora sognavo
di salire il Campanile Basso e passavo interminabili ore
a guardarlo dalla finestra di casa, l'Himalaya era ancora
molto lontano. La mia prima vetta è stata il Pizzo
Gallino, 2.242 metri.
Ricordo un incontro con Cesare Maestri a Molveno, nel 1971,
quando era appena tornato dalla sua seconda salita al Cerro
Torre. Per la prima volta sentivo parlare della
Patagonia e dell'Urlo di Pietra. Per forza ho pianto vent'anni
dopo, quando
sono arrivato al campo base e all'improvviso quel missile
di granito verticale alto due chilometri mi si è
innalzato davanti. Avrei voluto vedere voi.
Non ho mai salito il Campanile Basso e a dir la verità
ho arrampicato una sola volta in Dolomiti, alle Pale di
S. Martino. Val Canali, Punta della Disperazione se non
erro. L'ultima volta che sono venuto da queste parti è
stato più di dieci anni fa, in Val di Fassa.
Me ne sto a guardare il tramonto sul Latemar e penso che
è strano il mio rapporto con le Dolomiti. La verità
è che le amo, sono straordinarie. In qualche modo
il mio cuore è qua, anche se ormai le mie montagne
di casa sono la Grigna, la Valle d'Aosta, il Vallese e i
Grigioni. Le Alpi Occidentali sono il mio Himalaya personale,
il mio mondo verticale è fatto di neve, ghiaccio
e aria sottile d'alta quota, e nel mio territorio c'è
tutto questo.
Eppure comprendo benissimo il desiderio di Emanuela di trasferirsi
definitivamente qui. Il mio sogno è vivere in qualche
villaggio della Val d'Ayas, una terrazza con la vista sul
Monte Rosa, l'aria tagliente che scende dai ghiacciai.
Ma sono (quasi) nato all'ombra del Campanile Basso e mi
incanto davanti ai canaloni innevati del Latemar che al
tramonto si tingono di rosa, sullo sfondo di un tappeto
infinito di boschi di conifere.
E' che io, quando sono in montagna, torno me stesso. Mi
ritrovo, mi riconosco, respiro, riprendo immediatamente
a vivere. E mi viene una voglia irrefrenabile di incamminarmi
verso l'alto.
- Vedi Leo, quelle sono le montagne. Al papà piace
salirle, andare sulla punta. E poi scendere con gli sci
quei canaloni. Ti piacciono? Vuoi venire a fare le passeggiate
sulle spalle del papà?
- Ronf, ronf, ronf.
- Leo?
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DI
NUOVO IN ONDA SU CLICKUP TV
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Dopo le trasmissioni
del 16 e 23 maggio scorsi, il 12 e il 19 giugno Clickup
TV ha mandato di nuovo in onda altre due fotogallery
di Orizzontintorno, dedicate rispettivamente ai bambini
e ai ritratti degli adulti. Fotogallery direttamente sul
loro sito.
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L'ASCENSORE
PRENDETELO VOI
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Tira un'aria strana. Sarà che siamo stanchi. La
prossima settimana ce ne andremo per un po' in Alto Adige,
così portiamo Leonardo a imparare le montagne. Non
saranno i cinquemila metri del Tibet, ma a cinque mesi di
vita le Dolomiti devono già sembrare fin troppo grandi.
Ho la sensazione di essere in ritardo su tutto. E non si
tratta solo di Orizzontintorno. A volte ho la sensazione
di essere in ritardo sulla vita intera. I giallini elettronici
affollano il mio desktop e questo pc continua ad essere
lento in modo scoraggiante. Perché? Eppure non ho
fatto altro che reinstallare tutto da capo. Anzi, molte
cose inutili non le ho neppure più caricate.
Mi trascino in ufficio e lo detesto. Di più: lo odio.
Mi nausea sempre più, la claustrofobia avanza. Sono
stanco, sì. A quando la rivoluzione?
Ho iniziato a scaricare il materiale filmato durante Asia
Overland: sono ore e ore di registrazione, molte
delle quali non le abbiamo ancora viste a distanza di due
anni.
E dunque ieri notte ho nuovamente viaggiato in Transiberiana.
La videocamera ondeggia lungo i corridoi del treno, la mia
voce gracchia in background: "15 maggio, siamo a tremila
chilometri da Mosca, nevica. Fuori, taiga, taiga, taiga
e taiga"
Ecco il vagone ristorante, rivedo la cameriera russa che
viene a portarci un inutile menù vuoto, riconosco
il cuoco, la nostra vicina di scompartimento. E taiga infinita
che scorre dal finestrino.
Ho anche scoperto che è un errore filmare da entrambi
i lati di un treno il paesaggio che scorre dal finestrino.
Quando rimonti le clip non capisci più in che direzione
il treno stia viaggiando. Una volta verso destra, una volta
verso sinistra. La verità è che sta viaggiando
sempre verso est e non inverte mai la rotta, ma nel film
non si capisce affatto.
Fine della prima cassettina. Ne devo passare otto. Non so
bene quanto tempo mi ci vorrà, ma qualcosina su Orizzontintorno
prima o poi arriverà. Fatto sta che anche il download
dei filmati procede a salti e qualcosa apparentemente non
va.
E' vero, siamo lenti. Ma abbiamo due vite da mandare avanti,
anzi, tre. La terza vita è senza dubbio la motivazione
che sostiene le altre due sui consueti binari, ma non ho
alcun dubbio che prima o poi deraglieremo di nuovo lasciando
dietro un bel botto e qualche 'fanculo gridato a pieni polmoni.
L'importante è deragliare tutti e tre insieme. Io
su questo treno non ci voglio più stare, voglio scendere,
non mi interessa la stazione di arrivo, non mi piacciono
affatto né i compagni di viaggio, né i conducenti,
né i controllori, il biglietto è troppo caro,
la durata del viaggio è troppo lunga rapportata alla
distanza percorsa. E, quel che è peggio, alla fine
del viaggio rischi di trovarti al punto di partenza.
Fatemi scendere, o salto in corsa. O tiro il freno di emergenza
e finite tutti a terra contusi.
Io lavoro al decimo piano. E soffro di claustrofobia. Ergo,
non prendo (quasi) mai gli ascensori. Certo non quelli blindati
di questo angosciante palazzo che è il simbolo stesso
di ciò che più odio. Salire dieci piani di
scale in media due volte al giorno può trasformarsi
in un intervallo di alcuni minuti di fuga dalla realtà
se immagini che ogni rampa siano cinquecento metri di dislivello
invece di un metro e mezzo. Io salgo come in montagna, piano,
passo regolare, penso ai fatti miei. Poi, alla sera, arrivo
a casa e salgo altri sei piani. Alla fine, un centinaio
di metri di dislivello al giorno me li faccio. Hans Kammerlander
ne fa mille. Di corsa. I miei colleghi scoppiano dopo dieci.
Questi giorni c'è un cartello appeso davanti agli
ingressi dell'ufficio: "Evitare le scale, lavori in
corso"
Evitare le scale un par' di palle, evitatevele voi. A parte
che devono essere comunque accessibili in caso di emergenza,
io le scale le faccio eccome e voglio proprio vedere se
qualcuno mi obbliga a prendere l'ascensore. Sta' a vedere
che mo' devo farmi venire i bruciori di stomaco (a parte
quelli che ho già) perché l'azienda mi costringe
a venire a lavorare in ascensore. Se lo sognano. Io continuo
a fare le mie rampe di un metro e mezzo, oppure me ne vado
a casa e mi chiamate quando avete finito, fate un po' voi.
Lo so, li abbiamo tutti quei periodi di intolleranza totale.
Io non tollero più il panorama qua attorno, i soggetti
in movimento, le luci, le voci, le regole. Non tollero più
da tempo di aprire la bocca per discutere argomenti dei
quali nulla mi interessa, con interlocutori con i quali
nulla condivido, seguendo tempi che non sono miei, interagendo
con uno spazio tridimensionale al quale non appartengo.
Leggevo alcuni blog, di quelli da migliaia di contatti,
che si autoreferenziano tutti fra di loro e che fanno trend
sui giornali, ora non riesco quasi più a leggerli.
Nessuno che mi spieghi il perché delle cose, nessuno
che mi offra un ragionamento nuovo, originale, che argomenti
le proprie opinioni al di fuori delle ovvietà, dei
luoghi comuni, della facile provocazione, del puro esercizio
sintattico e semantico, delle inutilità verbali.
Ma sì, scrivo a perdere anche io, lo so benissimo,
non state nemmeno a farmelo notare. Ma non urlo le mie idee,
né pretendo di avere ragione. Fondamentalmente, freguntubo.
Del resto nemmeno so se mi leggete, almeno finché
qua sotto non vi apriremo i commenti. Che ci crediate o
no, sembra che ci siamo quasi. A meno che Roberto non si
dimentichi di inviarmi i file, il che è sempre possibile.
Però, lo avrei voluto sì un bel dibattito
sull'Aral,
o sul viaggio
di Emanuela.
Il qualunquismo, il disadattamento e l'anarchia sono sinonimi?
Adesso, poi, mi toccherà passare per terzista. Invecchiando,
sto diventando un anarchico rompiballe, rassegnato alla
realtà dei fatti.
Devo ancora decidere che fare di questo pseudoblog. Tanto
lo so che poi ci rimarrò malissimo se nessuno passerà
di qua a commentare, mi incazzerò se qualcuno contesterà
le mie opinioni, la prenderò sul personale se qualcuno
avanzerà qualche critica. E allora? E' ben una taverna
di naviganti questa, mica l'asilo. Se ci mettiamo a fare
le persone serie, lo facciamo davvero.
Ho appena finito il libro
di Sergio Romano. Mi è piaciuto. Credo sia una lettura
che farebbe bene a molta gente che blogga a vanvera. Del
resto, chi non vuol imparare non impara e ognuno ha il diritto
di interpretare il tubo che gli pare. Generalizzo: non basta
l'assenza di argomentazioni e l'incapacità di confutare
una teoria per convincere un idiota che ha torto. Ma questa
rimane una generalizzazione, appunto. In mezzo alle generalizzazioni,
qualcuno
che mi piace a volte lo trovo. Non ho detto che lo condivido,
affatto, anzi, appena ne ho voglia gli do addosso. Ma mi
piace.
Francesco risolve il mistero e ci fa sapere che il Somaliland
non è riconosciuto dall'ONU. Esiste inoltre una compagnia
aerea e non perdetevi le ultime
notizie, naturalmente. Ci segnala anche l'esistenza
del Puntland.
Grande :-)
Brutta
storia fra Emergency e la Croce Rossa. Brutta storia
per entrambi. Un senso di malessere mi avvolge. Se anche
Gino Strada mette mano alla carta bollata a me rimane solo
la Lega del Filo d'Oro. Dai Gino, giù le mani dalla
Croce Rossa. Non ti ci mettere anche tu, please.
L'Ingushetia
non è una novità, invece. Fra un po' il mondo
si accorgerà che esistono anche Tuva, la Yakutia,
la Buryatia, la Khakassia, e via così. Oppure se
ne dimenticherà, a seconda di chi andrà ad
occupare qualche poltrona qua e là.
Detesto il silenzio della mia mailbox. Fino al prossimo
spam in grado di superare il nostro firewall.
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ORIZZONTINTORNO
RELOADED
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Ce l'abbiamo fatta. Pare, almeno. Il nuovo masterizzatore
DVD non ne vuole sapere di accendersi, il pc va come una
tartaruga, ogni tanto appare qualche pop-up inquietante.
Però, dopo un mese di black out, siamo di nuovo in
linea.
Nel frattempo ci sono state le elezioni e a quanto pare
ai polacchi non è potuto fregargliene di meno. Soprattutto
a loro. Il governo mongolo ha ordinato ai mongoli di trovarsi
un cognome
e mi chiedo quale sceglierà il nostro amico Aagii.
Abbiamo scoperto che esiste il Somaliland.
Pare che dal 1991 la regione nordoccidentale della Somalia
abbia dichiarato la propria indipendenza dal resto del Paese.
Capitale: Hargeisa. Qualcuno sa dirci se il Somaliland è
riconosciuto dall'ONU?
Vabbè. Inizio a metter su tutti gli aggiornamenti
a Orizzontintorno che abbiamo lasciato indietro da un mese
a questa parte. A proposito, abbiamo deciso: cambieremo
lo spazio degli ospiti. Non lo eliminiamo, lo reinventiamo.
Vi piacerà?
Una cosa, soprattutto, avevo conservato. Questa:
© Photo/Edi Israel
"An Israeli settler protects his daughter during
an attack by Palestinian militants on the road linking the
Gush Katif settlement block in the Gaza Strip with the Kitsufim
crossing between Israel and the Gaza Strip Sunday May 9,
2004. Palestinian militants fired on a group of settlers
holding a memorial ceremony at the spot where a pregnant
woman and her four young daughters were killed by militants
last week. Settlers armed with assault rifles and soldiers
returned fire, the army said. Writing in the background
reads, in Hebrew, 'Rooting Out Settlements', at right in
blue, and 'Victory For Terror', at left in red. (AP Photo/Edi
Israel)"
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DISASTER
NOT RECOVERED
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Avete fatto il vostro backup quotidiano? Bene. Noi no.
La situazione è questa: da un paio di settimane se
ne è andato il nostro disco fisso. Rotto. E con lui
circa 20Gb di dati. Qualcosina come dieci anni di informazioni:
posta, fotografie, contabilità di casa, ricordi,
lavori, articoli, il nostro libro, indirizzi, filmati. E,
naturalmente, Orizzontintorno. Il sottoscritto sta lavorando
da una settimana, notti comprese, a salvare il salvabile.
Passato il panico dei primi giorni, sto riprendendo il controllo
della situazione. Ho recuperato quasi tutto. Ma non il disco
né, di conseguenza, il nostro amato laptop che utilizziamo
per mandare in onda Orizzontintorno.
Per dire: non è che siamo spariti. E' che la tecnologia
ci si è rivoltata contro.
Ci vorrà un po' di tempo, forse qualche giorno, forse
qualche settimana, ma torneremo in linea. Ora, però,
dobbiamo di nuovo chiudere la trasmissione e tornare al
lavoro. Giusto per la cronaca, questa nota è stata
scritta grazie a quel ferrovecchio di notebook che mi passa
l'azienda, ad un bel Notepad (altrimenti noto come Blocco
Note), ad un cacciavite (!), ad un classico ftp e ad un
po' di fortuna e pazienza. Ancora è da vedere se
l'esperimento funziona.
Peccato: erano appena arrivati il nuovo masterizzatore DVD,
il nuovo disco esterno da 160Gb, il nuovo resize delle spazio
web che il nostro amato provider
ci ha gentilmente messo a disposizione e qualche gadget
per inondare Orizzontintorno con le novità promesse.
Tutto rimandato.
Non ve ne andate. E scusate il monoscopio.
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Luglio 2004 |
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