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GIORNALE DI BORDO: OTTOBRE 2004

QUEL MAZZOLIN DI PIOMBO

di Carlo, 25 ottobre 2004
 

Ora, è tardi, sono stanco, e tutto ho fuorché voglia di scrivere. A parte il fatto che da un po' di giorni non ci facciamo vedere da queste parti, ma è un periodo così, abbiamo tanto da fare, rivoluzioni da gestire, novità da affrontare a ritmo serrato. Spostamenti a breve e a lungo raggio da programmare e a cui lavorare, professioni che cambiano, tigrotti che crescono e imparano a dire mamma e papà, tate multinazionali che ruotano intorno a noi, opere in corso. Un caos indescrivibile di eventi frenetici che a fatica controlliamo, quando li controlliamo.

Ma stavo leggendo il numero di novembre de Lo Scarpone e scopro per caso che al Senato è stato presentato questo disegno di legge. Riguarda la "Disciplina della circolazione motorizzata su strade a fondo naturale e fuoristrada". Traduco per noi poveri elettori: "Regole per circolare fuoristrada con mezzi motorizzati".

No, non ho alcuna voglia di commentare. Del resto, che volete che dica a proposito dell'articolo 4, comma 2, lettera C, secondo il quale "è vietato ai mezzi motorizzati il transito sui sentieri, con l'eslusione delle moto da trial". E più avanti, articolo 7, che consente alle comunità montane di autorizzare la circolazione sulle strade bianche dietro versamento di un pedaggio. E ancora, articolo 11, una vera perla: regola ed autorizza l'organizzazione di gare motoristiche su strade bianche.
Ecco ciò che abbiamo sempre sognato. Una bella nuvola di smog e rumore in alta quota a cullare gli escursionisti, una tranquilla convivenza fra migliaia di papà che portano i figli in spalla lungo i sentieri e simpatiche moto da trial che sfrecciano loro intorno, una democratica e pacifica coda di fuoristrada che sorpassano ordinatamente a sinistra file di appassionati che in montagna ci sanno andare - e ci vanno solo - con le proprie gambe.

Ma sì, andiamo avanti così. Con le moto da trial, i Land Rover da duecento cavalli, l'eliski, le motoslitte, gli impianti a fune che scaricano bitume e travi di acciaio nei crepacci dei ghiacciai. La montagna è di tutti, è giusto che tutti possano accedere alle meraviglie che la montagna può offrire, con qualunque mezzo e alla faccia di qualunque pirla di escursionista della domenica con la sua camicia di flanella a quadretti orrendi.
E, mi raccomando: continuiamo a regolamentare lo sci proibendo agli scialpinisti di risalire le piste lungo i bordi e multando chi non rispetta la precedenza, istituiamo il numero chiuso sulle vie alpinistiche, proibiamo la frequentazione della montagna agli alpinisti non provvisti di regolare patente e licenza da rilasciarsi dietro versamento di una qualche tassa cospicua.

No, non commento. Non scrivo. Non partecipo. Non ci provo nemmeno a spiegare perché torno regolarmente a Saas Fee, o qual è la differenza fra Zermatt e Cervinia. E' già così evidente da sola, quella invisibile linea di frontiera che attraversa il Plateau Rosa, che confina a sud i nuovi barbari, quelli che corrono ai piedi di una delle montagne più belle del mondo spingendosi fino a tremila metri con le loro arroganti, prepotenti e maleducate quattro ruote motrici. Che lascia a nord gli antipatici, scostanti e razzisti svizzeri, quelli che non ti danno la cittadinanza nemmeno se a casa loro ci abiti e lavori per trent'anni filati, quegli stessi odiati crucchi che impediscono a qualunque mezzo motorizzato di salire fino in paese - a 1.600 metri - e che ti obbligano a lasciare la tua amata station wagon nel parcheggio a valle e a prendere il loro trenino elettrico rosso.

Non è che l'erba del vicino abbia una qualche tonalità particolare di verde. E' che la nostra è sempre più color piombo. Grazie a qualche pomposo pallone gonfiato che abbiamo votato.

Viaggio, mi lascio cullare e mi addormento con Mark Knopfler e il suo Shangri-La.

Passo ogni mattina dal Caffè di Emanuela.

 
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DI LA' DEL MARE

di Carlo, 13 ottobre 2004
 

Gianni mi segnala questo articolo di Aghali Abdelkader ripreso da La Republicain, il primo quotidiano del Niger. Il punto di vista al di là del mare e delle grandi sabbie:

"Près de 5.000 Nigériens ont été récemment expulsés de Libye. Sur la route du retour au Niger, une douzaine avait perdu la vie, comme nous l'avions annoncé dans notre édition du 23 septembre dernier. Démunis et ruinés par des policiers libyens, déçus et meurtris par les comportements de notre consul en Libye, des douaniers, policiers, militaires et autorités du Niger, ces expulsés ne savent plus à quel saint se vouer. Ils disent avoir vécu l'enfer au Niger plus qu'en Libye.

Tripoli prend le taureau par les cornes. Accusée par le gouvernement italien d'être le point de départ de beaucoup d'Africains subsahariens qui échouent quotidiennement, souvent dans des conditions tragiques, sur ses côtes, la Libye expulse à grande échelle. Beaucoup d'Africains ont ainsi pris le chemin du retour sous le coup d'une mesure d'expulsion radicale. Ces dernières semaines, près de cinq mille Nigériens sont revenus au pays, démunis certes et appauvris du jour au lendemain par les policiers libyens. Mais surtout meurtris par les comportements de notre consul en Libye, des douaniers, policiers, militaires et autorités du Niger.

Le 15 septembre dernier à Sabha, quatre mille huit cents Nigériens expul-sés de Libye ont pris place à bord de vingt quatre camions libyens, qui prennent la direction du Niger. Sous l'escorte de l'armée libyenne, le voyage s'effectue presque sans encombre à travers l'immense désert qui sépare les deux pays jusqu'au poste militaire nigérien de Madama, là des camions nigériens, comme d'habitude, prennent le relais.

Quelques jours plus tôt, ces Nigériens comme beaucoup d'autres Africains subsahariens vivants en Libye, ont été frap-pés d'une mesure d'expulsion décidée par les autorités libyennes pour, disent-elles, juguler l'immigration clandestine dont la Libye est accusée d'être la plaque tournante par les pays de l'Union Euro-péenne. Arrêtés, maltraités, humiliés et jetés dans des containers pour marchandises pendant plusieurs jours, ces nigériens disent avoir tout perdu: objets de valeurs, argent, emploi...Beaucoup ont dû laisser sur place des boutiques, taxis, magasins, et même des biens mobiliers et immobiliers, fruits d'un dur labeur, sous la menace d'expulsion. Ils n'eurent, pour la plupart, pas le temps de prendre le moindre objet avec eux. Et c'est pratiquement les poches vides qu'ils furent contraints de monter à bord de camions déjà prêts à démarrer.

Le consul du Niger à Sabha (Libye) s'est montré, selon eux, indifférent à leur situation. Mis à part un «laisser- passer» (cf- fac-similé) établi par ses services à chaque expulsé nigérien, il n'avait rien entrepris d'autre envers les autorités libyennes pour faire libérer des gens arbitrairement arrêtés et incarcérés (cf. encadre sur Mahamadou.Abdoulwahab).

«Il faut dire que ce qu'on a subi au Niger et pire que ce qu'on a vécu en Libye», affirme Mahamadou Malam Ibra-him, originaire de Tahoua. Et Dirkou fut une étape inoubliable. Là- bas, les nigériens disent avoir été déçus et meurtris par l'attitude des douaniers, policiers et miliaires. Rien n'a échappé à leurs appé-tits: objets de valeurs, habits, argent. Insensibles à leurs malheurs, ils les traitè-rent de manière très inhumaine."

 
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TERRORISMO E RESISTENZA

di Carlo, 2 ottobre 2004
 

Scusate, ma non posso fare a meno di citare ancora una volta quest'uomo:

"[...] Il sequestro di due ragazze per ottenerne dei soldi con la minaccia di ucciderle è terrorismo o resistenza? Lo sgozzamento di Enzo Baldoni è terrorismo o resistenza? L’ammazzamento a colpi di autobomba di trentasette bambini è terrorismo o resistenza? Il macellamento di dieci nepalesi è terrorismo o resistenza? L’ammazzamento di Fabrizio Quattrocchi è terrorismo o resistenza? L’attentato all’ONU, la morte di Vieira de Mello è terrorismo o resistenza? Bigley nella gabbia è terrorismo o resistenza? Far saltare in aria i soldati americani è terrorismo o resistenza? E i carabinieri italiani?
Fateci sapere cos’è che non vogliamo condannare, così, per regolarsi.
[...]"

Il post intero è qui. Applausi.

 
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