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GIORNALE DI BORDO: NOVEMBRE 2004

20 KM DI DELIRIO

di Carlo, 30 novembre 2004
 

Ne avremmo di materiale da buttar qua dentro. Il folder Lavori in Corso è pieno. Ma dobbiamo fare i conti con 250 scatoloni, cartone più, cartone meno. Che, se vi sembran pochi, sono 3 camion per trasportarli ed una gru per caricarli al sesto piano e scaricarli al quarto, venti chilometri più a nord. Fino a notte.

Ora, sono passati quattro giorni e i resti dell'apocalisse sono ancora intorno a noi. Solo, un po' diradati rispetto a giovedì scorso. Ah, scordatevi Internet: Fastweb ha fatto naufragio completo. Trasloco linea fallito miseramente (ed altre amenità). Quindi, da capo: si aggiorna 'sto affare con mezzi di fortuna, come la scorsa estate.

Per dire: non ho la minima idea di quando le trasmissioni riprenderanno regolarmente. Se proprio insistete, possiamo darvi una vaga idea grazie a un cellulare, qualche lampadina che funziona, un collegamento a infrarossi ed un'antennina gprs. E poi non dite che non siamo tecnocrati.


Sì, venti chilometri, metro più, metro meno. E non avete idea di che razza di viaggio.

 
01:05 | Permalink

INIZIATIVE

di Dodo, 12 novembre 2004
 

Oggi alle 20:45, presso Villa Camperio a Villasanta (MI), in via Confalonieri 55, serata Asia Overland 2002. Carlo ed Emanuela raccontano in conferenza i loro sei mesi di viaggio in Asia, una rotta di 38.000 km attraverso 22 Paesi. Due ore di immagini in dissolvenza incrociata, musiche e racconti dal vivo. Ingresso gratuito. Vi aspettiamo!

 
12:00 | Permalink

VIA REDI, 23

di Carlo, 11 novembre 2004
 

Ancora pochi giorni e abbandoneremo le nostre quattro mura milanesi. Se vi siete chiesti perché nelle ultime settimane, giornale di bordo a parte, non abbiamo più aggiornato questo sito, beh, ecco una delle ragioni. I lavori qua dentro riprenderanno non appena il ciclone trasloco si sarà esaurito e, con un pizzico di fortuna, avremo un bel po' di novità.

Così lasciamo Milano. Non è che sia una rivoluzione epocale, ma una bella svolta alla nostra vita sì. Io lascio questa città dopo undici anni, che sommati ai sette che vi ho trascorso da bambino fanno di me un milanese ormai maggiorenne. Oddio, intendiamoci: più che emigrare ci spostiamo un poco, quel che basta ad avvicinarci un po' alle montagne, trasferirci vicino agli alberi, conquistare una vista aperta a trecentosessanta gradi e portare Leonardo in un mondo più adatto a lui. Insomma, ci attende una nuova vita di paese e dimensioni quotidiane assai più circoscritte e a misura umana.
Che significa, anche: fine dello slalom con il passeggino fra le automobili parcheggiate sui marciapiedi; fine della caccia al parcheggio; fine delle finestre in faccia al palazzo di fronte; fine dell'orizzonte grigio piombo; fine delle maledette zanzare nucleari milanesi; fine di questi odori; fine di una lista piuttosto lunga di abitudini che ci siamo cuciti addosso in tutti questi anni e di alcuni rovesci della medaglia che, certo, ci mancheranno. Compresa la focacceria di via Plinio, che per un genovese come me è un distacco traumatico.

Fine, anche, dell'infinita sequenza di immagini scattate dalle finestre di via Redi 23, alcune delle quali sono finite qua dentro, e qui, qui, qui, qui, qui, e ancora qui e qui. Pant, pant. Però... non mi sembrava di avervene rifilate così tante.

Io amo queste immagini. E queste sere ci sto anche giocando un po'...


E' che, talvolta, Milano ti sorprende con delle luci al monossido di piombo e le finestre di via Redi, dalle quali la sera vedi la Madonnina illuminata, sono un discreto punto di osservazione...


E le volte, e le ore, e le stagioni che ho passato a guardare queste luci. Amo questi tetti. Questo orizzonte fisso che non cambia mai. Queste antenne che invadono il mio cielo a trentosessantagradi attorno a me.
Comunque, mi mancheranno.


Avremo invece tutta la corona delle Alpi attorno a noi. Può essere che vi porti a vedere le luci del prossimo temporale avvolgere il Monte Rosa e le Grigne. E scusate se è poco.

 
00:20 | Permalink

DATE A CESARE...

di Carlo, 7 novembre 2004
 

Questo mese Alp Grandi Montagne dedica il suo numero monografico al Cerro Torre ed al Fitz Roy. I visitatori abituali di questo sito, e soprattutto chi mi legge da tempo, sanno quanto io sia legato alla Patagonia ed in particolare alla storia del Cerro Torre. Su Orizzontintorno trovate anche un mio vecchio racconto sulle vicende legate a questa montagna, sicuramente una delle più leggendarie, belle e difficili vette del mondo. Ne ho anche accennato qui e se ne parla ancora qui.

Ogni bambino cresce portandosi dietro, e dentro, alcune storie. Io amo la montagna e le mie sono storie di alpinismo, storie che raccontano di Mallory e Irvine all'Everest, di Hermann Buhl sul Nanga Parbat, di René Desmaison sullo sperone Walker alle Grandes Jorasses, di Kurt Diemberger e Julie Tullis sul K2, di Tomo Cesen alla Sud del Lhotse.
E di Cesare Maestri e il Cerro Torre.
A differenza di tutte le altre storie, però - delle quali un po' alla volta magari vi racconterò fra queste pagine - Maestri occupa un posto speciale nel mio cuore. Si può quasi dire che a Maestri io debba il mio amore per la montagna, o forse è solo l'illusione ottica di un ricordo sbiadito e lontanissimo. Tant'è, questa è la mia storia e la racconto come mi pare.

Era il 1971: lo so, l'ho già scritto, ma mi serve riprender qui il filo dei ricordi. Era il '71, dicevo. Avevo sei anni, un periodo in cui trascorrevo mesi in Brenta con i miei, e quell'estate una sera andammo a Molveno a vedere una conferenza di Cesare Maestri, che fra l'altro in Brenta era di casa. Veniva a raccontare di come, l'anno precedente, avesse vinto per la seconda volta il Torre. Veniva a raccontarci l'Urlo di Pietra, Maestri, e io quella sera mi innamorai di lui, del Cerro Torre e delle montagne. Per la prima volta guardai in alto e mi accorsi di quelle pareti verticali di dolòmia grigia, gialla e rosa, che si innalzavano sopra alla mia testa.
Poi, ma solo poi, anni dopo vennero Messner a raccontarmi degli ottomila, Buscaini e la Metzelin a farmi innamorare definitivamente della Patagonia, e il mio viaggio per andare a toccarlo davvero, l'Urlo di Pietra. Quanto tempo ho già visto allontanarsi davanti a me da allora. Dal mio Cerro Torre.
E' che la Patagonia te la porti dentro tutta la vita e non c'è bisogno che te lo vengano a raccontare né Chatwin, né Sepulveda, né Theroux, né Buscaini. E' che c'è la tua Patagonia e poi c'è quella di tutti gli altri, che però è sempre un po' diversa dalla tua.

Ora, io non vi racconterò nuovamente né della mia Patagonia, né della leggenda di Maestri e del Cerro Torre. La storia la trovate riassunta qui e nel racconto del mio viaggio del '90. Leggetevelo, prima di proseguire. Altrimenti vi manca un pezzo chiave della faccenda.

Leggo dunque Alp di novembre. Mi perdo fra le straordinarie fotografie di un mondo che ho vissuto in prima persona e che ben conosco, mi lascio cullare dalla nostalgia e dai ricordi, rileggo per l'ennesima volta di quelle imprese che conosco a memoria e che sono scolpite nel granito di quelle pareti e fra i crepacci di quegli incredibili mondi di ghiaccio e vento e polvere di Re Azul.
Ancora una volta, la milionesima suppongo, ritorno fra le righe della vicenda di Maestri, su quelle antiche polemiche, sulla nuova intervista rilasciata questo mese.
Io, di Maestri, mi sono innamorato a sei anni, ve l'ho detto. E' il mio mago di Oz. Magari voi, se avete la mia età, vi addormentavate sognando Franco Causio o Raffaella Carrà e il suo ombelico. Io mi addormentavo sognando di trascorrere una serata in un rifugio del Brenta chiacchierando con Maestri, e di sentirlo raccontare di come avesse domato l'Urlo di Pietra, della sua leggendaria e fantastica impresa, di come avesse ingannato Re Azul piantando i suoi ramponi sul fungo di ghiaccio sommitale.
Ho disprezzato i suoi detrattori per un'intera vita e il mio Re Azul è un racconto su Maestri e il Torre. Vi siete lasciati ingannare, o non siete stati attenti, se credete che vi abbia raccontato un viaggio, il mio viaggio in Patagonia. No, vi trascinavo con me sotto al Torre a respirare la leggenda di Maestri e delle sue due salite impossibili.

Leggo Alp, sì, mentre sgranocchio il mio solito squallido panino nel baretto di via Murat, pausa pranzo. E scopro alcune cose.

Reminder: avete letto Re Azul, prima, come vi ho detto? Ok, dunque...

 
15:30 | Permalink

POST-IT

di Carlo, 3 novembre 2004
 

E io continuo a collezionarle e a farvele leggere, perché lo so che altrimenti vi passano sotto gli occhi e non le vedete: qui, qui e qui. La cosa interessante è che la prima notizia non è riportata dalla CNN. Perché ormai anche ad occidente le filtriamo, ancor prima di passarle, nel caso, in secondo o terzo, o quarto piano.

Noi, a questa gente, abbiamo regalato le Olimpiadi e stiamo consegnando l'intera economia mondiale. A volte, parlando di Cina, ci ricordiamo del Tibet, ma solo vagamente sapremmo esprimere una qualche opinione in merito supportata da argomenti e cognizione di causa.
Noi parliamo di Cina, ma nessuno sa un tubo della causa uyghura, e dello Xinjiang praticamente nessuno conosce l'esistenza. Stiamo parlando di una "minoranza" di una decina di milioni di persone, per intenderci, mica tanto per caso musulmane. Che fa scopa, guarda un po', con la prima delle notizie in cima a questo post. It. Giallo, ancora una volta.

 
00:55 | Permalink

MOSCA E DINTORNI

di Carlo, 2 novembre 2004
 

Comunque la si voglia leggere, questa notizia è irresistibilmente comica. Mi viene in mente il Principato di Gruviera, visitato da Paperino in una bella storia del '64. Non è per analogia: è che me li vedo gli osservatori russi, fianco a fianco a quelli dell'OSCE, e mi scappa da ridere allo stesso modo. Aggiungerei, in calce: "Ma va'?"

Pfaal, invece, pubblica una bella analisi dell'eurocorsa prendendo spunto da un episodio analogo ad altri dei quali noi stessi abbiamo iniziato ad esser testimoni un paio d'anni fa, quando ancora il fenomeno era nella sua fase embrionale. Nel 2002 in Asia Centrale la nostra moneta iniziava già ad essere preferita al dollaro in gran parte delle transazioni commerciali, al cambio nero ed a quello ufficiale. In buona parte della regione era normale assistere alla diffusione dell'euro come mezzo di scambio, parallelamente alla valuta americana. E ancora lo scorso anno, di passaggio a San Pietroburgo, osservammo che l'euro aveva di fatto quasi soppiantato il dollaro sull'intera piazza est europea e centroasiatica.
Se la mafia russa si converte all'euro, l'impero del dollaro crolla come le tessere del domino disposte in fila indiana, da Mosca fino ad Hong Kong, via Siberia e Medio Oriente.

 
01:30 | Permalink

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