Attenzione,
siete sul vecchio blog di Orizzontintorno. Da maggio 2005 il link
corretto è questo.
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GID-DAP
PAPÀ!
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L'orsetto è in dotazione. Trattasi senza dubbio
di un orsetto alpinista, che peraltro Leonardo sembra aver
preso subito in simpatia. Sta di fatto che metà sabato
pomeriggio se n'è andata per questo
acquisto: del resto, per nessun'altra ragione al mondo avrei
affrontato l'inferno di un megastore Decathlon durante il
weekend.
La scena è questa: papà esaltato come un bimbo
col suo nuovo giocattolo, Leonardo fra l'addormentato e
l'annoiato, mamma perplessa che ottimisticamente sentenzia:
"Io su quell'affare non ci sarei mai salita".
Dopo aver tentato di convincere la mia schiena che il mio
zaino pesa moooolto di più, mi carico infine
il terremoto sulle spalle, giusto per provare.
Leonardo-terremoto si sveglia e si guarda in giro un po'
stupito della sua nuova posizione. Sorride. Poi, dà
un paio di pugnetti ben assestati sulla testa del suo papà
e sghignazza divertito. Ed ecco qui l'inizio di una nuova
carriera alpinistica: quella del papà sherpa.
La prossima settimana si fa sul serio, si parte per l'Oberland.
Vi terrò informati...
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LIVE
FROM OUR HOME
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Neve d'aprile, cielo grigio. A sorpresa, panorama bellissimo
attorno a noi. Ne ho fatte anche con la reflex usando uno
zoom un po' più serio, ma ora che sviluppo le diapositive
viene il prossimo inverno. Così, piazzo qua solo
un paio di scatti fatti con la piccola digitale.
Grigna imbiancata più che a gennaio (certamente molto
più di quando l'abbia salita qualche
settimana fa), Monte Rosa quasi himalayano. Che
si può volere di più?
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L'ORIZZONTE
DA MILANO
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Bellissima l'idea, realizzazione grafica e tecnica notevoli
per il progetto
di Stefano Gusmeroli (il cui sito
web, peraltro, è da tempo segnalato fra queste
pagine), che prende virtualmente spunto da ciò
che scrissi qua.
Ve lo svelo io il segreto (gliel'ho chiesto): scatta con
un teleobiettivo da 400mm che, montato sulla macchina digitale,
estende la focale a 600mm. Questo spiega perché la
Grigna e il Monte Rosa sembrino innalzarsi, praticamente,
in Piazza Duomo. Naturalmente, sono d'obbligo giornate ventose
e la luce radente del primo mattino (per fotografare ad
ovest), o del tardo pomeriggio (per i quadranti orientali).
Sta di fatto che lo ribadisco: Milano è più
in montagna di Torino e il panorama è molto più
esteso e bello. E' che bisogna saperlo.
Ora: Stefano chiede
(anche) il mio aiuto per completare l'inventario delle cime.
Il problema è che già ne riconosce e segnala
molte più di quante io ne riesca ad identificare.
Chi ha precisazioni ed indicazioni ulteriori può
collaborare al progetto interagendo direttamente con le
singole pagine.
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...NOVITA'?
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Dal Kyrgyzstan,
intendo. Seppellito inevitabilmente da eventi a noi più
vicini, e certo affini, nessuno ne parla più. Così,
mi chiedo se sia ancora aperto il nostro amato Adriatico
Paradise, quanto sia tuttora elevato il rischio
di effetto domino che noi stessi avevamo previsto tre anni
fa, se brillino sempre allo stesso modo le stelle di Tash
Rabat, se abbiano riaperto il posto di frontiera
sulla strada per Almaty e se i nostri amici abbiano montato
il solito campo al Söng Köl.
Ma, soprattutto, se Tossum abbia cambiato macchina.
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TOUCHING
THE VOID
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E' una nota inevitabilmente destinata agli addetti ai lavori.
Sono andato a vedere Touching
the Void. Al di là del film -
che, per intenderci, è straordinario - sono uscito
rimuginando fra me e me un paio di considerazioni.
Considerazione numero uno: anche io avrei tagliato la corda
(e, mi chiedo: c'è qualcuno che non lo avrebbe fatto?
Suvvia...).
Considerazione numero due: Simon Yates ha la mia età.
Nel 1985 lui saliva insieme a Joe Simpson la parete ovest
del Siula Grande (6.344 metri, tuttora irripetuta) e sopravviveva
a quell'incredibile vicenda. Oggi arrampica ancora, immagino
a livelli degni di considerazione.
Nel 1985 io salivo il Gran
Paradiso ed ero al mio primo 4000. Riuscivo pure
ad infilarmi in un crepaccio e avevo uno zaino che era tre
volte quello di quello Yates e di Simpson. Due settimane
fa ho salito il Grignone.
Uhm, come dire: carriere parallele....?
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DIETRO
LE QUINTE
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E' uscita anche in Italia la nuova edizione della Lonely
Planet dedicata all'Asia Centrale. E' la prima alla
quale abbiamo collaborato anche noi, con gli aggiornamenti,
inviati durante Asia
Overland 2002.
Oltre
a questa, dovremmo essere presenti anche nelle prossime
edizioni di Mongolia, Iran, Cina e Tibet.
Rispetto a quella che utilizzammo noi, pubblicata nel 2000,
questa nuova edizione è (ovviamente, o purtroppo?)
molto più approfondita, dettagliata e, a parte i
contenuti che noi stessi abbiamo contribuito ad aggiornare,
riporta molte delle "nostre scoperte": luoghi
incantevoli che cinque anni fa praticamente non esistevano
e che abbiamo avuto la fortuna di vivere in totale solitudine;
regole non scritte che abbiamo sudato sulla nostra pelle
e imparato ad affrontare giorno per giorno; personaggi,
eventi, mercati, mezzi di spostamento che abbiamo annotato
fra le pagine dei nostri diari, illudendoci in qualche modo
di custodirli gelosamente fra i nostri segreti.
Al di là dell'aspetto inevitabilmente nostalgico
della faccenda, questo nuovo volume è ahimé
fatto bene. Con buona pace di coloro che sostengono che
le LP siano ormai al tramonto, o che esistano guide assai
migliori. Il fatto è che dipende da dove vai
e da come ci vai. E, naturalmente, da quale sistema
di riferimento decidi di utilizzare.
D'altra parte, molto probabilmente tutto ciò che
è stato scritto dovrà presto essere nuovamente
aggiornato.
Comunque: il fatto qui interessante è che l'edizione
che vedete riprodotta è quella tradotta in italiano
dalla EDT.
Come dire: ancor prima di uscire
dalla porta principale, eravamo già rientrati
dalla finestra.
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METTI
UN VENERDÍ
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Metti un venerdì, feriale. Metti che sull'Europa
intera stazioni la più vasta area di alta pressione
che la tua memoria ricordi. Metti che sia una settimana
che stai tenendo d'occhio le previsioni, hai fatto un piano
e ti sei già messo d'accordo con Francesco e Bruno,
e tutti e tre avete segnato un bel venerdì di ferie.
E così, metti che venerdì mattina, quando
è ancora buio, mentre tutti stanno ancora dormendo
e le strade non sono ancora intasate dalla gente che più
tardi andrà al lavoro, metti che alle cinque e mezza
sei già in macchina, passi a prendere gli altri due
disadattati e alle otto e trenta siate già oltre
frontiera, al di là del tunnel del Monte Bianco.
Metti che alle nove e trenta siate già a Chamonix
da mezz'ora, pronti alla partenza della funivia dell'Aiguille
du Midi, e la giornata sia spettacolare, anzi, sia quasi
da piangere dall'incredulità.
Eh sì, metti un po' insieme tutto questo, e mettici
di mezzo il Monte Bianco e la Vallée Blanche.
Sai che viene fuori? Questo.
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Carlo all'Aiguille
du Midi: si parte a quota 3.800 m...
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Bruno, ghiacciaio
della Vallée Blanche
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Aiguille Verte
e Les Droites dall'Aiguille du Midi
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Non è finita qui...
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AMAR-CORD
4000
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Nota: sto cercando di scrivere questo post da tre giorni
e non sono mai soddisfatto. Beh, così è. Non
lo cambio più.
Sono passati ormai un po' di anni da quando il Monte Rosa
era il mio terreno preferito per improvvisate salite solitarie.
Nell'estate del '94, rimasto per vari motivi senza compagni
di cordata, quasi ogni sabato mattina partivo da solo, salivo
al Rifugio Gniffetti, dove mi fermavo per la notte, e proseguivo
la domenica per qualche quattromila
lì attorno.
Mi è capitato anche di dormire alla Capanna
Margherita e di fotografare
da lassù un'alba stupenda alle 4.30, dopo aver trascorso
la mia prima notte oltre i quattromila metri. Mi ricordo
ancora seduto sulla vetta di Punta Gniffetti, di primo mattino,
nelle mani la mia tazza di té fumante, un po' di
mal di testa a causa della quota. Mille metri più
basso una di fila di minuscoli puntini che, partiti qualche
ora prima ancora col buio, salgono in cordata verso il Colle
del Lys. Entro un paio d'ore mi raggiungeranno quassù:
è tempo dunque di indossare gli sci ed iniziare i
miei duemila metri di discesa...
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Il panorama
dalla vetta di Punta Gniffetti
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Punta Gniffetti,
sul Monte Rosa
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Autoscatto
in vetta a Punta Gniffetti
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E quella volta con Bruno allo Schwarzhorn:
arrivammo ad Alagna il sabato pomeriggio, troppo tardi: la
funivia per Punta Indren già chiusa. Non potevamo andare
a dormire in alto ed io non avevo alcuna voglia di papparmi
il giorno dopo la salita integrale in un colpo solo. Ma Bruno
fu irremovibile e di tornare a Milano non ne volle sapere.
Temo fosse perché ero stato io a trascinarlo fino a
lì quel pomeriggio, benché lui non ne avesse
la minima intenzione.
Trovammo da dormire in una vecchia roulotte parcheggiata al
campeggio di Alagna. Ricordo un freddo assurdo - ed era luglio.
La mattina successiva eravamo sulla prima funivia e all'ora
di pranzo stavamo già scendendo in sci dalla vetta
dopo una salita stupenda, con lo Schwarzhorn tutto per noi.
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Bruno Barolo
in vetta allo Schwarzhorn
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E ancora: la mia epica solitaria alla Parrot,
un mese dopo. E' un sabato di metà agosto: sono a casa
da solo, mi alzo intontito dal caldo alle quattro del mattino...
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RITORNO
A CASA
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Perché ogni volta che vengo quassù è
sempre un ritorno a casa. Non so quante volte sono salito
sul Grignone, comunque è stata la prima volta in
inverno.
Stasera sono felice. Come ogni volta, dopo giornate così.
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La Grigna
Meridionale fotografata salendo al Grignone
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Il titolare
qui
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