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ORIZZONTI DI GHIACCIO
1987: aria di Polo Nord all'80° parallelo
(© articolo di Carlo pubblicato su Tuttoturismo, n° 114,
luglio 1988)
Il vento non lo dimenticheremo mai. Le migliaia di gabbiani che
volteggiano nell'aria alla ricerca delle più spericolate
evoluzioni non sembrano curarsene, concentrati nel loro volo radente
sull'oceano, indifferenti alle raffiche che li aggrediscono, dominatori
incontrastati degli elementi e del cielo polare.
Neppure questi uomini che ci vengono incontro sulla pista del piccolo
aeroporto sembrano far caso alla furia del vento. Chiudendo ancor
più la cerniera del nostro piumino, li osserviamo scambiarsi
rauche risate vestiti solo delle loro magliette di cotone senza
maniche. Una breve nevicata ci distoglie dalle nostre riflessioni.
Il vento è una delle caratteristiche famose delle Svalbard.
La sua voce, forte e potente in tutto l'arcipelago, è una
componente essenziale della particolare atmosfera che si respira
nell'Artico. Il vento è l'unico vero rumore delle Svalbard.
Ed è lui che ci accoglie in questa notte d'estate, una strana
notte a dire il vero, dove il sole risplende alto sull'orizzonte,
immobile, e colora di una luce quasi lunare il paesaggio che si
offre allo sguardo.
Questo sole non è lo stesso che abbiamo lasciato sul continente.
E' freddo, ben diverso dal protagonista indiscusso delle nostre
estati, e ha il magico potere di annullare ogni dimensione temporale,
confondendo la notte con il giorno, rinunciando all'alternarsi con
le tenebre. E' il sole polare, che risplende ininterrottamente per
sei mesi in estate e lascia spazio all'oscurità per altrettanto
tempo in inverno.
Mentre piantiamo la tenda nella piccola area camping vicina all'aeroporto,
cessa di nevicare ed osservo nuovamente il cielo. Mi è capitato
diverse volte di veder piovere con il sole, ma nevicare decisamente
mai. Faccio fatica a capire le Svalbard, la loro natura è
al di fuori di ogni logico contrasto che ci si possa attendere.
Più di duemila uomini vivono qui, in parte norvegesi ed in
parte russi, lavorando nelle miniere di carbone più settentrionali
del mondo. Qualcuno di loro ha pensato di sfruttare il piccolo boom
turistico che da qualche anno ha interessato l'arcipelago e offre
un aiuto ai pochi visitatori che si spingono fino a qua, nel difficile
ambiente polare. Alle Svalbard, infatti, se non si è appoggiati
da qualche viaggio organizzato comunque molto raro, è necessario
essere completamente autosufficienti. Sulle isole non vi è
alcuna possibilità di alloggio per turisti che non siano
provvisti di un'adeguata attrezzatura da campeggio.
Qui si incontrano spedizioni provenienti da tutto il mondo ed è
per noi motivo di grande orgoglio essere inseriti nel registro del
campeggio, fra le cui pagine non figurano che alcune centinaia di
persone negli ultimi dieci anni.
A Longyearbyen, capoluogo delle isole, piccolo villaggio minerario
e sede del Governatore dell'arcipelago, un cartello sulla porta
dell'unico panificio del paese avverte in quattro lingue: "Spiacenti,
non vendiamo niente ai turisti". Per gli isolani l'arrivo della
televisione nel 1985 e la possibilità di avere a disposizione
un collegamento telefonico via satellite con il continente non hanno
migliorato il problema dell'approvvigionamento, che dipende ancora
dai capricci del clima, dalla possibilità o meno dell'aereo
settimanale di atterrare e delle navi di attraccare in porto in
caso di tempesta artica.
Girando per il porto di Longyearbyen contrattiamo il prezzo di un
passaggio con il capitano del battello che si occupa dei rifornimento
alle basi scientifiche disseminate un po' dappertutto lungo le coste
dell'arcipelago. Dieci ore di navigazione nell'Oceano Artico, in
grado di mettere fuori combattimento qualunque cittadino medio con
ambizioni da Camel Trophy, ci portano a Ny Ålesund, stazione
scientifica, osservatorio e centro abitato più settentrionale
del mondo, a quasi ottanta gradi di latitudine nord.
Qui si respira la magica atmosfera delle esplorazioni polari dei
primi anni del nostro secolo. Da Ny Ålesund, infatti, partirono
alla volta del Polo Nord - che da qui dista circa 1.000 km - l'italiano
Nobile con il suo dirigibile Italia, passato alla storia per il
dramma della tenda rossa, ed il grande Amundsen, che scomparve nel
tentativo di andare al salvataggio di Nobile. La tragedia collettiva
si svolse proprio davanti alle coste settentrionali delle Svalbard.
I piloni di ancoraggio del dirigibile Italia rimangono a testimonianza
di quello scorcio di storia. Si innalzano nel cielo, un cielo che
anche per stanotte non promette niente di buono e il cui color piombo
si riflette sulle decine di immensi ghiacciai che si tuffano in
mare di fronte a noi, rovesciando in acqua milioni di tonnellate
di frammenti di ghiaccio e staccando grossi iceberg.
Il mare sembra ora uno specchio grigio, la sua superficie è
immobile, come se nascondesse una forza misteriosa in grado all'improvviso
di esplodere in tutta la sua violenza. E' un mare che incute timore,
sebbene la navigazione in queste acque a noi induca ben altre emozioni.
A Ny Ålesund è evidente il processo innescato dal turismo.
Un piccolo ufficio postale rilascia annulli speciali per il passaporto,
si possono acquistare cartoline, souvenir provenienti dalla Norvegia,
attestati che dichiarano l'avvenuto passaggio per la stazione e
pure orsacchiotti di plastica.
Gli orsi, quelli veri, i formidabili predatori dei ghiacci, trascorrono
l'estate sulle coste orientali, lontani dalla presenza invadente
dell'uomo. Vederli non è affatto facile, sebbene alle Svalbard
ve ne siamo alcune migliaia, e andare alla loro ricerca è
più o meno ostacolato dalle autorità locali, a causa
delle pericolosità di questi mammiferi, che spinti dalla
fame possono procurare parecchi guai, ma anche per motivi di salvaguardia
della specie. Oggi l'orso bianco è una delle specie più
protette al mondo.
Se non è possibile vedere gli orsi, in compenso si possono
osservare centinaia di foche alla deriva sui lastroni di ghiaccio
che ricoprono la superficie del mare, volpi artiche, migliaia di
specie di uccelli e, con un po' di fortuna, anche qualche balena.
Il parco naturale delle isole Svalbard, uno dei più grandi
al mondo, svolge perfettamente il proprio compito di oasi faunistica
per la protezione di alcune fra le specie animali più a rischio
del pianeta, offrendo anche lo spettacolo di una minuscola e variopinta
flora artica, che riesce a sopravvivere fino a qualche centinaio
di chilometri dal Polo.
Dopo esserci procurati noi stessi il diploma di presenza a Ny Ålesund,
cedendo al nostro innegabile spirito turistico, abbandoniamo anche
questo avamposto che per il turismo normale rappresenta la meta
ultima raggiungibile e, grazie alla collaborazione del nostro capitano,
ci spingiamo ancora più a nord, lasciandoci alle spalle le
isole dopo una giornata di navigazione e puntando decisamente in
direzione del Polo. A quarantotto ore dalla nostra partenza da Ny
Ålesund la banchisa ci sbarra il passo, costringendoci a mettere
- per la prima volta dopo dieci giorni - la prua verso sud. E' una
strana emozione quella che ci coglie...
Nella cabina del capitano, fra decine di libri sulle spedizioni
polari che ci sono stati messi a disposizione, affrontiamo la nostra
ennesima tempesta artica con la mente già rivolta al prossimo
viaggio. La magia dell'Artico difficilmente ci abbandonerà
ed abbiamo ancora un conto aperto con l'orso bianco.
Sua maestà, per questa volta, non ci ha nemmeno preso in
considerazione.
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