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2005: BOSNIA - HERZEGOVINA
(Carlo ed Emanuela)
Itinerario
Da Milano, l'itinerario complessivo è lungo circa 2.400
km. Se si esclude la tratta fino a Rijeka, sono circa 1.400 km per
il solo anello fra Croazia e Bosnia. Tappe a Zagreb
e Split per pernottare; a Sarajevo
e Mostar obiettivi del viaggio.
Da Trieste a Rijeka sono 60 km di statale; poi, la via più
breve per Sarajevo segue la nuova autostrada che collega Rijeka
a Zagreb e l'autostrada da Zagreb per Belgrado. Uscita a Slavonski
Brod per passare la frontiera con la Bosnia. Attenzione: il passaggio
di frontiera (un lungo ponte sul fiume Sava) richiede tempo. Noi
abbiamo trascorso un'ora in coda con i croati che vanno a fare acquisti
oltre confine.
A seguito degli accordi di Dayton, la Bosnia di oggi è divisa
in due repubbliche separate, praticamente, a tutti gli effetti.
Da una parte la Repubblica Serba di Bosnia-Herzegovina
(RS), meglio nota come Repubblica SRPSKA, con capitale Banja
Luka, che comprende anche Tuzla e Srebrenica. Dall'altra, la Federazione
di Bosnia-Herzegovina (BiH), controllata da croati e musulmani,
con capitale Sarajevo, che include anche Mostar. Le due repubbliche
vivono un'esistenza del tutto autonoma una dall'altra e, solo di
recente, hanno concordato di utilizzare un unico passaporto ed un'unica
patente di guida. In altre parole, serbi da una parte, croati e
musulmani dall'altra.
Seguendo il nostro itinerario, si entra in Bosnia dalla frontiera
di Slavonski Brod. Dopo il confine, per 50 km si attraversa il corridoio
Posavina che congiunge le regioni occidentali ed orientali della
RS, passando per Derventa, fino a Bodoj. La statale è in
buone condizioni, ma attraversa un'area spaventosamente desolata,
caratterizzata solo da campi minati e testimonianze fin troppo evidenti
della pulizia etnica operata dai serbi in questa regione. Non c'è
quasi una costruzione che non sia stata bruciata o rasa al suolo.
Attenzione a non mettere piede, per nessun motivo, al di fuori dell'asfalto.
La dislocazione del 50% del milione di mine sparse per la Bosnia
non è tuttora nota.
Oltre Doboj si entra nella BiH e il panorama cambia un po'. Anche
la statale migliora decisamente e la via per Sarajevo (circa altri
150 km) è facile e rapida. Con la neve questa tratta può
essere difficile. Fuori Sarajevo ancora campi minati segnalati.
Da Sarajevo a Mostar sono 130 km di buona statale fra le montagne.
La prima metà del percorso può dare qualche grattacapo
in caso di neve. La seconda parte è su strada nuovissima,
evidentemente interamente ricostruita.
Da Mostar a Split sono 190 km di statale altrettanto rapida e scorrevole.
Nessun problema, qui, alla frontiera.
Da Split a Rijeka c'è un'autostrada nuova di zecca, aperta
nel giugno del 2004. Manca solo qualche chilometro, per il resto
si può correre per quasi 400 km senza incontrare anima viva,
almeno in inverno. In realtà, conviene uscire prima, senza
seguire interamente l'autostrada che piega a nord verso Zagreb e
allunga il tragitto. Noi siamo usciti più o meno all'altezza
di un villaggio che consentiva di raggiungere Senj, per poi seguire
l'ultimo tratto di costiera fino a Rijeka.
Se affrontate la Bosnia in inverno, portatevi le catene. Un'ottima
idea è montare gomme termiche.
Mezzi di trasporto
Automobile, nonostante le perplessità
dovute alle condizioni delle strade bosniache in inverno. In realtà,
le principali vie di comunicazione sono in buone condizioni ed abbiamo
anche avuto l'impressione che a tratti venga sparso il sale per
prevenire la formazione di ghiaccio. Le gomme termiche sono comunque
state un ottimo ausilio nei tratti ghiacciati verso Sarajevo e fra
la capitale e Mostar.
Alloggio e pernottamenti
Hotel Jadran a Zagreb. In centro,
ottima posizione. E' un tre stelle di cartone: in altre parole,
costa come un tre stelle, vale un due scarso. Particolarità:
in inverno, nelle camere viene mantenuta una temperatura prossima
ai quaranta gradi. E non c'è verso di regolarla. Parcheggio
interno. Colazione come negli hotel sovietici ai tempi di Stalin.
Halvat Guest House a Sarajevo. La
potete prenotare qui.
Noi ci siamo trovati benissimo. E' una guest house in posizione
straordinariamente strategica, in pieno centro storico. Ha il posto
per l'auto, l'ospitalità è ottima. Le cinque camere
sono bellissime, arredate in uno stile a metà fra il turcomanno
classico e moderno. Colazione abbondante. L'accoglienza è
familiare in questa vecchia casa del quartiere turco. Prezzi buoni:
da guesthouse di alto livello, circa la metà degli hotel
del centro.
Globo Hotel a Split.
Un hotel a quattro stelle che costa come gli altri a tre che abbiamo
provato. E' centrale. A Split non è facilissimo trovare un
albergo, ce ne sono pochi. Dormire in città non è
comunque economico in generale. Prezzi in linea con la media delle
città europee.
Cose da non perdere e cose da lasciar perdere
Il centro storico di Zagabria non è male. Merita una sosta.
Sarajevo sta tornando alla vita. Perdersi per le vie del Bascarsija,
il quertiere turco che è anche il centro storico, dà
la strana sensazione di trovarsi in una piccola Istanbul fra le
montagne. Qui, piccoli caffè (per sorseggiare il caffè
turco, conversando con la gente del luogo), negozi di tappeti, souvenir,
locande dove fermarsi per un pasto a base di cevapi, bei
ristoranti nascosti fra i vicoli, moschee e un'incredibile vita
giorno e notte.
Sarajevo porta evidenti i segni della guerra. Lungo le vie del centro,
per terra, è possibile osservare i buchi prodotti dalle granate,
talvolta simbolicamente riempiti con gomma rossa. Molti palazzi
sono ancora distrutti, o segnati dai fori dei proiettili. I grandi
viali di accesso, tristemente noti per i cecchini, passano fra nuove
costruzioni di cristallo e vecchi scheletri di grattacieli in cemento
che sono stati bruciati e sventrati dai colpi dell'artiglieria.
In periferia, campi minati segnalati da cartelli rossi, visibili
peraltro in tutta la Bosnia.
E' una citta che vuole a tutti i costi tornare alla normalità,
Sarajevo. Nelle sue vie risuona ancora il dolore della guerra, ma
la gente per strada, a tutte le ore, e le attività in fermento
vi coinvolgeranno completamente. Sicuramente è una delle
capitali più vive e interessanti di tutta l'Europa ed è
tuttora uno dei punti di incrocio e contatto fra oriente ed occidente.
Mostar è impressionante. Il celebre ponte medievale
distrutto dalle bombe, simbolo della guerra in Bosnia, della divisione
etnica della città e del Paese intero, è ora stato
ricostruito grazie ai fondi internazionali. E' una copia perfetta
e tutto il quartiere storico attorno è stato interamente
rimesso in piedi a nuovo. Per i vicoli si sta sviluppando un quasi
eccessivo mercato turistico di souvenir: la città è
facilmente raggiungibile da Split con poche ore di auto, o autobus.
Al di fuori del centro storico, però, la distruzione regna
ancora sovrana. Lungo la linea del fronte, che segue i viali che
corrono paralleli al fiume, non c'è di fatto una costruzione
intera. Solo scheletri di palazzi sventrati dalla guerra. E' un
panorama che lascia, francamente, senza parole.
I quartieri cattolici appaiono quasi deserti. La nuova cattedrale,
appena eretta, è una costruzione di cemento armato spoglio.
Piuttosto angosciante. I quartieri musulmani, dove si trova anche
il ponte, sono più frequentati, vivi e in migliori condizioni.
Difficile interpretare i sentimenti della popolazione locale, così
come è difficile, per un occhio non allenato, percepire la
tensione etnica che ancora regna quaggiù. Solo di recente
cattolici e musulmani hanno iniziato a riattraversare la linea che
separa le due Mostar ed è comunque un evento piuttosto raro.
Da turisti non percepirete affatto tutto ciò, passando da
una parte all'altra della città senza alcun "problema".
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