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ASIA OVERLAND 2002

2005: BOSNIA - HERZEGOVINA
(Carlo ed Emanuela)

Itinerario

Da Milano, l'itinerario complessivo è lungo circa 2.400 km. Se si esclude la tratta fino a Rijeka, sono circa 1.400 km per il solo anello fra Croazia e Bosnia. Tappe a Zagreb e Split per pernottare; a Sarajevo e Mostar obiettivi del viaggio.

Da Trieste a Rijeka sono 60 km di statale; poi, la via più breve per Sarajevo segue la nuova autostrada che collega Rijeka a Zagreb e l'autostrada da Zagreb per Belgrado. Uscita a Slavonski Brod per passare la frontiera con la Bosnia. Attenzione: il passaggio di frontiera (un lungo ponte sul fiume Sava) richiede tempo. Noi abbiamo trascorso un'ora in coda con i croati che vanno a fare acquisti oltre confine.

A seguito degli accordi di Dayton, la Bosnia di oggi è divisa in due repubbliche separate, praticamente, a tutti gli effetti. Da una parte la Repubblica Serba di Bosnia-Herzegovina (RS), meglio nota come Repubblica SRPSKA, con capitale Banja Luka, che comprende anche Tuzla e Srebrenica. Dall'altra, la Federazione di Bosnia-Herzegovina (BiH), controllata da croati e musulmani, con capitale Sarajevo, che include anche Mostar. Le due repubbliche vivono un'esistenza del tutto autonoma una dall'altra e, solo di recente, hanno concordato di utilizzare un unico passaporto ed un'unica patente di guida. In altre parole, serbi da una parte, croati e musulmani dall'altra.

Seguendo il nostro itinerario, si entra in Bosnia dalla frontiera di Slavonski Brod. Dopo il confine, per 50 km si attraversa il corridoio Posavina che congiunge le regioni occidentali ed orientali della RS, passando per Derventa, fino a Bodoj. La statale è in buone condizioni, ma attraversa un'area spaventosamente desolata, caratterizzata solo da campi minati e testimonianze fin troppo evidenti della pulizia etnica operata dai serbi in questa regione. Non c'è quasi una costruzione che non sia stata bruciata o rasa al suolo. Attenzione a non mettere piede, per nessun motivo, al di fuori dell'asfalto. La dislocazione del 50% del milione di mine sparse per la Bosnia non è tuttora nota.
Oltre Doboj si entra nella BiH e il panorama cambia un po'. Anche la statale migliora decisamente e la via per Sarajevo (circa altri 150 km) è facile e rapida. Con la neve questa tratta può essere difficile. Fuori Sarajevo ancora campi minati segnalati.

Da Sarajevo a Mostar sono 130 km di buona statale fra le montagne. La prima metà del percorso può dare qualche grattacapo in caso di neve. La seconda parte è su strada nuovissima, evidentemente interamente ricostruita.
Da Mostar a Split sono 190 km di statale altrettanto rapida e scorrevole. Nessun problema, qui, alla frontiera.
Da Split a Rijeka c'è un'autostrada nuova di zecca, aperta nel giugno del 2004. Manca solo qualche chilometro, per il resto si può correre per quasi 400 km senza incontrare anima viva, almeno in inverno. In realtà, conviene uscire prima, senza seguire interamente l'autostrada che piega a nord verso Zagreb e allunga il tragitto. Noi siamo usciti più o meno all'altezza di un villaggio che consentiva di raggiungere Senj, per poi seguire l'ultimo tratto di costiera fino a Rijeka.

Se affrontate la Bosnia in inverno, portatevi le catene. Un'ottima idea è montare gomme termiche.

Mezzi di trasporto

Automobile, nonostante le perplessità dovute alle condizioni delle strade bosniache in inverno. In realtà, le principali vie di comunicazione sono in buone condizioni ed abbiamo anche avuto l'impressione che a tratti venga sparso il sale per prevenire la formazione di ghiaccio. Le gomme termiche sono comunque state un ottimo ausilio nei tratti ghiacciati verso Sarajevo e fra la capitale e Mostar.

Alloggio e pernottamenti

Hotel Jadran a Zagreb. In centro, ottima posizione. E' un tre stelle di cartone: in altre parole, costa come un tre stelle, vale un due scarso. Particolarità: in inverno, nelle camere viene mantenuta una temperatura prossima ai quaranta gradi. E non c'è verso di regolarla. Parcheggio interno. Colazione come negli hotel sovietici ai tempi di Stalin.

Halvat Guest House a Sarajevo. La potete prenotare qui. Noi ci siamo trovati benissimo. E' una guest house in posizione straordinariamente strategica, in pieno centro storico. Ha il posto per l'auto, l'ospitalità è ottima. Le cinque camere sono bellissime, arredate in uno stile a metà fra il turcomanno classico e moderno. Colazione abbondante. L'accoglienza è familiare in questa vecchia casa del quartiere turco. Prezzi buoni: da guesthouse di alto livello, circa la metà degli hotel del centro.

Globo Hotel a Split. Un hotel a quattro stelle che costa come gli altri a tre che abbiamo provato. E' centrale. A Split non è facilissimo trovare un albergo, ce ne sono pochi. Dormire in città non è comunque economico in generale. Prezzi in linea con la media delle città europee.

Cose da non perdere e cose da lasciar perdere

Il centro storico di Zagabria non è male. Merita una sosta.

Sarajevo sta tornando alla vita. Perdersi per le vie del Bascarsija, il quertiere turco che è anche il centro storico, dà la strana sensazione di trovarsi in una piccola Istanbul fra le montagne. Qui, piccoli caffè (per sorseggiare il caffè turco, conversando con la gente del luogo), negozi di tappeti, souvenir, locande dove fermarsi per un pasto a base di cevapi, bei ristoranti nascosti fra i vicoli, moschee e un'incredibile vita giorno e notte.
Sarajevo porta evidenti i segni della guerra. Lungo le vie del centro, per terra, è possibile osservare i buchi prodotti dalle granate, talvolta simbolicamente riempiti con gomma rossa. Molti palazzi sono ancora distrutti, o segnati dai fori dei proiettili. I grandi viali di accesso, tristemente noti per i cecchini, passano fra nuove costruzioni di cristallo e vecchi scheletri di grattacieli in cemento che sono stati bruciati e sventrati dai colpi dell'artiglieria. In periferia, campi minati segnalati da cartelli rossi, visibili peraltro in tutta la Bosnia.
E' una citta che vuole a tutti i costi tornare alla normalità, Sarajevo. Nelle sue vie risuona ancora il dolore della guerra, ma la gente per strada, a tutte le ore, e le attività in fermento vi coinvolgeranno completamente. Sicuramente è una delle capitali più vive e interessanti di tutta l'Europa ed è tuttora uno dei punti di incrocio e contatto fra oriente ed occidente.

Mostar è impressionante. Il celebre ponte medievale distrutto dalle bombe, simbolo della guerra in Bosnia, della divisione etnica della città e del Paese intero, è ora stato ricostruito grazie ai fondi internazionali. E' una copia perfetta e tutto il quartiere storico attorno è stato interamente rimesso in piedi a nuovo. Per i vicoli si sta sviluppando un quasi eccessivo mercato turistico di souvenir: la città è facilmente raggiungibile da Split con poche ore di auto, o autobus.
Al di fuori del centro storico, però, la distruzione regna ancora sovrana. Lungo la linea del fronte, che segue i viali che corrono paralleli al fiume, non c'è di fatto una costruzione intera. Solo scheletri di palazzi sventrati dalla guerra. E' un panorama che lascia, francamente, senza parole.
I quartieri cattolici appaiono quasi deserti. La nuova cattedrale, appena eretta, è una costruzione di cemento armato spoglio. Piuttosto angosciante. I quartieri musulmani, dove si trova anche il ponte, sono più frequentati, vivi e in migliori condizioni.
Difficile interpretare i sentimenti della popolazione locale, così come è difficile, per un occhio non allenato, percepire la tensione etnica che ancora regna quaggiù. Solo di recente cattolici e musulmani hanno iniziato a riattraversare la linea che separa le due Mostar ed è comunque un evento piuttosto raro. Da turisti non percepirete affatto tutto ciò, passando da una parte all'altra della città senza alcun "problema".

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