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ASIA OVERLAND 2002

2001: INDOCINA
(Carlo ed Emanuela)

Itinerario

Si tratta di un giro piuttosto faticoso e lungo. Noi abbiamo impiegato un mese pieno per completarlo e non abbiamo avuto molto tempo per riposarci.
Dopo un iniziale soggiorno a Bangkok, utile sia per ambientarsi sia per provvedere ai visti consolari necessari (Cambogia e Vietnam; quello del Laos viene rilasciato in frontiera), abbiamo fatto una prima escursione a Damnoen Saduak, il floating village con annesso mercato galleggiante. Un po' turistico, ma ne vale la pena. L'escursione richiede una giornata piena da Bangkok, poiché Damnoen Saudak si trova ad un centinaio di chilometri di distanza.
Quindi, partenza per Ao Nang, via Krabi. E' questa la regione della Thailandia più rinomata per il mare. Qualche bagno ad Ao Nang ed un'escursione a Phuket in giornata.
Tornati a Bangkok, ripartiamo per il nord della Thailandia, pernottiamo a Nong Khai ed attraversiamo il Mekong una prima volta per arrivare a Vientiane, capitale del Laos. Questo brevissimo assaggio del Paese è sufficiente a proiettarci ad anni luce dalla moderna Thailandia. In pochi chilometri è come tornare indietro di un secolo. Un'esperienza che ci lascia con un conto in sospeso con questo Paese, nel quale torneremo sicuramente non avendo avuto tempo a sufficienza in questo viaggio per visitarlo più a fondo.
Ritorniamo ancora a Bangkok (dove abbiamo un appuntamento, e da due diventiamo quattro), e voliamo ad Ho Chi Minh City, la vecchia Saigon, che merita senza dubbio qualche giorno di sosta. Da qui, escursione in giornata a Vinh Long, per visitare il delta del Mekong. Anche questa è una deviazione alla quale bisogna dedicare come minimo una giornata piena, ma sarebbero meglio un paio.
Da Ho Chi Minh City viaggiamo alla volta di Phnom Penh lungo una strada che, dopo la frontiera cambogiana, diventa una specie di supplizio. Se questa tratta, però, ci appare avventurosa, non è ancora niente rispetto a quello che ci attende davanti.
Phnom Penh merita tutti i giorni che le dedichiamo: è una città che ancora si sta risollevando dalla guerra, con tutto quello che ne deriva. Quindi, partiamo alla volta di Siem Reap e dei famosi templi di Angkor. Il viaggio è magnifico, ancorché faticoso, e segue tutto il corso del Tonlè Sap. Viaggiare in questa zona durante il periodo monsonico, come noi, non lascia molte alternative. La Cambogia in estate è interamente alluvionata e la barca è l'unico mezzo, di fatto, per attraversare il Paese.
Da Siem Raep, un tuffo nella vera vita della campagna cambogiana, visitando il villaggio su palafitte di Chong Khnies. Un'esperienza dalla quale si esce senza parole. Tutti transitano da questo villaggio sulla strada di Angkor senza fermarsi. Vale invece la pena armarsi di caramelle per i bambini e trascorrerci una giornata intera, ad imparare cosa vuol dire vivere davvero nella Cambogia di oggi.
Ancora strade allucinanti ed un viaggio a rotta di collo per raggiungere, da Siem Reap, la frontiera a Poipet. Quindi, ritornati sul moderno asfalto thailandese, viaggiamo di nuovo verso Bangkok, dove arriviamo circa quindici giorni dopo la nostra partenza da Saigon.
Rimane il tempo per un'ultima escursione ad Ayutaya, rinomata località archeologica vicino alla capitale. Se siete arrivati fino a qui con tutto il nostro giro alle spalle, il vostro commento su Ayutaya sarà: "Bah!".

Mezzi di trasporto

Volo KLM Milano-Amsterdam-Bangkok.
Autobus da Bangkok a Damnoen Saduak. Quindi, barca per girare il floating village. Attenzione: non tutte le barche fanno il tour completo dei canali interni, informatevi bene per capire quale giro vi propongono.
Autobus da Bangkok ad Ao Nang via Krabi, e ritorno. Nella zona di Ao Nang ci siamo mossi sempre con i songthaew, sorta di apecar in condivisione. Attenzione: gli autobus governativi sono *molto* più efficienti, comodi, puntuali e puliti - ed anche economici - di quelli delle varie agenzie private di Bangkok che cercano di agganciare i turisti in tutti i modi. Non fatevi fregare! Lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, dopo averlo letto sulla Lonely Planet. All'andata ci siamo serviti di un'agenzia, al ritorno abbiamo preso l'autobus statale, rinunciando anche ai soldi del biglietto già pagato all'agenzia di Bangkok.
Auto a noleggio per muoversi fra a Ao Nang, Krabi e Phuket. Attenzione all'auto: la nostra aveva i freni rotti e ci ha abbandonato sulla strada.
Treno da Bangkok a Nong Khai. Andata di notte in vagone letto, ottimo. Ritorno viaggiando di giorno in seconda classe, avventuroso. In realtà, poiché la ferrovia era interrotta per le alluvioni dovute al monsone, siamo dovuti scendere ad un villaggio poco prima di Udon Thani ed abbiamo proseguito per Nong Khai con degli autobus sostitutivi abbastanza... indocinesi...
Autobus da Nong Khai alla frontiera con il Laos. Quindi, taxi fino a Vientiane. Ora, chiamare "taxi" quella "cosa" che ci ha trasportato fino a Vientiane, ce ne vuole. Però ha fatto il suo dovere. I taxi aspettano subito al di là della dogana e non è difficile trattare un passaggio. Attenzione: una volta a Vientiane, non si trovano taxi in città (almeno, nel 2001). Quindi, per tornare alla frontiera dovete arrangiarvi. Una soluzione può essere pagare un songthaew: è un mezzo lento e scomodo per fare quella strada allucinante, ma utile in caso di bisogno. Noi siamo entrati in un hotel e abbiamo chiesto se avevano un auto a disposizione: ha funzionato.
Volo Thai da Bangkok a Ho Chi Minh City (Saigon). In alternativa, si può rischiare con Vietnam Airways...
Minibus e barca per esplorare il delta del Mekong. Ancora un minibus ci ha portato poi alla frontiera con la Cambogia, dove abbiamo preso una specie di taxi (vedere gli appunti di Emanuela...) che ci ha portato a Phnom Penh, traghettando anche sul Mekong con un ferrovecchio arrugginito. Per tutta questa tratta (delta del Mekong e viaggio da Saigon a Phnom Penh), ci è stato di grande aiuto Mr. Pham Phuoc Long, Managing Director della ATLAS Tours & Voyages (indirizzo e-mail: atlasviet@hcm.fpt.vn), che avevamo contattato in anticipo poiché socio del CIGV, l'organizzazione internazionale di cui facciamo parte. Se vi affidate a lui, e volete una guida, chiedete di Nick.
Da Phnom Penh a Siem Reap, abbiamo attraversato il Tonlè Sap affidandoci ad una specie di battello. Riportiamo qui il consiglio che abbiamo letto sulla Lonely Planet e che, come abbiamo visto, *tutti* seguono: se vi preme la pelle, viaggiate sul tetto. Almeno, in caso di affondamento, potete sperare di sopravvivere gettandovi a nuoto. In realtà, anche viaggiare sul tetto non è semplicissimo, perché il maledetto naviga velocissimo, il tetto è curvo, la navigazione dura quattro ore ed il sole è a picco. Ma non ci sono alternative, a meno di non voler sperimentare i treni cambogiani o, peggio che peggio, la rete stradale interna.
Il battello lascia al villaggio vietnamita di Chong Khnies, dal quale bisogna prendere un taxi per percorrere gli ultimi chilometri per Siem Raep.
Per visitare Angkor, noi ci siamo affidati ad una guida con minivan. In teoria non si può andare da soli. Farlo con la guida è caro e noioso, ma si riescono a visitare cose e luoghi dove altrimenti sarebbe difficile arrivare. Considerate che gli scavi di Angkor sono distribuiti su un'area di oltre 100 km quadrati.
Ancora minibus per andare da Siem Reap alla frontiera con la Thailandia, a Poipet. Un viaggio piuttosto avventuroso, al limite del paranormale e delle capacità meccaniche del mezzo. Pazientate, si sopravvive, nonostante tutto.
Da Poipet ad Aranya Prathet, primo villaggio thailandese oltre frontiera, c'è il solito songthaew. Quindi, autobus governativo da Aranya a Bangkok. Il viaggio è piuttosto impegnativo e lungo. Si arriva a Bangkok alla sera tardi piuttosto provati.
Infine, treno da Bangkok ad Ayuthaya e bicicletta per andarsene in giro per Ayuthaya.

Alloggio e pernottamenti

Amari Boulevard Hotel a Bangkok. Questo, ad oggi, è per noi *l'hotel*. Quando misuriamo gli alberghi, l'Amari è il nostro punto di riferimento. E' stupendo, in posizione perfetta, il servizio è eccellente e le colazioni sono stratosferiche, da far girare la testa. Sarebbe un 4 stelle, ma dà parecchi punti a tanti 5 stelle che ci è capitato di provare in giro per il mondo. In realtà, l'Amari è ovviamente un hotel molto caro, ma - non sappiamo se per caso, o se è la regola - abbiamo scoperto che prenotandolo via Internet si possono avere sconti eccezionali, che lo riportano al costo di un qualunque hotel a 3 stelle. Valga un aneddoto: quando abbiamo lasciato Bangkok la prima volta, volevamo prenotare per il nostro ritorno. Alla reception ci hanno chiesto una cifra molto superiore a quella che stavamo pagando in quell'occasione. Quando abbiamo chiesto il motivo, ci hanno detto che stavamo usufruendo di uno sconto speciale per le prenotazioni via Internet. Detto fatto: siamo usciti, siamo andati all'Internet Cafè dall'altra parte della strada e lo abbiamo riprenotato da lì, spendendo la metà. Sembra assurdo, ma per noi è stato così.
Phra Nang Inn ad Ao Nang. Un altro bellissimo hotel, immerso nel verde, proprio sopra alla spiaggia di Ao Nang. Anche questo, fuori stagione, costa molto poco.
Tip Hotel a Nong Khai. Per dormire può anche andare bene, ma lasciate perdere l'idea di cenarvi. E' anche in posizione scomoda.
Saigon Prince Hotel. Ottimo albergo in centro a Saigon, strategico, bello. Buon prezzo per essere un 4 stelle. Colazione non male. Certo, non è l'Amari, ma ha una gran bella vista sulla città dai piani alti.
Pacific Hotel a Phnom Penh. Anche questo è un bell'hotel, situato proprio nel centro. Tenete conto che stiamo parlando di standard cambogiani. Noi siamo rimasti bloccati in camera perché si è rotta la serratura, e c'è voluta una buona ora perché qualcuno ci tirasse fuori. Ma per essere a Phnom Penh, è un posto davvero perfetto, pulito e fin troppo "lussuoso". Potrebbe far concorrenza a qualunque nostro 3 stelle mediocre.
Salina Hotel a Siem Reap. Un normale 3 stelle. Non fa certo concorrenza ai nuovi e lussuosi hotel che sono sorti in tutta l'area attorno ad Angkor, ma francamente, anche avendo il budget a disposizione, dopo avere attraversato tutta la Cambogia a noi avrebbe fatto un po' senso dormire in uno di questi ricchi complessi per turisti.

Cose da non perdere e cose da lasciar perdere

In un viaggio come questo, la lista potrebbe essere infinita. Iniziamo da ciò che a noi non ha entusiasmato: Ayutaya e Phuket. La prima è insignificante dopo avere visitato Angkor, e comunque è piuttosto insignificante in generale. A Phuket si incontra la peggior gente, a partire da vecchi panzoni americani accompagnati da bambine thailandesi. Inoltre, l'urbanizzazione procede a ritmo serrato. Considerato che basta allontanarsi qualche decina di chilometri per trovare un mare molto più bello e, volendo, gli stessi servizi lussuosi, ma anche posti molto più economici e carini, perché andare a Phuket?
E, visto che abbiamo nominato Angkor, spendiamo due parole anche per quella che è una delle più rinomate meraviglie archeologiche del nostro tempo. Dovessimo proprio, proprio dire tutta la verità, noi non siamo rimasti così *entusiasti*. Angkor è certo impressionante, ma è anche troppo, troppo sfruttata commercialmente, ed in un Paese come la Cambogia questo non può che essere una spiacevole nota stonata. Naturalmente, quando parliamo di "sfruttamento commerciale", questo va misurato sul Paese di riferimento. Non è certo come trovarsi alle Piramidi di Giza o al Colosseo. Ma pensare che ci si trova in una zona ancora non sminata del tutto, dove gli echi della guerra non sono affatto ancora spenti, e nel bel mezzo di un Paese completamente devastato, e contemporaneamente vedere le solite carovane di giapponesi che arrivano direttamente da Tokyo in Boeing, alberghi lussuosi che spuntano come funghi, prezzi che sono da capogiro (fino a dieci, quindici volte il costo normale della vita nel resto della Cambogia), beh, questo sì, non lascia indifferenti e forse, in qualche caso, può anche dare un po' di nausea.
Non c'è misura ad Angkor, per un luogo che forse, considerato nel contesto generale delle cose che gli stanno intorno, dovrebbe essere un po' più... silenzioso e discreto. Se però ci si allontana da Angkor Wat e dai templi principali, e si spendono un paio di giorni nella giungla circostante a caccia di rovine divorate dalla vegetazione, allora si può ritrovare la giusta atmosfera del luogo. In questo caso, però, fate bene attenzione a dove mettete i piedi, e non avventuratevi senza guida.
In ogni caso, non perdete l'occasione di trascorrere almeno mezza giornata a Chong Khnies, il villaggio sulle palafitte che si trova nei pressi di Siem Reap. E' un'esperienza umana, prima ancora che di viaggio, e indimenticabile.
A Phnom Penh dedicate più tempo che potete. E' una città che va scoperta, compresa e vissuta. Non è un luogo facile, ma c'è molto da imparare a guardarsi intorno e pensare a cosa accadeva qui negli anni '70 ed '80. Che sono dietro l'angolo... A volte lascia un nodo in gola, a volte commuove, a volte è meravigliosa. Visitate assolutamente sia il mercato russo, sia, soprattutto, il centro nazionale per le persone disabili vittime delle mine, che offre oggetti di artigianato molto belli. Se dovete acquistare souvenir, venite qui.
Sempre in Cambogia, se avete tempo fate una cosa che noi non abbiamo fatto (non lo sapevamo), soprattutto se siete ad Angkor: allungate di una giornata il giro ed andate a Battambang a visitare il centro di Emergency. Un viaggio in Cambogia non può essere del tutto staccato dal contesto storico che ha vissuto il Paese.
Infine, in Vietnam: il delta del Mekong è un'escursione stupenda, merita anche molto più tempo di quella giornata che gli abbiamo dedicato noi. Lo stesso vale per Vientiane e lo sconfinamento in Laos. Per la prima volta possiamo affermare che torneremo, sicuramente, sia in Vietnam, sia in Laos, cercando di avere molto più tempo a disposizione.

Note

Forse si può intuire fra le righe di queste pagine che il viaggio in Cambogia ci ha segnato, probabilmente come nessun altro. E' vero.

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