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A 4.000 metri di altitudine la pressione dell'atmosfera è
la metà di quella al livello del mare. Ad 8.000 metri si
riduce ad un terzo. Si dice che fra i 7.800 e gli 8.000 metri inizi
la cosiddetta "zona della morte", oltre la quale il fisico
non recupera più le energie bruciate, e la soglia fra la
vita e la morte diventa un confine spesso sfumato.
Ad oggi il mio record di quota è di 5.300 metri e la curiosità
sta nel fatto che non l'ho raggiunto in vetta ad una montagna, ma
semplicemente scavalcando un passo nel corso dell'avvicinamento
al campo base dell'Everest. Alpinisticamente parlando, il mio vero
record di altitudine è la salita della Zumsteinspitze,
a 4.563 metri. Ben poca cosa per uno che nella vita ambisce a salire
almeno un settemila!
Questa sezione è un tributo ad una dimensione molto particolare
del viaggiare, altrettanto affascinante, almeno tanto quanto lo
sono tutte le forme possibili di viaggio. E' un panorama fatto di
orizzonti verticali dispersi nel mondo, che solo in alcuni casi
abbiamo avuto occasione di fotografare.
Se fossi un marinaio (e credo proprio che mi piacerebbe esserlo),
avrei esteso i miei orizzonti di viaggio attraverso i mari di tutto
il mondo e queste pagine tratterebbero di venti, isole e rotte verso
la Croce del Sud.
Non sono diventato un marinaio, e anche come alpinista sono piuttosto
scarso. Ma conosco le montagne del mondo molto meglio della mia
stessa casa, ne ho imparato le leggende e la storia, che è
fatta soprattutto di uomini, anch'essi viaggiatori. Le vie di salita,
le stagioni e gli umori, i contorni e le forme, i colori e i contrasti.
Sogno di salire ciascuna di queste montagne, nessuna esclusa. Qualcuna
l'ho salita davvero, altre le ho solo fotografate, la maggior parte
di loro non le vedrò mai. Ma rimangono sempre i miei orizzontintorno
verticali.
Anche se, ne sono certo, Emanuela ed io abbiamo condiviso esattamente
la stessa emozione ai piedi dell'Everest.
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