| Note |
Se nel mondo e nella storia dell'alpinismo esiste un vero
mito, non c'è alcun dubbio: è il Cerro Torre.
A chi non la conosce, verrebbe la tentazione di raccontare
che la montagna più famosa e leggendaria del Pianeta
è in fondo solo una guglia di poco superiore ai tremila
metri nel massiccio del Fitz Roy, un piccolo punto nero su
mappe geografiche molto dettagliate.
Per tutti gli altri, invece, è solo l'urlo di pietra:
un obelisco di puro granito e ghiaccio che si innalza verticale
per più di due chilometri da terra, un vero e proprio
missile puntato contro il cielo. A vederlo, semplicemente
inaccessibile. Una montagna tremenda, del tutto verticale:
pareti infinite di granito ricoperto di ghiaccio, in una delle
zone più tempestose del mondo. Si calcola che al Cerro
Torre il maltempo colpisca per oltre trecento giorni all'anno
di media, spesso con tempeste inaspettate, violentissime,
che portano valanghe di neve e ghiaccio e venti da uragano.
Siamo in fondo alla Patagonia, le temperature possono raggiungere
rapidamente i trenta gradi sotto zero: gli abitanti locali
dicono che ogni giorno si alternano quattro stagioni in poche
ore.
Negli anni '50 il Cerro Torre era già ritenuto la montagna
più difficile del mondo, da molti addirittura impossibile
a salirsi by fair means, con mezzi leali. Nel 1959
Cesare Maestri, un grande campione italiano che vantava già
parecchie imprese sulle nostre Alpi, affrontò l'inviolata
montagna impossibile con il forte ghiacciatore austriaco Toni
Egger ed il supporto di Cesarino Fava. Il resto della storia
è ormai leggenda.
Dopo una settimana dall'inizio dell'ascensione, Maestri venne
ritrovato in stato confusionale ai piedi della montagna. L'alpinista
raccontò a Cesarino Fava, giunto in soccorso, di aver
raggiunto la vetta il 31 gennaio con Egger e di come il suo
sfortunato compagno fosse precipitato durante la discesa,
trascinando con sé la macchina fotografica con la prova
della salita.
Il corpo di Egger venne peraltro recuperato molti anni dopo,
ma della macchina fotografica nessuna traccia.
Nel frattempo, comunque, la riuscita o meno dell'impresa divenne
il centro di accese polemiche in tutto il mondo alpinistico,
messo a soqquadro dalla notizia dell'ascensione.
Negli anni seguenti alla presunta vittoria di Maestri numerosi
altri tentativi andarono ripetutamente a vuoto. Il Cerro Torre
continuava a rimanere inaccessibile da ogni versante, perennemente
circondato dalle nebbie, battuto dagli elementi più
ostili, avvolto dalla leggenda che ormai gli aleggiava intorno.
Il suo famoso fungo di ghiaccio, un ghiacciaio pensile che
ne riveste la vetta, sembrava allontanarsi nuovamente sempre
più dai sogni degli alpinisti.
Alle soglie degli anni '70, Carlo Mauri, un altro grande campione
italiano che era stato a sua volta in corsa per la vittoria
al Torre, bollò la montagna come definitivamente impossibile
a salirsi. Ovviamente il messaggio implicito che Mauri lanciava
ai Media era che Maestri, suo grande rivale, aveva mentito.
Di fatto Mauri si schierò apertamente con coloro che
non credevano a Maestri.
Maestri allora tornò, nel 1970, probabilmente più
per la pressione e l'orgoglio ferito che per volontà
sportiva vera e propria, e portò con sé un grosso
martello compressore del peso di un quintale. Con l'aiuto
di due compagni, per una nuova via di salita, trascinò
il compressore fin sotto il fungo di ghiaccio, lo utilizzò
per piantare qualche manciata di chiodi a pressione in un
punto completamente privo di appigli, arrivò una trentina
di metri sotto alla vetta e sulla via di discesa spezzò
tutti i chiodi, chiudendo così l'accesso alla sommità
e lasciando il compressore appeso per sempre all'ultimo chiodo,
cento metri più sotto: un gesto palesemente sprezzante
e polemico.
Al ritorno dichiarò in segno di sfida di avere nuovamente
vinto il Torre: il fatto però di non avere salito il
fungo di ghiaccio finale, e di non essere quindi stato sulla
vetta vera e propria, non fece altre che arroventare gli animi
dei suoi avversari. Maestri venne questa volta (giustamente?)
accusato di non aver vinto con mezzi leali ed anzi, di non
avere vinto affatto. Non solo: nessuno riuscì a spiegarsi
perché Maestri avesse voluto sfidare i suoi denigratori
salendo per una via nuova, piuttosto che ripetere quella contestata
del '59, né lui fu mai chiaro in proposito.
Gli americani, che con Jim Bridwell riuscirono qualche anno
dopo a ripercorrere la cosiddetta "Via del Compressore"
di Maestri, senza fare uso della tecnologia usata dall'alpinista
trentino e arrivando per contro fino in vetta, accreditano
a tutt'oggi la prima ascensione ufficiale del Cerro Torre
al lecchese Casimiro Ferrari ed alla sua spedizione, che nel
1974 ne raggiunsero la cima attraverso un nuovo itinerario
che sale dal versante ovest. Del resto, non a caso alcuni
giornali di allora titolarono "Il Cerro Torre è
stato finalmente vinto".
Sebbene oggi il Cerro Torre sia stato salito anche in tempi
record ed in tutte le stagioni, e gli alpinisti che ne hanno
calpestato siano ormai un certo numero, la famosa via Maestri
del '59 non è mai più stata ripetuta, al contrario
della Via del Compressore che ormai conta moltissime ripetizioni,
tutte fino in vetta. Ci si sono accaniti in parecchi su quella
muraglia impossibile, ma nonostante siano passati più
di quarant'anni, il Cerro Torre sia stato salito da tutti
i versanti e la tecnologia abbia fatto passi da gigante, la
via del '59 ha continuato a resistere a tutti gli attacchi.
Non solo: chi ci ha provato, per quanto sia salito, poche
centinaia di metri più su della base non ha più
trovato traccia del passaggio di Maestri ed Egger, alimentando
così il mistero.
Maestri, per parte sua, non ha mai ritrattato la propria versione
dei fatti, ma la fila delle persone non più disposte
a credergli si è allungata sempre più. Un nome
per tutti: Reinhold Messner, che in tempi recenti ha bollato
la storia di Maestri come pura fantasia.
Il fatto è che solo lo stesso Maestri ha la verità
su questa vicenda e del resto il mondo alpinistico è
tradizionalmente, da sempre, molto conservatore in questo
senso. Dice Maestri: se mettete in dubbio la mia verità
dovete mettere in dubbio tutte le imprese compiute dagli alpinisti
solitari, a partire da quelle compiute dallo stesso Messner.
Nel 2005 Ermanno Salvaterra, un altro fortissimo scalatore
trentino che ha già salito il Cerro Torre numerose
volte e che è probabilmente la persona al mondo che
meglio conosce la montagna, decide di ritentare nuovamente
la via di Maestri del '59 con lo scopo (anche) di dimostrare
una volta per tutta la veridicità dell'impresa: Salvaterra,
da sempre, è uno di coloro che a Maestri credono.
Con due compagni riesce infine a vincere la famosa parete,
compiendo un'impresa che a questo punto può comunque
definirsi storica. Salvaterra & c. sbucano dunque in vetta
dopo aver seguito in buona parte quella che dovrebbe essere
la contestatissima via di salita della presunta prima ascensione:
una via che ai loro occhi "moderni" appare di difficoltà
estrema. Non solo lungo la via non trovano alcuna traccia
del passaggio di Maestri, ma devono pure arrendersi all'evidenza
che la via descritta dallo stesso Maestri, semplicemente,
non esiste: il tracciato e il terreno non corrispondono
affatto a quanto raccontato per oltre quarant'anni dal grande
Cesare e le contraddizioni fra quanto riportato nel resoconto
originale del '59 e ciò che Salvaterra e compagni trovano
non si contano.
Mistero dunque risolto? Maestri ha davvero inesorabilmente
mentito, compromettendo così la sua grandissima fama?
Secondo uno sconfortato Salvaterra, sì. Secondo altri
no. La polemica continua. E il Cerro Torre continua ad essere
la montagna delle montagne.
Ho conosciuto Salvaterra nel 2006 attraverso uno scambio epistolare
proprio sul Cerro Torre. Oggi Salvaterra non crede più
a Maestri e lo scontro con l'ormai settantenne Maestri è
arrivato addirittura davanti agli avvocati. Salvaterra, peraltro,
è tutt'altro che solo. Nel 2004 il forte alpinista
argentino Rolando Garibotti, che proprio insieme a Salvaterra
ha compiuto la salita del 2005, ha pubblicato sull'American
Alpine Journal un lungo e documentato articolo-indagine mirato
a smontare definitivamente la verità di Maestri e riportando
alla ribalta l'annosa vicenda.
Grazie alla corrispondenza di Salvaterra (della quale potete
leggere anche fra queste pagine al thread Alta
Quota del blog) ed alla sua gentile collaborazione,
ho raccolto parecchio materiale sulla questione che, con l'autorizzazione
dello stesso Salvaterra, metto qui a disposizione.
Ognuno, poi, può farsi l'idea che crede in merito.
- Il resoconto
di Salvaterra della sua ultima impresa sul Cerro Torre.
- La versione
in italiano dell'articolo di Rolando Garibotti pubblicato
sull'American Alpine Journal nel 2004 e la versione
originale in inglese, con relativa bibliografia.
- Il resoconto
originale di Cesare Maestri, pubblicato sulla Rivista
del CAI n.7-8 del luglio-agosto 1961, nel quale Ermanno Salvaterra
ha evidenziato i passaggi chiave, ripresi anche da Garibotti
nel suo articolo, rispetto ai quali ad oggi durante la salita
del 2005 non è stato possibile trovare alcun riscontro
oggettivo.
- Il n.
16 di Rendena del 1999, che ripercorre l'intera vicenda
e tutte le contraddizioni del caso attraverso la penna di
diversi autori, compreso uno scritto dello stesso Maestri.
- L'articolo pubblicato sul numero di febbraio 2006 del National
Geographic, con le più recenti dichiarazioni di Maestri.
- Lo
Specchio, inserto della Stampa del giugno 2006, con
un altro intervento sulla vicenda.
- La lettera
inviata da Ermanno Salvaterra a Maestri e Fava al
ritorno dalla sua salita del 2005. Rimarrà senza risposta.
- Il comunicato
ufficiale di Maestri e quello
di Fava, a seguito delle dichiarazioni di Salvaterra.
- Il comunicato
ufficiale dello Studio Avvocati Associati all'organizzazione
del premio Piolet d'Or 2005, attraverso il quale Maestri e
Fava rendono pubbliche le proprie posizioni rispetto a quanto
dichiarato da Salvaterra al ritorno della sua spedizione al
Cerro Torre del 2005.
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