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ASIA OVERLAND 2002
KURT DIEMBERGER

fotografia tratta da "K2 il nodo infinito", Ed. Dall'Oglio
Chi è

Nato in Austria nel 1932, Kurt Diemberger è una leggenda vivente dell'alpinismo. Conquistatore di ben due 8.000 (il Broad Peak nel 1957 ed il Dhaulagiri nel 1960), primato che condivide con il famosissimo Hermann Buhl, iniziò ad affermarsi nella seconda metà degli anni '50, quando partecipò alla spedizione che tornò vittoriosa dalla conquista del Broad Peak, alla quale partecipò, ancora giovanissimo, proprio insieme a Buhl.
Unico testimone della scomparsa, avvenuta pochi giorni dopo, del grande alpinista austriaco, Diemberger ha continuato per oltre trent'anni a viaggiare in tutto il mondo e a salire le montagne più alte del pianeta, collezionando diversi 8.000 e cime celebri.
Nel 1960, partecipa alla vittoriosa spedizione svizzera che conquista il Dhaulagiri. In seguito, per diciassette anni viaggia per tutto il mondo, prima di tornare nuovamente in Himalaya e scalare in successione il Makalu e l'Everest, seguiti l'anno dopo dal Gasherbrum I.
Insieme a Julie Tullis costituisce "the highest filmteam of the world", per seguire le spedizioni e filmarle nel corso delle salite alle vette più alte del mondo, realizzando una serie di film sulla vita degli alpinisti e delle popolazioni che vivono ai piedi dei grandi massicci himalayani. Questa sua attività parallela, e quella di scrittore di indubbio talento, contribuiscono ad accrescerne la popolarità a livello internazionale, senza però intaccarne la forte personalità ed il carattere tradizionalmente schivo.
Negli anni '80 è la volta delle salite al Gasherbrum II ed al K2. Proprio quest'ultimo segna, per la seconda volta, la vita del grande alpinista. Nel 1986 sul K2 scompare la sua compagna di cordata e di lavoro Julie Tullis, e si compie una delle maggiori tragedie dell'alpinismo moderno: Diemberger è l'unico superstite di due tragiche spedizioni.
Scriverà in seguito: "Molti oggi mi chiedono se conto ancora di tornare lassù. Si aspettano un no, ovviamente. Eppure, io lassù non ho soltanto perso degli amici, ma vi ho vissuto con loro, prima. E loro stessi hanno trovato la loro vita lassù. Del resto, a questo punto della mia esistenza non potrei cambiare facilmente. Sono trent'anni che vivo fra le grandi montagne, ho bisogno di essere con loro e credo che non potrei fare diversamente. La mia vita continua ad essere là, anche se ne raggiungerò la cima solo ogni tanto".
Diemberger è autore di tre libri e di diciannove film che hanno vinto premi internazionali in tutte le manifestazioni del settore e non.
Sua figlia Hildegard lavora con l'Accademia delle Scienze austriaca e scrive libri di successo sulle popolazioni himalayane e sulle sue ricerche antropologiche.

Un libro K2 IL NODO INFINITO, dall'Oglio, 1988. Inizia dove finisce quella storia che idealmente quasi trent'anni prima l'ha preceduto, nel 1957 sul Broad Peak, in compagnia di Hermann Buhl. E finisce in modo analogo, trent'anni dopo. Diemberger torna indietro, questa volta dal K2, ma ancora una volta da solo. Sul K2 ha lasciato la sua compagna di avventure ed altri sedici alpinisti, scomparsi nella più grande tragedia che sia capitata sulla seconda montagna del pianeta.
"K2 il nodo infinito" è un libro che parte piano solo in apparenza. Kurt ripercorre le tappe della sua esistenza che lo porteranno, insieme con la compagna di scalate Julie Tullis, ad affrontare il proprio destino e a sfuggirgli miracolosamente. E' un libro che cattura, e una volta catturati toglie il fiato fino all'ultima pagina. Ha vinto diversi premi internazionali anche in categorie non legate alla letteratura di montagna.
Personalmente, l'ho letto tre volte: per tre volte sono stato trascinato da Diemberger sul suo K2, per tre volte ho affrontato la montagna stregata e sono sceso con lui, per tre volte mi sono commosso leggendo l'epilogo.
Una frase "Io sono come un moto perpetuo che possiede un suo ritmo, che lo deve trovare in se stesso, di giorno, di notte, dall'alba al tramonto, e poi di nuovo di notte. Sono venuto non so da dove, né so dove andrò, anche se l'aspetto cambia. Il luogo e la via per arrivarvi passa per plebe, il nodo senza fine".

[da "K2 il nodo infinito"]

 

 

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