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| KURT
DIEMBERGER |

fotografia tratta da "K2 il nodo infinito", Ed. Dall'Oglio |
| Chi è |
Nato in Austria nel 1932, Kurt Diemberger è una leggenda
vivente dell'alpinismo. Conquistatore di ben due 8.000 (il
Broad
Peak nel 1957 ed il Dhaulagiri
nel 1960), primato che condivide con il famosissimo Hermann
Buhl, iniziò ad affermarsi nella seconda metà
degli anni '50, quando partecipò alla spedizione che
tornò vittoriosa dalla conquista del Broad Peak, alla
quale partecipò, ancora giovanissimo, proprio insieme
a Buhl.
Unico testimone della scomparsa, avvenuta pochi giorni dopo,
del grande alpinista austriaco, Diemberger ha continuato per
oltre trent'anni a viaggiare in tutto il mondo e a salire
le montagne più alte del pianeta, collezionando diversi
8.000 e cime celebri.
Nel 1960, partecipa alla vittoriosa spedizione svizzera che
conquista il Dhaulagiri. In seguito, per diciassette anni
viaggia per tutto il mondo, prima di tornare nuovamente in
Himalaya e scalare in successione il Makalu
e l'Everest,
seguiti l'anno dopo dal Gasherbrum
I.
Insieme a Julie Tullis costituisce "the highest filmteam
of the world", per seguire le spedizioni e filmarle
nel corso delle salite alle vette più alte del mondo,
realizzando una serie di film sulla vita degli alpinisti e
delle popolazioni che vivono ai piedi dei grandi massicci
himalayani. Questa sua attività parallela, e quella
di scrittore di indubbio talento, contribuiscono ad accrescerne
la popolarità a livello internazionale, senza però
intaccarne la forte personalità ed il carattere tradizionalmente
schivo.
Negli anni '80 è la volta delle salite al Gasherbrum
II ed al K2.
Proprio quest'ultimo segna, per la seconda volta, la vita
del grande alpinista. Nel 1986 sul K2 scompare la sua compagna
di cordata e di lavoro Julie Tullis, e si compie una delle
maggiori tragedie dell'alpinismo moderno: Diemberger è
l'unico superstite di due tragiche spedizioni.
Scriverà in seguito: "Molti oggi mi chiedono se
conto ancora di tornare lassù. Si aspettano un no,
ovviamente. Eppure, io lassù non ho soltanto perso
degli amici, ma vi ho vissuto con loro, prima. E loro stessi
hanno trovato la loro vita lassù. Del resto, a questo
punto della mia esistenza non potrei cambiare facilmente.
Sono trent'anni che vivo fra le grandi montagne, ho bisogno
di essere con loro e credo che non potrei fare diversamente.
La mia vita continua ad essere là, anche se ne raggiungerò
la cima solo ogni tanto".
Diemberger è autore di tre libri e di diciannove film
che hanno vinto premi internazionali in tutte le manifestazioni
del settore e non.
Sua figlia Hildegard lavora con l'Accademia delle Scienze
austriaca e scrive libri di successo sulle popolazioni himalayane
e sulle sue ricerche antropologiche.
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| Un libro |
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K2 IL NODO INFINITO, dall'Oglio, 1988.
Inizia dove finisce quella storia che idealmente quasi trent'anni
prima l'ha preceduto, nel 1957 sul Broad Peak, in compagnia
di Hermann Buhl.
E finisce in modo analogo, trent'anni dopo. Diemberger torna
indietro, questa volta dal K2, ma ancora una volta da solo.
Sul K2 ha lasciato la sua compagna di avventure ed altri sedici
alpinisti, scomparsi nella più grande tragedia che sia
capitata sulla seconda montagna del pianeta.
"K2 il nodo infinito" è un libro che parte
piano solo in apparenza. Kurt ripercorre le tappe della sua
esistenza che lo porteranno, insieme con la compagna di scalate
Julie Tullis, ad affrontare il proprio destino e a sfuggirgli
miracolosamente. E' un libro che cattura, e una volta catturati
toglie il fiato fino all'ultima pagina. Ha vinto diversi premi
internazionali anche in categorie non legate alla letteratura
di montagna.
Personalmente, l'ho letto tre volte: per tre volte sono stato
trascinato da Diemberger sul suo K2, per tre volte ho affrontato
la montagna stregata e sono sceso con lui, per tre volte mi
sono commosso leggendo l'epilogo. |
| Una frase |
"Io sono come
un moto perpetuo che possiede un suo ritmo, che lo deve trovare
in se stesso, di giorno, di notte, dall'alba al tramonto, e
poi di nuovo di notte. Sono venuto non so da dove, né
so dove andrò, anche se l'aspetto cambia. Il luogo e
la via per arrivarvi passa per plebe, il nodo senza fine".
[da "K2 il nodo infinito"] |
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