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| BERNARD
MOITESSIER |

fotografia © Dominique Charnay |
| Chi è |
Nel 1969 Bernard Moitessier
era già un velista di fama internazionale. In testa alla
prima edizione del giro del mondo in solitaria e senza scalo,
a competizione ormai vinta, gira la prua ed invece di veleggiare
verso Plymouth, la consacrazione definitiva e le cinquemila
sterline del premio, preferisce proseguire il suo viaggio lungo
i Quaranta Ruggenti, i famosi venti del Sud Pacifico,
facendo nuovamente rotta verso le isole dei mari del sud. Dopo
un giro del mondo e mezzo termina la sua corsa a Tahiti, per
ritirarsi infine a vita privata in uno sperduto atollo della
Polinesia.
Moitessier aveva abbandonato a soli 22 anni una carriera sicura
nell'azienda del padre, ed aveva trascorso i primi anni della
sua nuova vita navigando a scopo commerciale nell'Oceano Indiano.
E' però con l'acquisto della sua prima barca, una giunca
trovata in Indocina e ribattezzata Marie Therese, che dà
una vera svolta a questo percorso di ricerca della libertà
ed inizia la sua avventura di zingaro nei mari di tutto il mondo.
Con la Marie Therese fa naufragio alle Chagos ed è costretto
a trasferirsi a Mauritius, dove trascorre tre anni nei quali
vive con ogni genere di lavoro, dalla pesca subacquea al lavoro
d'ufficio con il Console di Francia. Riesce infine a costruire
un'altra barca, la Marie Therese II, e fa rotta verso il Sudafrica
e l'Atlantico. La sfortuna sembra però perseguitarlo
ed incappa nuovamente in un naufragio, nelle Antille.
A trentatrè anni e senza un soldo, si imbarca su una
petroliera e raggiunge la Francia, dove si sposa, diventa papà
di tre bambini e costruisce Joshua, la barca con la quale riparte
insieme alla moglie alla volta dei mari del sud. E' in quest'occasione
che Moitessier e la moglie compiono un'impresa straordinaria,
navigando per quattordicimila miglia senza scalo da Tahiti ad
Alicante via Capo Horn.
Grazie ai suoi libri, alle sue imprese, alle sue scelte di vita
ed iniziative per promuovere il dibattito sui problemi ecologici,
Moitessier diventa un vero mito. Una malattia lo strappa infine
alla sua libertà nel 1994, dandogli giusto il tempo di
rivedere quell'Indocina dalla quale quasi cinquant'anni prima
era iniziata la sua vita di vagabondo dei sette mari. |
| Un libro |
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CAPO HORN ALLA VELA, Mursia, 1998.
Il racconto di Moitessier dello straordinario viaggio con il
suo Joshua, un ketch di 12 metri, grazie al quale, fra il 1963
ed il 1964, regala alla moglie un meraviglioso viaggio di nozze
che li porta dalle Canarie alla Martinica, dal Canale di Panama
alle Galapagos, dalle Marchesi a Tahiti.
Durante il viaggio Moitessier decide di tornare a casa, in Francia,
passando per Capo Horn. Con la moglie Françoise affronta
14.000 miglia nelle burrasche delle alte latitudini meridionali
e la risalita dell'Atlantico, navigando senza scalo da Tahiti
ad Alicante e compiendo un'impresa senza precedenti. Françoise
diventa così la prima donna al mondo a doppiare il leggendario
Capo.
Lo stile di Moitessier è asciutto, quasi tecnico nelle
sue descrizioni della vita a bordo, corredate di schizzi e disegni
che aiutano a comprendere i temi della navigazione oceanica.
Ciò nonostante, 'Capo Horn alla vela' è un libro
che si legge d'un fiato, tanto che ci si trova, senza accorgersene,
in barca con il protagonista, trascinati nella sua grandissima
avventura verso le tempeste di Capo Horn. |
| Una frase |
"Hai una buona
barca... Una buona barca... E anche la tua piccola moglie, mica
male... Ma non tentare mai nell'altra direzione, non tentare
mai... E' troppo duro... Troppo duro..."
[da "Capo Horn alla Vela"] |
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