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ASIA OVERLAND 2002
GINO STRADA

immagine scaricata da www.movimentostudentesco.it
Chi è Gino Strada è il fondatore di Emergency, un'organizzazione non governativa italiana nata per la cura e la riabilitazione delle vittime di guerra e delle mine antiuomo.
Chirurgo diventato "chirurgo di guerra", impegnato da sempre sul fronte (è la parola giusta...) delle emergenze internazionali, dopo alcune esperienze con la Croce Rossa decide che si può e si deve poter fare ancora di più: nasce così Emergency che, come ama ripetere lui stesso, "arriva quando tutti gli altri vanno via".
Sin dai primi anni '90, Gino Strada e la sua équipe di collaboratori iniziano a lavorare nelle regioni più pericolose e devastate dalle guerre del pianeta: Afghanistan, Bosnia, Somalia, Etiopia, Kurdistan iracheno, Cambogia, costruendo ospedali e strutture di pronto intervento in zone completamente isolate e/o abbandonate a se stesse dal resto della comunità internazionale.
Gino Strada arriva sotto le bombe, in mezzo ai campi minati, viaggiando fra i deliri di conflitti allucinanti, e appena arriva inizia ad operare. Non fa distinzioni politiche, non sceglie da che parte stare, non discrimina all'interno di una guerra. Accoglie i civili, ma anche chi combatte ed è rimasto ferito.
La sua organizzazione cresce di anno in anno e sale alla ribalta delle cronache internazionali, soprattutto negli ultimi anni con i conflitti in Afghanistan ed in Iraq. Quando tutti scappano da Kabul, lui arriva. Quando Baghdad è messa a ferro e fuoco, lui arriva, ed opera.
Questo atteggiamento di pacifismo ad oltranza e senza distinzioni di schieramento, motivato semplicemente dalla ragione personale e dall'incapacità di rimanere passivo di fronte a ciò che accade nel mondo, inevitabilmente suscita polemiche e procura attacchi da parte di chi vuole strumentalizzare le sue scelte e trovarvi un fine propagandistico, al di là di quello meramente umanitario.
Gino Strada parte lo stesso, lasciando a Milano una moglie ed una figlia che lo aspettano (ma che in alcune occasioni lo hanno raggiunto sul campo...). Viste alla televisione le prime immagini dell'attacco americano a Kabul, nel giro di ventiquattr'ore sta già facendo il giro del mondo per trovare il modo di arrivare nella capitale afghana, da cui ormai sono fuggite tutte le altre organizzazioni non governative; proprio ora, che nel Paese è ormai davvero impossibile entrare. Il suo ospedale di Kabul riapre sotto i bombardamenti, diventando l'unica struttura in grado di accogliere le vittime.
Abbiamo pianto leggendo Pappagalli Verdi e ci siamo emozionati leggendo Buskashì.
Gino Strada è un viaggiatore del nostro tempo che stimiamo e, a dire il vero, "stimare" è un concetto assai riduttivo. Preferiamo dire che siamo dalla sua parte, senza alcuna riserva.
Libri PAPPAGALLI VERDI, Feltrinelli, 1999. I "pappagalli verdi" sono le mine che vengono sganciate dagli elicotteri sui villaggi afghani e che, assomigliando a giocattoli, vengono raccolte dai bambini.
Il libro racconta le esperienze di Strada in alcune zone del mondo nelle quali è intervenuto. E' un libro molto duro, a tratti tremendo, ma che è impossibile non leggere d'un fiato. Così come è impossibile, dopo averlo letto, guardarsi attorno e sentirsi uguali a prima. Il senso di disagio che suscita è quasi violento.
BUSKASHI, Feltrinelli, 2002. E' la storia del viaggio che Gino Strada ha affrontato dentro alla guerra in Afghanistan del 2001. L'arrivo nella valle del Panshir, l'attraversamento del fronte sotto i bombardamenti per raggiungere Kabul alla vigilia della disfatta dei talebani, la conquista della capitale da parte dei mujaheddin dell'Alleanza del Nord, la Kabul 'liberata': l'esperienza della guerra vista dagli unici testimoni occidentali della presa di Kabul. Dove Pappagalli Verdi è crudo e trasuda sangue nella realtà che racconta, Buskashì è quasi surreale ed incredibile nel testimoniare la volontà, l'accanimento, la rabbia di Strada nel volere a tutti i costi arrivare in tempo per salvare quello che è possibile salvare.
Una frase "Sei tu che decidi in prima persona chi dovrà morire. Sai che è necessario, ma fa male lo stesso. In zone di guerra non può valere il principio "prima il più grave". Non ti puoi permettere di spendere tre ore ad operare qualcuno con poche probabilità di sopravvivere. Consumi inutilmente energie e materiali e, soprattutto, altre persone moriranno nel frattempo, mentre si sarebbero salvate se operate prima".

[da "Pappagalli Verdi: il Triage"]

 

 

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