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| GINO
STRADA |

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| Chi è |
Gino Strada è il fondatore
di Emergency, un'organizzazione non governativa italiana nata
per la cura e la riabilitazione delle vittime di guerra e delle
mine antiuomo.
Chirurgo diventato "chirurgo di guerra", impegnato
da sempre sul fronte (è la parola giusta...) delle emergenze
internazionali, dopo alcune esperienze con la Croce Rossa decide
che si può e si deve poter fare ancora di più:
nasce così Emergency che, come ama ripetere lui stesso,
"arriva quando tutti gli altri vanno via".
Sin dai primi anni '90, Gino Strada e la sua équipe di
collaboratori iniziano a lavorare nelle regioni più pericolose
e devastate dalle guerre del pianeta: Afghanistan, Bosnia, Somalia,
Etiopia, Kurdistan iracheno, Cambogia, costruendo ospedali e
strutture di pronto intervento in zone completamente isolate
e/o abbandonate a se stesse dal resto della comunità
internazionale.
Gino Strada arriva sotto le bombe, in mezzo ai campi minati,
viaggiando fra i deliri di conflitti allucinanti, e appena arriva
inizia ad operare. Non fa distinzioni politiche, non sceglie
da che parte stare, non discrimina all'interno di una guerra.
Accoglie i civili, ma anche chi combatte ed è rimasto
ferito.
La sua organizzazione cresce di anno in anno e sale alla ribalta
delle cronache internazionali, soprattutto negli ultimi anni
con i conflitti in Afghanistan ed in Iraq. Quando tutti scappano
da Kabul, lui arriva. Quando Baghdad è messa a ferro
e fuoco, lui arriva, ed opera.
Questo atteggiamento di pacifismo ad oltranza e senza distinzioni
di schieramento, motivato semplicemente dalla ragione personale
e dall'incapacità di rimanere passivo di fronte a ciò
che accade nel mondo, inevitabilmente suscita polemiche e procura
attacchi da parte di chi vuole strumentalizzare le sue scelte
e trovarvi un fine propagandistico, al di là di quello
meramente umanitario.
Gino Strada parte lo stesso, lasciando a Milano una moglie ed
una figlia che lo aspettano (ma che in alcune occasioni lo hanno
raggiunto sul campo...). Viste alla televisione le prime immagini
dell'attacco americano a Kabul, nel giro di ventiquattr'ore
sta già facendo il giro del mondo per trovare il modo
di arrivare nella capitale afghana, da cui ormai sono fuggite
tutte le altre organizzazioni non governative; proprio ora,
che nel Paese è ormai davvero impossibile entrare. Il
suo ospedale di Kabul riapre sotto i bombardamenti, diventando
l'unica struttura in grado di accogliere le vittime.
Abbiamo pianto leggendo Pappagalli Verdi e ci siamo emozionati
leggendo Buskashì.
Gino Strada è un viaggiatore del nostro tempo che stimiamo
e, a dire il vero, "stimare" è un concetto
assai riduttivo. Preferiamo dire che siamo dalla sua parte,
senza alcuna riserva. |
| Libri |
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PAPPAGALLI VERDI, Feltrinelli, 1999.
I "pappagalli verdi" sono le mine che vengono sganciate
dagli elicotteri sui villaggi afghani e che, assomigliando a
giocattoli, vengono raccolte dai bambini.
Il libro racconta le esperienze di Strada in alcune zone del
mondo nelle quali è intervenuto. E' un libro molto duro,
a tratti tremendo, ma che è impossibile non leggere d'un
fiato. Così come è impossibile, dopo averlo letto,
guardarsi attorno e sentirsi uguali a prima. Il senso di disagio
che suscita è quasi violento. |
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BUSKASHI, Feltrinelli, 2002. E' la
storia del viaggio che Gino Strada ha affrontato dentro alla
guerra in Afghanistan del 2001. L'arrivo nella valle del Panshir,
l'attraversamento del fronte sotto i bombardamenti per raggiungere
Kabul alla vigilia della disfatta dei talebani, la conquista
della capitale da parte dei mujaheddin dell'Alleanza del Nord,
la Kabul 'liberata': l'esperienza della guerra vista dagli unici
testimoni occidentali della presa di Kabul. Dove Pappagalli
Verdi è crudo e trasuda sangue nella realtà che
racconta, Buskashì è quasi surreale ed incredibile
nel testimoniare la volontà, l'accanimento, la rabbia
di Strada nel volere a tutti i costi arrivare in tempo per salvare
quello che è possibile salvare. |
| Una frase |
"Sei tu che decidi in prima
persona chi dovrà morire. Sai che è necessario,
ma fa male lo stesso. In zone di guerra non può valere
il principio "prima il più grave". Non ti puoi
permettere di spendere tre ore ad operare qualcuno con poche
probabilità di sopravvivere. Consumi inutilmente energie
e materiali e, soprattutto, altre persone moriranno nel frattempo,
mentre si sarebbero salvate se operate prima".
[da "Pappagalli Verdi: il Triage"] |
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