Orizzontintorno Carlo Paschetto
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Who's who
Carlo
Carlo Paschetto è nato a Genova, vive da sempre attorno a Milano e ha più di quarant'anni, almeno abbastanza per aver visto lo sbarco sulla Luna e per ricordarselo. Be', più o meno. E quella foto, comunque, di anni ne ha già alcuni.

Ex-dirigente di multinazionali, viaggiatore indipendente, fotografa, scrive e racconta storie.

É socio del Club Internazionale dei Grandi Viaggiatori e del World Travellers' Century Club, per essere ammessi al quale è necessario aver visitato almeno un centinaio fra paesi e territori indipendenti del mondo.
Siccome sul proprio tabellino ne annota in realtà solo 99, per farsi ammettere ha barato contando anche quella volta nel 1988 che aveva passato la frontiera marocchina a Ceuta con il solo scopo di farsi timbrare il passaporto.
Fino a quando non avrà messo a segno la centesima bandierina si augura dunque che a nessun membro del TCC venga in mente di visitare queste pagine (*).

Appassionato alpinista e scialpinista con il pallino dell'alta quota, maniaco di storia dell'alpinismo, ha collezionato negli anni un po' di cime alpine oltre i quattromila metri, salendone in gioventù - quando era ancora sufficientemente irresponsabile - anche qualcuna da solo.
Non è ancora (e sottolinea ancora) riuscito a salire il Monte Bianco, diciamo più per circostanze avverse che per altre ragioni, e non è mai nemmeno riuscito a partecipare ad una spedizione extraeuropea. Nonostante ciò non ha alcuna intenzione di rinunciare al sogno di salire, prima o poi, sull'Everest. O perlomeno su un ottomila.
Nell'attesa è andato in Himalaya a vederseli, gli ottomila, per prendere le misure (e non ha cambiato idea, anzi).

Tiranneggia ovviamente i suoi due cuccioli, Leonardo e Carola, praticando loro un sistematico indottrinamento a base di dvd dei Pink Floyd, alpinismo estremo, registrazioni delle gare di coppa del mondo di sci e sessioni intense di studio di Google Earth. Va da sé che invece delle storie della Pimpa gli legge gli articoli di Alp e che ha regalato loro un paio di sci prima ancora che avessero un passeggino.
Per il momento sembrano apprezzare, o perlomeno non hanno ancora chiamato il telefono azzurro.
Non dovesse più questo sito web essere aggiornato, potrebbe essere perché hanno cambiato idea.

Passati i quarant'anni si è messo anche a fare una cosa che fanno tutti quelli che passano i quarant'anni con più di ottanta chili addosso: correre (adesso lo chiaman running, ma si suda allo stesso modo). Avendo però sempre pensato che mettersi a correre (pardòn, far del running) a quarant'anni fosse un'emerita pirlata, e trascorso di conseguenza l'intero decennio dei trenta a deridere i quarantenni con pancetta che annaspano alle otto di sera in mezzo alla strada in canottiera e pantaloncini, ha deciso che l'unico modo per giustificarsi di fronte allo specchio fosse fare sul serio.
carlorunning
Così, inevitabilmente, si è trasformato nel tipico runner maniaco in pieno rush adolescenziale, di quelli che è meglio evitare alla macchinetta del caffè: solo pochi mesi dopo il grande lancio del manifesto salutista, nell'armadio si potevano già segnalare tutine e magliette uscite direttamente dai laboratori della NASA, un cronometro-gps-cardio-combatte-con-gli-alieni, tre paia di scarpette e il computer pieno di tabelle e numeri.
Si può dire tuttavia che ad oggi i risultati siano sufficienti per giustificare almeno in parte questo declino totale della dignità personale: ha perso dodici chili, partecipa regolarmente alle gare agonistiche amatoriali di mezza maratona piazzandosi anche con tempi interessanti, continua ad allenarsi in media tre-quattro volte a settimana sfidando (quasi) qualunque condizione meteo e la propria proverbiale pigrizia, e nel 2010 ha dignitosamente concluso la sua prima maratona ufficiale chiudendo solo qualche minuto oltre le quattro ore. Soprattutto, è arrivato vivo. Be', circa.

Inutile aggiungere che anche in questo caso le prime vittime sono Leonardo e Carola, spesso costretti ad attendere il papà al traguardo delle gare per fargli da claque e farlo sentire il migliore.

Oltre ad accanirsi in modo maniacale verso i propri sogni, correre (o scappare che dir si voglia), collezionare bandierine su un mappamondo e farsi pubblicare di tanto in tanto fotografie ed articoli di viaggio dalle riviste specializzate, nel tempo libero Carlo si occupa di consulenza aziendale. Se ne parla, fra l'altro, cliccando nel menù lì a sinistra.
Non fosse per questo, temo, non riuscirebbe a fare un tubo di tutte le cose di cui sopra.

Avendo infine peraltro molta meno fantasia di quel che ama far credere, questa biografia l'ha rielaborata partendo da quella scritta per la terza di copertina del suo primo libro.

(*) La centesima bandierina ufficiale è stata messa a segno nell'agosto del 2010, con il viaggio in Corea del Sud. Got it ;-)
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