Orizzontintorno Carlo Paschetto
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Sono nato a Genova, vivo da sempre attorno a Milano e ho un'età sufficiente per aver visto lo sbarco sulla Luna e poter millantare di ricordarmelo con una buona credibilità: significa che ho abbastanza capelli bianchi perché i giovani meno sgamati si rivolgano a me dandomi del Lei con una certa riverenza e tutti gli altri mi appaiano insopportabilmente odiosi.
Grazie ai natali sotto alla Lanterna ostento una doppia cittadinanza che mi consente di girare il mondo spacciandomi per genovese, giustificando così la mia proverbiale misantropia, e per milanese coi genovesi, cosicché nel confronto diretto possa rivendicare il giusto distacco dall'inesorabile provincialismo della più chiusa fra le repubbliche marinare.

Vivo buona parte del mio tempo con due tipi abbastanza cresciuti da guardarmi dritto negli occhi e mandare in confusione la colf quando deve suddividere le t-shirt stirate fra gli armadi di competenza, tipi che fanno del proprio meglio per ricordarmi ogni giorno quanto sia difficile e straordinario essere adolescenti e che per fortuna a un certo punto passa.
Nonostante ciò mi ostino a chiamarli "i miei Tati" come quando li tenevo su una spalla camminando su e giù per il corridoio alle tre del mattino-indovinate-perché, ma per fortuna sembrano volermi bene lo stesso, o perlomeno tollerano con una certa pazienza. Comunque quando mi fanno incazzare gliela meno ancora con quella cosa delle notti su e giù per il corridoio, nell'inutile tentativo di stimolare i loro sensi di colpa.

Dopo una vita di traslochi dentro e fuori le mura fra la capitale morale e la Brianza velenosa, ormai da qualche anno ho stabilito il mio campo base proprio davanti a casa del diavolo, che peraltro come diavolo è ormai assai imbarazzante da quando si è fatto soffiare i peccatori dall'apostolo del cuore di Maria Immacolata, e vabbè, niente.
Dalle finestre a nord un varco fra gli alberi si apre sul panorama delle Grigne e del Resegone e, quando il vento è giusto, a occidente il sole tramonta sul Monte Rosa e su tutta la catena delle cime del Vallese, orizzonte che mi ricorda ogni giorno il mio amore incondizionato per l'aria sottile.
In cima alle Grigne, al Resegone e al Monte Rosa sono stato parecchie volte, talvolta anche da solo. Sulle prime due ho portato anche i Tati, sul Monte Rosa spero prima o poi di avere ancora il fiato e le gambe per portarli. Su un 8000 posso solo sperare che un giorno siano loro a portare me, ché il treno giusto l'ho ormai perso troppo tempo fa.

Sono spesso in viaggio, quasi sempre per la verità, talvolta senza soluzione di continuità per mesi, che sia per lavoro o perché viaggiare è la mia vita. Sto bene solo se ho almeno un biglietto aereo sulla mia scrivania e viaggio frequentemente da solo, comunque in modo autonomo e indipendente, ché mal tollero essere portato in giro. Mi segue esclusivamente un trolley piccolo a sufficienza per passare ovunque come bagaglio a mano, indipendentemente da quanto lontano debba andare e per quanto tempo.
Di solito approfitto dei viaggi per scrivere, fotografare e raccontare storie, che poi è un po' quello che amo fare davvero.

Ho volato innumerevoli volte nella mia vita attraverso tutti i continenti e tutti gli oceani, scrivo spesso del volo e amo volare, per quanto ne abbia paura e nonostante sia arrivato a volare anche più di cento volte in un solo anno.
Per risolvere una volta per tutte la faccenda della paura di volare, nel 2011 ho fatto il giro del mondo con due soli scali, (quasi) con il solo scopo di star per aria il più tempo possibile. Nell'occasione ho scoperto che la Terra è effettivamente rotonda e ho vissuto due volte il 20 aprile. Non avendo capito come questo sia possibile, nonostante la faccenda della linea del cambiamento di data me l'abbiano spiegata bene sin dalla scuola elementare, nel 2018 ho rifatto il giro del mondo una seconda volta, solo per rendermi conto di aver questa volta vissuto due volte il 2 marzo.
Arresomi all'evidenza della relatività, sto ora programmando un terzo giro del mondo in senso contrario per riportare il conto dei giorni in pari e recuperare la mia gioventù.

Tempo fa ho scritto un libro che un po' per caso ha fra l'altro qualcosa a che fare con la paura di volare e sono riuscito a non pagare perché qualcuno si offrisse di pubblicarlo, tutto a sue spese. Grazie al libro mi è accaduto di finire su qualche giornale a tiratura nazionale, in tv, in radio e sui manifesti attaccati ai muri di alcune città che mi hanno ospitato per presentarlo: tutto sommato è stato più gratificante che esser meritevoli della stessa esposizione mediatica grazie a una scomparsa prematura.
Da quando mi sono accorto che fra le pagine del libro è rimasto un qual è scritto con l'apostrofo, ho comunque definitivamente rinnegato quel libro e ho comprato dall'editore tutte le copie rimaste invendute per distruggerle.
Ne conservo gelosamente fra gli scaffali solo un paio da lasciare in eredità ai Tati, che d'altra parte fino ad oggi non hanno manifestato alcun interesse, né intenzione di leggerlo.

Nel 2010 ho corso una maratona e l'ho corsa piuttosto bene. Come spesso mi accade, una volta dimostrato a me stesso che ero capace di prepararmi per correre una maratona, ho smesso di correre, perlomeno a livello agonistico. Il che è un po' la metafora della mia vita intera.
Se me lo chiedete oggi, vi risponderò che corro sempre con regolarità, almeno due volte a settimana, ma la verità è che per chiamare corsa quel residuo trotterellare lungo le ciclabili e i sentieri della Brianza ci vuole una buona dose di fantasia, e soprattutto se andassi davvero due volte alla settimana potrei almeno comprarmi un pacco di Pan di stelle da tenere in casa.
E invece.

Nel tempo libero preparo ottime pizze, impastando a mano s'intende, melanzane impanate, crêpes e alcuni dolci interessanti, e faccio un mestiere che i parenti più stretti ritengono abbia a che fare coi loro computer che non funzionano mai, ma invece no.
Non fosse per questo (no, non perché impasto a mano), non riuscirei a fare un tubo di tutte le cose di cui sopra.

Qualcuno che mi (è) sta(to) a lungo accanto ha detto una volta che sono un rompicoglioni e che ho una serie infinita di manie assurde.
Personalmente, per meglio dire, mi piace definirmi "accurato".
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