Orizzontintorno Carlo Paschetto
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02 (Out of) Time
GIU Viaggi fra le note
Dovete fare una cosa che quasi nessuno fa più ormai da anni, perlomeno io. Mettervi comodi sul divano, esattamente in mezzo alle casse del vostro impianto stereo, se ne avete ancora uno; mettere via il libro che state leggendo, se ne state leggendo uno; spegnere il cellulare e la tv, chiudere il computer; alzare il volume se potete, oppure indossare le cuffie. Concentrarvi.
E ascoltare musica per un'ora di fila.
Siamo nel 2017 e i Pink Floyd sono tornati.

Dopo tre anteprime una più bella dell'altra uscite lo scorso mese, il nuovo disco di Waters è stato definitivamente pubblicato questa notte e pochi minuti dopo era già distribuito su tutti i miei device in grado di riprodurre musica, prenotato da tempo a scatola chiusa. È stata una fiducia ben riposta. Non ne dubitavo.
L'album esce a distanza di ben 25 anni dal suo ultimo lavoro e sì, è vero, è un album dei Pink Floyd. D'altra parte, potrebbe mai Waters scrivere qualcosa che non assomigli davvero alla musica dei Pink Floyd? Dei Pink Floyd veri, intendo. Perché anche gli album di Gilmour suonano come quelli dei Pink Floyd e sono molto belli, sempre, e li compro, sempre, ma Gilmour è un ingegnere, Waters un architetto. C'è un'anima intera di differenza e si sente tutta.

"Is this the life we really want?" potrebbe probabilmente candidarsi ad essere davvero l'album più bello dei Pink Floyd se qua e là, ad esempio in "Picture that, in "Smell the roses", o in "Bird in a gale" (che sembra stata strappata direttamente ad Animals), non gridasse sì vendetta l'assenza della chitarra di Gilmour, che manca, oh se manca! Me lo vedo ascoltare l'album del suo ex compare, battere il pugno sul tavolo e pensare fuck you, questa dovevo suonarla io vecchio stronzo!

"Is this the life we really want?" è un capolavoro, è un album come non se ne fanno più da decenni, una musica che non esiste più da tempo, che per un'ora scorre via senza una nota fuori posto, un arrangiamento sbagliato (ci sono qua e là sezioni di archi da brividi che fanno drizzare tutto il pelo), un effetto al momento sbagliato. È studiato in ogni millimetro, strumento per strumento, prodotto maniacalmente.
C'è dentro tutto dei Pink Floyd, è come ascoltare The wall o The final cut nel 2017, ma con evidentissimi richiami che vanno indietro ad Animals, a More, addirittura fino ad Atom heart mother sottotraccia.
E poi c'è la title track che in modo un po' inquietante richiama maledettamente Blackstar di Bowie. La stessa, identica, atmosfera cupa, un po' tipo testamento. Sembra quasi un richiamo incastonato apposta nell'album.

Non è un album da ascoltare a pezzi mentre fai altro, non è musica da consumare rapidamente e distrattamente. In effetti non è musica di questo tempo.
D'altra parte non ne fanno più così. Hanno buttato via lo stampino da tempo. Ha 74 anni Waters. Settantaquattro.
C'era una ragione per cui li chiamavamo rockstar.

waters2017
TAG: roger waters, waters, pink floyd
14.31 del 02 Giugno 2017 | Commenti (0) 
 
02 Be still my beating heart
GIU Salute, Diario
E quindi, dopo sette mesi e

- sei visite cardiologiche;
- quattro analisi del sangue;
- tre elettrocardiogrammi a riposo;
- un ecocardiogramma;
- tre Holter;
- tre test ergometrici sotto sforzo;
- una cinerisonanza con mezzo di contrasto;
- una tomoscintigrafia a riposo;
- una tomoscintigrafia sotto sforzo;
- due terapie farmacologiche (una in corso);

pare che ci rivediamo fra un anno. Coi medici, intendo.

Gli ultimi test hanno di fatto confermato alcune cose. Uno: che probabilmente gli episodi a cavallo fra lo scorso autunno e l'inverno sono stati causati da un forte esaurimento da stress. Due: che il mio cuore non è malato; non è più quello di un ventenne, ma si difende ancora e anche le coronarie sembra si comportino abbastanza bene. Tre: che, assolutamente, adesso devo mettermi d'impegno e buttare giù peso, tanto. Tornare a fare attività, magari anche a correre come mi ero ripromesso se fossi uscito indenne da questa spiacevole faccenda.
Mesi di inattività totale e di sedentarietà mi hanno riportato a livelli del tutto insostenibili per il mio fisico e la mia salute, devo forzatamente correre ai ripari. Non so come, non so quando, ma devo, devo, devo trovare motivazione e tempo.

Non sono mai stato in una condizione così pessima. Mi guardo allo specchio e non mi riconosco, non sopporto di vedermi così.
Dieci anni fa, con dieci chili in meno, davanti alla mia immagine riflessa nel bagno di un hotel di Alba decisi che non ne potevo più di vedermi così e qualche sera dopo scesi in strada con una tuta e un paio di vecchie scarpette. Due anni dopo pesavo dieci chili in meno e correvo la maratona.
Non arriverò più a correre la maratona, ma oggi pagherei anche solo per riuscire a tornare perlomeno al livello di partenza di dieci anni fa.

Il mio medico di base un mesetto fa mi congedò dicendo che il fatto che io sia una persona a basso rischio non significa che non possa morire ora e che in realtà dipende essenzialmente da quanto sono sfigato. Incerto se ridere o legarmi alla ringhiera di ferro, mi preparavo ad affrontare qualche giorno dopo la tomoscintigrafia e un paio di nuovi esami, pregando in qualche modo che fossero tutti negativi.
Questa mattina gli ho portato gli ultimi risultati - tutti negativi - e l'ho salutato dicendogli "be', adesso spero di non vederla per almeno un anno". Mi ha risposto: "Dicono tutti così, ma tanto tornano tutti". Questa volta sono scoppiato a ridere.

Quindi.

Ho finalmente superato il test da sforzo dopo sei mesi. Non in modo brillante, anzi, e vorrei anche vedere come avrei mai potuto fare vista la mia condizione. Ma l'ho superato.
Ho una terapia che mi accompagnerà almeno per qualche anno e che va ad aggiungersi a quella che già seguo da tempo per il reflusso. E vabbè.
Ho una raccomandazione di rifare un giro di accertamenti fra un anno e tenermi monitorata la pressione.
Ho il via libera per tornare a condurre la mia vita normale e, soprattutto, per riprendere una qualunque attività sportiva, anche correre, volendo.

Adesso dipende tutto, solo, da me.

cuore-scinti
TAG: cuore, salute, scintigrafia
00.10 del 02 Giugno 2017 | Commenti (1) 
 
10 O magari divento spiderman
MAG Salute
Quindi domani mattina mi iniettano degli isotopi radioattivi e poi mi fanno fare una prova sotto sforzo. A digiuno dalla sera prima.

Io spero solo che gli isotopi compensino la mancanza di zuccheri, altrimenti al posto della prova sotto sforzo chiedo alla corte la fucilazione, che è più rapida e meno dolorosa.
TAG: cuore, salute, scintigrafia
21.56 del 10 Maggio 2017 | Commenti (0) 
 
28 Buon compleanno
APR Diario
HappyB
TAG: casa
23.14 del 28 Aprile 2017 | Commenti (0) 
 
17 Alla scoperta di casa
APR Diario, Fotoblog
E anche oggi ne ho approfittato per farmi qualche chilometro a piedi qua attorno e dopo anni che ci vivo in mezzo senza rendermene conto ho scoperto un mondo nuovo di campagna, cascine, prati, piste ciclabili, strade sterrate e (ville da urlo completamente nascoste nel) bosco a pochi minuti da casa mia.

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TAG: arcore, brianza
18.58 del 17 Aprile 2017 | Commenti (0) 
 
16 Un passo dopo l'altro
APR Diario, Salute
Così, come mi ero promesso, oggi sono tornato un po' a camminare e mi sono fatto una quindicina di chilometri attorno a casa. Cuore non pervenuto, tutto bene come la scorsa estate.
Sono stato in giro un paio d'ore e mezza praticamente senza sosta, mi sono misurato le pulsazioni dopo un paio d'ore, mentre camminavo, e stavo attorno alle cento.

Insomma, tutto bene.
A parte le gambe, naturalmente.

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TAG: camminare
22.07 del 16 Aprile 2017 | Commenti (0) 
 
14 Aprile
APR Diario, Salute
Questa sera dovevamo essere a Cagliari. In programma c'erano un po' di tappe del Progetto 110, da due anni in qua l'unica occasione di fuga rimasta, ché ormai da tempo latitano i mezzi per spiccare il volo altrove, così ci si arrangia come si può.
Invece l'aereo delle tredici e cinquanta è partito senza di noi. All'ultimo istante il fato - avverso una volta di più - ha deciso diversamente e così l'ultimo volo sul quale sono salito continua ad essere quello che ci ha riportato indietro da Londra un paio d'anni fa.

Ieri sono rientrato per la seconda volta in due settimane dal Veneto che sta piuttosto in là, rispetto al Veneto più prossimo al qua. Sembra che per un po' farò avanti e indietro fra qua e là.
Dopo diverso tempo di nuovo un pezzo di vita dentro il trolley, le serate nelle camere di hotel con l'aria condizionata troppo fredda, le cene da solo nei ristoranti semivuoti di luoghi troppo improbabili per essere una consuetudine deterministica settimanale, le colazioni in camicia con le maniche arrotolate e l'iPad.
C'è stato un momento che davvero pensavo di averla finita con questa vita, dopo aver lottato a lungo e con tutte le mie forze per lasciarmela alle spalle, ma forse è ora di arrendersi al fatto che ormai questa «è» la mia vita.
Averlo saputo, aver potuto, anni fa mi sarei perlomeno tenuto quella in cui (non) dormivo in aereo, invece di quella dove macino chilometri in auto scegliendo gli autogrill dove fare colazione e fermarmi a chiudere un po' gli occhi in una piazzola, per riposare.
A parte che mi pagavano molto di più, almeno una volta i viaggi me li rimborsavano, adesso devo farceli star dentro in qualche modo.
Le cose cambiano, sempre in salita.

Da novembre ho affrontato, in ordine sparso, cinque visite cardiologiche, quattro elettrocardiogrammi a riposo, due test ergometrici da sforzo, due holter, un ecocardiogramma, una cinerisonanza con mezzo di contrasto, quattro esami del sangue (se non ho perso il conto), due terapie farmacologiche.
Nelle prossime settimane dovrò fare due scintigrafie con TAC, una a riposo e una sotto sforzo, un nuovo test egometrico, un nuovo holter, nuove analisi del sangue e (almeno una) nuova visita cardiologica.
Mi hanno tolto l'amiodarone perché aveva troppi effetti collaterali sulla tiroide e mi hanno prescritto un betabloccante. Mi pare che dopo pochi giorni l'effetto sia un netto rallentamento dei battiti cardiaci, forse eccessivo, considerato che non ho mai avuto frequenze particolarmente elevate. Non ho comunque più avuto episodi significativi di palpitazioni, fibrillazioni e aritmie, ma mi sento un po' zombizzato, come dire.
Il mio albero delle possibilità prevede che in caso di esito positivo delle scintigrafie si passi alla coronografia perché il problema (almeno in parte) a quel punto sarebbe riconducibile alle coronarie. Nel caso di esito negativo, bisogna vedere cosa diranno il prossimo test ergometrico e lo holter. In particolare, se dovessero interrompere nuovamente il primo per problemi, a quel punto dovrò vedere uno specialista in aritmie; in caso contrario significherà che la terapia farmacologica funziona bene.
Anche se non mi è chiaro a quel punto quanto dovrei andare avanti a betabloccanti.

E quindi nulla, è Pasqua, quasi non me ne sono accorto e i prossimi giorni sarò a casa, ormai come al solito, e questa volta pure da solo. Cercherò di fare delle camminate invece di condannarmi sul divano per quattro giorni, anche perché dimagrire un po' continua ad essere l'unica cosa che mi prescrivono tutti i medici.
Devo finire di sistemare la nuova zanzariera di sala e dipingere gli spessori di legno che ho utilizzato per l'installazione.
Magari lavoro anche un po', che al solito ho da fare più di quanto tempo abbia a disposizione per farlo.
Finirò anche il libro che sto leggendo e ne inizierò uno nuovo.
Ho Netflix, ho un po' di foto da sistemare, qualche commissione, un po' di spesa da fare, ché non era previsto che 'sti giorni fossi a casa e ho il frigo vuoto.

Poi, a maggio, penserò al resto.
TAG: cuore, salute, lavoro
21.45 del 14 Aprile 2017 | Commenti (0) 
 
29 Back to Tara four years later /work edition
MAR Amarcord, Diario
Così oggi son tornato ad Arco (e a Riva) a quattro anni esatti di distanza dalla mia ultima comparsa da queste parti.
Ad Arco (e a Riva) ho trascorso due anni e mezzo molto turbolenti per la mia vita altrove e ad Arco (e a Riva) devo moltissimo, perché in qualche modo è stata il mio paracadute nei momenti peggiori, il mio rifugio fra un weekend e l'altro, il mio qui nato per essere un altrove e diventato invece qui mentre il resto diventava temporaneamente altrove.

Avevo i miei luoghi ad Arco (e a Riva). Avevo stabilito i miei punti di riferimento. Conoscevo le stagioni. Conoscevo ogni chilometro. Avevo anche corso da Riva ad Arco e poi indietro a Riva, proprio poco prima che iniziasse la mia vita ad Arco (e a Riva).
Dopo mesi e mesi da pendolare avanti e indietro iniziavo ad essere un po' stanco, ma amavo tantissimo Arco (e Riva), ne ho raccontato talvolta fra queste pagine.
E poi a Riva (e ad Arco) ho anche passato una delle serate più belle e indimenticabili della mia vita.

Così questa mattina ripercorrevo i tornanti che scendono verso Torbole in quel punto dove il panorama si apre sul lago, ed era una bellissima giornata di sole, quasi estiva, e mi ha preso una specie di malinconia struggente.
Ho rivisto volti amici, salutato gente. È stato come riavvolgere all'improvviso il nastro di quattro anni. E però questi quattro anni pesavano in qualche modo, su di me, sui volti di tutti, su Arco (e Riva).

Dopo aver fatto quello che dovevo fare ho pensato di fermarmi al ristorante dove pranzavo spesso, ma era chiuso per ristrutturazione. Ho provato quello vicino, dove andavo talvolta, ma anche lui era chiuso. Alla fine ho ripiegato per il bar davanti al circolo velico di Riva, dove talvolta mi rifugiavo nelle belle giornate primaverili di sole, come oggi.
Sono passato a dare un'occhiata al mio vecchio hotel, dove ho passato centinaia di notti, al ristorante dove cenavo sempre da solo. Mi vedevo passeggiare lì la sera, fermarmi alla gelateria.
Sono andato a fare due passi sulla spiaggia di Torbole: c'era molto vento, ma stranamente un solo windsurf al largo.
Arco e Riva dormivano ancora, in attesa dell'apertura di stagione ormai imminente. È il periodo che più amavo in assoluto, appena finito l'inverno, le strade ancora deserte, gli hotel e i ristoranti vuoti, Riva (ed Arco) tutta per me.

Poi, nel primo pomeriggio, sono ripartito e ho ripercorso a rovescio i tornanti verso Nago, fino al passo di San Giovanni. Senza riuscire a liberarmi di quella sensazione.
Quella di avere completamente sbagliato strada, quattro anni fa, davanti al bivio forse più decisivo della mia vita.
Ed è stata una sensazione molto triste e amara. Quattro anni dopo.

Torbole100
La spiaggia di Torbole
TAG: arco, riva del garda, torbole, lavoro
22.56 del 29 Marzo 2017 | Commenti (0) 
 
26 I numeri del Papa
MAR Coffee break, Prima pagina
Casa mia è praticamente addossata alle mura del Parco di Monza, che peraltro frequento da quando avevo quattordici anni e conosco metro per metro. Credo di conoscere la lunghezza esatta di ogni singola tratta di sentiero e viabilità interna, avendole corse per anni durante i miei allenamenti.

Durante la giornata di ieri i Media, tutti, hanno iniziato a dare i numeri, nel senso vero della parola. Prima dicevano che per il Papa erano attese seicentomila persone, poi sono diventate settecento. Ieri sera concordavano tutti, giornali e tv, su un milione di presenze effettive. Il Tg de La7 diceva che è stato l'evento con la più grande partecipazione mai vista nel nostro Paese.

Nel 1989 io andai a vedere i Pink Floyd al parco. All'epoca si diceva che c'erano trecentomila persone, una cosa mai vista. Probabilmente erano molte di meno, forse anche meno della metà, ma quel che è certo è che io una folla così sterminata non l'ho mai più vista in vita mia (e di mega concerti ne ho ben sulle spalle) e riuscii ad uscire dal parco solo alle due del mattino.
Ho visto, per dire, gli Who ad Hyde Park due anni fa e vi assicuro che la folla era sterminata. Avete presente i prati di Hyde Park? I Media britannici dissero alla fine settantamila persone. Io avrei detto almeno duecentomila.

Così mi son fatto due conti. L'area del Mirabello al Parco di Monza, che ad occhio è lo spazio aperto più grande in assoluto, misura qualcosa fra i 200.000 e i 250.000mq. A questi bisogna fra l'altro togliere tutto lo spazio occupato dalla mega struttura del palco, gli schermi, l'infrastruttura, i viali trasversali, eccetera (e forse anche qualche ampia zona di prato rimasta libera, come mi pare di avere visto in televisione e nelle foto).
Immagino di potere ipotizzare che lo spazio medio occupato da una persona sia di mezzo metro quadrato, e fossero anche tutti pigiatissimi per *tutto* lo spazio occupabile (cosa che apparentemente ieri non erano), diciamo almeno quaranta centimetri quadrati.

Quindi, quante persone potevano esserci a vedere il Papa ieri al Parco di Monza?
Poi magari mi sbaglio e non son buono io con le misure, per carità. La mia fidanzata lo dice sempre ogni volta che andiamo all'Ikea.
TAG: papa, monza, media
15.05 del 26 Marzo 2017 | Commenti (0) 
 
10 Heart of gold/2: ski edition
MAR Salute, Viaggi verticali, Diario
Così ho provato ad andare a fare due curve, almeno per bagnare le assi e timbrare anche la stagione 2016-2017, se non altro in modo simbolico. Missione compiuta.
Sono state due belle giornate, con tanta neve, caldo, sole, pochissima gente, quasi nessuno in giro. Mi sono reso conto di quanto ne avessi davvero bisogno solo quando ho agganciato gli scarponi agli attacchi degli sci e ho pensato che anche quest'anno era fatta, che non avrei saltato, che ero ancora in piedi e lì.

E insomma, come è andata? Il primo giorno non benissimo, probabilmente complice anche l'agitazione, qualche timore sulle mie reali condizioni, la disassuefazione alla quota, mesi di fatto di inattività totale.

Sono salito martedì sera e durante la notte avvertivo già qualche principio di fibrillazione, o almeno qualcosa che mi pareva tale. Al mattino me la sono presa con calma, son salito su col solito trenino e alle undici ero sulla neve a chiudere gli scarponi e prepararmi: pulsazioni attorno ai 140, irregolarissime, molto affanno. Mi sono preoccupato. Sono stato fermo un po' a cercar di capire come stavo, come andava. Dopo un quarto d'ora ho agganciato gli sci e mi sono deciso a muovermi davvero.
Ho sciato un paio d'ore, inizialmente molto piano, ascoltandomi. Fiato cortissimo, nervosismo. Poi ho preso via via un po' più di confidenza: la neve era bellissima, la giornata anche. Ero finalmente a casa.
A un certo punto ho provato a spingere un po' e ho tirato per cinque-dieci minuti, sciando quasi normalmente al mio ritmo consueto. E sono andato in crisi.

Per fortuna ero arrivato alla partenza di una seggiovia. Mi sono fermato per riprendermi, sentivo il ritmo cardiaco disordinatissimo, mi girava forse un po' la testa, non riuscivo a capire se era più per la preoccupazione o davvero per i battiti, che non mi sembravano molto accelerati, per quanto sicuramente assai disordinati.
Ho avuto una spiacevolissima sensazione. Frustrazione. Sono risalito con l'impianto - dovevo comunque tornare al punto di partenza - approfittandone per tranquillizzarmi e riprendere fiato, e una volta in cima, prima di affrontare le discese verso la baita dove sosto sempre a pranzo, mi sono fermato una buona mezz'ora per prudenza.
Sono stato lì, in piedi, sugli sci. Al sole. Così, a far nulla. A cercare di capirmi.
Poi, piano piano, pista, impianto, pista, baita. Pranzo. Pulsazioni irregolarissime, ma io meglio.
Sono stato quasi due ore alla baita a riprendermi prima di affrontare l'ultima discesa per tornare giù. Quando ho rimesso gli sci stavo decisamente meglio e ho deciso di fare un paio di piste in più.
Poi in hotel.

In serata la situazione è andata normalizzandosi e le fibrillazioni sono andate via via attenuandosi e scomparendo.

Il giorno dopo sono risalito, ho voluto riprovare di nuovo. Stavo bene, ho capito che non dovevo spingere. Questa volta, dopo essermi allacciato gli scarponi, avevo le pulsazioni a 98: quaranta battiti in meno del giorno precedente. Mi ha dato fiducia e mi sono avviato alla prima seggiovia.
Ho sciato di nuovo un paio d'ore, più rilassato, tranquillo, ho anche spinto un po' senza esagerare, mi sono divertito. Mi sono misurato i battiti spesso durante le soste e sono stati quasi sempre abbastanza regolari e mai sopra i 95. Gambe molli - e lo credo - in debito di ossigeno, ma tutto sommato bene, molto molto meglio.
Ho pensato che probabilmente il primo giorno hanno giocato molto il timore, l'ansia e la quota.

Il pomeriggio, rientrando a casa, la situazione si è del tutto normalizzata, battiti regolarissimi, sempre sotto i 60 a riposo, nessun disturbo, nessun malessere.
Stagione timbrata. Devo portare gli sci a rifare il fondo. Il nuovo casco mi dà fastidio. Non mollo.
La prossima settimana nuovo giro di accertamenti.

Madesimo2017
TAG: cuore, salute
15.01 del 10 Marzo 2017 | Commenti (0) 
 
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