Orizzontintorno Carlo Paschetto
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23 Buttafava state of mind
MAG Diario, Fotoblog
Sto sviluppando una ingiustificata passione per la piccola stazione di Buttafava sulla linea Monza-Oggiono-Lecco, a pochi passi da casa mia, della quale ho iniziato a servirmi per cercare il più possibile di abbandonare l'auto in garage.

La cosa che più amo è la voce gracchiante registrata che avvisa zelante il sopraggiungere del treno al binario UNO.
Treno che, per inciso, è nuovo di zecca e spesso puntuale al minuto.

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TAG: Buttafava
15.54 del 23 Maggio 2018 | Commenti (0) 
 
22 Lo stato dell'arte
MAG Running, Diario
E niente, sto continuando. Siccome poi da qualche mese sono ormai assestato sugli stessi tempi, ho ripreso da un po' a fare anche le ripetute. Nove anni fa le correvo sui dodici chilometri, ora le faccio sui dieci e per adesso il cronometro è ancora piuttosto lontano da allora, sebbene riesca a infilare qualche chilometro sui 4'45".
Sono tornato ai miei amati percorsi al parco di un tempo e continuo a correre in salita di tanto in tanto, che è un po' la mia nuova frontiera: non gran dislivelli per la verità, ma intanto centocinquanta, centottanta metri nei primi quaranta minuti riesco a portarli a casa. Per cominciare non è male.
Occasionalmente ho anche esteso qualche giro fino ai quindici chilometri, che al momento però rimangono un limite, direi, abbastanza invalicabile.
Questa è la differenza maggiore rispetto al triennio 2008-2010: al di là della difficoltà di abbassare le medie sotto i 5'30", non riesco ad allungare la distanza e portarla perlomeno a diciotto chilometri, che è la misura minima che mi servirebbe per iniziare a pensare di tornare a correre almeno una mezza maratona.

Nel periodo migliore della mia passata esperienza mi allenavo circa tre volte a settimana: di solito, una la dedicavo ai dodici chilometri di ripetute, la seconda a una corsa normale di quindici chilometri e la terza era un'uscita un po' più lunga, spesso diciotto chilometri, qualche volta ventuno.
Adesso faccio quasi sempre dieci chilometri e praticamente non riesco a schiodarmi da lì: sto ormai tranquillamente sotto l'ora, solitamente corro a una media di cinque e trenta al chilometro, qualche volta riesco a scendere sotto i 55', con un miglior tempo attorno ai 53'. Alla fine però rimango ancora piuttosto distante dai vecchi tempi in cui correvo di norma vicino ai 5'/km, che era poi la mia media sulla mezza maratona, e all'epoca correvo i dieci chilometri piuttosto raramente, più che altro per fare una tirata veloce: il mio miglior tempo sulla distanza era di 47', per dire quanto sono ancora lontano.

Insomma: a nove mesi di distanza da quando ho ripreso, confrontandomi con le prestazioni di una decina di anni fa, ho impiegato molto meno di allora per raggiungere i risultati attuali, ma per il momento non riesco a migliorarmi e ad avvicinarmi ai livelli di un tempo, anzi, rimango abbastanza lontano. E questo nonostante abbia invece portato il mio peso a una soglia addirittura mediamente inferiore a quella del 2010, quando preparavo la maratona.
Questo mi fa un po' impressione, non me l'aspettavo. Viaggio attorno ai settantatré chili, quasi venti in meno di dodici mesi fa, ma soprattutto uno o due in meno della mia media di otto-nove anni fa, quando mi allenavo molto di più (e mangiavo, però, anche molto di più).

Fin qui lo stato dell'arte. Sono davanti a una specie di guado, alla ricerca di qualche motivazione un po' interessante per continuare e col dubbio di essere forse arrivato a un livello difficilmente migliorabile, a meno di affrontare un piano serio di allenamenti e qualche sacrificio che, siam sempre lì, forse non ho più né il tempo, né l'età, né la voglia di mettere in conto.
Rimane il solito punto: in assenza di qualche obiettivo vero e con la prospettiva del semplice mantenimento della forma, pur faticosamente ritrovata, non so quanto ancora andrò avanti con questo regime di due uscite a settimana, qualche volta tre, per correre i soliti dieci chilometri, senza un particolare entusiasmo o scopo.
Intanto ho pressoché abbandonato la dieta dei primi mesi e sono tornato a mangiare quasi normalmente: il metabolismo ha ormai ritrovato un suo (fin troppo) equilibrio al ribasso e finché vado avanti a correre è inutile che mi sbatta troppo a controllarmi con la dieta. Anzi, dovrei magari rimetter su un paio di chili, ché non posso nemmeno permettermi di perdere ancora taglie e rifarmi per la terza volta il guardaroba!

Nel frattempo, a un anno di distanza sono tornato a trovare il cardiologo per la visita di controllo. Come mi ha consigliato, e come peraltro avevo più o meno già in programma di mio, mi sono sottoposto alla visita sportiva per farmi rilasciare il certificato agonistico.
Sarebbe stato un traguardo importante dopo lo spavento e i mesi bui dello scorso anno.

Sarebbe. Perché non ho passato l'esame. Nonostante la visita cardiologica andata ottimamente, nonostante i cinque e trenta al chilometro e gli oltre ottocento chilometri corsi questi mesi, nonostante i venti chili in meno, nonostante soprattutto i betabloccanti che dovrebbero livellare qualunque problema, durante il test da sforzo l'ago ha tracciato una piccola anomalia sul foglio di carta millimetrata.
Niente di particolare, mi ha detto il medico: con la mia storia clinica, è normale e ci sta.
Solo che per precauzione mi rispedisce a fare l'ennesimo Holter. E, per il momento, niente certificazione sportiva.
Non me l'aspettavo.

Ero un po' in ansia prima dell'esame. Ci tenevo. Era un passaggio importante, il timbro definitivo che tutto fosse alle spalle. Non mi interessa(va) necessariamente tornare a misurarmi in qualche gara, ma intanto avrei avuto il lasciapassare per farlo, se lo avessi desiderato.
È andata male.

Ho prenotato l'Holter per la prossima settimana, il quarto, a distanza di un anno dall'ultimo.
Nel frattempo sono andato a correre al parco, a fare uno dei miei giri abituali, per scacciare qualunque pensiero. Per non lasciarmi tentare dalla sfiducia, dalla demotivazione, dalla demoralizzazione, da questo accidenti di esame bucato a cui tenevo.
Non voglio pensare ad altro.
Voglio solo continuare a (poter) correre.
Anzi, adesso quasi quasi esco, anche se minaccia pioggia pesante.

TriumphIso
TAG: running, salute, corsa, cuore
12.40 del 22 Maggio 2018 | Commenti (0) 
 
12 Slow motion di un sabato pomeriggio
MAG Masterchef
Quando fai tre lavastoviglie nella stessa giornata, quella giornata è stata impegnativa.

(Decorazioni della torta di peperoni by Carola).
(Comunque la torta di peperoni non è venuta un granché e la melanzana era un po' amara).
(Vabbè, adesso mi faccio anche un Magnum White, tanto ormai faccio le ripetute a 4'45").

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TAG: cucina
21.45 del 12 Maggio 2018 | Commenti (0) 
 
12 Giappone 2006 remastered
MAG Lavori in corso
E dopo un mese di lavoro anche il viaggio in Giappone del 2006 è finalmente al suo posto e lo potete trovare qui. Il viaggio invece era già stato a suo tempo ampiamente bloggato e documentato qua dentro.
Prossimo cantiere, l'inverno alle Åland, nello stesso anno.

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TAG: Giappone, fotografie, archivio fotografico
21.23 del 12 Maggio 2018 | Commenti (0) 
 
20 Malta (2007) ed Europa dell'Est (2007-2008)
APR Lavori in corso
Prosegue di viaggio in viaggio, a ritroso nel tempo, la riorganizzazione generale del mio archivio fotografico. Negli ultimi giorni ho messo mano alle immagini scattate durante i miei tre anni di vita professionale all'estero fra il 2006 e il 2009, soprattutto in Europa dell'est, e nel viaggio a Malta del gennaio 2007.

Nel primo caso si tratta perlopiù di brutte foto prese coi telefonini dell'epoca, un Nokia N80 ed un HTC Diamond (mi pare). La risoluzione è orrenda e le immagini sono peraltro state scattate al volo, esclusivamente per ricordo personale, a soggetti spesso privi di alcun significato se non per me: la mia casa in Polonia, alcune strade che ero solito percorrere, vari momenti di vita quotidiana; meno frequentemente a monumenti e attrazioni turistiche.
Ho salvato qualcosa giusto per completezza dell'archivio, ma direi che a parte le classiche foto al parlamento di Budapest non c'è altro da menzionare.

Nel caso del viaggio a Malta, invece, osservo che grazie alla bella luce invernale riuscii tutto sommato a portare a casa qualche bello scatto. I dati EXIF contenuti nei file delle immagini mi ricordano che nell'occasione viaggiavo con una Canon 20D, che qualche anno dopo in Corea avrei barattato con la più recente 40D.
La 20D era stata la mia prima reflex digitale: ricordo che quando la acquistai, mi pare nel 2004, scrissi un lungo post qua dentro (che adesso non ho voglia di andare a ripescare) ripercorrendo tutta la storia delle mie macchine fotografiche analogiche e digitali.

Oggi viaggio con l'erede di quelle Canon, la 60D che comprai a Cape Town nel 2014 a seguito del furto della 40D. Per quanto, come ho recentemente avuto modo di raccontare, la lasci spesso a casa, la 60D è una gran bella macchina, sicuramente migliore di quella che l'ha preceduta e che non avevo mai amato particolarmente.

L'archivio delle foto degli anni in Europa dell'Est è qui, mentre quello del viaggio a Malta è a questo indirizzo.

Magari quando avrò finito questo lavoro di restauro del mio archivio, fra qualche mese, potrei sostituire tutte le vecchie foto contenute in questo sito e ridargli un po' di nuova vita, ma purtroppo le pagine per la gestione del database fanno un po' i capricci e non so quanto sia effettivamente possibile.

MaltaA
MaltaB
MaltaC
Malta, 2007
SlaviA
Budapest, 2007
SlaviB
SlaviC
Warszawa, 2007-2008
TAG: fotografie, viaggi
12.37 del 20 Aprile 2018 | Commenti (0) 
 
18 (Senza) memoria analogica
APR Amarcord
Nel mettere a posto il mio archivio, scopro che sono almeno sei le occasioni in cui sono partito senza portarmi la macchina fotografica: nel 1995 per il capodanno a Praga e poi il viaggio di agosto a Thassos, in Grecia; nel 1997 per il capodanno a Budapest e l'agosto di quell'anno in Spagna per un viaggio nei Paesi Baschi e a Salamanca; nel 1999 a Berlino, mi pare fosse sempre per capodanno; e infine nel 2000, un bel viaggio in Polonia e Slovacchia per le vacanze di Pasqua.

Di questi viaggi non mi rimane praticamente nulla. Erano anni in cui non esistevano ancora i cellulari con la macchina fotografica ed evidentemente, in ciascuna di quelle occasioni, avevo scelto di partire senza la reflex; oppure forse, semplicemente, non ne avevo una (mi pare sia stato così almeno nel '97 in Spagna).
Conservo in un cassetto una vecchia foto stampata che qualcuno mi ha fatto a Thassos nel '95 e le scansioni di alcune fotografie non mie del viaggio del 2000 in Polonia.
Non ho nemmeno i diari di viaggio, perché erano anni in cui avevo smesso di scrivere e di tenere il mio diario cartaceo quotidiano, e i blog erano ancora di là da venire.

Di quei viaggi è quindi andato tutto perduto e non rimane traccia. Nemmeno una Lonely Planet consumata, uno scontrino, un biglietto aereo, a parte giusto la carta d'imbarco sul volo Olympic per Salonicco.
E mi spiace.
TAG: viaggi
13.25 del 18 Aprile 2018 | Commenti (0) 
 
12 Corea 2010 remastered
APR Travel Log: South Korea, Fotoblog, Lavori in corso
Nel frattempo prosegue il lavoro di riorganizzazione di tutto il mio archivio fotografico e anche le foto del viaggio in Corea del 2010 sono finalmente state rielaborate e ripubblicate su Smugmug, qui.

KoreaA
KoreaB
KoreaC
KoreaD
KoreaE
TAG: corea, seoul, seul, Busan
11.02 del 12 Aprile 2018 | Commenti (1) 
 
12 Gare de l'Est (*) (**)
APR Fotoblog, Amarcord
Sto mettendo mano ad alcune (bruttissime) fotografie scattate a Rouen una sera del 2009 con un vecchio cellulare. Niente che valga la pena di far circolare, anche perché la risoluzione di quell'HTC di dieci anni fa, perdipiù utilizzato al buio, è davvero orribile.
Fra queste ce n'è una che direi ho scattato alla Gare de l'Est di Parigi, tornando da Rouen e diretto a Lussemburgo. Almeno questo è quel che mi sembra di ricordare.
Era il periodo in cui lavoravo perlopiù all'estero, anche se nel 2009 in realtà avevo già spostato nelle Langhe il centro della mia vita professionale e preso (la seconda) casa ad Alba, dopo aver lasciato quella di Varsavia.

Ricordo quella sera in transito da Parigi, anche se non rammento bene la dinamica dei miei spostamenti. Stavo lavorando su un progetto internazionale e in quel periodo mi occupavo della sede di Rouen. Mi capitava talvolta di farci un salto partendo da Alba: di solito volavo a Parigi e noleggiavo un'auto per raggiungere la cittadina nel nord della Francia.
Non ricordo perché quel giorno invece andassi e tornassi in treno da Lussemburgo, che avevo lasciato un paio d'anni prima, ma sono certo che quella fosse la direttrice e sono anche quasi sicuro che fosse stato appunto un viaggio in giornata. A pensarci, ricordo anche che a Parigi dovetti cambiare stazione, perché i treni per Rouen partivano e arrivavano alla Gare St. Lazare, mentre quelli per Lussemburgo erano alla Gare de l'Est, per cui in effetti non sono certo di quale sia la stazione nella quale scattai la foto.
Così a memoria, fu poco prima di salire sul TGV per Lussemburgo: Est, dunque.

Ricordo la corsa con la metro fra le due stazioni, ché non avevo molto tempo fra un treno e l'altro. Ricordo anche che mandai un messaggio a Barbara, che sapevo essersi trasferita a Parigi qualche anno prima, per farle sapere che ero in rapidissimo transito in città.
Mi pare fossi in viaggio da solo e che a Lussemburgo alloggiassi presso un'hotel di cui ricordo bene la stanza, ma quel che non mi torna è che giurerei di essere stato solo una notte in vita mia in hotel a Lussemburgo e che in quell'occasione specifica, quella della stanza che ricordo, fossi in viaggio con un collega. Tutto il resto della mia vita lussemburghese era stato durante i mesi ad Arlon e il periodo di Rouen era due anni dopo. Quindi forse no, non rientravo a Lussemburgo per tornare a quell'hotel. Ma perché Lussemburgo allora, e per dormire dove in particolare?

Poi mi viene in mente che più o meno registro la mia vita dentro questo blog da ormai quindici anni e che nel 2009 ancora scrivevo parecchio, e immagino dunque che di quello spostamento debba essere rimasta traccia proprio fra queste pagine. In effetti è così.
Era il giorno del mio compleanno e stavo andando da Rouen a Lussemburgo, non rientrando a Lussemburgo dopo un breve salto a Rouen, come mi pareva di ricordare. Per la precisione, stavo tornando proprio ad Arlon dopo un paio d'anni.
Ad aspettarmi alla stazione di Arlon avrei trovato il fido Gianluca e quella notte avrei di nuovo dormito, dopo molto tempo dall'ultima volta, al mitico Arlux.
Tutta la storia di questa foto è qui.

È la storia dell'immagine di testata di questo stesso blog: la scelsi perché, più di qualsiasi altra foto, aveva un forte valore simbolico di quel che per un certo periodo era stata la mia vita, di quel che avrei voluto fosse stata per sempre, di quel che ero io e del mondo visto attraverso i miei occhi.
In qualche modo è l'immagine del treno che ho perso.

Paris0001

(*) Un amico di frenf.it che vive a Parigi mi ha fatto notare che la stazione nella foto non sembra essere nessuna fra quelle citate e che secondo lui l'immagine non è nemmeno stata scattata a Parigi. A un nuovo controllo osservo che lo scatto è delle quattro del pomeriggio: in archivio ho una foto presa nella stessa giornata in una stazione evidentemente diversa, perché il cielo è buio e sono quasi le sette di sera.
Quella nella foto qua sopra deve dunque essere la stazione di Rouen, mentre la foto successiva l'ho effettivamente scattata a Parigi qualche ora dopo.


(**) E niente, il mio amico ha insistito nella sua indagine e ha scoperto che quella nella foto è la stazione di Lussemburgo. E infatti ho ricontrollato le mie fotografie di quei giorni e quella di cui parlavo nella nota precedente, scattata a Parigi, è del giorno prima, non dello stesso giorno di questa. Mistero definitivamente risolto.
TAG: parigi, Rouen, lavoro
10.31 del 12 Aprile 2018 | Commenti (0) 
 
11 Dell'altrove anche per poco
APR Mumble mumble, Spostamenti
Riflettevo sul fatto che lo scorso mese non mi sono nemmeno reso conto di aver messo piede negli Emirati Arabi e in Australia. È vero che sono stati solo dei brevi stop over di qualche ora trascorsi in aeroporto, giusto il tempo di orientarsi alla ricerca del gate per il volo successivo, un caffè, un giro per i duty free. Per non parlare poi della corsa a perdifiato attraverso i terminal dell’aeroporto di Los Angeles.
Ma insomma, a distanza di qualche settimana mi fa un po’ strano a pensarci e mi sembra un po’ alienante.

Anni fa il trovarmi in qualche posto agli antipodi, anche solo per ripartirne poco dopo, non mi sarebbe mai scivolato addosso così.
Nonostante quasi trent'anni di viaggi in giro per il mondo, mi ricordo ad esempio bene la sensazione di dislocamento estremo durante lo stop over a Seoul del 2011, in attesa del volo per le Hawaii, sebbene fra l'altro fossi stato nella capitale coreana proprio l’anno prima e l’atmosfera mi fosse dunque ben familiare.
Oppure la sosta a Singapore nel ’99, prima di ripartire per Sydney. Anche in quel caso non era una prima volta, ero stato a Singapore l’anno precedente per qualche giorno, e peraltro a quel giro non cambiai nemmeno aereo: semplicemente scendemmo per consentire il rifornimento di carburante, il tempo di un giro per lo scalo, e poi ripartimmo in piena notte alla volta dell’Oceania.
O ancora il passaggio da Bangkok andando a Kuala Lumpur, l’aria dolciastra dell’estremo oriente appena sceso dall’aereo.
Ma anche solo il semplice transito da Oslo nel 2015, sulla rotta dell’Islanda, e sì che conosco Oslo molto bene per esserci stato diverse volte; non ci tornavo però da qualche anno ed era quella la prima volta che passavo dall’aeroporto, per cui, in qualche modo, mi sentivo altrove eccome e la sensazione addosso era molto netta: eravamo in Norvegia, anche se solo per un'ora.

Nella mia mania ossessiva di tenere il conto delle cose, non ho mai considerato gli stop over nel numero di volte in cui sono stato in un Paese, ma ogni volta, durante il breve tempo dello scalo, mi sono sempre sentito addosso quella sensazione chiarissima del luogo in cui mi trovavo. Come piccoli segnali attorno, una qualche interferenza nello spazio tempo, volti esotici, alfabeti alieni, lingue non familiari, odore nell’aria, smarrimento, percezione del jet lag.

Ero già stato sia negli Emirati che in Australia, mi ci ero fermato in precedenza, erano destinazioni familiari, per quanto e ammesso che un viaggio di molti anni prima possa renderti familiare un qualunque luogo esotico. Forse è stato questo. Ma appunto era già stato così anche in tutte le occasioni precedenti.

Non so, sarà che quest'ultimo è stato un viaggio nato per caso all'ultimo momento e rocambolesco più del solito, sarà che negli ultimi anni ho viaggiato sempre più di corsa e girato sempre più per aeroporti, e che gli aeroporti sono sempre più tutti uguali, per cui ovunque tu sia in transito è sempre un unico, alienante e inquietante, deja vu.
Che tu sia a Tokyo, a Johannesburg, ad Atlanta, a Seoul, a Sydney, ad Abu Dhabi, in un qualunque scalo europeo o nell’ultima capitale africana, in fondo alla Siberia o in qualche metropoli sudamericana, passato il check-in entri in unico mondo uniforme, globale, ovunque perfettamente uguale a se stesso, con la stessa identica distribuzione degli spazi, colori, suoni, mescolanza di lingue, riti, procedure e tempi.
Mi sembra sempre più vero col passare degli anni. Uguali le lounge, i negozi, i bar e i fast food, le poltrone, i corridoi, la merce sugli scaffali, i tabelloni con gli orari. Se ti bendassero e ti abbandonassero in un qualunque aeroporto non saresti in grado in alcun modo di capire dove ti trovi.

Così, negli ultimi dodici mesi sono transitato dagli aeroporti di Lisbona, Madeira, Abu Dhabi, Sydney, Rarotonga, Los Angeles, Seattle, Vancouver, Minneapolis, Amsterdam e solo nel piccolo e remoto scalo di Aitutaki, per una volta, mi sono sentito “altrove”. Persino ai banchi del check-in di Rarotonga avrei potuto essere in mille altri posti.

E niente: sono stato in Australia e negli Emirati e mi sembra abbastanza impossibile. A distanza di un mese è come non fosse mai accaduto. Forse è normale per chiunque e solo a me appare piuttosto strano.
Eppure, nella mia linea temporale è rimasta traccia di un istante, quindi è accaduto davvero. Sono sbarcato a Sydney dopo venti ore di volo e mentre mi aggiravo per l’aeroporto mi è venuto in mente di mandare a mio figlio un messaggio per fargli sapere che stavo bene.
E, solo in quel momento, per un attimo, mi sono reso conto di dove ero, e sì: ero in Australia.

WASydney
TAG: aeroporti, viaggiare
16.46 del 11 Aprile 2018 | Commenti (0) 
 
05 Primavera
APR Running
Nel frattempo son quasi otto mesi, è iniziata la terza stagione, sono ritornato al monostrato e sono ancora in strada.
Ogni tanto me lo appunto qui, così, come mònito.

Io2018.04.05
TAG: running, salute, corsa, cuore, dieta
19.09 del 05 Aprile 2018 | Commenti (0) 
 
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