Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


10 O magari divento spiderman
MAG Salute
Quindi domani mattina mi iniettano degli isotopi radioattivi e poi mi fanno fare una prova sotto sforzo. A digiuno dalla sera prima.

Io spero solo che gli isotopi compensino la mancanza di zuccheri, altrimenti al posto della prova sotto sforzo chiedo alla corte la fucilazione, che è più rapida e meno dolorosa.
TAG: cuore, salute, scintigrafia
21.56 del 10 Maggio 2017 | Commenti (0) 
 
28 Buon compleanno
APR Diario
HappyB
TAG: casa
23.14 del 28 Aprile 2017 | Commenti (0) 
 
17 Alla scoperta di casa
APR Diario, Fotoblog
E anche oggi ne ho approfittato per farmi qualche chilometro a piedi qua attorno e dopo anni che ci vivo in mezzo senza rendermene conto ho scoperto un mondo nuovo di campagna, cascine, prati, piste ciclabili, strade sterrate e (ville da urlo completamente nascoste nel) bosco a pochi minuti da casa mia.

200704171
200704172
200704173
TAG: arcore, brianza
18.58 del 17 Aprile 2017 | Commenti (0) 
 
16 Un passo dopo l'altro
APR Diario, Salute
Così, come mi ero promesso, oggi sono tornato un po' a camminare e mi sono fatto una quindicina di chilometri attorno a casa. Cuore non pervenuto, tutto bene come la scorsa estate.
Sono stato in giro un paio d'ore e mezza praticamente senza sosta, mi sono misurato le pulsazioni dopo un paio d'ore, mentre camminavo, e stavo attorno alle cento.

Insomma, tutto bene.
A parte le gambe, naturalmente.

200704161
200704162
200704163
TAG: camminare
22.07 del 16 Aprile 2017 | Commenti (0) 
 
14 Aprile
APR Diario, Salute
Questa sera dovevamo essere a Cagliari. In programma c'erano un po' di tappe del Progetto 110, da due anni in qua l'unica occasione di fuga rimasta, ché ormai da tempo latitano i mezzi per spiccare il volo altrove, così ci si arrangia come si può.
Invece l'aereo delle tredici e cinquanta è partito senza di noi. All'ultimo istante il fato - avverso una volta di più - ha deciso diversamente e così l'ultimo volo sul quale sono salito continua ad essere quello che ci ha riportato indietro da Londra un paio d'anni fa.

Ieri sono rientrato per la seconda volta in due settimane dal Veneto che sta piuttosto in là, rispetto al Veneto più prossimo al qua. Sembra che per un po' farò avanti e indietro fra qua e là.
Dopo diverso tempo di nuovo un pezzo di vita dentro il trolley, le serate nelle camere di hotel con l'aria condizionata troppo fredda, le cene da solo nei ristoranti semivuoti di luoghi troppo improbabili per essere una consuetudine deterministica settimanale, le colazioni in camicia con le maniche arrotolate e l'iPad.
C'è stato un momento che davvero pensavo di averla finita con questa vita, dopo aver lottato a lungo e con tutte le mie forze per lasciarmela alle spalle, ma forse è ora di arrendersi al fatto che ormai questa «è» la mia vita.
Averlo saputo, aver potuto, anni fa mi sarei perlomeno tenuto quella in cui (non) dormivo in aereo, invece di quella dove macino chilometri in auto scegliendo gli autogrill dove fare colazione e fermarmi a chiudere un po' gli occhi in una piazzola, per riposare.
A parte che mi pagavano molto di più, almeno una volta i viaggi me li rimborsavano, adesso devo farceli star dentro in qualche modo.
Le cose cambiano, sempre in salita.

Da novembre ho affrontato, in ordine sparso, cinque visite cardiologiche, quattro elettrocardiogrammi a riposo, due test ergometrici da sforzo, due holter, un ecocardiogramma, una cinerisonanza con mezzo di contrasto, quattro esami del sangue (se non ho perso il conto), due terapie farmacologiche.
Nelle prossime settimane dovrò fare due scintigrafie con TAC, una a riposo e una sotto sforzo, un nuovo test egometrico, un nuovo holter, nuove analisi del sangue e (almeno una) nuova visita cardiologica.
Mi hanno tolto l'amiodarone perché aveva troppi effetti collaterali sulla tiroide e mi hanno prescritto un betabloccante. Mi pare che dopo pochi giorni l'effetto sia un netto rallentamento dei battiti cardiaci, forse eccessivo, considerato che non ho mai avuto frequenze particolarmente elevate. Non ho comunque più avuto episodi significativi di palpitazioni, fibrillazioni e aritmie, ma mi sento un po' zombizzato, come dire.
Il mio albero delle possibilità prevede che in caso di esito positivo delle scintigrafie si passi alla coronografia perché il problema (almeno in parte) a quel punto sarebbe riconducibile alle coronarie. Nel caso di esito negativo, bisogna vedere cosa diranno il prossimo test ergometrico e lo holter. In particolare, se dovessero interrompere nuovamente il primo per problemi, a quel punto dovrò vedere uno specialista in aritmie; in caso contrario significherà che la terapia farmacologica funziona bene.
Anche se non mi è chiaro a quel punto quanto dovrei andare avanti a betabloccanti.

E quindi nulla, è Pasqua, quasi non me ne sono accorto e i prossimi giorni sarò a casa, ormai come al solito, e questa volta pure da solo. Cercherò di fare delle camminate invece di condannarmi sul divano per quattro giorni, anche perché dimagrire un po' continua ad essere l'unica cosa che mi prescrivono tutti i medici.
Devo finire di sistemare la nuova zanzariera di sala e dipingere gli spessori di legno che ho utilizzato per l'installazione.
Magari lavoro anche un po', che al solito ho da fare più di quanto tempo abbia a disposizione per farlo.
Finirò anche il libro che sto leggendo e ne inizierò uno nuovo.
Ho Netflix, ho un po' di foto da sistemare, qualche commissione, un po' di spesa da fare, ché non era previsto che 'sti giorni fossi a casa e ho il frigo vuoto.

Poi, a maggio, penserò al resto.
TAG: cuore, salute, lavoro
21.45 del 14 Aprile 2017 | Commenti (0) 
 
29 Back to Tara four years later /work edition
MAR Amarcord, Diario
Così oggi son tornato ad Arco (e a Riva) a quattro anni esatti di distanza dalla mia ultima comparsa da queste parti.
Ad Arco (e a Riva) ho trascorso due anni e mezzo molto turbolenti per la mia vita altrove e ad Arco (e a Riva) devo moltissimo, perché in qualche modo è stata il mio paracadute nei momenti peggiori, il mio rifugio fra un weekend e l'altro, il mio qui nato per essere un altrove e diventato invece qui mentre il resto diventava temporaneamente altrove.

Avevo i miei luoghi ad Arco (e a Riva). Avevo stabilito i miei punti di riferimento. Conoscevo le stagioni. Conoscevo ogni chilometro. Avevo anche corso da Riva ad Arco e poi indietro a Riva, proprio poco prima che iniziasse la mia vita ad Arco (e a Riva).
Dopo mesi e mesi da pendolare avanti e indietro iniziavo ad essere un po' stanco, ma amavo tantissimo Arco (e Riva), ne ho raccontato talvolta fra queste pagine.
E poi a Riva (e ad Arco) ho anche passato una delle serate più belle e indimenticabili della mia vita.

Così questa mattina ripercorrevo i tornanti che scendono verso Torbole in quel punto dove il panorama si apre sul lago, ed era una bellissima giornata di sole, quasi estiva, e mi ha preso una specie di malinconia struggente.
Ho rivisto volti amici, salutato gente. È stato come riavvolgere all'improvviso il nastro di quattro anni. E però questi quattro anni pesavano in qualche modo, su di me, sui volti di tutti, su Arco (e Riva).

Dopo aver fatto quello che dovevo fare ho pensato di fermarmi al ristorante dove pranzavo spesso, ma era chiuso per ristrutturazione. Ho provato quello vicino, dove andavo talvolta, ma anche lui era chiuso. Alla fine ho ripiegato per il bar davanti al circolo velico di Riva, dove talvolta mi rifugiavo nelle belle giornate primaverili di sole, come oggi.
Sono passato a dare un'occhiata al mio vecchio hotel, dove ho passato centinaia di notti, al ristorante dove cenavo sempre da solo. Mi vedevo passeggiare lì la sera, fermarmi alla gelateria.
Sono andato a fare due passi sulla spiaggia di Torbole: c'era molto vento, ma stranamente un solo windsurf al largo.
Arco e Riva dormivano ancora, in attesa dell'apertura di stagione ormai imminente. È il periodo che più amavo in assoluto, appena finito l'inverno, le strade ancora deserte, gli hotel e i ristoranti vuoti, Riva (ed Arco) tutta per me.

Poi, nel primo pomeriggio, sono ripartito e ho ripercorso a rovescio i tornanti verso Nago, fino al passo di San Giovanni. Senza riuscire a liberarmi di quella sensazione.
Quella di avere completamente sbagliato strada, quattro anni fa, davanti al bivio forse più decisivo della mia vita.
Ed è stata una sensazione molto triste e amara. Quattro anni dopo.

Torbole100
La spiaggia di Torbole
TAG: arco, riva del garda, torbole, lavoro
22.56 del 29 Marzo 2017 | Commenti (0) 
 
26 I numeri del Papa
MAR Coffee break, Prima pagina
Casa mia è praticamente addossata alle mura del Parco di Monza, che peraltro frequento da quando avevo quattordici anni e conosco metro per metro. Credo di conoscere la lunghezza esatta di ogni singola tratta di sentiero e viabilità interna, avendole corse per anni durante i miei allenamenti.

Durante la giornata di ieri i Media, tutti, hanno iniziato a dare i numeri, nel senso vero della parola. Prima dicevano che per il Papa erano attese seicentomila persone, poi sono diventate settecento. Ieri sera concordavano tutti, giornali e tv, su un milione di presenze effettive. Il Tg de La7 diceva che è stato l'evento con la più grande partecipazione mai vista nel nostro Paese.

Nel 1989 io andai a vedere i Pink Floyd al parco. All'epoca si diceva che c'erano trecentomila persone, una cosa mai vista. Probabilmente erano molte di meno, forse anche meno della metà, ma quel che è certo è che io una folla così sterminata non l'ho mai più vista in vita mia (e di mega concerti ne ho ben sulle spalle) e riuscii ad uscire dal parco solo alle due del mattino.
Ho visto, per dire, gli Who ad Hyde Park due anni fa e vi assicuro che la folla era sterminata. Avete presente i prati di Hyde Park? I Media britannici dissero alla fine settantamila persone. Io avrei detto almeno duecentomila.

Così mi son fatto due conti. L'area del Mirabello al Parco di Monza, che ad occhio è lo spazio aperto più grande in assoluto, misura qualcosa fra i 200.000 e i 250.000mq. A questi bisogna fra l'altro togliere tutto lo spazio occupato dalla mega struttura del palco, gli schermi, l'infrastruttura, i viali trasversali, eccetera (e forse anche qualche ampia zona di prato rimasta libera, come mi pare di avere visto in televisione e nelle foto).
Immagino di potere ipotizzare che lo spazio medio occupato da una persona sia di mezzo metro quadrato, e fossero anche tutti pigiatissimi per *tutto* lo spazio occupabile (cosa che apparentemente ieri non erano), diciamo almeno quaranta centimetri quadrati.

Quindi, quante persone potevano esserci a vedere il Papa ieri al Parco di Monza?
Poi magari mi sbaglio e non son buono io con le misure, per carità. La mia fidanzata lo dice sempre ogni volta che andiamo all'Ikea.
TAG: papa, monza, media
15.05 del 26 Marzo 2017 | Commenti (0) 
 
10 Heart of gold/2: ski edition
MAR Salute, Viaggi verticali, Diario
Così ho provato ad andare a fare due curve, almeno per bagnare le assi e timbrare anche la stagione 2016-2017, se non altro in modo simbolico. Missione compiuta.
Sono state due belle giornate, con tanta neve, caldo, sole, pochissima gente, quasi nessuno in giro. Mi sono reso conto di quanto ne avessi davvero bisogno solo quando ho agganciato gli scarponi agli attacchi degli sci e ho pensato che anche quest'anno era fatta, che non avrei saltato, che ero ancora in piedi e lì.

E insomma, come è andata? Il primo giorno non benissimo, probabilmente complice anche l'agitazione, qualche timore sulle mie reali condizioni, la disassuefazione alla quota, mesi di fatto di inattività totale.

Sono salito martedì sera e durante la notte avvertivo già qualche principio di fibrillazione, o almeno qualcosa che mi pareva tale. Al mattino me la sono presa con calma, son salito su col solito trenino e alle undici ero sulla neve a chiudere gli scarponi e prepararmi: pulsazioni attorno ai 140, irregolarissime, molto affanno. Mi sono preoccupato. Sono stato fermo un po' a cercar di capire come stavo, come andava. Dopo un quarto d'ora ho agganciato gli sci e mi sono deciso a muovermi davvero.
Ho sciato un paio d'ore, inizialmente molto piano, ascoltandomi. Fiato cortissimo, nervosismo. Poi ho preso via via un po' più di confidenza: la neve era bellissima, la giornata anche. Ero finalmente a casa.
A un certo punto ho provato a spingere un po' e ho tirato per cinque-dieci minuti, sciando quasi normalmente al mio ritmo consueto. E sono andato in crisi.

Per fortuna ero arrivato alla partenza di una seggiovia. Mi sono fermato per riprendermi, sentivo il ritmo cardiaco disordinatissimo, mi girava forse un po' la testa, non riuscivo a capire se era più per la preoccupazione o davvero per i battiti, che non mi sembravano molto accelerati, per quanto sicuramente assai disordinati.
Ho avuto una spiacevolissima sensazione. Frustrazione. Sono risalito con l'impianto - dovevo comunque tornare al punto di partenza - approfittandone per tranquillizzarmi e riprendere fiato, e una volta in cima, prima di affrontare le discese verso la baita dove sosto sempre a pranzo, mi sono fermato una buona mezz'ora per prudenza.
Sono stato lì, in piedi, sugli sci. Al sole. Così, a far nulla. A cercare di capirmi.
Poi, piano piano, pista, impianto, pista, baita. Pranzo. Pulsazioni irregolarissime, ma io meglio.
Sono stato quasi due ore alla baita a riprendermi prima di affrontare l'ultima discesa per tornare giù. Quando ho rimesso gli sci stavo decisamente meglio e ho deciso di fare un paio di piste in più.
Poi in hotel.

In serata la situazione è andata normalizzandosi e le fibrillazioni sono andate via via attenuandosi e scomparendo.

Il giorno dopo sono risalito, ho voluto riprovare di nuovo. Stavo bene, ho capito che non dovevo spingere. Questa volta, dopo essermi allacciato gli scarponi, avevo le pulsazioni a 98: quaranta battiti in meno del giorno precedente. Mi ha dato fiducia e mi sono avviato alla prima seggiovia.
Ho sciato di nuovo un paio d'ore, più rilassato, tranquillo, ho anche spinto un po' senza esagerare, mi sono divertito. Mi sono misurato i battiti spesso durante le soste e sono stati quasi sempre abbastanza regolari e mai sopra i 95. Gambe molli - e lo credo - in debito di ossigeno, ma tutto sommato bene, molto molto meglio.
Ho pensato che probabilmente il primo giorno hanno giocato molto il timore, l'ansia e la quota.

Il pomeriggio, rientrando a casa, la situazione si è del tutto normalizzata, battiti regolarissimi, sempre sotto i 60 a riposo, nessun disturbo, nessun malessere.
Stagione timbrata. Devo portare gli sci a rifare il fondo. Il nuovo casco mi dà fastidio. Non mollo.
La prossima settimana nuovo giro di accertamenti.

Madesimo2017
TAG: cuore, salute
15.01 del 10 Marzo 2017 | Commenti (0) 
 
22 Heart of gold (*)
FEB Salute
Dunque, parliamone (o meglio, scriviamone). Che magari serve anche a me a razionalizzare, esorcizzare e fare un po’ d’ordine.
Da qualche mese ho il cuore che fa i capricci. Fino all’estate scorsa facevo le lunghe camminate di cui ho raccontato, poi ho avuto un settembre molto difficile e infine a ottobre, evidentemente dopo anni psicologicamente molto impegnativi e difficili, qualcosa (in più) ha iniziato a girare male.

Scrivo “qualcosa in più” perché sono ormai cinque anni che convivo con un reflusso gastroesofageo che è andato via via cronicizzandosi. Ebbi il primo episodio a fine 2011, proprio sotto San Silvestro. Il 30 sera ero andato al pronto soccorso perché alcuni sintomi erano quelli dell’infarto e complici l’età, lo stress degli ultimi mesi, un po’ di vicende personali, mi ero allarmato.
Codice giallo, monitoraggio tutta la notte, dimesso la mattina dell’ultimo dell’anno con la prognosi del reflusso e la conferma che sì, molte volte i sintomi sono simili a quelli dell’infarto e che dunque avevo fatto bene ad andare.

Da lì in poi il compagno reflusso è andato peggiorando, complice lo stress continuo, fino a persistere in via definitiva. Ho fatto tutti gli accertamenti del caso, sono passato anche attraverso una spiacevole gastroscopia. Infine la terapia a base di pantoprazolo, inizialmente occasionale, negli ultimi tre anni diventata perpetua. Se smetto, ricominciano i disturbi. Dice il medico che è normale, nel senso che è comune. Che devo conviverci e un po’ rassegnarmi.
Da allora, pillola ogni mattina quando mi sveglio.

La scorsa estate stavo bene, nonostante tutto e gli avvenimenti recenti. Per un certo periodo avevo provato anche a sospendere autonomamente il pantoprazolo, con successo. Lunghe camminate, dieta, qualche chilo giù. Fiducioso nel futuro, a prescindere da qualunque considerazione a làtere.
Ma a settembre il panorama è cambiato, lo stress è salito ben oltre i livelli di guardia e a inizio ottobre sono arrivati i primi nuovi disturbi.

Fiato cortissimo, anche solo a salire una rampa di scale. Ansia fuori misura. Affaticamento costante. Poi i primi episodi significativi, sempre quando ero in giro durante il giorno, di solito mentre camminavo normalmente. Qualche battito a vuoto del cuore, sempre più frequente, sempre più fastidioso. Nervosismo. Accelerazioni cardiache inspiegabili, se non appunto imputandole allo stress e all’ansia.
I primi episodi seri sono iniziati a fine mese: cercavo di continuare a camminare un po’, sia all’ora di pranzo che alla sera, ma diventava ogni volta più difficile, avevo sempre più problemi. Dovevo fermarmi sempre più spesso anche solo dopo pochi passi, coi battiti accelerati, in preda all’ansia, appoggiarmi da qualche parte. Anche solo uscire per andare al lavoro, prendere la metropolitana era diventato un problema. Per un po’ mi sono ostinato nel cercare di ignorare la cosa, poi ho iniziato ad avere un po’ paura.
Misteriosamente, ma evidentemente - col senno di poi - nemmeno così tanto, i fenomeni regolarmente cessavano del tutto appena rientravo a casa, o in condizioni di estrema rilassatezza mentale, a prescindere dallo sforzo: ad esempio, durante le lezioni di pilates che seguo ormai da un anno e mezzo per la schiena (altro mio problema storico). Per quanti sforzi potessi sostenere a pilates, uscivo (ed esco) sempre freschissimo. Poi, il giorno dopo, mi incamminavo verso l’ufficio e di nuovo i battiti ripartivano a mille.

A novembre la situazione è peggiorata sensibilmente e sono capitati due episodi gravi. Una prima volta, un venerdì sera, uscendo dal cinema, alla fine di una settimana molto difficile. Feci due passi verso la fermata della metro e dovetti immediatamente fermarmi. Battiti a 180. Mi appoggiai a un muro. Lasciai passare del tempo. Pensai di chiamare il 118, ma la sola idea mi faceva ancora più paura, così aspettai per vedere se il fenomeno fosse rientrato.
Alla fine rientrò, ma per tornare a prendere l’auto al capolinea della metro dovetti ricorrere a tutto il mio self control e affrontare il “viaggio” con molta cautela, un passo alla volta. Arrivato a casa, fine di tutto…

Qualche giorno dopo un nuovo episodio. Uscito dall’ufficio, sceso in metropolitana (ormai non osavo più camminare per più di pochi passi, per paura), all’improvviso una nuova scarica con battiti oltre i 180. La testa che gira, fosse anche solo per il panico.
Mi siedo su una panchina. Aspetto. Cerco di calmarmi. Decido che è venuto il momento di vincere le paure, affrontare la cosa a viso aperto e andare da un cardiologo.

Sono passati tre mesi circa. Ho visto diversi medici, fatto due elettrocardiogrammi, un test sotto sforzo (interrotto quasi subito per battiti oltre 190; un altro l’ho in programma), due holter, una risonanza cardiaca con mezzo di contrasto (con buona pace della mia claustrofobia), un ecocardiogramma, tre esami del sangue. Ho temporaneamente smesso di sciare, dietro consiglio medico. Ho imparato a farmi all’occorrenza le iniezioni di eparina in pancia e solo superare questo passo mi ha fatto sentire capace di qualsiasi cosa, considerato il mio terrore precedente anche al solo sentirne parlare.

Non ho ancora una diagnosi certa e ho una terapia farmacologica, che ho iniziato a Natale e che sembra fare il suo lavoro, funziona insomma.
Ho un lieve “prolasso della valvola mitrale”, una cosa diffusa, conosciuta, ampiamente protocollata, comune nella popolazione maschile sopra i 50 anni. Causa probabile, o perlomeno possibile, lo stress. Per il momento, pare non destare particolari preoccupazioni, il cuore non è ingrossato, altri parametri sono abbastanza normali.
Ho aritmie sovraventricolari (avrò capito giusto?) che i medici stanno indagando per capirne l'origine e perché, ho capito, non piacciono molto.

Per ora cerco dunque di informarmi, come se dovessi in qualche modo prepararmi, sai mai, ad accettare mentalmente l'eventualità di accertamenti ben più invasivi e azioni per sistemare le cose, una possibilità dalla quale ovviamente mi sento lontanissimo, anche solo nel prendere in considerazione l’idea, e che al momento considero dunque assai remota.
Studio un po’, prendo le mie medicine, vado avanti a fare gli esami che mi prescrivono. Prossimo step, un nuovo test ergometrico.
Ho deciso che di 'sta cosa ci faccio un thread nel blog. Così ogni tanto ho qualcosa di nuovo da scrivere. Scrivere mi serve appunto a tenere la questione entro un perimetro razionale, prenderci confidenza, focalizzarla e affrontarla nel modo corretto. Guardarla dall’esterno e darle una misura.
Ignorarla, farla facile, ovvero nascondermela, mi mette molta più ansia di quanto non sia giusto e lecito averne.
E d'altra parte questo è il mio diario, no? In questi anni ho scritto (quasi) di tutto, adesso mi capita questo.

Ho capito che per il momento è escluso che torni a correre la maratona.
Internet dice di lavarmi molto bene i denti (lo sappiamo tutti, vero, che l’ultima cosa da fare in ambito salute è andare a cercare su Google?).
Ieri la cardiologa mi ha detto che posso invece tornare a sciare: di non esagerare e cercare comunque di non fare troppi sforzi, e rilassarmi.
Ci proverò, prima che l’ultima neve se ne vada. Obiettivo minimo, ora, non saltare la stagione. Come sempre.
Stasera me ne vado a pilates.
Da qualche altra parte scriverei "fate le vostre X".

[Nota: questo post è stato editato a distanza di qualche settimana, a valle di altri accertamenti e dopo aver meglio compreso alcune cose parlando coi medici che mi seguono]

Heart1

(*) Esistono dozzine di canzoni nella mia vita, e nel mio iPod, che contengono la parola "heart" nel titolo e sarebbe pure difficile sceglierne una. Senza una ragione precisa, il titolo del post se lo aggiudica Neil Young. Sarà che sono nel mio periodo americano.
TAG: cuore, salute, valvola mitrale
22.07 del 22 Febbraio 2017 | Commenti (2) 
 
20 Ritorno al Simplonpass
FEB Viaggi verticali, Amarcord
Ieri sono tornato al Passo del Sempione coi ragazzi, dopo - credo - almeno dieci anni che non risalivo da quelle parti. Ci siamo svegliati un po’ tardi, abbiamo fatto colazione, siamo saliti in macchina, autostrada per Gravellona, Domodossola, frontiera di Iselle e siamo venuti su per le gole di Gondo, fino al passo. È stato un ritorno alle origini della mia carriera di scialpinista, per mostrare loro uno dei luoghi che più amo.

Abbiamo fatto una sosta all’Ospizio per farci un panino al salame. Li fan sempre buoni come ricordavo. I panini al salame ai tavoli dell’Ospizio erano la meritata conclusione di ogni giornata trascorsa sulle nevi del Sempione.
Dovevamo partire presto da Milano, per le uscite lassù: alle cinque in macchina, alle otto colazione all’Ospizio, prima delle nove le pelli ai piedi, con temperature spesso glaciali e il vento che spazzava il passo.
Ancora peggio erano le uscite con il corso del CAI di Gallarate: la domenica mattina il ritrovo era alle otto e trenta a Rothwald, sul versante di Briga. Il sabato sera ero sempre fuori con gli amici, si faceva tardi, si beveva, si tirava l’una, le due del mattino. A quei tempi non c’era ancora l’autostrada fino a Gravellona, bisognava uscire ad Arona e fare la strada del lago, ed era infinita. Due ore di sonno, tre al massimo, poi lo zaino, la macchina e via al Sempione. Ricordo una volta che saltai la nottata: al Sempione nevicava fortissimo, la visibilità era quasi azzerata. Ero davanti ai compagni a far traccia, a un certo punto li distanziai e mi fermai un po’ ad aspettarli, lì in piedi, sugli sci. Appoggiai un istante la testa su un bastoncino e mi addormentai così. Proprio così: in piedi. La testa appoggiata al bastoncino. In mezzo alla nevicata.
Dopo qualche minuto gli altri mi raggiunsero e mi svegliarono fra le risate generali.
Poi, come sempre, giù all’Ospizio e i panini al salame.

E la domenica sera a tornar giù, poi, con quelle code di ore, che arrivavi a casa che ormai era passata l’ora di cena, e il lunedì mattina ti aspettava per ucciderti.

Così ho rimesso piede all’Ospizio, dopo tutti questi anni, coi ragazzi. Mi sono sentito strano. Mi ha preso un po’ di malinconia. Non ho riconosciuto gli ambienti all’interno, forse è stato ristrutturato, forse è solo che sono passati tanti anni.
I pendii innevati del Monte Leone, del Breithorn, del Galehorn, dello Spitzhorli, erano solcati da migliaia di serpentine perfette tracciate nella neve fresca. Siamo arrivati attorno all’una e mezza, l’ora del ritorno dalle salite del mattino. I parcheggi erano affollati (per quanto si possano definire “affollati” i parcheggi del Sempione) da dozzine di scialpinisti appena rientrati dalla loro uscita, che stendevano le pelli al sole, mettevano gli scarponi ad asciugare, si concedevano una birra e un panino.

Proprio davanti all’Ospizio ho messo per la prima volta in vita mia le pelli sotto agli sci forati, prestati per l’occasione dal mio amico e compagno di cordata Frank. Non saprei indicare l’anno esatto, era forse il 1985, o l’86. Non ricordo nemmeno se i corsi di fuoripista e sci ripido del CAI Gallarate li avevamo fatti prima o erano venuti in seguito. A quel tempo sciavo fuoripista con i K2 da slalom gigante, due assi da due metri e cinque, rigide come l’anima in titanio attorno alla quale erano costruite, perfette per il ghiaccio delle piste filanti coi pali, un inferno per galleggiare nella polvere di Rothwald.

Dopo la prima uscita al Sempione - un tentativo abortito al Monte Leone: ma quanto era lunga, diobòno, la salita al Leone? - comprai dal mio amico quel paio di vecchi Kastle da scialpinismo che mi aveva prestato e che pesavano una tonnellata. Qualche anno dopo presi i Fischer e infine i Tua Piuma, un paio di sci meravigliosi, come il loro nome.
E per quasi vent’anni praticamente non tornai mai più in pista.

Quante uscite, quanti anni, quante sveglie alla domenica prima dell’alba, che stagioni infinite. Come quella del ’94: riuscii a fare il giro completo dell’anno, dodici mesi sugli sci, dieci quattromila infilati, alcuni da solo, oltre quaranta weekend sulla neve. Da buon nerd asperger tenevo un foglio Excel aggiornato con tutte le uscite, anno per anno: segnavo la cima, la via di salita, il dislivello, il tempo di salita, il compagno di cordata, le condizioni della neve, il meteo. Devo averlo ancora da qualche parte nei meandri di questo computer, quel foglio Excel.

Sono ormai quasi dieci anni che le pelli giacciono nello scatolone del materiale da alpinismo, insieme ai miei due Arva e a tutto il resto dell’attrezzatura. Ho fatto le ultime uscite coi miei Piuma ai piedi nel 2009, le salite fantastiche al Cevedale e al Gran Zebrù. Poi i figli, le trasferte per lavoro, la vita che cambia, gli anni che passano, non sempre come te li sei immaginati nelle tue vite precedenti.

Così passeggiavo coi ragazzi attorno all’Ospizio e guardavo in alto gli ultimi scialpinisti che stavano rientrando, disegnando le loro curve nella neve farinosa e compatta, lievemente crostosa. In quota tirava vento, si vedeva, giù al passo calma piatta e caldo.
Quest’anno, per la prima volta da tutta la vita - che significa da quando avevo tre anni - non ho ancora messo gli sci e forse non riuscirò nemmeno a metterli. Forse domani il medico mi dirà qualcosa. Ho allertato un amico caro, gli ho detto di tenersi pronto, ché se mi vien dato uno spiraglio carico immediatamente gli sci sul tetto e partiamo subito per qualunque destinazione: ho bisogno della mia aria sottile, ne ho un bisogno quasi disperato.

Lì in mezzo alla neve del Sempione, con gli scarponi che affondavano rompendo la crosta sottile, mi guardavo attorno e pensavo a che ne è stato della mia vita. Com’è che non ero anche io lassù a disegnare curve su quei pendii.
È arrivata una coppia piuttosto avanti con gli anni, direi una decina più di me. Si sono fermati a pochi metri, si sono guardati alle spalle e hanno commentato la discesa appena fatta. Poi si sono levati gli sci e sono entrati all’Ospizio per mangiare qualcosa.
Che ne è stato della mia vita? Perché non sono anche io lassù in mezzo a quella neve?
Che ne è stato della vita che sognavo, che volevo, delle mie avventure, dei miei compagni di cordata, di quelle domeniche infinite che iniziavano al buio del mattino e finivano col buio della sera tardi e le gambe affaticate dalla giornata lunghissima, ma la testa libera, felice, carica?
Che ne è stato della mia collezione di cime, dei miei progetti, dei miei grandi sogni?
Dove li ho perduti? Quando è stato il momento? È davvero stato su quella cresta dei Palù, nel 2009, o è stato tutto il resto, tutto quello che è venuto prima e dopo?
Dove sono finito, io?

Trascorro mesi interi pensando spesso che non mi interessa più, che è finita, che sono cambiato io, sono cambiati i miei progetti, i miei interessi, sono passati anni. Ma non è vero.
Di tutte le cose che ho lasciato indietro e a cui ho rinunciato, di tutte le mie dimensioni, questa è in assoluto quella che più mi manca.

È strano - ma non troppo per la verità: fra le decine di migliaia di fotografie del mio archivio, ne ho pochissime dei miei anni d'oro passati a far tracce nella polvere. Solo quelle delle salite ai quattromila e poche altre. Praticamente nulla delle normali scialpinistiche domenicali.
È che non esistevano i telefonini, ancora non avevo comprato la mia prima macchina digitale compatta e di portare la reflex nello zaino tutte le domeniche, con quel che pesava, non se ne parlava proprio. Come del resto di fermarsi a far foto durante la discesa.
La portavo con me solo nelle grandi occasioni e comunque scattavo poco, ché se sei impegnato in un passaggio spettacolare e difficile, se fa molto freddo, se stai scendendo rapido o salendo col tuo ritmo regolare, col cavolo che ti fermi e tiri fuori la macchina fotografica.
E pensare che oggi esiste la GoPro. Averla avuta, quegli anni.

Così, niente. Non ho quasi nulla. Nulla del Sempione, nulla dell'Engadina, nulla della Valle d'Aosta e del Gran San Bernardo, nulla dell'Ossola, nulla dell'Oberland, nulla delle Orobie e delle Ticinesi, nulla di San Bernardino e dello Spluga.
Non rimane nulla di tutte quelle tracce che per anni ho disegnato sulle Alpi.

simplonpass3
Simplonpass, 19 febbraio 2017
Simplon1
Simplon2
Aprile 2009, in discesa dal Cevedale
TAG: simplonpass, scialpinismo, sempione
20.09 del 20 Febbraio 2017 | Commenti (0) 
 
Pagina successiva >>


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2017 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo