Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


17 I reumatismi, signora mia
MAR Pollice verde
Insomma, siamo ancora in inverno ma qui è tutto un fiorire con largo anticipo. E non va mica bene, no, ché i giacinti, per dire, han tutte le punte delle foglie ingiallite e quell'unico pazzo che è già fiorito è uscito moscio moscio, come si fosse appena svegliato dopo una sbronza serale micidiale di fertilizzante.

E i muscari? Sì, anche loro: stan fiorendo a razzo, ma han tutte le foglie secche in punta.
E i tulipani? Foglie grandi quest'anno, ché son pure bulbi importati dall'Olanda, ma alcune secche secche, altre spaccate in mezzo. Stanno iniziando a germogliare le corolle, ma la situazione non mi piace per nulla.

Le viole no, han superato l'inverno abbastanza bene tutto sommato, loro. Ho sfoltito qualche cespuglietto un po' marcito, ma per il resto stan colorando alla grande tutta la terrazza. Son state un buon investimento per far compagnia ai bulbi.

Mi prendo un Optalidon, va'.

Vasi.2012.03.17-01
Vasi.2012.03.17-02
Vasi.2012.03.17-03
Vasi.2012.03.17-04

Vasi.2012.03.14-02
Vasi.2012.03.14-03
Vasi.2012.03.14-05
TAG: fiori, tulipani, giacinti, viole, giardinaggio
12.27 del 17 Marzo 2012 | Commenti (0) 
16 Adesso spengo la luce e così sia
MAR Amarcord, Viaggi fra le note, Prima pagina
Passata l'istituzionale ondata mediatica ed emotiva, due righe in sordina su Dalla quasi quasi le scrivo anch'io, ché fino a ieri era fin troppo facile. D'altra parte, come sempre in questi casi, tutto e fin troppo è stato detto e scritto, e a quel che forse sarebbe piaciuto a me aggiungere ha già provveduto in modo assai più meritevole d'attenzione il sempre ottimo Leonardo scrivendo quel che per me è uno dei suoi migliori post degli ultimi anni.

Da (credo) coetaneo di Leonardo, Dalla per me è stato e inevitabilmente rimarrà quello di Com'è profondo il mare e di quei tre incredibili e geniali album venuti dal nulla - perché, non raccontiamoci balle da post-intellettuali de Il mucchio selvaggio: non saran certo davvero Terra di Gaibola e Anidride Solforosa a rimanere scolpiti nella pietra, ammesso poi che della musica pop italiana degli ultimi quarant'anni, salvo rarissime eccezioni, qualcosa meriti davvero di sopravvivere oltre le celebrazioni di un centenario.
E peraltro, prima, mica scriveva lui per l'appunto. Gliele scrivevano.

E non è solo il botto di Com'è profondo il mare. Prendi Quale allegria, ad esempio. Prendi Milano, poi prova a riascoltare Luci a San Siro e, se sei milanese, dimmi per te quale delle due è Milano (e sì, lo so che son temi diversi, grazie, ma se sei milanese Luci a San Siro è anche Milano).
E considera che quello è stato solo il riscaldamento, lo stretching prima di sparar fuori Stella di mare, per dire. A parte L'anno che verrà, sempre troppo sottovalutata e confinata, col passar degli anni, a far da colonna sonora ai tristi veglioni di fine anno negli hotel tre stelle delle località di villeggiatura montane, replicata da sciagurati pianisti di piano bar che De Gregori si rivolterebbe nella tomba, fosse morto anche lui (lunga vita, Francesco, intendiamoci: almeno tu).
E poi Futura, certo, rispetto alla quale però ho sempre avuto qualche perplessità su quella virata di armonia intermedia che un po' ti pianta lì in mezzo e vabbè.

Io però sarò sempre legato a Dalla per due canzoni in particolare, che a loro volta son legate a due momenti ben precisi della mia esistenza. Ché le istantanee davvero importanti della vita, quelle che ti segnano e che viaggeranno per sempre con te, per qualche ragione occulta portan sempre con sé una qualche musica, e questo è quel che avevo voglia di scrivere, da un po' di giorni.

Come sa chi mi segue da tempo qua dentro, nei mesi che ho trascorso e vissuto a Warszawa ho scritto parecchio di musica e della colonna sonora che accompagnava le mie giornate invernali nella capitale polacca. Eppure, a distanza di anni ormai, son due i brani che mi son rimasti in testa e che, inevitabilmente, io associo a quei giorni (e che, quando avrò tempo di montarlo, finiranno nel cortometraggio al quale lavoro da mesi sulla mia Warszawa): Via Paolo Fabbri 43 di Guccini, che ascoltavo ogni mattina uscendo dalla mia casa in Chmielna e che era il mio buongiorno alla città, e Il cucciolo Alfredo di Dalla, che per qualche ragione inspiegabile ascoltavo sempre di sera sull'autobus, mentre rientravo dal lavoro.
Così, se riascolto Il cucciolo Alfredo e chiudo gli occhi, rivedo quell'autobus, e le luci dei grattacieli e del traffico, e avverto ancora il freddo pungente del gennaio warszawianin che cerca di infiltrarsi sotto al giaccone. E mi chiudo nel mio mutismo e nella malinconia, ché il ricordo di quei giorni, per quanto, mi accompagnerà a lungo ancora, temo per sempre.

E ho un'altra storia.

Anni fa, parecchi anni fa, diciamo quasi trenta, c'era una ragazza con dei capelli chiari lunghissimi, ricci, che le scivolavano lungo le spalle. Mi fissava con quello sguardo sempre un po' assente e di traverso e occhi grigi, quasi trasparenti, in cui annegavo ogni volta.
Io credo che lei non ricordi affatto, ormai più, quanto ho pianto poi. Per dir la verità durante, ché poi, alla fine, in effetti lacrime non ne avevo più. Lo aveva capito con un paio d'anni di ritardo, troppo tardi per scoprire che avevo ragione, e amen, che col senno di poi ci potremmo asfaltare il pianeta tutto. E c'è comunque un motivo per cui io Londra, tutto sommato, non l'ho mai amata davvero, nemmeno a prescindere.

C'era questa ragazza e ci sono anche voluti parecchi anni, dopo, per eliminare anche le tracce più nascoste di tante cose, comprese quelle visibili solo al luminol, metaforicamente parlando, intendiamoci.
Quei giorni di quasi trent'anni fa sul piatto del giradischi, un Technics niente male che è rimasto dove non dovrebbe essere rimasto - ma dalle cose a un certo punto, soprattutto da certe cose, bisogna sapersi anche separare - sul piatto, dicevo, girava spesso Cara.
Perché, per me, Cara era lei.

"Quanti capelli che hai, non si riesce a contare, sposta la bottiglia e lasciami guardare se di tanti capelli ci si può fidare."

No, non ci si poteva fidare. Ho impiegato tanti anni per capirlo.
TAG: dalla
13.46 del 16 Marzo 2012 | Commenti (0) 
04 Berlino, ci son stato con Bonetti
MAR Viaggi fra le note, Amarcord
Comunque, buon compleanno (e non era Berlino, ma cose che tu ed io sappiamo).
TAG: dalla
21.00 del 04 Marzo 2012  
04 Acciacchi di stagione
MAR Pollice verde
La stagione anomala sta facendo qualche danno. O almeno, do la colpa alla stagione, ma magari la calamità è la mia proverbiale carenza di pollice verde, nonostante questi due anni di apprendistato faccio-da-me.
Sta di fatto che nel giro di una quindicina di giorni siamo passati da meno dieci, e neve a ricoprire i vasi, a più ventiquattro, e temo che l'escursione termica lunare non abbia particolarmente giovato ai nostri bulbi, che mostrano segni inequivocabili di sofferenza.

Tulipani, giacinti e tutto quel che abbiamo qui stanno all'improvviso germogliando a velocità percebile in tempo reale: qualche centimetro nel giro di due o tre giorni, per dire. Solo che le foglie vengon su spaccate, o seccano progressivamente in punta. Non mi piace per nulla.
Le provvidenziali amiche dei gruppi di discussioni di FriendFeed sul giardinaggio diagnosticano gelo penetrato nel terreno e pronosticano una possibile stabilizzazione del fenomeno, ma io sono preoccupato assai.
Insomma, indosso il camice bianco e lo stetoscopio, e mi accingo a trascorrere le nottate al capezzale delle malate.

Di buono c'è che, come mi era stato predetto, i fiori da bulbo han bucato il tappeto di viole e si stan facendo largo a gomitate nella giungla che li ostacola. Se riusciamo a recuperare la situazione e a tener duro è capace che quest'anno assistiamo a una gran bella fioritura.

Vasi.2012.03.03-01
Vasi.2012.03.03-02
Vasi.2012.03.03-03
Vasi.2012.03.03-04
Vasi.2012.03.03-05
Vasi.2012.03.03-06
TAG: fiori, tulipani, giacinti, viole, giardinaggio
11.31 del 04 Marzo 2012 | Commenti (0) 
03 Masterchef
MAR Diario
Il team Tati + papà presenta la prima generale de "Il salame di cioccolato", fatto tutto a manina (senza nemmeno una frusta a manovella, per dire).

salame
21.17 del 03 Marzo 2012 | Commenti (1) 
03 Italiani brava gente
MAR Prima pagina, Mal di fegato
Questo è il Paese il cui principale quotidiano nazionale, il giorno dopo la scomparsa di uno dei suoi artisti di maggior fama, corre immediatamente a fargli i conti in tasca in prima pagina, ancor prima che sia celebrato il suo funerale.

Ma, soprattutto, è il Paese in cui i lettori del quotidiano sopra citato commentano così i suddetti conti in tasca.

dalla
TAG: dalla
21.02 del 03 Marzo 2012 | Commenti (0) 
29 No dubbi
FEB Prima pagina, Mal di fegato
Questo blog non ha una posizione precisa sulla questione No TAV, o meglio, ce l'ha con le dovute riserve e cautele del caso, e comunque, come sempre, confrontandosi con gli argomenti - argomenti - a sostegno di entrambi i fronti. Perché, al solito, a parlare senza argomentare, senza dati a supporto e senza fonti siam buoni tutti.

Questo blog, peraltro, non ha mai avuto una simpatia particolare per i reparti di polizia mobile, meglio noti come celerini, pur riconoscendone, come dire, la necessità in termini di Istituzione. Sì, con la "I" maiuscola.

Detto tutto ciò, però, questo blog non ha alcun dubbio su quale lato della strada schierarsi nel filmato qui: in quello a destra.
TAG: no tav, val di susa
12.51 del 29 Febbraio 2012 | Commenti (1) 
16 Quello che ci interessa
FEB Prima pagina
Nel momento in cui scrivo, la prima è la nona notizia del giorno, la seconda è la seconda. Buona giornata in questo Paese e dalla sua informazione.

Corriere2
Corriere1
Corriere.it del 16 febbraio 2012
TAG: corriere, informazione
09.53 del 16 Febbraio 2012 | Commenti (0) 
10 Impossibile da commentare
FEB Prima pagina
Lupi
Titolo di testa del Corriere.it del 10 febbraio 2012
TAG: media, giornalismo, neve
12.50 del 10 Febbraio 2012 | Commenti (0) 
09 Primo di due: iPad 2
FEB Web e tecnologia
Da un po' di settimane mi trastullo con un iPad di seconda generazione: un oggetto che, per quanto mi abbia affascinato fin dal suo esordio, ho sempre visto indirizzato a un target completamente differente da quello al quale appartengo.
Pensavo, in altri termini, che i tablet andassero a riempire perfettamente quella fascia di mercato comprendente persone che probabilmente mai si metterebbero un computer in casa, ma che ben volentieri sono disposte a spendere per uno strumento tecnologico portatile, di uso semplice e intuitivo, che meglio del proprio smartphone consenta di giocare, fruire di contenuti multimediali (foto e filmati), crearne di nuovi (fotocamera), garantendo in parallelo l'accesso al web e dunque, dati gli utenti di riferimento, ai social network preferiti.
In alternativa, immaginavo un uso adatto a quella fascia di nicchia costituita da professionisti come il mio amico Mario, che sono in perenne movimento e che col computer lavorano assai, ma che lo usano principalmente per leggere, più che per scrivere. In altre parole, per fruire e accedere a contenuti, più che per produrne.
Oppure, ancora, indirizzato a categorie specifiche di professionisti in mobilità, i contenuti del cui lavoro ben sposano le caratteristiche gestionali e architetturali proprie di un tablet: mi riferisco ad esempio agli area manager commerciali, agli informatori medico scientifici, eccetera.

Per quel che mi riguarda, buona parte della mia vita professionale si declina nel preparare presentazioni e produrre documenti, anche piuttosto corposi. Nel tempo libero, invece, uso il portatile soprattutto per la manutenzione del mio sito web e del mio vasto archivio fotografico. Tutte attività per le quali l'uso di particolari risorse (spazio disco, memoria, eccetera), ma soprattutto di una tastiera, sono abbastanza indispensabili.
Il mio amico Mario sopra citato, viceversa, fa uso del computer essenzialmente con priorità differenti: legge (e scrive) molte più e-mail di me, legge documenti, elabora testi con frequenza minore. Per Mario la tastiera fisica e risorse computazionali elevate non sono una discriminante, laddove massima portabilità, leggerezza e facilità d'uso lo sono invece eccome.

Dunque da qui le mie perplessità sui tablet, perlomeno con riguardo alle mie necessità.
Poi ho preso in mano l'iPad. Ed è stata la fine. Mi segue anche in bagno e a letto, per dire.
Quel che segue sono dunque le mie riflessioni in merito dopo le prime settimane di utilizzo e, lo anticipo da subito, sono indirizzate a tutti coloro che con i tablet non hanno ancora avuto a che fare e/o che hanno poca o nulla esperienza del mondo Apple: a tutti gli altri potrebbero sembrare solo un concentrato di scontate ovvietà.

Ho questo post in canna da qualche settimana, ma non ho trovato fino ad oggi la voglia, né il tempo, per completarlo. Così mi sono via via appuntato alcune note, come d'abitudine. Usando l'iPad. Ché l'iPad è sempre lì, pronto.
Quasi qualunque cosa mi serva quotidianamente e d'abitudine, e per l'accesso alla quale fino ad oggi abbia usato un personal computer, l'ho ora a disposizione lì - o meglio, dovrei dire qui - dentro.

L'iPad è diventato innanzitutto la mia porta primaria di accesso al web. Se me ne sto sul divano a correggere (correggere, non scrivere...) questo post, a seguire gli stream di FriendFeed, Twitter e G+ mentre guardo la tv, a leggermi la posta, ascoltare musica, eccetera, mi è molto più comodo farlo con l'iPad piuttosto che tenermi sulle ginocchia il portatile. Ho anche il sospetto che sia molto più salutare, fra l'altro.
Se devo andar via un paio di giorni e in agenda ho solo qualche intervista e una presentazione da fare, o al massimo appunti da prendere, l'iPad mi è più che sufficiente.
Se sono in viaggio e voglio bloggare, elaborando anche le foto da inserire nel testo, dentro l'iPad ho tutto quel che mi serve.
Il problema della mancanza (teorica) di un disco e di un file system l'ho superato installando la app per accedere al mio account Dropbox: in questo modo posso tenere l'iPad sincronizzato con il Mac, portandomi dietro tutti i file che mi servono. Non solo: con un'altra app specifica posso tranquillamente gestirmi i documenti in formato MS Office senza alcun problema, pur con qualche limite, che però è un compromesso più che accettabile a fronte della comodità complessiva offerta dallo strumento.
Inizialmente pensavo di abbinare una tastiera bluetooth, ma francamente, una volta abituato all'uso, mi son risparmiato qualche decina di euro e ne faccio tranquillamente a meno: la tastiera virtuale dell'iPad funziona tutto sommato in modo egregio per l'utilizzo che se ne fa.

E poi le letture: fino a qualche settimana fa partivo mettendo in valigia le mie copie di Internazionale, di altre riviste alle quali sono abbonato e/o dei libri che sto leggendo. Adesso quel che leggo è dentro l'iPad, a partire proprio dalle riviste. Con il vantaggio di avere l'archivio completo dei vecchi numeri sempre in linea.

Proprio il passaggio alla lettura su supporto digitale ha rappresentato il crollo della mia barriera tradizionalmente più resistente all'adozione sistematica della tecnologia in ogni contesto della mia quotidianità.
Di quanto l'informatica permei la mia vita ho scritto non molto tempo fa, ma il terreno della lettura, dei libri, dell'esigenza fisica della pagina stampata, è stato fino ad oggi un po' la cartina di tornasole del mio rapporto vero con il computer: il limite apparentemente invalicabile.
Col senno di poi, il paragone è banalmente servito: qualche anno fa mi sembrava un sacrilegio convertirmi alla smaterializzazione del prodotto musica, salvo poi rompere gli argini all'improvviso e, nel giro di pochi mesi, convertire l'intera mia discografia (quasi mille album, all'epoca) in mp3, rivoluzionando di conseguenza la mia esperienza di consumatore del settore; oggi anche la diga che avevo eretto in qualità di lettore ha ceduto di colpo e in pochi giorni ho scoperto tutti i vantaggi della lettura elettronica.
Non so ancora se si tratti davvero dell'ennesima rivoluzione tecnologica nella mia esistenza, e del resto sul mio comodino ho in coda ancora una torre di una ventina di tradizionalissimi libri di carta da leggere, ma intanto nella biblioteca virtuale del mio iPad hanno iniziato ad accumularsi riviste, manuali e un paio di e-book.

A caldo, dunque, un colpo di fulmine e un amore totale. In realtà qualche limite nell'uso dell'iPad, talvolta decisamente intollerabile, me lo sono appuntato e lo sconto quotidianamente.

Innanzitutto, parlando di tastiera, va segnalata la totale scomodità dovuta alla mancanza delle frecce per spostarsi nel testo. È un tema che emerge quasi ovunque nelle discussioni sull'iPad e non c'è nulla da fare: per quanto a Cupertino e gli irriducibili fan di Apple si ostinino a difendere la scelta in nome dell'ergonomia, del design, di un diverso paradigma che predilige l'utilizzo dello zoom per puntare direttamente a una posizione nel testo, resta il fatto che i cursori si usano normalmente e non averli è una continua seccatura. Fine della storia. È come dire che è più logico guidare a sinistra in un paese in cui tutti guidano a destra e ostinarsi di conseguenza a produrre auto con il volante a destra per quel medesimo mercato: sarà anche vero, ma noi guidiamo tutti a destra e il codice stradale è scritto su questa base. La nostra testa "funziona" con i cursori, non con lo zoom. E non c'è verso di abituarsi.
Sulla medesima falsariga, le modalità di selezione guidata del testo sono assurde: NON voglio che sia il software a decidere cosa voglio selezionare per poi consentirmi, nel caso, di correggere la selezione (peraltro non sempre con successo); voglio potermi posizionare in un punto qualsiasi del testo con i cursori (!) e da lì selezionare la parte che mi interessa. Oppure voglio che un doppio clic selezioni la parola o il paragrafo sui quali sono posizionato, non una porzione di finestra arbitrariamente decisa dal sistema con un rubber band eventualmente modificabile. Anche questi sono comportamenti inaccettabili e particolarmente irritanti per la mia esperienza utente.

La mancanza di una gestione dello spazio disco, poi, diventa particolarmente fastidiosa - per non dire un limite vero e proprio - ad esempio nelle situazioni nelle quali una pagina web richiede, o consente, l'upload di un file che, perlomeno con Safari, non è possibile nel classico modo di selezione dal disco locale.
Ad esempio, se voglio caricare sul mio blog un'immagine memorizzata sull'iPad, Safari non mi consente di utilizzare l'interfaccia web del mio gestionale: semplicemente, i pulsanti di upload sono disabilitati. Mancando infatti una gestione ordinaria del disco, le routine di caricamento non vedono il file system, che del resto non è direttamente indirizzabile, e dunque non funzionano perché non sanno dove cercare i file. Quando ho scoperto questa cosa sono francamente rimasto basito.
In effetti io non so dove l'iPad memorizza le mie immagini: quello che posso fare è caricargliele dentro e vederle/elaborarle con una qualunque delle app sviluppate per la gestione delle immagini. Sono le stesse app a "sapere" dove trovare quelle immagini dentro al mio iPad e a gestirne la memorizzazione.
Nel caso del blog il problema è stato risolto scrivendo una routine apposta: una volta caricata l'immagine sull'iPad devo poi inviarmela via e-mail a un indirizzo specifico che provvede ad alimentare il blog in modo automatico. Ma si tratta di un noiosissimo work around.
Se ad esempio voglio caricare un'immagine su FriendFeed non posso farlo dal browser: sono costretto a scaricarmi ed installarmi una app come FFHound per poterlo fare. In sostanza, lo scambio di contenuti fra l'iPad è il web è possibile solo via app: se non c'è la app sviluppata per uno specifico sito web, non è possibile scambiare contenuti con quel medesimo sito. Un bel limite, insomma, nonché la differenza principale fra l'iPad e un qualsiasi computer.

La concentrazione, poi, in un unico dispositivo di tante sorgenti di informazione e Media dà una spallata piuttosto decisiva alla capacità di focalizzarsi sui contenuti, in favore del multitasking più dispersivo. L'effetto più macroscopico è riscontrabile proprio nel processo di lettura: se da una parte leggere un libro tradizionale costringe all'attenzione e a un rapporto esclusivo e bidirezionale con i contenuti oggetto di quella medesima attenzione, la lettura attraverso un dispositivo elettronico come l'iPad è drasticamente dispersiva. La possibilità di passare da una app all'altra, di avere aperte contemporaneamente, che so, l'ultima copia di Internazionale, un qualunque libro, lo stream del vostro social network preferito, la pagina del Corriere sul browser, la posta elettronica, eccetera, è intrinsecamente fonte di distrazione continua, soprattutto nel momento in cui ciascuna app invii notifiche sullo schermo ad ogni aggiornamento dei relativi contenuti.
In altri termini si potrebbe dire che, avendo così tante cose da leggere, il risultato finale è che in qualche modo si legge molto meno. O almeno questo è l'effetto che mi trovo a dover contrastare io.

Tornando infine all'utilizzo quotidiano, il sistema delle app (è un'ovvietà, lo so) è la vera rivoluzione: c'è (altra ovvietà) una app per qualunque cosa. Qualunque. E, soprattutto, c'è quasi sempre gratis, laddove se non è gratis costa spesso meno di un euro. È come il paese dei balocchi, soprattutto per chi come me viene dal mondo Windows (e per quanto ormai la mia migrazione al MacBook sia prossima a compiere un anno; a proposito: mai più, mai più indietro!).
Sul mio iPad, che è ben lungi dall'essere pieno, in perfetto "stile Orizzontintorno" ho ad esempio installato applicazioni meteo a raffica di tutti i tipi, una bellissima sveglia, navigatori satellitari, almeno una dozzina di ottime funzionalità per viaggiare, fra cui le app di Expedia, di TripAdvisor, di TripIt, di Booking.com, di Trivago, gli orari delle compagnie aree e tutte le applicazioni specifiche per programmare rotte e percorsi, traduttori, mappe delle metropolitane, convertitori di ogni genere; e poi ancora app per elaborare le immagini, un database infinito di ricette di cucina, un virtualizzatore che mi permette di collegarmi al MacBook e di operare in remoto, eccetera. Si possono trascorrere giornate intere a navigare nei cataloghi delle app e la facilità di installazione e di gestione è definitivamente vincente.
Va da sé che tutto ciò è normalmente scontato e acquisito da anni per i fan della mela (e ultimamente di Android), ma il mio è il punto di vista dell'(ex-)utente tradizionale di Windows e di telefonini con Windows Mobile o il buon vecchio Symbian.

Un'ultima nota riguarda iCloud, al quale mi sono registrato contestualmente all'arrivo dell'iPad. Di per sé nulla di nuovo, perlomeno per utenti come me di altri servizi simili, tipo il già citato Dropbox.
In questo caso, la sincronizzazione fra iPad e MacBook via iCloud, perlomeno per quanto riguarda agenda, rubrica, posta e dati di navigazione, è per conto mio la vera killer application, soprattutto a quando penso a quanto abbia penato per anni per tenere sincronizzato il mio telefono con il pc, il web, eccetera. Qualunque modifica su uno dei due dispositivi si riflette immediatamente nell'aggiornamento del/i device gemellato/i. Se nella catena si inserisce anche un'iPhone è poi la fine del mondo (ci arriviamo con la prossima puntata di 'sta roba).
Peraltro, iCloud è un servizio ancora molto giovane rispetto alla concorrenza, con tutte le sofferenze del caso. Ad esempio, quel che per me (e non solo per me) è il limite più fastidioso è la modalità di gestione dello streaming immagini. La funzione consente la sincronizzazione fra dispositivi (Mac, iPad ed iPhone, ad esempio) delle immagini scattate con l'iPad o con l'iPhone. Se scatto una foto con l'iPad, con lo streaming attivo su iCloud, immediatamente avrò l'immagine disponibile sul Mac (via Aperture o iPhoto e a condizione di essere collegato a una rete WiFi, per problemi di prestazioni del sistema di trasferimento). Non è però possibile cancellare singole foto dallo streaming: una volta scattata, la foto rimarrà dentro a iCloud definitivamente, a meno di non cancellare l'intero archivio. Demenziale. Non solo: se non faccio attenzione e decido ad esempio di scollegare il Mac dallo streaming foto di iCloud, e se non ho provveduto a fare una copia altrove delle foto presenti nello streaming, automaticamente quelle medesime foto verranno cancellate dal Mac.
Stessa sorte accade con i dati di agenda e rubrica, rispetto ai quali è necessario fare molta attenzione. La sincronizzazione fra Mac e iPad può normalmente essere fatta via iTunes in modalità batch, oppure in modo molto più efficiente e sincrono via iCloud, ma con una differenza sostanziale: rispetto al metodo tradizionale, l'uso di iCloud crea una copia di rete della rubrica e dei calendari dell'agenda e, da quel momento, le applicazioni useranno e aggiorneranno di default quelle copie. La conseguenza spiacevole - o disastrosa, in alcuni casi - è che se si decide di scollegare uno dei dispositivi da iCloud, ad esempio il Mac, l'agenda e la rubrica verranno completamente azzerate, o perlomeno ricondotte all'ultimo stato precedente l'aggancio alla nuvola. Quel che accade, in realtà, è che le applicazioni, non potendo più accedere ai dati in rete, andranno a prendersi le ultime copie di quelli in locale.
Per precauzione io tengo la rubrica duplicata e riporto ogni aggiornamento anche nella copia locale del MacBook.
TAG: ipad, icloud, tablet
00.23 del 09 Febbraio 2012 | Commenti (3) 
<< Pagina precedente Pagina successiva >>


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2012 Orizzontintorno s.a.s.   |   P. IVA 05753210961   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo