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| Sono certo che, se ci penso con attenzione, mi viene un
commento a questa
notizia. Ce l'ho, lo sento che ce l'ho. E' proprio
lì, sulla punta della lingua. |
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C'è questa montagna che si trova fra l'Everest ed
il Cho Oyu e che ho fotografato cinque anni fa da Tingri,
in Tibet, etichettandola nel mio diario
di viaggio semplicemente come un settemila sconosciuto,
perlomeno a me. In effetti, vista da Tingri e considerato
che si trova sulla linea di congiungimento fra Everest e
Cho Oyu, l'altezza sembra considerevole, al punto che
inizialmente l'avevo scambiata proprio per il Cho Oyu, grazie
anche al fatto che quest'ultimo lipperlì fosse coperto dalle nubi.
Non mi ero più occupato del settemila misterioso,
ma da allora un po' di curiosità latente mi era rimasta. In
effetti non è facilissimo da scovare in letteratura
e non fa parte né dei 7000 più famosi, né è un classico obiettivo dell'alpinismo d'alta quota moderno. Insomma, qualunque fosse la sua identità,
era chiaro che la prossimità coi due vicini 8000, uno dei quali peraltro è proprio l'Everest, condannasse la montagna all'anonimato assoluto.
Poi ieri, volando sul profilo 3D del gruppo dell'Everest
grazie a Google Earth e dirigendomi verso il Cho Oyu, ci
sono di nuovo (inevitabilmente, direi) andato a sbattere
contro. Insomma, è proprio lì in mezzo e vista
dalla prospettiva di Google Earth è ancor più
evidente che è alta almeno quasi quanto il
Cho Oyu. Epperò...!
E allora mi sono un po' sbattuto fra carte geografiche un
minimo dettagliate ed Internet. E ho scoperto questo.
Ma, soprattutto, questo:
"As the fifteenth highest peak in the world, it
is also the highest peak that is not an eight-thousander;
hence it is far less well-known than the lowest of the eight-thousanders,
which are only about 100 m (328 ft) higher."
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La linea dell'orizzonte
da Tingri, Tibet
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Il versante
nord del Gyachung Kang come appare da Tingri
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"Un'impresa d'altri tempi, proprio perché
tutto è stato organizzato senza l'ausilio dei portatori,
almeno dai campi più alti, e senza ossigeno."
Veramente, cari amici di Repubblica,
l'impresa è dei nostri tempi proprio perché
è stata organizzata senza l'ausilio dei portatori,
almeno dai campi più alti, e senza ossigeno. Anzi,
per dirvi la verità, oggi i più fighi i portatori
non li usano nemmeno per arrivare al campo base. Aggiornatevi,
o lasciate perdere, che forse è meglio. |
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"Alle ore 12,30 circa locali del 12 luglio 2007, partendo
dal CIII (7.O00 metri) dopo circa 13 ore di marcia, Gnaro Mondinelli
raggiunge la vetta del Broad Peak. Insieme a lui Gerlinde,
Ralf, Ivan, Fabio Iacchini, e parte del team del Filo. Lo
sforzo è gravoso perchè a causa delle abbondanti
nevicate gli alpinisti devono fare la traccia e dall’anticima
trovano la bufera.
Dopo la cima incomincia la discesa, nella quale Gnaro sarà
impegnato per diverse ore, una delle fasi più critiche
di ogni impresa alpinistica. Ultimo sforzo prima di festeggiare
l‚Äôottomila che gli permetterà di entrare nell‚Äôolimpo
degli alpinisti che, senza il supporto dell’ossigeno,
hanno salito le 14 vette più alte del mondo!
Tutti gli aggiornamenti al rientro al CB."
[fonte www.gnaromondinelli.it] |
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L'ultimo e recente
commento a questo post (caspita, dopo l'intervento
di Ermanno Salvaterra in persona, la storia dell'alpinismo
si è di nuovo affacciata su Orizzontintorno!) mi
ha dato lo spunto per tornare a documentarmi sulla vicenda
di Buhl alla Nord-Est del Badile e provare a risolvere la
questione.
Scrive Hermann Buhl in "E' buio sul ghiacciaio"
(ed. originale della SEI, 1960): "Soddisfatto, mi
lascio cadere su uno dei grossi lastroni che ricoprono la
cima, per godermi un bel meritato riposo. Sui volti degli
italiani leggo entusiasmo e stupore. Si accostano, si presentano,
uno dopo l'altro. Mauri, Ratti... A questo punto tendo l'orecchio.
Questi nomi mi suonano familiari, appartengono all'élite
dell'alpinismo italiano."
Ora, siamo nel 1952. Vittorio Ratti è morto nel 1945
durante la Resistenza. E quindi chi diavolo era quel Ratti
in cima al Badile nel luglio del 1952 che Buhl cita fra
"l'élite dell'alpinismo italiano"?
Google non mi aiuta un granché. |
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Ricevo e pubblico:
"Ciao, sono una giovane escursionista amante della
montagna e ho visitato con piacere il vostro sito. In particolare,
cercavo foto del Pizzo Badile perché ho appena terminato
la lettura di 'Capocordata' di Riccardo Cassin e mi incuriosiva
vedere altre immagini della sua parete, salita in prima
insieme a Gino Esposito e a Vittorio Ratti.
Ho quindi trovato la vostra
pagina su Hermann Buhl, ma mi sembra ci sia una
grossa incongruenza: Cassin scrive che Ratti è morto
durante la resistenza partigiana, mentre voi affermate che
Ratti incontra Buhl in cima al Badile nel 1952! Forse avete
confuso Ratti con Esposito o con qualcun altro..." |
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Non ho mai amato il personaggio, ma lo seguo dagli inizi
della sua carriera, come del resto seguo tutti gli altri.
Non ho capito molte delle sue imprese e non è uno
dei miei eroi. E questa volta non riesco proprio a capire
perché diavolo abbia usato un elicottero per arrivare
al campo base e no, non riesco a digerirlo una volta di
più.
Il doppio tentativo di Simone Moro al K2 ed al Broad Peak
merita comunque attenzione, non fosse altro perché
in inverno e in solitaria. E' possibile seguirlo
in diretta grazie ad una videocamera, un blog ed
un collegamento satellitare.
Io dico che non ce la fa, ma se dovesse riuscirci sarei
il primo a levarmi il cappello. Era proprio necessario quell'elicottero,
Simone? |
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E' uscito
da pochi giorni, annunciato da mesi e molto atteso.
Dopo tutto ciò che era emerso dai miei scambi
con Salvaterra, non avevo più molta voglia
di leggerlo, ma tant'è non ho resistito. Ho fatto
bene: nonostante un avvio non brillantissimo, mi è
piaciuto molto, non fosse altro per le conclusioni che trae
della vicenda.
Conclusioni che trae? La realtà è che
non c'è nulla da trarre. C'è solo da scegliere
se rinunciare o meno alla capacità di fantasticare.
E la mia conclusione è che io preferisco continuare
a sognare.
Accanirsi nel cercare una costruzione logica a tutti gli
eventi umani è l'assassinio dell'immaginazione.
(In realtà avrei tante cose da dire in proposito,
ma non ne ho più voglia nemmeno io. Mi piacerebbe
forse parlarne una sera con Ermanno davanti a una birra:
con l'ex-tifoso però, non con il "tecnico") |
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