Orizzontintorno Carlo Paschetto
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07 La prossima volta provo con Piero Angela
FEB Segnalazioni, Progetto 110, Coffee break
Emporio Daverio fa schizzare le visite di Orizzontintorno, nemmeno avessi parlato di gnocca e molto più di quanto faccia prendersela con Berlusconi.
Pensa, alle volte.

Va da sé che scrivo questo solo per consolidare il trend.

[A proposito, oggi ho visto la puntata su Aosta e ho seriamente pensato di chiudere il mio Progetto 110, o perlomeno di cancellare il mio post. Daverio, portami con te /reloaded.]
TAG: emporio daverio, aosta
23.00 del 07 Febbraio 2011 | Commenti (1) 
24 Centodieci/32: Biella (con quella faccia un po' così)
GEN Progetto 110
E così una domenica di metà inverno te ne vai a Biella, ché è l'unico capoluogo che ti manca per completare l'album del Piemonte, e non è che uno da Biella passa per caso, ché se aspetti di passarci per caso, da Biella, può anche essere che una vita intera non ti basti, a meno che tu non abbia a che fare con la lana, s'intende, ché Biella è famosa per quello, ché la filiera mondiale del tessile settore lana, com'è come non è, sembra far capo tutta a Biella, tant'è che man mano che ti avvicini a Biella attorno a te si materializzano all'improvviso dozzine di lanifici e di outlet, c'è persino la Facis, non so se mi spiego, ma ve la ricordate la Facis, esiste ancora la Facis, e insomma, se vai a Biella ci sbatti contro alla Facis, e non solo a quella, e comunque tutto questo per dire che non ce n'è, se della lana non te ne frega nulla l'unica è prendere ed andarci apposta a Biella, che altro che Rovigo, per dire.

E così una domenica di metà inverno te ne vai a Biella e siccome è metà inverno, e non so se hai presente dov'è Biella, t'immagini che a Biella i casi sono due, o diluvia di bestia o minimo minimo ci sarà una nebbia che invece dei fendinebbia c'avrai bisogno della motosega per aprirti un varco, e così non è che ti meravigli più di tanto quando esci dall'autostrada a Carisio (dove peraltro vent'anni fa presi un autovelox da vere carogne, una domenica mattina alle sei, limite superato di sette chilometri orari, capisci bene che), esci a Carisio, dicevo, dopo settanta chilometri di nebbia e null'altro, e inforchi la bretella per Biella, perché da Biella col cavolo che ci passa l'autostrada, e davanti a te il panorama, per altri trenta chilometri, è questo:

Biella 02

E insomma, pensi che quello che ha inventato il navigatore era uno di Biella, ché gli serviva per tornare a casa le sere d'inverno, ché altrimenti colcazzo che la ritrovava Biella ogni volta che se ne allontanava, e mentre la situazione va peggiorando sempre più, ché in confronto quella della foto è una splendida giornata di Scirocco sulle Alpi, e poco a poco ti ritrovi a procedere a velocità prossima a quella di un gasteropode terrestre, tipo la sera di capodanno del 1987, quando brancolavi lungo la Paullese con il finestrino aperto nel tentativo di seguire la linea di mezzeria, e alla fine avevi rinunciato e avevi fatto scendere la tipa per farla camminare davanti alla macchina in modo da poterla seguire, e sì, durò ancora un bel po' dopo, con la tipa, nonostante questo, solo che poi io me ne andai in Patagonia, sta di fatto che man mano che ti avvicini a Biella il tuo umore assorbe il colore del panorama attorno, ed ecco che non ti accorgi che in realtà la statale 230 sta salendo, leggermente, poco a poco, a te pare tutta dritta e piatta, ma in realtà sale, sale quel tanto che basta perché all'improvviso, cento metri prima di trovarti davanti al cartello Biella, accada il miracolo, ché tu puoi anche essere agnostico fin che vuoi e iscritto al Cicap, ma la verità è che quindici minuti dopo aver scattato la foto di cui sopra a te, miracolato, appaiono, nell'ordine, un'incredibile corona di montagne innevate e, proprio ai loro piedi, Biella:

Biella 01
Biella

Sì, vabbè, la foto l'ho scattata più tardi dalla funicolare del Piazzo, ché lipperlì stavo guidando e non è che potessi mettermi a riprendere l'apparizione dell'Himalaya biellese in mezzo al traffico fra una rotonda e l'altra, ma insomma, la luce quella era.

Dirò di più. Sapete che c'è? Mica male, Biella. Altro che Rovigo, e non parliamo poi di Vercelli ed Alessandria, volendo rimanere in Piemonte.
Che poi pare che io, a Biella, abbia addirittura le radici. Ché è vero che noialtri semu zeneixi da non so quante generazioni (de Sampedena, mia, che viätri da Föxe chi ve salva son quelli de Boccadäse che son ciû tarlûcchi de viätri), ma è anche vero che mio padre mi ha sempre detto che i Paschetto vengon da Biella, originariamente, per cui sarà che mi porto appresso un certo campanilismo genetico inconscio.

E insomma, a Biella piazza del duomo c'è, il duomo c'è ed è persino aperto. Par pure essere - cito Wikipedia, naturalmente - un capolavoro di trompe-l'oeil, che adesso mi ci riempio la bocca e la meno a tutti, così sembro come Philippe Daverio, che io lo amo Daverio e ultimamente sono totally addicted ai suoi programmi su Rai5, non fosse altro perché è ormai l'unico canale che riesco a prendere.
Comunque a Biella, per dire che siete stati davvero a Biella, non vi basta andare (solo) al Duomo: d'obbligo prendere la funicolare e salire al Piazzo, l'antico centro storico che sorge sopraelevato a ridosso delle colline, dal quale potrete godere del panorama sulla città intera e sulla pianura sommersa dalla nebbia.
E poiché le funicolari ci sono anche a Genova, dev'esser perlomeno vero che fra genovesi e biellesi ci s'intende.

Biella 03
Biella 04
Biella, Cattedrale di Santo Stefano (duomo)
Biella 05
Biella, il Battistero
Biella 06
Biella, Porta della Torrazza
Biella 07
Biella 08
Biella 09
Biella, per le vie del Piazzo
Biella 10
Biella, Piazza Cisterna

Comunque, a parte tutto, diciamocelo: in un'oretta Biella te la sei bell'e che fatta, volendo. E siccome la giornata ci ha miracolati e il tramonto promette un gran bene, val pure la pena fare un salto al santuario di Oropa, dove ricordo di essere stato da bambino con i nonni. Si parla perlomeno di quarant'anni fa, suppergiù.

Ad Oropa c'è la neve, tira un certo venticello artico anzichenò e col calar del buio le montagne s'accendono di una straordinaria luce fosforescente grazie ad una splendida luna gelida
Tipo che, come potete ben immaginarvi se frequentate queste pagine da tempo, all'improvviso mi sento a casa e potrei anche non scender mai più a valle, men che meno laggiù in quel mare di nebbia che riflette la luce della luna verso l'alto.

Biella 11
Biella 12
Santuario di Oropa (BI)

Sta di fatto che io, a Biella, tornando da Oropa, ci ho pure cenato e son persino andato al cinema a vedermi Hereafter, che è una minchiata uscita dalla penna di uno che all'improvviso si sente la vecchiaia addosso e si fa i film - nel senso delle seghe mentali - sull'aldilà, e non il film - nel senso della pellicola - di uno capace di infilare capolavori come Bird, Gli spietati, Mystic river e Million dollar baby.

Solo per dire, questo, che io a Biella ci son stato davvero. Altro che Rovigo.
TAG: Biella, Oropa, Santuario
01.55 del 24 Gennaio 2011 | Commenti (0) 
03 Centodieci/31: Verbania
GEN Progetto 110
Verbania è un capoluogo un po' strano: "comune sparso" lo definisce Wikipedia, nel senso che - da quel che ho capito - una Verbania vera e propria non esiste, o meglio, nasce più che altro dall'unione dei comuni di Intra, Pallanza e Suna, che peraltro continuano a chiamarsi così, solo che adesso son targati VB e allora è tutta un'altra storia, tipo. Sai un po' quelle robe all'italiana.
Io, infatti, ricordo che anni fa, quando andavo a vela (sì, c'è stato anche un tempo in cui andavo a vela, fra altre cose) (andavo con Franco e la sua Stanca di guerra che, ora, ditemi voi se al mondo esiste un nome più bello per una barca a vela), quando andavo a vela con Franco, dicevo, attraversavamo il lago Maggiore di notte e si andava a far colazione coi cornetti caldi ad Intra, che me lo ricordavo ancora, infatti, il porticciolo di Intra. E pure le traversate del lago di notte con le birre a strascico in acqua per tenerle al fresco. Che s'aveva vent'anni o giù di lì, e avete presente andare a vela a vent'anni o giù di lì (Fabio ci portava le donne, di notte, sulla Stanca, io e Franco invece attraversavamo il lago con le birre a strascico, e qualcosa tutto questo vorrà pur dire, anche se non mi è ben chiaro cosa, e forse è meglio così).

Comunque questo dovrebbe essere un post su Verbania per il Progetto 110. Ad avercelo, qualcosa da aggiungere di un po' meno sconclusionato.

Ci son passato andando a Macugnaga l'ultimo dell'anno, da Verbania, così ne ho approfittato per piantar la bandierina del 110. Adesso del Piemonte mi manca solo Biella, anche se dubito che in questa vita mi capiterà mai una ragione qualunque per passare da Biella, così mi immagino di investirci, prima o poi, una domenica autunnale di pioggia, di quelle buone per suicidarsi, per andare a Biella. Che immagino sia più o meno la stessa cosa, suicidarsi o andare a Biella in una domenica di pioggia autunnale, ma attendo fiducioso badilate di biellesi pronti a smentirmi.

Ma a parte Biella, di Verbania si parlava.
E niente, quel che volevo dire è che noi ormeggiavamo ad Intra e invece adesso, venticinque anni dopo all'incirca, a quanto pare si ormeggia a Verbania. Anche se sul cartello c'è sempre scritto Intra.

Che poi Verbania l'abbian pure fatta capoluogo di provincia, mah. E' pur vero che fra VA e VC una targa VB in effetti mancava, a voler ben vedere.

Verbania1
Verbania2
Il lago Maggiore presso Suna, Verbania
Verbania2
Chiesa di Madonna di Campagna, Verbania
Verbania4
Oratorio dei SS. Fabiano e Sebastiano, lungolago di Suna, Verbania
Verbania5
Verbania6
Basilica di San Vittore, Intra - Verbania
TAG: verbania
00.14 del 03 Gennaio 2011 | Commenti (1) 
21 Centodieci/30: Trento
NOV Progetto 110
Quel che è certo è che la numerazione progressiva dei post del Centodieci non torna mai. Ero arrivato a ventotto con Ferrara, poi son stato a Trento, ho ricontato, e mi accorgo che invece fanno trenta. A parte che è ovvio che Trento faccia trenta.

Comunque.

Scrivevo un mese fa del fatto che in qualche modo buona parte della mia vita gràviti - o perlomeno dovrebbe gravitare - attorno ad Aosta e tutta una sbrodolata a corollario su quanto io sia occidentalista, almeno in termini alpinistici. Epperò son cresciuto altrove ed anche di questo si è qui parlato in diverse occasioni, ad esempio qui (oggi sono decisamente in vena autoreferenziale, potete anche passare oltre).
Dunque, per almeno i primi tredici anni della mia vita il mio centro di gravità è stato altrove e proprio attorno a Trento ha ruotato, o perlomeno qui era posizionato il confine fra la mia esistenza orizzontale e quella verticale.
A Trento-città son tornato anche nel '90 o giù di lì, all'inseguimento di una fanciulla bionda, e peraltro fu un viaggio a vuoto.

Una sera di qualche settimana fa avevo un appuntamento ad Arco e mi è così sembrata un'ottima opportunità per allungare il viaggio di andata di qualche decina di chilometri e tornare dunque in zona per piazzar la bandierina del Centodieci. Fra l'altro, la bella statale che collega Trento ad Arco e a Riva del Garda attraverso la valle del Sarca merita di per sé.
Peccato solo me la sia presa troppo comoda come mio solito e sia arrivato in città solo al tramonto, con poca luce, bruciandomi un po' la bellissima giornata di sole. A parte che tanto, per scattar foto col cellulare, non è che poi.

Dovessi comunque dire, e per farla breve ché tanto 'sto post ce l'ho in canna da tre settimane e non mi viene proprio, a me Trento piace più di Aosta, ed anche di Bolzano, che rispetto a Trento è più industriale e più artificiale, o forse semplicemente crucca, cosa che Trento non è.
Al tramonto, in una freddina serata d'autunno, il centro è parecchio vivo e pieno di giovani. Ci sono ancora alcuni locali con qualche tavolino all'aperto. C'è gente a zonzo, ci sono le montagne tutto attorno, c'è quiete, un'aria particolarmente limpida.

E insomma, a Trento io ci vivrei pure, almeno un po'. Per quanto e nonostante poi sia irrimediabilmente occidentalista.

Trento01
Trento, fontana del Nettuno
Trento02
Cattedrale di San Vigilio, duomo di Trento
Trento03
Trento, il fiume Adige
Trento04
Trento05
Trento06
Trento
TAG: trento
14.15 del 21 Novembre 2010 | Commenti (1) 
28 Centodieci/28: Ferrara, backstage from Internazionale
OTT Progetto 110
Mi ero preso qualche appunto per il "post 110" su Ferrara, ma non so più dove li ho messi. Fra l'altro devo aggiornare tutta la sezione, ché l'archivio fotografico è indietrissimo (come mille altre cose qua dentro, al solito) ed anche la mappa non è allineata alle ultime scorribande.

Comunque.
Ho impiegato un po' a farmela piacere, Ferrara. Sarà anche stata una questione di aspettative, probabilmente. Certo, lipperlì non mi ha fatto una gran impressione, forse anche perché ci sono arrivato sotto una bella pioggia battente, mi sono infilato dritto in albergo e nemmeno mezz'ora dopo ero già chiuso dentro ad un cinema.

In realtà Ferrara è sì piuttosto interessante e bella ma, volessi essere un po' eretico, a mio avviso il fatto è che qualunque capoluogo di provincia italiano che abbia un po' conservato il suo centro storico medievale è "interessante e bello". Se poi inizi a infilarli uno dietro l'altro, come sto facendo io con questo progetto, capisci che un po' il rischio che ti vengano a noia c'è.
Tradotto in altri termini, di Ferrara si potrebbe fare il classico elenco di luoghi comuni applicabile a quasi qualunque cittadina italiana benestante di provincia: monumenti all'altezza, gente cordiale, ci si mangia bene, bei negozi, servizi in linea, bla bla bla.
Il Castello Estense è forse l'unica architettura che di per sé meriti una considerazione a parte, non fosse altro perché è nel cuore di Ferrara perlomeno quanto lo è il Castello Sforzesco a Milano. Il duomo, sì, ma è l'ennesima bella cattedrale italiana. Il Palazzo dei Diamanti è interessante, va bene, ma vieni a vederlo se collezioni centri storici come me, non ci vieni apposta dal Giappone, per dire (no, non è vero: i giapponesi vengono apposta anche qui, ma loro il Progetto 110 lo completano in tre giorni).
Ferrara è insomma il classico posto che ti fa dire che l'Italia è bella. Però, grazie: questo già lo sapevo. E, a pensarci, questa considerazione mi dà lo spunto per uscire un attimo dallo specifico.

A me piacciono i posti che mi stupiscono, che escono dai miei parametri di riferimento, che mi disorientano. Non necessariamente che siano belli. Esistono un sacco di posti belli senz'anima, che non comunicano nulla a parte l'intrinseca ed oggettiva bellezza.
Ma sto solo girando intorno all'accademia dell'ovvio. Come dire?

Ecco, mi viene in mente quel che mi diceva sempre mia nonna, che poi è quel che capita ancora talvolta di sentirmi dire quando, ad esempio, parto per la Corea (no, in effetti non mi è capitato in questo caso, ma l'esempio vale per altre occasioni analoghe): ma che ci vai a fare in Corea, con tutte le cose belle che si sono in Italia? Oppure, declinato diversamente: ma perché invece che andartene in giro per il mondo non t'impàri almeno un po' del tuo Paese?
A parte che il mio Paese lo conosco abbastanza bene, pur con alcune lacune imperdonabili che ho tutto il tempo di colmare, Ferrara è in fondo la mia risposta. Al netto, si intende, della mia ignoranza in storia dell'arte, della mia limitatissima capacità di critica, del mio analfabetismo estetico e culturale, in ragione del quale quel che io sono in grado di dire del duomo di Ferrara è, ad esempio, che "è bello", con un po' di noia.
In effetti, il peccato originale sta probabilmente nel voler affrontare un progetto come questo senza aver gli strumenti minimi per tradurlo in un qualcosa che abbia a fattor comune un po' di senso critico strutturato.

D'altra parte il progetto nasce a mia misura e segue dunque quello che è il mio metro di giudizio di viaggiatore, per quanto analfabeta possa io essere. Potete classificarlo alla voce relativismo culturale, che va di moda.
In altre parole, io credo che il Progetto 110 inizierà a darmi qualche vera soddisfazione quando andrò, chessò, a Catanzaro, a Isernia, a Medio Campidano, a Crotone, ad Enna.
Secondo i miei parametri, son certo che mi sentirò molto più a mio agio (e dunque darò il meglio di me) in quelle occasioni che non in altre città d'arte, ad esempio Urbino o Ravenna, come è stato nel caso di Ferrara. Che c'è da dire (e da fotografare, con un cellulare perdipiù) di Urbino e di Ravenna che non sia già stato detto e fotografato?

Ferrara 01
Ferrara 02
La cattedrale di S.Giorgio, duomo di Ferrara
Ferrara 03
Ferrara 04
La statua di Savonarola, nell'omonima piazza, Ferrara
Ferrara 06
Ferrara 05
Palazzo dei Diamanti, Ferrara
Ferrara 07
Ferrara 08
Ferrara 09
Piazza Municipale, Ferrara
Ferrara10
Castello Estense, Ferrara
TAG: ferrara
23.02 del 28 Ottobre 2010 | Commenti (0) 
21 Centodieci/27: Torino/2 (ma poi basta, nè?)
OTT Progetto 110
Ed eccola Torino, immortalata per il Progetto 110. Come di consueto, orrende foto scattate in corsa col cellulare, seguendo le solite regole: il duomo (brutto), il centro, al massimo un paio di monumenti che contano, tipo i primi nell'appello di Wikipedia, per intenderci.

Dallo sfiancante confronto Milano-Torino vorrei astenermi una volta di più. Anche oggi son stato a dibattere un'ora sul tema.
Credo che il mio si possa definire un punto di vista sufficientemente oggettivo, per quanto ovviamente irrimediabilmente personale. Dalla mia ho di conoscere (molto) bene Milano e di essere stato a Torino dozzine e dozzine di volte, nonché, ora, di iniziare a conoscerla davvero un po' anche dal di dentro, di fatto vivendoci e frequentandola in parte. Del resto già cinque anni fa era la mia seconda sede di lavoro: non si può dunque dire che non sappia di cosa parlo.

Di più, ed una volta per tutte: io sono genovese, punto. Non milanese. Da Milano, inoltre, son scappato sei anni fa e non la rimpiango affatto. Non parto dunque da posizioni campaniliste.

'Sta storia che a Torino ci son le montagne e a Milano no mi sembra di aver dimostrato più di una volta che è aria fritta, ormai una specie di mantra infinito recitato da tutti i torinesi. Milano è addirittura più vicina alle montagne di Torino, a meno di non voler considerare Superga o le colline intorno al capoluogo piemontese. Ma in questo caso Milano potrebbe schierare dalla sua Montevecchia e le colline della Brianza, alla stessa distanza.
Il punto è che Milano è per tre quarti dell'anno avvolta da una cappa devastante di smog - questo sì - che rende le montagne "invisibili". Non solo: c'è anche che Milano è grande il quadruplo di Torino, è mediamente più alta e non ha quella pianta rettangolare caratteristica di Torino, con quei viali chilometrici che la attraversano da parte a parte. Milano è circolare e le strade son fatte a ragnatela perfetta, per cui la prospettiva sull'orizzonte, dal basso e dall'interno della città, è inevitabilmente chiusa su se stessa.
Ma basta provare a salire ai piani alti e la magia sull'orizzonte si apre.

Oltre alle foto stupende di Stefano Gusmeroli, che già l'altra volta ho segnalato e che dimostrano che l'orizzonte di Milano abbraccia l'intero arco circolare montuoso della Pianura Padana, dal Monviso alle Orobie, con le Grigne, il Rosa e tutti i quattromila del Vallese in primo piano (il Monte Rosa è molto più vicino a Milano e la parete est, la più alta d'Europa, dà proprio sul versante meneghino!), fino all'Appennino a sud, ci sono anche le mie molto più brutte foto scattate al volo, ad esempio, dalle finestre del mio ufficio milanese di cinque anni fa, di cui qui un esempio.

Ma a parte le montagne. Che, per dire, a Milano ci son pure i laghi, allora.
A parte questo, dunque.
Lasciamo perdere la posizione, per un attimo, e parliamo delle città, ché in realtà son ben queste che andrebbero messe a confronto.

Palazzo reale, la Mole, il museo egizio, il Po. Ok. Va bene. Le colline intorno: ennò, ci risiamo. Non stiamo parlando di questo. Fine Torino.

Milano, a casaccio e senza nemmeno pensarci tre secondi: il Duomo, il Castello Sforzesco, Sant'Ambrogio, il Cenacolo di Leonardo, la Scala, Galleria Vittorio Emanuele, Palazzo reale, Brera, il Poldi Pezzoli, l'Arena, i navigli, la Triennale, la rotonda della Besana, cinque università.

La periferia di Milano è orrenda, orrendissima, ma la periferia di Torino riesce ad essere ancor peggio (e quella di Roma le batte tutte, se è per questo). Perfino qualche amico torinese lo riconosce. Non fosse altro perché a Milano qualche avvisaglia di progetto di recupero delle periferie e di investimenti in tal senso, perlomeno, si intravvedono qua e là. A fatica, molto a fatica, e con i tipici tempi del Bel Paese, ma ci sono.
Mi dicon tutti che le olimpiadi a Torino (eran le olimpiadi, giusto?) sono state un'occasione straordinaria per lo sviluppo della città. Francamente io, questo sviluppo, non riesco a coglierlo. Forse non ricordo come fosse prima, il che può sicuramente essere.

Ci sono cose che apprezzo di Torino, invece: ad esempio la gente, lo dicevo l'altro giorno. Milano è una città infernale, se penso ai milanesi. Torino è molto più piacevole e si fa benvolere, almeno per me che son foresto. Non lo avrei detto: so cambiare idea, l'ho cambiata.
A Torino l'aria sembra essere decisamente migliore, è vero. Io a Milano ormai non respiro. Il traffico di Milano è da guerra civile continua sette per ventiquattro per trecentosessantacinque. Torino, al confronto, sembra Singapore (anche se pure Torino, se becchi la giornata sbagliata, la raderesti al suolo: lei, i suoi semafori e i suoi automobilisti).

A Torino, poi, ci son delle gran belle piazze. Ma proprio belle. Questo sì. A Milano, Piazza del Duomo a parte, non me ne vengono in mente di analoghe quipperquì, perlomeno certamente non nel centro storico.

E insomma, alla fine Milano non c'entra nulla qui. Questo è il post di Torino per il Progetto 110.
E fine della questione.

Torino 01
Torino 02
Il Duomo di Torino
Torino 03
Il sarcofago della Sindone, nel Duomo di Torino
Torino 04
Torino 05
Piazza San Carlo, Torino
Torino 06
La Mole Antonelliana, Torino
Torino 07
Piazza Castello e Palazzo Reale, Torino
Torino 08
Il Po all'altezza di Ponte Vittorio Emanuele I, Torino
TAG: torino, milano
00.20 del 21 Ottobre 2010 | Commenti (5) 
19 Centodieci/26: Aosta über alles
OTT Progetto 110
Attorno a voi esiste una fetta di umanità, alla quale appartengo mio malgrado, che divide l'universo in occidentalisti ed orientalisti. E no, per questa volta non si parla di Cina, né di imperialismo americano.
Questo per dire che, pur essendo stato educato da orientalista fin dalla nascita per almeno quindici anni, è un dato di fatto che io sia innegabilmente occidentalista, anche se il primo amore non si scorda mai, e ci mancherebbe.

Detta in altri termini, io mi sento a casa quando varco le colonne d'Ercole della A5 a Quincinetto, giammai sconfinando oltre Affi, lungo la A22 in direzione nord. E del resto, a ben vedere e sempre alpinisticamente parlando, son persino più elvetico che crucco (al netto del fatto che preferisca di gran lunga i würstel alla raclette).

Comunque, lasciando da parte i rossocrociati che nulla c'entran qui, Aosta è - o dovrebbe almeno essere di conseguenza - il mio centro di gravità permanente. Ed è dunque ancor più curioso, in effetti, che praticamente non ci sia mai stato prima di avventurarmici per il Progetto 110, perlomeno non più di due o tre volte in occasione di rapidissime soste caffè lungo la rotta di qualche destinazione in quota nei dintorni, o al ritorno da qualche conseguente avventura alpinistica.
Per dire: conosco parecchie delle valli aostane quasi come le mie tasche, potrei disegnarvi l'orografia della regione intera e la rete stradale quasi ad occhi chiusi (sebbene abbia ancora delle imperdonabili sacche di ignoranza in merito), ma di Aosta boh, non saprei bene che dirvi.
Se ben ricordo ho ordinato qui qualche anno fa il mio primo ed unico marocchino, in un anonimo bar di periferia nei pressi dell'uscita autostradale, prima di salire verso il Gran San Bernardo.

Così, l'altro sabato me ne stavo andando verso Chamonix con un tempo che nulla prometteva di buono, anzi. Tipo che la Brenva sembrava l'anticamera dell'inferno, roba che ti fa venir la passione per Sharm el Sheikh ad Agosto con Alpitour. Difatti, al di là del tunnel, acqua di brutto e nubi a terra.
Me ne son tornato di qua del confine dopo un caffè piuttosto bagnato ed infreddolito, e ho poi risalito la Vel Veny, una vita che non ci andavo, fino alla sbarra ed al cartello per il rifugio Gonella, che a pensarci, con quelle nuvole lì sopra alla testa, metteva i brividi dall'emozione (ma se non sai dov'è, e soprattutto cos'è, il Gonella, non capisci).

Sulla via del ritorno la polenta con i funghi di Courmayeur lavorava con ottimi risultati contro la mia scarsissima concentrazione nell'inesorabile guida autostradale tardo pomeridiana. Ho dunque deviato ed oplà: Aosta, tanto per riprendermi un po'.
Così, al milionesimo passaggio nei pressi, mi son levato pure questa dalla lista dei centodieci.

Ebbene Aosta: be', sta in mezzo alle montagne, sotto all'Emilius per la precisione. E fin qui è facile.
Mi viene in mente che, m'avessero preso vent'anni fa allo Smalp, ci avrei anche passato una piccola fetta di vita ad Aosta (sì, c'è stato un momento della mia vita nel quale, visto che tanto in qualche modo mi toccava, avevo pure fatto domanda per lo Smalp con in tasca il sogno segreto di mettermi poi a fare la guida alpina, una volta congedato) (invece fecero carta straccia della mia candidatura, ed oggi aggiusto computer, come dico a Leonardo e Carola).
Comunque: in perfetta coerenza con il funzionamento tutto di questo meraviglioso Paese, mi spedirono invece al mare e dunque, anche allora, niente Aosta.

Com'è come non è, ad Aosta ci sono un sacco di sassi romani, di quelli ben vecchi per intenderci, assai più che da altri parti. Perlomeno in termini di colonie meridionali della Francia e della Svizzera, ché altrove in Italia i sassi romani abbondano alla nausea. Ma da queste parti mi sembra invece un fatto abbastanza degno di nota. Oppure è semplicemente la mia totale e malcelata ignoranza dei fatti storici del Bel Paese (e non solo).
C'è naturalmente un duomo, che è poi la solita cattedrale di Santa Maria Assunta, ma non c'è Piazza del Duomo, né la piazzetta nel quale il duomo si trova è il centro di Aosta.
C'è una cripta, nel duomo, analoga a quella che ho visto - dov'era? - ah, sì, a Lodi. C'è un arco romano, un teatro romano, ed un altro arco romano (brutto). C'è un'isola pedonale nel centro storico. Ci son negozi che vendono i soliti gnomi, cartoline, giacche a vento e pipe di legno intagliato.
Ci sono anche i nazisti ad Aosta, che son come i nazisti dell'Illinois, solo che non hanno il megafono, ma distribuiscono volantini nazisti. Il bello è che cento metri più in là ci sono anche quelli della FIOM con le bandiere rosse (ed il megafono, che loro ce l'hanno). I nazisti non son lì per quelli della FIOM e comunque nessuno se li fila. Quelli della FIOM non son lì per i nazisti: stan facendo un comizio sotto la pioggia, al quale assistono otto persone - otto.
A me comunque non piace passeggiare in un rettangolo di cento metri per dieci chiuso sui lati lunghi dalle case del centro storico di Aosta e su quelli corti da una banda di nazisti da una parte e da dieci operai incazzati aostani della FIOM dall'altra. Sai mai che si notino fra loro mentre tu sei lì in mezzo.

C'è anche una gran targa per Beato Emerico di Quart, Vescovo di Aosta.
Beato sì, ché ai suoi tempi mica c'erano i nazisti di Aosta.

Comunque a me Aosta, con la pioggia e tutti quei campanili con le bifore, trifore e quadrifore, un po' paura la fa. Saran le nubi basse che avvolgono i ghiacciai del Grand Combin.

Aosta1
Aosta, centro storico
Aosta2
Aosta3
Aosta4
Aosta5
Aosta, la cattedrale
Aosta6
Aosta, il municipio
Aosta7
Aosta, porta Pretoria
Aosta8
Aosta, il teatro romano
TAG: Aosta
23.38 del 19 Ottobre 2010 | Commenti (0) 
15 Centodieci/25: Rovigo en passant
OTT Progetto 110
E che volete che vi dica, io, di Rovigo? L'ho infilata rientrando da Ferrara, un'oretta in pieno timing per le vasche pomeridiane domenicali dei rodigini (l'ho letto su Wikipedia come si dice, ovviamente), giovani e non.

Attorno a Rovigo è tutto piatto, ma piatto di brutto. Tipo che te la immagini con nebbia e pensi immediatamente al suicidio. Il delta del Po è due passi più in là e per veder qualche collina devi macinare ancora un po' di chilometri verso nord lungo la A13. O forse è solo che l'altra domenica c'era foschia. Mah.

A Rovigo c'è Corso del Popolo. Giri a sinistra e c'è piazza Vittorio Emanuele, giri a destra e c'è il duomo - che poi il duomo di Rovigo, vabbè. Ecco, il duomo è un po' la metafora di Rovigo intera, perlomeno a capitarci per caso, a Rovigo, a girarla per un'oretta, fotografarla col cellulare e fuggirne il più rapidamente possibile.
Vedi il duomo e ti vien da pensare che è tardi e che hai ancora duecentocinquanta chilometri da fare, devi andartene.
Vedi un gruppo di adolescenti rodigini che si trascinano mollemente su e giù per il corso e pialleresti la provincia italiana tutta.
Con tutta la fatica che ho fatto negli ultimi anni per imparare ad amare la provincia italiana.

Capitarci, a Rovigo, non è mica facile, tanto è imbucata in mezzo alla Pianura Padana. Non c'ero mai stato prima, né probabilmente mi sarebbe mai capitato di passarci, non fosse stato per il progetto Centodieci. Più ci penso, poi, più mi sembra di non conoscer proprio nessuno di Rovigo.

Non è Rovigo che è famosa per il rugby?

Mah, che volete che vi dica, dunque, di Rovigo? Non mi è parso di aver visto in giro poliziotti di quartiere, come mi era capitato nel centro di Alessandria.

Per dire.
Strano.
Si presta, Rovigo.

E la chiudo qui, va'. Rovigo.

Rovigo 1
Rovigo 2
Il duomo di Rovigo
Rovigo 3
Rovigo 4
Rovigo, Piazza Vittorio Emanuele
Rovigo 5
Rovigo, le torri del castello
Rovigo 6
Rovigo, Corso del Popolo
TAG: rovigo
00.06 del 15 Ottobre 2010 | Commenti (1) 
13 Torino/1
OTT Progetto 110, Spostamenti
Sto perfino iniziando ad orientarmici e ad impararne i punti cardinali, di Torino.
Tipo, io sto qui a Mirafiori, il centro è là, il Po sta qua sotto, corso Giulio Cesare è sempre dritto in fondo dall'altra parte e c'è pure un tram che mi ci porta diretto. Eccetera.

Ad esempio, scopro solo oggi che, se escludiamo la torre Telecom di Rozzano ed una ciminiera dell'Enel, la Mole Antonelliana è l'edificio più alto d'Italia. Altro che Pirellone & c. (a Milano sono in costruzione - in teoria - i tre grattacieli previsti per l'Expo che sulla carta dovrebbero essere ancora più alti, ma per il momento si tratta di fenomeni osservati solo nel campo del paranormale, tipo la linea 4 della metropolitana).

Poi, che devo dirvi: a Torino, ovunque abbia a che fare con servizi al pubblico, mi sembran marziani (sullo standard di riferimento della Madonnina). Per dire, si riesce a mangiarci decentemente spendendo perlomeno la metà che a Milano, ti fan sempre lo sconto arrotondando per difetto e ti offrono sempre qualcosa, dolce o digestivo di regola.
Oppure, prendete l'hotel Guala, dove alloggio. Toglietegli tranquillamente di default la solita stella, come nel resto d'Italia. Ma, a parte questo, la gentilezza e la cortesia dello staff son paragonabili a quelle giapponesi. Dopo averci alloggiato la prima notte, poi, ti trattano come se fossi il loro miglior cliente da anni e ci manca solo che ti chiamino per nome.

E infine, dopo anni di frequentazione sommaria del capoluogo piemontese, per una volta devo riconoscerlo: ieri mattina, quando sono arrivato, a Torino c'eran le montagne. A Milano, due ore prima in condizioni atmosferiche in teoria più favorevoli, no.

E insomma, non ci riuscirete mai a convincermi che Torino è bella. Ma diciamo che, dopo un mese di frequentazione forzata un po' più capillare e ragionata, la mia idiosincrasia inizia ad essere leggermente scalfitta.
Per dirla in altri termini: almeno qui sembrano non esser così stronzi come a Milano.

(Non ultimo, a Torino c'han Chiamparino, che fa anche rima. Noi abbiam la Moratti. Persino Cota - cough, cough - è meglio di Formigoni. Capìte bene che non c'è partita, mi tocca trasferirmi).

(Per quanto, "noi" un tubo, ché io con Milano non ho più niente a che fare da sei anni ormai: io sto ad Arcore) (be', ecco, Arcore poi....) (vabbè, lasciamo perdere).

(Comunque, agli amici Torino che mi menan le balle da anni con 'sta storia che a Torino ci son le montagne e a Milano no, non bastassero le decine di foto del Monte Rosa e delle Grigne scattate da Milano e dintorni che ho pubblicato fra queste pagine - e sottolineo, soprattutto, del Monte Rosa, mica di quelle due colline qua attorno che spaccian per monti - consiglio di farsi un giro qua e qua, progetto al quale sono orgoglioso di aver contribuito in minima parte.
Dopo parliamo delle montagne di Torino).
TAG: torino
23.20 del 13 Ottobre 2010 | Commenti (2) 
25 Centodieci/24: Varese
LUG Progetto 110
Io capisco che a Varese tutti votino Lega. Capisco che Maroni passi la festa della Repubblica a casa sua, invece che a Roma. Adesso che son stato a Varese questo Paese di palazzinari, teleimbonitori e veline all'improvviso non mi appare più imbarazzante, tutt'altro. Forse, dopo essere stato a Varese, voterò Lega anche io.

Non c'ero mai stato a Varese, perlomeno non mi sembra, anche se è a meno di un'ora da casa. Così, approfittando dell'ennesima domenica vuota estiva con temperature tipiche degli altiforni, mi sono infilato sulla A8, diramazione destra (sarà un caso?), e sono sbarcato a Varese centro.
E già arrivare a Varese centro è tutta un'altra vita, ché l'autostrada gli si butta praticamente dentro dritta dritta, con un solo semaforo che scatta verde (sarà un caso?) appena ti vede arrivare, per cui ti ci ritrovi perfettamente senza aver fatto nemmeno una curva dal casello. Va da sé che in centro a Varese parcheggi immediatamente, e non per caso, ché di parcheggi liberi ce n'è a perdere. Tutti perfettamente all'ombra, naturalmente. E quando dico parcheggi in centro intendo esattamente in centro, per la precisione di fianco a Palazzo Estense, che a Varese è ovviamente la sede del municipio, annegato nel verde dei giardini estensi. Non so se mi spiego.

A Varese, alle due del pomeriggio di una qualunque domenica di luglio, ci sono esattamente gli stessi gradi misurabili in centro a Milano ed anzi, secondo il termometro della mia auto, c'è forse un grado in più. Diciamo che siamo sui trentacinque. Ma il fatto è che a Varese deve esserci l'aria condizionata pubblica all'aperto, perché certo il caldo, qui, non lo avverti affatto, men meno l'afa che hai lasciato un'ora prima una sessantina di chilometri a sudest.
Così, dopo aver lasciato l'auto perfettamente all'ombra di grandi alberi secolari, mi avventuro per i giardini estensi risalendo la collina che domina il centro città, fra fontane e prati che i campi da golf di Mauritius, al confronto, sembran savana ugandese spelacchiata.
Sconfortato dalla perfezione leghista, mi incammino per le vie del centro sperando di essere travolto da un orrendo traffico euro uno e imbattermi nelle ronde di Maroni col fazzoletto verde al collo.

Invece.

In centro a Varese, per le strade, ci sono le panchine. Tante panchine, tutte rigorosamente all'ombra. Sulle panchine la gente si ferma a leggere un libro. Insomma, a Varese la gente se ne va a spasso con un libro sotto al braccio e si ferma sulle panchine in centro a leggere, all'ombra degli alberi di Varese. E mica legge la Gazzetta, no, legge libri, e nemmeno quelli di Bruno Vespa, no, ma libri veri, tipo quelli dell'Adelphi per intenderci. Capisci che roba. Son marziani quelli di Varese, altro che ronde.
Il traffico a Varese, poi, non fa rumore e forse nemmeno esiste né, probabilmente, inquina. E parlano tutti sottovoce a Varese, così che senti addirittura cinguettare gli uccelli in centro. Sugli alberi. Quelli che fanno ombra alla gente che se ne sta sulle panchine a leggere un libro dell'Adelphi.

Varese, per dire, è così svizzera che la Svizzera al confronto sembra italiana. Ché sì l'ho visto un mozzicone di sigaretta per terra, a un certo punto, ma ti assicuro che ho dovuto cercarlo di proposito. Ho visto anche un negro a Varese, pensa, e non cercava di vendere libri di favole africane ai passanti. Non c'erano nemmeno ronde col fazzoletto verde a picchiarlo. Secondo me è quel negro che vota Lega, quello che il Tg4 intervista ad ogni tornata elettorale. Aveva anche gli occhiali di Gucci.
E poi per forza non vendeva libri: a Varese ce l'han già tutti un libro sotto al braccio.

Ah, e ti ho detto del lago? Perché a Varese c'è anche il lago. Ma mica un lago, chessò, come quello di Como o quello di Lugano, che se ci fai il bagno, secondo me, ti becchi minimo una di quelle sconosciute malattie citate sempre nelle Lonely Planet che tu credi esistano solo (se esistono) in Africa, e invece la Lonely dice che ci sono anche a Zurigo.
No: il lago di Varese è trasparente come la Levissima e i turisti - perché a Varese ci sono i turisti, tanti turisti, ci vengon pure dall'Olanda a Varese - ci fanno il bagno in mutande. Ce lo fanno in mutande perché mica lo sapevano che a Varese c'è un lago e così il costume non se lo son portato, ma poi arrivan lì, ci sono trentacinque gradi, l'acqua è trasparente come la Levissima, e insomma, ce lo farei anche io il bagno, non fosse per quelle strane ninfee che un pescatore del lago di Varese mi dice chiamarsi castagnole, ma che a me sembrano strane piante tentacolari assassine uscite dritte da un B-movie degli anni '80, per cui lascio perdere, va', che se lo facciano pure gli olandesi in mutande, il bagno.
Attorno al lago di Varese, poi, c'è una nuovissima e bellissima ciclabile rossa lunga ventotto virgola due chilometri, che segue perfettamente il lungolago, interamente ombreggiata per tutto il percorso, corredata di segnali chilometrici, indicazioni turistiche e chioschi bibite, per cui capisci che lungo la ciclabile, ciclisti a parte, è tutto un gran correre in entrambi i sensi di marcia di runner abbronzatissimi e vitaminici, cosicché inevitabilmente il runner che è in me prova un'irresistibile voglia di mettersi in mutande e, invece di tuffarsi nel lago di Varese e sfidare l'abbraccio mortale delle castagnole (ma le castagnole non eran pesci?), misurarsi sui ventotto virgola due chilometri del circuito del lago di Varese.
Per questa volta passo, vabbè, ma sta' sicuro che a correre sul lago di Varese prima o poi ci vengo.

Panoramica lago di Varese
Il lago di Varese

Per non parlare dei ristorantini sul lago di Varese, che minimo minimo c'hanno il parco privato con piscina olimpica e solarium.
Per non parlare delle ville che sul lago di Varese si affacciano dal belvedere di Azzate, ad esempio. Che quelli che le abitano, quelle ville, li odi immediatamente come t'avessero fatto la macchina col cacciavite.
Ché dalle ville di Varese affacciate sul lago di Varese (e dal belvedere di Azzate nemmeno sto a dirtelo) hai davanti lo spettacolo in cinemascope del gruppo del Monte Rosa per intero e dei quattromila del Vallese tutti, che proprio davanti a Varese stanno e che si rispecchiano perfettamente sulla superficie di Levissima immobile, per cui se becchi pure una giornata come quella che ho beccato io ti vien quasi da piangere e inecenerire con il napalm tutti i varesini.
Oppure ti viene da votare immediatamente Lega, basta che il lago con il Monte Rosa lo portino anche a casa tua.

Va inevitabilmente a finire con il solito gelato. Coppa maxi per l'occasione. Con pesca, melone, mela verde e goiaba. Che son certo che il gelato alla goiaba ce l'han solo a Varese. E siccome un libro, io, sotto al braccio non ce l'ho, mi siedo su una panchina con la mia coppa maxi e mi metto a navigare su wiki con il mio smartphone, osservato con raccapriccio dai varesini, per capire cosa diavolo sia il goiaba.

Poi torno a casa ad aspettare le prossime elezioni.

Basilica di San Vittore Martire
Basilica di San Vittore Martire 2
Varese, basilica di San Vittore Martire
Palazzo Estense
Palazzo Estense 2
Varese, Palazzo Estense, sede del comune
Battistero di San Giovanni Battista
Varese, battistero di San Giovanni Battista
Campanile di San Vittore
Varese, campanile della basilica di San Vittore
Piazza Canonica
Varese, piazza Canonica
Lago di Varese
Il lago di Varese con il Monte Rosa sullo sfondo
TAG: varese
21.05 del 25 Luglio 2010 | Commenti (4) 
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