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Lo avevo promesso. Detto e fatto: ho approfittato degli ultimi due viaggi di ritorno dal nostro eremo elbano per mettere a segno almeno un paio dei capoluoghi che incoccio sulla rotta abituale, lasciando a future e più tranquille occasioni le soste in quelli più monumentali ed artistici tipo Piacenza, Massa e Carrara.
Peraltro, complici le roventi giornate di questa seconda metà di luglio e la qualità (...) caratteristica delle fotografie fatte con il cellulare, tutte le immagini che ho portato a casa sembrano uscite dagli archivi dell'Istituto Luce, o riproduzioni di quelle tipiche cartoline sbiadite degli anni '60 che ancora si trovano nelle tabaccherie di alcuni paesi di provincia.
Un effetto perlomeno curioso: non mi è ancora ben chiaro se catalogarlo alla voce "artistico" o "foto di merda".
Livorno, innanzitutto, nella quale non mi fermavo dai tempi in cui ancora ti potevi imbarcare sul Capo Bianco per far rotta verso Portoferrario in quattr'ore, con sosta alla Capraia, senza bisogno di andar fino a Piombino. Era la prima metà degli anni '80, quando ancora non c'era l'odierno tratto autostadale che collega Livorno a Rosignano.
Oggi per l'Elba ti puoi imbarcare solo da Piombino e a Livorno non ci si ferma più, anche perché il nuovo prolungamento autostradale della A12 la taglia via del tutto. Addio dunque anche alla classica "sosta zuppa di pesce" che era tanto cara ai miei (e che a me ha sempre fatto schifo: per me spaghetti alle vongole e fritto di calamari, grazie).
Mi ci fermo al volo in un pomeriggio rovente all'inizio di questo mese, sulla via del ritorno a casa, dopo aver portato Leonardo e Carola dai nonni all'Elba: non ho avuto il tempo di pranzare e un gelato livornese ci sta proprio bene.
Livorno è una tappa facile per il progetto Centodieci: durante la guerra è stata interamente rasa al suolo, oggi è una città prettamente industriale e portuale, quasi completamente priva di monumenti caratteristici e testimonianze storiche tali da meritare una sosta approfondita, perlomeno per il turista mordi e fuggi, soprattutto al confronto con gli altri capoluoghi della Toscana. Ne consegue che bastano tutto sommato un'oretta e una breve scarpinata in centro sotto al sole rovente per piantarci una bandierina conforme al regolamento di questo blog. Anche perché, almeno secondo Wikipedia, i luoghi più interessanti da visitare a Livorno sono i cimiteri e dunque, per quanto mi riguarda e vista la temperatura media dell'aria, io passo...
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| TAG: la spezia, livorno |
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Ci vivo a due passi dal Lago di Como, da sempre: più propriamente, due passi due da Lecco, qualche chilometro più in là Como, ma sempre di un raggio massimo di quaranta chilometri da casa stiam parlando. E dunque son più o meno di casa. Ma pèste se mi sia mai capitato di scattar loro qualche foto.
Da Como per la verità mi capita di passar spesso nei pressi, ma quasi mai di attraversarla. E' prossima al valico di frontiera di Chiasso, transito consueto per noi brianzoli (oddio, ho scritto "noi" brianzoli...) in viaggio verso Lugano e la Svizzera, snodo autostradale universalmente noto agli ascoltatori di Ondaverde: "Code sul tratto appenninico fra Roncobilaccio e Barberino, e al valico di Como Brogeda dopo l'uscita Monte Olimpino."
Ecco, appunto, di questo stiam parlando.
E comunque, se devo andar sul Lago, a me piace decisamente più il ramo di Lecco, Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno per intenderci.
Così Como, di per sé, non capita spesso in mezzo ai miei itinerari. E insomma, dovendo piantarci la bandierina del Centodieci, parto apposta in missione una domenica e porto con me Leonardo e Carola, ché ne approfittiamo per sottrarci alla calura dell'estate duemiladieci milanese (brianzola, pardòn).
A Como dunque c'è il lago, e questo s'è capito, ma a parte ciò la città non offre molto di più. E' per l'appunto più che altro uno snodo doganale, con tante fabbrichètte (da leggersi con la è bene aperta, alla brianzola), un tasso di Ferrari e Maserati un po' più elevato del normale, ché la Svizzera è lì a due passi, George Clooney che si è stabilito appena fuori città, la Canalis che magari ci càpita per far shopping, e il classico piccolo centro storico con barretti da aperitivo.
E poi Carola dice che non ci sono nemmeno i giochi e dunque capite che razza di posto possa mai essere un luogo dove non ci sono i giochi.
La piazzetta del Duomo comunque c'è e che il Duomo sia intitolato a Santa Maria Assunta è quasi inutile dirlo. Leggo peraltro su Wiki che pare sia "uno dei più ragguardevoli monumenti dell'Alta Italia, l'ultima cattedrale gotica costruita" nel nostro Paese, i cui lavori iniziarono solo dieci anni dopo la fondazione del Duomo di Milano. Epperò. Wikipedia le dedica una pagina piuttosto corposa.
A fianco della cattedrale, il Broletto, esattamente come a Lodi, persino dallo stesso lato del Duomo.
Cattedrale di Santa Maria Assunta, il Duomo di Como |
Lecco, per quanto mi riguarda, è tutta un'altra storia. A parte l'esserci davvero un po' di casa da queste parti: è a quaranta minuti d'auto da casa mia, che significa meno che andar dall'altra parte di Milano, è ai piedi delle Grigne e del Resegone, nonché punto di partenza per qualunque salita nel gruppo, e dunque (se seguite questo blog da tempo) capite bene che, è passaggio obbligato per andare in Engadina, in Valtellina e verso tutte le località delle Alpi Centrali, delle quali spesso si racconta fra queste pagine, ci si passa anche per portar Leonardo a sciare ai Piani di Bobbio, che proprio qua sopra stanno, e infine la cittadina è più bella e caratteristica di Como, ed il ramo del lago pure.
Combinazione vuole che proprio queste settimane mi capiti di venirci tutti i giorni per ragioni di lavoro. Va da sé che una sera, prima di rimettermi in strada per tornare a casa, mi fermo in centro per scattare al volo due foto con il solito cellulare: che comunque non le rendono affatto giuistizia, anche perché fa un caldo boia, l'aria è offuscata dall'afa e dall'umidità, la luce è pessima e le montagne attorno sono nascoste dietro una pàtina di velatura nuvolosa dovuta al calore.
Non so perché, a Lecco non riesco a farmi un gelato come dio comanda.
Basilica minore romana di San Nicolò, Lecco |
Lecco, San Nicolò e il Corno Medale sullo sfondo |
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| TAG: como, lecco |
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Vedi, sono sul traghetto che collega Rio Marina a Portoferraio (e già, bloggare da un traghetto, è da vero nerd). Davanti a me, sulla rotta verso casa, ne ho almeno cinque che mancano all'album: Livorno, Massa Carrara, La Spezia, Parma e Piacenza, in tre delle quali fra l'altro non ho nemmeno mai messo piede, per quante centinaia di volte abbia fatto la tratta Milano - Elba avanti e indietro in trent'anni almeno.
Epperò, tant'è, fatti due conti riesco giusto a pranzare al volo a Livorno. Per le altre mi tocca rimandare, ché data un'occhiata veloce a Wikipedia ho capito che son praticamente tutte città d'arte, e càpirai, altro che sosta mordi e fuggi.
Il prossimo weekend provo a metterne a piano perlomeno un'altra.
E accidenti all'Italia. Abitassi nel Togo sarebbe tutto più semplice.
Vado a sbarcare, va', che stiamo ormeggiando. |
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Complici una domenica calda di fine primavera e un tubo in programma, ho mandato un po' avanti il progetto centodieci con una classica scampagnata culturale in quel di Lodi, che tutto sommato è a meno di una sessantina di chilometri da casa. Mica male come scoperta, Lodi. A parte che il gelato alla rosa e mela verde non è un granché, ma questo è un altro discorso (perché poi la tipa della gelateria si debba tanto meravigliare del fatto che qualcuno voglia un gelato alla rosa e mela verde, non lo capisco proprio).
A Lodi la piazza del duomo c'è (Piazza della Vittoria, più propriamente), è effettivamente il centro della città, riequilibrando dunque la statistica in merito, e va pure segnalato che il Touring Club la classifica come una delle più belle piazze d'Italia, che voi direte ma cosa, Piazza della Vittoria a Lodi? e io vi dico già, ed è proprio bella in effetti. Fra l'altro il duomo, una delle più imponenti cosrtruzioni romaniche della Lombardia (cito Wiki, sempre ed ovviamente) è aperto, così che riesco pure a dare anche un'occhiata all'interno, caratterizzato soprattutto da una bella cripta.
Altra curiosità di Piazza della Vittoria sono i lotti gotici, edifici le cui facciate presentano larghezze molto ridotte, in alcuni casi di pochi metri. Questa caratteristica, tipica di tutte le città medievali, era pensata per sfruttare al massimo lo spazio che si affaccia sulla piazza principale.
Il caldo picchia a sufficienza da tener lontana la maggioranza degli stakanovisti delle domeniche culturali, e Lodi è un po' tutta per me. Pensavo di fare una rapida corsa, cacciar giù due foto della piazza e ripartire, e invece ne approfitto e la domenica cultural-nerd me la faccio io, dove il nerd si riferisce al fatto che me ne vado a zonzo palmare in mano, armato di Google Map e Wikipedia. I giapponesi mi fan le pippe.
Giro per il Tempio Civico dell'Incoronata, metto addirittura il naso dentro al chiostro e alla sagrestia, mi faccio qualche dipinto medievale tipo antenati appesi al muro, e poi mi incammino seguendo il tour consigliato dall'azienda di soggiorno. Mi manca giusto la famigerata guida verde del Touring (ma esiste ancora?).
Chiudo con una passeggiata rilassante sull'argine verde dell'Adda e con il gelato di cui sopra.
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Il duomo di Lodi (Cattedrale della Vergine Assunta) |
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Lotto "gotico" in Piazza della Vittoria a Lodi |
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Tempio civico dell'Incoronata |
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Chiesa di San Filippo |
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Chiesa di San Francesco |
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L'Adda a Lodi |
Sulla strada del ritorno vinco la pigrizia e metto a segno "casa". Nel senso: a Monza ci ho abitato dal 1974 al 1993, che capite è mica poco. Una vita. Dal 2004, poi, ci vivo attaccato a fianco, e comunque gravitando sempre attorno al Parco. Adesso che l'han fatta capoluogo (capirài) per far fede al centodieci mi tocca fotografarla, ma mettermi lì a fotografare Monza no, voglia proprio non ce ne avevo, zero zero, che mi fa davvero strano girare per casa con il cellulare in mano a scattar fotografie, e metti che magari incontro pure qualcuno che conosco. Per questo, la pigrizia.
Però mi son detto, oggi o mai più. Che è pure quasi il tramonto, fine primavera-inizio estate, poca gente in giro.
Così, rapido parcheggio in divieto di sosta prima di arrivare a casa, dieci chilometri più a nord, giù di corsa e via in Piazza del Duomo - che a Monza c'è, e il Duomo, per la cronaca, è quello della Regina Teodolinda e della Corona Ferrea, mica pizza e fichi. Solo che il museo della Corona Ferrea (che da piccolo ho visto, giuro) chiude alle 18, la biglietteria chiude alle 17 ed io arrivo alle 17:45. Tanto poi non me la facevan fotografare, la Corona Ferrea, quindi pazienza (per voi).
Resta il fatto che fare i turisti a casa propria è una cosa orribile e imbarazzante anzichenò. A proposito, con Monza siamo a ventuno.
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Monza, l'Arengario |
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Il duomo di Monza |
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Monza, Piazza Trento e Trieste |
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Di recente mi è capitato di trascorrere un weekend ad Ancona, un'ottima occasione (anche) per piazzare una bandierina sulla mappa del progetto centodieci, al di fuori delle mie rotte più consuete. Nemmeno qui il bel Duomo di San Ciriaco, che pur si trova nel centro storico, segna il centro città [no, non ci riesco ad evitare la ripetizione centro-centro senza alterare il senso della frase; suggerimenti ben accetti, nel caso]. In compenso si eleva in notevole posizione, in cima a una collinetta che domina il porto e la città tutta. Merita, se vi capita di passare da quelle parti.
Altro non ho annotato, un po' perché non ho avuto tempo, un po' perché faceva un freddo papero che più che ad Ancona sembrava di essere ad Anchorage in pieno gennaio. Complici Leonardo e Carola che mi hanno accompagnato in questa scorribanda, abbiamo rinunciato a velleità troppo turistiche al di fuori dell'asse albergo-duomo-luogo dell'evento del quale eravamo ospiti.
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Ancona, Duomo di San Ciriaco |
Di Pavia, invece, sono in qualche modo da anni un habitué per ragioni diverse, a parte la prossimità a Milano. Un paio di mesi fa, nell'andare ad Alba l'ultima volta per raccattar quel che rimaneva della mia roba, ho approfittato dell'occasione e della bella giornata per deviare e andare a piazzar la bandierina del centodieci anche qui. La cosa interessante è che per quante volte sia capitato a Pavia mi son reso conto che non ero mai passato prima dal centro storico.
L'altra cosa interessante è che Pavia non è affatto piatta come ho sempre pensato, per quanto sia buttata lì in mezzo alla Pianura Padana. Insomma, per andare al duomo c'è da salire.
A dir la verità, Pavia meriterebbe ben più di una toccata e fuga, magari anche solo per farsi una passeggiata sul lungo Ticino. Al solito invece io vado di fretta, come d'abitudine per queste zingarate improvvisate fra i capoluoghi d'Italia, e quindi anche in questo caso ho messo a frutto il mio allenamento da (quasi) maratoneta per inanellare in meno di un'ora un paio di basiliche e l'attraversamento del Ticino sul ponte coperto (che si chiama proprio così).
Da segnalare, fra parentesi, che la chiesa più famosa di Pavia non è il duomo, bensì la basilica di San Michele Maggiore, capolavoro dello stile romanico lombardo (Wiki docet, ovviamente). Naturalmente quando ci passo la basilica è chiusa, come da consuetudine in questa scorribanda.
Mi lascio alle spalle Pavia tagliando la pianura per statali, per andare a riprender l'autostrada più a sud. E' una giornata da favola, il vento ha spazzato l'orizzonte per centinaia di chilometri, l'aria è così trasparente che puoi crederti di veder le molecole di ossigeno in sospensione.
Attraverso il Po lungo la statale 35, guidando verso Casteggio per andare ad agganciarmi all'A21. La pianura è piatta come un mare infinito circolare, tappezzata di soli campi e cascine. Lo spettacolo è però tutto attorno, fin dove può spingersi lo sguardo: l'intera corona delle Alpi e degli Appennini delimita l'orizzonte intorno a trecentosessanta gradi, scolpita nell'atmosfera limpidissima.
E' impressionante: distinguo benissimo il Monviso, il Monte Bianco, l'intera catena del Monte Rosa e dei quattromila del Vallese, persino il Cervino si staglia nettamente in mezzo al palcoscenico. Poi, verso est, le prealpi lariane, la mia Grigna e il Resegone, e poi le Orobie, addirittura la Presolana e fors'anche l'Adamello, mi pare. A sud invece l'appennino emiliano va a saldarsi a quello ligure, tutto senza soluzione di continuità.
Potrebbe essere Patagonia, o Stati Uniti, e invece è qui: Pianura Padana, a pochi chilometri da Casteggio, oltrepo pavese.
Io guido in questo mare, di piatto e di infinite cime innevate che lo racchiudono da ognidove, di aria trasparente e di sole, e sono solo un puntino in movimento, in pace con il moto circolare perpetuo che mi avvolge.
Sono i primi giorni dell'anno e sto rientrando con i bimbi da qualche giorno trascorso sulle nevi valtellinesi. La statale 38 l'ho percorsa centinaia di volte, conosco la Valtellina come le mie tasche, sono di casa in questi luoghi: dalla Val Masino e la Val di Mello, alla Valmalenco, all'Aprica, fino a Bormio, Livigno e Santa Caterina. Da Sondrio non so più nemmeno quante volte son passato in questi anni, e mi ci son fermato più di una volta.
E dunque posso ben dirlo: a Sondrio non c'è davvero un tubo - e non me ne vogliano i sondriesi, ma è proprio così. Del resto è il capoluogo di provincia meno esteso d'Italia. Non c'è nemmeno un duomo: mi chiedo se sia un caso più unico che raro in Italia. La cosa che più gli si avvicina è la Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio, e ho fatto un po' fatica a scoprirlo persino con Google.
Siccome è ora di pranzo ed abbiamo fame, ci vien proprio a pennello: sosta a Sondrio, scatto al volo al campanile della Collegiata, piattata di pizzoccheri e si riparte, mentre Leonardo e Carola si addormentano pacificamente in macchina, anche per questa volta protagonisti di una tappa del centodieci.
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Sondrio, Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio |
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Non c'è sentirsi imbecille come il piazzarsi a far fotografie con il telefonino in mezzo a casa propria, fra orde di musi gialli e russi che fan la medesima cosa, cercando di spacciarti per uno di loro onde non farti notare.
Perché è così: già mi sento tale ogni volta che lo faccio in mezzo a qualunque altra piazza d'Italia per dar fondo a questo progetto che mi son messo in testa, capirai poi a Milano.
Ché mica volevamo non mettercela, Milano, vi pare? E quanti milioni di volte in vita mia son transitato da Piazza del Duomo senza che mai prima d'ora mi sfiorasse minimamente l'idea di fotografarla? Col telefonino, poi.
Insomma, per far centodieci devo anche passare di qua, non si scappa (e ho ancora in pipeline Monza, fra l'altro, che da quando la Brianza ha conquistato l'indipendenza, a dirla tutta e per quanto mi riguarda, fa più casa di Milano).
Così, mentre vado in Feltrinelli mi capita di passare per la milionesima e una volta da Piazza del Duomo, e ci ripasso pure alla sera tardi tornando a casa, e allora vuoi non approfittarne?
Che poi, a riguardarle adesso e considerando come e con cosa le ho scattate, mi vien voglia di ritornarci con l'attrezzatura vera, che da troppo tempo giace fra gli scaffali a prender polvere, e mettermici davvero a fare uno storyboard su Milàn, la mia grand Milàn. Mi sa che si presta.
Intanto nell'album "centodieci" finiscon queste, per chi magari a Milano non è mai stato.
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Milano, Piazza del Duomo |
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Milano, Fondazione Arnaldo Pomodoro |
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Milano, Galleria Vittorio Emanuele II |
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Milano, Teatro alla Scala |
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Milano, Via Manzoni |
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Milano, Piazza del Duomo |
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Milano, l'ingresso di Galleria Vittorio Emanuele II |
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Milano, il Duomo |
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La partecipazione alle mezze maratone di Riva del Garda e di Sanremo mi ha dato anche l'occasione per aggiungere qualche tassello all'album "centodieci", che pian piano va popolandosi. Finché si tratta di capoluoghi del nord, peraltro, è facile: il bello arriverà quando per andare avanti con la collezione inizieranno a mancarmi solo città del centro-sud.
A Brescia mi son fermato tornando da Riva. A dir la verità non ne avevo alcuna voglia, anche perché la giornata era particolarmente uggiosa e tutto sommato Brescia si trova lungo una tratta della A4 che percorro piuttosto spesso, ma tant'è era una buona occasione da non sprecare, considerato soprattutto che per una volta non avevo alcuna fretta. Così, detto fatto: ho inforcato Brescia est e piazzato un'altra facile bandierina sulla mappa dei capoluoghi italiani.
Una piazza del duomo, qui, c'è, ed anzi, di duomi ce ne sono ben due: quello vecchio, noto ai più come La Rotonda, un edificio romanico dell'XI secolo all'interno del quale pare siano custoditi bellissimi tesori dell'arte medievale, e quello nuovo al suo fianco, in stile manieristico e barocco, costruito tra il XVII secolo e gli inizi del XIX, anch'esso ricco di opere artistiche come la rinascimentale Arca dei SS. Apollonio e Filastrio. Sembra che la cupola sia la terza più grande d'Italia dopo quelle di San Pietro a Roma e di Santa Maria del Fiore a Firenze (inevitabile citazione da Wikipedia).
Inutile dire che io ho trovato chiusi entrambi i duomi, come da regola di questo progetto. E la domanda si ripropone inevitabilmente spontanea: perché?
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Duomo vecchio e Duomo nuovo, Brescia |
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Torre del Pegol (o del Broletto) e Duomo nuovo di Brescia |
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Il Duomo vecchio (La Rotonda), dell'XI secolo |
A Piazza della Loggia no, non ci sono stato, per quanto in effetti fossi tutto sommato nei pressi. Pioveva, avevo l'auto in super rimozione forzata, non ne avevo voglia, volevo andarmene a casa e insomma, non so nemmeno cosa avrei potuto aspettarmi di vedere in Piazza della Loggia. Per quanto.
La riviera ligure, quella di ponente in particolare, non ha praticamente segreti per me. Sono di Genova, di famiglia genovese, di settimane estive in riviera da bambino credo di averne fatte a dozzine, per non parlare della naja, interamente trascorsa proprio da queste parti. Conosco ogni paese da Genova e Ventimiglia (e quasi ogni paese da Genova a La Spezia): a Pegli e ad Arenzano andavo a fine anni '60 ed inizio anni '70 con i nonni, a Varazze con i miei, a Finale ho arrampicato negli anni '80, a Spotorno sono andato per la prima volta in campeggio da solo a diciassette anni, a Diano ho fatto il militare fra il '91 e il '92. Non c'è angolo di questo tratto di costa - e pure dell'entroterra, delle Alpi e dell'Appennino ligure - nel quale non abbia messo piede almeno una volta. Ancora, ad esempio in provincia di Imperia: nel Marguareis, al Colle di Nava, a Monesi, Triora, Bussana, Cervo; oppure più verso Savona, con Alassio, Albenga, Pietra Ligure, Borgio Verezzi.
Non c'è luogo da queste parti che non abbia per me un qualche significato, o al quale non associ un qualche ricordo.
Eppure proprio a Savona, per quanto faccia mente locale, direi che non ero mai stato prima. E' sempre stata solo l'enneesima uscita autostradale fra le tante mai inforcate nei miei percorsi abituali.
Così, in occasione della trasferta a Sanremo, non potevo certo lasciarmela sfuggire, anche perché negli ultimi anni non è che in realtà mi sia capitato così di frequente di tornare da queste parti.
A Savona sia Google map che il Tom tom tendono a perdere la bussola. Tipo che mi trovo in via Paleocapa, nel pieno centro di Savona, ed entrambi insistono nel provare a convincermi che sono esattamente davanti al duomo, praticamente che sto sbattendo il naso contro la facciata. Sono assolutamente d'accordo fra loro sul punto esatto, praticamente al metro.
Solo che, dove dicono loro, il duomo non c'è. Anzi, per la verità non c'è proprio l'ombra di una chiesa che sia una, nemmeno di una piazza. C'è solo questo corso largo e dritto che taglia in due il centro, con i suoi portici, le illuminazioni natalizie, i babbi natale, le vetrine fiche, le strisce blu per parcheggiare e il profilo di un'esaagerata nave da crociera che svetta in fondo alla via al di sopra dei tetti dei palazzi, ancorata in porto proprio davanti alle vie del centro storico. Molto suggestiva invero, ma non assomiglia affatto ad un duomo.
Eppure prima di partire, contravvenendo alle regole del gioco (diciamolo, passato l'integralismo iniziale mi sono un po' lasciato andare...) mi ero ben informato su Wikipedia. Il duomo di Savona - che, indovinate un po', tanto per cambiare si chiama Cattedrale di Maria Assunta (ma quante ce ne sono in Italia?) - esiste, è in via Paleocapa e si affaccia proprio su Piazza del Duomo, che qui esiste. Così uno pensa toh, finalmente una piazza del duomo come dio comanda, con un duomo vero lì in mezzo.
Invece no. In via Paleocapa non c'è. Rimango lì un po' perplesso, con il mio fedelissimo HTC che insiste a dirmi che ce l'ho davanti al naso. Chiedere ai passanti, diciamolo, mi scoccia. Twitto il mio disappunto e cerco di guardare al di sopra dei tetti circostanti se per caso sbuca una cupola da qualche parte, ma le vie sono troppo strette e non vedo nulla.
Così mi metto a passeggiare a casaccio per le vie del centro e ad osservare i truzzi savonesi - molto truzzi, i truzzi savonesi - che invadono le piazze del sabato pomeriggio. Finché, ad un incrocio, non mi cade per caso l'occhio su un classico cartello marrone che indica per di là, Duomo di Savona. A-ha! Tombola.
Il Duomo di Savona, alias appunto Cattedrale di Maria Assunta, eretto in stile neo-barocco fra il XVI ed il XIX secolo in effetti si trova in Piazza del Duomo. Che, per la cronaca, è una piazzetta di cinque metri per venti, ad occhio: più che una piazza, una strettoia che dà sui vicoli del centro storico. Ma soprattutto, quel che conta, Piazza del Duomo NON è affatto lungo via Paleocapa, ma qualche centinaio di metri più a sud, all'incrocio fra via Verzellino e via Aonzo.
Il duomo se ne sta pacificamente piantato lì in mezzo da secoli, suppongo, alla faccia della tecnologia palmare del terzo millennio e dell'omniscenza umana riversata su Internet.
Non solo: è miracolosamente aperto.
A fianco del duomo, affacciata sul chiostro interno, la Cappella Sistina (sic!), anch'essa incredibilmente aperta ma con divieto assoluto di fotografare, chissà poi perché. Poco male comunque, perché la cappella non è un granché ed anzi, è un po' troppo rococò, pacchiana e naïf, pure piccola. Dimenticatevi insomma quella del Vaticano, sebbene sempre Wikipedia mi riveli che il nome non sia affatto casuale, poiché la Cappella Sistina di Savona venne anch'essa fatta erigere da papa Sisto IV, come mausoleo per i propri genitori. Pensa un po' che botta di cultura che vien da farsi in questo tour dei capoluoghi italiani.
Ad Imperia sono in qualche modo particolarmente legato. Ho fatto la naja a Diano, a pochi chilometri da qui - ci si va quasi a piedi da Diano ad Imperia, volendo. Era la classica uscita serale settimanale: non che ad Imperia ci sia chissaché di più che a Diano, ma tant'è.
Così sono stato qui a lungo in passato, è una città che in teoria dovrei conoscere bene. Nel rientrare da Sanremo mi ci fermo dunque solo per scattare la classica foto al duomo, tanto più che diluvia e che tornare sui luoghi della naja, dopo quasi vent'anni, esercita sul mio umore una strana influenza triste e malinconica. La naja è qualcosa che ho seppellito così in fondo a me stesso che il solo parlarne mi è difficile.
Invece mi fermo a Borgo Foce a far qualche foto sotto alla pioggia. Non ho fretta, e poi c'è la questione del mare d'inverno.
Cammino un po' da solo sulla scogliera, non c'è un'anima e mi sto anche un po' infradiciando. La gara di Sanremo, ieri, è andata bene. In effetti non ho alcuna foto di Imperia. Ed anzi, all'improvviso è come se mi trovassi in un luogo del tutto sconosciuto. Non credo di essere mai stato qui a Borgo Foce. Dov'è finita la mia Imperia, quella che ricordo io?
Lo scopro solo al momento di ripartire. Imperia è divisa in due: la vecchia e caratteristica Imperia Porto Maurizio, dove si trovano Borgo Foce e il duomo - la neoclassica basilica di San Maurizio, che fra l'altro è la chiesa più grande di tutta la Liguria; ed Imperia Oneglia, più nuova e "cittadina", quella che frequentavo io e che si trova, appunto, sul lato orientale, verso Diano.
E' possibile arrivare in macchina e parcheggiare proprio davanti alla gradinata della basilica di San Maurizio, il che è in fondo un peccato ed anche poco fotogenico.
La basilica è aperta, anche questa, come già a Savona. I liguri ne capiscono, evidentemente. Dentro c'è un silenzio assoluto. Lo spazio interno è davvero grande e luminoso. Non c'è nessuno, sono del tutto solo, anche qui. All'improvviso Imperia mi appare tutta per me. Sarà il diluvio, sarà il mare d'inverno, sarà che è la domenica del ponte dell'Immacolata.
Scatto qualche foto, cammino piano per non fare rumore.
E riparto. Non prima di essermi fermato a comprare un po' di focaccia e di farinata. Quel tanto che basta per osservare che la focaccia e la farinata di Imperia non hanno alcuna parentela, nemmeno per discendenza, con quelle di Genova. Era meglio pranzare in qualche trattoria deserta sul mare a Borgo Foce, con la mareggiata che sbatte sugli scogli.
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Detto di Cuneo e di Asti, avvicinandosi inesorabile il termine della mia avventura albese, queste settimane ho dunque provveduto a dare una botta al resto del piano, almeno per quanto riguarda i capoluoghi piemontesi che si trovano sulla mia rotta pendolare Milano-Alba.
Di solito rientrando a Milano seguo la rotta più breve via A33-A21-A7, ma quando faccio il percorso inverso allungo strategicamente di una decina di chilometri per saltare il traffico delle tangenziali e preferisco il giro A4-A26-A21-A33, infilando così in sequenza le uscite di Novara, Vercelli ed Alessandria. In ottica progetto centodieci un'occasione ghiotta, insomma.
Per la cronaca, Novara e Vercelli sono a un tiro di schioppo l'una dall'altra per cui, una volta a Novara, è inutile rientrare in A4, viaggiare verso Torino fino a Biandrate e piegare poi a sud lungo la A26 per uscire a Vercelli, allungando parecchio fra l'altro: basta invece imboccare la Padana Superiore e in una ventina di chilometri eccovi a Vercelli. Accoppiare le due deviazioni si può fare in meno di un paio d'ore, parcheggi in centro e foto di rito comprese.
Alessandria sta un po' più giù, esattamente in mezzo all'incrocio A26/A7, a pochi minuti dal casello: ad impegnarsi, si può centrare l'obiettivo e rientrare in autostrada in meno di mezz'ora.
Non impegnarsi è peraltro difficile, perché persino Wikipedia fa fatica a riempire una paginetta su Alessandria.
Ad Alessandria dunque, nella piazza centrale di Alessandria per l'esattezza, che ancora una volta *non* è Piazza del Duomo - vi fosse rimasto qualche dubbio in merito - ma è Piazza della Libertà, una specie di campo da calcio circondato da palazzi in stile fascistone, nel bel mezzo di questa piazza, dove hanno fra l'altro sede la prefettura e il comune e dove ovviamente al mattino si ritrovano tutte le signore bene di Alessandria al passeggio con i cagnolini al guinzaglio, ebbene in questa medesima piazza, piantonata peraltro da un paio di macchine dei carabinieri, dove se un piccione si azzarda a fare il tiro al bersaglio su un qualunque SUV parcheggiato nelle strisce blu (ad Alessandria centro nessuno parcheggia in doppia fila) viene immediatamente arrestato e chiuso in una voliera con due avvoltoi, orbene proprio qui, nel centro esatto della nebbiosa Padania Piemontese, per la prima volta in vita mia ho visto due veri esemplari di "poliziotti di quartiere".
I poliziotti di quartiere, capite? Quelli che il Governo ha istituito tempo fa per la nostra sicurezza pubblica, ve li ricordate ancora? Li avete mai visti, che so, girare di notte per Quarto Oggiaro od il quartiere Isola a Milano? Ma anche di giorno, per dire. Ma anche solo in corso Buenos Aires, o almeno a Porta Venezia. Ma nemmeno a Milano, via, diciamo a Monza. Ma nemmeno Monza, diciamo Villasanta va'.
Visti? Macché. Io mi ero convinto che fossero una storia come quella di Babbo Natale.
E invece no: ad Alessandria centro, ma proprio centro centro, nell'ora e nel luogo più tranquilli dell'universo intero - ad Alessandria secondo me non esistono nemmeno extrapadani, altro che extracomunitari - loro ci sono. E pattugliano.
Non fosse che la piazza è davvero grande, e nessuna vecchietta al mondo, ma neanche di Alessandria, si azzarderebbe mai ad attraversarla quella piazza, e dunque non c'è nemmeno da aiutare le vecchiette ad attraversare la strada.
Ecco, Alessandria.
Alessandria è circondata dalle autostrade: tre uscite sulla A21, Alessandria ovest, centro ed est, ed una sulla A26, Alessandria sud, che se non avete presente le dimensioni di Alessandria potreste anche pensare di essere sulle tangenziali di Los Angeles, e invece siete dalle parti del Monferrato, e sì, in fondo c'è la nebbia come a San Francisco.
E comunque il duomo di Alessandria c'è, vicino a Piazza della Libertà, ha un campanile altissimo e mi sorprende pure: perché, al contrario delle altre cattedrali, è aperto. Così riesco persino a metterci il naso dentro.
C'è un bel silenzio nel duomo-cattedrale di Alessandria. Silenzio dentro e tutto intorno. La piazzetta su cui si affaccia è tirata a lucido e completamente deserta, e deserte sono le piccole vie attorno alla chiesa. E' che poi esci dalla cattedrale, ti siedi su un panettone di cemento e ti chiedi: embè, Alessandria?
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Stile neoclassico per la Cattedrale di Alessandria |
L'accoppiata Novara-Vercelli me l'ero invece sparata la settimana precedente.
Dico, avete presente Vercelli? Ci devi proprio capitare a Vercelli, la città dove qualcuno dice si contino più avvistamenti di ufo al mondo. Di certo c'è che ci abita uno che sostiene di essere stato rapito dagli alieni del pianeta Clarion. Non so se mi spiego.
Che poi, a pensarci, con centodieci capoluoghi di provincia a disposizione perché mai gli alieni vengano proprio a Vercelli e non, che so, a Iglesias, è per me inspiegabile.
Va detto che la A26, l'autostrada che passa da Vercelli e che la leggenda (?) vuole sia stata voluta dal ministro Nicolazzi per arrivare alla sua casa di Gattico, è così larga, dritta e vuota che è perfetta per sperimentare il fondoscala del tachimetro di Ferrari, missili terra aria ed ufo a propulsione nucleare (perlomeno fino ad Ovada, poi inizia il tutor).
A Vercelli mi fermo nel giorno di mercato. Mollo la macchina appena varcata la cinta delle mura (sono mura quelle? Non so, non ho tempo di controllare su Wikipedia, ci guarderò poi) e mi infilo per le strette vie che portano verso Piazza del Duomo. Che intanto non si chiama Piazza del Duomo, ma Piazza Sant'Eusebio, né al solito è il centro città, che è invece probabilmente Piazza Cavour o Piazza Solferino, non so, che comunque stanno in mezzo al cuore medievale, mentre il Duomo sta subito fuori. Ovviamente dal lato opposto del centro storico rispetto a quello dove parcheggio io.
Fatta di corsa è una discreta sudata, e meno male che sono allenato.
Comunque da vedere a Vercelli non è il Duomo (bruttino anzichenò), ma la basilica di Sant'Andrea, a quanto pare il capolavoro del romano-gotico del Nord Italia, che si trova lì a due passi.
E che, naturalmente, è chiusa (come il duomo).
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Neoclassico anche per il duomo di Vercelli |
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Vercelli, la basilica di Sant'Andrea in stile romano-gotico |
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Vercelli, la sinagoga |
La vera sorpresa l'album Piemonte me la regala Novara. Ora, chi abita a Milano e viaggia in automobile passa da Novara (e Pavia, e Lodi, ad esempio, che sono alla stessa distanza)
in media tremila volte nell'arco della propria esistenza, perlomeno ogni volta che viaggia in direzione di Torino o della Val d'Aosta per andare in montagna. Di fatto però, per il milanese medio, Novara non esiste.
Così Novara se ne sta lì, appoggiata annoiata alla carreggiata sud della A4, a circa cinquanta chilometri da Milano, e francamente non riesco in effetti ad immaginare una ragione al mondo per cui un milanese debba andarci di proposito altra che non sia per lavorare in De Agostini - l'unica ragione per la quale tutti voi conoscete l'esistenza di Novara. Solo che la De Agostini si trova in realtà fuori Novara, esattamente dall'altra parte dell'autostrada. Per andarci uscite a Novara ovest e siete arrivati: in città non ci mettete proprio piede.
Invece io a Novara ci sono andato. Anche perché da anni, ogni volta che ci passo, non posso fare a meno di notare dall'autostrada l'incredibile altissima cupola che svetta all'orizzonte sopra il profilo del capoluogo, e che ho sempre supposto essere proprio quella del duomo.
Invece no. La cupola è sì famosissima, ma non appartiene al duomo (la solita Cattedrale di Maria Assunta, dove per il "solita" si veda qui): è quella della basilica di San Gaudenzio. Alta ben 122 metri, questa cupola in stile neoclassico sembra che sia addirittura - ullallà! - l'edificio in muratura più alto del mondo. La curiosità sta nel fatto che la basilica, che è del XVI secolo, non era stata progettata per sostenere una cupola simile, costruita nell'ottocento su progetto di Alessandro Antonelli (cito tutto solo per farmi trovare da Google, ovviamente), tanto che a quanto pare i novaresi convivono da sempre (e qui cito Wikipedia) con il terrore che tutta 'sta roba - una sciocchezza da cinquemilacinquecento tonnellate - crolli all'improvviso.
Inutile dire che San Gaudenzio l'ho trovata chiusa. Il duomo invece era aperto, ma non è diverso dalle altre cattedrali di Maria Assunta in stile neoclassico sparse per la penisola, né ha una sua piazza davanti (ed anzi, è piuttosto incassato fra i palazzi circostanti), né dunque esiste al solito una piazza del duomo che sia il centro di Novara.
Novara centro, comunque, sembra piuttosto piacevole, molto più perlomeno di quanto mi immaginassi nel mio associarla ad una qualunque ed anonima uscita autostradale. Una sorpresa, sì, rispetto ad esempio alla grigia Alessandria o a Vercelli, il cui pur interessante e piccolo centro storico non riesce a fare da contrappeso al nebbioso senso di vuoto padano circostante e ad una periferia che non ce n'è, vien giusto buona al massimo come rimessa per le navi aliene di Clarion da rottamare.
Infine, va da sé che, come da regolamento di questa galoppata, l'occhio è inesorabilmente quello del telefonino. Con tutti i suoi limiti, ovviamente, limati in postoproduzione per quel che si può.
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Novara, panorama sul duomo e su San Gaudenzio |
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Cattedrale di Santa Maria Assunta, duomo di Novara |
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Novara, San Gaudenzio |
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Sì, alla fine ci ho pranzato ad Asti, complice la vicinanza ad Alba. Oddio, più che pranzare si è trattato di un rapido piattino microondato in uno squallido bar del centro: non che ad Asti le occasioni per infilarsi in qualche bella trattoria mànchino, anzi, ma in questo caso tempo non ce n'era e quel che c'era era riservato a spicciarsi per a) trovare parcheggio il più possibile vicino al centro, b) fotografare quel che c'era da fotografare, c) mangiare qualcosa - appunto - muy rapidamente e d) ripartire per Alba.
Peraltro, parcheggiare ho parcheggiato perfetto: esattamente davanti all'ingresso principale della Cattedrale di Santa Maria Assunta, il duomo di Asti, all'interno di regolarissime strisce blu, versando pure il mio euro di òbolo.
Il che si presta innanzitutto ad alcune considerazioni.
Uno: se la statistica non è un'opinione, e se due su cinque o sei fa statistica, in Italia le cattedrali si chiamano in buona parte allo stesso modo e son tutte dedicate a Santa Maria Assunta (prossimamente alcune conferme in merito).
Due: se la statistica non è un'opinione e bla bla bla, le cattedrali italiane sono sempre chiuse per definizione. O perché il giorno di chiusura è lunedì e tu ci capiti di lunedì (e perché mai le chiese devono avere un giorno di chiusura? Poi dice che gli italiani si allontanano dal cattolicesimo), o perché sono in restauro, o perché sono chiuse e basta senza alcuna spiegazione in merito, né cartello, né avviso ai naviganti: sta di fatto che, da quando ho iniziato questa collezione, ad oggi sono riuscito ad entrare solo in quattro chiese su quattordici tentativi. Mi sembra pochino e mi induce ad alcune riflessioni piuttosto laiche in materia.
Tre: come già osservato altrove in questo thread, anche ad Asti è confermata la regola che nelle città italiane la piazza del Duomo - che più o meno esiste sempre - non sia necessariamente il centro città. Anzi, ad Asti è pure una piazzetta microscopica che col centro vero non ha nulla a che fare e sulla quale, fra l'altro, non si affaccia affatto la facciata principale della cattedrale, ma il fianco destro.
Quattro: ad Asti parcheggiare in piazza del Duomo non è una missione impossibile, anzi. Vallo a raccontare ad un milanese.
Insomma: Google map e Wikipedia alla mano per l'orientamento e per la cultura generale (e per saper cosa cercare, nella fattispecie), un rapido giro del centro storico di Asti permette di annotare che la citata cattedrale pare sia la più grande ed importante espressione dell'architettura gotica in Piemonte - certo, a poterci entrare, magari. A vederla da fuori a me sembra una riedizione in scala maggiore di Santa Maria Bianca della Misericordia, la chiesetta della mia amata piazza San Materno a Milano, unico esempio - pare - di romanico del '400 all'ombra della madonnina (se scrivo fesserie abissali non sparate sul pianista: riporto solo informazioni, ma in verità non ho la minima idea di cosa stia parlando, ovviamente).
Di corsa vi rendo anche noto che la piazza dove si svolge il Palio di Asti, ammesso che abbia individuato quella giusta, è un'anonima e del tutto insignificante piazza moderna: dimenticatevi quella di Siena, per intenderci, e non me ne vogliano gli astigiani.
Dovessi comunque dire, e per quanto si possa apprezzare da un'occhiata in meno di 45' a una città intera, Cuneo batte Asti uno a zero. Almeno.
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Cattedrale di Santa Maria Assunta, il duomo di Asti |
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A Cuneo sono stato qualche mese fa, di passaggio a trovare un amico. L'idea centodieci mi frullava in mente già da un po', ma lipperlì avevo altro da dire, così ho rimandato il solito noioso lavoro di sistemazione della quarantina di foto fatte al volo nell'occasione, abbandonandole nel cassetto dei prima o poi in attesa di dare una qualche forma al progetto.
La forma non c'è ancora, ma nel frattempo sto facendo ordine. E dunque, Cuneo.
Io a Cuneo, in fondo, potrei anche viverci bene-perché-no. Perlomeno a Cuneo nord, la "punta", che è poi il centro storico. Ché Cuneo è davvero un luogo di confine e di confino: un po' perché è la nostra versione pizza e spaghetti del classico posto-in-culo-ai-lupi, e non è che il mosaico di spezzoni della nuova A33 alternati alle vecchie statali la renda meno isolata dal resto del mondo; un po' perché hai lì attorno il Colle di Tenda e quello della Maddalena e insomma, Oltralpe è lì a due passi, e son frontiere vere quelle, di guerra e d'altri tempi, anche se oggi non ti chiedono più il passaporto.
Il Colle di Tenda... alle elementari lo studiavo il Colle di Tenda. E insomma, non avere avuto il tempo di avventurarmi in direzione dei cartelli marroni per i Colli di confine un po' mi è scocciato, un bel po' per dirla tutta, ché si intravvedeva ancora la neve fra le nuvole. Per non dire delle montagne nascoste, e chissà mai com'è il Monviso da Cuneo.
Il mare, poi, è proprio lì sotto: se tieni il navigatore a scala dieci chilometri il blu del mar ligure ti appare in basso allo schermo ancor prima di arrivarci, a Cuneo.
Il mare: perché c'è anche il fatto che a me, Cuneo, ricorda sì un po' i paesi della riviera in quell'intreccio di vicoli che si dipana fra le vecchie case colorate del centro storico attorno a Via Roma, il corso che taglia longitudinalmente la città vecchia in due triangoli rettangoli perfettamente uguali e che sfocia - letteralmente - nell'esagerato rettangolo di Piazza Galimberti: pare essere la più grande d'Europa - e in effetti il colpo d'occhio è tanto notevole quanto inatteso. Che ci fa una piazza del genere a Cuneo?
Anche Cuneo è divisa a contrade. A quanto pare tutte le città d'Italia son divise a contrade. Qui scolpiscono pure i confini nelle targhe di marmo appese agli angoli delle strade.
E le vecchie insegne sui negozi. E i negozi eleganti sotto ai portici. E i portici infiniti che richiamano un po' quelli di Bologna: a Cuneo, se abiti in centro, puoi dimenticarti tranquillamente l'ombrello a casa, venisse pure giù il diluvio universale. E i vecchi caffè sotto ai portici. E le vetrine nuove costruite attorno ai pilastri portanti dei portici, che francamente sono uno scempio - le vetrine, non i pilastri.
E i cuneesi - si chiamano così? - che sembrano tutti esageratamente gentili: ma i cuneesi non dovrebbero essere refrattari alla socievolezza come un orso polare ancorato al suo pezzo di banchisa?
Insomma, Cuneo perché-no non è come ti aspetti che sia, o perlomeno non è come mi aspettavo io che fosse. Anche se poi basta lasciare via Roma e avventurarsi verso Cuneo sud, oltre Piazza Galimberti, o all'interno dei due triangoli rettangoli di cui sopra, per farselo venire sì qualche dubbio sul fatto che viverci, a Cuneo, be' oddio.
E comunque Cuneo conferma - col senno di poi, perché quando ci sono passato mica ci avevo fatto caso - che non è affatto vero quello che immaginavo: non tutte le città d'Italia sono sviluppate attorno ad una classica Piazza del Duomo, né è vero che esista per forza una Piazza del Duomo, né è altrettanto vero che in tutte le città il monumento, o almeno la chiesa, più importante sia il duomo (in qualche caso non è nemmeno chiarissimo se esista un duomo vero e proprio che possa essere identificato come tale).
Per dire: la cattedrale di Santa Maria del Bosco, il duomo di Cuneo, si affaccia su Via Roma senza alcuna piazza davanti, ed anzi, la facciata è inserita senza soluzione di continuità fra le facciate colorate dei palazzi confinanti. Dalla strada non si vedono né la cupola, né il campanile (ammesso che ci sia).
Sta di fatto che, saranno i due anni ormai trascorsi ad Alba, inizio a pensare che il Piemonte abbia il suo perché.
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