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28 Centodieci/41: Bologna
MAG Centodieci
A parte sfiorarla tutti gli anni dozzine di volte guidando lungo la A1, a Bologna città son stato in diverse circostanze, perlopiù per lavoro, e mi è pure capitato di dormirci. San Petronio la conosco dunque bene, dentro e fuori: naturalmente nell'occasione in cui decido di farci una scappata apposta per il progetto Centodieci è completamente avvolta dalle impalcature per lavori di restauro. In compenso Piazza Maggiore ospita palchi e allestimenti per la mezza maratona che si corre nel weekend.
Risultato: impossibile tirar fuori una foto decente della Cattedrale, né del cuore stesso di Bologna. Combinazione vuole che dovrò tornarci a fine agosto per lavoro, così magari cercherò di rimediare al magro servizio su questa tappa del Centodieci.

L'occasione in questione, invece, è stata una classica missione riempi-weekend con i Tati, con l'obiettivo - Centodieci a parte - di fare una rimpatriata con Gianni e Mario, due cari amici che a Bologna ci vivono, e dunque quali migliori guide?
E insomma abbiam mangiato alla grande, abbiamo camminato tanto e abbiamo messo nel sacco anche il quarantunesimo capoluogo, rimandando un po' a malincuore le facili deviazioni per timbrare anche Modena e Reggio Emilia (che però, a questo punto, conto di portare a termine durante la trasferta a Bologna di fine agosto).
Eravamo peraltro pure arrivati col sole e il caldo, peccato poi che la giornata si sia un po' guastata, ma perlomeno non abbiamo preso l'acqua che nel frattempo funestava la Lombardia.

E di Bologna, poi, che dire? Per quanto ci torni di tanto in tanto, non riesco mai a farla un po' mia, né tutto sommato a ritrovarmici. In qualche modo mi respinge, non saprei nemmeno perché. Capisco che ci si deve vivere piuttosto bene, capisco che la qualità di vita deve essere una spanna sopra a buona parte del resto d'Italia e che si respira un'atmosfera viva, piacevole, culturalmente stimolante (Do you remember Pordenone?), ma tant'è.
Forse, per quel che mi riguarda, è quel suo essere tutto sommato un po' lontana da tutto. Lontana dalle (mie) montagne, lontana dal (mio) mare, abbandonata lì ai confini della pianura e all'inizio dell'Appennino, per cui in realtà, nel mio riferimento geografico, è solo uno snodo di transito andando a Firenze e a Roma, o verso l'Adriatico (dove d'altra parte non mi capita di andare praticamente mai).

Insomma, Bologna non so. Non riesco nemmeno ad associarla a una qualche musica che amo: non a Guccini (Bologna è una grassa signora), che inevitabilmente lego più a Pavana, né a Dalla, che per qualche ragione a me ignota sento più vicino a Milano (che banche, che cambi / poi Milan e Benfica / Milano che fatica). Penso a Bologna e mi vengono in mente i Lunapop, per dire (ma come è bello andare in giro / per i colli bolognesi). Oppure, ecco sì, Dino Sarti: a me Bologna fa venire in mente Dino Sarti (Bologna Bologna / Bologna campione!).

Mi è capitato di insegnare, a Bologna, anni fa, e di tenere forse un paio di conferenze. Ho dormito in qualche hotel che non ricordo dove, mi pare vicino a Piazza Maggiore. Non rammento nemmeno dove ho cenato, né mi oriento particolarmente a Bologna. Ogni volta che ci passo le torri gentilizie non sono mai dove erano la volta precedente e questa volta mi sono pure imbattuto in un mercato, e secondo me a Bologna non ci sono mai stati mercati, prima.
Io non so se ci vivrei a Bologna. Abbiamo qualcosa che non va, Bologna ed io. Però è stato il miglior pranzo del Centodieci, fino ad oggi (o forse se la gioca con Cremona, a pensarci).

Bologna01
Non so come si chiama, ma si mangia benissimo
Bologna02
Palazzo dei Notai e Palazzo d'Accursio
Bologna03
Il Roxy Bar cantato da Vasco Rossi (mi dicono)
Bologna04
Attorno al centro storico
Bologna05
Stazione Centrale, 11:47
TAG: bologna
01.13 del 28 Maggio 2013 | Commenti (0) 
 
21 Centodieci/40: Piacenza
MAR Centodieci
Intendiamoci, Piacenza no.
Ché se leggi Wikipedia ti aspetti una classica città d'arte e ti dici che una giornata non ti basterà mai, figùrati mezza, e ti passa anche un po' la voglia, ché è vero che il Centodieci prevede solo toccate e fughe, rapidi scatti nelle piazze dei duomi e al massimo un caffè al volo, ma la verità è che questo va bene se passi da Rovigo, per dire, o da Pordenone, ma non è che puoi applicare davvero lo stesso principio, chessò, non dico a Firenze, ma nemmeno a Torino, ti pare? Ché se Piacenza è città d'arte come minimo ti prepari a scarpinare.
E invece.

Invece, un sabato di sole, ti appresti comunque a fare una veloce scappata a Piacenza, giusto per pranzo e un breve pomeriggio, ché tanto son solo cinquanta chilometri da Milano e non hai un tubo da fare, e quando mai ti càpita, sennò, di passare da Piacenza e fermartici.
E anche se non sei convinto, che c'è sempre quella faccenda di Wikipedia e ti sei annotato su Evernote (che ancora non sei così certo che davvero ti serva, Evernote, ma tutti ne son così entusiasti che ti senti un po' dropped out, così lo usi un po' a caso, giusto per 'ste cose) - su Evernote, dicevo - le cose da vedersi, e ti sembran mille e una, e già sei stanco prima ancora di partire, ché non è che l'idea di buttare una giornata a Piacenza, poi, t'attizzi così tanto, ma tant'è alla fine ti carichi i Tati in macchina, che ormai ti accompagnan di fisso in queste scorribande e si son messi anche loro a contare le città nuove che facciamo insieme, e inforchi al solito la A1, direzione sud, un po' annoiato anzichenò, ché preferiresti essere a sciare, ma Tato grande c'ha le tonsille come palline da golf, e dunque in quota forse no, vabbè, facciamoci Piacenza dài, così ce la leviamo dalla lista. Mal che vada almeno mangiamo bene.

Invece abbiam mangiato anche male: la pasta era orrendamente scotta, il salame e la coppa piacentina erano un po' industriali e l'oste pure antipatico.
Poi Piacenza, un grande boh. Del resto il duomo era pure chiuso, nella migliore tradizione italica delle città d'arte. Amen.

Ma intanto fan quaranta.

Piacenza01
Palazzo comunale, detto "Il Gotico"
Piacenza02
Palazzo del governatore
Piacenza03
Il duomo di Piacenza
Piacenza04
Basilica di San Francesco d'Assisi
Piacenza05
Inevitabilmente, la cosa migliore di Piacenza
TAG: piacenza
10.57 del 21 Marzo 2013 | Commenti (0) 
 
04 Centodieci/39: Cremona
MAR Centodieci
E insomma, complice la bella giornata di sole quasi primaverile e il non avere programmato per tempo una conseguente e adeguata sciata come sarebbe stato d'uopo (ma rimedieremo), Tati ed io ne abbiamo approfittato per andare a piazzare la bandierina del Centodieci a Cremona, la città delle tre T: Torrone, Tognazzi e Mina. No, non funziona. Com'era? Vabbè, insomma.
Il torrone in effetti lo vendono dai carrettini in piazza. Noi però, un po' a malincuore, abbiam lasciato perdere, ché Tato grande ha appena messo l'apparecchio, il papà è di nuovo in pieno rush salutista e dunque Tata piccola sarebbe stata comunque messa in minoranza. In compenso siamo andati a strafogarci in questo bel ristorantino sul Po consigliatomi dagli amici di FriendFeed: il posto merita assai, si mangia molto bene, si beve altrettanto e l'ospitalità è all'altezza. Ecco, all'improvviso mi rendo conto che scriverne a mezzogiorno, con davanti la prospettiva di un veloce panino in un bar dell'hinterland milanese, non è stato particolarmente strategico perché sto per svenire dalla fame.

Detto del torrone, di Tognazzi potete trovare le locandine dei film, nel caso. Sulla terza T invece, che - ho controllato su Wikipedia - si riferisce al Torrazzo (che poi altro non è che il campanile del duomo), ci siamo saliti trascinati dallo spirito intraprendente di Tata (altre due T) piccola, e son cinquecentodue gradini per la cronaca, milleequattro fra andata e ritorno, che dopo il pranzo di cui sopra tutto sommato male non fa.
Leggo anche che il Torrazzo è il campanile storico più alto d'Italia e non posso fare a meno di chiedermi cosa distingua un campanile storico da uno non storico.

A Cremona c'è anche il Po, che visto da qui è grandicello assai e a me mette pure un po' d'angoscia. Ché è pur vero che in vita mia son stato sul Rio della Plata, ho navigato le acque del Mekong e del Fiume Giallo, e ho attraversato anche il Volga e lo Yenisei, ma quelli son fiumi veri dài, il Po, be' il Po, cioè, non è che te lo aspetti che il Po possa sembrarti un fiume serio, grande e profondo, di quelli che magari vedi pure navigarci in mezzo cose. E invece.
Epperò, il fatto che la specialità al ristorante La Lucciola sia il pesce spada qualcosa dovrebbe dirmi. A Tata piccola 'sta cosa ha seccato parecchio, ché lei voleva una bella trota alla griglia.

Cremona1
Il Po presso Cremona
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Lungo le rive del Po a Cremona
Cremona3
Cremona, il palazzo comunale
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Cremona, il duomo e il Torrazzo
Cremona4
Gli affreschi del duomo di Cremona
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Il battistero dalla terrazza del duomo
TAG: cremona
14.52 del 04 Marzo 2013 | Commenti (2) 
 
09 Centodieci/38: Bergamo
GEN Centodieci
Fra Natale e Capodanno ho approfittato per andare a tappare un buco del Centodieci a due passi da casa, ché da Bèrghem (sì, apritelo il link) son passato mille e più volte in vita mia, e anni e anni fa avevo pure una fidanzata a Città alta e dunque hai voglia le serate che ci ho passato. Ma, come da regolamento di questo progetto, mi serviva almeno un'immagine del Duomo che ne documentasse formalmente l'inclusione nell'album dei capoluoghi visitati, e dunque.
Così, pronti via, sono entrato in A4 e ho fatto rotta trentacinque chilometri a est in un bel pomeriggio di sole, arrivando peraltro - e come al solito, ormai - verso il tramonto, bruciandomi così l'opportunità di girare con un po' di calma: il Centodieci continua a confermare la tradizione delle visite lampo, giusto il tempo di un caffè.

Comunque.

A Bèrghem, appena sbarchi e fai due passi a caccia del Sentierone nel centro piacentino della città bassa, ti imbatti in questo e questo.

Bergamo01
Bergamo02

Ché a tal proposito, se non lo sapete, Bèrghem in realtà sono due città: Città alta e Città bassa, collegate (anche) da una funicolare come a Biella.
I ristoranti e le trattorie fighe dove portare la fidanzata sono a Città alta. I ricchi veri vivono a Città alta. Se siete stagisti e alla fidanzata offrite solo la pizza potete rimanere in Città bassa. La ricca borghesia vive a Città bassa. Ah sì, certo, a Bèrghem son tutti ricchi, ma quelli che stanno in alto lo sono di più. Trussardi, per dire, sta a Città alta. La mia fidanzata stava a Città alta, vicino a Trussardi. Non dite nulla.

Comunque, per quante volte fossi stato a Bèrghem, mi son reso conto che in piazza non c'ero mai stato, e nemmeno avevo mai preso la funicolare, ché con la scusa della fidanzata aggiravo il divieto di transito ai foresti, (ab)usando del suo pass per salire in auto fin su a casa sua. E no, non è che non c'ero mai stato perché facevamo chissà che altro. Non dite nulla, di nuovo.

In realtà, dovessi proprio dire, la gita a Berghèm non mi ha dato molta soddisfazione. La città è grande e meriterebbe una visita più approfondita, ma sono appunto arrivato tardi. Ad esempio, esiste ancora l'intera cerchia dei bastioni veneti del XVI secolo e fra l'altro son solo cinque le città italiane che possono vantare un'analoga cinta muraria completamente preservata (cit. Wikipedia, ovviamente).
Città Alta offrirebbe anche dei bei panorami sulla pianura e una notevole vista a nord sull'arco delle vicine Alpi Orobie. Tutto il capoluogo è invero distribuito su un territorio collinare costellato di testimonianze storiche e architetture importanti, come il Castello di San Vigilio e La Rocca, che non sono riuscito a visitare.
Insomma, si poteva fare meglio, tanto più che è davvero a due passi da casa. In ogni caso, bollino "target done". Dovesse capitarmi di ripassarci, magari integrerò.

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Bergamo, città alta: Palazzo della ragione e Torre civica
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Bergamo, città alta: Basilica di Santa Maria Maggiore
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Bergamo, città alta: Palazzo della ragione e Duomo
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Bergamo, città alta: Piazza Vecchia e Palazzo Nuovo
TAG: bergamo
16.09 del 09 Gennaio 2013 | Commenti (0) 
 
10 Centodieci/37: Friuli safari adventure/2
DIC Centodieci
Poi c'è Pordenone. Che i pord... - porden... pordòi... pordenonesi? Sì, pordenonesi - i pordenonesi, dunque, se la prendono pure un po' se gli dici che diomìo, Pordenone. Hai voglia capitarci, a Pordenone.
Poi a me, per dire, Pordenone è piaciuta più, chessò, fammi pensare, ecco: di Rovigo ad esempio.

Dice, vabbè ci hai passato solo un'ora a Pordenone, che vuoi saperne. E ho capito: andate in America, state due giorni a New York e dite ehi, sono stato a New York, e mi parlate di New York per sei giorni filati, come ci aveste vissuto una vita. Io sto un'ora a Pordenone e vi inalberate ché non è sufficiente, ché i palazzi di Corso Vittorio, ché l'architettura, ché la vita culturale di Pordenone... la vita culturale di Pordenone: ora, capiamoci.

FFPordenone

Per andare a Pordenone ho viaggiato lungo la A28. Credo di non averla mai fatta prima la A28, secondo me a Ondaverde nemmeno sanno che esiste. Si va forte sulla A28, anche perché non c'è quasi un cane, solo che poi ti rendi conto che il cane non c'è, ma il Tutor sì. Il Tutor a Pordenone. Son cose (cit.).
Comunque è bello viaggiare lungo la A28 in un tardo pomeriggio di fine autunno con l'aria limpida: hai le montagne sullo sfondo, la campagna friulana attorno, l'autoradio che va, quel gran genio del mio amico, sì viaggiare. Secondo me andare a Pordenone è un po' viaggiare.

A Pordenone il navigatore si è perso. Mentre mi aggiravo a caso per i viali di Pordenone, tipo fra cento metri girare a destra, fra duecento metri girare a sinistra, fare un'inversione di marcia appena possibile, alla rotonda prendere la terza uscita a destra, cretino è senso unico, insomma, mentre combattevo con gli automobilisti pordenonesi ansiosi di prendermi a colpi di cric, qua e là mi pareva di vederlo spuntare il campanile del duomo di San Marco, ché lo avevo visto nelle foto di Wikipedia, ma il navigatore non ne voleva sapere, mi portava da tutt'altra parte. Così, quando si è arreso e sul display è apparsa la bandiera a scacchi, l'unica cosa che mi è scappata è stata un boia can, ma dove cazzo mi hai portato?
E subito mi son sentito molto calato nel trip giusto, molto pordenonese.

Poi son passato all'iPad (alle mappe di Google, mica a quelle delle Apple, che vi credete).
E al campanile ci sono arrivato.

Comunque io ho capito molte cose di Pordenone, in un'ora. Domande che mi facevo da una vita.
No, vabbè. Non è il caso.
(E comunque che mi è piaciuta più di Rovigo l'ho già detto?)

Pordenone1
Pordenone, comune e campanile del duomo
TAG: pordenone
23.37 del 10 Dicembre 2012 | Commenti (0) 
 
10 Centodieci/34-36: Friuli safari adventure/1
DIC Centodieci
Nelle ultime settimane ho fatto un po' la spola per lavoro fra Milano e Ljubljana, che fra parentesi è una discreta rottura perché non esistono voli diretti, di treni nemmeno a parlarne, di fatto non c'è alternativa comoda all'auto e son pur sempre cinquecento chilometri.
Di buono c'è che ho colto l'occasione per dare una bella botta al Progetto Centodieci, piazzando una sosta mordi e fuggi in tutti e quattro i capoluoghi del Friuli, che un po' in culo al mondo allo Stivale stanno e non è che siano proprio sulle mie rotte consuete. In effetti, per quanto in questi anni mi sia capitato alcune volte di attraversare in corsa il nordest nei miei ripetuti viaggi verso i Paesi slavi, del Friuli non conosco quasi nulla (e a proposito di Centodieci, notizie dell'ultima ora fan presupporre che, nemmeno a dirlo, le province non le toccherà nessuno, nel caso qualcuno ci avesse mai creduto).

Al solito avrei preferito riuscire a buttar giù in diretta un post per ciascuno dei quattro capoluoghi, ché son sicuro mi sarebbe uscito assai meglio. Invece, come ormai sempre più spesso accade nei miei spostamenti, ho affidato le prime impressioni a caldo al microblogging su FriendFeed e ai relativi commenti dei miei follower, tralasciando anche di prendere i soliti appunti che uso poi a distanza di tempo per scrivere i miei post. E sì che ormai viaggio sempre con l'iPad sotto braccio.
Comunque, giusto a onor di cronaca e per non lasciar nulla sparso in giro, ecco qua uno screenshot tratto dalle mie avventure a Gorizia e Udine.

FFGorizia

A Trieste ero già stato una decina d'anni fa, a Udine una sola volta a metà degli anni '70 e non ero mai più tornato. A Gorizia non avevo invece mai messo piede.
Trieste la ricordavo come una città fredda, fredda nell'aria, molto banalmente forse perché c'ero stato d'inverno. Nonostante l'occasione non fosse stata delle migliori, ne conservavo comunque un buon ricordo e in effetti mi ha accolto piacevolmente anche questa volta, ché il panorama scendendo dall'autostrada, con tutte le navi all'ancora in rada quassù in cima all'Adriatico, è sempre assai suggestivo.

È una città meravigliosa per correre Trieste, con quel lungomare infinito e le colline carsiche che la chiudono alle spalle. È una città di frontiera, lontana da tutto il resto, ché quando sei a Venezia te ne mancano ancora centocinquanta e le corsie in autostrada scendono a due: il traffico diminuisce, una volta lasciato alle spalle il passante di Mestre, e son quasi solo TIR slavi e poche auto che si spingono fin laggiù, così che ti chiedi se per caso quelli di Trieste vengano mai a farsi un giro più a occidente, o se se ne rimangano arroccati in fondo alla loro baia a trafficare con gli slavi e, a noi di qua, semplicemente ci ignorino e punto.
Ché a Trieste ti senti davvero foresto, perlomeno arrivando dalla Pianura Padana. E persino io, che son genovese, mi sento un po' straniero a Trieste, per quanto secondo me la gente delle città di porto sia un po' tutta figlia della stessa madre...
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TAG: udine, gorizia, trieste
23.34 del 10 Dicembre 2012 | Commenti (0) 
 
22 Avviso ai naviganti
OTT Centodieci, Prima pagina, Spostamenti
Va da sé che il Progetto Centodieci avanzerà inesorabile come nulla fosse, con buona pace di Monti. Ché non è che io adesso possa rivoluzionare mezzo sito web, reimpastare tutto l'archivio fotografico e azzerare i miei travel log per fronteggiare la crisi.

[Io comunque, per dire, avrei abolito le regioni: una proposta alternativa sulla quale è ad esempio tornato più volte Leonardo Tondelli, sostendendola con argomenti secondo me parecchio condivisibili, come qui, qui e qui.]

Provincie
TAG: province
09.13 del 22 Ottobre 2012 | Commenti (0) 
 
30 Centodieci/33: Roma (w/Tati)
LUG Centodieci
A parte l'esserci stato ennemila volte, a Roma mi è capitato pure di viverci per parecchi mesi, fra il '97 e il '98. Epperò era parecchio che non tornavo: l'ultima volta direi tre o quattro anni fa per lavoro, al solito in giornata.
Avevo intenzione da mesi di portarci i Tati - ché non esiste che 'sti bimbi avessero visto Tokyo e Parigi ma non la Capitale - e in effetti avevamo programmato una spedizione per il ponte del primo maggio, ma poi la febbre, le solite cose da bambini, eccetera, e la breve vacanza era saltata proprio all'ultimo minuto.
Così abbiamo rimediato a metà giugno, nel weekend dopo la chiusura delle scuole, e io ne ho approfittato sia per mettere un'altra bandierina al Progetto 110, ché di Roma non avevo una foto che fosse una, sia per fare una cosa che a Roma, nonostante tutto e per quante volte ci fossi stato, non avevo mai fatto prima: il turista.

Misurarsi con una città come Roma con due bambini di 5 e 8 anni, volendo darne loro un'idea abbastanza completa in un solo weekend senza rompergli inutilmente le scatole - ché le città d'arte, di base, non è che siano proprio la meta ideale per i bambini piccoli - e cercando di farli divertire ed appassionare, richiede un po' di preparazione. Ho dunque studiato un po' e ho chiesto aiuto agli amici e genitori romani nella comunità dei miei follower su FriendFeed, che mi hanno dato qualche preziosa dritta per programmare un itinerario a prova di piccoli viaggiatori.

Sono tornato con parecchie cose da scrivere, sia sulla Città eterna a misura di bambini, sia soprattutto sul viaggiare in Italia, oggi, da turista: esperienza che non facevo da un bel po' e che mi è parsa parecchio frustrante. Ma, come spesso mi accade da qualche mese in qua, un po' mi è poi venuta meno la voglia di riordinare con calma le idee qua dentro, un po' c'è che al solito ho lasciato altrove (su FriendFeed in particolare) le impressioni del momento e le battute al volo.

Comunque, non sia mai che lasci un post Centodieci privo di adeguati commenti.
E dunque Roma, Caput mundi. Coi bambini, innanzitutto, che nel caso abbiate programmi simili magari vi torna utile.

Pomeriggio del primo giorno, San Pietro: subito, pronti e via. Grande entusiasmo nel varcare almeno trenta volta la frontiera con Città del Vaticano, saltando di qua e di là della linea di confine. Assai gettonato anche il punto di Piazza San Pietro dal quale il colonnato del Bernini appare formato da una sola fila di colonne: ci siam dovuti tornare tre volte.
Tata piccola decisa ad affrontare i cinquecentotrenta gradini per salire in cima al Cupolone, Tato grande deciso alla separazione fraterna: ci si accorda infine per un gelato e per mandare le cartoline "dall'estero". A sorpresa il grande chiede di andare a visitare la Cappella Sistina, ma le prenotazioni sono chiuse e affrontare la coda degli sprenotati è improponibile, a meno di essere giapponesi avvezzi a corsi estremi di sopravvivenza.
Seconda giornata dedicata alla Roma classica: nella classifica personale dei bambini va in testa la Fontana di Trevi. Sul podio, il grande le affianca il Colosseo, cercando di immaginare dove tenessero i leoni, la preferenza della piccola va invece alle tombe dei re al Pantheon (!). Naturalmente, impossibile evitare la coda alla Bocca della verità, una delle attrazioni irrinunciabili per i bambini. Ci tornerò peraltro più avanti nel post, per altre ragioni. Si chiude con una bella passeggiata al Gianicolo per vedere il panorama sulla Capitale, ma se riuscite a incastrare meglio il programma potrebbe valer la pena portarci i bambini a mezzogiorno, per assistere al tradizionale sparo del colpo di cannone.
Terza giornata, infine, per due tentativi a vuoto: Museo dei bambini e Museo degli strumenti musicali al Parco della musica di Renzo Piano. Il lunedì sono entrambi chiusi. Benvenuti in Italia. Finiamo dunque il nostro tour con una classica visita al Bioparco, che comunque è sempre ben apprezzato dai più piccoli.

Serate trascorse sempre molto piacevolmente in Piazza Navona, fra artisti di strada di varia estrazione. Tati particolarmente entusiasti dei pittori che usano le bombolette spray: mi è toccato passarci ore e son dovuto pure venire via con un classico Colosseo nippo-kitsch che lascio alla vostra immaginazione.

Fin qui, insomma, quanto utile ai fini del Touring Club. C'è poi anche Roma, sassi a parte...
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TAG: roma
02.14 del 30 Luglio 2012 | Commenti (0) 
 
24 Centodieci/32: Biella (con quella faccia un po' così)
GEN Centodieci
E così una domenica di metà inverno te ne vai a Biella, ché è l'unico capoluogo che ti manca per completare l'album del Piemonte, e non è che uno da Biella passa per caso, ché se aspetti di passarci per caso, da Biella, può anche essere che una vita intera non ti basti, a meno che tu non abbia a che fare con la lana, s'intende, ché Biella è famosa per quello, ché la filiera mondiale del tessile settore lana, com'è come non è, sembra far capo tutta a Biella, tant'è che man mano che ti avvicini a Biella attorno a te si materializzano all'improvviso dozzine di lanifici e di outlet, c'è persino la Facis, non so se mi spiego, ma ve la ricordate la Facis, esiste ancora la Facis, e insomma, se vai a Biella ci sbatti contro alla Facis, e non solo a quella, e comunque tutto questo per dire che non ce n'è, se della lana non te ne frega nulla l'unica è prendere ed andarci apposta a Biella, che altro che Rovigo, per dire.

E così una domenica di metà inverno te ne vai a Biella e siccome è metà inverno, e non so se hai presente dov'è Biella, t'immagini che a Biella i casi sono due, o diluvia di bestia o minimo minimo ci sarà una nebbia che invece dei fendinebbia c'avrai bisogno della motosega per aprirti un varco, e così non è che ti meravigli più di tanto quando esci dall'autostrada a Carisio (dove peraltro vent'anni fa presi un autovelox da vere carogne, una domenica mattina alle sei, limite superato di sette chilometri orari, capisci bene che), esci a Carisio, dicevo, dopo settanta chilometri di nebbia e null'altro, e inforchi la bretella per Biella, perché da Biella col cavolo che ci passa l'autostrada, e davanti a te il panorama, per altri trenta chilometri, è questo:

Biella 02

E insomma, pensi che quello che ha inventato il navigatore era uno di Biella, ché gli serviva per tornare a casa le sere d'inverno, ché altrimenti colcazzo che la ritrovava Biella ogni volta che se ne allontanava, e mentre la situazione va peggiorando sempre più, ché in confronto quella della foto è una splendida giornata di Scirocco sulle Alpi, e poco a poco ti ritrovi a procedere a velocità prossima a quella di un gasteropode terrestre, tipo la sera di capodanno del 1987, quando brancolavi lungo la Paullese con il finestrino aperto nel tentativo di seguire la linea di mezzeria, e alla fine avevi rinunciato e avevi fatto scendere la tipa per farla camminare davanti alla macchina in modo da poterla seguire, e sì, durò ancora un bel po' dopo, con la tipa, nonostante questo, solo che poi io me ne andai in Patagonia, sta di fatto che man mano che ti avvicini a Biella il tuo umore assorbe il colore del panorama attorno, ed ecco che non ti accorgi che in realtà la statale 230 sta salendo, leggermente, poco a poco, a te pare tutta dritta e piatta, ma in realtà sale, sale quel tanto che basta perché all'improvviso, cento metri prima di trovarti davanti al cartello Biella, accada il miracolo, ché tu puoi anche essere agnostico fin che vuoi e iscritto al Cicap, ma la verità è che quindici minuti dopo aver scattato la foto di cui sopra a te, miracolato, appaiono, nell'ordine, un'incredibile corona di montagne innevate e, proprio ai loro piedi, Biella:

Biella 01
Biella

Sì, vabbè, la foto l'ho scattata più tardi dalla funicolare del Piazzo, ché lipperlì stavo guidando e non è che potessi mettermi a riprendere l'apparizione dell'Himalaya biellese in mezzo al traffico fra una rotonda e l'altra, ma insomma, la luce quella era.

Dirò di più. Sapete che c'è? Mica male, Biella. Altro che Rovigo, e non parliamo poi di Vercelli ed Alessandria, volendo rimanere in Piemonte.
Che poi pare che io, a Biella, abbia addirittura le radici. Ché è vero che noialtri semu zeneixi da non so quante generazioni (de Sampedena, mia, che viätri da Föxe chi ve salva son quelli de Boccadäse che son ciû tarlûcchi de viätri), ma è anche vero che mio padre mi ha sempre detto che i Paschetto vengon da Biella, originariamente, per cui sarà che mi porto appresso un certo campanilismo genetico inconscio.

E insomma, a Biella piazza del duomo c'è, il duomo c'è ed è persino aperto. Par pure essere - cito Wikipedia, naturalmente - un capolavoro di trompe-l'oeil, che adesso mi ci riempio la bocca e la meno a tutti, così sembro come Philippe Daverio, che io lo amo Daverio e ultimamente sono totally addicted ai suoi programmi su Rai5, non fosse altro perché è ormai l'unico canale che riesco a prendere.
Comunque a Biella, per dire che siete stati davvero a Biella, non vi basta andare (solo) al Duomo: d'obbligo prendere la funicolare e salire al Piazzo, l'antico centro storico che sorge sopraelevato a ridosso delle colline, dal quale potrete godere del panorama sulla città intera e sulla pianura sommersa dalla nebbia.
E poiché le funicolari ci sono anche a Genova, dev'esser perlomeno vero che fra genovesi e biellesi ci s'intende.

Biella 03
Biella 04
Biella, Cattedrale di Santo Stefano (duomo)
Biella 05
Biella, il Battistero
Biella 06
Biella, Porta della Torrazza
Biella 07
Biella 08
Biella 09
Biella, per le vie del Piazzo
Biella 10
Biella, Piazza Cisterna

Comunque, a parte tutto, diciamocelo: in un'oretta Biella te la sei bell'e che fatta, volendo. E siccome la giornata ci ha miracolati e il tramonto promette un gran bene, val pure la pena fare un salto al santuario di Oropa, dove ricordo di essere stato da bambino con i nonni. Si parla perlomeno di quarant'anni fa, suppergiù.

Ad Oropa c'è la neve, tira un certo venticello artico anzichenò e col calar del buio le montagne s'accendono di una straordinaria luce fosforescente grazie ad una splendida luna gelida
Tipo che, come potete ben immaginarvi se frequentate queste pagine da tempo, all'improvviso mi sento a casa e potrei anche non scender mai più a valle, men che meno laggiù in quel mare di nebbia che riflette la luce della luna verso l'alto.

Biella 11
Biella 12
Santuario di Oropa (BI)

Sta di fatto che io, a Biella, tornando da Oropa, ci ho pure cenato e son persino andato al cinema a vedermi Hereafter, che è una minchiata uscita dalla penna di uno che all'improvviso si sente la vecchiaia addosso e si fa i film - nel senso delle seghe mentali - sull'aldilà, e non il film - nel senso della pellicola - di uno capace di infilare capolavori come Bird, Gli spietati, Mystic river e Million dollar baby.

Solo per dire, questo, che io a Biella ci son stato davvero. Altro che Rovigo.
TAG: Biella, Oropa, Santuario
01.55 del 24 Gennaio 2011 | Commenti (0) 
 
03 Centodieci/31: Verbania
GEN Centodieci
Verbania è un capoluogo un po' strano: "comune sparso" lo definisce Wikipedia, nel senso che - da quel che ho capito - una Verbania vera e propria non esiste, o meglio, nasce più che altro dall'unione dei comuni di Intra, Pallanza e Suna, che peraltro continuano a chiamarsi così, solo che adesso son targati VB e allora è tutta un'altra storia, tipo. Sai un po' quelle robe all'italiana.
Io, infatti, ricordo che anni fa, quando andavo a vela (sì, c'è stato anche un tempo in cui andavo a vela, fra altre cose) (andavo con Franco e la sua Stanca di guerra che, ora, ditemi voi se al mondo esiste un nome più bello per una barca a vela), quando andavo a vela con Franco, dicevo, attraversavamo il lago Maggiore di notte e si andava a far colazione coi cornetti caldi ad Intra, che me lo ricordavo ancora, infatti, il porticciolo di Intra. E pure le traversate del lago di notte con le birre a strascico in acqua per tenerle al fresco. Che s'aveva vent'anni o giù di lì, e avete presente andare a vela a vent'anni o giù di lì (Fabio ci portava le donne, di notte, sulla Stanca, io e Franco invece attraversavamo il lago con le birre a strascico, e qualcosa tutto questo vorrà pur dire, anche se non mi è ben chiaro cosa, e forse è meglio così).

Comunque questo dovrebbe essere un post su Verbania per il Progetto 110. Ad avercelo, qualcosa da aggiungere di un po' meno sconclusionato.

Ci son passato andando a Macugnaga l'ultimo dell'anno, da Verbania, così ne ho approfittato per piantar la bandierina del 110. Adesso del Piemonte mi manca solo Biella, anche se dubito che in questa vita mi capiterà mai una ragione qualunque per passare da Biella, così mi immagino di investirci, prima o poi, una domenica autunnale di pioggia, di quelle buone per suicidarsi, per andare a Biella. Che immagino sia più o meno la stessa cosa, suicidarsi o andare a Biella in una domenica di pioggia autunnale, ma attendo fiducioso badilate di biellesi pronti a smentirmi.

Ma a parte Biella, di Verbania si parlava.
E niente, quel che volevo dire è che noi ormeggiavamo ad Intra e invece adesso, venticinque anni dopo all'incirca, a quanto pare si ormeggia a Verbania. Anche se sul cartello c'è sempre scritto Intra.

Che poi Verbania l'abbian pure fatta capoluogo di provincia, mah. E' pur vero che fra VA e VC una targa VB in effetti mancava, a voler ben vedere.

Verbania1
Verbania2
Il lago Maggiore presso Suna, Verbania
Verbania2
Chiesa di Madonna di Campagna, Verbania
Verbania4
Oratorio dei SS. Fabiano e Sebastiano, lungolago di Suna, Verbania
Verbania5
Verbania6
Basilica di San Vittore, Intra - Verbania
TAG: verbania
00.14 del 03 Gennaio 2011 | Commenti (1) 
 
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