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18 Centodieci/43: Massa, Carrara (e anche Colonnata, va')
NOV Centodieci
[Massa, e Carrara (e Colonnata, va'), le ho fatte a luglio, deviando da una delle consuete rotte estive avanti e indietro dall'Elba, e non le ho scritte io. Le ha scritte Lilith, che ha condiviso con me questa tratta del Centodieci. E siccome non avrei saputo scriverle meglio, le lascio a lei.]

Per fare Massa Carrara hanno dovuto prendere due città e farne una, perché sono due piccole città che a farle capoluogo di provincia si sentirebbero le risate di quelli che vogliono tagliare la spesa pubblica fino qui.
Quindi abbiamo Massa e abbiamo Carrara. Vuol dire due duomi, due piazze centrali, due centri cittadini. Ma in realtà non è proprio così, perché il duomo di Massa è una chiesa a mezzo, una chiesa messa in mezzo ai palazzi in pieno stile seicentesco con una scalinata corta e ripidissima e una facciata che ti chiedi se davvero è una chiesa quella cosa lì.

Lo è.
Mal tenuta, quasi vuota. Niente di che.
Ci sarebbe un pezzo chiaramente più antico, ma mal tenuto.
Uno pensa che forse è stata bombardata durante la guerra e mi pare che sia così, e allora tira un sospiro di sollievo, perché pensa che una città meriti comunque un duomo più bello di così, anche Massa e i massesi. Poi a Massa fai un salto in piazza Aranci e fotografi una grande fontana piena di leoni e il palazzo. Scopri così che da queste parti hanno un po' la fissa con il Risorgimento e l'unità, perché trovi monumenti al 17 marzo, al plebiscito a Cavour e a Mazzini sparsi tra Massa e Carrara.

Lasci Massa dopo un'ora scarsa perché hai letto che la città d'arte è Carrara, non Massa, e per andare a Carrara prendi un pezzo di strada tutta tornanti, molto ligure (da qui in poi non puoi più fare a meno di chiederti perché Massa e Carrara non siano in Liguria ma in Toscana) e arrivi a Carrara dove ti aspetti un sacco di marmo.
Infatti trovi un sacco di marmo.
Statue e monumenti e installazioni in marmo; alcune belle (ne spedisci una con Rando, puoi farne a meno?) altre meno, ma comunque, come si dice in teatro, interessanti.
C'è anche un castello finto medievale, a Carrara, e deve essere la sede dell'università, perché ci sono quelli con le cose sceme in testa e i genitori festanti intorno.
Poi a Carrara vai a vedere la piazza principale che è completamente pavimentata di marmo e ti aspetti cose grandiose, e dici ok, bellissima, perché c'è scritto che è bellissima, ma poi, se ci pensi, non è bellissima. Più interessante, direi.

All'ora di pranzo a Carrara ci si infila in una pizzeria al taglio (hai un'ora di tempo, non è che puoi cercare un ristorante, no?) e trovi una pizzeria con madre, figlio e nuora tutti piuttosto incazzosi.
In effetti a Massa e a Carrara hanno un cattivo carattere come i liguri, e non sono per niente caciaroni come i toscani: mugugnano, parlano a voce bassa, hanno un accento non identificabile e ti trattano male.
Liguria pura, a pensarci bene.
Nella pizzeria al taglio scopri che c'è dell'ottimo lardo e lo colleghi al fatto che ci sono un sacco di cartelli che mandano in direzione Colonnata, e quindi fai due più due e ti convinci di aver mangiato del lardo di Colonnata, che forse non è vero, ma fa figo.

Poi, anche se hai fretta, pensi che sia assolutamente doveroso andare a vedere le cave, dato che sei a Carrara, e prendi le strade strette e tortuose che portano su, e le vedi, le cave. E pensi che fare il cavatore deve essere un lavoro di merda, a voler parlare francese, e ti spieghi tutte le madonne dei cavatori che hai visto nei negozi e davanti alle chiese. E pensi che non è tanto adesso, ma che già secoli fa gli uomini prendevano il marmo da quelle cave lì, come adesso, ma lo facevano con i picconi e i badili e un po' pensi che l'umanità è grande, anche se piccolissima.
Allora scendi dalla macchina e raccogli della polvere di marmo, e ti rendi conto in un istante quanto debba essere un incubo, davvero, vivere vicino alle cave, perché in un secondo sei sporco di marmo, e la polvere dei marmo si attacca, ed è fine e imbianca tutto.

Così pensi di avere visto tutto di Carrara, o almeno le cose che contano.
E vai via, verso un altro capoluogo.

Massa01
A zonzo per Massa
Massa02
Il Duomo di Massa
Carrara01
Carrara, città del marmo
Carrara02
Carrara, la fontana del Gigante a fianco del Duomo
Carrara03
Il Duomo di Carrara
Carrara04
Colonnata (MS)
Carrara05
Carrara, le cave di marmo presso Colonnata
TAG: massa, carrara, colonnata
16.25 del 18 Novembre 2013 | Commenti (0) 
   
03 Centodieci/42: Genova (special guest edition)
NOV Centodieci, Blog e luoghi, Amarcord
Non ci tornavo da qualche anno, a Genova, almeno cinque così a occhio. E adesso devo scrivere delle cose di Genova, che mi son rimaste lì, come sempre, ogni volta che poi ritorno alla pianura.
Scrivere di Genova, che vuoi, lo han fatto in tanti e alcuni così bene che a me pare pure un po' sacrìlego provarci, per non parlare di quelli che l’han cantata. Che poi chi l’ha cantata meglio di tutti genovese non lo era nemmeno, per dire.
È che io con Genova ho questo rapporto mai risolto. Io non la sopporto, Genova, epperò è dentro di me, ché io son genovese nell'anima, ché il sangue è quello, per quanto mi abbiano cresciuto Milano prima, la Brianza poi, Milano poi ancora, la Brianza infine di nuovo. Ma non me lo scrollo di dosso l’esser nato a Genova, da stirpe genovese. Così va sempre a finire che a tutto il mondo io rispondo che son di Genova, tranne ai genovesi, a cui dico che sono di Milano. E non so più se è per far lo snob, il bauscia, o per vergogna, ché come fai a dire a quelli che a Genova son rimasti, che ci vivono, che la amano, che è loro, Genova, che gli appartiene, come fai a dirgli che sei uno di loro e non di quelli che calano al weekend dalla pianura, attraverso i Giovi e il Turchino?

Ché, per dire, sui tornanti della A7, che da Serravalle salgon su ai Giovi e poi scivolano in picchiata a Bolzaneto, io ho imparato i punti di corda, li conosco uno a uno, te li posso disegnare ad occhi chiusi, e i tempi che staccavo da casello a casello, quando ero giovane e incosciente (leggi: prima dell’era tutor), nemmeno te li immagini, ché per anni, quando mi toccava guidarla anche dozzine di volte per ragioni varie, non ricordo di esser mai stato sorpassato, che portassi una Fiesta o un duemila.
Ché per me, Genova, inizia in discesa dai Giovi, passata la raffineria di Busalla. Che poi, è una raffineria quella di Busalla? Non l’ho mai capito. E sì che sono più di quarant’anni che le giro attorno con quelle due curve asimmetriche a gomito verso destra, la seconda in salita, asfalto liscio non drenante. Quando piove - e lì piove spesso - te le raccomando.
Non esiste un’autostrada al mondo come la Serravalle: fate ridere, voi, con Barberino del Mugello e la Cisa, datemi retta.

Poi, Genova. Che la frontiera, noi, si passava a Bolzaneto, ché andavamo a Certosa dai nonni. Da grande invece, quando amavo qualcuno e poi anche per altro, Genova è diventata Genova ovest, che da lì ti infili diretto sulla sopraelevata.

Genova, se non l’hai mai guidata, non puoi capirla. Ché tutti pensano a Genova e s’immaginano i caruggi. Via del Campo, sì, come no. Ché Genova è in realtà l’allucinante e psichedelico groviglio di impossibili svincoli in cemento armato e guardrail in lamiera che la avvolge come una matassa di filo spinato, come i tentacoli di un mostro manga. Los Angeles gli fa le pippe, a Genova.
Strade e autostrade che stringono i palazzi in una morsa fatta di assurde spirali di asfalto, prive di qualunque spazio di manovra, caotiche come l’entropia, perennemente ingorgate o rallentate dai guidatori di Genova che a Genova non san guidare - perché una cosa è sicura, a Genova non san guidare, al volante son tutti abbelinati e se vieni da Milano non puoi che odiarli, ché si muovon tutti come tartarughe, ché sembran sempre che la macchina la tirino fuori solo alla domenica (che poi dove accidenti le tengono, le auto, a Genova, quando non le usano, ché non c’è un millimetro di spazio a Genova, a parte quello fra i cassonetti e le molecole d’aria compresse fra i vicoli larghi ottanta centimetri).
E a pensarci, la spiegazione sta forse nel fatto che i genovesi han paura delle strade aliene di Genova: salgono in auto, si affacciano sulla strada dal passo carraio e vengon colti dal panico. La paralisi di fronte ai tentacoli del mostro che loro stessi han creato. Ché per riuscire a muoversi in auto, a Genova, han dovuto costruire una strada che passa sopra ai palazzi, altrimenti non se ne usciva.
Non ho mai visto così tante Cinquecento come a Genova. No, non quelle nuove: quelle con la targa quadrata in bianco e nero.

Io la odio, Genova. Epperò mi lascia sempre quel non so che di struggente addosso, come un genitore che hai rinnegato ma che sai, dentro, che sei suo, che hai il suo sangue. È vecchia Genova. È sfigata. È triste in un modo assurdo. È fredda, umida, odorosa, sola, chiusa, grigia: ecco, per quanto colorata sia, per quanto quegli intonaci gialli e rossi, scrostati, quelle persiane verdi, quelle immancabili bandiere rosse, bianche e blu alle finestre del tifo calcistico ci provino, è grigia. Grigia dentro. Abbandonata, anacronistica, araba e africana, provinciale fino al fastidio, respingente, repulsiva. Ti odia perché sei foresto e ti odia ancor più se l’hai tradita.
È brutta Genova: ha scorci meravigliosi e poetici affogati nel cemento più grigio e orrendo, o forse è il contrario: ha colate di cemento tumorale che l’aggrediscono ovunque, alle spalle, al cuore, ai polmoni, al fegato, che le mangiano il verde delle montagne attorno, i giardini, le palme, i colori corrosi dalla salsedine.
È così soffocante, Genova, a tratti, così claustrofobica, che ti viene da buttarti a mare per scappare e forse non è strano che i genovesi siano un popolo di navigatori, perché puoi solo scapparne da Genova, altro che Ma se ghe pensu. E poi, il mare di Genova è sempre color del piombo e solo i genovesi, che a Genova ci vivono, lo vedono - e se lo credono - blu.

Così cala la sera, Genova si illumina, il vento si calma e io riparto per Milano. Ripercorro la Serravalle a rovescio e lo san tutti che a salire è molto più facile, puoi tirar giù il tempo anche di cinque o sei minuti, se credi.
A Busalla è buio e la fiamma della raffineria (sarà poi una raffineria? Dovrei chiederlo forse a Tony) rompe l’oscurità del canyon dello Scrivia.

Genova mi manca già. Come quelle donne che dopo aver lasciato ti penti d’aver lasciato, pur sapendo che no, non ce n’era proprio, né ce ne sarebbe mai stato.

Genova01
Boccadasse (Boccadäse)
Genova02
Centro storico, via San Bernardo
Genova03
Cattedrale di San Lorenzo, il duomo di Genova
Genova04
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La Lanterna, il simbolo di Genova
Genova06
Il teatro Carlo Felice, in Piazza de Ferrari
Genova07
Palazzo San Giorgio
TAG: genova
18.29 del 03 Novembre 2013 | Commenti (1) 
   
28 Centodieci/41: Bologna
MAG Centodieci
A parte sfiorarla tutti gli anni dozzine di volte guidando lungo la A1, a Bologna città son stato in diverse circostanze, perlopiù per lavoro, e mi è pure capitato di dormirci. San Petronio la conosco dunque bene, dentro e fuori: naturalmente nell'occasione in cui decido di farci una scappata apposta per il progetto Centodieci è completamente avvolta dalle impalcature per lavori di restauro. In compenso Piazza Maggiore ospita palchi e allestimenti per la mezza maratona che si corre nel weekend.
Risultato: impossibile tirar fuori una foto decente della Cattedrale, né del cuore stesso di Bologna. Combinazione vuole che dovrò tornarci a fine agosto per lavoro, così magari cercherò di rimediare al magro servizio su questa tappa del Centodieci.

L'occasione in questione, invece, è stata una classica missione riempi-weekend con i Tati, con l'obiettivo - Centodieci a parte - di fare una rimpatriata con Gianni e Mario, due cari amici che a Bologna ci vivono, e dunque quali migliori guide?
E insomma abbiam mangiato alla grande, abbiamo camminato tanto e abbiamo messo nel sacco anche il quarantunesimo capoluogo, rimandando un po' a malincuore le facili deviazioni per timbrare anche Modena e Reggio Emilia (che però, a questo punto, conto di portare a termine durante la trasferta a Bologna di fine agosto).
Eravamo peraltro pure arrivati col sole e il caldo, peccato poi che la giornata si sia un po' guastata, ma perlomeno non abbiamo preso l'acqua che nel frattempo funestava la Lombardia.

E di Bologna, poi, che dire? Per quanto ci torni di tanto in tanto, non riesco mai a farla un po' mia, né tutto sommato a ritrovarmici. In qualche modo mi respinge, non saprei nemmeno perché. Capisco che ci si deve vivere piuttosto bene, capisco che la qualità di vita deve essere una spanna sopra a buona parte del resto d'Italia e che si respira un'atmosfera viva, piacevole, culturalmente stimolante (Do you remember Pordenone?), ma tant'è.
Forse, per quel che mi riguarda, è quel suo essere tutto sommato un po' lontana da tutto. Lontana dalle (mie) montagne, lontana dal (mio) mare, abbandonata lì ai confini della pianura e all'inizio dell'Appennino, per cui in realtà, nel mio riferimento geografico, è solo uno snodo di transito andando a Firenze e a Roma, o verso l'Adriatico (dove d'altra parte non mi capita di andare praticamente mai).

Insomma, Bologna non so. Non riesco nemmeno ad associarla a una qualche musica che amo: non a Guccini (Bologna è una grassa signora), che inevitabilmente lego più a Pavana, né a Dalla, che per qualche ragione a me ignota sento più vicino a Milano (che banche, che cambi / poi Milan e Benfica / Milano che fatica). Penso a Bologna e mi vengono in mente i Lunapop, per dire (ma come è bello andare in giro / per i colli bolognesi). Oppure, ecco sì, Dino Sarti: a me Bologna fa venire in mente Dino Sarti (Bologna Bologna / Bologna campione!).

Mi è capitato di insegnare, a Bologna, anni fa, e di tenere forse un paio di conferenze. Ho dormito in qualche hotel che non ricordo dove, mi pare vicino a Piazza Maggiore. Non rammento nemmeno dove ho cenato, né mi oriento particolarmente a Bologna. Ogni volta che ci passo le torri gentilizie non sono mai dove erano la volta precedente e questa volta mi sono pure imbattuto in un mercato, e secondo me a Bologna non ci sono mai stati mercati, prima.
Io non so se ci vivrei a Bologna. Abbiamo qualcosa che non va, Bologna ed io. Però è stato il miglior pranzo del Centodieci, fino ad oggi (o forse se la gioca con Cremona, a pensarci).

Bologna01
Non so come si chiama, ma si mangia benissimo
Bologna02
Palazzo dei Notai e Palazzo d'Accursio
Bologna03
Il Roxy Bar cantato da Vasco Rossi (mi dicono)
Bologna04
Attorno al centro storico
Bologna05
Stazione Centrale, 11:47
TAG: bologna
01.13 del 28 Maggio 2013 | Commenti (0) 
   
21 Centodieci/40: Piacenza
MAR Centodieci
Intendiamoci, Piacenza no.
Ché se leggi Wikipedia ti aspetti una classica città d'arte e ti dici che una giornata non ti basterà mai, figùrati mezza, e ti passa anche un po' la voglia, ché è vero che il Centodieci prevede solo toccate e fughe, rapidi scatti nelle piazze dei duomi e al massimo un caffè al volo, ma la verità è che questo va bene se passi da Rovigo, per dire, o da Pordenone, ma non è che puoi applicare davvero lo stesso principio, chessò, non dico a Firenze, ma nemmeno a Torino, ti pare? Ché se Piacenza è città d'arte come minimo ti prepari a scarpinare.
E invece.

Invece, un sabato di sole, ti appresti comunque a fare una veloce scappata a Piacenza, giusto per pranzo e un breve pomeriggio, ché tanto son solo cinquanta chilometri da Milano e non hai un tubo da fare, e quando mai ti càpita, sennò, di passare da Piacenza e fermartici.
E anche se non sei convinto, che c'è sempre quella faccenda di Wikipedia e ti sei annotato su Evernote (che ancora non sei così certo che davvero ti serva, Evernote, ma tutti ne son così entusiasti che ti senti un po' dropped out, così lo usi un po' a caso, giusto per 'ste cose) - su Evernote, dicevo - le cose da vedersi, e ti sembran mille e una, e già sei stanco prima ancora di partire, ché non è che l'idea di buttare una giornata a Piacenza, poi, t'attizzi così tanto, ma tant'è alla fine ti carichi i Tati in macchina, che ormai ti accompagnan di fisso in queste scorribande e si son messi anche loro a contare le città nuove che facciamo insieme, e inforchi al solito la A1, direzione sud, un po' annoiato anzichenò, ché preferiresti essere a sciare, ma Tato grande c'ha le tonsille come palline da golf, e dunque in quota forse no, vabbè, facciamoci Piacenza dài, così ce la leviamo dalla lista. Mal che vada almeno mangiamo bene.

Invece abbiam mangiato anche male: la pasta era orrendamente scotta, il salame e la coppa piacentina erano un po' industriali e l'oste pure antipatico.
Poi Piacenza, un grande boh. Del resto il duomo era pure chiuso, nella migliore tradizione italica delle città d'arte. Amen.

Ma intanto fan quaranta.

Piacenza01
Palazzo comunale, detto "Il Gotico"
Piacenza02
Palazzo del governatore
Piacenza03
Il duomo di Piacenza
Piacenza04
Basilica di San Francesco d'Assisi
Piacenza05
Inevitabilmente, la cosa migliore di Piacenza
TAG: piacenza
10.57 del 21 Marzo 2013 | Commenti (0) 
   
04 Centodieci/39: Cremona
MAR Centodieci
E insomma, complice la bella giornata di sole quasi primaverile e il non avere programmato per tempo una conseguente e adeguata sciata come sarebbe stato d'uopo (ma rimedieremo), Tati ed io ne abbiamo approfittato per andare a piazzare la bandierina del Centodieci a Cremona, la città delle tre T: Torrone, Tognazzi e Mina. No, non funziona. Com'era? Vabbè, insomma.
Il torrone in effetti lo vendono dai carrettini in piazza. Noi però, un po' a malincuore, abbiam lasciato perdere, ché Tato grande ha appena messo l'apparecchio, il papà è di nuovo in pieno rush salutista e dunque Tata piccola sarebbe stata comunque messa in minoranza. In compenso siamo andati a strafogarci in questo bel ristorantino sul Po consigliatomi dagli amici di FriendFeed: il posto merita assai, si mangia molto bene, si beve altrettanto e l'ospitalità è all'altezza. Ecco, all'improvviso mi rendo conto che scriverne a mezzogiorno, con davanti la prospettiva di un veloce panino in un bar dell'hinterland milanese, non è stato particolarmente strategico perché sto per svenire dalla fame.

Detto del torrone, di Tognazzi potete trovare le locandine dei film, nel caso. Sulla terza T invece, che - ho controllato su Wikipedia - si riferisce al Torrazzo (che poi altro non è che il campanile del duomo), ci siamo saliti trascinati dallo spirito intraprendente di Tata (altre due T) piccola, e son cinquecentodue gradini per la cronaca, milleequattro fra andata e ritorno, che dopo il pranzo di cui sopra tutto sommato male non fa.
Leggo anche che il Torrazzo è il campanile storico più alto d'Italia e non posso fare a meno di chiedermi cosa distingua un campanile storico da uno non storico.

A Cremona c'è anche il Po, che visto da qui è grandicello assai e a me mette pure un po' d'angoscia. Ché è pur vero che in vita mia son stato sul Rio della Plata, ho navigato le acque del Mekong e del Fiume Giallo, e ho attraversato anche il Volga e lo Yenisei, ma quelli son fiumi veri dài, il Po, be' il Po, cioè, non è che te lo aspetti che il Po possa sembrarti un fiume serio, grande e profondo, di quelli che magari vedi pure navigarci in mezzo cose. E invece.
Epperò, il fatto che la specialità al ristorante La Lucciola sia il pesce spada qualcosa dovrebbe dirmi. A Tata piccola 'sta cosa ha seccato parecchio, ché lei voleva una bella trota alla griglia.

Cremona1
Il Po presso Cremona
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Lungo le rive del Po a Cremona
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Cremona, il palazzo comunale
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Cremona, il duomo e il Torrazzo
Cremona4
Gli affreschi del duomo di Cremona
Cremona6
Il battistero dalla terrazza del duomo
TAG: cremona
14.52 del 04 Marzo 2013 | Commenti (2) 
   
09 Centodieci/38: Bergamo
GEN Centodieci
Fra Natale e Capodanno ho approfittato per andare a tappare un buco del Centodieci a due passi da casa, ché da Bèrghem (sì, apritelo il link) son passato mille e più volte in vita mia, e anni e anni fa avevo pure una fidanzata a Città alta e dunque hai voglia le serate che ci ho passato. Ma, come da regolamento di questo progetto, mi serviva almeno un'immagine del Duomo che ne documentasse formalmente l'inclusione nell'album dei capoluoghi visitati, e dunque.
Così, pronti via, sono entrato in A4 e ho fatto rotta trentacinque chilometri a est in un bel pomeriggio di sole, arrivando peraltro - e come al solito, ormai - verso il tramonto, bruciandomi così l'opportunità di girare con un po' di calma: il Centodieci continua a confermare la tradizione delle visite lampo, giusto il tempo di un caffè.

Comunque.

A Bèrghem, appena sbarchi e fai due passi a caccia del Sentierone nel centro piacentino della città bassa, ti imbatti in questo e questo.

Bergamo01
Bergamo02

Ché a tal proposito, se non lo sapete, Bèrghem in realtà sono due città: Città alta e Città bassa, collegate (anche) da una funicolare come a Biella.
I ristoranti e le trattorie fighe dove portare la fidanzata sono a Città alta. I ricchi veri vivono a Città alta. Se siete stagisti e alla fidanzata offrite solo la pizza potete rimanere in Città bassa. La ricca borghesia vive a Città bassa. Ah sì, certo, a Bèrghem son tutti ricchi, ma quelli che stanno in alto lo sono di più. Trussardi, per dire, sta a Città alta. La mia fidanzata stava a Città alta, vicino a Trussardi. Non dite nulla.

Comunque, per quante volte fossi stato a Bèrghem, mi son reso conto che in piazza non c'ero mai stato, e nemmeno avevo mai preso la funicolare, ché con la scusa della fidanzata aggiravo il divieto di transito ai foresti, (ab)usando del suo pass per salire in auto fin su a casa sua. E no, non è che non c'ero mai stato perché facevamo chissà che altro. Non dite nulla, di nuovo.

In realtà, dovessi proprio dire, la gita a Berghèm non mi ha dato molta soddisfazione. La città è grande e meriterebbe una visita più approfondita, ma sono appunto arrivato tardi. Ad esempio, esiste ancora l'intera cerchia dei bastioni veneti del XVI secolo e fra l'altro son solo cinque le città italiane che possono vantare un'analoga cinta muraria completamente preservata (cit. Wikipedia, ovviamente).
Città Alta offrirebbe anche dei bei panorami sulla pianura e una notevole vista a nord sull'arco delle vicine Alpi Orobie. Tutto il capoluogo è invero distribuito su un territorio collinare costellato di testimonianze storiche e architetture importanti, come il Castello di San Vigilio e La Rocca, che non sono riuscito a visitare.
Insomma, si poteva fare meglio, tanto più che è davvero a due passi da casa. In ogni caso, bollino "target done". Dovesse capitarmi di ripassarci, magari integrerò.

Bergamo03
Bergamo, città alta: Palazzo della ragione e Torre civica
Bergamo04
Bergamo, città alta: Basilica di Santa Maria Maggiore
Bergamo05
Bergamo, città alta: Palazzo della ragione e Duomo
Bergamo06
Bergamo, città alta: Piazza Vecchia e Palazzo Nuovo
TAG: bergamo
16.09 del 09 Gennaio 2013 | Commenti (0) 
   
10 Centodieci/37: Friuli safari adventure/2
DIC Centodieci
Poi c'è Pordenone. Che i pord... - porden... pordòi... pordenonesi? Sì, pordenonesi - i pordenonesi, dunque, se la prendono pure un po' se gli dici che diomìo, Pordenone. Hai voglia capitarci, a Pordenone.
Poi a me, per dire, Pordenone è piaciuta più, chessò, fammi pensare, ecco: di Rovigo ad esempio.

Dice, vabbè ci hai passato solo un'ora a Pordenone, che vuoi saperne. E ho capito: andate in America, state due giorni a New York e dite ehi, sono stato a New York, e mi parlate di New York per sei giorni filati, come ci aveste vissuto una vita. Io sto un'ora a Pordenone e vi inalberate ché non è sufficiente, ché i palazzi di Corso Vittorio, ché l'architettura, ché la vita culturale di Pordenone... la vita culturale di Pordenone: ora, capiamoci.

FFPordenone

Per andare a Pordenone ho viaggiato lungo la A28. Credo di non averla mai fatta prima la A28, secondo me a Ondaverde nemmeno sanno che esiste. Si va forte sulla A28, anche perché non c'è quasi un cane, solo che poi ti rendi conto che il cane non c'è, ma il Tutor sì. Il Tutor a Pordenone. Son cose (cit.).
Comunque è bello viaggiare lungo la A28 in un tardo pomeriggio di fine autunno con l'aria limpida: hai le montagne sullo sfondo, la campagna friulana attorno, l'autoradio che va, quel gran genio del mio amico, sì viaggiare. Secondo me andare a Pordenone è un po' viaggiare.

A Pordenone il navigatore si è perso. Mentre mi aggiravo a caso per i viali di Pordenone, tipo fra cento metri girare a destra, fra duecento metri girare a sinistra, fare un'inversione di marcia appena possibile, alla rotonda prendere la terza uscita a destra, cretino è senso unico, insomma, mentre combattevo con gli automobilisti pordenonesi ansiosi di prendermi a colpi di cric, qua e là mi pareva di vederlo spuntare il campanile del duomo di San Marco, ché lo avevo visto nelle foto di Wikipedia, ma il navigatore non ne voleva sapere, mi portava da tutt'altra parte. Così, quando si è arreso e sul display è apparsa la bandiera a scacchi, l'unica cosa che mi è scappata è stata un boia can, ma dove cazzo mi hai portato?
E subito mi son sentito molto calato nel trip giusto, molto pordenonese.

Poi son passato all'iPad (alle mappe di Google, mica a quelle delle Apple, che vi credete).
E al campanile ci sono arrivato.

Comunque io ho capito molte cose di Pordenone, in un'ora. Domande che mi facevo da una vita.
No, vabbè. Non è il caso.
(E comunque che mi è piaciuta più di Rovigo l'ho già detto?)

Pordenone1
Pordenone, comune e campanile del duomo
TAG: pordenone
23.37 del 10 Dicembre 2012 | Commenti (0) 
   
10 Centodieci/34-36: Friuli safari adventure/1
DIC Centodieci
Nelle ultime settimane ho fatto un po' la spola per lavoro fra Milano e Ljubljana, che fra parentesi è una discreta rottura perché non esistono voli diretti, di treni nemmeno a parlarne, di fatto non c'è alternativa comoda all'auto e son pur sempre cinquecento chilometri.
Di buono c'è che ho colto l'occasione per dare una bella botta al Progetto Centodieci, piazzando una sosta mordi e fuggi in tutti e quattro i capoluoghi del Friuli, che un po' in culo al mondo allo Stivale stanno e non è che siano proprio sulle mie rotte consuete. In effetti, per quanto in questi anni mi sia capitato alcune volte di attraversare in corsa il nordest nei miei ripetuti viaggi verso i Paesi slavi, del Friuli non conosco quasi nulla (e a proposito di Centodieci, notizie dell'ultima ora fan presupporre che, nemmeno a dirlo, le province non le toccherà nessuno, nel caso qualcuno ci avesse mai creduto).

Al solito avrei preferito riuscire a buttar giù in diretta un post per ciascuno dei quattro capoluoghi, ché son sicuro mi sarebbe uscito assai meglio. Invece, come ormai sempre più spesso accade nei miei spostamenti, ho affidato le prime impressioni a caldo al microblogging su FriendFeed e ai relativi commenti dei miei follower, tralasciando anche di prendere i soliti appunti che uso poi a distanza di tempo per scrivere i miei post. E sì che ormai viaggio sempre con l'iPad sotto braccio.
Comunque, giusto a onor di cronaca e per non lasciar nulla sparso in giro, ecco qua uno screenshot tratto dalle mie avventure a Gorizia e Udine.

FFGorizia

A Trieste ero già stato una decina d'anni fa, a Udine una sola volta a metà degli anni '70 e non ero mai più tornato. A Gorizia non avevo invece mai messo piede.
Trieste la ricordavo come una città fredda, fredda nell'aria, molto banalmente forse perché c'ero stato d'inverno. Nonostante l'occasione non fosse stata delle migliori, ne conservavo comunque un buon ricordo e in effetti mi ha accolto piacevolmente anche questa volta, ché il panorama scendendo dall'autostrada, con tutte le navi all'ancora in rada quassù in cima all'Adriatico, è sempre assai suggestivo.

È una città meravigliosa per correre Trieste, con quel lungomare infinito e le colline carsiche che la chiudono alle spalle. È una città di frontiera, lontana da tutto il resto, ché quando sei a Venezia te ne mancano ancora centocinquanta e le corsie in autostrada scendono a due: il traffico diminuisce, una volta lasciato alle spalle il passante di Mestre, e son quasi solo TIR slavi e poche auto che si spingono fin laggiù, così che ti chiedi se per caso quelli di Trieste vengano mai a farsi un giro più a occidente, o se se ne rimangano arroccati in fondo alla loro baia a trafficare con gli slavi e, a noi di qua, semplicemente ci ignorino e punto.
Ché a Trieste ti senti davvero foresto, perlomeno arrivando dalla Pianura Padana. E persino io, che son genovese, mi sento un po' straniero a Trieste, per quanto secondo me la gente delle città di porto sia un po' tutta figlia della stessa madre...
[Continua a leggere]

TAG: udine, gorizia, trieste
23.34 del 10 Dicembre 2012 | Commenti (0) 
   
22 Avviso ai naviganti
OTT Centodieci, Prima pagina, Spostamenti
Va da sé che il Progetto Centodieci avanzerà inesorabile come nulla fosse, con buona pace di Monti. Ché non è che io adesso possa rivoluzionare mezzo sito web, reimpastare tutto l'archivio fotografico e azzerare i miei travel log per fronteggiare la crisi.

[Io comunque, per dire, avrei abolito le regioni: una proposta alternativa sulla quale è ad esempio tornato più volte Leonardo Tondelli, sostendendola con argomenti secondo me parecchio condivisibili, come qui, qui e qui.]

Provincie
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09.13 del 22 Ottobre 2012 | Commenti (0) 
   
30 Centodieci/33: Roma (w/Tati)
LUG Centodieci
A parte l'esserci stato ennemila volte, a Roma mi è capitato pure di viverci per parecchi mesi, fra il '97 e il '98. Epperò era parecchio che non tornavo: l'ultima volta direi tre o quattro anni fa per lavoro, al solito in giornata.
Avevo intenzione da mesi di portarci i Tati - ché non esiste che 'sti bimbi avessero visto Tokyo e Parigi ma non la Capitale - e in effetti avevamo programmato una spedizione per il ponte del primo maggio, ma poi la febbre, le solite cose da bambini, eccetera, e la breve vacanza era saltata proprio all'ultimo minuto.
Così abbiamo rimediato a metà giugno, nel weekend dopo la chiusura delle scuole, e io ne ho approfittato sia per mettere un'altra bandierina al Progetto 110, ché di Roma non avevo una foto che fosse una, sia per fare una cosa che a Roma, nonostante tutto e per quante volte ci fossi stato, non avevo mai fatto prima: il turista.

Misurarsi con una città come Roma con due bambini di 5 e 8 anni, volendo darne loro un'idea abbastanza completa in un solo weekend senza rompergli inutilmente le scatole - ché le città d'arte, di base, non è che siano proprio la meta ideale per i bambini piccoli - e cercando di farli divertire ed appassionare, richiede un po' di preparazione. Ho dunque studiato un po' e ho chiesto aiuto agli amici e genitori romani nella comunità dei miei follower su FriendFeed, che mi hanno dato qualche preziosa dritta per programmare un itinerario a prova di piccoli viaggiatori.

Sono tornato con parecchie cose da scrivere, sia sulla Città eterna a misura di bambini, sia soprattutto sul viaggiare in Italia, oggi, da turista: esperienza che non facevo da un bel po' e che mi è parsa parecchio frustrante. Ma, come spesso mi accade da qualche mese in qua, un po' mi è poi venuta meno la voglia di riordinare con calma le idee qua dentro, un po' c'è che al solito ho lasciato altrove (su FriendFeed in particolare) le impressioni del momento e le battute al volo.

Comunque, non sia mai che lasci un post Centodieci privo di adeguati commenti.
E dunque Roma, Caput mundi. Coi bambini, innanzitutto, che nel caso abbiate programmi simili magari vi torna utile.

Pomeriggio del primo giorno, San Pietro: subito, pronti e via. Grande entusiasmo nel varcare almeno trenta volta la frontiera con Città del Vaticano, saltando di qua e di là della linea di confine. Assai gettonato anche il punto di Piazza San Pietro dal quale il colonnato del Bernini appare formato da una sola fila di colonne: ci siam dovuti tornare tre volte.
Tata piccola decisa ad affrontare i cinquecentotrenta gradini per salire in cima al Cupolone, Tato grande deciso alla separazione fraterna: ci si accorda infine per un gelato e per mandare le cartoline "dall'estero". A sorpresa il grande chiede di andare a visitare la Cappella Sistina, ma le prenotazioni sono chiuse e affrontare la coda degli sprenotati è improponibile, a meno di essere giapponesi avvezzi a corsi estremi di sopravvivenza.
Seconda giornata dedicata alla Roma classica: nella classifica personale dei bambini va in testa la Fontana di Trevi. Sul podio, il grande le affianca il Colosseo, cercando di immaginare dove tenessero i leoni, la preferenza della piccola va invece alle tombe dei re al Pantheon (!). Naturalmente, impossibile evitare la coda alla Bocca della verità, una delle attrazioni irrinunciabili per i bambini. Ci tornerò peraltro più avanti nel post, per altre ragioni. Si chiude con una bella passeggiata al Gianicolo per vedere il panorama sulla Capitale, ma se riuscite a incastrare meglio il programma potrebbe valer la pena portarci i bambini a mezzogiorno, per assistere al tradizionale sparo del colpo di cannone.
Terza giornata, infine, per due tentativi a vuoto: Museo dei bambini e Museo degli strumenti musicali al Parco della musica di Renzo Piano. Il lunedì sono entrambi chiusi. Benvenuti in Italia. Finiamo dunque il nostro tour con una classica visita al Bioparco, che comunque è sempre ben apprezzato dai più piccoli.

Serate trascorse sempre molto piacevolmente in Piazza Navona, fra artisti di strada di varia estrazione. Tati particolarmente entusiasti dei pittori che usano le bombolette spray: mi è toccato passarci ore e son dovuto pure venire via con un classico Colosseo nippo-kitsch che lascio alla vostra immaginazione.

Fin qui, insomma, quanto utile ai fini del Touring Club. C'è poi anche Roma, sassi a parte...
[Continua a leggere]

TAG: roma
02.14 del 30 Luglio 2012 | Commenti (0) 
   
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