Orizzontintorno Carlo Paschetto
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16 On the air again
APR Prima pagina, Mal di fegato, Cina e non solo, Politica
Io vivo in un Paese i cui rappresentanti istituzionali sembrano tollerare lezioni di democrazia dalla Cina e nel quale il leader dell'opposizione (notoriamente refrattario alla parola "comunista") si ostina a sostenere amichevolmente l'ultimo zar di Russia, peraltro ex-funzionario del kgb.

Deve essere per questo che non trovo così insostenibile il dover ripartire, nonostante tutto. Stay tuned.
00.03 del 16 Aprile 2007 | Commenti (2) 
 
30 E-dicola
NOV Prima pagina, Segnalazioni, Cina e non solo
Consueto appuntamento con le segnalazioni che mi appunto qua e là e consueti ringraziamenti a Francesco, considerato che la maggior parte sono sue e ormai potrei anche dargli la password ed aprirgli un thread personale.

Riaperta la frontiera fra Cina ed India, che a voi magari sembra una notizia di secondo piano, ma che a noi avrebbe cambiato completamente le carte in tavola se solo lo avessero deciso qualche anno fa durante il nostro Asia Overland. Infatti, proprio a causa di quella frontiera all'epoca invalicabile ed alla contemporanea semi-chiusura del passaggio verso il Pakistan, a Delhi fummo costretti a interrompere la nostra rotta terrestre dopo oltre ventimila chilometri, rientrando in volo in Cina. Mi vien voglia di riaprire i conti con quei giorni e partire immediatamente per mettere finalmente il sigillo su quella maledetta tratta.
E sempre in tema di Cina (quando mai...), a pochi mesi dall'inaugurazione della sciagurata ferrovia Golmud-Lhasa, della quale a lungo si è parlato anche fra queste pagine, la follia del governo di Pechino sembra non avere limiti. Secondo la BBC, i piani ferroviari cinesi sul Tibet sono inarrestabili.

Di palo in frasca: qui si parla delle elezioni in Congo, da catalogare alla voce "infarinatura minima delle vicende africane", che sarebbe sempre interessante tenere d'occhio e non solo perché se ne occupano Bono e Bob Geldolf. Ho l'impressione che dopo l'ondata gialla prima o poi sarà il turno di quella nera, foss'anche fra venti o trent'anni, e di colpo il prodotto a costo zero di una qualsivoglia neoeconomia congolese inizierà ad apparire d'incanto nelle corsie dei nostri grassi e democratici ipermercati occidentali.

Ancora BBC sul tema Internet e censura, al quale prima o poi - quando troverò tempo e voglia di mettermici davvero - dedicherò magari un bel post approfondito per raccontarvi un po' quel che accade in materia dalle nostre parti, che magari questo non è il Turkmenistan, ma certo ci mettiamo d'impegno per allinearci.

Repubblica si è invece occupata dei luoghi pi¨ inquinati del mondo, per la serie "non solo Chernobyl". Curiosamente non è citata la regione dell'Aral, della quale scrissi qualcosa tempo fa qui sul blog. Grazie a Gianni per la segnalazione.

Infine, tema leggero, od anche no, dipende dall'angolo di osservazione. Si parla di micronazioni, qui e qui. In questo caso le segnalazioni mi arrivano da Marco, alle quali aggiungo il mio contributo ricordandovi il link su Wikipedia, che già avevo citato in passato.
23.11 del 30 Novembre 2006 | Commenti (0) 
 
20 Per farla breve
SET Prima pagina, Segnalazioni, Cina e non solo
In scaletta avrei da scriverne almeno tre, uno per ciascuno degli argomenti che sto seguendo questi giorni. Da buon terzista - che almeno per quanto mi riguarda non significa né terzino, né centrista di nonsoche, né necessariamente moderato - comunque costruisca le mie opinioni, prima o poi trovo sempre lo spunto contro che riesce a mettermi in discussione, cosicché sono sempre lì a dare una limatina qua e là ai miei appunti personali e, almeno tre volte su quattro, va a finire che lascio perdere, non fosse altro perché la notizia è ormai vecchia prima ancora che io mi sia deciso a prendere in mano la tastiera.

Così, per arrivare in tempo, questa volta di tre ne faccio uno solo, approfittando anche del fatto che c'è chi le dice molto meglio di come io riesca a pensarle.

Avendo già scritto in passato qualcosa sulla Fallaci proprio qua dentro, lipperlì pensavo di non aggiungere altro per non dover/voler correre il rischio di trovarmi né affiancato ai titoloni a nove colonne di Corriere.it, che guardacaso con la Fallaci condivide l'editore, né tantomeno in compagnia degli imbecilli che hanno issato il gran pavese.
Dovessi però proprio dirvi la mia, la cosa che pi¨ vi si avvicina è questo post di Ivan Scalfarotto (via il solito Sofri jr, del quale una volta di pi¨ condivido il pensiero).

Anche di relativismo si è già parlato da queste parti, qui e qui. Ed anche in questo caso mi verrebbe da riprendere ciò che avevo già scritto, per commentare gli schiaffoni fra Ratzinger e gli Imam - per un istante mi sono trovato d'accordo persino con Ruini.
In questo caso, l'aiuto mi viene da Daveblog, che fra l'altro va a prendere il testo originale dal quale sono state estrapolate le dichiarazioni di Benedetto XVI, testo che peraltro mi ero già pappato (una riga sì e due no, per dirvela tutta) e che, se avrete la pazienza di leggere, vi illuminerà parecchio. No, non sulla fede e sullo scontro di civiltà: sulla comunicazione nell'era della globalizzazione e del passaparola mediatico.
L'aspetto pi¨ interessante della vicenda è che, in vista dell'assemblea dell'ONU, Ahmadinejad ha colto la palla al balzo e ne ha immediatamente approfittato per rompere una volta di pi¨ gli schemi. A me, francamente, la sua politica ricorda sempre pi¨ il Gheddafi dei tempi migliori (e la politica del nostro governo di conseguenza, indipendentemente dal colore).

Infine, se seguite questo blog da tempo, sapete che io di Cina non parlo (quasi) pi¨. In compenso ne scrivono finalmente altri: io cito ed aggiungo in calce il solito sono anni che ve lo dico. Questa volta (ed è la seconda in una settimana, inizio a preoccuparmi) mi tocca applaudire Facci.

(Mi rendo conto che questo blog non diventerà mai un trendsetter d'opinione: sono troppo pigro per scrivere da solo lo svolgimento completo del tema, e comunque al massimo riesco a farlo solo due o tre volte all'anno. Faccio prima a colpi di citazioni)
00.23 del 20 Settembre 2006 | Commenti (0) 
 
16 Post-it reloaded
GIU Prima pagina, Segnalazioni, Cina e non solo
Ed eccoci alla consueta rassegna stampa di Orizzontintorno, che ormai da un po' di tempo mancava da questo blog. Come sempre, buona parte delle segnalazioni mi arrivano da Francesco, ma anche il contributo della gentil consorte si fa sentire. Qualche link è ormai vecchiotto, ma al solito ciò che conta è il contenuto. E a proposito: càpito casualmente proprio a ruota del fondo di Gianni Riotta. Del quale condivido ogni parola - anche perché, tra parentesi, non esistono i blogger in quanto categoria.

Tanto per cambiare iniziamo con la Cina, ma non solo: la BBC ci fa sapere che la censura sul web non è una prerogativa solamente dei nostri amici di Pechino, che peraltro continuano a praticarla alla grande con la pacifica collaborazione delle grandi e democratiche compagnie occidentali. Quello però che l'articolo della BBC non dice è che anche in Italia la censura sul web viene tranquillamente applicata grazie alla solita devastante disinformazione e senza che i Media osino occuparsi un po' seriamente della questione, magari al posto di un articoletto sulla prova costume da bagno. Vale la pena osservare che, almeno nell'applicazione del principio in quanto tale, siamo in buona compagnia, con la Corea del Nord ed il Turkmenistan. Tanto per dire.
E per rimanere sempre in Cina, il Mail on Sunday ha pubblicato un interessante reportage sulla vita nelle fabbriche dove vengono prodotti gli iPod - perché lo sapevate, vero, che il vostro oggettino designed in California è prodotto in Cina. L'articolo non è disponibile on line, ma Macworld e il Guardian Unlimited ne fanno un sunto quanto basta.
Ancora Cina e ancora BBC news: della ferrovia del Tibet si è parlato a lungo in questo blog. Il completamento dell'opera è ormai una triste realtà. Il mio pensiero in merito, romanticamente filtrato da qualunque opinione di tutt'altro profilo io abbia già espresso abbondantemente sulla questione, rimane questo.

Anche del Turkmenistan si è già dissertato fra queste pagine. Vorrei ricordare in proposito un post al quale sono particolarmente affezionato. A quanto segnala il Corrierone, le comiche continuano, naturalmente nell'indifferenza globale dell'altra metà del cielo che invece continua a sparacchiare in Iraq ed Afghanistan. E già, ma lì ci sono i cattivoni, mentre in Turkmenistan ci sono i nostri.
E visto che siamo dalle parti degli Stan, vi segnalo questo interessante articolo della BBC che a distanza di un anno ritorna sulla rivolta in Kyrgyzstan.

Ce n'è anche per l'Australia, ebbene sì. Date un po' un'occhiata a questi due articoli del Corriere on line: prima questo, poi questo. Recentissimo invece questo pezzo sulla Birmania, il primo di un reportage completo che verrà pubblicato da BBC news.

Io non amo particolarmente né Beppe Grillo (ultima versione), né il suo blog. Intendiamoci: è in assoluto un bene che in questo paese circolino (ancora) opinioni forti come le sue. Sarebbe altrettanto bene informarsi meglio prima di cadere nella facile demagogia dei comici improvvisatisi santoni (tipo la bufala del carburante dall'olio di colza, per intenderci). In altre parole: come è stato già sottolineato da altri, se abbiamo bisogno di un comico come nostro portavoce, siamo messi davvero male.
Ma, a parte questo, è proprio dal blog di Beppe Grillo che arrivano queste due segnalazioni, una e due, sull'ennesima polemica che ha visto coinvolto Gino Strada ed Emergency. Fra parentesi, prima o poi un post su Emergency lo faccio anche io (che comunque - a scanso di equivoci - rimango un sostenitore di Strada, pur se forse, ultimamente, con qualche ma).

E poi: voi lo sapevate, vero, che esiste la Transnistria, altrimenti detta Transdniester. Noi sì, e infatti l'abbiamo già segnata sul taccuino. Abbiate fede, che prima o poi vi bloggo anche da lì.

Infine: visto che si è parlato di Transdniester e che di questi tempi va di moda occuparsi di Seborga, salto (quasi) di palo in frasca. Le due questioni, pur molto differenti fra loro, danno lo spunto per approfondire un tema molto interessante di diritto internazionale, ossia: cos'è che determina ed è la base affinché sia riconosciuta ad un territorio qualunque la condizione di Stato?
Senza voler entrare nel merito (ma mi piacerebbe che qualche lettore esperto in materia contribuisse con un commento al dibattito), se vi interessa il tema, potete iniziare da Wikipedia occupandovi di micronazioni e di Sealand. Credetemi: è interessante. A proposito: Wikipedia, su Seborga, la pensa così.

00.05 del 16 Giugno 2006 | Commenti (0) 
 
14 Non vedo pvopvio pevsecuzioni
DIC Prima pagina, Segnalazioni, Cina e non solo
Bertinotti ci spiega finalmente tutto quello che fino ad oggi non abbiamo capito della Cina. Via Manteblog.

N.B. Per chi si fosse perso qualcosa, il mood che si respira da queste parti sul tema Cina è sparso ad esempio qui, qui, qui, qui e qui. Oltre ad esserci costato un libro.
23.59 del 14 Dicembre 2005 | Commenti (0) 
 
01 Giallini
OTT Prima pagina, Segnalazioni, Cina e non solo
Il nuovo album di Tracy Chapman mi tiene compagnia. Ho quasi finito di preparare le immagini di Cipro da caricare qua dentro, così mi prendo una pausa per segnalarvi come di consueto un po' di link.

Si parte con l'ennesimo tentativo, da parte del governo kazako, di ridare ossigeno - anzi, acqua - all'Aral. Qui trovate l'articolo pubblicato sull'Herald Tribune. Se volete fare un passo indietro, dell'Aral avevo già trattato io stesso qua dentro.

Dal Kazakhstan voliamo in Cina, per tornare ancora sulla questione della ferrovia Golmud-Lhasa, relativamente alla quale vi avevo già segnalato qualche altro link: i lavori si avviano alla conclusione e sono ormai purtroppo inarrestabili. Il pezzo è uscito anche sul New York Times.

Francesco mi segnala questa pagina della BBC sulle ultime notizie dal Somaliland ed i bellissimi reportage di Paolo Rumiz dal Medio Oriente. Di questi ultimi, fra l'altro, trovate qui anche la versione audio.
E a proposito di Medio Oriente, è invece ormai da luglio che volevo segnalarvi questo testo apparso sul Guardian Newspapers e ripreso da Corriere.it: merita la lettura e qualche riflessione, senza dubbio.

Sempre da Corriere.it è tratto questo articolo, che peraltro mi conferma quanto la carenza di ossigeno in quota possa avere effetti devastanti sulla psiche umana.

Infine, vorrei rendervi partecipi del mio giallodramma personale. Come sapete, io ho il terrore di volare. Sapete anche che quest'estate abbiamo volato con Cyprus Airways da Malpensa a Larnaca. Quello che non sapete è che, a quanto pare, proprio mentre eravamo a Cipro quel dannato aereo dovette rientrare una volta a Larnaca a causa di forti vibrazioni.
Ora, a quanto pare non si trova pi¨ in rete il link alla notizia, ma Francesco, che ci inviò un sms per segnalarcela, giura che è vera e di averla vista con i suoi occhi. Sta di fatto che potete immaginare in quali condizioni psicologiche io abbia preso quel maledetto aereo al nostro ritorno.
E vabbè, a casa siamo arrivati. Ma.

Ecco che Corriere.it, qualche giorno fa, ritorna ancora su quell'accidenti di ferrovecchio volante che, evidentemente, continua ad avere problemi. Il link me lo ero segnato ed era questo:

http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews.jsp?id={F8D87BD1-3939-490E-AB88-C68A7586DD7D}

ma, per qualche misterioso motivo, la notizia è nuovamente sparita. In sostanza, pare che l'Airbus 320 in servizio da Milano a Larnaca (è sempre lui quello sciagurato uccellaccio di ferro, non lo cambiano mai) durante il volo abbia perso il contatto con la torre di controllo di Malpensa e, di conseguenza, si siano alzati in volo due caccia della nostra aeronautica per scortarlo...

Ecco, giusto nel caso qualcuno di voi sia in partenza per Cipro... :-)
21.09 del 01 Ottobre 2005 | Commenti (2) 
 
16 Surfing the web
LUG Prima pagina, Cina e non solo, Segnalazioni
Come d'abitudine, ecco un po' di rassegna stampa raccolta a zonzo sul web che mi sono via via appuntato nelle ultime settimane. Al solito viaggio in ritardo, così faccio di tutte l'erbe un fascio: tanto, sempre di orizzontintorno si parla.

Il nostro giro di oggi parte dalla Corea del Nord con questa interessante testimonianza da Pyongyang e dintorni. Nulla di nuovo sotto il sol levante nordcoreano, ma ogni tanto qualcuno fa bene a ricordarlo, mentre gli occhi mediatici sono sempre orientati altrove.

E a proposito di occhi altrove, il sempre aggiornatissimo Pfaal infila due begli interventi, aprendo una finestra sul Dagestan e mettendo qualche puntino sulle "i" a proposito di quanto si legge questi giorni sui nostri giornali in tema di Francia e accordi di Schengen. C'è anche una nota sulla situazione in Uzbekistan.

Dall'Asia Centrale al Tibet. Tre anni fa vi raccontavamo dei lavori sull'asse ferroviario Golmud - Lhasa. Adesso sembra che il progetto sia ormai prossimo al suo sciagurato capolinea. Peraltro, il soggetto è ampiamente trattato sul web: non mi sono segnato altri articoli in particolare, ma se volete approfondire il tema potete iniziare dall'Associazione Italia-Tibet.

Questo articolo, comparso anche su altri giornali, lo conoscete probabilmente già in tanti. Sta di fatto che è interessante: il tema degli aiuti all'Africa è sempre un po' spinoso e meriterebbe un bel po' di approfondimento da parte di tutti i soggetti attivi, cioè noi.

Se a questo punto qualcuno di voi inizia a pensare che le mie fonti siano un po' monotone, date un'occhiata a questa: si parla di Mongolia, per la cronaca. A rigor del vero, la segnalazione mi è arrivata dalla mia dolce metà.
14.35 del 16 Luglio 2005 | Commenti (0) 
 
13 Nuvole su Samarcanda
MAG Prima pagina, Cina e non solo
Sembra che anche a Karimov gli butti male. Strano, il 2030 è ancora lontano. Sta di fatto che appare sempre pi¨ consistente la probabilità di un effetto domino nelle repubbliche dell'Asia Centrale e viene da chiedersi quanto ci vorrà prima che la rivolta islamica sfondi anche la frontiera blindata del Turkmenistan.

Ho l'impressione che ormai il nostro diario di viaggio sia già storia del tempo che fu.

Update 14 maggio: butta molto male...
12.13 del 13 Maggio 2005 | Commenti (0) 
 
08 Saparmurat 451
MAG Prima pagina, Cina e non solo
A quanto pare Saparmurat Niyazov, alias Turkmenbashi, presidente a vita del Turkmenistan, ne ha sparata un'altra delle sue.
Combinazione, la notizia arriva mentre scivola via il terzo anniversario della nostra partenza per Asia Overland e, solo per un istante, la testa è altrove.

Che Niyazov fosse sul libro paga degli States - anche se non nei termini citati dal peraltro sempre aggiornatissimo Pfaal - non mi era nuova. Del resto, basta un rapido sillogismo: quanti di voi sanno indicare su una carta geografica il Turkmenistan, conoscono il nome della capitale, del suo presidente Niyazov, e sono aggiornati su ciò che accade laggi¨?
In altre parole: com'è che eravate bravissimi su Saddam e continuate a non sapere un tubo di Turkmenbashi?

Poiché Notizie dall'Asia Centrale continua a prender polvere fra i byte del mio hard disk, ecco a voi in anteprima ciò che scrissi a proposito del nostro amico giusto un paio d'anni fa, all'interno del capitolo dedicato al nostro passaggio nel paese centroasiatico:


Čć "[é─Â] Ashgabat, capitale del Turkmenistan, surreale cattedrale di marmo bianco e cupole dé─˘oro ai margini meridionali del deserto del Karakum, chiusa a sud dalla catena di montagne bruciate dal sole sulle quali corre il confine con lé─˘Iran. Ashgabat è il nostro trampolino per il salto finale che ci porterà fino a casa. È la sera del 25 settembre quando, al termine dellé─˘infinita traversata del Karakum, entriamo in città.
A prima vista, il Turkmenistan sembra la rappresentazione, neanche troppo allegorica, della Corea del Nord. Almeno, è il primo paragone che ci viene in mente durante il nostro soggiorno in questo angosciante Paese.

Il Turkmenistan è il Presidente Niyazov. Niyazov è il Turkmenistan, ne è il padre (Turkmenbashi), il padrone, il capo del governo, del Partito (unico) e dellé─˘esercito, il dittatore, il mito, lé─˘eroe, quasi santo, o forse già dio. Del resto il libro sacro del Turkmenistan, il Ruhnama, lo ha già scritto. È esposto in tutte le librerie, insieme agli altri tre o quattro libri dei quali è lé─˘autore, obbligatorio nelle scuole di tutti i livelli, recitato alla televisione in continuazione su tutti i canali di Stato da bambini e ragazzi che ne declamano a memoria i capitoli, sottolineando a braccia allargate i passi fondamentali con sguardo spiritato e fisso verso la telecamera.

Il Turkmenistan è agghiacciante, o schiacciante, o una barzelletta sarcastica, o una sorta di curioso dopobomba. Dipende un poé─˘ da quale angolazione lo si osserva. Ma ha petrolio e gas. Trasuda petrolio, ha i porti sul Mar Caspio, è in posizione strategica, fra Iran, Afghanistan ed Uzbekistan; ufficialmente non è musulmano, ospita militari americani e forse anche qualche base sconosciuta. E allora non fa notizia, o per meglio dire, a differenza dellé─˘Iraq ad esempio, non esiste.

Lo stridore dei contrasti che avvertiamo in Turkmenistan è quasi folle. Il centro di Asghabat con il resto del Turkmenistan. Le cupole dé─˘oro del palazzo del Parlamento, i giardini allé─˘inglese regolarmente annaffiati, i viali deserti ad otto corsie attraversati da Mercedes e BMW nere nuovissime, con lé─˘infinito squallore di Dashoguz, o di Mary, il vuoto del deserto, la povertà evidente delle campagne, dove le donne si spezzano la schiena per raccogliere il cotone dai campi strappati alle sabbie.
Lé─˘elettricità non costa nulla, lé─˘acqua è gratis, la benzina costa così poco che il pieno di uné─˘automobile di grossa cilindrata costa meno di un dollaro. Sono i regali di Turkmenbashi al suo popolo. Un popolo la cui unica attività redditizia è il cambio in nero agli angoli delle strade buie. Già, perché in Turkmenistan cambiare moneta ufficialmente sembra impossibile.

Se alle frontiera appaiono paranoici nel controllare la valuta in ingresso, e cambiare in nero è uno dei peggiori reati perseguiti da papà Niyazov, cercare di convertire dollari nelle banche è però uné─˘impresa senza speranza. Lé─˘intera piccola, e forse anche grande, economia del Paese si basa sul cambio in nero. Ci vive probabilmente la metà della popolazione. Surreale? Non è ancora niente.

Turkmenbashi è dappertutto. Delle librerie ho già detto. Ma è anche clonato in decine e decine di statue, buona parte delle quali in oro massiccio. La pi¨ grande ad Ashgabat, in cima allé─˘Arco della Neutralità, un treppiede di ottanta metri di altezza in cemento bianco, che sorregge i dodici metri dé─˘oro scintillante nei quali è scolpito Niyazov a braccia aperte che guarda il sole. Tutto il giorno: la statua gira seguendo il sole, dallé─˘alba al tramonto: Turkmenbashi saluta il sole che illumina il suo Turkmenistan.
Le statue del Presidente sono le uniche che popolano tutto il Paese, fatta eccezione per una piccola statua in bronzo, nascosta in un piccolo parco, che rappresenta Ataturk, il padre dei turchi, al quale Niyazov si ispira. Il parco è intitolato allé─˘amicizia fra il popolo turco e quello turkmeno. Viene da chiedersi se i turchi sappiano di essere amici dei turkmeni.

Niyazov non è salito al potere. Cé─˘era già. Al momento della dissoluzione dellé─˘Unione Sovietica, era il dimenticato rappresentante di Mosca del Partito Comunista locale, lé─˘autorità per il controllo del Turkmenistan, una remota provincia della Russia abbandonata da Dio, dagli uomini e pure dal Cremlino, che la utilizzava come deposito di spazzature varie, probabilmente come poligono e, naturalmente, per lo sciagurato programma di coltivazione del cotone del quale ho raccontato nella lettera precedente.
Quando Mosca ha dato forfait e le altre repubbliche del centro Asia ne hanno immediatamente approfittato per sganciarsi e proclamare la propria indipendenza, il Turkmenistan ha protestato. Di lasciare mamma Russia, proprio non ne voleva sapere. Non aveva i mezzi, né economici, né politici, né sociali per farlo. Non che gli altri Paesi confinanti ne avessero molti di pi¨, ma certo le spinte indipendentiste interne erano assai motivate. Nel referendum del 1991 i turkmeni votarono invece a grande maggioranza per rimanere con Mosca.
Ma la Russia aveva ben altri problemi di cui occuparsi ed il Turkmenistan si ritrovò indipendente suo malgrado. Niyazov era lì, e non si è mai pi¨ mosso. Da allora, per il mondo esterno, il Turkmenistan è Niyazov. Dopo avere spazzato via lé─˘opposizione e cancellato qualunque partito, nel 1998 si è autorinnovato il mandato presidenziale fino al 2002 ed ultimamente ha deciso di rimanere é─˙finché morte non lo separié─¨. Non fa peraltro mistero di non amare particolarmente la democrazia. Dice che è uné─˘inutile preoccupazione per il popolo.

Se in Uzbekistan il Presidente Karimov ha promesso alla popolazione che il 2030 sarà il grande anno di prosperità del Paese, mettendo così una solida assicurazione sulla propria permanenza al potere e rimandando a data sicura qualunque malumore degli uzbeki relativamente alla propria condizione economica (i manifesti che declamano il 2030 come anno della prosperità si sprecano a Tashkent), Niyazov è stato molto pi¨ visionario. Ha convinto (?) i turkmeni che il loro Paese diventerà gli Emirati Arabi del ventunesimo secolo, che ha battezzato é─˙il secolo dé─˘oroé─¨. Fantastico.

Ci aggiriamo per lé─˘incredibile e deserta Asghabat: fontane faraoniche (ma stanno per costruire la pi¨ grande del mondo) irrigano i prati allé─˘inglese che circondano i palazzi del governo costruiti in marmo bianco, specchi e cristallo. Questo spreco dé─˘acqua è un pugno in faccia allé─˘Aral ed alla desertificazione che inizia appena usciti dalla città. Le statue dé─˘oro sono un pugno in faccia a tutto il resto. Entriamo in un piccolo supermercato, dove non si trova praticamente nulla. Ma le etichette dei pochi prodotti che ci sono riproducono, quasi sempre, il volto sorridente del nostro amico Turkmenbashi. Lo stesso sorriso appare sulle centinaia di manifesti e cartelloni appesi in tutta la città e dovunque in Turkmenistan. Il profilo del Presidente è del resto il logo dei tre canali televisivi di Stato, quelli che in palinsesto hanno sempre e solo lui: Niyazov che saluta il popolo, Niyazov in visita a Dashoguz, Niyazov in visita ai campi di cotone, Niyazov alla sua scrivaniaé─Â

E pubblicità ad oltranza del suo libro, e folle festanti che si aprono al suo passaggio, e bandiere del Turkmenistan che sventolano dappertutto; e lui che sale e scende dal suo elicottero personale, e lui che pensa, e lui che parla, e lui che scrive, e lui che sorride, e lui che firma documenti importanti con le delegazioni dei Paesi amici (Bangladesh, Andorra, Tonga, Repubblica delle Bananeé─Â).
Lui, lui, lui sempre, dovunque, dappertutto, immancabilmente in camicia bianca, a maniche corte, ascella pezzata (spesso), cravatta slacciata (talvolta). Un vero Presidente quasi operaio. È una presenza asfissiante.

Una delle sue migliori perle è recentissima. Una nuova legge, da lui stesso promulgata, suddivide lé─˘intera popolazione in categorie in base allé─˘età delle persone. Ci sono i é─˙giovanié─¨, i é─˙maturié─¨, gli é─˙uominié─¨, gli é─˙anzianié─¨ ed i é─˙saggié─¨. Pi¨ o meno, non abbiamo capito bene le classi, ma il concetto è questo. Ad ogni categoria corrispondono dei diritti e dei doveri sociali (soprattutto doveri sociali). In ogni caso, per essere saggi ed avere qualche speranza di poter dire la propria bisogna essere molto vecchi, cosa non facilissima da queste parti. Secondo papà Niyazov, a quaranté─˘anni si è a mala pena nellé─˘età per parlare. Naturalmente, lui sfugge a questo principio [...]"
00.35 del 08 Maggio 2005 | Commenti (0) 
 
09 Promemoria crittografato
DIC Prima pagina, Segnalazioni, Cina e non solo
Poi sono io quello che ce l'ha con la Cina e che dovrebbe essere pi¨ moderato. No perché, oltre a continuare a raccoglierle (come questa, questa, questa e questa), succede che, nell'imbarazzante panorama disegnato questi giorni dai Media nel trattare il tema, (per fortuna) basti leggere un po' in giro per accorgersi di non essere soli: qui, ad esempio. E poi qui, e ancora un bel riepilogo sul solito Wittgenstein.

Solo che io, queste cose, le scrivevo due anni fa e continuo a prendere schiaffoni per 'sta storia. Sì, lo so che non c'è il link. Del resto, con l'aria che tira, mi sa che fra un po' ci sarà. E certamente sarete pi¨ di duemila a leggerlo (e io sarò sicuramente pi¨ in pace con me stesso e sereno di questo pomeriggio).

Peccato non avere il trackback.
00.15 del 09 Dicembre 2004 | Commenti (0) 
 
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