Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


23 Ancora sulla questione reflex vs. cellulare
MAR Lavori in corso, Coffee break
Sto lavorando sulle foto del giro del mondo, che presto inserirò nell'archivio, e riflettevo una volta di più sulla scelta, anche in questo viaggio, di lasciare a casa la reflex.

Alla fine, come avevo già osservato in analoghe occasioni passate nelle quali avevo rinunciato a portarmi la Canon, per quel che serve ai miei scopi oggi l'iPhone basta e avanza, soprattutto via via che con l'evolvere dei modelli l'ottica migliora in modo sempre più apprezzabile.
A meno di safari fotografici, o condizioni davvero estreme, l'iPhone 6 copre ormai il 90% abbondante delle mie esigenze amatoriali. Immagino che se ne avessi uno di ultima generazione (ma probabilmente anche un Samsung di fascia alta o un telefono equivalente), questa percentuale sarebbe ancora più elevata.

In questo viaggio avrei voluto forse in un paio di occasioni al massimo avere con me lo zoom della Canon, o il suo super grandangolare, ma sono state davvero eccezioni e complessivamente sono stato ben contento di non essermi trascinato dietro i chili in più della reflex e non aver dovuto avere a che fare con la menata delle ottiche intercambiabili.
La verità è che non sono un professionista, non ho quasi mai davvero bisogno di una vera macchina fotografica e molto difficilmente, a pari condizioni, sono in grado di fare una foto migliore con la Canon rispetto a quella che porto a casa con l'iPhone. Tanto più che ormai si tratta spesso di una lotta fra software, ben prima che fra ottiche, a meno che non si parli di condizioni di luce molto, molto difficili, o di un contesto particolare dove la tecnologia di una reflex evoluta è in grado di fare davvero la differenza (penso ad esempio alle foto dei delfini scattate lo scorso anno a Madeira, che non sarei mai riuscito a fare con un telefonino).

Per quel che sono la mia esperienza e le mie necessità, in condizioni standard gli unici veri limiti oggi dell'iPhone (dell'iPhone 6 perlomeno, che è già obsoleto) sono la risoluzione, non un granché sopratutto sulla fotografia da lunga distanza, e il non poter scattare in raw, che per un viaggio così vale però anche un bel chissenefrega e non è certo un problema.
Peraltro, non poter scattare in raw potrebbe in generale anche non essere un problema, non essendo appunto io un professionista, ma naturalmente apprezzo la possibilità offerta dal raw di intervenire in post produzione in modo sofisticato sulle mie foto, in quei rarissimi casi nei quali possa valerne la pena.
La non eccessiva risoluzione dell'iPhone 6, 8Mp contro i 18Mp della Canon 60D, un confronto effettivamente impietoso, è invece davvero un po' un limite (e ovviamente lo era ancor più nei modelli precedenti) che si fa sentire soprattutto nelle foto panoramiche: appena si prova un po' a ingrandire emerge inesorabilmente la sgranatura e sono naturalmente da dimenticare del tutto le foto zoomate. D'altra parte che lo zoom digitale sia una schifezza non è certo una gran novità: quando parto senza reflex ho già messo in conto dall'inizio che dovrò fare a meno di qualunque possibilità di ingrandimento e delle fotografie da lontano.

Un altro limite che sento particolarmente è il non poter usare un mirino e la conseguente difficoltà a trovare la giusta inquadratura in condizioni di luce forte che batte sullo schermo del telefonino. Va sempre a finire che faccio seimila scatti (pressoché tutti uguali) quando ne basterebbe solo uno, perché non riuscendo a vedere un tubo di quel che sto fotografando procedo a caso per tentativi e croppo poi a casa.

Sempre con lo scopo di voler fare un po' il pignolo, osservo anche che detesto il formato 4/3 nativo dell'iPhone. Non ho mai capito perché la app standard di iOS non consenta di scegliere il formato di scatto, visto che tecnicamente è possibile: gli scatti fatti direttamente da Whatsapp, ad esempio, sono in 16/9.
Questo è davvero un mistero, soprattutto perché l'inquadratura non sfrutta tutto lo schermo del telefonino, come invece ad esempio accade se si registra un video o si fa una foto panoramica. Mah.

La sintesi comunque è che se è vero che con l'iPhone sono costretto a scattare tutto in automatico, completamente vincolato alle impostazioni del telefono, è altresì vero che normalmente io uso solo una volta su cento le impostazioni offerte dalla Canon, a voler essere generosi, e le sfrutto se va bene al dieci per cento delle possibilità. In questo senso potrei dire che uso la reflex come uso Excel o Word: hanno milioni di funzioni, ma alla fine a me servono un foglio elettronico che faccia le somme e abbia qualche funzione di calcolo avanzata, e un software per scrivere i verbali.
Per di più, mentre Excel e Word sono pur sempre strumenti della mia professione, in campo fotografico sono appunto un gran dilettante: in viaggio, soprattutto quando ho poco tempo per scattare, o ho le mani impegnate, e in mille altre situazioni, io scatto in automatico e basta, senza stare troppo a menarmela.
L'unica cosa che sfrutto quasi sempre con la reflex è la priorità di diaframma, giusto per regolare un minimo la profondità di campo, ma molto raramente mi avventuro nello scatto completamente in manuale e devono essere condizioni davvero difficili, che il software della macchina da solo non sarebbe in grado di interpretare. Nella maggioranza delle situazioni io non posso certo far meglio degli algoritmi di Canon o Apple.
Per questo, alla fine e al di là delle considerazioni sulla risoluzione o sulla difficoltà di inquadrare bene la foto, non fa così differenza per me partire con la Canon o con l'iPhone, perlomeno in un viaggio normale dove già so che il 95% delle foto saranno semplici panorami ricordo o primi piani.

Dove ormai invece spendo sempre più tempo è nella post produzione e se è vero che non mi importa più tanto lo strumento con cui ho scattato una foto, è anche vero che ormai non c'è foto sulla quale non intervenga successivamente.
In realtà non applico elaborazioni particolari: non mi piace in linea di massima l'HDR, detesto quasi tutti i filtri "artistici", non vado a caccia di effetti speciali. Passo ad esempio un sacco di tempo a scegliere se e come ritagliare l'inquadratura definitiva (a "cropparla", per l'appunto), alla ricerca di un punto di osservazione o di un dettaglio diverso da quello dello scatto originale. Anzi: potrei dire che ormai, ogni volta che faccio una foto, nella mia testa la sto già tagliando in modo diverso da quello inquadrato dall'obiettivo, e questo perché detesto sempre più il limite delle proporzioni offerte dalle macchine fotografiche.
E in realtà, a pensarci: ma perché mai le macchine digitali non permettono di croppare in sede di scatto quel che inquadra l'obiettivo, già mentre lo hai dentro il mirino? Che motivo c'è di blindare l'nquadratura dentro un 4/3, o un 16/9, o un 3/2, dal momento che dietro non ho più il fotogramma di una pellicola, ma un file digitale qualunque?

Un'altra cosa che di norma spingo in post produzione è la nitidezza, spesso applicata solo ad alcune zone specifiche della foto, e lavoro allo stesso modo sulla ridistribuzione delle luci e delle ombre, intervenendo in modo diverso su aree differenti.
Qualche volta accentuo i colori, qualche volta li spengo apposta, qualche volta viro al bianco e nero tanto per sperimentare un po': alcune fotografie, totalmente anonime a colori, emergono meglio giocando solo su luci ed ombre.
Cerco di non (ab)usare mai del timbro clone. Mi capita di intervenire solo in casi un po' estremi, dove qualche fattore esterno mi ha compromesso l'inquadratura, e se proprio voglio usarlo allora sono maniacale: non sopporto le immagini dove si vede l'artifizio, sono capace di mettermi a lavorare pixel a pixel per cancellare lo stupido cavo di una linea elettrica che mi attraversa un cielo perfettamente blu.
Tempo fa ho acquistato per pochi euro un filtro anti rumore potente da installare come plug-in per Photoshop: è molto utile ad esempio quando la bassa risoluzione dell'iPhone mi sgrana un cielo limpido ed è perfetto per eliminare le discontinuità introdotte dalle basse prestazioni dell'ottica. Questo è un classico caso in cui è evidente la differenza fra le foto fatte con la Canon, in cui non lo uso praticamente mai, e quelle fatte con l'iPhone, dove mi capita spesso di utilizzarlo, soprattutto con i panorami.

Il mio approccio alla post produzione è un po' riassunto nelle due immagini qua sotto. Sembrano panoramiche, ma non lo sono: si tratta di due fotografie qualunque fatte a Seattle con l'iPhone, due foto anonime che ho scelto fra dozzine di altre più o meno uguali (ricordate? Non riesco a inquadrare quel che voglio in campo aperto con la luce forte), inizialmente scattate nell'odiato formato standard 4/3, senza zoom e pure in navigazione, dunque una postazione non proprio ferma e stabile.
In testa avevo già idea di tagliarle e sfruttare il lato da oltre tremila pixel per dare l'idea - sullo schermo del computer - di un effetto panoramico. Avessi avuto la Canon, che consente di scattare immagini con un lato di più di cinquemila pixel, ovviamente l'effetto e la risoluzione sarebbero stati decisamente migliori, ma per un monitor di un qualunque portatile, che è poi la mia destinazione d'uso, posso appunto accontentarmi dell'iPhone.

fotografiaA
La skyline di Seattle da Bainbridge island
fotografiaB
Il Mount Rainier da Bainbridge island

Nella foto della skyline di Seattle quel che ho fatto è stato semplicemente tagliarla, desaturarla lasciando un accenno quasi impercettibile di colore, applicare al cielo il filtro anti rumore ed enfatizzare la nitidezza dei grattacieli.
Ovviamente la resa finale è migliore riducendo un po' il fattore di visualizzazione: alla risoluzione originale la sgranatura è inevitabile.

La seconda foto ha richiesto invece un po' più lavoro: quel che volevo era riuscire a mettere in evidenza la sagoma del Mount Rainier, un compito non facile.
La foto è stata scattata nel primo pomeriggio, col sole quasi a picco; il Rainier all'orizzonte era piccolissimo e innevato, color bianco latte contro il cielo azzurro: insomma, una schifezza irrilevante e quasi indistinguibile nella fotografia originale. A quella distanza la bassa risoluzione è un handicap insormontabile per l'iPhone. Persino con il teleobiettivo stabilizzato da 300mm della Canon sarebbe stata una foto non facile in quelle condizioni di luce e movimento.
Questo è un classico caso dove ho fatto la foto (e altre venti gemelle) senza star troppo a pensare, avendo ben presente i limiti dell'ottica a disposizione e affidando tutto alla post produzione, sulla base di un'idea iniziale.
Ho tagliato quindi la foto come nel primo caso, ho eliminato il rumore, l'ho virata in bianco e nero per poterla contrastare al massimo e giocarla tutta esaltando le ombre del mare per staccarlo completamente dal cielo. Quindi ho mascherato la sagoma del Mount Rainier e mi sono accanito col contrasto, finché non è venuto fuori sullo sfondo.
Infine ho enfatizzato la nitidezza al centro della foto, concentrandola sul Rainier, le onde e i pali di segnalazione, e ho sfocato ai lati, per accentuare ancora di più il soggetto.
Anche in questo caso alla massima risoluzione la sgranatura è evidente, ma riducendo un po' il fattore di visualizzazione diventa quasi impercettibile.

Sarebbe venuta meglio con la Canon? Be', intanto avrei avuto a disposizione una risoluzione decisamente migliore, uno zoom e uno stabilizzatore, e soprattutto avrei avuto un file raw su cui lavorare. Non avrei avuto bisogno di un'idea a partire dallo strumento nelle mie mani, avrei semplicemente fatto una foto diversa.

Il risultato di per sé, poi, può piacere o non piacere a prescindere: di nuovo, non sono un professionista, faccio foto per ricordo e devono piacere a me. A me queste due foto piacciono, quindi ho ottenuto il mio risultato.

Quindi, in questo caso, partire con il solo iPhone è stata una scelta azzeccata.
Che poi era esattamente la questione di partenza.
TAG: fotografia, reflex, iPhone, viaggiare
00.34 del 23 Marzo 2018 | Commenti (0) 
 
01 Sì, anche io mi faccio i selfie (col bastone di mio figlio)
SET Amarcord, Coffee break, Mumble mumble
Leggevo qualche giorno fa uno spunto interessante sul mio socialino di riferimento riguardo gli effetti (danni?) che turismo di massa, internet, social network e selfie-mania hanno avuto sul nostro modo di viaggiare. È un tema molto ampio che abbraccia diversi argomenti degni di approfondimento. Provo a buttar giù due pensieri in ordine sparso sulla mia esperienza personale, una roba tipo "ai miei tempi", cercando di non perdermi. Insomma, uno di quei soliti pipponi infiniti, inutilmente prolissi, in cui sempre più raramente ho voglia di cimentarmi.

Dal 1982 ad oggi conto quarantadue viaggi in giro per il mondo, più o meno lunghi ed escludendo i soggiorni all’estero - parliamo di viaggi di piacere. Alcuni di essi li ho fatti da solo, una buona parte in due, qualcuno con i figli, in rarissime occasioni con uno o due amici fidati. I miei viaggi hanno in comune il fatto di essere stati tutti organizzati e portati a termine in autonomia, sebbene negli ultimi anni, da quando viaggio coi figli, a volte mi faccia dare una mano da un amico che ha un’agenzia, sempre con la speranza che lui riesca a farmi spendere meno di quel che spenderei io arrangiandomi. Non è mai vero per la cronaca, ma alla fine perlomeno risparmio un po’ di tempo nell’organizzazione. ..
[Continua a leggere]

TAG: Viaggi, selfie
18.19 del 01 Settembre 2017 | Commenti (1) 
 
26 I numeri del Papa
MAR Coffee break, Prima pagina
Casa mia è praticamente addossata alle mura del Parco di Monza, che peraltro frequento da quando avevo quattordici anni e conosco metro per metro. Credo di conoscere la lunghezza esatta di ogni singola tratta di sentiero e viabilità interna, avendole corse per anni durante i miei allenamenti.

Durante la giornata di ieri i Media, tutti, hanno iniziato a dare i numeri, nel senso vero della parola. Prima dicevano che per il Papa erano attese seicentomila persone, poi sono diventate settecento. Ieri sera concordavano tutti, giornali e tv, su un milione di presenze effettive. Il Tg de La7 diceva che è stato l'evento con la più grande partecipazione mai vista nel nostro Paese.

Nel 1989 io andai a vedere i Pink Floyd al parco. All'epoca si diceva che c'erano trecentomila persone, una cosa mai vista. Probabilmente erano molte di meno, forse anche meno della metà, ma quel che è certo è che io una folla così sterminata non l'ho mai più vista in vita mia (e di mega concerti ne ho ben sulle spalle) e riuscii ad uscire dal parco solo alle due del mattino.
Ho visto, per dire, gli Who ad Hyde Park due anni fa e vi assicuro che la folla era sterminata. Avete presente i prati di Hyde Park? I Media britannici dissero alla fine settantamila persone. Io avrei detto almeno duecentomila.

Così mi son fatto due conti. L'area del Mirabello al Parco di Monza, che ad occhio è lo spazio aperto più grande in assoluto, misura qualcosa fra i 200.000 e i 250.000mq. A questi bisogna fra l'altro togliere tutto lo spazio occupato dalla mega struttura del palco, gli schermi, l'infrastruttura, i viali trasversali, eccetera (e forse anche qualche ampia zona di prato rimasta libera, come mi pare di avere visto in televisione e nelle foto).
Immagino di potere ipotizzare che lo spazio medio occupato da una persona sia di mezzo metro quadrato, e fossero anche tutti pigiatissimi per *tutto* lo spazio occupabile (cosa che apparentemente ieri non erano), diciamo almeno quaranta centimetri quadrati.

Quindi, quante persone potevano esserci a vedere il Papa ieri al Parco di Monza?
Poi magari mi sbaglio e non son buono io con le misure, per carità. La mia fidanzata lo dice sempre ogni volta che andiamo all'Ikea.
TAG: papa, monza, media
15.05 del 26 Marzo 2017 | Commenti (0) 
 
13 Le piattaforme petrolifere, certo
GIU Web e tecnologia, Prima pagina, Coffee break
Rispetto alla polemica del giorno, che vede protagonista la Lucarelli sui social network, non saprei che dire se non che è un dato di fatto che se non hai le tette grosse purtroppo ti tocca laurearti in ingegneria aerospaziale, fare la pilota militare, parlare quattro lingue e farti sparare nello spazio dentro una supposta di metallo a ventottomila chilometri orari per riuscire ad avere qualche straccio di follower su Twitter.

E adesso torno anche io a fare il blogger e a farmi qualche selfie.
TAG: lucarelli, facebook, cristoforetti
15.03 del 13 Giugno 2015 | Commenti (0) 
 
07 Il paradosso di Naltro
MAG Coffee break

Supponiamo che, mentre sei in un aeroporto, esploda una bomba; o che ne esploda una alla stazione di Varsavia mentre passi di lì col treno e tu rimanga ferito nell'esplosione. Come puoi essere vittima di un'esplosione avvenuta in un posto in cui non sei mai stato?


[Stasera su FriendFeed stiamo giocando a chi ha visitato più Paesi e, inevitabilmente, si sta discutendo del metodo corretto per contarli, di cui peraltro si parla anche qua dentro. Uno dei punti consueti di dibattito è se gli stop over in aereo, e le traversate di un Paese senza abbandonare il mezzo di trasporto, debbano essere conteggiati o meno. Naltro dice che secondo la "Teoria della bomba" valgono. Like.]

TAG: friendfeed, paesi visitati
23.57 del 07 Maggio 2013 | Commenti (3) 
 
05 War games
NOV Web e tecnologia, Coffee break
La mia scrivania in questo momento, da sinistra a destra: un Sony Vaio VPCW21Z1E con installazione di Ubuntu 12.04 in progress (che va a rimpiazzare un Windows 7), un MacBook Pro con Mountain Lion (e varie altre partizioni gestite con VirtualBox) che è poi il mio notebook principale, un Dell XPS 1210 con installazione di Windows 8 in progress (che va a rimpiazzare un Windows XP SP3), un vecchio IBM Thinkpad T30 che monta Windows XP SP3, regalato a Tato grande, sul quale sto facendo un po' di prove di software per parental control.

Mi vien quasi voglia di tirar fuori anche gli altri tre che ho nell'armadio e metter su, chessò, OS2.

Desktop
TAG: notebook, sistemi, Windows 8, ubuntu
00.43 del 05 Novembre 2012 | Commenti (1) 
 
19 Wikifail case study
GIU Coffee break, Web e tecnologia
Di Wikipedia sono un utente di lungo corso, del relativo progetto sono un estimatore e un sostenitore. Dei limiti di Wikipedia, d'altra parte, già accennai tempo fa fra queste pagine.
Poi qualche sera fa stavo guardando in tv un'intervista a Patty Pravo, o perlomeno al rettiliano che ne ha assunto l'identità, e mi son fatto la solita domanda che ci si fa in questo casi: "Ma quanti accidenti di anni ha, la nostra Strambelli nazionale?"
Così sono andato su Wikipedia, giusto per verificare come alcune voci contribuiscano effettivamente a minarne la credibilità e a dar voce ai detrattori.

Cito:

Fin da piccolissima studia danza e pianoforte, seguendo a quattro anni anche un corso di direzione d'orchestra.


Siccome tutti noi a quattro anni abbiamo studiato come direttori d'orchestra, mi rendo conto che la mia perplessità in merito è fuori luogo, ma visto che viene citata una fonte (peraltro un altro anonimo sito web), vado a leggere:

[...] A otto anni già studia pianoforte con la nobildonna Mazzin Crovato, danza con Madame Turrito della Fenice di Venezia e prende lezioni di teoria solfeggio e armonia con il Maestro Amendola. A dieci anni viene iscritta al Conservatorio Benedetto Marcello, dove studia pianoforte con il Maestro Eugenio Bagnoli, supera un esame ed entra direttamente al quarto anno. Fuori corso studia per direzione d’Orchestra.


Ora, non che la fonte sia più illuminante, ma perlomeno non dice affatto che la nostra Nicoletta a quattro anni abbia studiato come direttore d'orchestra. Quindi, riepilogando: scrivi un'evidente scemenza e citi pure una fonte che smentisce quel che scrivi.

Wikipedia prosegue:

Successivamente si reca a Londra per perfezionare l'inglese, ma dopo soli due giorni torna in Italia trasferendosi a Roma, dove comincia a farsi notare col nome di Guy Magenta.


Successivamente quando? L'avevamo lasciata a quattro anni che studiava direzione d'orchestra e all'improvviso la ragazza ci si trasferisce a Londra. Magari se proseguo la lettura e approfondisco mi viene spiegata la questione, ma quello che certamente stona è il fatto che che rientri in Italia dopo soli due giorni.
Allora, delle due l'una: o Patty Pravo si è recata a Londra (a quattro, cinque, dieci, vent'anni) per studiare inglese e si presume che, visto l'obiettivo, abbia cercato una casa, un'occupazione, un appoggio, un qualunque accidenti di contesto logistico preparato il minimo sufficiente per trasferirvisi, o ci è andata due giorni, probabilmente il tempo di un paio di canne, una birra e un weekend con gli amici. Altrimenti io mi sono recato in almeno un centinaio di Paesi al mondo con l'obiettivo di perfezionare tantissime lingue, compreso l'hindi, l'uighuro, il mongolo, lo swahili e il kanako.

Non è un particolare, se stai scrivendo un'enciclopedia.

TAG: wikipedia, patty pravo
12.19 del 19 Giugno 2012 | Commenti (0) 
 
14 Gli uomini più fortunati del mondo
GIU Segnalazioni, Coffee break
Livefast (come sempre) definitivo.

Alcune persone sostengono che siano esistiti, in qualche aureo passato recente o remoto, tempi migliori di quelli correnti. I più gettonati – ma l’elenco è in continua evoluzione – sono i mitici anni ’60, i ricchi ’80, il proverbiale ventennio, la dominazione austriaca nel Lombardo-Veneto… ce n’è per tutti i gusti e tutte le tasche, perfino i fetidi ed insanguinati anni ’70 a qualcuno sembrano meglio di quel che c’è adesso (gente che faceva i buchi nell’altra gente, immagino, non gente a cui i buchi venivano fatti). Queste persone sono imbecilli. Ma non poco: molto. Questi, ricordo, sono i tempi in cui la libertà di espressione ha raggiunto il suo apice, i tempi della disintermediazione dell’informazione e della rappresentanza, i tempi in cui le mastectomie totali sono praticamente scomparse, i tempi in cui si può divorziare, abortire, andare in Francia senza il passaporto e senza dover cambiare le lire in franchi, decidere di trovarsi un lavoro in Inghilterra, parlare al telefono con una persona lontana gratis o quasi, magari vedendola anche in video. Questi sono di gran lunga i tempi migliori che siano mai esistiti e le sorti dell’umanità, benché in modo diverso da quel che molti si aspettassero, sono in effetti magnifiche e progressive. Se la smettessimo di piangerci addosso e cominciassimo invece a sentirci gli uomini più fortunati che siano mai nati, sarebbe un gran passo avanti.

.

TAG: livefast, cloridrato di sviluppina
22.46 del 14 Giugno 2012 | Commenti (0) 
 
08 Oplà!
NOV Web e tecnologia, Coffee break
LP
23.56 del 08 Novembre 2011 | Commenti (0) 
 
06 Le regole sono regole
NOV Amarcord, Coffee break
In casa conservo un'edizione originale anteguerra del Monòpoli, ormai un pezzo d'antiquariato. Le case e gli alberghi son fatti di pezzetti di legno tagliato a mano, dipinti di rosso e verde. I contratti sono in Lire e i valori nominali dei terreni sono in linea con l'edizione: se volete accaparrarvi Vicolo Corto vi costa 200 Lire (non ho sottomano Parco delle Vittorie, ma sarà tipo 5000 Lire, un occhio della testa).

E niente, rileggendo le istruzioni osservo che negli anni '30 non scherzavano un tubo, nemmeno con i giochi: che non si possa assolutamente barare è evidenziato in neretto, nel caso ti passasse per la testa. Altrove è possibile anche leggere che chi si prende il ruolo della banca deve saper fare bene di conto e, ovviamente, avere particolari doti morali.
Trovo poi meraviglioso che, nel caso si abbiano dubbi - suppongo sulla corretta interpretazione delle regole - ci sia un "Ufficio consulenze Monòpoli" al quale rivolgersi.

E va da sé che i diritti del gioco sono riservati. In Italia, nei Possedimenti e nelle Colonie.

Monopoli2
TAG: monopoli
22.21 del 06 Novembre 2011 | Commenti (0) 
 
Pagina successiva >>


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2018 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo