Orizzontintorno Carlo Paschetto
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18 Io, a Pat Morrow, non glielo dico
GEN Corrispondenza
Perché la questione vi sembrerà anche futile, ma dietro a lui ci sono altre 80 persone alle quali andrebbe spiegato. E poi, diciamolo: io sono un vero amante della geografia (nel caso qualcuno avesse ancora qualche dubbio in proposito...), ma qui della geografia non sappiamo che farcene: alpinisticamente parlando, sono d'accordo con quegli 81.

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From Mino Paladini to Carlo Paschetto
14 gennaio 2005, 14:51


[...] Per quanto riguarda l'Elbrus, va detto che i confini convenzionali dell'Europa si attestano alla depressione dei fiumi Manych e Kuma, come si vede in questa cartina dell'Enciclopedia Britannica. Le montagne del Caucaso (Elbrus compreso) sono al di sotto di questo confine convenzionale, per cui si trovano in Asia. Vero è che su Internet, ma non nelle enciclopedie e dizionari cartacei, imperversa la moda di considerare l'Elbrus come monte più alto d'Europa, ma è semplicemente errato [...]

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From Carlo Paschetto to Mino Paladini
14 gennaio 2005, 16:01

[...] La questione non si pone. Per entrare nel Seven Summit club bisogna salire l'Elbrus: il Monte Bianco non viene considerato dalla comunità internazionale. Ciò a differenza, ad esempio, del dibattito su quale sia la vetta più alta dell'Oceania, ovvero se si debba considerare la Piramide Carstenz ad Irian Jaya, od il Kosciusko in Australia, disputa tutt'ora aperta (a mio avviso, inutilmente) e che dà luogo a due classifiche differenti del Seven Summit Challenge [...]

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From Mino Paladini to Carlo Paschetto
14 gennaio 2005, 18:02


[...] La ringrazio per la risposta, resta però il fatto che almeno formalmente, e finché i geografi di professione non si decidano a ridefinire i confini dell'Europa fisica, i bei "5000" del Caucaso restano purtroppo in Asia. A giudicare però da Internet siamo sulla strada buona per una "annessione" di fatto. Rimangono da cambiare dizionari ed enciclopedie geografiche cartacee che si ostinano a ripeterci che il monte più alto dell'Europa propriamente detta è il Monte Bianco.
Non si tratterebbe, fra l'altro, soltanto di declassare il Monte Bianco, ma anche di ricalcolare l'estensione in chilometri quadrati di Europa ed Asia, che attualmente si basano sui confini convenzionali ufficiali.
Chissà poi se gli asiatici sarebbero d'accordo nel regalarci la Ciscaucasia [...]

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From Carlo Paschetto to Mino Paladini
14 gennaio 2005, 18:15


[...] Il tema è interessante. Da un punto di vista politico, se consideriamo la richiesta di annessione della Turchia all'Unione Europea, e se pensiamo che gran parte dei Governi transcaucasici farebbero carte false per entrare in Europa - per non dire che si considerano europei a tutti gli effetti - il Caucaso apparterrebbe di fatto al nostro continente.
Comunque la questione Elbrus ha origini precedenti l'avvento della Rete. Gran parte del mondo alpinistico internazionale ha sempre riconosciuto l'Elbrus quale montagna più alta d'Europa: non che a me faccia piacere, considerato che questo mi complicherebbe logisticamente la vita nell'ipotesi di volermi cimentare con le Seven Summit.
Ora, lei mi cita l'Enciclopedia Britannica e devo dire che mi soprende: ho sempre pensato che la questione del Monte Bianco fosse solo un retaggio del Ventennio tramandato nei nostri libri di geografia. Comunque, abbiamo da una parte la geografia ufficiale, dall'altra il pensiero comune. Direi che il problema è quasi filosofico. Se tutti sostengono che il confine passa sotto (tanto più che si tratta di un confine fittizio), vale la ragione popolare, o quella dei geografi? [...]

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From Mino Paladini to Carlo Paschetto
14 gennaio 2005, 18:02


[...] In effetti, se forse non è formalmente corretto dire che l'Elbrus sia il monte più alto d'Europa, nulla vieta di inserire l'Elbrus tra le Seven Summit. Nelle coppe europee di calcio, per fare un esempio, giocano tranquillamente squadre turche, cipriote, georgiane e addirittura israeliane. Cipro, poi, è già entrata nell'Unione Europea, pur essendo in Asia per l'unanimità dei geografi. Del resto anche la Guyana francese, geograficamente in Sudamerica, è politicamente nell'UE.
Quello che voglio dire è che le leggi dello sport, o della politica, non possono influire sulla geografia, che si deve basare su criteri un po' più stabili e duraturi di quanto non siano i confini nazionali. Un esempio eclatante è proprio la regione geografica italiana che comprende, oltre allo Stato italiano, anche altri territori quali San Marino, Città del Vaticano, Malta, il Canton Ticino, l'Istria.
Insomma, per concludere: sì a considerare l'Elbrus tra le Seven Summit (è una regola sportiva), sì a considerare l'Elbrus tra i monti più alti della Russia (è una considerazione politica); no a scrivere che l'Elbrus sia il monte più' alto d'Europa (è un errore geografico) [...]

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Continua?

Nota: nel frattempo ho corretto questa pagina scrivendo "...secondo il mondo alpinistico...". Sai mai…
00.58 del 18 Gennaio 2005 | Commenti (0) 
 
20 Fermate il treno, voglio scendere
APR Corrispondenza
Ricevo e pubblico, sia perché il dibattito è tanto futile quanto interessante, sia per cogliere l'occasione di ricordare che, come già detto, se ci scrivete e il tema ci sembra di pubblico interesse, può essere che vi sbattiamo in prima pagina (con il vostro consenso, naturalmente).

Da: Irina
A: orizzontintorno@orizzontintorno.com
Inviato: venerdì 9 aprile 2004 20.59
Oggetto: Transiberiana? Vero o falso?


Ho visto il vostro bellissimo sito e [...] vi voglio fare una domanda: perché chiamate Transiberiana il treno Baikal Express? Voi siete passati per i binari della Transiberiana, ma non avete preso il treno Transiberiana.

From: Carlo Paschetto
To: Irina
Sent: Friday, April 09, 2004 8:34 PM
Subject: R: Transiberiana? Vero o falso?


Irina,

noi, come tutte le guide di viaggio in materia, identifichiamo correttamente con "Transiberiana" la ferrovia che attraversa la Russia da Mosca a Vladivostok, non i differenti treni che percorrono tutta, o parzialmente, la linea. Spieghiamo anche (almeno: nel nostro libro che uscirà fra qualche mese, ma se ben ricordo anche nel diario di viaggio pubblicato su Orizzontintorno) che il treno n° 2 è quello che percorre l’intera linea, noto comunemente con il nome “Transiberiana”, e che noi abbiamo preso sia il n° 10 (il Baikal Express), sia il n° 6 (la cosiddetta "Transmongolica").

In questi termini abbiamo percorso la ferrovia Transiberiana fino ad Irkutsk, e in seguito la Transmongolica fino a Pechino, così come riportato nel diario.
Si viaggia infatti “lungo” la Transiberiana e non “sulla” Transiberiana. Non a caso, le più famose guide in materia sono intitolate “Transiberian Railway”, o “Transiberian Route”, ma non “Transiberian Train”.

Carlo

Da: Irina
Inviato: venerdì 9 aprile 2004 23.37
A: Carlo Paschetto
Oggetto: Re: Transiberiana? Vero o falso?


Carlo,

anche noi come esperti in materia sappiamo che le guide moderne scambiano facilmente la "Via del Tè" con la Transiberiana. La rotta che avete percorso nel vostro viaggio è appunto l'antica Via del Tè, una volta percorsa a cavallo. Dopo l'avvento della ferrovia che ne ricalcò la rotta, questa via venne chiamata Transmongolica.
Per contro, solo la rotta che porta da Mosca a Vladivostok si chiama Transiberiana (come giustamente anche tu affermi) e non altre, come risulta dai documenti ufficiali. Le guide moderne invece la chiamano come dici tu.

Davide

From: Carlo Paschetto
To: Irina
Sent: Friday, April 09, 2004 11:32 PM
Subject: Re: Transiberiana? Vero o falso?

Non ci capiamo.

Un conto è la Via del Tè, un conto è la ferrovia Transmongolica. Stiamo parlando di cose diverse. La ferrovia Transmongolica si chiama così, non si chiama “ferrovia del tè”.
Altra cosa è la ferrovia Transiberiana, che è appunto la linea ferroviaria – linea ferroviaria, non convoglio ferroviario – che collega Mosca a Vladivostok. Lungo la Transiberiana corrono diversi treni, fra i quali sia il n° 2, sia il n° 6, che guarda caso, poi, percorre anche la ferrovia Transmongolica, dopo avere abbandonato la Transiberiana a Ulan Ude.

Le guide moderne chiamano con il loro nome strutture moderne come le linee ferroviarie e chiamano altresì con il loro nome le antiche vie carovaniere. Le agenzie turistiche chiamano Transiberiana qualunque convoglio ferroviario che percorra qualunque via che parta da Mosca. Noi no.
I documenti ufficiali, come i biglietti e gli orari del treno (!), non parlano affatto di Transiberiana. Riportano solo il numero del treno: 2, 4, 6, 10, ecc.
Per inciso, sul treno Mosca – Vladivostok non c’è affatto scritto Transiberiana. Solo "Mosca – Vladivostock", treno n° 2. Che io sappia, il Baikal Express è l’unico treno che percorre la Transiberiana ad avere un nome proprio (ma forse, in questo caso, mi sbaglio).

Carlo

...Continua?
00.49 del 20 Aprile 2004 | Commenti (0) 
 
11 Alzate la voce
MAR Corrispondenza
Una delle caratteristiche di un sito web condiviso fra marito e moglie è che i visitatori, per qualche oscuro motivo (ma qualche idea in merito l'abbiamo...), lasciano molte meno tracce del proprio passaggio rispetto ai siti mantenuti dai single: guestbook quasi disertato, guestmap desolatamente vuota (un peccato, considerando che riceviamo visite da oltre 60 Paesi), iniziative per gli ospiti che giacciono abbandonate nell'angolo. Fra un po' le leviamo, mi sa.
Solo la newsletter registra numerose iscrizioni, ma immagino che sia perché richiede meno esposizione in vetrina da parte del navigatore solitario.
Il mio vecchio Carlo's Web Site, decisamente più povero di contenuti (molti dei quali sono stati peraltro ricollocati proprio qua dentro), collezionava più o meno un decimo delle visite di Orizzontintorno, ma il volume della corrispondenza con i visitatori, in qualsiasi forma, era dieci volte tanto.
Per dire, qui oggi viaggiamo sui 700.000 hit, che poi si traducono in circa 2.000 passaggi mensili per la home page, ossia sei-settecento visitatori unici al mese. Insomma, transitano di qui in media circa venticinque persone al giorno.

A proposito: il contatore di Orizzontintorno è "onesto". Non conta i reload. Se passate da noi più di una volta vi ignorerà. Non che non vi voglia bene: è che, a differenza di noi, che amiamo coltivare amicizie ben selezionate e ricorrenti, tende a inseguire volti nuovi. Ma noi lo sappiamo: c'è l'amico che si collega sempre dal network belga della Coca Cola; c'è l'olandese che ci naviga quasi tutti i giorni dalla facoltà di architettura di Amsterdam; c'è l'amica abitudinaria dal Giappone; c'è una persona che ben conosciamo che ci legge spesso dalla rete milanese di Unicredito, e che forse non sa che una sua collega ci visita altrettanto regolarmente da Verona; e poi c'è lo svizzero anonimo, e l'inglese della Cowen, e il canadese da Montreal, e quello (quella?) dell'Università di Trieste.
Noi vi vediamo, curiosiamo nell'elenco degli IP e in quello delle parole chiave con le quali veniamo trovati sui motori di ricerca, a volte talmente comiche da aver deciso di aprire una rubrica apposta. Per esempio, ditecelo dai: chi di voi è arrivato qui cercando su Google "Con la temperatura 18.6°C che pesci posso trovare?"

Dicevo: non siete pochi su Orizzontintorno. Ma, a differenza del vecchio Carlo's Web Site, vi nascondete.
Poi ci sono quelli che lasciano messaggi privati. Perché?
E poi ci sono quelli che, raramente, ci scrivono via e-mail.

Ora: tralasciando coloro che chiedono di poter entrare nella nostra organizzazione (quale?), o che ci mandano il curriculum (perché??), o che ci chiedono di organizzargli il viaggio (come???), vanno sempre più di moda quelli che vi faccio qualche appunto, o che mi piacete poco, o che non mi piacete affatto, o che siete due stronzi barbari (cito: è stato il primo in tempi non sospetti), o che io al vostro posto.
E vabbé, mica si può sempre essere popolari. Però, non capisco: scusa, se non ti piace cambia canale, no? Che poi, qui la politica (e la polemica) la facciamo molto, molto, molto fra le righe. Ma devi proprio andartela a cercare.

Comunque. Chiariamo alcune cose: tanto per pignoleria e per rispondere a qualche appunto.

Il diario di viaggio di Asia Overland è, per l'appunto, un diario. Non è un libro. E' qualcosa che ho scritto per me stesso e che utilizza un linguaggio diretto: esattamente quello che utilizzo fra me e me quando annoto qualcosa. Non scrivo un diario per il pubblico, scrivo per tracciare i miei stati d'animo e gli eventi che mi interessa ricordare. Quindi utilizzo un linguaggio che certo non è affatto filtrato per la pubblicazione.
Il fatto, poi, che abbia messo in rete il mio diario di viaggio non significa che lo abbia trasformato in un libro. Non mi sono certo messo a revisionare né il testo, né la grammatica, né la sintassi. Quello che volevo era esattamente riportarlo tale e quale, pagina per pagina, il che ha una valenza completamente diversa da quella di un testo per il pubblico e l'unica cosa che trasmette è *esattamente* il mio stato d'animo nel momento in cui l'ho scritto: che è ben diverso dall'interrogarsi a posteriori, a casa, svaccati comodamente davanti al proprio camino, sui gap cultural-socio-economici-storico-politici e bla bla bla.
Così, se per esempio ho scritto sul mio diario "rompicoglioni" è semplicemente perché in quel momento mi riferivo proprio ad un rompicoglioni ed ero incazzato, esattamente come posso esserlo nel traffico di Milano. Non c'entra nulla una nostra presunta incapacità di adeguarsi a culture diverse e bla bla bla di nuovo. Un rompicoglioni rimane tale, indipendentemente dal colore della pelle, razza, religione, grado di alfabetizzazione e abitudine a trattare con lo straniero. Non è che un rompicoglioni indiano rompe meno di uno italiano, soprattutto quando tu sei stanco, sporco, affamato e magari anche un po' malato.

Credo che dovrebbe essere chiara la differenza fra l'aver deciso di mettere in linea il mio vero diario di viaggio e fare, invece, un'operazione che già fanno tutti, ossia scrivere un diario di viaggio per il pubblico. Ecco, io non ho affatto scritto un diario con l'obiettivo di farlo leggere: ho voluto dare in pasto i miei pensieri primordiali, giorno per giorno, senza filtro.

Di tono e sintassi completamente differenti sono le lettere che abbiamo scritto e inviato agli amici durante il nostro viaggio e il libro che ne è stato ricavato: verrà pubblicato ad ottobre da una nota casa editrice e in qualche modo traccia esattamente una sorta di diario di viaggio parallelo, molto differente da quanto riportato in questo sito web. Sono parole filtrate, corrette, razionalizzate, ripensate. E', appunto, un libro e scrivere sappiamo, quando vogliamo.
Il mio diario di viaggio è tutt'altro che un esercizio di stile, o di correttezza, o una manifestazione di sani principi culturali. No, è solo un insieme di stati d'animo immediati, di dati numerici e di indirizzi. Un diario di viaggio, null'altro che uno stupido e inutile diario di viaggio, pensato e scritto solamente da, e per, il sottoscritto.

Delle relazioni difficili con alcune popolazioni, poi, abbiamo già dovuto dibattere per mesi con decine di persone che il nostro viaggio lo hanno seguito in diretta e questa polemica è diventata, in qualche modo, il leit-motif portante del libro di cui sopra. Mi appello dunque al quinto emendamento e rimando ulteriori risposte in merito agli atti del processo, quando verranno pubblicati.

Poi ci sono le fotografie. Ossantapazienza... Io fotografo quello che voglio, come voglio e quando voglio. Non per far piacere a qualcun altro. Certi giorni non scatto affatto, altri li dedico apposta alla fotografia e allora faccio fuori magari tre o quattro rullini, anche perché, probabilmente, uno di quegli scatti verosimilmente mi ripagherà il biglietto aereo.
Il mio occhio non è quello di altri e non entro nel merito di quello che altri fotografano, di quanto fotografano, o di come lo fanno. Quindi, perché qualcuno entra nel merito di quante fotografie scatto io e/o del perché le faccio?
Io non scatto per addormentare la gente con le mie fotografie. Normalmente, anzi, me le guardo da solo le mie dia ed evito accuratamente di annoiare gli amici. Il fatto che in questo sito vi siano oltre tremila fotografie selezionate dal mio archivio significa solo che a) avevo voglia di metterle in rete e b) non c'è alcun obbligo per i visitatori di guardarle tutte. Anzi, non c'è alcun obbligo di guardarle proprio, se vogliamo.
Ognuno di noi viaggia con occhi differenti e pretendere di applicare il proprio metodo al modo di fotografare di altri mi sembra, quanto meno, un'operazione un po' azzardata.

Io scatto diapositive, Emanuela fa stampe. Fotografiamo cose diverse ed ognuno di noi fa fotografie per se stesso, prima di tutto. In questo senso viaggiamo separati, ed è bene che sia così. Di ogni viaggio produciamo dunque volumi per lo meno doppi. Ma ciascuno di noi si guarda bene dall'interferire nella fotografia dell'altro. Non è che se Emanuela scatta una fotografia io non la faccio perché tanto c'è già la sua, e viceversa. I miei occhi sono miei, i suoi sono suoi. Figuriamoci, dunque, quelli di qualcun altro.
No perché, qualcuno sostiene che non sappiamo goderci i nostri viaggi perché facciamo troppe fotografie... Ora, sarà che meglio di me è difficile che qualcun altro sappia se *io* mi godo o meno il mio viaggio...?
Il mio archivio fotografico contiene oggi circa 100.000 diapositive scattate in vent'anni di viaggi e ciascuna di quelle foto, per me, ha la propria storia: che non abbiano alcun significato per altri non è un mio problema. A parità di contenuti, alcuni fotografi professionisti che frequento hanno archivi di oltre un milione di diapositive.
Qualcuno, inoltre, non sa bene come funzionano certe cose. Un esempio? Per fare il calendario sulla montagna che è pubblicizzato in questo sito, e che ha venduto parecchie migliaia di copie, la casa editrice ha lavorato un anno su un volume, che mi ha esplicitamente richiesto in anticipo, di quasi 500 fotografie. Per selezionarne 12...
Quando pubblico un articolo che contiene mediamente tre o quattro fotografie, l'editore se ne fa mandare venti. Per scegliere la copertina del libro, la casa editrice mi ha chiesto una decina di foto.

Io, dunque, scatto per me stesso e poi, come minimo, raddoppio per motivi editoriali. Faccio foto artistiche se ho bisogno di foto artistiche, faccio foto d'archivio se ho voglia di fare foto d'archivio. Se sono saturo non scatto affatto e scatto solo se sono in giornata. Se devo fare un ritratto che mi interessa, è possibile che quella stessa foto la faccia dieci volte con parametri differenti, per poi scegliere a casa con calma quale, fra quei dieci scatti, è quello che più mi colpisce.
Se altri scattano solo trecento fotografie in tre settimane di viaggio in Africa per farle vedere agli amici, sono affari loro. Io ne scatto mille per me stesso e per avere del materiale sul quale lavorare. Perché, se non fosse chiaro, con le foto ci lavoro, anche.
Se poi agli amici interessa vederle, di solito me lo chiedono e io mostro loro preferibilmente solo solo una piccola selezione. Ma *non* scatto per loro. E in rete metto quel cavolo di foto che mi pare e che hanno significato, prima di tutto, per me. Certo.

Taglio corto sui commenti e sui giudizi relativi ai nostri atteggiamenti verso le popolazioni locali. Ognuno può estrapolare tutto ciò che vuole leggendo i miei diari. Come ho già scritto da altre parti, dopo vent'anni di viaggi non devo certo dimostrare a nessuno di saper abbondantemente superare qualunque gap culturale, dappertutto. Soprattutto al turista organizzato dei quindici giorni a ferragosto. E scusatemi, quando ci vuole ci vuole, "cribbio"!

E' vero, ho scritto che non inviamo le foto a coloro a cui le promettiamo. Mettiamo in chiaro un'altra cosa: io mi fermo a chiacchierare con un nomade kyrghizo, mangio nella sua tenda, passo con lui qualche ora intendendomi con tanta buona volontà e pazienza a forza di gesti e di suoni gutturali. Gli chiedo se posso fotografarlo, o se sai mai il caso gli rubo l'anima: lui è tutto contento, dell'anima gli frega assai e si fa fotografare.
Poi: già è un massacro spiegargli che la mia reflex non è una polaroid, quindi non posso consegnargli la foto lipperlì. Provaci tu se ne sei capace. Allora ecco la bella idea: decide di dettarmi l'indirizzo, così gliela posso spedire. Già, dettarlo, perché a scrivere non è capace e anche se lo fosse me lo scriverebbe con qualche alfabeto incomprensibile. Insomma, détta: a suoni gutturali, che prova a trascriverli con il tuo di alfabeto! E, ovviamente, puoi scrivere il cavolaccio che vuoi, tanto purtroppo lui non può controllare.
Eccoti infine il suo indirizzo: "wxsdfr skkfdhf skkksls". Una tenda. In mezzo al vuoto spinto dell'Asia Centrale.
Quanti ne abbiamo raccolti di "indirizzi" così? E che faccio allora, ogni volta mi metto a discutere a suoni gutturali del perché e per come non invierò le foto? Ma per piacere...
Ah, sì: la nostra guida mongola mi aveva dato il suo indirizzo di e-mail: sono evoluti là, che vi credete... Ho provato a spedirgliela la sua fotografia. Non vi trascrivo quello che mi ha risposto un'oscuro server mongolo...

Capita sempre di ricevere lettere dove veniamo accusati di comportarci da ricchi turisti colonizzatori nei confronti di povera gente ignorante. Peccato che coloro che scrivono viaggino di solito davanti alla televisione guardando Licia Colò e non abbiano la minima idea, ad esempio, del fatto che l'approccio cinese verso il turista occidentale non sia *affatto* dovuto, spesso, alla loro povertà ed ignoranza, ma ad un radicato razzismo nei confronti dei bianchi, che considerano culturalmente inferiori. O che l'aggressività degli indiani di cui parliamo sia esercitata da gente che appartiene a caste benestanti e culturalmente elevate, arricchite grazie al mercato del turismo e proprio a danno di un turismo sano. O che molti uyghuri non siano affatto povera gente, ma ricchi commercianti che parlano otto lingue e che sanno benissimo fare il loro mestiere, da secoli prima di noi.

Vabbè, dai, la pianto qui. Oggi, lo confesso, mi spiace che questa specie di blog non sia aperto ai commenti. Non ne ho ancora avuto il tempo, vi giuro. Non è che fra un biberon e l'altro, di notte, abbia esattamente il tempo di studiarmi anche l'XML e tutte quelle faccende lì.
Ma diamine: l'e-mail ce l'avete. Il guestbook anche. Usateli! Come? Ho appena finito di pontificare contro quelli che mi scrivono? Eddai, lo sapete che è solo per fare un po' di polverone. Del resto, se siete arrivati a leggere fino qua in fondo significa che quello che scriviamo (scrivo io, scrive Emanuela) vi interessa, bene o male.

Alzate la voce. Caso mai, poi, vi pubblichiamo. Anche se non ci siete piaciuti.
01.15 del 11 Marzo 2004 | Commenti (0) 
 
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