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18 Un anno
AGO Running, Salute, Diario
Ieri ho compiuto un anno da quando mi sono rimesso le scarpette e sono tornato in strada, e già questo è un traguardo di cui essere contento perché, onestamente, non avrei scommesso un euro che questo nuovo tentativo di riprendere a correre dopo sette anni sarebbe andato più in là di qualche settimana.
Invece questa volta ho tenuto duro, tutto sommato senza nemmeno troppi alti e bassi. Con l'arrivo dell'autunno ho ripreso il lavoro e ho portato le scarpette con me anche in trasferta, anzi ho approfittato delle mie serate solitarie a San Martino per darci sempre più dentro e un po' alla volta limare i tempi, allungare i percorsi, riavvicinarmi alle prestazioni di un tempo.
Non mi sono fermato nemmeno quando il freddo ha iniziato a farsi davvero sentire: ho rispolverato l'abbigliamento invernale rimasto chiuso negli armadi per anni e ho continuato, con la pioggia e con la neve, sotto zero e la sera tardi, iniziando a correre spesso anche in salita.
Ho scollinato l'inverno e a maggio ho passato anche la visita sportiva.

Per fermarmi, quasi, c'è voluto il ritorno delle fibrillazioni, improvvise e inattese, solo pochi giorni dopo aver ottenuto la certificazione. In realtà, pur con qualche timore, sono riuscito a non smettere lo stesso: il cardiologo mi ha raddoppiato i betabloccanti, ho studiato la situazione per qualche settimana, ho più o meno individuato la causa dei problemi e con molte cautele ho continuato.
Certo ho diminuito le occasioni, un po' per il caldo, che quest'estate ho patito parecchio, un po' per paura, un po' per frustrazione: negli ultimi due mesi sono andato solo una o due volte a settimana, spesso interrompendo per il manifestarsi delle fibrillazioni, e le prestazioni si sono drasticamente abbassate di colpo, complice anche la doppia dose di betabloccanti.
Un po' alla volta ho iniziato a fare sempre più fatica a completare i miei dieci chilometri standard e anche i tempi sono tornati sopra l'ora. A un certo punto, qualche settimana fa, avevo perso quasi dieci minuti rispetto a soli due mesi fa, addirittura fino a un minuto e mezzo al chilometro. Praticamente non riuscivo più a completare un percorso, anzi, spesso mi fermavo dopo quattro o cinque chilometri.

Nelle ultime due settimane, con un po' più di tranquillità interiore, grazie anche a temperature leggermente più moderate e non avendo altro da fare, ho ripreso ad andare con regolarità e finalmente sono tornati anche i risultati.
Dopo più di due mesi, questa settimana ho finalmente infilato di nuovo un paio di uscite consecutive di dieci chilometri sotto il limite dei sessanta minuti, oggi fermando il cronometro di poco sopra i cinquantotto. Ci voleva per festeggiare questo anniversario con un po' di ottimismo e continuare a guardare in avanti.

I numeri delle statistiche mi dicono che in questi dodici mesi ho totalizzato oltre 1.100km, circa la metà di quelli che correvo dieci anni fa nello stesso intervallo di tempo, uscendo 115 volte, ovvero quasi una ogni tre giorni: un altro indicatore di perseveranza del quale posso andare fiero. Non ho mollato mai.
Ho perso quasi venti chili e a parte la schiena, che per la verità non si è praticamente più davvero ripresa, tutto il resto sembra funzionare bene: compreso il cuore, tutto sommato, perché è evidente che le fibrillazioni hanno origine da problemi non strutturali, diciamo così.
Comunque in autunno dovrò tornare dal cardiologo e se ne riparlerà.
A malincuore ho invece purtroppo abbandonato pilates, dopo tre anni: non potevo più permettermelo economicamente e d'altra parte riuscire ogni settimana a infilare due o tre uscite di corsa e la lezione di pilates era sempre più difficile. Però mi dispiace, anche perché in questi anni mi aveva fatto davvero bene alla schiena.

Alla fine, almeno per ora, ho messo da parte qualunque ambizione di tornare a fare dell'agonismo, o di rispolverare qualche sfida lasciata nel cassetto. Se ancora a maggio mi trastullavo con un po' di idee in tal senso, il rimanifestarsi delle fibrillazioni mi ha tagliato le gambe definitivamente, almeno sul medio termine. Va già bene riuscire a conservare la motivazione per non smettere e mantenere la forma ritrovata.
Magari più avanti se ne riparlerà, forse, ma dovessi proprio dire ho la sensazione che difficilmente nel mio futuro ci saranno altre maratone, o anche solo mezze distanze, men che meno obiettivi più ambiziosi. Problemi di cuore a parte, la verità è che se mi volto indietro a guardare questi mesi mi rendo conto non ne ho: più tempo e più testa di quel che ho investito in questo ritorno in strada non riesco a trovare.

Però sono tornato in montagna con fiato da vendere, ho alle spalle una stagione sciistica come non mi godevo da anni, ho portato i ragazzi in Grigna e se mi mantengo posso sperare di fare altre cose più impegnative con loro, come tutto sommato ho sempre sognato.
Sono anche tornato a farmi lunghe nuotate al mare, ho perso tre taglie (e ho dovuto rifarmi di nuovo tutto il guardaroba) e posso mangiare un po' quel che voglio senza troppi sensi di colpa.
E infine ho una scorta di pantoprazolo nell'armadietto della farmacia che sta lì a prender polvere da un anno e che ormai è prossima alla scadenza.

Tutte ottime ragioni per comprare un nuovo paio di scarpette alla fine dell'estate, tenendo un occhio al cuore ché non faccia troppi capricci.

rapporto1
TAG: running, salute, corsa, cuore
22.23 del 18 Agosto 2018 | Commenti (0) 
 
13 Intanto fuori fa temporale
AGO Diario
A occhio, a quest'ora avremmo dovuto lasciare Fermo (67) in direzione di Ascoli Piceno (68), dopo aver trascorso la scorsa notte a Macerata (66). Almeno, così avevamo organizzato le prenotazioni negli hotel.
Poi, dopo un paio di notti ad Ascoli per poter mettere piede anche a Teramo (69), un giro ad anello attraverso i Sibillini e le zone terremotate, una sosta a Norcia e quindi altre due notti a l'Aquila (70). Da lì, Campo Imperatore, la salita al rifugio Duca degli Abruzzi, poi Pescara (71) e Chieti (72). Quindi la sfida a dimostrare che il Molise esiste: una notte a Termoli, poi Campobasso (73) e Isernia (74). Rientro probabilmente toccando Frosinone (75) e Latina (76).
Questo il programma di massima per queste due settimane, una bella botta al Centodieci. Me lo appunto qui per la prossima volta.

Non siamo partiti. Come già accaduto un anno fa quando eravamo in prossimità di un giro analogo in Sardegna, purtroppo abbiamo dovuto rinunciare all'ultimo momento, solo trentasei ore prima di metterci in macchina.
E così questa estate scivola via nel nulla, quasi interamente trascorsa a casa, con l'esclusione di tre rapide puntate nel buon retiro dell'Elba nei weekend di luglio per portare i ragazzi e andare poi a riprenderli. Erano due anni peraltro che non ci tornavo, ché l'estate scorsa avevamo saltato anche il consueto appuntamento stagionale con Tara.
Ogni volta che salgo sul traghetto e attraverso il braccio di mare in direzione di Rio riesco almeno a lasciare tutto il resto in continente, anche se solo per poche ore.
Ora nulla, casa, nessun programma, cerco di andare un po' a correre al parco tenendo a bada le fibrillazioni.

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Elba20182
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In realtà, in questa estate che va a chiudersi rapidamente lasciando dietro un vuoto a perdere che proprio non ci voleva, qualcosa è successo.
Settembre porterà l'inizio di una nuova vita: ormai non le conto più, forse la mia sesta o settima esistenza. Come un felino rinasco ogni volta e più passano gli anni, più devo ricordarmi che il conto sale e il bonus tende a zero.

La penna è quella di papà. Ci sono voluti quasi quattro anni per tirarla fuori di nuovo. Per fortuna avevo una cartuccia di ricambio.

FirmaDeNora
TAG: Elba, lavoro
16.15 del 13 Agosto 2018 | Commenti (0) 
 
03 Commuting
GIU Diario, Fotoblog
Così, ultimamente, non guido. Non passo ore in coda nel traffico. Cammino, leggo, dormicchio in treno, mi guardo attorno.
Soprattutto, mi guardo attorno.
E, andando e tornando dal lavoro, faccio foto, perlopiù nel tragitto a piedi da casa alla stazione, ma non solo.

C'è come un confine invisibile fra quello che è lo spazio dove vivo, che mi appartiene, che guardo in soggettiva, e l'altrove al quale mi collega la ferrovia, il centro urbano che attraverso senza farne più parte da tempo, che osservo dall'esterno e mi è ormai alieno.
Fotografo i due mondi e non posso fare a meno di amare sempre più la distanza che mi separa dalla città che ho abbandonato quasi quindici anni fa.

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Pendolare02
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Pendolare04
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Frazione Ca' Bianca, Arcore
Pendolare07
Stazione Dateo, Passante ferroviario, Milano
Pendolare08
Metro M5, Milano
TAG: arcore, milano
23.51 del 03 Giugno 2018 | Commenti (0) 
 
23 Buttafava state of mind
MAG Diario, Fotoblog
Sto sviluppando una ingiustificata passione per la piccola stazione di Buttafava sulla linea Monza-Oggiono-Lecco, a pochi passi da casa mia, della quale ho iniziato a servirmi per cercare il più possibile di abbandonare l'auto in garage.

La cosa che più amo è la voce gracchiante registrata che avvisa zelante il sopraggiungere del treno al binario UNO.
Treno che, per inciso, è nuovo di zecca e spesso puntuale al minuto.

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Buttafava105
Buttafava106
TAG: Buttafava
15.54 del 23 Maggio 2018 | Commenti (0) 
 
22 Lo stato dell'arte
MAG Running, Diario
E niente, sto continuando. Siccome poi da qualche mese sono ormai assestato sugli stessi tempi, ho ripreso da un po' a fare anche le ripetute. Nove anni fa le correvo sui dodici chilometri, ora le faccio sui dieci e per adesso il cronometro è ancora piuttosto lontano da allora, sebbene riesca a infilare qualche chilometro sui 4'45".
Sono tornato ai miei amati percorsi al parco di un tempo e continuo a correre in salita di tanto in tanto, che è un po' la mia nuova frontiera: non gran dislivelli per la verità, ma intanto centocinquanta, centottanta metri nei primi quaranta minuti riesco a portarli a casa. Per cominciare non è male.
Occasionalmente ho anche esteso qualche giro fino ai quindici chilometri, che al momento però rimangono un limite, direi, abbastanza invalicabile.
Questa è la differenza maggiore rispetto al triennio 2008-2010: al di là della difficoltà di abbassare le medie sotto i 5'30", non riesco ad allungare la distanza e portarla perlomeno a diciotto chilometri, che è la misura minima che mi servirebbe per iniziare a pensare di tornare a correre almeno una mezza maratona.

Nel periodo migliore della mia passata esperienza mi allenavo circa tre volte a settimana: di solito, una la dedicavo ai dodici chilometri di ripetute, la seconda a una corsa normale di quindici chilometri e la terza era un'uscita un po' più lunga, spesso diciotto chilometri, qualche volta ventuno.
Adesso faccio quasi sempre dieci chilometri e praticamente non riesco a schiodarmi da lì: sto ormai tranquillamente sotto l'ora, solitamente corro a una media di cinque e trenta al chilometro, qualche volta riesco a scendere sotto i 55', con un miglior tempo attorno ai 53'. Alla fine però rimango ancora piuttosto distante dai vecchi tempi in cui correvo di norma vicino ai 5'/km, che era poi la mia media sulla mezza maratona, e all'epoca correvo i dieci chilometri piuttosto raramente, più che altro per fare una tirata veloce: il mio miglior tempo sulla distanza era di 47', per dire quanto sono ancora lontano.

Insomma: a nove mesi di distanza da quando ho ripreso, confrontandomi con le prestazioni di una decina di anni fa, ho impiegato molto meno di allora per raggiungere i risultati attuali, ma per il momento non riesco a migliorarmi e ad avvicinarmi ai livelli di un tempo, anzi, rimango abbastanza lontano. E questo nonostante abbia invece portato il mio peso a una soglia addirittura mediamente inferiore a quella del 2010, quando preparavo la maratona.
Questo mi fa un po' impressione, non me l'aspettavo. Viaggio attorno ai settantatré chili, quasi venti in meno di dodici mesi fa, ma soprattutto uno o due in meno della mia media di otto-nove anni fa, quando mi allenavo molto di più (e mangiavo, però, anche molto di più).

Fin qui lo stato dell'arte. Sono davanti a una specie di guado, alla ricerca di qualche motivazione un po' interessante per continuare e col dubbio di essere forse arrivato a un livello difficilmente migliorabile, a meno di affrontare un piano serio di allenamenti e qualche sacrificio che, siam sempre lì, forse non ho più né il tempo, né l'età, né la voglia di mettere in conto.
Rimane il solito punto: in assenza di qualche obiettivo vero e con la prospettiva del semplice mantenimento della forma, pur faticosamente ritrovata, non so quanto ancora andrò avanti con questo regime di due uscite a settimana, qualche volta tre, per correre i soliti dieci chilometri, senza un particolare entusiasmo o scopo.
Intanto ho pressoché abbandonato la dieta dei primi mesi e sono tornato a mangiare quasi normalmente: il metabolismo ha ormai ritrovato un suo (fin troppo) equilibrio al ribasso e finché vado avanti a correre è inutile che mi sbatta troppo a controllarmi con la dieta. Anzi, dovrei magari rimetter su un paio di chili, ché non posso nemmeno permettermi di perdere ancora taglie e rifarmi per la terza volta il guardaroba!

Nel frattempo, a un anno di distanza sono tornato a trovare il cardiologo per la visita di controllo. Come mi ha consigliato, e come peraltro avevo più o meno già in programma di mio, mi sono sottoposto alla visita sportiva per farmi rilasciare il certificato agonistico.
Sarebbe stato un traguardo importante dopo lo spavento e i mesi bui dello scorso anno.

Sarebbe. Perché non ho passato l'esame. Nonostante la visita cardiologica andata ottimamente, nonostante i cinque e trenta al chilometro e gli oltre ottocento chilometri corsi questi mesi, nonostante i venti chili in meno, nonostante soprattutto i betabloccanti che dovrebbero livellare qualunque problema, durante il test da sforzo l'ago ha tracciato una piccola anomalia sul foglio di carta millimetrata.
Niente di particolare, mi ha detto il medico: con la mia storia clinica, è normale e ci sta.
Solo che per precauzione mi rispedisce a fare l'ennesimo Holter. E, per il momento, niente certificazione sportiva.
Non me l'aspettavo.

Ero un po' in ansia prima dell'esame. Ci tenevo. Era un passaggio importante, il timbro definitivo che tutto fosse alle spalle. Non mi interessa(va) necessariamente tornare a misurarmi in qualche gara, ma intanto avrei avuto il lasciapassare per farlo, se lo avessi desiderato.
È andata male.

Ho prenotato l'Holter per la prossima settimana, il quarto, a distanza di un anno dall'ultimo.
Nel frattempo sono andato a correre al parco, a fare uno dei miei giri abituali, per scacciare qualunque pensiero. Per non lasciarmi tentare dalla sfiducia, dalla demotivazione, dalla demoralizzazione, da questo accidenti di esame bucato a cui tenevo.
Non voglio pensare ad altro.
Voglio solo continuare a (poter) correre.
Anzi, adesso quasi quasi esco, anche se minaccia pioggia pesante.

TriumphIso
TAG: running, salute, corsa, cuore
12.40 del 22 Maggio 2018 | Commenti (0) 
 
03 Chiusura di stagione
APR Viaggi verticali, Diario
Complici la finestra di tempo splendido che si è aperta fra la domenica di Pasqua e il lunedì, e le straordinarie condizioni di innevamento, ne abbiamo approfittato per andare a chiudere la stagione e infilare così una sequenza Capodanno-carnevale-Pasqua che non ci riusciva da anni.
Un'annata con così tanta neve, soprattutto in condizioni pressoché invernali nonostante la primavera iniziata ormai da giorni, non si vedeva da parecchio tempo e il manto ha ancora una tenuta quasi perfetta perfino alle quote più basse nelle ore pomeridiane. Quest'anno rimpiango davvero di avere appeso le pelli al chiodo da diverse stagioni, perché avrei potuto approfittare di una primavera eccezionale. E in effetti potrebbe essere uno stimolo a riprendere anche questa attività, dopo essere tornato a correre.
Chissà.

E proprio la ritrovata ottima forma di questi ultimi mesi ha portato con sé anche il rinnovato piacere, dopo anni, di tornare finalmente a stare sulla neve ore e ore di fila, spingendo al massimo, come non accadeva davvero da troppo tempo. Mi sono persino riscoperto capace di affrontare dei bei muri di gobbe in assorbimento a velocità che ormai potevo solo sognare, con le gambe e i polmoni che tengono perfettamente anche al tardo pomeriggio, arrivando a chiudere la giornata senza averne ancora abbastanza.
Mi pare impossibile se penso allo sventurato scorso anno in cui riuscii a fare un'unica uscita molto a fatica, condizionata dalla paura per i problemi cardiaci che avevo appena attraversato, e alle ultime stagioni nelle quali inforcavo gli sci ormai di malavoglia, eccessivamente appesantito, portandomi appresso tutti i miei guai alla schiena, completamente senza fiato e allenamento, frustrato: salivo sempre in tarda mattinata, mi lasciavo trascinare demotivato giù da qualche pista, irrigidito e stanco, senza alcun entusiasmo, spinto solo dalla volontà di non cedere alla tentazione estrema di appendere definitivamente al chiodo anche i miei amati sci, dopo avere abbandonato già da tempo ogni altra velleità alpinistica.
Mi fermavo poi alla solita baita per il pranzo e chiudevo lì la giornata, affidando i ragazzi agli amici, ormai arreso a una condizione fisica e mentale in realtà inaccettabile alla mia età.

Sì, mi pare impossibile a ripensarci. Sono persino tornato a mettere le assi in neve fresca senza timore per i legamenti e la schiena, di nuovo in sintonia con me stesso e l'ambiente, in una situazione di ritrovato controllo, consapevolezza e serenità.
Come ho potuto davvero rischiare di rinunciare a quel che più amo nella vita, alle mie montagne, alla neve, l'elemento che mi appartiene da quando son nato?

E poi c'è questa cosa dei ragazzi ormai grandi, che van come treni. Per quanto io abbia ritrovato una forma tutto sommato non comune, per quanto abbia fiato e gambe ed esperienza da vendere, non riesco a star loro dietro: sono loro ad aspettare me. È una soddisfazione straordinaria.
Li inseguo quasi in apnea, li affianco, cerco di rimanere nella loro scia lasciando che siano loro a tracciarmi il pendio e penso che ho fatto un lavoro bellissimo questi anni, che il loro entusiasmo è benzina per tenere ancora ben in vita il mio. Adesso che andiamo davvero insieme, alla pari, mi diverto come forse mai mi sono divertito in vita mia, per quante stagioni abbia alle spalle e per quante ne abbia viste e fatte in montagna.
Rimango sempre più stupefatto e incantato a vederli filar via così sicuri e veloci, a loro agio, spensierati, su qualunque pendio e in qualunque condizione, perfettamente padroni della tecnica e degli attrezzi, concentrati, come pochi loro coetanei sono in grado, a parte i ragazzi delle scuole agonistiche che però hanno una preparazione specifica mirata alla competizione, mentre ai miei ho insegnato prima di tutto la montagna, l'ambiente, l'aria sottile: un contesto nel quale lo sci è solo uno dei mezzi possibili di esplorazione ed espressione, la neve un elemento al di là della superficie battuta di una pista.
Ora che son pronti ho voglia di portarli a scoprire e fare cose che ho fatto io alla loro età, aprirgli tutto un mondo, trasmettergli ancor più il mio entusiasmo e il mio amore per il mio universo verticale.

Dopo aver ripreso a macinare chilometri in strada mi chiedo se un po' alla volta potrei davvero riprendermi anche i miei passi in montagna, rispolverare i ferri del mestiere e qualche obiettivo lasciato indietro, chiuso nel cassetto del forse mai più.
Intanto potrei finalmente mettere in cantiere qualche piccolo progetto estivo coi ragazzi che in questi anni ho sempre rimandato a chissà quando.

Progetti futuri a parte, questa è stata probabilmente anche la nostra ultima volta sulle nevi di Madesimo, dopo otto anni consecutivi di presenza, e un capitolo significativo della mia vita coi ragazzi va forse in qualche modo a chiudersi.
Venni in Valchiavenna per la prima volta con loro nel 2010, proprio agli inizi di aprile, in occasione del terzo compleanno di Carola. Leonardo aveva solo sei anni. Anche quell'anno c'era molta neve e ne venne parecchia anche quei giorni.
Scelsi Campodolcino perché alcuni cari amici, fra cui un mio storico compagno di cordata i cui figli erano coetanei dei miei, avevano qui la casa da anni. Era una buona soluzione per trascorrere alcune giornate in montagna in compagnia, sia per me che per i bambini. L'hotel Europa era perfetto, proprio alla partenza della funicolare che porta agli impianti del comprensorio di Madesimo: da allora non lo abbiamo più tradito e nel corso degli anni ho fatto amicizia col proprietario, mio coetaneo.
Anche la compagnia col tempo si è via via allargata e ormai venire su era diventata anche l'occasione per ritrovarsi sulla neve anno dopo anno, condividere tavolate alla Baita del Sole, ritrovo fisso di tutti noi all'ora di pranzo, o uscire tutti insieme la sera a cena. E quante discese dal Canalone, e notti di San Silvestro, e giornate di neve e pioggia chiusi in baita a strafogarci di polenta e salsicce, e neve spalata per disseppellire l'auto a ogni nevicata eccezionale: quante ne ho viste quassù questi anni, alla faccia del riscaldamento globale.

Ma i ragazzi crescono, anche quelli degli amici, che alla fine, dopo anni, lasciano le case in affitto perché cambiano le esigenze familiari e vanno a loro volta verso nuove vite altrove. E così un po' viene a mancare la ragione principale per venire quassù, un po' anche io inizio ad essere stanco e un po' annoiato di percorrere a memoria sempre le stesse tracce da anni: ho voglia di mostrare ai ragazzi ormai grandi altri mondi verticali, altra neve, allargare i loro orizzonti.
E quindi forse basta Valchiavenna, basta Campodolcino, basta hotel Europa. È venuto anche per loro il momento di iniziare a zingarare un po' in giro per le Alpi.
Leonardo ha quattordici anni e all'improvviso mi viene in mente che avevo esattamente la sua stessa età ed era la stagione invernale quando i miei lasciarono la casa di Andalo, dove ero praticamente nato, dove per anni avevo trascorso gran parte dei weekend invernali e tutte le infinite vacanze estive, dove avevo imparato a sciare, a camminare in montagna, ad affrontare le mie prime vie ferrate e le prime facili arrampicate. Dove avevo conosciuto la mia prima fidanzatina e mi ero innamorato per la prima volta.
Per i miei primi quattordici anni di vita tutto il mio universo verticale (e non solo) era stato circoscritto ad Andalo: quella era la montagna per me, lì avevo imparato ad amarla e a conoscerla.
I miei lasciarono la casa un po' per le stesse ragioni per cui oggi io probabilmente non tornerò più a Campodolcino.

In qualche modo è uno strappo anche per me, ma è il momento giusto per farlo. Ogni tanto c'è bisogno di dare una svolta e cambiare un pezzo di vita, anche se col passare degli anni il solo pensarlo è sempre più faticoso: in fondo la mia routine quassù coi ragazzi è in qualche modo confortevole, rassicurante e riposante.
Ma è ora che li porti a conoscere l'altrove che io conosco già e far conoscere loro le grandi montagne.
Ciao Campodolcino.

MadesimoPasqua2018
TAG: madesimo, sciare, campodolcino, valchiavenna
23.41 del 03 Aprile 2018 | Commenti (0) 
 
20 Credo fossero primule
MAR Diario, Mumble mumble, Travel Log: Japan
Son passato da papà e visto che è giorno feriale, nessuno in giro, e c’era una bella atmosfera tranquilla, come talvolta mi capita mi son fatto un giro lì dalle sue parti per dare un’occhiata, vedere se c’era qualcuno di nuovo, leggere le date, guardare le fotografie e immaginare la vita dietro ciascun ritratto.
Mi piace sempre farlo, mi comunica pace e serenità e mi lascio attraversare dalle sensazioni sul senso dell’esistenza.

E niente, lì a due passi mi sono imbattuto nel signor Fabio. Non lo avevo mai visto prima. Ci siamo guardati a lungo negli occhi, ho cercato di immaginarmi la sua storia e cosa gli fosse accaduto.
Sono rimasto lì un bel po’, impietrito a fissare la mia data di nascita scolpita nel marmo.

La vita è un cazzo di dado che rotola in giro a caso e io ne ho già buttata via fin troppa.
TAG: Vita, papà
13.50 del 20 Marzo 2018 | Commenti (0) 
 
21 Cinquantatré
GEN Diario
E dieci chilometri spesi bene.

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(Avevo scritto un post lungo sul senso della vita, il tempo perduto che non mi restituirà nessuno, la fine delle illusioni, delle speranze e delle fantasie impossibili da trasformare in realtà, la necessità di alleggerirsi e lasciarsi alle spalle le utopie e tutto quel che non esiste. E niente, ho cancellato tutto e ho cucinato per me, per i ragazzi, i loro amici e un mio amico.)
TAG: compleanno, cucina
21.50 del 21 Gennaio 2018 | Commenti (0) 
 
07 Shots from my world
GEN Viaggi verticali, Fotoblog, Diario
E anche quest'anno lo abbiamo iniziato in Valchiavenna, nel nostro consueto rifugio di Campodolcino, che assieme all'Elba e a Valnontey disegnano un po' i punti cardinali della mia vita coi ragazzi.

È stata una settimana di neve, più degli ultimi due anni, ma non quell'esagerazione che ci si poteva aspettare, e finalmente di ritorno sugli sci a tempo pieno, con cuore, gambe e polmoni ritrovati dopo lo sventurato 2017, che oltre ai miei problemi di salute era iniziato con Carola sulle stampelle e di conseguenza, per la prima volta in assoluto, niente sci coi ragazzi per tutto l'anno e l'intera stagione praticamente saltata a piè pari, con la sola esclusione di un weekend da solo a marzo rubato apposta per non rimanere del tutto a secco e mettere almeno alla prova l'effetto dei betabloccanti.

Due anni dopo eccoci di nuovo qui: li ritrovo in forma smagliante, Carola per fortuna si è completamente lasciata alle spalle l'infortunio dello scorso anno senza nessuna conseguenza psicologica e ormai vanno entrambi più di me, sicuramente molto più di quanto andassi io alla loro età.
Li guardo scivolar via velocissimi, sicuri e felici, perfettamente a loro agio in mezzo alla nebbia e alla nevicata insistente, col ghiaccio e con la neve fresca, e sono orgoglioso del lavoro fatto in questi anni, di essere riuscito a trasmettere loro qualcosa di ciò che più mi appartiene, di condividerlo insieme.
Cerco di star loro dietro per quel che ancora posso, ma è quasi tempo di ritirarmi in baita davanti a un piatto di polenta e salsicce e lasciare che raccolgano il testimone di quella che per tutta la vita è stata la mia più grande passione. L'unica condizione che mi sia da sempre perfettamente appartenuta, come una seconda pelle.
La mia aria sottile.

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TAG: madesimo, valchiavenna, campodolcino, sci, montagna
17.49 del 07 Gennaio 2018 | Commenti (0) 
 
02 #Newyearsday 2018 in Fraciscio, Valchiavenna
GEN Diario, Fotoblog, Viaggi verticali
Eravamo forse dieci anime, qualche grado sotto zero, una manciata di stelline scintillanti e un po' di neve per tenere in fresco bottiglie e bicchieri.
(Quasi) tutto quel che serve per iniziare un anno nuovo in serenità.

fraciscio1
fraciscio2
fraciscio4
Capodanno 2018 a Fraciscio, Valchiavenna
TAG: capodanno, valchiavenna, fraciscio
23.32 del 02 Gennaio 2018 | Commenti (0) 
 
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