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Ho chiuso il 2011 scrivendo molto poco qua dentro: un solo post in tutto dicembre per buttar giù due cose mie, niente di che. Ho però scritto molto e partecipato altrove, smentendo peraltro me stesso come al solito.
Scrivevo, non molto tempo fa, del modo in cui stavo via via ridefinendo il mio rapporto con il web e i social network: soprattutto, della mia progressiva migrazione verso Google Plus a scapito di FriendFeed, accompagnata dal proposito di chiudere definitivamente l'account su quest'ultimo, e del rinnovato amore verso Twitter. A parte però consolidare effettivamente il rapporto con i cinguettii ed estendere la mia rete di collegamenti, nei confronti delle altre due piattaforme le cose sono andate esattamente al contrario del previsto, come del resto è accaduto per molti.
Esaurita la spinta propulsiva della novità, G+ è rapidamente diventato un deserto. Poco più di un repository di link da condividere, almeno per quanto mi riguarda e per l'utilizzo che ho poco a poco visto farne da parte dei contatti che appartengono alle mie cerchie. Interazioni pressoché nulle, partecipazione in caduta libera: per il social network che si proponeva come la vera alternativa a Facebook, ecco, non è che sia stato così un gran botto, al di là dei numeri che quotidianamente Google sfodera con gran clamore.
La verità, al solito, sembra essere ben diversa: passata la corsa ad accaparrarsi un account sull'ultimo social network alla moda, alla fine ognuno è tornato, o semplicemente rimasto, a casa propria. In particolar modo per quanto riguarda gli appartenenti alla ristretta comunità di FriendFeed.
È così accaduto anche per me: in punta d'abbandono, ho ripreso a scrivere parecchio proprio su FriendFeed e ad allargare, anche lì, la mia rete di relazioni sul web. Facendo anche selezione nei contatti, che è poi un po' la chiave perché la presenza nel contesto di un social network funzioni come nella vita di tutti i giorni (non uso di proposito il termine vita reale: chi mi segue da tempo sa che, per quanto mi riguarda, non faccio alcuna distinzione fra relazioni sul web e relazioni in carne ed ossa, un po' perché i due insiemi non sono del tutto mutuamente esclusivi, un po' perché continuo a sostenere che il modo in cui ciascuno di noi si propone in Rete non è affatto dissimile dal modo di rapportarsi nel quotidiano. Ma è un discorso lungo che porta altrove e, al solito, vado fuori tema).
Di recente Massimo Mantellini, che seguo da anni e che ho spesso citato fra queste pagine, ha scritto qualcosa di interessante a proposito dello stato di salute dei blog ai tempi di Facebook e dei social network, in particolar modo qui e qui. È un tema che in Rete ultimamente è abbastanza ricorsivo.
Personalmente mi ritrovo, al solito, a condividere parecchio di quel che va sostenendo, pur muovendomi da un punto di osservazione che, numeri alla mano, sta un paio di zeri al di sotto degli ordini di grandezza e degli esempi ai quali fa riferimento.
Bloggare stanca, eccome. E però resta il fatto che si blogga (o si dovrebbe bloggare) innanzitutto per dare una via di sfogo a una propria esigenza, a un gusto e a un bisogno personali, a prescindere dalla dimensione reale dell'audience.
Il pubblico di questo blog è ormai più o meno costante da anni e si attesta sui duemila visitatori al mese, con picchi di circa tremila in occasione, ovviamente, dei travel log. Di questi, ad occhio, un centinaio sono visitatori ricorrenti, affezionati, con alcuni dei quali nel corso del tempo si è anche stabilita una forma di colloquio alternativo e parallelo. Quando scrivo qui, lo faccio innanzitutto per soddisfare una mia esigenza personale di comunicazione che usa una grammatica e contenuti assai differenti da quelli che adotto e riverso nei social network; in seconda battuta, però, lo faccio anche per conservare - e perché mi piace conservare - questo dialogo con chi mi legge.
A parte i travel log, col tempo ho iniziato a scrivere, qua, di tutto un po'. Scrivo dei miei vasi, scrivo dei Tati, scrivo di politica, di cose mie, di pensieri inutili che talvolta mi attraversano, di tecnologia, di musica. Scrivo anche di meno, sì, perché ho frammentato quel che voglio dire indirizzandolo altrove a seconda del metro e del linguaggio, così come ho deciso qualche mese fa di eliminare i miei tweet dallo stream del blog. E però scrivo di più, nel senso che, se son qui, di norma mi faccio trasportare dalla scrittura.
È che questa è casa mia. Non lo è FriendFeed, non lo è Twitter, men che meno lo sono altri canali. Quel che scrivo qui rimarrà sempre, innanzitutto, mio. Quel che scrivo altrove, molto probabilmente, andrà perso nel mare della Rete, certamente fuori dal mio controllo.
Dunque Orizzontintorno resta ancora, e vive. Anche se, magari, mi vedete - e vedrete - di meno. Ma non è nemmeno detto.
Quel che è certo è che, perlomeno quest'anno, ho un solo progetto in cantiere e forse neanche quello. Non aspettatevi, dunque, grandi trasferte come nel 2011. Ma se passate e suonate il citofono, sempre qui mi potete trovare.
Sono stati un ultimo dell'anno e un capodanno strani, questi, per molti versi. Non c'entra nulla. Ma mi serve per riuscire a chiudere, anche questa volta, il post del primo dell'anno.
E stay tuned, come sempre. |
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| TAG: friendfeed, twitter, google plus, blog |
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Mi segnala Foursquare, al mio ennesimo check-in all'hotel Parc Flora di Riva del Garda, che è la decima settimana consecutiva che giro per alberghi.
Se Foursquare seguisse i miei check-in con più attenzione si accorgerebbe che in realtà, da quando sono iscritto, non ho bucato una sola settimana senza dormire in qualche letto che non sia il mio, il che, ad occhio, fanno sessanta settimane consecutive.
Quel che Foursquare non sa, peraltro, è che probabilmente negli ultimi anni le volte che sono riuscito a dormire per sette notti consecutive nel mio letto le conto sulle dita di una mano. E in effetti, qualche giorno fa scrivevo altrove che uno di questi giorni voglio provare a contare quanti hotel ho cambiato in questi anni e quante notti ho dormito fuori casa.
Così, anche per rispondere una volta per tutte a coloro che mi chiedono, come fossi un marziano, come mai io ami così tanto passare il weekend chiuso in casa, quando posso. Il che più o meno accade con la frequenza delle eclissi.
Effetti collaterali: il mio trolley dorme per terra accanto al mio letto. Anche a casa.
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Negli ultimi sei mesi avrò fotografato dozzine di volte la vista su Torbole e la foce del Sarca. Quasi ogni settimana, quando riparto da Arco, mi fermo qualche minuto alla solita piazzola panoramica per godermi le luci del tramonto sul lago e sui monti attorno. E' un posto davvero bello, questo.
La foce del Sarca a Torbole sul Garda |
Poi, qualche giorno fa, mi capita di andare in tourné presso un paio di stabilimenti del mio cliente quassù, uno a Rovereto ed uno situato a Cares, una frazione del comune di Bleggio Inferiore, nei pressi di Ponte Arche, sulla strada per la Val di Non e nel mezzo del Parco nazionale dell'Adamello-Brenta.
Da Riva del Garda, dove dormo di solito, raggiungo Cares percorrendo la Valle di Ledro e passando per il lago di Tenno: un itinerario spettacolare, trenta chilometri di tornanti e altopiani ricoperti di prati e boschi attraversati da rettilinei ondulati, piccoli borghi di poche case, malghe, cime dolomitiche e strade che alle nove del mattino di un qualunque giorno feriale trovo completamente deserte. Anni che non mi diverto così a guidare.
Finita la riunione del mattino mi sposto a Rovereto percorrendo la strada che da Ponte Arche scende al lago di Toblino e attraversa poi la valle del Sarca. Altra bellissima via, nel mezzo del Parco delle Giudicarie.
Per pranzo sosto in un piccolo bar isolato, arrampicato su un tornante che si affaccia perpendicolare sulla gola del Rio Ranzo e che ha i tavolini all'aperto su una terrazza dalla quale si gode un panorama stupendo sulla parete est del Piccolo Dain, un contrafforte della Paganella, e sul lago di Toblino.
Nel bar non c'è nessuno e mi fermo un'oretta. Un panino al salame, vero, non di quelli da autogrill. Proprio un panino al salame come quelli che mangiavo da ragazzo. Così buono che me ne faccio subito un altro. Una birra piccola. Una fetta di strudel. E un bicchierino di digestivo della casa offerto dal padrone, mentre chiacchieriamo delle vie di arrampicata sul Piccolo Dain, che qui chiamano Dain Bas, e dei miei trascorsi giovanili in Brenta, che è proprio qui dietro sopra alle nostre teste, anche se le cime, oggi, sono nascoste da qualche nuvola.
C'è un silenzio totale. L'aria è limpida, non c'è un alito di vento e la temperatura è perfetta. E questa è una pausa pranzo fra due riunioni.
Poi, a sera, mi infilo in autostrada e rientro a Milano.
Piccolo Dain, o Dain Bas, parete est |
Gola del Rio Ranzo, sotto al Piccolo Dain |
Il bar Miravalle, sui tornanti del Limarò, di fronte al Piccolo Dain |
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| TAG: piccolo dain, rio ranzo, toblino |
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Alle riunioni a Milano tardo perché rimango bloccato con l'auto in tangenziale.
Alle riunioni ad Arco tardo perché rimango bloccato con l'auto in... oh vabbè, niente, tanto non mi crede nessuno.
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Primo marzo, sole, temperatura piacevole, Nescafè (tazza orginal tarocco acquistata al supermercato di Ulaan Baatar) e crocchi gialli in fiore. Anche i giacinti han germogliato.
Tutto è (quasi) perfetto.
Tengo la finestra aperta e mi metto a far slide.
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Ultimamente ho a che fare con i laghi. Cioè, vivendoci vicino, ho spesso a che fare con i laghi, ma curiosamente da qualche settimana è come se l'acqua fosse onnipresente attorno a me.
Ho iniziato l'anno sulle rive del lago Maggiore, due giorni dopo costeggiavo il lago di Como viaggiando verso Valdidentro e, ancora, qualche giorno dopo dormivo sulle rive del Garda.
E poi, sul Garda passo adesso quasi un terzo del mio tempo e ancora un paio di settimane fa pranzavo nuovamente sulle rive del lago di Como.
Insomma, pare essere un anno di laghi. Verrebbe quasi da fare un salto sul lago d'Iseo, giusto per arrotondare.
Il lago di Como dal molo di Bellano, guardando a nord verso la Valchiavenna |
Il lago di Garda da Torbole |
La foce del Sarca a Torbole, il Lago di Garda e l'ingresso della Valle del Sarca |
Sul Garda, o per meglio dire all'imbocco della Valle della Sarca, un po' alla volta sto marcando il territorio, e son luoghi davvero belli. Dormo a Riva, lavoro ad Arco, pranzo a Torbole. Chiusa l'era euro-piemontese sembro sulla via di inaugurarne una tridentina, un po' meno euro, un po' più global forse, ma comunque con base sul vertice settentrionale del Benaco.
Queste settimane, quassù, è il deserto dei tartari. Non c'è nessuno. Le orde di turisti tedeschi devono ancora arrivare; negozi, esercizi commerciali, hotel, ristoranti, pub e locali son tutti chiusi, con rarissime eccezioni utili al soccorso dei pochi naufraghi come me. Camminando di sera per il centro storico di Riva i passi rimbombano fra le strade e l'unico rumore percepibile è quello delle acque del lago che si infrangono piano contro i moli. Non ci sono auto in giro. L'hotel è quasi tutto per me e al mattino può capitare di far colazione da soli nella sala ristorante. Le spiagge sono inesorabilmente deserte.
Fra due mesi tutto questo mi mancherà e gli stessi posti saranno totalmente irriconoscibili, travolti da una sterminata folla cosmpolita e inarrestabile che andrà a permeare tutto questo spazio attorno che, ora, è solo mio.
L'ho già scritto: un po' il cuore, qui, lo avevo già lasciato un annetto e mezzo fa, quand'ero venuto per correre la mezza maratona del Garda. Non posso fare a meno di pensarci oggi, ogni volta che sbarco a Riva e vedo qualcuno correre sul lungolago, di giorno e di sera. E' un posto meraviglioso, questo, per correre.
Tramonto sulla foce del Sarca |
E non posso fare a meno di tormentarmi, ora ancor più degli ultimi mesi, per capire come fare, dove andare a caccia per ritrovare quella motivazione che mi aveva trascinato per oltre due anni, fino a quasi un anno fa, che mi aveva permesso partendo da uno zero totale di arrivare a correre la maratona e di partecipare con regolarità alle gare sulla mezza distanza con tempi sempre più interessanti.
Quella spinta e quell'ostinazione grazie alle quali ero arrivato a correre i dieci chilometri in quarantasette minuti e la mezza in un'ora e tre quarti: tempi non straordinari, certo, ma sicuramente gratificanti per uno come me, che avevo costruito tutto da solo, iniziando dal nulla, solo allenandomi con regolarità e costanza, senza mollare mai...
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| TAG: lago di garda, lago di como, lario, arco, bellano, riva del garda, torbole, running |
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E per il secondo anno consecutivo mi sa che salterò l'appuntamento con la mia classica salita solitaria sul Grignone, ché le gambe latitano un po' di questi tempi e il mio miglior tempo non lo batterei di sicuro.
Giornata spettacolare sulle Orobie e via sul paretone talmente scavata da vedersi ad occhio nudo fin giù da valle. Pensieri che si affollano.
Vabbè, foto fatta. Adesso giù per la pista, Tato, finché tiene la neve!
Il gruppo delle Grigne fotografato dalle piste di Valtorta, Piani di Bobbio |
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| TAG: piani di bobbio, grigna |
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Trascorrere la nottata sotto ai piumoni tirolesi, svegliarsi alle otto invece che alle sei per andare al lavoro, aprire le finestre e, invece della nebbia, vedere questo:
Poi uscire, farsi avvolgere dall'aria frizzante che scende dalle montagne e scivola sulla superficie immobile del lago, parcheggiare davanti al porticciolo, attraversare i vicoli completamente deserti del centro, entrare in un bar e farsi un caffè. |
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| TAG: riva del garda |
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