Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


16 Meno dodici
APR Diario
Squaring Bonaldo atterrato in mansarda. Non so come abbiamo fatto a far girare su dalle scale i centocinquanta chili di componenti, ma ci siamo riusciti.
È arrivato anche il frigorifero e la cucina è completa.
Mancano ormai solo il divano e l'allacciamento a internet, e poi è fatta.

Menododici
TAG: casa, diario, trasloco
23.53 del 16 Aprile 2016 | Commenti (0) 
 
09 Meno diciannove
APR Diario
Meno di tre settimane, le cose iniziano a farsi serie.

Cucina
Trapano
TAG: casa, diario, trasloco
21.33 del 09 Aprile 2016 | Commenti (0) 
 
01 Meno ventisette
APR Diario
I lavori sono quasi terminati e questa è la prima consegna in assoluto (in realtà sono arrivati anche il piano cottura, la cappa, quasi tutte le lampade e alcuni accessori, ma diciamo che questo è il primo pezzo vero di arredamento giunto a destinazione).

La prossima settimana arriva buona parte di tutto il resto.
Fra quattro settimane esatte varchiamo la soglia di una nuova vita.

Mazzini01
TAG: casa, diario, trasloco
17.47 del 01 Aprile 2016 | Commenti (0) 
 
01 Con un inverno (troppo) caldo alle spalle
APR Diario, Viaggi verticali
Scrivo poco o nulla e avrei tanto da scrivere, sono senza lavoro da ormai tre mesi, non viaggio quasi più perché non posso, né so quando riprenderò, né posso fare progetti.

Poi torno su con loro qualche giorno e dimentico tutto il resto. Ormai van più di me: lui mi ha quasi superato tecnicamente (e non è facile, credetemi, ché son quasi cinquant'anni che sto sulle due assi, sono un'estensione naturale delle mie gambe) e lei gli va a ruota. Io arranco dietro di loro, li vedo divertirsi come matti, entrambi davvero felici, insieme, come raramente capita; vedo il loro amore per ciò che io stesso più amo e li guardo con orgoglio: qualcosa di buono, con loro, in questi anni ho fatto.
Non c'è nebbia, neve, pioggia, vento, freddo che possa fermarli, né condizione di fondo che li turbi: ghiaccio duro, sassi, neve molle, gessosa, ventata, farinosa, fresca, polverosa; non ci sono gobbe, pendenze ripide e ripidissime, canali stretti o pendii ampi, ostacoli o spazi liberi. Immersi nell'aria sottile sono a casa e non è solo neve, non è solo sci: è amore per la montagna, vero, incondizionato, in tutte le sue forme.

La sera racconto loro di alta quota, dei miei eroi, le storie con cui sono cresciuto e che fanno parte della mia vita, le avventure che io ho stesso ho vissuto per anni, e loro ascoltano catturati, fanno domande, vogliono approfondire. Quando siamo così, insieme, siamo una squadra perfettamente unita e in armonia.

Ed è tanto che vorrei, dovrei scrivere un lungo post sulla montagna. Su me e la montagna. Su che fine abbiano fatto le mie montagne, quelle che mi hanno accompagnato per anni e anni.
Chissà, magari uno di questi giorni.

TatiandI
TAG: madesimo, sci
17.47 del 01 Aprile 2016 | Commenti (0) 
 
31 Dicono che sabato nevicherà
DIC Diario
Non è che abbia necessariamente qualcosa da scrivere, o meglio, al solito ho parecchie cose arretrate lasciate nel cassetto dell'appena ho un attimo, ma per la verità attimi ne ho parecchi, anche troppi a voler ben vedere, voglia di provare a dare una qualche forma scritta accettabile a ciò che giace lì in sospeso invece assai poca. Oppure semplicemente devo fare ordine.
Tipo che, ad esempio, sono appena tornato da un nuovo paio di tappe emmezzo del Progetto Centodieci - emmezzo ché in realtà una era già in catalogo, ma mi mancava la foto del duomo e sono andato a rimediare. Magari i prossimi giorni metto mano alle foto e butto giù due appunti.

E nulla: parto coi ragazzi per il consueto fine anno in montagna, come tutti gli anni. Stesso posto, stessi amici, zero neve, giochi di società in valigia. Andiamo a lasciarci alle spalle questo 2015 che un granché non è decisamente stato e che, per dirla tutta, si è inaspettatamente chiuso in un modo che vabbè, lasciamo perdere: è stato solo l'ennesima prova di una certa deriva sociale e umana di cui vado scrivendo spesso altrove, della quale dovrei semplicemente liberarmi in via definitiva, imparare a ignorare l'ignoranza e la pochezza che permeano buona parte dell'aria che respiro attorno a me e vivere me stesso una volta per tutte, ché a breve saran cinquantuno, troppi per permettermi di perder tempo a fare del puntacazzismo dietro alla coglionaggine altrui. Ho ancora troppi progetti, troppe idee, troppe mete e un futuro che non smette inesorabile di arrivarmi all'improvviso alle spalle, sempre più in fretta, sempre con maggior pressione e ansia.

Così. Non avevo particolare voglia di dir qualcosa, ma non scrivevo qua dentro da novembre: l'anno sta per chiudersi e mi spiaceva lasciar vuoto dicembre nella lunga lista dell'archivio di questo blog, che ormai va per i tredici anni. E poi, questo è anche stato l'anno in cui ho completato il mio album dell'Europa, ho comprato una casa e credevo non ci sarei mai più riuscito, ho preso dodici aerei, che non sono moltissimi, ma son stati tutti voli significativi e indimenticabili. Ché rimanere in volo, alla fin fine, è l'unica cosa che conta.

Inizio l'anno nuovo con una specie di foglio bianco davanti. C'è una casa nuova da riempire e in cui trasferirsi, e null'altro. Sono punto e a capo al nastro di partenza, per l'ennesima volta.
Gli ultimi mesi mi hanno chiarito alcune cose, vedrò di farne tesoro. A riuscirci.
Intanto ho un Jutsu. E un gufetto a proteggermi.
Ne avrò bisogno.
TAG: diario, cose mie
02.38 del 31 Dicembre 2015 | Commenti (0) 
 
24 24 novembre
NOV Diario
Saranno state forse le otto del mattino, un anno fa, quando mamma mi telefonò.
Domenica ti ho portato una piantina con delle bacche arancioni (l'ha scelta Lorenza).
Ho preferito il 21, perché per me il giorno rimarrà quello per sempre.
TAG: papà
08.00 del 24 Novembre 2015  
 
29 Qualche minuto di grado a nordovest
OTT Diario
Sono passati quasi sei anni. Questa sera ho inviato la raccomandata per la disdetta del contratto di affitto, per la verità qualche giorno prima che ci siano tutte le firme necessarie ad azzerare quasi del tutto il rischio di rimanere senza casa, ma tant'è non volevo scollinare la fine del mese.
E così, a quanto pare, il 1° maggio 2016 lascerò questa casa e mi chiuderò un'altra porta alle spalle, la quarta della mia vita adulta, senza contare quelle da trasfertista altrove. Diciamo perlomeno contando quelle dove ho stabilito la mia residenza ufficiale per i documenti.

Mi dispiacerà andarmene. Ho amato moltissimo questa casa, l'ho sentita davvero mia, sebbene in realtà non lo sia mai stata davvero. Nemmeno i mobili sono miei qua dentro. Ma è una casa dove ho vissuto uno dei periodi più importanti e difficili della mia vita, una casa che mi ha accolto stagione dopo stagione col suo calore, il suo silenzio, il suo verde attorno, la sua luce bellissima ovunque, le sue grandi finestre, la terrazza dove ho imparato (be', più o meno) a far crescere dei fiori, il suo letto scricchiolante e questo maledetto divano blu sfondato che ho sempre odiato e che certo non rimpiangerò, tanto che ho iniziato a pensare di cambiar casa solo per cancellarlo dalla mia vita, e che però è il primo posto dove mi sia seduto quando ho messo piede per la prima volta fra queste mura, con Leonardo, una fredda sera di fine gennaio.
Il 9 febbraio del 2010 arrivai con cento scatoloni pieni solo di libri, vestiti e cianfrusaglie. Il 1° maggio del prossimo anno me ne andrò più o meno con gli stessi scatoloni, porterò via la lavatrice e la tv che comprai i miei primi giorni qua, un paio di quadri e qualche bottiglietta di sabbia in più, ché nel frattempo questi anni ho viaggiato parecchio, un iMac nuovo e un paio di ventilatori a colonna, anche se dove andrò, per la prima volta in vita mia, avrò l'aria condizionata.
Le librerie Ikea credo invece che le abbandonerò, come al solito, come sempre: il post sulle librerie Ikea che non è vero che te le porti dietro di casa in casa l'ho già scritto anni e anni fa.
I prossimi sei mesi saranno molto impegnativi e intensi, l'ho già scritto, ma giusto per ricordarmelo e iniziare a raccattare energie in giro.
Più che altro non disperderle.

Dopo anni e anni mi sono finalmente deciso e ho fatto la risonanza, e niente: un paio di moderate protrusioni in L4-L5 sx e L5-S1 dx, nessuna ernia. Quindi la verità è che la mia schiena sta molto meglio di quanto abbia creduto in questi ultimi anni. Devo solo prendermi cura di me stesso, quella cura che da quando mi sono trasferito qui ho invece trascurato del tutto.
Ero impegnato in altro. Dal nuovo indirizzo si può arrivare correndo direttamente all'ingresso del parco. Me lo segno qua come appunto, sai mai.
Anche se il mio giro da Oreno e per i campi dietro Cascina Bruno a me piaceva molto, in realtà.
TAG: casa, diario, trasloco
23.57 del 29 Ottobre 2015 | Commenti (0) 
 
28 Settantacinque [Expo2015 /reloaded]
SET Fotoblog, Segnalazioni, Diario
E così un paio di sabati fa siamo tornati all'Expo, questa volta coi ragazzi e con l'obiettivo dichiarato di darci dentro con la collezione dei timbri sullo speciale passaporto. Siamo stati bravini: fra mezzogiorno e le dieci di sera siamo riusciti a riempire il libretto con ben settantacinque timbri, ma avremmo potuto puntare a quota cento se non fossimo stati boicottati dalla chiusura anticipata del "cluster Pacifico", gli stand dei cui Paesi ci hanno chiuso in faccia alle ventuno (e grazie al Brunei invece, che ci ha permesso di entrare dopo la serrata) e da quelli che non avevano il timbrino (almeno quattro accidenti a loro, Madagascar su tutti, non sappiamo nemmeno se uno, due o tre) (era una battuta per solutori abili e genitori).

Expo21

E niente: a me l'Expo, che devo dirvi, piace nonostante le code sempre più assurde che in questo inizio di autunno iniziano a registrarsi per cui, mentre noi ce andavamo più o meno tranquillamente a zonzo per i capannoni quasi disertati dei Paesi minori, pare che sotto al Decumano si affollassero trecentomila persone e l'attesa in coda per visitare il padiglione del Giappone fosse arrivata addirittura a sette ore.
Ora, qualcuno deve spiegarmi la follia di 'sta cosa: perché accidenti mai uno dovrebbe spararsi sette ore di coda per entrare dentro a un container di metallo e vedere un'installazione, per quanto straordinaria possa essere? Sette ore, peraltro, sotto il sole, al caldo, incanalati senza possibilità di ristoro a meno di mangiare panini in piedi.
Non che agli altri stand andasse meglio: davanti ai più gettonati le code medie stavano comunque attorno alle due ore, il che magari potrebbe anche non essere strano se parlassimo della Corea del Nord, la cui esposizione veniva invece abbastanza ignorata, e invece a quanto pare la gente sembrava piuttosto attratta dall'Austria, dalla Svizzera e dalla Francia, così per prendere a caso.
Come a dire, mi sparo due ore di coda per vedere le bancarelle di un Paese che da Milano è alle medesime due ore di macchina di distanza. Voi siete pazzi.

E sì, la Corea del Nord ha invero un proprio padiglione, che è un'esperienza, quella sì, altro che le file infinite per salire sul percorso reticolato del Brasile. Ma anche la Somalia è presente. E l'Afghanistan. E Timor Est. Tutti inesorabilmente vuoti, persino in un sabato con trecentomila presenze.
Dunque la gente preferisce fare sette ore di coda davanti allo stand del Giappone, o almeno un paio per gustare gli assaggini gratuiti di emmenthal svizzero, come potrebbe d'altra parte fare in un qualunque sabato con una gita di un'ora a Lugano, invece di mettere il naso nel padiglione del Paese più devastato dalla guerra e fallito del pianeta, interrogandosi peraltro su come possa aver messo in piedi uno stand, quali finanziamenti e aiuti abbiano reso possibile la partecipazione, e cosa mai possa offrire al visitatore dell'Expo.
Io, la gente, non la capirò mai.

Così, insieme ai ragazzi, abbiamo lasciato le code ai trecentomila di cui sopra, trascorrendo la nostra giornata a collezionare timbri di posti improbabili e approfittandone per fare una grande lezione di geografia mondiale, ché del 90% dei Paesi i cui padiglioni abbiamo visitato i due eredi non avevano quasi mai sentito parlare, o perlomeno non avevano idea di dove si trovassero.
Detto che l'Africa e il Medio Oriente vincono a mani basse la classifica delle vetrine più folcloristiche e vivaci, si notano altresì alcuni grandi assenti nell'elenco dei Paesi espositori: Australia, Nuova Zelanda, India e Canada, tanto per citare i primi che mi vengono in mente. Chissà perché non hanno partecipato. L'India soprattutto è un'assenza significativa in una manifestazione planetaria che ha come temi il cibo e l'alimentazione.

Alla fine, l'unico padiglione importante la cui coda abbiamo affrontato (più che altro perché l'avevamo sottovalutata), e che a quanto pare rientra fra i dieci più belli dell'Expo, è stato quella della Corea del Sud, che in effetti merita la visita (ma non due ore di coda: per fortuna ce la siamo cavati con trenta minuti).

Un capitolo a parte andrebbe poi riservato alla disastrosa organizzazione totalmente incapace di assorbire l'afflusso di persone alle ore dei pasti, nonostante la miriade di punti di ristoro.
Se le code ai padiglioni erano improponibili, quelle per pranzo si sono presto trasformate in trappole mortali, con attese di ore per riuscire a prendere anche solo un panino, a prezzi peraltro fuori di testa. Alle quattro del pomeriggio c'era ancora gente in fila da ore a bar e ristoranti dove pochissimo personale, probabilmente un terzo del necessario, si sbatteva poco o nulla per cercare di servire nel più breve tempo possibile la folla assurda.
In mezzo a gente inferocita per la fame, la sete, il caldo e la stanchezza, intrappolata in code completamente immobili formate da centinaia di persone spesso in attesa davanti a una sola cassa servita da un annoiato e lento giovane-contratto-a-termine, abbiamo assistito a qualche scena che gridava vendetta a pensare ai giovani disoccupati e precari che si lamentano, poi, che la crisi, la pensione, le mansioni non adatte, il job act, la Fornero e anche sticazzi.

Insomma, portatevi dei panini e delle bottigliette d'acqua.
Qui la galleria fotografica completa.

Expo14
Expo15
Expo16
Expo17
Expo18
Expo19
Expo20
Expo 2015, Milano
TAG: expo, expo2015
07.40 del 28 Settembre 2015 | Commenti (0) 
 
17 17 settembre
SET Diario, Amarcord
Buon compleanno papà.

Fiore
TAG: papà
18.23 del 17 Settembre 2015  
 
13 Undici
SET Diario
Ieri pomeriggio, erano circa le diciassette, ho messo una firma importante su un foglio. Una firma che ha richiesto che prendessi un po' di coraggio. Una firma che ormai da qualche mese avevo deciso di arrivare a mettere, per arrivare alla quale negli ultimi tempi mi ero dato piuttosto da fare con speranze alterne, non sempre del tutto convinto di quel che stavo facendo, e che credevo non sarebbe forse mai più accaduto che avessi la possibilità di arrivare nuovamente a mettere.
È stata la terza volta nella mia vita che ho messo una firma analoga e ogni volta è stato - inevitabilmente direi - un momento di svolta significativo: la prima ormai ventidue anni fa, la seconda undici. Sembra quasi che i cicli della mia vita siano di undici anni.

È una firma che, in qualche modo, significherà (speriamo, perché la firma in sé non è sufficiente, è solo un primo passo) ricominciarla da capo, per l'ennesima volta, una nuova vita. A cinquant'anni suonati. Considerando che ne ho già in mente un'altra a sessanta (sessantuno?), potrei quasi dire che è solo un'altra boa fra le tante di un'esistenza zingara per definizione.
Comunque, intanto, vediamo se questa svolta si concretizza del tutto.

È anche una firma che, ci fosse stato ancora papà, non sarebbe stata possibile. E che purtroppo è stata possibile solo perché lui non c'è più. Ieri, prima di firmare, sono passato a trovarlo per dirglielo.
Chissà cosa ne avrebbe pensato lui, se avrebbe pensato che ho fatto bene o meno. Io credo di sì, anzi, ne sono certo.
E poi penso anche che è stata una firma possibile non solo perché non c'è più papà, ma per tutto quello che è successo da inizio anno in avanti, che non era affatto previsto e che, visto da un'angolazione diversa, era apparso come una sciagura. Solo un anno fa a quest'ora ero lontanissimo dal pensare che oggi, ieri, avrei messo una firma del genere. Anzi, i miei progetti erano orientati completamente altrove. Poi, improvvisamente, a fine febbraio mi sono trovato nella condizione di poterci mio malgrado pensare davvero per la prima volta, in mezzo a tutto quel che mi stava accadendo e, ancor più strano, proprio per quello.
E così ho rimesso in pista questo progetto, che avevo ormai accantonato da anni e che pensavo non avrei più potuto realizzare.

Saranno - speriamo, ché appunto mancano ancora alcuni dettagli per poter dire che è proprio fatta - un autunno e un inverno molto impegnativi e frenetici.
E intanto, contemporaneamente, c'è da cercare di fissare altri due punti importanti della mia vita.

Sì, saranno mesi molto difficili e faticosi.
Fra quattro giorni sarebbe stato il tuo compleanno.
TAG: vita
13.39 del 13 Settembre 2015 | Commenti (0) 
 
<< Pagina precedente Pagina successiva >>


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2017 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo