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E insomma, al km 230 della A4, in direzione Venezia, c'è una mucca tricolore impiccata. A guardar bene, c'è anche un maiale appeso un poco sopra.
All'inizio, quando l'ho notata, pensavo d'aver visto male. Per quanto il tutor ti inchiodi, sempre a centotrentasei-sette viaggi per cui, se con la coda dell'occhio ti par di vedere al volo una mucca tricolore impiccata, forse è solo che sei stanco ed è l'ora di una sosta al prossimo autogrill.
Invece la mucca c'è davvero. Nei passaggi successivi ho mentalmente preso nota del chilometro per ricordarmi, prima o poi, di fermarmi a fotografarla, ché una mucca tricolore impiccata poi uno non ci crede se non la vede.
Ho anche fatto qualche ricerca e ho scoperto questo. La mucca ha dunque un nome, si chiama Onestina e, a quanto pare, non è nuova ai suicidi.
A me, comunque, fa un po' impressione. E mi rende particolarmente antipatici gli allevatori.
La mucca "Onestina", appesa lungo la A4 al km 230 |
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| TAG: a4, mucca onestina, allevatori, quote latte |
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E per il secondo anno consecutivo mi sa che salterò l'appuntamento con la mia classica salita solitaria sul Grignone, ché le gambe latitano un po' di questi tempi e il mio miglior tempo non lo batterei di sicuro.
Giornata spettacolare sulle Orobie e via sul paretone talmente scavata da vedersi ad occhio nudo fin giù da valle. Pensieri che si affollano.
Vabbè, foto fatta. Adesso giù per la pista, Tato, finché tiene la neve!
Il gruppo delle Grigne fotografato dalle piste di Valtorta, Piani di Bobbio |
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| TAG: piani di bobbio, grigna |
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Trascorrere la nottata sotto ai piumoni tirolesi, svegliarsi alle otto invece che alle sei per andare al lavoro, aprire le finestre e, invece della nebbia, vedere questo:
Poi uscire, farsi avvolgere dall'aria frizzante che scende dalle montagne e scivola sulla superficie immobile del lago, parcheggiare davanti al porticciolo, attraversare i vicoli completamente deserti del centro, entrare in un bar e farsi un caffè. |
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| TAG: riva del garda |
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Davanti all'autogrill di Cigliano, lungo la carreggiata nord della A4, dove mi fermo quasi ogni mattina per la (seconda) colazione, c'è questa cascina - Cascina Verdella credo si chiami, o comunque si chiama così la località immediatamente lì vicino, e insomma è qui.
Dietro i tetti spunta la cima del Monte Rosa: viaggiando da Milano verso Torino è praticamente l'ultimo punto da cui è visibile, prima che scompaia nascosto dai primi rilievi della Valle d'Aosta e dopo averlo avuto a destra per quasi cento chilometri in tutta la sua estensione, con la parete est in primo piano.
In giornate come quella di oggi è uno spettacolo straordinario, himalayano.
Col passare dei giorni mi sono affezionato a questa cascina. Parcheggio proprio davanti e, prima di andare a farmi il solito caffè e brioche, me ne sto un po' lì a guardarla. Qualche volta ne approfitto anche per schiacciare un sonnellino di un quarto d'ora e riprendermi un attimo dalla paurosveglia di un paio d'ore prima.
E' un luogo di una tranquillità estrema, nonostante sia praticamente in mezzo all'autostrada: l'autogrill di Cigliano è l'ultimo prima della barriera di Torino, piccolo e poco frequentato, così ti sembra quasi silenzioso.
Ho fotografato questa cascina quasi ogni giorno, da quando ho iniziato a fare avanti e indietro quotidianamente fra Milano e Torino. C'è una luce stupenda queste mattine presto di inizio autunno, con la prima neve ad imbiancare le cime più alte tutto attorno. Non si vede, ma il panorama, qui, abbraccia tutto l'arco alpino, dal Monviso alle Alpi orobiche. Un piccolo assaggio lo avete cliccando sulla foto.
E insomma, dovessi immaginarmi un posto dove vivere, questi giorni, mi immagino questo. Con il Monte Rosa che spunta e l'orizzonte semicircolare delle Alpi alle mie spalle, il vuoto (apparentemente) infinito della Pianura Padana davanti e il nastro dell'autostrada ad un chilometro da me, sufficientemente lontano da non avvertirne il rumore di fondo, ma abbastanza vicino da costituire una via di fuga sempre a portata di mano.
Così mi sono innamorato di questa immagine.
Cascina Verdella, o giù di lì |
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| TAG: cascina verdella, pianura padana, buen retiro |
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Le Alpi non le ho più per una manciata di metri e il parco sta un paio di chilometri più in là di prima, ma son quasi in campagna, fra cascine in mezzo ai campi.
Ha appena smesso di piovere e si sta facendo sera.
Al volo riesco a recuperare la reflex infilata in un cassetto, giusto in tempo per mettere insieme 'sta schifezza e inaugurare una nuova cartella.
Poi, in mezzo ai campi, vado a correre. Circondato dal tramonto sull'arco alpino tutto, a centoottanta gradi, il Monte Rosa in fronte, Grigne, Resegone e la bianca parete dell'Arera a destra. Non c'è un'anima, non ho l'iPod, silenzio tutto attorno tranne i miei passi e il mio respiro. Accelero, vado forte e ne macino. |
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21 dicembre 2009, Villasanta |
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E come ogni anno, arriva quella mattina di novembre in cui ti svegli, dopo ventiquattr'ore fredde e grigie di diluvio universale, e l'alba ti sorprende con una luce limpidissima che avvolge le tue Grigne innevate di fresco.
Adesso sì, inizia una nuova stagione.
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Oltre la soglia dei quarantamila all'anno anche gli autogrill ti appaiono sotto una luce diversa.
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