Orizzontintorno Carlo Paschetto
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11 Seychelles 2003
AGO Lavori in corso
A ritroso nel tempo, è il turno delle foto del viaggio alle Seychelles del 2003. Da qui in avanti (indietro), gli originali sono tutti su pellicola e il recupero delle fotografie parte dalla digitalizzazione massiva del mio archivio di diapositive che commissionai sette anni fa.
Per contenere i costi dell'operazione e ridurre i tempi di lavorazione (ci volle comunque quasi un anno per completare la digitalizzazione), scelsi di far scannerizzare le diapositive a media risoluzione, circa 1600x1000 pixel, che all'epoca sembrava già una buona qualità. Oggi sul monitor 2500x1600 del mio MacBook Pro le immagini appaiono già come dei francobolli.

Di far nuovamente ridigitalizzare in alta definizione l'intero l'archivio direi che non se ne parla proprio, sia per una questione - tuttora - di costi, sia perché non troverò più la voglia di metterci le mani una seconda volta, dopo questo lavoro di selezione, recupero e classificazione che mi sta portando via mesi.
Purtroppo col passare degli anni le foto originali si stanno rapidamente deteriorando e già la digitalizzazione di qualche anno fa ha messo in evidenza il cattivo stato di conservazione delle diapositive, nonostante siano tutte riposte al buio nei loro classificatori. Anche se le sottoponessi a una nuova scansione in alta definizione, dovrei poi comunque affrontare da capo lo stesso processo di restauro a cui sto lavorando a questo giro, perché nessun automatismo è in grado di ridare alle vecchie diapositive la luce e il contrasto originali, né ripulirle da polvere, macchie, graffi.

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Seychelles, 2003

A proposito del recupero e della digitalizzazione delle vecchie diapositive, qua sotto ho messo a confronto il lavoro di questi anni.
La prima immagine è il risultato della scansione a risoluzione 535x350 che feci io circa quindici anni fa per la prima versione di questo sito web. All'epoca era una qualità già buona per il display delle foto su internet, oggi è inguardabile. La maggior parte delle vecchie foto conservate in questo sito vennero acquisite in modo analogo e sono dunque ancora oggi visibili qua dentro a questa risoluzione: questa foto nella fattispecie è in questa pagina, insieme alle altre immagini di Mahè.
La seconda immagine arriva dalla digitalizzazione massiva del mio archivio fatta fare sette anni, a risoluzione 1605x1071. È il frutto di un processo di scansione automatica fatta con un uno scanner per diapositive Nikon per caricatori lineari. La qualità della diapositiva originale si è già deteriorata parecchio: la foto è scura e i colori sono parecchio ingialliti. Lo scanner Nikon non corregge colori e contrasti, semplicemente acquisisce la diapositiva così com'è.
La terza foto è la versione restaurata oggi della precedente, ripulita grazie a Lightroom e Photoshop.

Praticamente tutte le foto dal 2003 a ritroso, comprese le oltre settemila diapositive di Asia Overland che ho restaurato lo scorso anno, sono state passate una ad una attraverso operazioni analoghe di recupero a partire dalla digitalizzazione del 2011.

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Recupero delle vecchie diapositive: confronto fra 2003, 2011 e 2018
TAG: Seychelles
17.46 del 11 Agosto 2018 | Commenti (0) 
 
27 Bosnia 2005
LUG Lavori in corso, Travel Log: Bosnia
Continua il lavoro di riorganizzazione del mio archivio fotografico e nel frattempo sono arrivato al viaggio in Bosnia del gennaio 2005.
Non era la prima volta che mi avvicinavo al teatro di un conflitto terminato da poco tempo, o che mi vi addentravo durante un periodo di tregua. Avevo già visto gli effetti dei bombardamenti nel Libano presidiato dai contingenti delle forze ONU ed ero stato in Cambogia ben prima che diventasse una nuova meta turistica esotica, quando ancora le strade non erano percorribili e buona parte del Paese era un unico campo minato.
Non ero dunque del tutto nuovo ai carri armati e ai cavalli di Frisia, ma i giorni a Sarajevo, ancora sorvegliata dai blindati dell'UNPROFOR e devastata dalla guerra, raggiungibile solo attraverso poche strade aperte fra i campi minati, furono particolarmente claustrofobici. Nemmeno qualche giorno dopo a Mostar, che era in condizioni molto peggiori, si respirava la stessa aria opprimente.

Anche il viaggio fino a Sarajevo, dal posto di frontiera di Slavonski Brod attraverso la Repubblica Srpska, fu allucinante. Avvicinandosi alla capitale bosniaca si attraversavano per chilometri campi minati e paesi completamente rasi al suolo, letteralmente cancellati dal paesaggio.
La pulizia etnica la toccavi con mano, era lì oltre il ciglio della strada.

Trascorsi la notte di Capodanno a Sarajevo, ospite di una giovane coppia croata che aveva organizzato una festa assai movimentata per il veglione. Ricordo che mi chiedevo se i ragazzi presenti fossero tutti croati, o se la fine della guerra avesse in qualche modo iniziato a ricucire gli strappi in quella che un tempo era stata la città più multiculturale e multietnica dei Balcani.
Ancora sapevo molto poco del conflitto che per anni aveva infiammato la sponda orientale dell'Adriatico, a parte quello che quotidianamente riportavano i giornali. Le letture di approfondimento, i film, le storie, i contatti di lavoro durante il mio "periodo slavo", vennero negli anni successivi. Rispetto al viaggio di dieci anni dopo in Kosovo ero molto più impreparato, per quanto si possa essere preparati sugli eventi della guerra nei Balcani.

A Sarajevo mi aspettavo una città spenta e silenziosa, annientata da anni di assedio. In realtà c'era una vita incredibile, la gente aveva una voglia irrefrenabile di risvegliarsi da una guerra spaventosa.
Le case erano ancora piene di armi, del resto tuttora la Bosnia è una polveriera pronta ad esplodere. Così, invece dei botti di Capodanno, la gente usciva per strada e sparava per aria coi Kalashnikov, le pistole e tutto l'arsenale che teneva ancora in cantina. Sembrava di essere in guerra, il che era surreale in una città che ti aspettavi desiderasse solo silenzio e pace dopo anni di granate, cecchini, stragi e bombardamenti.

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Shots from Sarajevo, 2005
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Pijaca Markale, il mercato delle stragi del '94 e '95
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Segni delle granate sull'asfalto di Sarajevo, riempiti di gomma rossa
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Ulica Zmaja od Bosne, conosciuta come "Sniper's alley", Sarajevo
TAG: Bosnia, sarajevo, fotografie, archivio fotografico
15.51 del 27 Luglio 2018 | Commenti (0) 
 
12 Giappone 2006 remastered
MAG Lavori in corso
E dopo un mese di lavoro anche il viaggio in Giappone del 2006 è finalmente al suo posto e lo potete trovare qui. Il viaggio invece era già stato a suo tempo ampiamente bloggato e documentato qua dentro.
Prossimo cantiere, l'inverno alle Åland, nello stesso anno.

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TAG: Giappone, fotografie, archivio fotografico
21.23 del 12 Maggio 2018 | Commenti (0) 
 
20 Malta (2007) ed Europa dell'Est (2007-2008)
APR Lavori in corso
Prosegue di viaggio in viaggio, a ritroso nel tempo, la riorganizzazione generale del mio archivio fotografico. Negli ultimi giorni ho messo mano alle immagini scattate durante i miei tre anni di vita professionale all'estero fra il 2006 e il 2009, soprattutto in Europa dell'est, e nel viaggio a Malta del gennaio 2007.

Nel primo caso si tratta perlopiù di brutte foto prese coi telefonini dell'epoca, un Nokia N80 ed un HTC Diamond (mi pare). La risoluzione è orrenda e le immagini sono peraltro state scattate al volo, esclusivamente per ricordo personale, a soggetti spesso privi di alcun significato se non per me: la mia casa in Polonia, alcune strade che ero solito percorrere, vari momenti di vita quotidiana; meno frequentemente a monumenti e attrazioni turistiche.
Ho salvato qualcosa giusto per completezza dell'archivio, ma direi che a parte le classiche foto al parlamento di Budapest non c'è altro da menzionare.

Nel caso del viaggio a Malta, invece, osservo che grazie alla bella luce invernale riuscii tutto sommato a portare a casa qualche bello scatto. I dati EXIF contenuti nei file delle immagini mi ricordano che nell'occasione viaggiavo con una Canon 20D, che qualche anno dopo in Corea avrei barattato con la più recente 40D.
La 20D era stata la mia prima reflex digitale: ricordo che quando la acquistai, mi pare nel 2004, scrissi un lungo post qua dentro (che adesso non ho voglia di andare a ripescare) ripercorrendo tutta la storia delle mie macchine fotografiche analogiche e digitali.

Oggi viaggio con l'erede di quelle Canon, la 60D che comprai a Cape Town nel 2014 a seguito del furto della 40D. Per quanto, come ho recentemente avuto modo di raccontare, la lasci spesso a casa, la 60D è una gran bella macchina, sicuramente migliore di quella che l'ha preceduta e che non avevo mai amato particolarmente.

L'archivio delle foto degli anni in Europa dell'Est è qui, mentre quello del viaggio a Malta è a questo indirizzo.

Magari quando avrò finito questo lavoro di restauro del mio archivio, fra qualche mese, potrei sostituire tutte le vecchie foto contenute in questo sito e ridargli un po' di nuova vita, ma purtroppo le pagine per la gestione del database fanno un po' i capricci e non so quanto sia effettivamente possibile.

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MaltaC
Malta, 2007
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Budapest, 2007
SlaviB
SlaviC
Warszawa, 2007-2008
TAG: fotografie, viaggi
12.37 del 20 Aprile 2018 | Commenti (0) 
 
12 Corea 2010 remastered
APR Travel Log: South Korea, Fotoblog, Lavori in corso
Nel frattempo prosegue il lavoro di riorganizzazione di tutto il mio archivio fotografico e anche le foto del viaggio in Corea del 2010 sono finalmente state rielaborate e ripubblicate su Smugmug, qui.

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TAG: corea, seoul, seul, Busan
11.02 del 12 Aprile 2018 | Commenti (1) 
 
04 Mallorca 2010 e Menorca 2008 photo album
APR Travel Log: Baleares, Fotoblog, Lavori in corso
Sistemate le foto del giro del mondo, ho ripreso ad aggiornare il mio archivio su Smugmug proseguendo di viaggio in viaggio a ritroso nel tempo. Ecco dunque le foto dei viaggi alle Baleari del 2008 e 2010, riorganizzate e pubblicate qui.
Nel frattempo sto già lavorando a quelle della stessa estate in Corea del Sud, quando partii per Seoul appena rientrato coi ragazzi da Maiorca, nel giro di sole ventiquattr'ore.

Mi è venuto così in mente che la maggior parte dei miei viaggi degli ultimi dieci anni sono stati per isole e così è per buona parte dei progetti che ho nel cassetto. E dire che mi definisco uomo di montagna.
E però se ci penso c'è in effetti una ragione: le isole mi permettono di concentrare il tempo a disposizione, a maggior ragione se sono particolarmente piccole, mentre tutti i miei progetti in terraferma richiedono un tempo che quasi mai ho.
Così rimando a tempi futuri i grandi overland continentali e i viaggi itineranti nei paesi di grande richiamo turistico, i secondi soprattutto per non fare di una vacanza una stressante corsa contro il tempo, e mi concentro su destinazioni che mi permettano di sfruttare periodi di pochi giorni per coniugare al meglio i miei bioritmi tradizionalmente lenti, soprattutto al mattino, con la frenesia di voler vedere tutto quel che c'è da vedere.

Son venute così le Cook e prima di loro Madeira, le Farøe, le Canarie, le Hawaii - che però ho limitato alla sola O'ahu proprio per ragioni di tempo, e allo stesso modo ho in lista quasi solo isole nei miei progetti a breve termine, soprattutto nell'Atlantico e nel Pacifico.
Le destinazioni più remote sono sempre, ahimé, condizionate dal budget a disposizione, ma la scoperta di ottime soluzioni economiche alternative ai pernottamenti in hotel mi ha in parte allargato l'orizzonte delle possibilità, sebbene i miei veri progetti nel cassetto, anche in termini di isole, siano per il momento piuttosto irraggiungibili perlomeno da un punto di vista logistico.

Ma ormai so che è solo questione di tempo e che un passo alla volta posso arrivare ovunque. Del resto solo sei mesi fa mai avrei pensato che davvero avrei messo piede a Rarotonga ed Aitutaki, e invece.

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Maiorca, Baleari, 2010
TAG: Baleari, Maiorca
12.56 del 04 Aprile 2018 | Commenti (0) 
 
23 Ancora sulla questione reflex vs. cellulare
MAR Lavori in corso, Coffee break
Sto lavorando sulle foto del giro del mondo, che presto inserirò nell'archivio, e riflettevo una volta di più sulla scelta, anche in questo viaggio, di lasciare a casa la reflex.

Alla fine, come avevo già osservato in analoghe occasioni passate nelle quali avevo rinunciato a portarmi la Canon, per quel che serve ai miei scopi oggi l'iPhone basta e avanza, soprattutto via via che con l'evolvere dei modelli l'ottica migliora in modo sempre più apprezzabile.
A meno di safari fotografici, o condizioni davvero estreme, l'iPhone 6 copre ormai il 90% abbondante delle mie esigenze amatoriali. Immagino che se ne avessi uno di ultima generazione (ma probabilmente anche un Samsung di fascia alta o un telefono equivalente), questa percentuale sarebbe ancora più elevata.

In questo viaggio avrei voluto forse in un paio di occasioni al massimo avere con me lo zoom della Canon, o il suo super grandangolare, ma sono state davvero eccezioni e complessivamente sono stato ben contento di non essermi trascinato dietro i chili in più della reflex e non aver dovuto avere a che fare con la menata delle ottiche intercambiabili.
La verità è che non sono un professionista, non ho quasi mai davvero bisogno di una vera macchina fotografica e molto difficilmente, a pari condizioni, sono in grado di fare una foto migliore con la Canon rispetto a quella che porto a casa con l'iPhone. Tanto più che ormai si tratta spesso di una lotta fra software, ben prima che fra ottiche, a meno che non si parli di condizioni di luce molto, molto difficili, o di un contesto particolare dove la tecnologia di una reflex evoluta è in grado di fare davvero la differenza (penso ad esempio alle foto dei delfini scattate lo scorso anno a Madeira, che non sarei mai riuscito a fare con un telefonino).

Per quel che sono la mia esperienza e le mie necessità, in condizioni standard gli unici veri limiti oggi dell'iPhone (dell'iPhone 6 perlomeno, che è già obsoleto) sono la risoluzione, non un granché sopratutto sulla fotografia da lunga distanza, e il non poter scattare in raw, che per un viaggio così vale però anche un bel chissenefrega e non è certo un problema.
Peraltro, non poter scattare in raw potrebbe in generale anche non essere un problema, non essendo appunto io un professionista, ma naturalmente apprezzo la possibilità offerta dal raw di intervenire in post produzione in modo sofisticato sulle mie foto, in quei rarissimi casi nei quali possa valerne la pena.
La non eccessiva risoluzione dell'iPhone 6, 8Mp contro i 18Mp della Canon 60D, un confronto effettivamente impietoso, è invece davvero un po' un limite (e ovviamente lo era ancor più nei modelli precedenti) che si fa sentire soprattutto nelle foto panoramiche: appena si prova un po' a ingrandire emerge inesorabilmente la sgranatura e sono naturalmente da dimenticare del tutto le foto zoomate. D'altra parte che lo zoom digitale sia una schifezza non è certo una gran novità: quando parto senza reflex ho già messo in conto dall'inizio che dovrò fare a meno di qualunque possibilità di ingrandimento e delle fotografie da lontano.

Un altro limite che sento particolarmente è il non poter usare un mirino e la conseguente difficoltà a trovare la giusta inquadratura in condizioni di luce forte che batte sullo schermo del telefonino. Va sempre a finire che faccio seimila scatti (pressoché tutti uguali) quando ne basterebbe solo uno, perché non riuscendo a vedere un tubo di quel che sto fotografando procedo a caso per tentativi e croppo poi a casa.

Sempre con lo scopo di voler fare un po' il pignolo, osservo anche che detesto il formato 4/3 nativo dell'iPhone. Non ho mai capito perché la app standard di iOS non consenta di scegliere il formato di scatto, visto che tecnicamente è possibile: gli scatti fatti direttamente da Whatsapp, ad esempio, sono in 16/9.
Questo è davvero un mistero, soprattutto perché l'inquadratura non sfrutta tutto lo schermo del telefonino, come invece ad esempio accade se si registra un video o si fa una foto panoramica. Mah.

La sintesi comunque è che se è vero che con l'iPhone sono costretto a scattare tutto in automatico, completamente vincolato alle impostazioni del telefono, è altresì vero che normalmente io uso solo una volta su cento le impostazioni offerte dalla Canon, a voler essere generosi, e le sfrutto se va bene al dieci per cento delle possibilità. In questo senso potrei dire che uso la reflex come uso Excel o Word: hanno milioni di funzioni, ma alla fine a me servono un foglio elettronico che faccia le somme e abbia qualche funzione di calcolo avanzata, e un software per scrivere i verbali.
Per di più, mentre Excel e Word sono pur sempre strumenti della mia professione, in campo fotografico sono appunto un gran dilettante: in viaggio, soprattutto quando ho poco tempo per scattare, o ho le mani impegnate, e in mille altre situazioni, io scatto in automatico e basta, senza stare troppo a menarmela.
L'unica cosa che sfrutto quasi sempre con la reflex è la priorità di diaframma, giusto per regolare un minimo la profondità di campo, ma molto raramente mi avventuro nello scatto completamente in manuale e devono essere condizioni davvero difficili, che il software della macchina da solo non sarebbe in grado di interpretare. Nella maggioranza delle situazioni io non posso certo far meglio degli algoritmi di Canon o Apple.
Per questo, alla fine e al di là delle considerazioni sulla risoluzione o sulla difficoltà di inquadrare bene la foto, non fa così differenza per me partire con la Canon o con l'iPhone, perlomeno in un viaggio normale dove già so che il 95% delle foto saranno semplici panorami ricordo o primi piani.

Dove ormai invece spendo sempre più tempo è nella post produzione e se è vero che non mi importa più tanto lo strumento con cui ho scattato una foto, è anche vero che ormai non c'è foto sulla quale non intervenga successivamente.
In realtà non applico elaborazioni particolari: non mi piace in linea di massima l'HDR, detesto quasi tutti i filtri "artistici", non vado a caccia di effetti speciali. Passo ad esempio un sacco di tempo a scegliere se e come ritagliare l'inquadratura definitiva (a "cropparla", per l'appunto), alla ricerca di un punto di osservazione o di un dettaglio diverso da quello dello scatto originale. Anzi: potrei dire che ormai, ogni volta che faccio una foto, nella mia testa la sto già tagliando in modo diverso da quello inquadrato dall'obiettivo, e questo perché detesto sempre più il limite delle proporzioni offerte dalle macchine fotografiche.
E in realtà, a pensarci: ma perché mai le macchine digitali non permettono di croppare in sede di scatto quel che inquadra l'obiettivo, già mentre lo hai dentro il mirino? Che motivo c'è di blindare l'nquadratura dentro un 4/3, o un 16/9, o un 3/2, dal momento che dietro non ho più il fotogramma di una pellicola, ma un file digitale qualunque?

Un'altra cosa che di norma spingo in post produzione è la nitidezza, spesso applicata solo ad alcune zone specifiche della foto, e lavoro allo stesso modo sulla ridistribuzione delle luci e delle ombre, intervenendo in modo diverso su aree differenti.
Qualche volta accentuo i colori, qualche volta li spengo apposta, qualche volta viro al bianco e nero tanto per sperimentare un po': alcune fotografie, totalmente anonime a colori, emergono meglio giocando solo su luci ed ombre.
Cerco di non (ab)usare mai del timbro clone. Mi capita di intervenire solo in casi un po' estremi, dove qualche fattore esterno mi ha compromesso l'inquadratura, e se proprio voglio usarlo allora sono maniacale: non sopporto le immagini dove si vede l'artifizio, sono capace di mettermi a lavorare pixel a pixel per cancellare lo stupido cavo di una linea elettrica che mi attraversa un cielo perfettamente blu.
Tempo fa ho acquistato per pochi euro un filtro anti rumore potente da installare come plug-in per Photoshop: è molto utile ad esempio quando la bassa risoluzione dell'iPhone mi sgrana un cielo limpido ed è perfetto per eliminare le discontinuità introdotte dalle basse prestazioni dell'ottica. Questo è un classico caso in cui è evidente la differenza fra le foto fatte con la Canon, in cui non lo uso praticamente mai, e quelle fatte con l'iPhone, dove mi capita spesso di utilizzarlo, soprattutto con i panorami.

Il mio approccio alla post produzione è un po' riassunto nelle due immagini qua sotto. Sembrano panoramiche, ma non lo sono: si tratta di due fotografie qualunque fatte a Seattle con l'iPhone, due foto anonime che ho scelto fra dozzine di altre più o meno uguali (ricordate? Non riesco a inquadrare quel che voglio in campo aperto con la luce forte), inizialmente scattate nell'odiato formato standard 4/3, senza zoom e pure in navigazione, dunque una postazione non proprio ferma e stabile.
In testa avevo già idea di tagliarle e sfruttare il lato da oltre tremila pixel per dare l'idea - sullo schermo del computer - di un effetto panoramico. Avessi avuto la Canon, che consente di scattare immagini con un lato di più di cinquemila pixel, ovviamente l'effetto e la risoluzione sarebbero stati decisamente migliori, ma per un monitor di un qualunque portatile, che è poi la mia destinazione d'uso, posso appunto accontentarmi dell'iPhone.

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La skyline di Seattle da Bainbridge island
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Il Mount Rainier da Bainbridge island

Nella foto della skyline di Seattle quel che ho fatto è stato semplicemente tagliarla, desaturarla lasciando un accenno quasi impercettibile di colore, applicare al cielo il filtro anti rumore ed enfatizzare la nitidezza dei grattacieli.
Ovviamente la resa finale è migliore riducendo un po' il fattore di visualizzazione: alla risoluzione originale la sgranatura è inevitabile.

La seconda foto ha richiesto invece un po' più lavoro: quel che volevo era riuscire a mettere in evidenza la sagoma del Mount Rainier, un compito non facile.
La foto è stata scattata nel primo pomeriggio, col sole quasi a picco; il Rainier all'orizzonte era piccolissimo e innevato, color bianco latte contro il cielo azzurro: insomma, una schifezza irrilevante e quasi indistinguibile nella fotografia originale. A quella distanza la bassa risoluzione è un handicap insormontabile per l'iPhone. Persino con il teleobiettivo stabilizzato da 300mm della Canon sarebbe stata una foto non facile in quelle condizioni di luce e movimento.
Questo è un classico caso dove ho fatto la foto (e altre venti gemelle) senza star troppo a pensare, avendo ben presente i limiti dell'ottica a disposizione e affidando tutto alla post produzione, sulla base di un'idea iniziale.
Ho tagliato quindi la foto come nel primo caso, ho eliminato il rumore, l'ho virata in bianco e nero per poterla contrastare al massimo e giocarla tutta esaltando le ombre del mare per staccarlo completamente dal cielo. Quindi ho mascherato la sagoma del Mount Rainier e mi sono accanito col contrasto, finché non è venuto fuori sullo sfondo.
Infine ho enfatizzato la nitidezza al centro della foto, concentrandola sul Rainier, le onde e i pali di segnalazione, e ho sfocato ai lati, per accentuare ancora di più il soggetto.
Anche in questo caso alla massima risoluzione la sgranatura è evidente, ma riducendo un po' il fattore di visualizzazione diventa quasi impercettibile.

Sarebbe venuta meglio con la Canon? Be', intanto avrei avuto a disposizione una risoluzione decisamente migliore, uno zoom e uno stabilizzatore, e soprattutto avrei avuto un file raw su cui lavorare. Non avrei avuto bisogno di un'idea a partire dallo strumento nelle mie mani, avrei semplicemente fatto una foto diversa.

Il risultato di per sé, poi, può piacere o non piacere a prescindere: di nuovo, non sono un professionista, faccio foto per ricordo e devono piacere a me. A me queste due foto piacciono, quindi ho ottenuto il mio risultato.

Quindi, in questo caso, partire con il solo iPhone è stata una scelta azzeccata.
Che poi era esattamente la questione di partenza.
TAG: fotografia, reflex, iPhone, viaggiare
00.34 del 23 Marzo 2018 | Commenti (0) 
 
11 Asia Overland 2002 remastered
LUG Lavori in corso
Ho impiegato più di un anno, lavorandoci un po' quasi ogni sera e investendo anche qualche euro in un paio di plug-in professionali per Photoshop, ma finalmente ho fatto ordine e ripubblicato sul web l'archivio completo delle foto di Asia Overland 2002, o per meglio dire circa un migliaio di immagini selezionate fra le 7.373 diapositive che scattai durante quei sei mesi.

Le fotografie sono visibili a questo indirizzo.

Tutte le foto sono state ridigitalizzate, restaurate e pubblicate in formato medio-grande. Un lavoro di qualità decisamente superiore rispetto a quello fatto quattordici anni fa per caricare nell'archivio di Orizzontintorno le stesse foto a bassa risoluzione, acquisite in modo pessimo e con strumenti molto meno evoluti.
Avevo inizialmente pensato di sostituire tutte le immagini caricate qua dentro, ma alla fine ho preferito pubblicarle nel mio spazio su SmugMug, dove sto via via inserendo tutte le foto degli ultimi viaggi e dove, col tempo, trasporterò anche le foto rielaborate di quelli vecchi, come ho fatto per Asia Overland.

Il fatto è che Orizzontintorno invecchia sempre più e non viene mantenuto da mesi, e non so quanto ancora sopravviverà. Inoltre, caricare il nuovo materiale qua dentro richiede sempre più tempo di quanto non ce ne voglia per pubblicarlo su piattaforme standard come SmugMug, che peraltro consentono una visibilità assai maggiore rispetto a un sito web personale e mettono a disposizione strumenti come la geolocalizzazione delle foto, la ricerca avanzata per tag, ecc.
Insomma, il buon vecchio Orizzontintorno sta purtroppo scivolando verso l'obsolescenza programmata, a meno che non trovi qualcuno disposto a rivoluzionarlo per adeguarlo ai tempi.

L'occasione di mettere mano all'archivio fotografico di Asia Overland è nata contestualmente all'iniziativa di ripubblicare per una cerchia limitata di lettori, a distanza di quindici anni, il diario di viaggio completo nella sua forma originale e fino ad oggi inedita, un altro lavoro che mi ha impegnato parecchie serate negli ultimi quattordici mesi.
Ho infine tracciato su Google Map la rotta completa seguita nel 2002, tappa per tappa. La potete trovare qui.

Insomma, una lunga opera di revisione e pubblicazione aggiornata dell'archivio di Asia Overland. Resta solo da affrontare il montaggio dei filmati, l'unico lavoro totalmente inedito, che in questi anni ho sempre rimandato per mancanza di tempo e risorse.

A parte questo, la mia idea è di riorganizzare e rielaborare un po' alla volta in modo analogo tutto il materiale dei viaggi passati che è oggi archiviato qua dentro, sfruttando al massimo piattaforme come SmugMug e Google Maps per pubblicare foto e itinerari, in modo che tutti i contenuti siano fruibili, aggiornabili e condivisibili più facilmente.
Mi piacerebbe che il nuovo Orizzontintorno, se mai nascerà, funzionasse un po' come aggregatore e impaginasse quei contenuti sfruttando la versatilità e gli strumenti delle piattaforme standard a cui si aggancia, lasciando loro la parte gestionale.
Per il momento, foto da una parte, mappe da un'altra, testi sparsi qua e là.

La foto sotto è l'ultima elaborata ieri sera, al termine di questa infinita maratona di recupero.

TurchiaAO1
Istanbul, ottobre 2002
TAG: asia, overland
14.06 del 11 Luglio 2017 | Commenti (0) 
 
13 Provvisorio
SET Lavori in corso, Spostamenti, Diario
Negli ultimi ventisette anni mi è capito solo due volte di trascorrere un intero anno senza volare. Capitò nel 2004, quando nacque Leonardo, e prima ancora nel '92, l'anno della naja. Sono invece quasi certo che da più di trent'anni non mi sia mai capitato di lasciarne passare uno senza attraversare almeno una frontiera.
Il 2016 quasi certamente si chiuderà senza che sia salito su un aereo, né abbia attraversato una frontiera, nemmeno per andare a mangiare il gelato a Lugano. Però ho una casa nuova che amo moltissimo.

In questa estate che sta ormai scivolando via senza voli e frontiere (e chissà per quanto tempo ancora), nella quale è saltato pure il nostro tradizionale campo in Valnontey per colpa dell'ennesima e inutile scommessa professionale irrimediabilmente persa, ho però camminato moltissimo, ho trascorso una breve pausa di serenità con lei e i ragazzi nel consueto buen retiro dell'Elba e infine, la settimana di ferragosto, lei ed io siamo saliti in macchina e abbiamo improvvisato un piccolo giro in Italia a caccia di capoluoghi per il Centodieci, e non solo.

Così ho viaggiato in Italia. Era tantissimo che non mi capitava di viaggiare davvero in Italia, perlomeno di non farlo per lavoro o per un tempo più lungo di un weekend. Di viaggiare davvero in casa.
Ora, come di regola dovrei buttar giù qualche post a corredo del Progetto 110, anche perché abbiamo infilato ben sette nuovi capoluoghi. Per la verità avrei anche parecchio da scrivere del nuovo micro-progetto che ho messo in pista, grazie al quale sto camminando chilometri e chilometri in giro per Milano - non avete idea di quanto abbia camminato negli ultimi mesi.

Però ho bisogno di tempo e tranquillità per scrivere. Ho anche milioni di nuove fotografie su cui mettere le mani e fra altre cose sto anche raccontando altrove, giorno per giorno, il viaggio in Asia del 2002. Come non bastasse, contemporaneamente sto rimettendo a posto e caricando su SmugMug l’intero archivio fotografico e sto via via ridisegnando con precisione su Google Map tutti gli itinerari di viaggio degli ultimi trent’anni.
Tutte iniziative che mi stanno anche allontanando, sempre più, da questo sito/blog che ormai compie tredici anni.

Non entrerò sul tema dei blog che sono morti, me ne guardo bene, ma è pur vero che se non sono morti io comunque non sono più quello di tredici anni fa, il mio tempo è sempre più altrove e le mie forme di comunicazione e condivisione sono assai cambiate, come il mio modo di viaggiare e fotografare e raccontare.

Non so quel che succederà di Orizzontintorno. È di fatto abbandonato a se stesso ormai da un anno, salvo caricare ogni tanto qualche foto o buttar giù due righe, molto raramente, sul blog. Avrei sempre tante cose da scrivere, ma la verità è che non mi riconosco più in questo contenitore, ormai da tempo scrivo (poco) altrove e non ho nessuno che abbia voglia e tempo e motivazione per buttar giù questo luogo e rifarlo da capo, come ho in mente da tempo e mi piacerebbe fosse rinnovato.

Comunque, intanto.

Intanto, nel nostro girovagare estivo per capoluoghi di cui forse prima o poi scriverò e pubblicherò qui le foto, siamo anche passati per Chioggia e il Delta del Po. Erano anni che avevo in mente di venire in questi luoghi, che invero sembrano usciti dalle piane delle Everglades - a esserci stati nelle Everglades - a meno dei coccodrilli, a pari zanzare, a più dei ponti sulle barche e del dialetto bastardo veneto-romagnolo.
È un luogo che a tratti ispira angoscia, a tratti agorafobia, a tratti depressione, a tratti serenità mistica. Un luogo senza anime, lontano, lontanissimo da tutto, così lontano e silenzioso che non ti sembra nemmeno di essere in Italia, ma altrove, alieno e dimenticato.
Non ho passato frontiere, ma sono stato sul Delta del Po, ed era molto più remoto di qualunque lontano avessi potuto mettere in pista così su due piedi fra due scatoloni e la ricerca di un nuovo lavoro.

Di altro, di Mantova, Ravenna, Urbino e altre cose, del mio girovagare per le basiliche di Milano e dei miei chilometri a piedi fra i colli Briantei, prima o poi troverò il tempo e la voglia di scriverne.
Ho dei progetti. Strani, nuovi, più vicini del solito, a cui giro attorno incuriosito.
Cerco di non farmi trascinare via dalla noia, dalla resa, dall’inedia e dall’accidia.

Mi accompagna ormai ovunque l’occhio del mio smartphone, mentre la Canon ha traslocato di casa in casa insieme agli altri scatoloni. Così registro panorami dal nulla e strani posti.

DP1
DP2
DP3
Chioggia
DP4
DP5
DP6
Delta del Po
TAG: chioggia, po
12.35 del 13 Settembre 2016 | Commenti (2) 
 
29 Piccole scosse d'assestamento
MAG Lavori in corso
Nel frattempo, dopo dodici anni di esistenza in rete, Orizzontintorno ha cambiato casa ed è migrato oltralpe sui server di OVH. Così, tanto per darsi un tono, per istinto di sopravvivenza e perché non è vero che i blog sono morti, non questo almeno: al massimo fa un po' l'eremita.

Altre cose sarebbero in programma, ma bisogna che qualcuno mi dia una mano. Vedremo.
Intanto, se inciampate in qualcosa che non va, nel caso battete un colpo.
TAG: ovh, hosting
17.28 del 29 Maggio 2015 | Commenti (0) 
 
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