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E insomma, dopo il successo dello scorso anno, quando li portai a vedere Mamma Mia!, mi son giocato il bis: un po' più grandi loro, un po' più impegnativa la scommessa, soprattutto perché questa volta non conoscevo per nulla la storia, non avevo mai visto il film, né avevo riscontri sulla rappresentazione teatrale.
Così, prima di acquistare i biglietti, avevo fatto un po' di indagini in giro, chiedendo soprattutto su FriendFeed qualche parere ad altri genitori: volevo capire se la trama fosse adatta, quale fosse il rapporto fra parti cantate e ballate e parti recitate e farmi un'idea il più precisa possibile di cosa aspettarmi. Anche perché lo spettacolo è piuttosto lungo, due ore e venti.
In effetti, di bambini ce n'eran ben parecchi (e ho anche scoperto che nei teatri, per i più piccoli, è possibile avere il rialzo da mettere sulla poltrona).
Ebbene: per tutta la durata di Sister Act, il settenne è sembrato posseduto, la quattrenne ipnotizzata. Elettrizzati e travolti.
Rispetto a Mamma Mia! i dialoghi e le battute (sempre indovinate) sono un po' più difficili da capire, ma i più grandicelli riescono comunque a seguire bene e ad appassionarsi alla storia. Ai più piccoli la trama va un po' spiegata e filtrata, ma restano estremamente coinvolti dalle musiche, dalle bellissime coreografie, dalle luci e dalle scenografie.
Per parte mia: bello, bello, bello. Non avevo alcuna aspettativa in particolare, se non quella di far divertire loro, ma la verità è che a tratti mi sono entusiasmato anche io, che l'ho trovato davvero piacevole, che ha trascinato anche me.
A caldo, direi che mi è piaciuto più di Mamma Mia! Più trascinante, più continuo, più in crescendo, decisamente più coreografico.
Siamo usciti felici, c'è stata qua e là anche qualche lacrimuccia di commozione ed emozione, e da qualche ora loro non cantano altro.
Forse è la volta che finalmente posso metter da parte gli Abba e cambiar musica in auto.
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| TAG: sister act |
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[E' del resto lo stesso che un anno e mezzo fa mi chiese questo]
"Papà, ma come fa Wile Coyote ad essere sicuro che Beep Beep, poi, gli piaccia?" |
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Io, 'sta cosa che nella scuola pubblica sia previsto lo stesso numero di ore di religione, di inglese e di scienze, proprio non la mando giù. Vorrei sapere qual è il criterio didattico. Vorrei sapere perché con un bambino di sette anni è più importante insistere sull'educazione religiosa che su quella artistica, anche. E comunque il perché debba avere lo stesso peso dargli un'educazione religiosa, necessariamente cattolica peraltro, rispetto a quella scientifica.
Per quale motivo deve essere demandata alla *scuola* un'educazione religiosa e non, al massimo, alla famiglia, che se è il caso educherà il bambino al credo religioso che più riterrà opportuno.
Per quale ragione debba essere demandata alla *scuola pubblica*, oggi più che mai multietnica e multiculturale, un'educazione religiosa e *non* un'educazione civica.
E no, la risposta non è che la famiglia può scegliere se iscrivere o meno il bambino. La risposta è che è sbagliato il criterio, punto. Non voglio due ore facoltative di religione: voglio due ore obbligatorie di educazione civica al loro posto.
Perché di scuola pubblica stiamo parlando. E questa, fino a prova contraria, non è una teocrazia.
(Sì, lo so che l'argomento è trito e ritrito e più vecchio di me, ma ritirarlo fuori ogni tanto non fa male).
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| TAG: scuola, religione |
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"Il coccodrillo, la rana e il rospo sono amici e giocano insieme, perché sono tutti verdi."
[Carola, 3 e mezzo] |
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E così, come promesso, abbiamo sdoganato alla faccia del tutto esaurito.
Annotazioni a caldo, in uscita:
Bambina seduta nella fila davanti alla nostra, prima dell'inizio dello spettacolo: "Ma è in 3D?"
Carola, nel corso del secondo tempo: "Ma papà... ma... sono veri? Hanno la pelle come noi?"
Carola, in mezzo a Super trouper (che lei chiama Ciuppa ciuppa), storicamente una delle sue preferite: "Papà, gli chiediamo se quando hanno finito la rifanno?"
Carola, in mezzo a Dancing queen: "Papà, quando torniamo a casa ci vestiamo anche io, te e Leonardo da spaziali come loro e la balliamo anche noi? Io voglio essere quella vestita di arancione, tu sei quella gialla e Leonardo quella rossa."
(Leonardo non ha fatto osservazioni, è più o meno sempre stato troppo impegnato a battere le mani a tempo con il pubblico).
La riedizione in italiano è innegabilmente al di sopra di quanto mi aspettassi: ottimo lavoro di Stefano d'Orazio, al netto di Take a chance on me e Knowing me, knowing you, che ne escono massacrate senza appello. E poi della prima ti aspetti una grande interpretazione corale, e invece il duetto l'ammazza.
Bravi, molto bravi, quasi tutti. Coreografie corali, regia e luci, tutto perfetto. Standing ovation per Chiara Noschese, anche se le sfugge una curiosa e strana calata toscana, che non ho capito se è voluta (è milanese) e se, tutto sommato, ci stia o meno.
Nessuno dei tre protagonisti maschili mi è invece parso all'altezza, soprattutto nel cantato e perlomeno a confronto con la statura delle protagonisti femminili, tutte notevoli. Particolarmente fuori misura ho trovato Roberto Andrioli. O forse è il mio orecchio.
Travolgenti - coreografia, orchestra, interpretazione, regia - Gimme! Gimme! Gimme, Voulez-vous, Under attack, Does your mother know?
Reggono bene la versione italiana Mamma mia!, Dancing queen, Money, money, money e Honey honey.
Pubblico assai entusiasta e coinvolto. Per dire, finale tutti in piedi a ballare gli Abba, parecchia gente (e bambini) sotto al palco. Mai visto nulla di simile in un teatro, nemmeno per un musical.
Insomma, noi ci siamo divertiti parecchio e siamo usciti piuttosto felici.
(Se trovate i biglietti) date retta e sdoganate anche voi.
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| TAG: abba, mamma mia |
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Leonardo sulla Falesia delle Marmotte (LC) |
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Quel che è certo è che è andato più su di me. Vabbè, uffa, non vale, lui aveva le scarpette (e trentanove anni e cinquanta chili di meno da tirar su, sgrunt :-)
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| "Papà, assomiglia un po' al Subbuteo. Però nel Subbuteo non c'è tutta quella gente intorno a vedere." |
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Da un po' di tempo Leonardo sta disseminando la casa di mappe misteriose. Non ci ho capito molto (soprattutto non ho capito se il tesoro è suo o se lo sta cercando, nel qual caso spero non si stia apprestando a scavare un buco nel parquet di camera sua), ma di certo, io, al teschio non mi ci avvicino.
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Per quale stramaledetta ragione la terza domanda che qualunque sconosciuta - perché son sempre, sempre, sempre le donne a farla - deve immancabilmente rivolgere a Leonardo dopo la prima, "Come ti chiami?" (Leonardo...) e la seconda, "Quanti anni hai?" (sei...), è inesorabilmente l'idiotissima "Ce l'hai l'amichetta?", mettendolo peraltro ogni volta in imbarazzo e troncando così immediatamente sul nascere qualunque eventuale possibilità di dialogo?
Gliela leggi in faccia, poi, la risposta: "Mafatt'icacchituoi".
(Che a pensarci, non so voi, ma da bambino io non sopportavo a prescindere le sconosciute che, non richieste in merito, mi rivolgevano la parola e attaccavano con "ma che bel bambino, ma come ti chiami, ma quanti anni hai" e i soliti bla bla bla, istingandomi per contro un'irrefrenabile voglia di mirare con decisione ai loro stinchi) |
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