Orizzontintorno Carlo Paschetto
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18 E ora devo aggiornare la bio (*)
LUG Viaggi verticali, Mondo piccolo
Per un attimo, sulla cima, mi sono commosso. E adesso, qualche giorno dopo, mentre scelgo quali fotografie inserire in questo post fra le centinaia (ovviamente) che tutti noi abbiamo scattato, mi rendo conto che ho desiderato quell'istante per così tanto tempo che ora mi mancano un po' le parole.
Del resto sto provando a scrivere due righe da ormai quattro giorni e per la verità ieri ero anche arrivato a metà di un lungo papiro, ma poi, come talvolta accade, ho chiuso la finestra sul computer senza salvare.
Così ora son qui da capo a riprovarci.

Insomma.
E così, dopo essercelo ripromesso per anni, ce l'abbiamo fatta davvero.
Due anni fa, di questi giorni, avevo portato i ragazzi in vetta al Resegone, la loro prima vera cima. Il normale percorso che porta a Punta Cermenati, la massima elevazione sulla caratteristica frastagliata cresta sommitale, è in realtà poco più di una facile passeggiata su un bel sentiero che affronta un dislivello tutto sommato contenuto, ottocento e rotti metri che si risalgono in un paio d’ore di cammino.
Quanto basta comunque per provare l’emozione di una vera cima alpina, soprattutto della prima cima della propria vita.
Questa volta abbiamo invece fatto un po’ più sul serio ed è stata un’avventura più impegnativa, ché la Grigna sa essere montagna severa e le sue vie sono lunghe e mai banali, perfino la semplice via normale dal Pialeral, che è pur sempre una botta da quasi millesettecento metri di dislivello, e devi aver le gambe, altrimenti ciao.
Noi l’abbiam fatta da nord, dalla mai banale Cresta di Piancaformia, una via che ben conosco e che ho ripetuto alcune volte, con tratti di facili rocce da arrampicare e alcune sezioni un po' esposte attrezzate con corde e catene: una bellissima avventura per i ragazzi, vissuta in ambiente di vera montagna, lungo un itinerario non breve.

La Grigna è la mia montagna, più di ogni altra. È vero, come ho spesso raccontato anche fra queste pagine, che sono cresciuto in Brenta e che ho trascorso le interminabili estati da ragazzo sui sentieri e le ferrate all’ombra del Campanile Basso e della Cima Tosa; è anche vero che ho trascorso gli anni dell’adolescenza perlopiù sulla montagne della Valtellina e che da giovane adulto ho poi battuto in lungo e in largo l’Engadina, la Val Bregaglia e i quattromila del Vallese e della Valle d’Aosta.
Ma son quarant’anni e passa che vivo con le Grigne e il Resegone che mi disegnano l’orizzonte dalle finestre di casa: sulle torri di calcare monolitico della Grignetta, terreno d’azione dei Ragni di Lecco e del leggendario Cassin, ho mosso i miei primi passi in parete attaccato a una corda; sugli infiniti pendii innevati della Grigna Settentrionale sono tornato da solo in inverno, da adulto, alla ricerca del me stesso perduto.

Non so più nemmeno quante volte esattamente sia stato sulle cime delle Grigne: mi giocherei solo un paio in Grignetta, ma otto sicure sulla Grigna Settentrionale e forse arrivo a contarne undici. Non c’è montagna che conosca allo stesso modo e che abbia salito così spesso per vie diverse.
Due volte dalla via normale invernale, entrambe da solo, le mie salite più belle. Una volta dalla via del nevaio, in estate.
La prima volta fu invece da Mandello, più di trentacinque anni fa: una salita infinita, oltre duemila metri di dislivello. Non ricordo però se fossi salito per la famosa ferrata, o per la più semplice via che passa per il rifugio Elisa: forse avevo combinato i due itinerari.
E poi tre volte sicure, forse quattro, per la Cresta di Piancaformia, questa compresa: una volta però ho raggiunto la cresta dal rifugio Bietti, per il canalino del Guzzi, altre due invece ho percorso la cresta in versione integrale.
E ancora conto quasi certamente un’altra salita dal Bietti, per la Via del Caminetto, ma non riesco a collocarla nel tempo. Di quasi certo, direi, c’è che la Via della Ganda l’ho sempre percorsa solo in discesa, altrimenti ricorderei la noia di una salita del genere per pietraie e ghiaioni. Comunque, non meno di quattro volte, se non addirittura cinque.
Di altrettanto certo c’è che mi mancano almeno quattro o cinque fra le vie più belle, a partire dalla traversata alta delle Grigne, che rimane un po’ il mio pallino, e la complicata salita dal rifugio Riva, che oltre ad essere poco battuta si svolge in una zona piuttosto remota, sviluppa un dislivello considerevole, è logisticamente difficile da gestire e tecnicamente impegnativa, con lunghi tratti attrezzati ed esposti.
Prima o poi.

Così ho finalmente portato i ragazzi sulla mia montagna: abbiamo impiegato nove ore per percorrere tutta la cresta, riposarci in cima una mezz’ora e affrontare poi la solita, per me, infinita discesa dalla Via della Ganda. È stato bellissimo arrivare insieme lassù, fra le nuvole che ci hanno negato - soprattutto a loro, ché io lo conosco bene - il panorama su tutta la Pianura Padana, i laghi, Milano e tutto l’arco alpino a nord.
Sono entrambi nati e cresciuti col panorama delle Grigne e del Resegone a far da orizzonte alle loro giornate: portarli su entrambe le cime, viverle e condividerle con loro, è stato mille volte più emozionante di qualunque altra salita ben più difficile e di tutt'altra natura io abbia fatto nella mia vita.

Con il prezioso aiuto di Eugenio e Andrea siamo così arrivati tutti insieme sulla cima, sotto alla croce dove altre volte mi sono seduto da solo a guardare la mia vita lasciata ai piedi della montagna.
Ci siamo abbracciati e abbiamo scattato mille fotografie.
E, per un attimo meraviglioso, tutto il resto è rimasto a valle, come sempre.

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Cresta di Piancaformia, Grigna Settentrionale, 14 luglio 2018

(*) Quella qua dentro, naturalmente.
TAG: grigna, alpinismo
23.23 del 18 Luglio 2018 | Commenti (1) 
 
13 Il mio mondo perfetto
LUG Viaggi verticali, Mondo piccolo, Fotoblog
Esiste.

Valnontey30
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Valnontey33
Valnontey34
Valnontey35
TAG: valnontey, gran paradiso
15.32 del 13 Luglio 2015 | Commenti (0) 
 
01 Life goes on
DIC Diario, Mondo piccolo, Viaggi fra le note
Carola ha immortalato la prima volta assoluta di un duo d'eccezione.
Adesso devo perlomeno far di lei una batterista.

Duo
TAG: figli
21.07 del 01 Dicembre 2014 | Commenti (0) 
 
12 Next to Lesotho border and one short story
AGO Travel Log: Sudafrica e Swaziland, Blog e luoghi, Diario, Mondo piccolo
Sardina-ina-ina coccodrillullà
e cri-cri-cri e cra-cra-cra.
Sardina-ina-ina coccodrillullà
chi fuori resterà al tre.
Uno, due e tre!


ombrelesotho
Lady Grey, South Africa
TAG: ricordi
11.31 del 12 Agosto 2014 | Commenti (0) 
 
07 Sono stati grandi giorni
MAR Viaggi verticali, Diario, Mondo piccolo
Di neve straordinaria, di sole bellissimo (quando c'è stato), di nevicate bellissime e nessuno in giro (altrimenti), di grandi discese, di divertimento, di allegria, di tutti i giorni in quota.
Di allievi che, per la prima volta, han battuto il maestro nella gara di discesa dalla pista di coppa.

Prima o poi doveva capitare. Missione compiuta.

Madesimo7
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Madesimo8
TAG: madesimo
00.54 del 07 Marzo 2014 | Commenti (0) 
 
17 Back to my roots
FEB Mondo piccolo, Viaggi verticali, Amarcord
Di Andalo ho scritto in altre occasioni qua dentro. Dell'inevitabile effetto conseguente che mi aveva fatto tornarci a sciare cinque anni fa con il figlio allora cinquenne, a distanza di trent'anni dall'ultima volta, anche.

Ma ecco, ritornare oggi con entrambi i figli sulla mitica Olimpica, dopo (a questo punto) quarant'anni dal mio esordio su quella che fu la mia prima vera pista nera, e non riuscire quasi a stargli dietro da quanto me l'han fatta tirare (meno di quindici minuti per i quattro chilometri e mezzo che tormentavano le mie notti di giovane sciatore), che devo dirvi?
Poi uno dice l'orgoglio e la commozione.

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Sulla pista Olimpica di Andalo (che adesso si chiama Olimpionica)

Nota tecnica a margine: poi, se proprio vogliamo dirla tutta, i due famosi salti disposti a novanta gradi, dati al 65% di pendenza, perennemente ghiacciati, oggi non esistono più: li hanno evidentemente piallati; in compenso, le gobbe del lungo muro centrale ci sono ancora tutte, anche se all'epoca mi sembravano molto più grandi (o forse ero io ad essere molto più piccolo in rapporto a loro).
Sempre una gran bella pista, comunque, anche se più corta di come la ricordavo e seppure declassata a rossa, tratta centrale a parte. È pur vero che non è possibile confrontare le piste degli anni '70 con quelle di oggi: le nuove generazioni nemmeno se lo immaginano su che fondi siamo cresciuti noi (e con che attrezzatura li affrontavamo)...
TAG: andalo
12.19 del 17 Febbraio 2014 | Commenti (0) 
 
15 Playlist
AGO Travel Log: Isole Canarie, Mondo piccolo, Spostamenti
Lei disegna, lui dorme con la testa apppoggiata sulle mie gambe. L'iPod passa Nothingman e poi il Tom Waits più struggente di Kentucky Avenue. Stiamo volando sopra l'Africa, mentre cala la sera. E faccio fatica a trattenere tutte le lacrime del mondo, mentre penso che questo è esattamente, esattamente tutto quello che ho voluto nella vita: potere andare in giro per il mondo condividendolo con loro e guardandolo attraverso i loro occhi.

E per un istante almeno ogni pezzo nell'universo è precisamente dove deve essere.

TataRyanair
TAG: volare
15.47 del 15 Agosto 2013 | Commenti (1) 
 
27 Quasi cinquenne vs. Oméro
MAR Mondo piccolo
- E questo, Tata, è Hermes, il messaggero degli dèi.
- Ma papà, porta i messaggi?
- Sì Tata, agli eroi achei.
- Ma lavora anche il mercoledì?
10.19 del 27 Marzo 2012 | Commenti (0) 
 
06 Papà, sembrano in 3D!
NOV Viaggi fra le note, Mondo piccolo, Segnalazioni
E insomma, dopo il successo dello scorso anno, quando li portai a vedere Mamma Mia!, mi son giocato il bis: un po' più grandi loro, un po' più impegnativa la scommessa, soprattutto perché questa volta non conoscevo per nulla la storia, non avevo mai visto il film, né avevo riscontri sulla rappresentazione teatrale.
Così, prima di acquistare i biglietti, avevo fatto un po' di indagini in giro, chiedendo soprattutto su FriendFeed qualche parere ad altri genitori: volevo capire se la trama fosse adatta, quale fosse il rapporto fra parti cantate e ballate e parti recitate e farmi un'idea il più precisa possibile di cosa aspettarmi. Anche perché lo spettacolo è piuttosto lungo, due ore e venti.
In effetti, di bambini ce n'eran ben parecchi (e ho anche scoperto che nei teatri, per i più piccoli, è possibile avere il rialzo da mettere sulla poltrona).

Ebbene: per tutta la durata di Sister Act, il settenne è sembrato posseduto, la quattrenne ipnotizzata. Elettrizzati e travolti.
Rispetto a Mamma Mia! i dialoghi e le battute (sempre indovinate) sono un po' più difficili da capire, ma i più grandicelli riescono comunque a seguire bene e ad appassionarsi alla storia. Ai più piccoli la trama va un po' spiegata e filtrata, ma restano estremamente coinvolti dalle musiche, dalle bellissime coreografie, dalle luci e dalle scenografie.

Per parte mia: bello, bello, bello. Non avevo alcuna aspettativa in particolare, se non quella di far divertire loro, ma la verità è che a tratti mi sono entusiasmato anche io, che l'ho trovato davvero piacevole, che ha trascinato anche me.
A caldo, direi che mi è piaciuto più di Mamma Mia! Più trascinante, più continuo, più in crescendo, decisamente più coreografico.

Siamo usciti felici, c'è stata qua e là anche qualche lacrimuccia di commozione ed emozione, e da qualche ora loro non cantano altro.
Forse è la volta che finalmente posso metter da parte gli Abba e cambiar musica in auto.

Sister act
TAG: sister act
00.13 del 06 Novembre 2011 | Commenti (0) 
 
21 Recidivo
OTT Mondo piccolo
[E' del resto lo stesso che un anno e mezzo fa mi chiese questo]

"Papà, ma come fa Wile Coyote ad essere sicuro che Beep Beep, poi, gli piaccia?"
21.39 del 21 Ottobre 2011 | Commenti (0) 
 
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