Orizzontintorno Carlo Paschetto
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31 Marathon man resetted
AGO Running
Mi chiedeva Simone, qualche giorno fa, ma a correre ci vai sempre?
Prima o poi doveva capitare.
Sono passati quasi cinque mesi dalla maratona di Milano e tanto per tagliar subito corto la risposta è no, o quantomeno ni, a voler essere molto indulgente verso me stesso.
Il fatto è che dopo aver tagliato il traguardo di Milano è accaduto quello che fin dall'inizio di questa avventura, ormai due anni e mezzo fa, conoscendomi, temevo potesse accadere: è andata completamente in frantumi la motivazione. E testa prima, polmoni e gambe e poi, le sono immediatamente andate a ruota.

E pensare che avevo in programma la maratona di Ginevra a maggio e, soprattutto, quella di Berlino a fine settembre.

Subito dopo l'11 aprile il piano era di riposare solo un paio di giorni, ma di sfruttare poi lo stato di grazia e di forma perfetta, continuando gli allenamenti per altre tre settimane per infilare la maratona di Ginevra a distanza di un solo mese dal mio esordio a Milano.
In realtà, poi, proprio nella settimana immediatamente successiva a Milano, non ero riuscito a far nulla a causa di qualche problema alla schiena che aveva di fatto richiesto uno stop totale, perlomeno di qualche giorno in più del previsto. E lì è iniziato il patatrac.
Andata a posto la schiena, infatti, son tornato sì a correre un paio di volte a distanza di due settimane da Milano, ma per rendermi immediatamente conto che avevo ormai scaricato del tutto l'adrenalina e che le gambe avevano a quel punto iniziato ad accusare la naturale stanchezza dovuta al picco di attività degli ultimi due mesi: quasi cinquecento chilometri, con in mezzo la Stramilano e subito dopo la maratona, uscendo fino a sei volte alla settimana per completare la preparazione nei tempi previsti. Impossibile tenere a lungo un ritmo del genere.
E infatti.

Ora, tenete a mente per un attimo questi parametri. Inizio faccenda, gennaio 2008: peso quasi 84kg, massa grassa prossima al 25%. Vigilia maratona di Milano, aprile 2010: peso a 71,2kg, massa grassa al 17%. In mezzo: trenta mesi di lavoro pressoché continuo, a parte alcuni brevi periodi di scarico qua e là.

A maggio ho dunque finito per far solo qualche uscita poco convinto, sei o sette in tutto, nel tentativo minimo di conservare almeno un po' di forma. Ma i tempi hanno iniziato a salire e le distanze ad accorciarsi irrimediabilmente. Ed anche la testa - o, più probabilmente, innanzitutto la testa - ha iniziato a spegnersi. Metteteci anche a quel punto la mancanza di obiettivi significativi nel breve termine.
La mezza di Monza a metà settembre? Sì, vabbè, ma intanto già fatta nel 2009, e poi pur sempre solo una mezza maratona. Berlino? Mmmmhhh, a ben guardare, difficile: iscrizioni già chiuse e vacanze comunque in mezzo, un periodo nel quale, che lo si voglia o meno, è difficilissimo riuscire a tenere la tabella di marcia degli allenamenti necessari per una maratona. Le mezze di Riva del Garda e/o di Sanremo, allora? Uuuhh, si parla di fine autunno, lontane, troppo lontane per essere un obiettivo vero a maggio, e siam sempre lì, già fatte nel 2009.
Forse la 30km di Pavia a settembre, ecco, ma vabbè: c'era comunque sempre il problema delle vacanze in mezzo.
E dunque maggio che se ne va in sordina. Un paio di uscite disastrose a inizio giugno, mollissime, minate ormai anche dal caldo oltre che dalla zero voglia, e dunque la decisione di un primo stop: a quel punto mi era chiaro che non fosse tanto un problema di gambe che non andavano più, ma proprio di testa totalmente assente, appagata dalla maratona di Milano, e stanca.
Stanco, io: stanco di quella tabella micidiale che mi ero imposto per mesi, rispettata pur in mezzo a tutti gli altri casini che stavo attraversando, con ostinazione, fors'anche proprio come unica valvola di scarico alla quale aggrapparmi; stanco di quell'inseguimento durato due anni verso quel traguardo della maratona sul quale mi ero via via accanito con determinazione e dedizione totale; stanco di seguire quelle regole più o meno ferree che mi ero dato; stanco di controllare il peso, il cronometro, le ore di sonno, di diventar matto per trovare il tempo di infilare l'allenamento quotidiano, fosse alle dieci di sera, o alle sette del mattino, con la pioggia, la neve, o il caldo torrido, stanco di ripetere giorno dopo giorno gli stessi noiosissimi percorsi infiniti, le stesse strade, con il cronometro ormai impiantato in testa, per cui ad ogni curva sai esattamente quanti metri hai percorso e a quale passo stai andando senza nemmeno bisogno di dare un'occhiata al gps.
Diagnosi chiara: fatta la maratona, dovevo staccare definitivamente la testa, almeno per un po'.

E del resto lo aveva facilmente predetto anche il mio fisioterapista, che mi ha seguito in questi due anni nella preparazione: quando insegui un obiettivo importante, all'inizio magari apparentemente fuori portata, e ti ci accanisci in quel modo fino a centrarlo davvero, è molto probabile che dopo segua un periodo di totale down della motivazione. Una specie di svuotamento completo, di scarico definitivo dell'adrenalina accumulata per mesi e mesi. Una reazione dei tuoi anticorpi.
E' quello che è accaduto. Inevitabile, a quanto pare.
Dice, lui: diversifica, fai dell'altro per non perdere la forma. Stacca dalla corsa e fai, chessò, un po' di nuoto per qualche settimana.
Ma che il nuoto mi faccia schifo non è una novità e poi siamo daccapo, come due anni fa: mi ero messo a correre per necessità e perché correre era l'unica attività che mi piacesse, al di là dell'andare in montagna.

Insomma: ho lasciato passare un altro paio di settimane senza fare assolutamente nulla, provando proprio a staccare la testa, pur con la voglia latente di continuare per non sprecare tutto il lavoro fatto, ma con la consapevolezza che fosse proprio giunto il momento di lasciare per un attimo le scarpette attaccate davvero al chiodo, o sarebbe andata peggio.

L'ultima settimana di giugno, un pomeriggio, ho quindi provato a ridiscendere in strada. Una Waterloo: sei chilometri con un passo tragicamente molle e infine la resa totale, incondizionata. Consumato dal caldo, dalla stanchezza, dalla sete, dalla noia, dalla testa vuota. Son rientrato a casa mogio mogio, camminando sotto al sole, svuotato.
A quel punto mi son davvero arreso: magliette e scarpette nell'armadio, e se ne sarebbe riparlato dopo le vacanze.

"Dopo le vacanze" è stato una settimana fa: sono tornato in strada con due mesi di nulla totale alle spalle, un distacco assoluto. Ma prima ho affrontato subito la bilancia, per dare un valore al punto di ripartenza: 78,8kg, massa grassa al 24%.
Pazzesco. Più di sette chili in tre mesi. Per intenderci: almeno una taglia in più. Di nuovo non entro più nei vestiti che avevo dovuto farmi stringere non più tardi di un anno fa.
Un disastro in parte annunciato, in parte peggio di quel che in cuor mio speravo. L'estate molle e ben poco controllata dal punto di vista alimentare è stata deleteria: il mio metabolismo di quarantacinquenne non è evidentemente in grado di conservare da solo uno stato di forma decente, se non dando almeno un po' di continuità all'attività fisica. Nemmeno il movimento continuo e i chilometri scarpinati a Seoul in quei dieci giorni di sudate micidiali han dato una mano, o forse invece l'han data eccome, e non oso allora pensare fin dove si sarebbe spinto l'ago della bilancia se a Seoul non fossi andato.

Con questa evidenza, la scorsa settimana ho dunque rimesso le scarpette a due mesi esatti di distanza dall'ultima volta che ci avevo provato. Non sapendo cosa aspettarmi esattamente dal mio stato fisico, mi son dato come primo obiettivo qualcosa che ritenevo alla mia portata quasi certamente: son ripartito dall'inizio, da quelle serie che facevo due anni e mezzo fa per imparare a correre. Sette serie da sei minuti l'una, intervallate da camminate di tre minuti.
Un'ora fuori, in altre parole, per un totale di circa sei chilometri di corsa, supponendo di tenere i ritmi iniziali di un tempo a 6'/km (e mamma mia...).

Sì, li ho fatti: ma sono arrivato in fondo esclusivamente per forza di volontà, completamente distrutto. Sono tornato, esattamente, al punto di partenza, al gennaio 2008. Non con il peso, per fortuna, ma di sicuro con lo stato di forma. E' incredibile.
Due anni e mezzo buttati nel cesso in soli tre mesi. L'undici aprile correvo la maratona di Milano, oggi non riesco a correre un chilometro senza scoppiare.
Il peggio è che dopo quella prima uscita non è che la testa sia tornata, anzi. Sono ridisceso in strada - mi son costretto a ridiscendere in strada, quasi prendendomi a calci da solo - l'altroieri, a distanza di sei giorni, dopo aver rinunciato ognuno dei giorni precedenti, ed è andata esattamente allo stesso modo, se non peggio: ancora una volta ho completato le sette serie, ma dire che ho desiderato ogni metro, ogni metro che ho corso (seee, "corso", si fa per dire), di piantarla lì e tornare a casa non rende l'idea. Ho dovuto aggrapparmi ad ogni briciolo di motivazione residua mi fosse rimasto in qualche angolo del subconscio per arrivare in fondo alla mia ora.

Guardo le cinque medaglie collezionate fra il 2009 e il 2010 nel cassetto del mio comodino. Ma come ho fatto?
Soprattutto, come faccio a ritrovare la mia motivazione?
In teoria ho un'iscrizione aperta, ribaltata dall'edizione di quest'anno alla quale non ho potuto partecipare, alla maratonina delle Due Perle a Santa Margherita, nel febbraio 2011. Potrebbe essere quello un obiettivo da provare a mettermi davanti, tanto più che alla Due Perle ci tengo, già nel 2008 sognavo di arrivare a correrla.
Nel mio stato attuale cinque mesi per rimettermi in condizione di correre una mezza maratona non son troppi, anzi, rischiano pure di essere pochi se non mi ci metto d'impegno davvero fin da subito, perlomeno andando tre volte alla settimana con costanza.
Se riuscissi a preparare la Due Perle, potrei poi ripuntare come quest'annno a rifinire la preparazione con la Stramilano, marzo 2011, e a correre nuovamente la maratona di Milano il prossimo aprile. Sono otto mesi. Pochi per uno che parte da zero, ma in realtà io da zero in fondo non parto.
Lo stato di forma è quel che è, ma tutto sommato ci son due anni di background intenso alle spalle. Sicuramente il problema è molto molto più di testa che di gambe e polmoni. Se mi ci metto, quelli sono in tempo a rifarli.

E' difficile, molto difficile. E' difficile conoscendomi, non perché lo sia in valore assoluto. E' il solito discorso che nel mio caso vale un po' per tutti i progetti e le cose nelle quali decido a un certo punto di impegnarmi: raggiunto l'obiettivo, addio motivazione ed interesse (spesso, poi, mi basta vedere un traguardo e sapere che è ormai alla mia portata per desistere del tutto anche solo dal raggiungerlo).
Tornare come prima vuol dire rimettersi ad inseguire lo stesso obiettivo con la medesima volontà, ostinazione e spirito di sacrificio che mi han portato fin qua. Per quanto mi riguarda, adesso, è molto più un'impresa a sé questa di quanto possa esserlo il correre nuovamente la maratona di Milano in tre ore e mezza. Quello ormai so che è - sarebbe - tranquillamente alla mia portata. E' questo che scardina la motivazione iniziale, quella che per due anni mi ha sostenuto.

Non so che pensare. Vediamo intanto se 'sta settimana riesco ad infilare almeno un paio di uscite.
Quel che è certo è che, riuscendo a continuare, mi ci vorranno almeno un paio di mesi per ripassare dalle serie attuali a correre almeno 10km filati sotto all'ora. Mi conforta il fatto che in queste due ultime uscite la maggior parte dei singoli chilometri li ho corsi attorno ai 5'40"/km, che comunque è un tempo di per sé inferiore a quanto riuscivo a fare due anni fa. E pensare che sarebbe il mio passo classico da "lentissimo", da intervallo fra le ripetute per recuperare!

E' che devo ricominciare a concatenarli, i chilometri. E ritrovar la testa.
TAG: running, maratona
20.27 del 31 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
11 Chiamatemi quando la finisce
MAG Diario, Running
Belìn, altro che andare a correre. Mi faccio una tisana, mi faccio, ché c'ho la muffa addosso con tutta 'st'acqua che vien giù.
E non se ne può più, perlamiseriaccia.
17.42 del 11 Maggio 2010 | Commenti (0) 
 
03 Engine stop
MAG Running, Diario
Intanto, per la prima volta così ad occhio da quindici anni in qua, ho chiuso la stagione senza aver mai messo le pelli. A ben guardare poi, il mio ultimo vero viaggio verticale risale all'inizio di luglio dello scorso anno.
E pensare che negli ultimi due o tre anni mi ci ero rimesso d'impegno per riprendere seriamente un po' di attività.

Per non parlar poi di quelli orizzontali, di viaggi. Ma vabbè.

Intanto, ho messo una pietra sopra alla maratona di Ginevra di domenica prossima. I test delle due ultime settimane sono stati un disastro, mercoledì scorso ho addirittura piantato lì dopo soli quattro chilometri. Così ho smesso del tutto e mi son preso una pausa di qualche giorno.
Sarà il caldo che è finalmente arrivato, sarà che Milano mi ha consumato fisicamente e mentalmente molto più di quanto credessi e che ho sottovalutato l'energia realmente spesa. Sarà che le motivazioni e l'adrenalina si son fumate del tutto dopo quel traguardo, sarà che ho altro a cui pensare, ora.
Sta di fatto che le gambe hanno all'improvviso smesso di andare e la testa di spingerle.

Trecento chilometri solo a marzo, più di seicento da inizio anno, il vuoto spinto dopo l'undici aprile.

Pelli e scarpette nell'armadio, dunque.

Le prime dubito che vedranno la luce del sole prima del prossimo inverno. Ho l'impressione di essermi davvero infilato in un lungo sabbatico dalla mia aria sottile. Si tratta solo di capire quale, fra le tante possibili ragioni, è quella che davvero ha fatto leva.
Perché il punto, per quanto cerchi di negarmelo da mesi, è che non ne ho più voglia. E questo mi spaventa un po'.

Le scarpette sono solo momentaneamente a raffreddare. Giusto il tempo di scaricare un po' la testa, va'. Magari per un paio di settimane. Poi si vedrà. Devo ripartire con calma, fare un passo indietro adesso, ritrovare la voglia di uscire per il solo piacere di correre un'oretta in pace alla sera due o tre volte alla settimana, senza il pensiero delle tabelle, dei chilometri percorsi, del ritmo da tenere.

I primi appuntamenti che contano sul calendario sono a settembre. C'è tempo per rimettersi a dare la scalata ad abbattere il muro delle quattro ore.
14.49 del 03 Maggio 2010 | Commenti (0) 
 
20 (Auto)celebration
APR Running
Sono uscite le foto ufficiali della Stramilano agonistica e quelle della Milano City Marathon. E insomma, lasciatemi riempire l'album con un po' di sana autoreferenzialità.

(Fra parentesi, considerato che i dodici chilometri di ieri mi hanno distrutto al punto che ancora oggi ho le gambe stanche, mi chiedo come abbia fatto a correrne quarantadue una settimana fa).

Stramilano 2010
Stramilano 2010
Stramilano 2010
Stramilano Half Marathon 2010
Milan City Marathon 2010
Milan City Marathon 2010
Milan City Marathon 2010
Milan City Marathon 2010
Milan City Marathon 2010
Milan City Marathon 2010
Milano City Marathon 2010
11.56 del 20 Aprile 2010 | Commenti (2) 
 
13 I'm a marathon man
APR Running
"Ma ad uno che nella vita ha corso quarantadue chilometri, cosa lo ammazza?" [Linus]

Solo una volta nella mia vita avevo camminato - camminato, non corso - per quaranta chilometri. Era il 1983, avevo diciotto anni ed avevo attraversato a piedi l'isola Magerøya per raggiungere Nordkapp. Avevo impiegato dodici ore e dopo non riuscii più a camminare per due giorni.

***

La sveglia è alle cinque del mattino. Nella notte il tempo è decisamente peggiorato. La temperatura è crollata di quindici gradi in un colpo e c'è vento a raffiche forti, fino a 37km/h secondo il meteo su internet. Nella sacca ho messo di tutto: a questo punto è una roulette, impossibile decidere ora cosa indossare, valuterò all'ultimo momento. Certo, non ci voleva.
Alimentazione: prendo uno yoghurt, un paio di brioche, un caffè. La partenza è fissata per le nove e venti, ma l'ingresso in griglia deve avvenire entro le otto e trenta. Ho in borsa un paio di barrette e alcune buste di carboidrati liquidi. Una la prenderò prima di consegnare la sacca ai camion che raccolgono le borse degli atleti per trasportarle al traguardo, le altre me le porterò in gara. Atmosfera elettrica.

Il freddo è davvero intenso e ha colto tutti un po' di sorpresa, non si parla d'altro. La temperatura è annunciata ad 8ºC, con wind chill a 3ºC. Andiamo bene. Il vento in effetti spazza via. Nelle ore successive dovremmo salire fino ad 11ºC e poi, una volta entrati a Milano, le raffiche dovrebbero essere un po' attenuate dai palazzi. Il problema sarà adesso, nei primi dieci chilometri, quelli che dai padiglioni della nuova Fiera a Rho, dov'è la partenza, attraverseranno la periferia fuori Milano fra campi e boschetti per portare verso lo stadio di San Siro.

E' tempo: mangio al volo la barretta, bevo la busta di carboidrati, mi cambio e consegno la sacca ai camion. Ho osservato un po' quello che fa la maggioranza attorno a me e ho deciso: stesso abbigliamento della Stramilano. La temperatura è più fredda, ma si alzerà, e comunque non piove né sembra troppo minacciare. Dunque, pantaloni corti, maglietta sottile e sopra maglia traspirante leggera a maniche lunghe. Ho anche una maglia di cotone spesso a maniche lunghe di un pigiama da cinque euro che ho comprato ieri proprio con lo scopo di tenerla addosso fino al momento della partenza e poi buttarla. Ho imparato il trucco lo scorso anno alla Stramilano. E' l'unico modo che hai di tenerti caldo nelle mezz'ore interminabili che te ne stai lì fermo al freddo in mezzo alla folla ad aspettare la partenza.
Niente guanti. Nella cintura mezzo litro di integratore, una busta di carboidrati liquidi, pastiglie di Enervit GT. Il consiglio è di bere, poco, ma bere ad ogni rifornimento - sono previsti ogni cinque chilometri, come al solito - ma non so se lo seguirò. Fa troppo freddo, è umido e la sete non si farà sentire per un pezzo. In compenso potrebbe piantarmisi tutto sullo stomaco. Anche questo deciderò in corsa.

Iniziano le procedure di allineamento alla partenza, con lo smistamento dei concorrenti ai cancelli di ingresso a seconda dei numeri di pettorale e, dunque, dei tempi personali. Io, ovviamente, ultimo settore, pettorale rosso. Individuo i palloncini colorati dei pacer, gialli per quelli delle quattro ore, arancioni per quelli delle quattro ore e quindici. Non ho ancora ben deciso che fare, se accodarmi a loro, provando magari a star dietro a quelli delle quattro ore, o correre da solo scommettendo soltanto sulle mie sensazioni e sulla mia testa.
Mah, aspetto il via e poi deciderò. Intanto non ho fatto praticamente riscaldamento: un po' non ne ho avuto il tempo, un po' è di fatto inutile. Con quarantadue chilometri davanti ed almeno quattro ore di corsa avrò tutto il tempo, partendo piano, di scaldarmi per i primi chilometri senza bisogno di bruciare inutilmente energie prima della partenza.

Elicotteri sopra alle nostre teste. All'altoparlante dicono che siamo in ottomila, quarantotto i Paesi rappresentati, tanti i nomi famosi dello sport e, naturalmente, della maratona. Il sole fa capolino fra le nubi nere, per un secondo anche il vento sembra darsi una calmata. In mezzo alla folla non avverto quasi più il freddo, ma poi sarà diverso. L'arco della partenza è circa trecento metri avanti a me. Musica a palla, Queen, We will rock you.

Poi, si parte.

Il resto vola via. Sarà l'adrenalina accumulata in tutte queste settimane a spingermi, e per un bel pezzo, ad un ritmo che nemmeno sognavo.

Avevo programmato i 5'30"/km e per il primo chilometro mi accodo ai pacer delle quattro ore che in effetti hanno quell'andatura, ma presto inizio a lasciarli indietro e mi rendo conto che la giornata è di quelle, le gambe vanno via scioltissime come alla Stramilano, credo di andare ai cinque e trenta ma la verità, sbirciando il gps, è che sto andando quindici-venti secondi più veloce.
Il freddo, sì, il vento, ma quasi non me ne accorgo. Accidenti, la giornata sembra esserci davvero. Ma non voglio illudermi, non voglio pensare. Non *devo* pensare, devo spegnere la testa, entrare nel mio stato ipnotico, lasciar perdere i maledetti segnali chilometrici che oggi saranno infiniti. E poi ormai lo so com'è: vai, vai, vai che ti sembra di volare e di non avvertire alcuna fatica, e all'improvviso cedi tutto di schianto senza nemmeno rendertene conto, senza preavviso. Devo temere la testa, il calo - anzi, i cali, perché ce ne saranno più di uno - di motivazione. E poi la fascite, i crampi, la fame, il caldo improvviso, il vento, la pioggia se arriva. Quantandue sono infiniti. Intanto mi sono ormai lasciato alle spalle i pacer delle quattro ore e vedo davanti a me quelli delle tre e quarantacinque.

Due, tre, quattro, poi otto, nove, dieci, siamo a Milano ormai, siamo passati sotto alla tangenziale. Mi accodo a vari gruppetti, cambio spesso, mi faccio tirare per un po', poi passo a quello un po' più avanti. Lo so che dovrei tenermi, ma in realtà è quello che sto facendo, solo che oggi le gambe vanno maledettamente, è tutta l'adrenalina che si sta scaricando.
Nemmeno mi sono accorto dei dieci che già sono a quindici, e il cronometro segna tempi ben al di sotto di quello che avevo programmato, sono quasi al ritmo della mezza maratona. Non posso continuare così, ma il fatto è che non sono stanco, affatto, anzi, mi prende un po' la paura di stancarmi di più rallentando che non continuando a tenere ormai questa andatura alla quale, per il momento, mi sento tranquillo. Ai quindici, però, mi forzo a bere al volo un sorso d'acqua al rifornimento e a prendere una pastiglia di Enervit GT, sebbene non abbia alcuna fame né sete, ma solo per seguire i consigli del mio fisio.
E vado avanti. Viaggio attorno ai 5'10"/km. Comunque vada a questo punto sto accumulando un bel vantaggio sui miei obiettivi. Dovessi crollare, questo vantaggio mi servirà.

Arriviamo all'Arena, il temuto cancello dei 20km. Sto andando come una lepre (per i miei ritmi), non mi sfiora nemmeno per un istante di interromperla lì. Lo so che non sono nemmeno a metà e che ho davanti l'intero percorso della Stramilano, eppure non sono affatto stanco, anzi, accelero! Il prossimo traguardo, ormai, è la conquista di piazza Duomo.
Per strada alcune rock band suonano a tutto volume. Come altri riesco persino a improvvisare un balletto senza fermarmi. Balliamo con gli Stones, con gli AC/DC pompati al massimo, con l'hip hop, tutta musica che ti spinge, spinge e spinge ancora, ti carica, c'è la folla attorno che applaude, e allora via, ancora più giù sull'acceleratore.

Passo l'arco della mezza ad un'ora e cinquanta, sopra ai bastioni, un tempo che solo sei mesi fa era il mio record su quella distanza. Incredibile! Non sono per nulla stanco, anzi, sono caricatissimo, non fosse per il pavé, ora, che ti ammazza le gambe, quello sì, dopo venti chilometri di asfalto liscio. Tremendo il pavé, sia quello a lastroni che i sanpietrini, con tutte quelle sconnessioni e buchi. Per fortuna dura poco, altrimenti addio gambe. Poi la salita dei giardini di Porta Venezia, l'unica di tutto il percorso, brevissima, ma che arriva al ventiduesimo, ed è meglio non sottovalutarla, rallento un filo giusto per scollinare e poi via, in Corso Venezia e verso San Babila, adesso sì, fra due ali di folla, la folla che ti aspetta in Piazza Duomo è davvero emozionante, venticinquesimo chilometro, per la prima volta ho un groppo alla gola dall'emozione. Il Duomo è conquistato.
Tempo di girare attorno alla piazza, in Corso Europa c'è il rifornimento, rallento per dieci secondi per bere un paio di sorsate di integratore e mangiare due spicchi d'arancia, poi via, a risalire di nuovo Corso Venezia fino alla circonvallazione, controcorrente e nella corsia parallela rispetto a quelli che al Duomo devono ancora arrivarci, ed è qui che piazzo addirittura un chilometro, il ventiseiesimo, a 4'55", un tempo che sarebbe ottimo per la mezza, staccato adesso, a questo punto della maratona. Non riesco a crederci.

Ventisette, ventotto, ventinove. Qui ci si stacca dal percorso originario della Stramilano e si devia per la Bocconi. Trentesimo. Da qui in poi per me è terra incognita. Mai arrivato a tanto. Soprattutto, mai pensato che sarei arrivato qui in 2h38'. Sono venti minuti in meno dell'unica volta che ci ho provato davvero in allenamento. Soprattutto, mai arrivato sin qui senza fermarmi almeno un paio di volte. Oggi si vola.

Ma non mi fido più di me stesso. Soprattutto, adesso sì, da qui in avanti non mi conosco. Non so come reagirò, e le gambe ora iniziano ad essere stanche, ed anche la fame a farsi un po' sentire. Così, al rifornimento del trentesimo, mi obbligo a fermarmi davvero un po', almeno qualche minuto, magari uno o due soltanto, ma per riprendermi con calma. Sono in grandissimo vantaggio sulle quattro ore, posso permettermelo.
Spicchi d'arancia, un pezzo di banana, una busta di gel energetico, integratore, acqua. Mi sembra di stare proprio bene ora. Riparto. Posso puntare a tempi che mai avrei osato sognare.

Trentaduesimo. E' il famoso chilometro delle crisi del maratoneta. E in effetti all'improvviso anche io mi rendo conto che non sono più così lucido come prima. Vado, sì, ma da quando sono ripartito dal rifornimento le gambe si sono appesantite sensibilmente. Non sono stanchissimo, no, e fiato ne ho ancora da vendere, anzi, non ho proprio alcun problema, ma le gambe, a pensarci, quelle no, non vanno più molto bene ora, e d'altra parte son trentatre adesso, eddai, ne mancan solo nove Carlo, un'inezia, coraggio, ormai lo sai che la finisci, e pure con un tempo della madonna, forza!
Siamo al naviglio pavese e guarda un po', questa strada proprio non la conoscevo. Il naviglio lo si discende verso sud per un po', poi lo si risale fino alla Darsena, e accidenti, c'è da salire per qualche metro in testa al naviglio, maddai Carlo, forza, la prossima fermata è al rifornimento dei 35km, coraggio, dieci minuti e ci sei! Avanti!

Ma no. All'improvviso, davvero, non ce la faccio più. E non è la testa, né i polmoni. Son le gambe. Le gambe mi stanno abbandonando di colpo. Noddài Carlo, avanti perdìo, fino al rifornimento dei trentacinque, coraggio!!
Niente. E' un istante. Due crampi, uno per gamba, mi salgono improvvisamente dalle ginocchia e mi falciano i quadricipiti, bloccandomi del tutto. Sono fermo in mezzo alla strada, quasi in fondo alla Darsena a due passi dal cartello dei 34km. Lascio passare qualche concorrente, provo a fare due passi, ma non riesco praticamente nemmeno a camminare. Non mi resta che appoggiarmi ad un lampione e provare a fare stretching per qualche minuto.

Poi riparto. E a fatica arrivo al rifornimento del trentacinquesimo. Dove mi fermo nuovamente.
Spicchi d'arancia, acqua. Questa volta ne bevo mezzo litro. Poi riprendo, ma cammino per un po', vado avanti così per qualche centinaio di metri. E intanto il cronometro ha ripreso a correre, lui.

Da qui in avanti è un calvario. Gambe e ginocchia completamente andate, praticamente impossibile correre per più di qualche centinaio di metri alla volta. Alterno, come del resto avevo previsto: un po' corricchio, un po' cammino, ogni tanto devo appoggiarmi da qualche parte e fare stretching, ma ormai sono al trentasettesimo, non esiste proprio mollare adesso. E poi il cronometro mi dà ancora ragione, se resisto potrei incredibilmente arrivare ancora sotto alle quattro ore. Pazzesco. Significa che fino al trentesimo sono davvero andato ben oltre ogni mia più rosea aspettativa.
Prima della fiera mi raggiungono i pacer delle quattro ore. Io sto camminando. Uno di loro mi ìncita ad agganciarmi al gruppo. E' il mio ultimo treno per cercare di star sotto alla soglia sognata, devo provarci. Ma non ci riesco, le gambe non rispondono proprio, e devo riprendere a camminare. Poi ancora corsetta. Poi fermo. Poi cammino. Poi corsetta. Poi fermo. E via così.

Trentotto, trentanove. Corso Sempione, di nuovo. Ho chiuso l'anello di Milano. Ero qui due ore fa con venti chilometri in meno nelle gambe. In fondo, l'Arco della Pace. Ancora band che suonano. Raccolgo le mie ultime forze. Fra un po' scattano le quattro ore. Mi brucia ora, accidenti, mi brucia non esserci riuscito. Ieri sembrava un sogno, ma dopo quello che ho fatto oggi fino al trentesimo adesso mi brucia davvero un po'. Ma mi riprendo subito: la verità è che ieri me lo sognavo questo tempo, altroché. Sono stato bravo. E adesso su, avanti Carlo, metti insieme 'sti ultimi due chilometri fino al Castello. Coraggio!

Giro dell'Arena. Quarantunesimo. Quasi mi accascio davanti a un fotografo. Bevo tutto quello che mi è rimasto, sono sali. E poi la verità è che per la solita questione dei punti di corda ho accumulato quasi un chilometro in più di distanza. Alla fine, al traguardo, ne avrò percorsi più di quarantatre. Il che significa, gps alla mano, che in realtà nelle quattro ore, sulla distanza reale della maratona, ci sono praticamente stato, anche se non conta :-)

Il traguardo lo taglio fra due vere ali di folla che applaude ancora tutti quelli che arrivano. Lo passo, fra l'altro, insieme ad Aldo, Giovanni e Giacomo. Il cronometro segna 4h08'. Eccezionale, comunque, per me. Anche se ho impiegato un'ora e mezza per fare gli ultimi dodici chilometri.
Passo sotto all'arco del traguardo con un groppo in gola. L'emozione è fortissima, una delle più grandi della mia vita, sicuramente. Mi trattengo un po' a stento. Mi mettono al collo la medaglia dei finisher, un telo di alluminio attorno alle spalle per riscaldarmi. Non ho uno specchio ma penso di essere piuttosto stravolto. Afferro un paio di bottiglie d'acqua, una di integratore, do qualche morso ad una mela. Poi mi accascio su un prato sotto alle mura del Castello, sfinito. Felice come non mai. Sono un maratoneta. Ce l'ho fatta.

E' stupido, lo so. Lo è sicuramente per chi corre decine di maratone abitualmente. Lo è probabilmente anche per quel signore di oltre settant'anni che mi ha letteralmente tirato, incitato, trascinato ed aspettato per gli ultimi chilometri. Eppure non la misuro, la mia felicità. Cosa ti ammazza quando sei riuscito a correre per quarantadue chilometri?

In realtà io lo so bene: la mia è un'emozione che è perfettamente comprensibile proprio a quel signore ed agli altri tremila che han tagliato il traguardo, quanto probabilmente è inspiegabile invece a chi non l'ha provata o a chi non ha mai provato l'emozione di inseguire un sogno per anni, accanircisi e infine realizzarlo.
Io l'ho fatto, una volta di più.

Correre una maratona era un sogno nascosto che avevo nel cassetto fin da ragazzo, ma davvero non credevo sarebbe mai stato nelle mie corde. Ero un velocista io, per il mezzofondo proprio non ero tagliato. E poi la vita mi ha portato in altre direzioni.
Due anni fa pesavo quasi ottantaquattro chili. Non facevo sport da anni ed anni, tranne andare a sciare saltuariamente. Ero spezzato dal mal di schiena, curvo, avevo smesso di fumare da poco, la mia alimentazione faceva schifo. E quando sono sceso in strada quella sera di gennaio del 2008 non pensavo davvero che mai sarei arrivato qui oggi. Non ci credevo.
Ho imparato strada - è il caso di dirlo - facendo. Partendo da piccoli obiettivi, che è un metodo che davvero non è nella mia natura. Un passo alla volta. Senza voler strafare, con curiosità, qualche sacrificio e un briciolo di pazienza. C'è un abisso fra il Carlo di oggi e quello di due anni fa. E non è fatto solo di quei dodici chili che ho lasciato indietro.

In questi due anni è cambiato tutto. E' cambiata drasticamente la mia vita, è cambiato un mondo. Passare sotto a quell'arco è stato davvero importante per me. E' stato come rinascere, dimostrare a me stesso che quello che sono, che la mia volontà di inseguire i miei sogni, di saperli realizzare, è ancora intatta. E' tutta lì.

E allora la domanda è la stessa di un anno fa: ce ne saranno ancora? Be', che diamine. Ci potete giurare. Così come ho mantenuto la promessa di un anno fa, questo è solo l'inizio! Intanto ci sarebbe Ginevra il 9 maggio. C'è poi da scendere sotto alle quattro ore, anzi, da puntare alle tre e mezza, ché le potenzialità ci sono eccome! Ci sono poi Berlino, Roma, Londra, New York naturalmente, magari nel 2011.
E c'è la Monza-Resegone e le corse in salita, e ci sono i grandi trail del deserto. C'è da entrare nel Club dei Nobili. Chi lo sa qual è il limite verso il quale spingersi, fin dove e quando andare avanti? Quel che conta è semplicemente la voglia di migliorarsi, di alzare l'asticella, di inventarsi nuovi progetti e di divertirsi, soprattutto. Fin quando ci saranno queste cose si può continuare.
Quando dovessi all'improvviso rendermi conto che non ne ho più voglia, fine della storia, e quel che sarà fatto a quel punto sarà fatto. Fosse anche domani, alzandomi dal letto tutto rotto chiedendomi chi me lo fa fare di andare avanti.

C'è, innanzitutto e fra l'altro, sempre quel vecchio sogno, sempre lui, che mi insegue da una vita. Adesso più che mai so che ce la potrei fare, anche quello. Si tratta solo di crederci e di darci dentro. Come al solito, del resto. E dunque...

01.26 del 13 Aprile 2010 | Commenti (2) 
 
10 Del cambiar bandiera
APR Viaggi fra le parole, Running, Coffee break
Volevo scrivere una breve battuta sul fatto che, comunque, anche decidessi domani di interrompere a metà e deviare verso il traguardo della mezza maratona, arriverò sempre qualche minuto prima dei soliti kenioti che di lì a poco raggiungeranno il medesimo traguardo, dopo aver però completato la maratona intera.

Poi mi sono ingarbugliato sul kenioti o keniani, perché è pur vero che se io ho sempre detto convinto kenioti ormai è impossibile trovarlo e tutti scrivono keniani, adducendo fra le varie motivazioni, ad esempio, il fatto che "ota", in italiano, ha senso dispregiativo, o che in inglese è "kenyan", idem in portoghese, eccetera.
E insomma, mi son messo a googlare e a fare un po' di ricerche, e vien fuori di tutto, tutti contro tutti, persino dizionari contro dizionari. Chi dice che vanno bene entrambi, chi dice che keniani non esiste, chi dice che kenioti non ha senso perché "ota" è un suffisso greco e il Kenya è stato colonia anglosassone, e bla bla bla.

Ho infine trovato una pagina interessante (che non linko perché sto bloggando con mezzi di fortuna da un form d'emergenza) dove si ricostruisce l'etimologia di keniota e la si fa risalire agli anni '70, dacché ne emerge l'ipotesi che keniota sia stato in realtà coniato da un qualche giornalista sportivo, probabilmente Gianni Brera, già noto per l'invenzione di neologismi analoghi, per sottolineare in questo modo l'emergere in quegli anni del talento degli atleti in questione, e che di conseguenza sia entrato poi nell'uso comune come spesso accade in casi simili di termini lanciati dai mezzi di informazione.

E niente, mi sembra un'ipotesi suggestiva e la sposo ad occhi chiusi. Quindi, da oggi, questo blog fa il voltagabbana e si schiera con i keniani.
13.08 del 10 Aprile 2010 | Commenti (0) 
 
10 Meno uno
APR Running
Più di cinquemila iscritti da oltre quaranta paesi del mondo. Ci siamo: fra meno di trentasei ore sarò finalmente in ballo con la mia prima vera sfida sulla distanza regina.
I pettorali sono personalizzati con il nome, una nota emozionante in più. Anche il clima che si respira al Marathon Village è decisamente diverso da quelli provati fino ad oggi nelle gare di mezza, Stramilano compresa. Quarantadue non sono solo il doppio, sono proprio tutta un'altra storia. Un'avventura davvero speciale, in fondo un po' il mio primo ottomila.

Nel pacco gara, oltre al pettorale con il consueto chip elettronico per il cronometraggio ufficiale, alla classica maglietta ufficiale, un cappellino e gadget vari, c'è anche l'handbook con tutte le istruzioni necessarie per le procedure da seguire alla partenza e al traguardo (ad arrivarci, naturalmente, al traguardo...). Ci sono anche le indicazioni logistiche, mappe e varie tabelle.
Quella dei passaggi previsti ai vari chilometraggi è la più interessante: viene considerato un tempo medio di gara un ritmo fra i 4' ed i 5'/km. All'improvviso mi sento peggio di un bambino il primo giorno di scuola, con il mio obiettivo di riuscire a tenere almeno per i primi trenta chilometri un tempo sotto ai 5'30"/km. Alla Stramilano ho timbrato il mio record sulla mezza correndo a 4'55"/km e mi sembrava di essere andato come una lepre.

L'adrenalina ha iniziato a salire, mi sto caricando. Sarà anche stupido, ma sono elettrizzato ed emozionato. Tutto sommato due anni fa non avrei mai immaginato di arrivare davvero fin qui.
Vivo la vigilia con sensazioni contrastanti. Dopo i supercarichi di allenamento di marzo, e dopo qualche giorno in montagna senza correre, mercoledì e giovedì ho fatto due uscite brevi di 15 e 12km, abbastanza veloci, per rifinire la preparazione. Ieri però ho concluso piuttosto stanco, contrariamente al solito e nonostante la distanza breve. Sarà stata la tirata del giorno prima, sarà stato che la testa era un po' altrove, sarà stato il caldo all'improvviso, o tutto questo insieme, ma intanto anche oggi un po' di stanchezza residua si faceva sentire nelle cosce e nei polpacci, così mi son concesso un'oretta con il mio amico fisio che per una volta si è occupato quasi solo dei miei quadricipiti, per tirarli a lucido.
Qualche consiglio finale anche da lui, alimentazione e ultime raccomandazioni, Ormai, comunque quel che è fatto è fatto. Adesso c'è solo da correre.

Mi accontenterei, davvero, di riuscire ad arrivare in fondo, ma con un tempo accettabile. Diciamo che arrivare sotto alle quattro ore è un sogno: sarebbe stato un tempo sicuramente alla mia portata con 4-6 settimane in più di allenamento, ma il buco di preparazione di gennaio e metà febbraio è purtroppo irrecuperabile. Peccato.
Farcela entro le 4h30', come esordio e nelle mie condizioni, tutto sommato sarebbe più che dignitoso, nonché in linea con la mia effettiva preparazione. Diciamo una prestazione equivalente a quella del mio esordio nella mezza maratona alla Stramilano di un anno fa. E' un obiettivo razionale, ma sarà dura centrarlo.
Dovessi arrivare fra le 4h30' e le 5 ore sarà perché sono crollato, presumibilmente dalle parti del 30º km, senza riuscire a riprendermi, ma avrò voluto finire lo stesso la mia gara camminando gli ultimi chilometri. E vabbè, è probabile e ci può stare, anche per portare comunque la medaglia a Leonardo e Carola. In fondo è la mia prima volta e terminare, in un modo o nell'altro, è pur sempre un obiettivo importante. Non so però se con quella prospettiva continuerò effettivamente fino in fondo, o mi fermerò cedendo alla stanchezza ed al calo motivazionale.

Quasi certamente invece, dovessi trovarmi a calcolare un tempo oltre alle cinque ore, mi ritirerò. Obiettivamente non sarebbe più comunque una prestazione significativa in termini di maratona, perché vorrebbe dire aver camminato per quasi metà del percorso.

Resta sicuramente il fatto che il momento più difficile sarà ignorare il cancello del 20º km ed il vicino traguardo intermedio della mezza maratona, sapendo a quel punto, a energie quasi consumate, di avere davanti ancora l'intero percorso della Stramilano. Esattamente quello. Con ventuno chilometri già nelle gambe! A pensarci, un incubo.

Le previsioni meteo sono buone e danno pure tendente al rinfresco, che non è male. Il solito taglio di capelli prima della gara, ormai scaramantico, è fatto. La sacca è pronta. Il pettorale è cucito. Coraggio dunque: c'è da vender cara la pelle.

In bocca al lupo C.

Milan City Marathon 2010: percorso
01.08 del 10 Aprile 2010 | Commenti (0) 
 
31 Post solo per veri nerd
MAR Running
Nelle ultime settimane ho intensificato la preparazione per la maratona, arrivando a correre anche cinque volte a settimana, aumentando i carichi di conseguenza e cercando ovviamente di allungare sempre di più le distanze. Ho anche variato il tipo di uscite, riducendo le ripetute in favore di sessioni di allenamento orientate maggiormente a trovare il mio ritmo ideale per le lunghe percorrenze. Come sempre, faccio tutto da solo e di conseguenza il metodo è frutto semplicemente della mia testa e di come mi sento: che sia esportabile (e che sia corretto) è tutto da vedere, ma considerati i risultati che sono riuscito a raggiungere sulla mezza maratona, tutto sommato proprio fuori mira evidentemente non sono.

Insomma, l'idea è che per riuscire ad arrivare in fondo alla maratona devo allenare prima di tutto la testa e viaggiare il più costante possibile, che non necessariamente significa troppo piano. Ormai, dopo due anni, i polmoni ci sono indipendentemente dalla distanza e le gambe, per quanto affaticate, possono durare a lungo. Ma una maratona è davvero infinita: stare in ballo quattro ore richiede una strategia diversa, i nemici che arrivano a minarti la motivazione in corsa sono altri.

La prima cosa che mi è chiara è che, non avendo avuto in realtà molto tempo i mesi scorsi per prepararla davvero come avrei voluto e come sarebbe stato necessario, in realtà 42km nelle gambe, oggi, non li ho. Dunque non li avrò nemmeno l'11 aprile. Questo però non significa che non possa cercare di avvicinarmici il più possibile e poi rimediare l'ultima parte della gara un po' camminando, un po' andando a passo veloce, un po' corricchiando comunque.
Il mio primo nemico sarà il cancello del 20º chilometro, dove gli atleti potranno scegliere se continuare o chiuderla lì, deviando per il traguardo della mezza maratona. E' ovvio che arrivando troppo stanchi al ventesimo, non ce ne sarà: se non lo faranno le gambe, ci penserà comunque la testa a girare per il traguardo intermedio. So già che mi girerebbero le palle, anche perché a quel punto, comunque, avrò corso la mezza maratona con un tempo molto più alto rispetto alle mie possibilità, avendo ovviamente tenuto un ritmo da maratona intera. Un'occasione sprecata dunque.

Poiché alla Stramilano ho tenuto un ritmo attorno ai 4'55"/km, dopo un po' di prove su distanze maggiori ho deciso che il mio ritmo da maratona deve essere fra i 5'20" e i 5'30"/km. Se vado più piano cede la testa sulla distanza e stanco troppo le gambe, se vado più veloce scoppio e non ce la faccio (e pensare che solo un anno fa 5'30"/km era un'andatura che mi sognavo sulla mezza e che facevo persino fatica a tenere sui 10km!).
Fino ai 28km senza sosta 5'30"/km è un ritmo che riesco più o meno a tenere, se indovino la giornata. Poi, appunto, c'è il problema delle soste.

La seconda cosa che mi è chiara, infatti, è che non avendo 42km nelle gambe è a maggior ragione impossibile che riesca a coprirli tutti senza fermarmi. E questo, in effetti, è un problema davvero di strategia, perché correre con interruzioni e mettendo qualcosa sullo stomaco è tutta un'altra faccenda rispetto a quello che ho fatto fino ad oggi. Anzi, la mia strategia per la Stramilano è stata esattamente l'opposto: nessun rifornimento e pedale a fondo sull'acceleratore, per finire veloce, non andare in crisi di zuccheri e non interrompere l'andatura, ché poi è sempre un casino riprendere, soprattutto con liquidi sullo stomaco. Ma una maratona, a prescindere da tutto, una persona normale non la chiude senza mettere qualcosa in pancia, anche se ha tutti i chilometri necessari nelle gambe. A maggior ragione io, dunque.
Così nei miei lunghi ho iniziato a fermarmi "apposta", sempre un po' prima di essere davvero a fondo energie. Oggi, ad esempio, ho provato 30km (poi ho chiamato direttamente le pompe funebri), che comunque rimarrà a questo punto la maggior distanza che io abbia coperto in allenamento prima del mio esordio in gara, anche perché un altro lungo prima dell'11 aprile non mi ci sta, pena bruciarmi completamente le energie.
Detto che ormai 30km li copro abbastanza tranquillamente sotto alle tre ore, il che in generale farebbe anche ben sperare per la maratona, oggi, complice il caldo, sono partito con mezzo litro di integratore legato in vita ed una busta di carboidrati liquidi. Mi sono fermato una prima volta al 15º km (nel senso che ho smesso di correre e ho continuato camminando, senza interrompere del tutto), pur stando abbastanza bene, per prendere i carboidrati e bere un po'. Poi ancora al 20º. Siccome domenica ne avevo fatti altri ventisei, oggi ero comunque particolarmente stanco ed effettivamente volerne fare trenta è stato un po' una forzatura. Ma ho aumentato le soste e sono andato avanti, un po' bevendo, un po' camminando, poi riprendendo a correre (mi sono fermato anche a comprare una bottiglia d'acqua in un bar!). Insomma, alla fine ho chiuso, nonostante tutte le soste dal 25º km in poi, in 2h55", ed anche negli ultimi chilometri, pur alternando tratti camminando a tratti di corsetta leggera, sono riuscito a stare sempre sui 6'30"/km. Molto bene. Forse ce la posso fare.

Infine, il mio ultimo nemico, da qualche settimana, è la fascite. In realtà ho iniziato a soffrirne prima della Stramilano, ma curiosamente proprio il giorno della gara non c'è stato alcun problema. Ho scoperto poi che la fascite colpisce soprattutto alle andature basse, proprio per il modo diverso in cui il piede appoggia rispetto alla corsa più veloce, e questo spiega il perché l'altra domenica sia andato tutto bene.
Insomma, negli ultimi giorni era diventata un vero problema. Iniziava a manifestarsi fra il 10º ed il 15º km, riuscivo a quel punto ad andare avanti ancora un po', ma al prezzo di correre tutto storto, distruggermi le gambe e schiattare dopo al massimo altri due o tre chilometri. Impossibile proseguire. Un disastro.

Escluso mettersi a riposo ed interrompere la preparazione, mi sono messo a caccia di soluzioni tampone alternative. Roberto mi ha dato qualche consiglio prezioso, spiegandomi che il problema principale, probabilmente, stava nelle mie solette in relazione al modo in cui appoggio il piede. Il fatto è che il tempo di farmi preparare delle solette personalizzate in qualche negozio specializzato, e di provarle prima della maratona, non ce l'ho. Allora lui mi ha consigliato di provare con quest'accrocchio che ho fotografato (la parte più nerd del post è ovviamente questa):


Praticamente ho preso le solette dalle vecchie scarpette e le ho tagliate a circa 2/3 dal tallone (be', mi è venuto quasi un 3/4 a dire il vero, ma vabbè). Poi, sotto, in corrispondenza del punto dove mi fa male il piede, ho incollato un triangolo ritagliato dagli avanzi della parte tagliata. Quindi ho infilato queste solette modificate *sopra* alle solette ordinarie, di fatto raddoppiando lo spessore, triplicandolo in corrispondenza dell'infiammazione.
Be', sarà autosuggestione o che ne so. Sta di fatto che ieri le ho provate per una dozzina di chilometri un po' veloci ed è andato tutto bene ed oggi me le sono portate nei 30km e non ho avuto alcun problema, né di fascite, né di fastidio in generale per lo spessore supplementare. Eccezionale. Speriamo che funzioni davvero.

E adesso conto alla rovescia.
23.36 del 31 Marzo 2010 | Commenti (0) 
 
22 Uno e quarantaquattro (*)
MAR Running
E' che l'emozione della Stramilano, a parte tutto, non ha confronto. Fin dal primo mattino, quando la metropolitana inizia a riempirsi e le migliaia di partecipanti alle tre diverse gare in programma si mescolano fra loro. Scendono a Duomo i partecipanti alla cinque ed alla 10km non competitiva, gli altri proseguono per Cordusio per raggiungere la partenza della mezza maratona agonistica. La folla attorno aumenta, cerchi quelli che hanno la borsa dell'agonistica come te, sbirci l'adesivo con il numero di pettorale assegnato, gongoli un po' quando ne vedi uno più alto del tuo, invidi un po' quelli che ce l'hanno più basso, appartengono ad un altro pianeta quelli che l'hanno a sole tre cifre, quelli a due, poi, è quasi impossibile incontrarli fino al nastro di partenza, e peraltro sarà anche il primo ed ultimo istante in cui li vedrai.
Alla Stramilano i pettorali dell'agonistica vengono assegnati in base ai tempi personali: rispetto allo scorso anno ho già guadagnato duemila numeri ed un settore di partenza più in avanti. L'obiettivo, ovviamente, è almeno un altro settore per il 2011.
L'anticipo di una settimana sul programma originario, e la conseguente concomitanza con la mezza di Vigevano, hanno mangiato un migliaio di concorrenti all'edizione 2009. Dicono che sia molto bella la mezza maratona di Vigevano, ma scambiarla con la Stramilano, mah. Forse quando ne avrò corse dieci edizioni.

Fra lo scorso anno ed oggi ho messo quasi duemila chilometri nelle gambe, tre paia di scarpette, altre tre mezze maratone ufficiali ed una parte di preparazione, negli ultimi mesi, mirata alla mia prima vera maratona. Un abisso, sia in termini di allenamento che di esperienza. L'anno scorso ero al mio esordio, non sapevo nulla, non avevo mai nemmeno corso l'intera distanza e ventun chilometri mi sembravano una distanza epica. Così guardo i pettorali dal seimila in su (ma quest'anno arrivano ad oltre settemila) e sorrido ripensando a quanta acqua sotto i ponti - o meglio, a quanto asfalto sotto alle suole - ho messo fra quello che indosso oggi ed il mio pettorale dello scorso anno. Fra me e me mando loro un in bocca al lupo. Per qualcuno sarà probabilmente l'indimenticabile inizio di una nuova carriera da runner, come è stato per me.

La temperatura è ottimale, siamo attorno ai 12ºC, c'è una lieve pioggerellina in sospensione che in realtà non dà fastidio, anzi, tutto sommato darà una mano a mantenersi freschi e a non disidratarsi troppo. Nonostante il fondo bagnato opto per le scarpette nuove comprate due settimane fa - e di nuovo sorrido fra me e me: oggi sono arrivato con due paia di scarpette diverse fra cui scegliere e tre abbinamenti di maglie per decidere cosa indossare in funzione della temperatura alla partenza. Un anno fa avevo corso con le stesse scarpe vecchissime comprate al supermercato con le quali ero arrivato da casa ed avevo addosso una sola maglietta, troppo pesante, comprata per l'occasione. Era così sbagliata quella maglietta che sono riuscito ad usarla in pochissime altre occasioni, ed è un peccato, perché le sono ovviamente affezionato.

In teoria le previsioni della vigilia non sono un granché, ma oggi mi sento carico. Le uscite dell'ultima settimana sono andate molto bene, il 2010 sembra finalmente ingranare. Anche in questo caso il paragone con lo scorso anno è inevitabile. Allora non avevo corso per tutta la settimana precedente la gara, perché "bisogna scaricare un po' prima di affrontare le lunghe distanze". Questa settimana ho già corso più di quaranta chilometri, gli ultimi dodici due giorni fa in meno di un'ora in scioltezza, ad un passo dal mio personale su quella distanza. La preparazione per la maratona inizia finalmente a farsi sentire ed in effetti quest'anno corro la Stramilano come tappa di preparazione per la Milano City Marathon: in teoria è solo un lungo domenicale fra il corto veloce di venerdì e le ripetute di domani. Solo a pensarla, una tabella del genere, un anno fa mi sarei dato alle grasse risate.

Il resto, come al solito, sono solo statistiche. In questo caso, quelle di una domenica perfetta. Record personale abbattuto di altri quattro minuti, con tempo finale ufficiale ad 1h44'21" (*), 4'55"/km di media. Strategia di gara centrata sotto ogni aspetto: partenza il più avanti possibile nel gruppo per non rimanere intrappolato nella folla, primo chilometro lento con il solo obiettivo di uscire dal casino e mettersi a ritmo costante, dal secondo in poi in scia ad un gruppo in teoria più forte per star sotto alle mie medie standard, cercando di correre il più regolare e in scioltezza possibile, niente rifornimenti per tutta la gara per non spezzare l'andatura e, soprattutto, mirando sempre ai punti di corda del percorso, ché lo scorso anno ci avevo lasciato seicento metri in più alla fine. Nel caso della Stramilano, a dire il vero, è decisamente più complicato che in altre occasioni, soprattutto ai primi chilometri quando si corre in mezzo all'onda oceanica della folla, ma conoscendo il percorso, questa volta, sono riuscito a non perdere troppa strada ed al traguardo il gps mi ha dato una distanza superiore di poco più di trecento metri.

Infine, la soddisfazione più grande è essersi classificati nella metà superiore della classifica.

Insomma, il 4º settore di partenza per il 2011 me lo sono ben guadagnato. A questo punto però l'obiettivo 2010 è andare sotto all'ora e quaranta e puntare al 3º, anche perché in realtà oggi non l'ho proprio tirata tirata al massimo, proprio per non bruciarmi del tutto le energie e poter andare a correre tutta la prossima settimana per continuare la preparazione per la maratona dell'11 aprile. Così, nonostante aver di fatto dato una bella picconata al mio personale, al traguardo sono arrivato addirittura in progressione e con ancora chilometri nelle gambe, avendone avuto necessità.
Per dire, qualche buon auspicio inizia ad intravvedersi. Chissà.

Stramilano 2010
Stramilano 2010

(*) Updated: titolo e post modificati il 22/3, poiché hanno aggiornato la classifica ed i tempi ufficiali. Come avevo immaginato quello nell'SMS è il tempo di gara, non il "real time". Adesso i conti tornano :-)
00.50 del 22 Marzo 2010 | Commenti (1) 
 
14 E barattolo di Nutella
MAR Running
Cioè, detta in altri termini, per far venti chilometri Alex Schwazer impiega camminando mezz'ora in meno di quanto impieghi io correndo.

Ecco: stavo per uscire a farne trenta con le mie scarpette nuove fiammanti, ma improvvisamente il gran premio di formula uno con classica dormita sul divano mi sembra un'ottima alternativa in questa splendida domenica di sole e temperatura a sedici gradi.
13.12 del 14 Marzo 2010 | Commenti (0) 
 
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