Orizzontintorno Carlo Paschetto
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14 E barattolo di Nutella
MAR Running
Cioè, detta in altri termini, per far venti chilometri Alex Schwazer impiega camminando mezz'ora in meno di quanto impieghi io correndo.

Ecco: stavo per uscire a farne trenta con le mie scarpette nuove fiammanti, ma improvvisamente il gran premio di formula uno con classica dormita sul divano mi sembra un'ottima alternativa in questa splendida domenica di sole e temperatura a sedici gradi.
13.12 del 14 Marzo 2010 | Commenti (0) 
 
11 Fra parentesi
MAR Running
Per quale accidenti di motivo ogni volta che sto correndo vengo ripetutamente e sistematicamente affiancato da gente in auto che mi chiede indicazioni?
O, detta in altri termini: per quale motivo di norma nessuno mi chiede mai indicazioni per strada, ma accade regolarmemte quando sto correndo? Tre volte, per dire, nella penultima occasione, due oggi.

Cioè: io sto correndo come un pirla, son lì paonazzo e sudato che mi manca solo la bombola d'ossigeno attaccata, con un cronometro al polso bello in vista grande come il Big Ben, talvolta anche con le cuffiette ben evidenti, e alla gente sembra del tutto normale affiancarmi, insistere perché mi fermi e perché dia loro indicazioni, e pure ogni volta ci si incazzano se gli faccio chiaro cenno che a) sto cronometrando e dunque non posso/voglio fermarmi, b) ho le cuffie in testa e non sento, dunque non posso nemmeno rispondere al volo e c) peraltro non avrei probabilmente nemmeno il fiato per farlo, soprattutto durante le sessioni di ripetute e dopo il quindicesimo chilometro.

Io vi odio quando fate così. Perché non è possibile che non lo facciate apposta, non ci credo.
23.24 del 11 Marzo 2010 | Commenti (5) 
 
11 Meno nove
MAR Running
Saltati per cause di forza maggiore i primi due appuntamenti dell'anno a Santa Margherita e a Verbania, sono infine nuovamente ai blocchi di partenza per la mia seconda volta, che fra l'altro è a questo punto anche l'ultima occasione per una prova generale prima di fare sul serio.

La verità è che sono indietro da matti con le tabelle e per quanto stia provando a recuperare a tappe forzate il clima di quest'anno non aiuta affatto. O sarà che soffro il freddo molto pių dello scorso anno, non so.
A questo punto comunque il 21 non mi aspetto grandi prestazioni, viste le condizioni, ma sarà importante esserci e mi servirà per fare un po' un test serio. Poi si vedrà.

Intanto l'iscrizione è fatta e si torna in pista. Si riparte, anche da qui.
23.08 del 11 Marzo 2010 | Commenti (0) 
 
14 Lost
FEB Running
Fra altre cose, ho bucato il primo appuntamento della stagione. Di buono c'è che mi trasferiscono l'iscrizione sull'edizione del prossimo anno e non perdo così la quota versata.
01.40 del 14 Febbraio 2010 | Commenti (0) 
 
27 Trailhead
DIC Running
All'iPod ho rinunciato oltre un anno fa, quando mi è diventato chiaro che per riuscire a migliorare i miei tempi e iniziare ad allungare davvero dovevo concentrarmi su me stesso, non sulla musica. Dovevo imparare a correre ascoltando il mio ritmo interno, imparare ad interpretarlo, seguirlo per capire quando è il momento di risparmiare energie e quando arriva invece il momento di darci dentro, sincronizzare il passo con il respiro e cercare di mantenerlo costante chilometro dopo chilometro.
Così in questi mesi sono arrivato a sfiorare i trenta chilometri, a stare in strada quasi tre ore senza mollare.

A chi me lo chiede, rispondo che per ingannarlo passo il tempo a contare - e ho scoperto che è un metodo piuttosto comune fra i runner.

Conto i chilometri che passano, li moltiplico per il tempo medio, sottraggo secondi, ricalcolo per capire a quale tempo posso mirare, costruisco tabelle mentali piene di numeri, fogli Excel immaginari che simulano tutte le combinazioni possibili a seconda del passo che posso tenere, divido, sommo, rimoltiplico.
Passano le ore, aumentano i chilometri.

Adesso sono però arrivato al limite. Per riuscire a superare i lunghi di 25-30km e andare oltre le tre ore ho bisogno di due cose.

La prima è alimentarmi, perché superare le due ore senza rifornimento è praticamente un suicidio atletico. Ho risolto con bustine di carboidrati liquidi ad assimilazione veloce, di quelle che si comprano al supermercato, e attacandomi alla cintura delle piccole borracce da riempire con integatori salini.
E' vero infatti che in gara sono sempre previsti rifornimenti ogni cinque chilometri, ma è anche vero che un conto è cercare di afferrare al volo bicchieri di plastica pieni di Gatorade a intervalli fissi e tirarseli in faccia, o fermarsi inevitabilmente per riuscire a bere (e ripartire, poi, te lo raccomando...); un conto è invece avere una riserva con sé, ingeribile senza problemi, a cui attingere quando ce n'è davvero bisogno, senza il problema di dover decidere di volta in volta se bere o aspettare altri cinque chilometri, che da un certo punto in poi pochi non sono.

L'altra cosa è calarmi definitivamente in uno stato di ipnosi totale, o non ce n'è: a un certo punto la concentrazione non regge pių da sola e crolla, per quanti calcoli possa fare. E quando accade, la fatica esplode improvvisa, mi taglia le gambe quasi senza preavviso e fine della corsa, senza appello.

Così, per proseguire la preparazione della maratona, ho deciso: torno in strada con l'iPod, dopo averlo abbandonato oltre un anno fa. E ci torno con Dariusz Janczewski.

Poi vi so dire.
23.51 del 27 Dicembre 2009 | Commenti (0) 
 
21 Pappamolle
DIC Running
E' vero che dopo la mezza maratona di Sanremo mi ero ripromesso di prendermi due o tre settimane di riposo pių o meno totale, ma in verità una o due volte alla settimana pensavo di andare comunque, perlomeno a fare dei gran lunghi rilassati tanto per mantenere un po' di fondo e per avvicinarmi alle distanze della maratona.

E' anche vero che la scorsa settimana ho risposto certo, anche a meno dieci all'sms di Paolo che mi chiedeva se a meno sette si va ancora a correre.

E in effetti lo scorso inverno ci sono andato eccome a correre a meno sette alle dieci di sera, pių di una volta, e sotto a certe nevicate da paura.

Invece: un assolo di 28km in due ore e tre quarti, una decina di giorni fa, poi tanti buoni propositi. Ma la verità è che non sono pių sceso in strada e mi sono arreso. Anche questa mattina, a questo cielo grigio che annuncia di nuovo neve, ai cinque sotto zero, al ghiaccio in strada e al freddo nelle ossa.

No, ho proprio bisogno di riposo mi sa, di scaricarmi. Anche di testa. Tanto il primo appuntamento è per il 14 febbraio a Santa Margherita, c'è tempo.
Se ne riparla dopo Natale.

Intanto mi son fatto cucire i portaborraccia alla cintura per affrontare i lunghissimi allenamenti che mi aspettano.
12.11 del 21 Dicembre 2009 | Commenti (0) 
 
09 Orizzontale o verticale che sia il passo
DIC Mumble mumble, Running
Pensavo, sabato sera prima di correre la mezza maratona di Sanremo, che in effetti il mio approccio ad ogni gara è molto simile, per non dire identico, al modo in cui da sempre mi avvicino alle salite alpinistiche.
Da qualche parte ho già scritto del parallelismo fra la maratona e l'alpinismo d'alta quota, del fattore psicologico, del metodo. Macinare chilometri è esattamente come salire in vetta: parti senza pensare davvero al traguardo finale, suddividi mentalmente il percorso in frazioni e ti concentri su obiettivi ridotti e pių vicini. E' un po' come lavorare ad ingannare te stesso per non cedere alla demotivazione: se all'inizio ti fermi a pensarci, tutto sommato puoi anche renderti conto che non esiste correre per due, tre, quattro ore. Né salire per centinaia, magari migliaia di metri al freddo, in mezzo a pericoli oggettivi, solo per arrivare in cima e tornare immediatamente gių a valle, correndo contro la stanchezza, prima che la temperatura si alzi troppo, o che arrivi il cattivo tempo, o che venga buio.
Tutto questo è privo di senso. E' esattamente la conquista dell'inutile di Herzog, del tutto traslabile dalla dimensione alpinistica a quella della corsa di resistenza.
Ma non è qui che voglio andare a parare.

In effetti mi rendo conto che, al di là di ciò, io vivo emotivamente le due situazioni nello stesso identico modo, gara podistica o salita alpinistica.

Mi preparo per giorni, magari per settimane. Poi arriva la vigilia, sale la tensione, e il salire è inversamente proporzionale alla motivazione, che all'improvviso viene meno, cede brutalmente, come si schiantasse su se stessa. E' come se inconsciamente l'istinto di conservazione si risvegliasse di colpo e mi mettesse di fronte alla logica del fatto che no, forse non ne ho così voglia di correre per tutti quei chilometri, o di salire per ore fra ghiaccio, neve e sassi, anzi, non ne vedo proprio il fine, rinuncio, me ne sto a letto e non ci penso pių, ma chi diavolo me lo fa fare.
Ansia, tensione in circolo, senso di malessere quasi. Voglia di mollare e allo stesso tempo di essere già oltre.

E così mi addormento ogni volta alla vigilia. Che si tratti di una gara o, ad esempio, di un quattromila.

Poi suona la sveglia. Perché un altro fattor comune è curiosamente quello della sveglia alla domenica mattina.
E mi vesto, comunque. Mi preparo. Tanto ormai sono in ballo. Mi vesto e poi si vedrà.
E' la testa che, senza che nemmeno me ne renda conto, ha già iniziato a dividere il percorso in obiettivi pių facili, prossimi e razionali: intanto mi vesto, poi si vedrà.

Intanto salgo in macchina, poi si vedrà.
Intanto metto i ramponi. Intanto allaccio le scarpette. Poi si vedrà.
Intanto parto e muovo i primi passi sulla neve. Intanto mi preparo al nastro di partenza. Poi si vedrà.
Intanto salgo per cento, magari duecento metri. Intanto corro tre o quattro chilometri.
Poi si vedrà.

Poi, di solito, arrivo in fondo. O in vetta. In questi anni qualche volta, molto raramente per la verità, mi è capitato poi di rinunciare davvero a metà salita. Con la corsa ancora non è successo, ma sono un neofita, ho appena iniziato: accadrà sicuramente prima o poi.
Capitano quei giorni in cui la demotivazione è davvero pių forte di te e non ce n'è proprio, per quanto fisicamente tu possa essere preparato e in palla. Credo sia una specie di campanello d'allarme, un segnale mandato dal subconscio per avvertirti che non è giornata, che devi lasciar perdere, qualunque sia la ragione dietro. Non è nemmeno importante saperla tutto sommato, è importante invece capire quando fermarsi e riconoscere che certe sfide le fai solo con e per te stesso, che non c'è davvero alcun obbligo né merito particolare nel portarle a termine a tutti i costi, e puoi sempre riprovarci un'altra volta.
Nella corsa e nell'alpinismo c'è dentro anche tutta l'arte della pazienza, tutto sommato la pių difficile da esercitare.

Così, ogni volta, immancabilmente, al ritorno mi chiedo come sia possibile che il giorno prima per qualche ora abbia anche solo pensato di rinunciare, e mi ritrovo a far già progetti per la prossima gara o per la prossima salita.
Corsa o montagna che sia, identico approccio mentale, identico sviluppo, identica conclusione.

Curioso. Mi chiedo se sia un'esperienza comune ad altri.
00.28 del 09 Dicembre 2009 | Commenti (1) 
 
08 Half marathon poker 2009
DIC Running
Nonostante le premesse poco convinte e tre mezze maratone nelle gambe corse in due mesi e mezzo, anche questa volta obiettivo pių che centrato e nuovo record personale in 1h48'09". Sono addirittura quasi ventuno minuti in meno rispetto all'esordio di otto mesi fa alla Stramilano. Posso dire di aver chiuso la stagione 2009 ben oltre le mie aspettative, tanto pių che ad inizio anno ne avevo in programma una sola ed alla fine ho partecipato invece a quattro mezze maratone, portandole tutte a termine e migliorandomi ogni volta.

Percorso molto pių filante del previsto, anche se un po' noioso come immaginavo: ripetere due volte un anello non è un granché, perché al primo giro non puoi fare a meno di pensare che dovrai rifarlo una seconda volta e i cartelli chilometrici doppi sono lì a ricordartelo ad ogni passo. Temperatura perfetta, attorno ai 12º, si è perfino visto un raggio di sole.
Ormai scendere sotto all'ora e quarantacinque non è pių un miraggio e chi lo avrebbe mai detto a inizio anno. Fra l'altro nelle ultime tre settimane non mi sono allenato nemmeno molto, anzi, le ho passate pių che altro a rimettermi a posto dopo la mezza di Riva del Garda, dalla quale ero uscito piuttosto malconcio.
Adesso ci sta un po' riposo e di scarico per tutto dicembre, ché me lo sono meritato. Al massimo qualche lungo lento qua e là, a tempo perso, tanto per tenere il fondo.

Il programma 2010 è pių o meno tracciato. Ché qui si va avanti, è scontato: a quasi due anni ormai da quando ho iniziato è un fatto che la corsa mi abbia preso definitivamente e abbia occupato (quasi) tutto il mio tempo libero, a costo di andarselo a ritagliare di notte. E di conseguenza gli obiettivi si fanno pių ambiziosi e mirati.

Così, il piano prevede il 14 febbraio la partecipazione alla classica Maratonina delle Due Perle, ben nota nel circuito delle mezze maratone, e il 28 marzo il ritorno alla Stramilano, per rifinire la preparazione in vista del primo appuntamento serio: la Milano City Marathon dell'11 aprile, l'esordio in una vera maratona.
Poi si vedrà: è quasi certo che correrò nuovamente la mezza di Monza, e probabilmente, se il calendario fosse favorevole, anche la Milano-Pavia, un'altra grande classica.

Mi piacerebbe anche metter dentro magari un'altra maratona prima di fine anno. Un'occasione potrebbe essere la Berlin Marathon, considerata una delle pių famose al mondo insieme a New York, Londra, Chicago e Boston. Logisticamente sarebbe la pių accessibile, anche perché Londra si corre in aprile come quella di Milano ed è a numero chiuso, ma Berlino è prevista per il 26 settembre che è una data infelice, sia perché cozza contro i miei programmi per Monza e Pavia, sia perché vorrebbe dire prepararsi a fondo durante luglio ed agosto che, come ho sperimentato quest'anno mio malgrado, sono i mesi peggiori per allenarsi, per il caldo e perché con le vacanze di mezzo paradossalmente va a finire che dedico molto meno tempo agli allenamenti. Quest'anno a luglio sono andato solo un paio di volte e ho ripreso davvero la preparazione solo nella seconda metà di agosto, dopo quasi un mese e mezzo di stop.

C'è comunque tempo per pensarci. Ho un intero anno davanti e poi iniziamo a vedere se e come riuscirò a chiudere la maratona di Milano, ché per cominciare devo ancora imparare a misurarmi davvero con i quarantadue chilometri e spiccioli, che non son mica noccioline. Nel caso, poi, penserò al resto del programma.

Mezza Maratona del Mare, Sanremo, 6 dicembre 2009
17.13 del 08 Dicembre 2009 | Commenti (0) 
 
05 Saint Oar
DIC Spostamenti, Running
La vigilia la trascorro qui. Con gli hotel ultimamente non sono particolarmente fortunato a quanto pare, al di là del fatto che in Italia - di default - vada sempre sottratta una stella per allineare la classifica agli standard europei. Questa volta mi tocca una camera singola-vera con letto di conseguenza, che credevo nemmeno esistessero pių, e considerato che le dimensioni complessive della stanza sono pių o meno quelle di una cella di Alcatraz, che l'unica finestra dà su un cortile cieco interno e che sono al quarto piano, be', è assolutamente perfetta per la mia claustrofobia.

La bustina con lo shampino (una) c'è, il microsaponino (uno) anche, e a dire il vero perfino un frigobar dignitoso. Appeso al muro sopra al letto, esattamente all'altezza dei piedi. Speriamo stia lì almeno ancora per un paio di notti.
La doccia non ha il box, solo un'orribile tenda che spero di riuscire a non sfiorare nemmeno, ed è aperta su due lati. Poiché non c'è lo scarico di servizio in mezzo al pavimento del bagno, suppongo che domani nel dopo gara allagherò irrimediabilmente l'intera camera.
Minitavolino di fòrmica bianca, ovviamente senza presa di corrente nelle vicinanze. Pavimento rivestito di finto parquet adesivo, direi. Intonacata di fresco, pare, però. Ma pareti di carta velina, per cui dalla mia stanza, che è la pių prossima alla sala comune con la tv, mi sembra di capire che di là stian guardando i pacchi su RaiUno.

La particolarità vera, però, è che questo hotel si trova in un palazzo normale: nel senso, citofonate, entrate nell'atrio, prendete l'ascensore e salite al quarto piano. Quello dell'hotel. Il resto del palazzo sono appartamenti normali.
Insomma, per certi versi mi sento un po' in Cina, ma a voler ben vedere l'esperienza pių familiare mi sembra quella dell'Ammar Hotel di Al Raqqa.

A due passi, il parcheggio del Casinò. Mi fermo ad osservare le auto parcheggiate. C'è un po' di tutto. Non so perché, mi viene da chiedermi chi siano le persone che le guidano, che volti abbiano. Io sto al gioco d'azzardo pių o meno come un ateo sta ad un predicatore evangelico, così guardo il tipo in giacca e cravatta, la camicia bianca un po' stropicciata, salire sulla sua A6 e scomparire per le strade di Sanremo dopo un inizio di sabato sera trascorso al Casinò, e non capisco.

Di buono, anzi, di ottimo, c'è che sono a venti metri in linea d'aria dalla partenza della gara. Quindi domani sveglia con calma, tanto pių che il via è alle 10.30.

Annoto infine che non sopporto i "tipici" ristoranti della Riviera, sul lungomare, di fronte al porto vecchio, che (pure d'inverno) ti stroncano con la musica latino-americana tipo bandoleri vari. Ma perché porcaccio giuda, perché? Ma che c'entra? Ma a chi piace?
Soprattutto se mi rifilano le trofie al pesto con i fagiolini (vi odio, belìn!), le patate (eddagli, maledetti eretici) e la panna... la PANNA? Ma io vi mando al rogo, dannatissimi blasfemi!

Il resto delle impressioni volanti le lascio ai cinguettii.
23.07 del 05 Dicembre 2009 | Commenti (0) 
 
17 1H:50':52":15
NOV Running
A quanto pare questa volta ci vorrà qualche settimana per avere le foto ufficiali. E a parte ciò, partire con gli altoparlanti che pompano discomusic fine anni '70 ed arrivare fra due ali di folla che batte le mani, con la banda di Riva del Garda che suona gli Abba e My Way di Sinatra a tutto volume, capisci bene che è tutto un altro mondo. E che è un mondo in cui esserci assolutamente.

Il tempo finale è lì sopra (e nell'sms che, con efficienza teutonica, l'organizzazione mi ha inviato venti minuti appena dopo aver tagliato il traguardo) e quel che è certo è che ho abbattuto il mio personale di oltre sei minuti, a soli due mesi dalla Mezza di Monza. Una specie di abisso scavato in poche settimane. Considerate le premesse, è una specie di miracolo del tutto inspiegabile, a meno di non ammettere (e magari è davvero così) che l'aspirina che mi sono preso al mattino a colazione per provare almeno a combattere un po' i dolori ed il freddo umido non abbia davvero un inatteso effetto dopante.
Oppure, anche, di riconoscere che il mio programma di allenamento funziona eccome e che mi sono preparato molto bene. Insomma, perlomeno un pochetto una pacca sulla spalla questa volta me la do da solo, considerato che in questa avventura continuo a navigare completamente a vista ed autonomamente.

Quel che è ancora pių certo è che alla fine non sono soddisfatto, ed anzi, mi rimane un po' di rammarico. Perché se è vero che non stavo affatto bene e che la sera della vigilia l'ho passata a chiedermi se fosse davvero una buona idea correre in quelle condizioni, è anche vero che alla partenza mi sentivo inspiegabilmente carico (aspirina?) e che ho corso i primi 10km alla media per me eccezionale (considerato che dovevo tenere il ritmo di una mezza maratona) di 4'59"/km contro - ad esempio - i 5'22"/km della Mezza di Monza. Ai 15km viaggiavo ancora a 5'02"/km ed ai 18km a 5'05". Mai corso così in precedenza su queste distanze.
Semplicemente, stavo andando come un treno (sul mio riferimento, ovviamente), e stavo andando nonostante dal 12ºkm fossi inspiegabilmente - e per la prima volta da quando corro - completamente in preda ai crampi alle gambe. Non avvertivo pių alcun mal di schiena, non mi dava fastidio l'infiammazione ai muscoli delle cosce, però mi salivano dei crampi micidiali. Al 14º ho pensato davvero di mollare: stavo correndo con le gambe contrattissime, una fatica ìmproba per cercare di non far entrare definitivamente i crampi, ma era proprio dura. Però andavo, andavo veloce, non volevo smettere accidenti! La temperatura era perfetta, c'era perfino un raggio di sole, il percorso era bellissimo.

Ho resistito aiutandomi con un paio di sorsate di integratore preso ai rifornimenti e di carboidrati liquidi, cercando di far circolare un po' di sali, nonostante non avessi né sete né fame - anche questo, incredibile nella mia norma. Poi, al 19ºkm sono crollato defintivamente, di colpo. Sono entrati i crampi su entrambe le gambe e mi hanno fulminato dai piedi fino alle cosce, falciandomi letteralmente. Un disastro! In teoria, quasi impossibile anche camminare. Eppure ho continuato a correre: mancavano solo due chilometri checcavolo, non volevo, non volevo, non volevo assolutamente fermarmi, non con il cronometro che stava segnando quei tempi!
Mi sembrava però di essere completamente fermo a quel punto, ero davvero frustrato. E invece il gps, alla fine, mi dirà che sono riuscito a correre persino quei due chilometri sotto i 6'/km, la media che avevo solo sette mesi fa alla Stramilano e che mi sembrava un miraggio abbattere anche di soli dieci secondi.

Resta comunque il fatto che in quei due chilometri finali mi hanno sorpassato in trecento e ho lasciato quasi cinque minuti per strada. Per questo il rammarico: crampi. Mai successo in due anni di corsa.
Senza quei crampi avrei polverizzato il mio personale e mi sarei avvicinato all'ora e quarantacinque, un tempo che francamente non avrei pensato di poter avvicinare per almeno un bel po' ancora. Di tutto rispetto per un dilettante della mia categoria, soprattutto per uno che si prepara da solo.
Cinque netti al chilometro sulla mezza: be', è evidente che ormai ce li ho ed è altrettanto evidente, a questo punto, che la maratona non è così lontana.

Pòstumi, comunque, che si fanno piuttosto sentire. Se dalla Mezza di Monza e dalle ultime sessioni di allenamento oltre i 20km ero quasi sempre uscito benissimo, questa volta bene non va, affatto. I polpacci sono ancora di ghisa a causa dei crampi, a distanza di trentasei ore; la schiena va male (anche se molto meglio, a questo punto, di come potrebbe essere e dei giorni scorsi - ma sono ancora rigidissimo); i muscoli delle cosce sono completamente contratti da dolori vari e dalle infiammazioni; persino i piedi sono vittima di minicontratture continue, e ogni tanto mi fanno mancare l'equilibrio. Un preoccupante bollettino di guerra, in altri termini. Soprattutto, un bollettino che non ha alcuna spiegazione, se non nelle improvvise premesse dell'ultima settimana, che comunque restano strane e preoccupanti. Domani appuntamento con il fisio e vediamo di fare un po' il punto e di capirci qualcosa.

Note gara: esperienza piacevolissima. La Garda Trentino Half Marathon merita. Percorso bellissimo, sia nella risalita da Riva verso Arco che si infila nelle stradine fra i campi ed alcune belle frazioni, sia nel ritorno verso Riva che percorre interamente la ciclabile lungo il Sarca per poi seguire il lungolago negli ultimi chilometri. Palcoscenico d'eccezione, fra montagne incappucciate di neve ed il Lago di Garda.
Gente, tanta, lungo il percorso, che ìncita tutti, applaude e carica. Tanti, tantissimi stranieri fra i partecipanti (a parte i soliti keniani: ad ogni gara ci sono sempre almeno tre keniani che partecipano e che si piazzano almeno ai primi tre posti - bè, in questa occasione in realtà la sequenza è stata keniano-marocchino-keniano, ma solo perché la terza keniana era una donna): tedeschi e austriaci (ovviamente), francesi, danesi, inglesi, qualcuno dall'est. Organizzazione impeccabile, con vivace kermesse finale a base di musica, polenta, pasta, strudel e vino per tutti.
Insomma, da ripetere il prossimo anno, sicuramente.

Diploma con risultato ufficiale qui.

E adesso appuntamento al 6 dicembre, che c'è da riprovarci.

Partenza e arrivo nel centro storico di Riva del Garda
Il ricco pacco-gara della Garda Trentino Half Marathon
00.34 del 17 Novembre 2009 | Commenti (0) 
 
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