Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


20 Centodieci/49: Rimini (e Riccione, e San Marino)
GIU Centodieci, Spostamenti
Poi, parliamo di Rimini: Rimini è quella roba dove da casa mia al casello di Rimini ci vogliono tre ore, dal casello di Rimini al primo semaforo di Rimini ci vogliono tre ore, dal primo semaforo di Rimini al secondo semaforo di Rimini ci vogliono tre ore, e così via di semaforo in semaforo (di Rimini), solo che da casa mia al casello di Rimini ci sono trecentocinquanta chilometri, dal casello di Rimini ai semafori successivi trecentocinquanta metri.
E adesso non so, parliamo del traffico di Milano, Roma e anche Bangkok.

In un Paese, peraltro, ormai devastato dalle rotonde anche nei posti più imbecilli dell’universo, tipo all’incrocio fra un’autostrada a sei corsie e il passo carraio di un fienile abbandonato dalla crisi agricola del 1860, a Rimini ce n’è solo una:

RN01
RN02

Io a Rimini non ero mai stato. Davvero. Si può non essere mai stati a Rimini (e a Riccione)? Sì, eccomi.
Così è capitato che Leonardo avesse i campionati nazionali di karate a Riccione e quindi via, spedizione sulla riviera romagnola e ci siam fatti campionati (dove il ragazzo, sia detto a titolo di orgoglio paterno, si è portato a casa un argento e un bronzo) e tappa Centodieci a Rimini.
Io, lipperlì, vista l'occasione sarei anche stato preso dalla foga di piazzare bandierine in ognidove attorno, tipo Forlì-Cesena, o Pesaro-Urbino, ma alla fin fine avevamo solo il tempo fra un incontro di kumite e un turno di kata, e Forlì-Cesena, o Pesaro-Urbino, volevan dire prenderne due alla volta, ché se vuoi piazzare la bandierina a Pesaro-Urbino non è che ti basta andare solo a Pesaro, o solo a Urbino. Come quella volta che siamo stati a Massa Carrara, per dire.
Che poi: la menano per anni con l’abolizione delle province, ma intanto Forlì all’improvviso è diventata Forlì-Cesena e Pesaro adesso fa Pesaro-Urbino. D'altra parte quando ho fatto Verbania me ne son toccate tre.
Comunque, insomma no: alla fine siamo stati solo a Rimini (e a Riccione) e la domenica ho portato i ragazzi a San Marino, ché così Leonardo ha piazzato il suo ventesimo Paese (in tre continenti) a soli 11 anni e Carola il tredicesimo (in due continenti) a 8 anni. Talis pater, eccetera.

Dunque, Rimini: io a Rimini non ero mai stato, ché anche da giovine, mentre tutti i miei amici andavano a Rimini, io andavo a Capo Nord in tenda da solo, alle Svalbard in tenda da solo, in Patagonia (d’inverno) in tenda da solo o, nella migliore delle ipotesi, in mezzo al Sahara con una R4 e una sbarra di ferro per smontare gli pneumatici, forgiata dal fabbro di Douz seguendo un disegno che gli avevo scarabocchiato lipperlì su un foglio a quadretti.
Occhei, è vero: sono sempre stato un po’ snob sul tema Rimini, ma dovete prendermi così.
Poi, mica solo Rimini: Rimini e la riviera adriatica intera. Da Lignano Sabbiadoro fino a Francavilla al mare, il concetto di riviera adriatica come l'orrore del colonnello Kurtz.
Così, immaginatemi a cinquant'anni inscatolato in coda per la prima volta a un semaforo di Rimini, sotto la pioggia, il venerdì sera di un weekend di primavera, uno dei primi weekend in cui l’universo intero si muove per andare a Rimini.

E invece. Mi è piaciuta Rimini. Vedi a esser prevenuti. Oddio: mi è piaciuta perché non c'era un cane, nemmeno gli ombrelloni, è stata una bella giornata, ho fatto delle belle foto, abbiamo camminato tanto sulla spiaggia deserta, il mare era una tavola e perfino trasparente, c'erano molte conchiglie ed è stata una giornata di gran serenità e pace.
Costa un tubo, poi, Rimini. Almeno, a maggio, ché ad agosto non so.
Rimini ad agosto, colonnello Kurtz.
Non mi convincerete mai del contrario.
E comunque mai più a Rimini. Al massimo Forlì-Cesena.

Rimini01
Il Duomo di Rimini
Rimini02
Rimini03
Rimini04
Rimini
Rimini05
Riccione
SanMarino01
SanMarino02
San Marino
TAG: Rimini, Riccione, San Marino
08.38 del 20 Giugno 2015 | Commenti (0) 
 
16 Coetanei
GIU Spostamenti, Segnalazioni, Viaggi fra le note
Ah, ma vi ho detto che fra pochi giorni sono a Londra per il concerto di addio degli Who, ad Hyde Park, in occasione del loro cinquantesimo anniversario? Che poi, guarda un po', cade nell'anno del mio cinquantesimo.
Cioè, una delle mie band mito che chiude cinquant'anni di carriera nell'anno dei miei cinquant'anni, con un concerto in centro a Londra. Non so se mi spiego.
Fra l'altro torno a Londra a distanza di trentuno anni dalla mia prima volta. Era ora di un bel refresh, no?

E niente, devo forse dirvi come mi sento con il countdown a -10?
See you there, stay tuned.

TheWho
TAG: The Who, British Summer Time, Londra, Hyde Park
17.24 del 16 Giugno 2015 | Commenti (0) 
 
16 Centodieci/48: Bolzano (e Stelvio, e Gavia, e Solda, eccetera)
GIU Centodieci, Spostamenti
Per la verità il giro Centodieci a Bolzano l’ho fatto ormai un anno fa, giusto il primo weekend di giugno, epperò il post mi è rimasto fermo fra le dita per tutti questi mesi.
È che a Bolzano in realtà son stato mille e una volta in vita mia, non è che l'occasione in sé fosse una novità. È che quel weekend ero partito coi ragazzi per fare altro: un giro al Gavia e allo Stelvio, e una visita a Juval e ai Messner Mountain Museum, sulle tracce del mio eroe e icona di gioventù.

È che volevo poi scrivere un post su altro, tipo che per una vita ho sempre sognato di ritirarmi, prima o poi, a far vita da eremita in una qualche valle di montagna: una vecchia casa walser da ristrutturare in alta Valsesia, o in fondo alla Valle Anzasca, ai piedi del mio Monte Rosa, o nei prati di Grindelwald, sotto l’Eigerwand, o una baita immersa nel Parco del Gran Paradiso; o al limite, proprio al limite, ad Andalo, nei luoghi della mia infanzia, all’ombra del Campanile Basso.
L’Alto Adige no, non lo avevo mai preso in considerazione. Non che non lo abbia frequentato, tanto da ragazzo, poi di nuovo da adulto, e pur tuttavia in qualche modo mi è sempre rimasto estraneo, sebbene abbia dato i natali alla maggior parte dei miei miti di giovane alpinista.

E nulla, scendendo dallo Stelvio sul versante di Trafoi, dove non transitavo da più o meno quarant'anni, e risalendo poi verso Solda per visitare il primo dei Messner Mountain Museum, lì sotto ai ghiacciai dell’Ortles all'improvviso ho trovato il luogo della mia vita. Così, trasportato quasi dal caso.
Perché io, dell'Ortles, non conosco e non conoscevo quasi nulla. In quella zona qualche anno fa avevo salito il Gran Zebrù e il Cevedale, due montagne meravigliose, peraltro due fra le ultime salite della mia carriera alpinistica, ed era quella la prima volta che mi cimentavo con le vette del gruppo e che mi ritrovavo l'Ortles davanti.
Che strano non aver mai preso in considerazione l'Ortles. Dev'essere stato per quella sfiga che lo accompagna, quel centinaio di metri che lo separano da quota quattromila, il limite del collezionista, la soglia al di sotto della quale non vale(va) la pena sprecar gambe e polmoni per piantare la mia piccozza su una cima. Quella stessa ragione per cui sali lo Shisha Pangma, ma non il Gyachung Kang .

Così, sono arrivato a Solda. Ho visitato il museo di Messner e ho visto la tuta con cui ha salito il Nanga Parbat nella solitaria del 1978, quella stessa tuta che indossava nell'autoscatto sulla cima, la foto di copertina del suo libro più bello, il primo dei suoi che abbia letto, molti anni fa, grazie al quale ho iniziato ad avvicinarmi all'alta quota, a sognare l'Himalaya e a studiare, da allora, tutto quello che c'è da sapere sull'aria sottile, sulla storia dell'alpinismo, sugli uomini e le montagne più alte del pianeta, fino a farne ben più che un hobby, una vera ossessione, il sogno di una vita, l'invariabile risposta alla domanda di ogni colloquio di lavoro: "Come si vede fra dieci anni?". In cima all'Everest.

Sono arrivato a Solda e ho pensato che era esattamente lì che volevo andare a vivere e ritirarmi, che quello era il mio luogo, che avevo trovato le mie radici ai piedi dell'unico ghiacciaio, sulle Alpi, che non avevo mai preso in considerazione.
Che lì ero a casa.
Tu guarda a volte, il caso.

Bozen03
Il Gruppo dell'Adamello, salendo al Gavia da Ponte di Legno
Bozen04
Il Passo di Gavia, a 2.621m
Bozen05
Salendo al Passo dello Stelvio (2.758m) da Bormio
Bozen06
Il versante di Trafoi del Passo dello Stelvio
Bozen07
Solda (BZ), sede del Messner Mountain Museum "Ortles"
Bozen08
Bozen09
Castel Juval, casa di Messner e sede del primo Messner Mountain Museum
Bozen10
La tuta con cui Messner ha salito il Nanga Parbat in solitaria nel 1978

Poi nulla, abbiamo dormito in una Trafoi praticamente deserta, ché ancora non era stagione, e il giorno dopo siamo stati a Castel Juval, a casa Messner. Lo abbiamo pure incrociato, Reinhold.
Capirai, per me è stato un po' come andare alla Mecca e imbattermi in Maometto.

A Bolzano abbiamo fatto sosta sulla via del ritorno per farci un gelato e, tanto che c'eravamo, per onorare la quarantottesima tappa del Centodieci, visitando anche Castel Firmiano e il museo archeologico dell'Alto Adige, dove è conservata la mummia di Ötzi. Che si sa, son cose che ai ragazzi piacciono e poi le raccontano ai compagni di scuola.
E che devo aggiungere di Bolzano? D'estate è sempre maledettamente calda, è meno trentina (e meno accogliente) di Trento e meno altoatesina (e meno accogliente) di Innsbruck.
Bolzano per me è sempre stata un po' la Bologna alpina, un crocevia di transito per altri luoghi miei. Dev'essere che da bambino, ogni estate, si partiva da Andalo per venir qui a comprare il loden, ché ai miei piaceva vestirmi con il loden (e i pantaloni tirolesi), ed io da allora non ho mai più messo un cappotto in vita mia (men che meno pantaloni tirolesi con le stelle alpine e le bretelle), giuro. Io i cappotti proprio li odio, figurati quelli verde oliva. Ho sempre attribuito questo fatto al trauma infantile del loden verde coi bottoni di legno.

Va detto che a Bolzano, comunque, fanno sempre ottimi gelati. Anche se la gelateria di quegli anni, quella che mi impilava sul cono le palline una sopra all'altra, quella gelateria non l'ho mai più ritrovata.

Bozen01
Bolzano, il centro
Bozen02
Il duomo di Bolzano
Bozen11
Castel Firmiano, Bolzano, sede di uno dei Messner Mountain Museum
TAG: bolzano, alto adige, gavia, stelvio, solda, juval, messner
16.34 del 16 Giugno 2015 | Commenti (0) 
 
05 A daytrip to #EXPO
GIU Fotoblog, Diario, Spostamenti
Lunedì abbiamo fatto un (primo?) salto all'Expo, così, senza averlo programmato, né con particolari aspettative. Qualcosa del tipo "visto che è qua, andiamo a dare un'occhiata."
Sintesi: un giro merita sicuramente, quasi certamente un secondo e fors'anche un terzo, si vedrà. Non fosse altro perché c'è un miliardo di persone, i padiglioni sono settordicimila e agli ingressi di quelli che dicono essere davvero interessanti (Brasile, Corea, Giappone, Cina, Emirati, per citarne alcuni) le code sono pressoché infinite. Lunedì scorso, nella fattispecie, anche in pieno sole, con una temperatura che, nel caso degli Emirates perlomeno, era perfettamente adeguata al contesto.

Insomma, vista la situazione, a questo giro abbiamo optato per una sorta di panoramica generale, adottando la tradizionale strategia di viaggio che mi accompagna da qualche tempo a questa parte: small, quick and dirty. In altre parole, tanti stand, tutti insignificanti, perlopiù di Paesi a interesse (per il pubblico in generale) zero. Così ci siamo fatti Sudan, Rwanda, Brunei, la Santa Sede (dove ci hanno dato l'immaginetta del Papa), Angola, Bielorussia, Bahrein, Burundi, Guinea, Costa d'Avorio, Etiopia, presi a caso fra quelli che ricordo.
Dice: ma cosa c'è nello stand del Sudan, che in Sudan non c'è nulla? Nulla, appunto. Mi perdoni il Sudan per essere stato preso ad esempio per questa battuta infelice.
Ci siamo concessi solo i quindici minuti di coda necessari per entrare al padiglione del Kuwait (interessante), dove peraltro ci siamo poi fermati a cena.

Ecco, se ve lo chiedete, mangiare all'Expo non è un problema (anche perché è dedicata al cibo, quindi capirai), ma se non volete fare le code per gli assaggini etnici gratuiti potete pagare una pizza come a Tubuai (ultimamente mi sono un po' fissato con Tubuai e con le Falkland, deducetene quel che volete).
La cena al ristorante kuwaitiano, ottima, accompagnata da acqua liscia e tè alla menta, è costata come andarci, in Kuwait.

Poi, com'è l'Expo? È una specie di chilometro di container colorati molto etnici e architetture interessanti, alcune assai belle e scenografiche. Nei padiglioni ci sono perlopiù molti schermi televisivi e distributori di bibite. Si possono comprare i souvenir come negli aeroporti, mangiare - appunto - tanto e variegato e camminare parecchio. Ma parecchio, proprio.
La cosa più divertente è darsi appuntamento con gli amici. Tipo, noi siamo in Germania, voi dove siete? Noi adesso siamo in Zimbabwe, facciamo un salto in Russia, e ci possiamo poi incontrare a Kiribati.
All'Expo Kiribati e Nauru possono per caso confinare con la Germania, il che volendo si presta a giochi divertenti.
Ho caricato in archivio una carrellata di fotografie, se volete farvi un'idea. Qui, giusto un anticipo.

Noi comunque ci torneremo. Con lo zainetto per i panini al salame e due birre.

Expo01
Expo02
Padiglione del Bahrein
Expo03
Padiglione dell'Angola
Expo04
Expo05
Padiglione della Bielorussia
Expo06
Expo07
Expo08
Padiglione della Polonia
Expo09
Expo10
Expo11
Padiglione del Kuwait
Expo12
Expo13
L'albero della vita
TAG: milano, expo, Expo 2015
12.58 del 05 Giugno 2015 | Commenti (0) 
 
29 Pause and rewind
MAG Spostamenti, Progetti
Con la pubblicazione del filmato girato in Islanda ho infine completato il caricamento della scheda completa di viaggio e archiviato in via definitiva su Orizzontintorno questa straordinaria esperienza.

Per un po', adesso, niente in programma: una rapida puntata a Londra verso fine giugno per il concerto di addio degli Who ad Hyde Park, in occasione del loro cinquantesimo anniversario, poi un'estate quasi sicuramente divisa fra il ritorno nel nostro eremo in Valnontey dopo due anni di assenza e il consueto buen retiro elbano, questa volta per almeno un paio di settimane filate. Le disavventure automobilistiche islandesi (e non solo) hanno un po' minato il budget che era stato stanziato per il classico viaggio estivo e dunque abbiamo ripiegato su tranquillità e serenità nei nostri rifugi più intimi.

Questo non vuol dire che in pentola non stia cucinando nulla, anzi. Solo, sto prendendo un po' di tempo. E approfittandone per riprendere un po' il Centodieci, che da un annetto in qua sta un po' latitando.


TAG: islanda
18.38 del 29 Maggio 2015 | Commenti (0) 
 
23 Þeir gætu líka verið Tittlingur
MAR Travel Log: Islanda, Spostamenti
"Allora facciamo un viaggio tranquillo. Prendiamo la macchina e giriamo la Bretagna una settimana, senza fare i soliti viaggi tirati fini al collo. Certo che una settimana... ci starebbe la Transilvania passando da Belgrado. Ah, ma tu hai dieci giorni: potremmo andare in Argentina e vedere le cascate di Iguaçu. Certo che a Pasqua Miami sarebbe perfetta. Belìn, duemilaseicento euro di iniettori, dobbiamo risparmiare.
Si vive una volta sola: ti porto in Islanda.
"

D'inverno (quasi), naturalmente.
Probabilmente ormai al limite per le aurore boreali.
Sicuramente troppo presto per i puffin (bastardi) (un'altra volta).
La scorsa settimana c'è stato un uragano con venti oltre duecento chilometri orari.
Il vulcano salcazzo ha smesso di eruttare, pare.
Dicono che parlano il norreno.
Abbiamo noleggiato una 4x4, di nuovo. Potrebbe tornarci utile.

E niente, si parte il 2 aprile e si va a finire l'Europa. Il piano è questo qua sotto, ma mica lo so se riusciamo davvero a completarlo.
Stay tuned.

icelandtrip
TAG: islanda
00.24 del 23 Marzo 2015 | Commenti (1) 
 
08 Vienna [22-25 gennaio]
FEB Spostamenti
Quindi sono stato a Vienna, ché da un paio d'anni in qua, dopo la scorribanda nei Balcani, andavo dicendo che Vienna era l'ultima capitale europea che mi mancava all'appello, ché da Vienna ero sì transitato in macchina, in treno, negli ultimi anni anche diverse volte in aereo, ma in città non ero mai davvero stato, sebbene in Austria mille e una volta qua e là, in passato anche per lavoro, per dire, ma a Vienna no, a Vienna la bandierina non l'avevo ancora piantata.

Che poi non è proprio vero che Vienna fosse l'ultima capitale europea che mi mancava, dài, diciamo la verità: continuano tutt'ora a mancarmi Reykjavík e l'Islanda tutta, e se volessimo davvero andare a fondo, a voler proprio fare i puntacazzisti, ché se davvero parliamo di collezionismo non è che possiamo essere approssimativi, insomma, a ben guardare mi manca anche L'Aia, ché ad Amsterdam son stato anche più di una volta, ma mica vale cari miei, mica è la capitale.
E poi, per dirla tutta, sono davvero sicuro sicuro sicuro di essere stato a Berna? Perché a me pare di esserci passato in treno anni fa, ma posso forse sostenere di esserci proprio stato? Ché non è che se son stato praticamente in qualunque altra città svizzera mappata sulla carta geografica e abbia scalato almeno metà dei quattromila alpini elvetici e sciato sulle nevi svizzere per anni e anni, allora io possa davvero far finta di essere certo di essere stato anche a Berna.

Fatto sta che un viaggio a L'Aia, d'inverno per di più, lei non aveva alcuna intenzione di regalarmelo, chissà poi perché. Dice che L'Aia sono affari miei. Berna, poi, ça va sans dire.
Così, per i cinquant’anni mi ha regalato un viaggio a Vienna: ho il sospetto che dipenda dal fatto che non abbia alcuna fiducia nel fatto che prima o poi io riesca davvero a vincere il Drawing e del resto ci provo da almeno dieci anni senza alcuna speranza, ma va anche detto che se vincessi il Drawing un viaggio a Vienna ci costerebbe come una settimana a Papeete. Così intanto andiamo a Vienna il 22 gennaio, che costa sicuramente meno e soprattutto non c’è un turista in giro, nevica e ci divertiamo di più.
Soprattutto se la mattina riusciamo a svegliarci prima di mezzogiorno, considerando che alle quattro fa buio e i musei chiudono alle cinque.

Quindi, Vienna.
Ora, tutti dire quanto è stupenda Vienna, ma come non sei mai stato a Vienna, ma devi assolutamente andare a Vienna, ma che aspetti ad andare a Vienna.
Per carità, Vienna è sicuramente molto piacevole, il centro città è piuttosto godibile anche se piove, la ruota panoramica da soli col vento a trentagradisottozero - ah no, quella è la Prospettiva Nevsky di Battiato - fa molto turisti a Vienna e ci siamo divertiti molto, la Sacher da Demel costa meno di un Crodino a Piazzale Loreto ed è davvero molto buona, l’iPhone 6 lo avrei anche pagato 200 euro in meno, solo che non lo avevano, il tesoro degli Asburgo dove cazzo lo hanno messo, ché noi abbiamo visto delle gran stoviglie barocche francamente un pochetto pesanti, un paio di corone e qualche pietra interessante qua e là, tutto bello eh, per carità, ma gli smeraldi del Topkapi, giusto per pescare a caso, ecco, sono un attimo un’altra roba, e il caratteristico odore di sterco in Michaelerplatz, certo, e la principessa Sissi, e Francesco Giuseppe che era molto innamorato, e insomma, tutto ok.
Ma alla fine, Vienna: parliamone.

Però, poi, l’ultima sera abbiamo visto la Wiener all’Orangerie dello Schloss Schönbrunn, abbiamo speso un patrimonio, eravamo in prima fila nei posti VIP e ci hanno anche suonato An der schönen blauen Donau, il Danubio Blu se siete ignoranti, e la Marcia di Radetzsky, e gli americani e i giapponesi battevano le mani a tempo come fanno in tv al concerto di Capodanno, solo che in realtà non era la Wiener, non erano in centoventi, non c’era nemmeno l’oboe, per dire, né il triangolo, e invece di Zubin Mehta non c’era nessuno, perché un direttore ‘sti poracci non ce l’avevano, ché in realtà erano un ensemble, un sestetto di sfigati, tre violini, un violoncello, un pianoforte, un clarinetto, la Wiener un tubo insomma, era la Schloss Schönbrunn Orchester Vienna, solo che nemmeno l'orchester al completo c'era, perché era sabato e il sabato c’è solo l’ensemble, l'orchester al completo suona il giovedì, tipo, e anche se noi abbiamo pagato come fosse al completo e credevamo fosse la Wiener, perché ce l’han venduta così, insieme alla gazzosa nei flute, niente, sei erano e sei son rimasti, il tempo lo dava la pianista e immaginatevi la Marcia di Radetzsky eseguita da un sestetto di sfigati, in una sala illuminata al neon, con gli americani e i giapponesi che battono le mani e le due coppie di cinquantenni di Carate Brianza davanti a voi che commentano da intellettuali. No va', non immaginate nulla, lasciate perdere.
Noi comunque ci siamo commossi molto, abbiamo giurato di non raccontarlo mai a nessuno e poi niente, siamo usciti e Totò ci ha venduto la ruota panoramica.

Quindi Vienna ci è piaciuta molto e ci siamo molto divertiti, e quel caffè viennese davvero viennese dove i turisti non ci sono e che a noi è piaciuto tanto, e fanno il conto con la matita sul taccuino a quadretti e si può leggere il giornale in viennese e mangiare lo strudel e i würstel viennesi (qualcuno sa esattamente come si scrive würstel?), lo conosciamo solo noi e ci teniamo il segreto, però la prossima volta facciamo quel weekend a Papeete che costa meno e suonano i bonghi.

Comunque volevo dire che secondo me L'Aia è sottovalutata.

Nota a margine: darsi appuntamento negli aeroporti in giro per il mondo arrivando con voli diversi e salutarsi poi negli aeroporti in giro per il mondo ripartendo con voli diversi a me pare molto trendy, a lei non piace un cazzo.

Vienna01
Hofburg, Michaelerplatz, Vienna
Vienna02
Schloss Schönbrunn, Vienna
Vienna03
Il Danubio dalla Donauinsel, Vienna
Vienna04
Hundertwasserhaus, Vienna
Vienna05
Vienna06
Vienna07
La ruota panoramica del Prater, Vienna
Vienna08
Stephansdom, Vienna

Nota logistica: abbiamo dormito qui. Eccellente.
TAG: vienna, Schloss Schönbrunn orchester
12.51 del 08 Febbraio 2015 | Commenti (1) 
 
22 On air
GEN Spostamenti, Diario
Quindi sono a Malpensa e sto per imbarcarmi sul primo volo dell'anno, destinazione Vienna: una boccata d'ossigeno per qualche giorno, ché questo inizio non è stato un granché, affatto.

Ieri ho compiuto cinquant'anni. Pensavo da giorni di scrivere qualcosa, ché secondo me andrebbe scritto qualcosa quando si compiono cinquant'anni, ma poi un po' che ero stanco, un po' che in realtà non avevo nulla di particolare da scrivere, un po' che son state giornate davvero pessime, le ultime, e insomma, nulla. Sono uscito dall'ufficio, tardi come al solito, me ne sono andato a trovare mia mamma, a farmi un piatto di pasta con lei e una bottiglia di spumante lèttone, ché secondo me uno spumante lèttone è un po' quel che ci vuole quando compi cinquant'anni.
Lei ed io soli, insomma. Evento non consueto, ma proprio per questo significativo, direi.

Anche il primo dell'anno volevo scrivere qualcosa, ma niente. Alla fine rimane tutto lì. Per esempio: ho fermi un paio di post da mesi e mesi, una tappa "110" a Bolzano che risale alla scorsa primavera e alcune riflessioni a seguito di un ritorno, dopo tanti anni, in una certa zona dell'Alto Adige, ma stan lì, nella mia testa, non riesco nemmeno ad abbozzarli.
Un mesetto fa avevo poi scritto un lungo post sulla prima volta che ho sognato papà, ma l'ho cancellato per sbaglio e dunque amen: andato anche quello.

Ho qualche altro volo prenotato nei prossimi mesi, niente di che per il momento, e qualche volo che invece non sono riuscito a prenotare e a cui tenevo parecchio. Pazienza, l'importante è avere sempre un volo prenotato davanti a me, quelli che non ho saran per la prossima volta.

Quando, poi, non so. Dal 2 febbraio cambierà tutto. Il 2 febbraio talvolta cambia tutto e ci sono almeno un paio di antecedenti correlati che non lasciano presagire nulla di buono nemmeno questa volta. Ma ho scelto io, come al solito, quindi inutile starci a pensare, ora.
Poi ci son quelli che ti dicono che non cambia proprio nulla e quelli che ti dicono che hai fatto bene: praticamente tutti, per la verità.
Non è vero: non ho affatto fatto bene. Ho solo fatto quello che andava fatto, come qualche altra volta mi è capitato nella vita. Son quasi sempre state le peggio bélinate. Del resto mio padre è stata l'ultima cosa che mi ha detto, prima di andarsene. Non esattamente che fosse una bélinata, no, ma più o meno.

Il cinquantesimo compleanno, poi, ha riportato inevitabilmente in vita fantasmi che si sono materializzati dal passato. Come dicono altrove, tornano sempre tutti prima o poi. Tutti. Io, la gente, boh, non so.
Non c'eravate a quarantanove, a quarantotto, a quarantasette. Non c'eravate, per dire, quando avevo bisogno che ci foste, chessò, a quarantatré, sei mesi, tre giorni e due ore. Che cambia che ci siate quando faccio cinquanta?
Io no, non torno mai.

Quindi sono su questo aereo che sta per decollare per Vienna e, come nei migliori luoghi comuni, in diffusione passa il Danubio blu. La gente è così prevedibile. Quel che vuole la gente, soprattutto, è così prevedibile e spesso misero.
Non c'è molta gente che vola a Vienna questa sera. La mia vicina di posto gioca a candy crush. Io, per esempio, non ho mai giocato a candy crush.
Mi piace questa cosa che ci diamo appuntamento e ci incontriamo negli aeroporti, io e lei.
Stasera ci incontriamo a Vienna.

E dunque in volo, ora. In volo, anche quest'anno, di nuovo, come sempre. Volo con Billy Joel, come quando passeggiavo per Warszawa sotto la neve.
Andiamo a farci un giro di walzer, dài.
E buon compleanno, Carlo. Non essere preoccupato. In qualche modo farai, come hai sempre fatto. Mille voli ancora e take care.

Wien1
Wien2
TAG: Vienna, compleanni
20.20 del 22 Gennaio 2015 | Commenti (1) 
 
15 E anche in Bocconi, peraltro
MAR Spostamenti
Comunque nel giro di sei mesi sono stato al CERN, all'MIT e ad Harvard. Sono un groupie della scienza.
TAG: Zingarate
18.16 del 15 Marzo 2014 | Commenti (1) 
 
12 Shots from the sky
MAR Travel Log: Boston e Bermuda, Spostamenti
Voliamo sulla banchisa al largo di Terranova, verso la Nuova Scozia, a dodicimila metri di quota. Ci siamo lasciati alle spalle la Groenlandia e il mare del Labrador, e siamo inseguiti dalla notte che arriva da oriente e viaggia più veloce di noi: sono più di sette ore che ci sta inseguendo, presto ci raggiungerà, certamente prima dell'atterraggio a Boston Logan.

E dunque ho riattraversato l'oceano, questo oceano: se ho contato giusto è la mia ottava trasvolata atlantica. Mi è più familiare viaggiare verso est: dovrei iniziare a venire più spesso a occidente, a farmi inseguire dalla notte, invece di anticiparla come al solito.

Ho volato su tanti deserti e su steppe infinite, e ho trasvolato il Pacifico da una parte all'altra, ma la banchisa, la banchisa, la banchisa accidenti. Le rotte polari sono magiche. L'ho toccata la banchisa, l'ho vista altre volte, l'ho navigata, ma vederla dall'alto è indescrivibile e poi questa banchisa conduce al passaggio a nord ovest e ai miei sogni più remoti. Io la conosco.

E poi, il Golfo di San Lorenzo, terreno familiare. Ero laggiù a terra diciotto anni fa, più o meno di questa stagione, forse era inizio aprile, a Quebec City c'era ancora tantissima neve. Ricordo un arrivo di sera tardi, proveniente da Chicago via Montreal, aerei sempre più piccoli.

Non sto bene. Il mal di gola con cui sono partito è aumentato e adesso si sta pure sfogando il raffreddore e mi è venuto mal di testa. Forse ho qualche linea di febbre. D'altra parte ho preso solo un Tachifludec a casa questa mattina prima di uscire e finché non sarò in albergo, fra... tre ore, forse, ancora?... Comunque, finché non sarò in albergo non potrò prendere nulla.

La classe Magnifica di Alitalia se la gioca con la first class di Korean: non ho mai viaggiato così comodo. La poltrona singola è in realtà un salottino privato dotato di ogni confort, si trasforma in un letto vero, ha pure delle funzioni per massaggiare il corpo. Lo schermo della televisione è grande, la disponibilità di film e di intrattenimento ottima.
La carta dei vini e il menù sono ottimi, ho mangiato davvero bene.

In cuffia David Crosby mi canta l'America e, non fosse per l'influenza, sarebbe tutto perfetto.
Sono di nuovo in volo sul mondo, sono di nuovo a casa.
America arrivo.

Banchisa
La banchisa al largo di Terranova, da 40.000 piedi di quota.
TAG: Terranova, banchisa, oceano atlantico
17.56 del 12 Marzo 2014 | Commenti (0) 
 
<< Pagina precedente Pagina successiva >>


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2018 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo