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Ultimamente ho a che fare con i laghi. Cioè, vivendoci vicino, ho spesso a che fare con i laghi, ma curiosamente da qualche settimana è come se l'acqua fosse onnipresente attorno a me.
Ho iniziato l'anno sulle rive del lago Maggiore, due giorni dopo costeggiavo il lago di Como viaggiando verso Valdidentro e, ancora, qualche giorno dopo dormivo sulle rive del Garda.
E poi, sul Garda passo adesso quasi un terzo del mio tempo e ancora un paio di settimane fa pranzavo nuovamente sulle rive del lago di Como.
Insomma, pare essere un anno di laghi. Verrebbe quasi da fare un salto sul lago d'Iseo, giusto per arrotondare.
Il lago di Como dal molo di Bellano, guardando a nord verso la Valchiavenna |
Il lago di Garda da Torbole |
La foce del Sarca a Torbole, il Lago di Garda e l'ingresso della Valle del Sarca |
Sul Garda, o per meglio dire all'imbocco della Valle della Sarca, un po' alla volta sto marcando il territorio, e son luoghi davvero belli. Dormo a Riva, lavoro ad Arco, pranzo a Torbole. Chiusa l'era euro-piemontese sembro sulla via di inaugurarne una tridentina, un po' meno euro, un po' più global forse, ma comunque con base sul vertice settentrionale del Benaco.
Queste settimane, quassù, è il deserto dei tartari. Non c'è nessuno. Le orde di turisti tedeschi devono ancora arrivare; negozi, esercizi commerciali, hotel, ristoranti, pub e locali son tutti chiusi, con rarissime eccezioni utili al soccorso dei pochi naufraghi come me. Camminando di sera per il centro storico di Riva i passi rimbombano fra le strade e l'unico rumore percepibile è quello delle acque del lago che si infrangono piano contro i moli. Non ci sono auto in giro. L'hotel è quasi tutto per me e al mattino può capitare di far colazione da soli nella sala ristorante. Le spiagge sono inesorabilmente deserte.
Fra due mesi tutto questo mi mancherà e gli stessi posti saranno totalmente irriconoscibili, travolti da una sterminata folla cosmpolita e inarrestabile che andrà a permeare tutto questo spazio attorno che, ora, è solo mio.
L'ho già scritto: un po' il cuore, qui, lo avevo già lasciato un annetto e mezzo fa, quand'ero venuto per correre la mezza maratona del Garda. Non posso fare a meno di pensarci oggi, ogni volta che sbarco a Riva e vedo qualcuno correre sul lungolago, di giorno e di sera. E' un posto meraviglioso, questo, per correre.
Tramonto sulla foce del Sarca |
E non posso fare a meno di tormentarmi, ora ancor più degli ultimi mesi, per capire come fare, dove andare a caccia per ritrovare quella motivazione che mi aveva trascinato per oltre due anni, fino a quasi un anno fa, che mi aveva permesso partendo da uno zero totale di arrivare a correre la maratona e di partecipare con regolarità alle gare sulla mezza distanza con tempi sempre più interessanti.
Quella spinta e quell'ostinazione grazie alle quali ero arrivato a correre i dieci chilometri in quarantasette minuti e la mezza in un'ora e tre quarti: tempi non straordinari, certo, ma sicuramente gratificanti per uno come me, che avevo costruito tutto da solo, iniziando dal nulla, solo allenandomi con regolarità e costanza, senza mollare mai...
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| TAG: lago di garda, lago di como, lario, arco, bellano, riva del garda, torbole, running |
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Sto collezionando le testate dei letti del Parc Hotel Flora di Riva del Garda. Ho già tre doppioni su sei soggiorni.
(Post soggetto ad aggiornamento) |
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| TAG: alberghi |
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Trascorrere la nottata sotto ai piumoni tirolesi, svegliarsi alle otto invece che alle sei per andare al lavoro, aprire le finestre e, invece della nebbia, vedere questo:
Poi uscire, farsi avvolgere dall'aria frizzante che scende dalle montagne e scivola sulla superficie immobile del lago, parcheggiare davanti al porticciolo, attraversare i vicoli completamente deserti del centro, entrare in un bar e farsi un caffè. |
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| TAG: riva del garda |
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Aver l'ufficio sopra alle baie di carico e scarico mi ricorda Arlon. Quante notti passate in Ardenne fra i TIR in coda alle baie, e bancali, e muletti che corrono, e camionisti che dormono nell'attesa, fumano, scambian due parole, e sono ormai più di quattro anni, a pensarci. Mi pare una vita e in qualche modo lo è.
Così le finestre della scrivania alla quale son seduto ora si affacciano ancora sulle baie, ma sono al di qua delle Alpi adesso, ho montagne attorno, e cime innevate, e vertiginose e leggendarie pareti concave che strapiombano sulle acque del lago, e la luce, a tratti, sembra proprio quella delle Ardenne.
Arco, invece.
Di sera sto a Riva. Da Arco è distante solo un paio di chilometri, per non dire che son proprio attaccate, ed è strano essere a Riva d'inverno, perché non c'è un'anima in giro che sia una, le luci son tutte spente, negozi, alberghi, ristoranti, locali, son tutti chiusi, e persino le finestre dei palazzi son buie quasi ovunque.
Ed è proprio così che amo questo posto: buio, vuoto e spento. Silenzioso. Così silenzioso che alle dieci di sera, rientrando a piedi in albergo - uno dei due o tre soli rimasti aperti per la stagione invernale - ascolto l'eco dei miei passi rimbombare per le vie e le piazze di Riva, e sono solo, completamente solo, irrimediabilmente ed inesorabilmente solo a camminare sul lungolago. Io e quelle due anatre che, anche a quest'ora, han qualcosa da starnazzare.
Poi il rumore sordo delle onde contro il molo e null'altro attorno. Lo amo così questo posto.
E mi fa impressione pensare a poco più di un anno fa, quando proprio qui corsi una delle mie mezze più belle, e la gran folla che c'era lungo il percorso, e qui in piazza alla partenza, questa stessa piazza che adesso attraverso nel silenzio assoluto invernale. Mi vedo come fosse ieri corricchiare al mattino presto sulla riva, per scaldarmi, ai margini della piazza, mentre l'area della partenza va via via affollandosi di concorrenti, ed io aspetto ancora un po' ad entrare in griglia, ché voglio concentrarmi e riscaldarmi ancora un po'.
Sono ancora qui. E tornerò anche a scrivere del correre, presto, ma non ora.
Del resto, nella camera del mio primo albergo, guarda un po', dormo sotto a questo:
Non è male il Parc Hotel Flora, come non può essere male essere gli unici ospiti ed avere a disposizione per se stessi un intero (bell')albergo a quattro stelle, in una località di villeggiatura, sulla riva del lago, circondati da montagne innevate.
Il secondo giro l'ho fatto al Luise, che per certi versi è meglio. E' un po' più centrale e c'è pure il wifi gratuito, ma le camere, pur belle come quelle del Parc Hotel Flora, son più piccole, la tv non va al di là di teleberlusconi e ZDF, è un po' più frequentato (ho contato almeno altri tre ospiti) - dunque un po' troppo affollato per i miei gusti, perlomeno stonato col resto del panorama attorno. Insomma, mi sa che la prossima settimana torno al Flora.
Fra tre mesi qui cambierà tutto, all'improvviso. Dovessi esserci ancora, credo mi piacerà altrettanto. Quel che è certo, se faccio una rapida carrellata, direi ad occhio che questo sia il posto più bello dove abbia lavorato in più di vent'anni di carriera.
E poi io amo avere le finestre dell'ufficio che si affacciano sulle baie. Mettici pure le montagne innevate attorno.
Buon compleanno, C. |
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| TAG: arco di trento, riva del garda |
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Mi trovo ad Arco di Trento, bloccato in mezzo ad una rotonda da un gregge di pecore piuttosto consistente. E fin qui.
Il punto è che una pecora sta insistentemente cercando di suicidarsi sotto alla mia auto, mentre il caprone sta prendendo a cornate decise la fiancata dell'Audi in coda davanti a me.
Nel tentativo di distrarmi, constato che è una giornata bellissima, il lago di Garda è uno specchio, le pareti di Torbole fan sempre paura e le montagne attorno son tutte imbiancate. |
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| TAG: arco di trento |
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Direi che nonostante i meno dieci di media anche questo inizio d'anno ce la siamo cavata egregiamente, con tanto di nuova stelletta d'argento per Leonardo che, sette anni fra un paio di giorni, ormai fa l'occhio ai pali e alla fresca con una certa eleganza, ed un clamoroso esordio di Carola, tre emmezzo, che al suo debutto ufficiale con un paio di assi dotate di veri attacchi infila addirittura un paio di stellette di bronzo in un colpo solo, affrontando impianti e piste di tutti i colori come non avesse mai fatto altro nella sua vita.
Dario, il maestro baffone, congratulandosi le appunta il distintivo di Ermellino sulla giaccavento e lei si illumina tutta orgogliosa, scuotendo le sue nuove orecchie da dalmata attaccate al casco. Adesso possiamo finalmente far davvero il trenino: papà locomotiva, Carola minitender, Leonardo vagone passeggeri a chiudere, e pistaaaa! please (in realtà per il momento la formazione è: papà cameramen in testa costretto a sciare all'indietro per riprendere, Leonardo locomotiva e Carola minitender che vien giù pacifica cantando, seguendo perfettamente la scia che le traccia il fratellone, curva dopo curva).
Posso quasi andare in pensione.
Isolaccia, Valdidentro (SO) |
Sulla strada del rientro c'è al solito da affrontare lo snervante attraversamento di Tirano, paese che su di me ha sempre esercitato uno strano fascino, forse per via del suo particolare essere un po' fuori dal mondo pur conservando il ruolo di importante nodo geografico e logistico transalpino.
Tirano non è particolarmente bella, anzi. Anzi niente, a dir la verità, perché tutto sommato, per quante decine e decine di volte l'abbia attraversata in vita mia, non ricordo di essermici mai fermato più del tempo necessario a smaltire la tradizionale ed inevitabile coda infinita per scavacarla.
C'è però quella piazza rotonda attraversata dai binari della ferrovia e dalla statale 38 dello Stelvio che dopo aver risalito la Valtellina verso nord per decine di chilometri, proprio lì in centro a Tirano, sfruttando la rotatoria, piega di colpo ad est , e lo fa solo per poco, perché appena fuori dall'abitato riprende la direzione precedente fin su a Bormio.
In mezzo alla rotonda la statale 38 e i binari si incrociano senza passaggio a livello: c'è solo il semaforo a segnalare l'eventuale transito del treno. Qui si incontrano le ferrovie italiane e le leggendarie Ferrovie Retiche, la cui rete termina (o inizia) proprio a Tirano. Sono i famosi trenini rossi svizzeri, per intenderci, quelli che arrivano a Sankt Moritz e a Davos. La stazione di partenza è poco distante dalla rotonda. Se volete andare a sciare in treno a Sankt Moritz è a Tirano che cambiate, qualunque sia la vostra provenienza. Auguratevi che il vostro treno italiano sia puntuale, perché quelli elvetici, come ben immaginate, non sgarrano un minuto e non vi aspettano certo.
Dalla rotonda di Tirano, oltre alla statale 38 che porta verso i grandi passi alpini dell Stelvio e del Gavia, si diparte anche la cantonale 29 che sale attraverso la valle di Poschiavo verso il bellissimo passo del Bernina e che porta in Engadina, diritta a Sankt Moritz.
La frontiera fra Italia e Svizzera è qualche centinaio di metri a nord della piazza, lungo la cantonale che, qui in mezzo a Tirano, si chiama non a caso viale Elvezia, mentre la statale 38 si chiama ovviamente viale Italia.
Se sei in coda in mezzo alla rotonda, guidando verso Bormio, hai le bandiere e il posto di confine alla tua sinistra e sfiori il filo di frontiera per qualche metro. A Leonardo e Carola piace molto questo gioco.
Non c'è che dire, Tirano è un luogo di frontiera. Sarà anche perché la Val Poschiavo è in fondo poco frequentata e nota, ché chi sale a Sankt Moritz ed in Engadina lo fa di solito entrando da Chiavenna, o da Innsbruck, o da altre parti. Piuttosto da Livigno. Da Tirano difficile che ti venga in mente, se non per via del treno.
Il passo del Bernina, svetta in cima alla Val Poschiavo, ad oltre duemilatrecento metri, proprio sopra a Tirano: è uno dei luoghi che posso tranquillamente etichettare come "casa" per quanto lo abbia frequentato e conosca bene queste zone (sci)alpinisticamente parlando e non solo, come in fondo l'Engadina tutta ed il Bernina stesso, del quale si è raccontato spesso in questo blog. Anche per questo Tirano, in qualche modo, è parte di me pur non essendomici mai davvero fermato prima. Tirano mi appartiene come mi appartengono Aosta e Trento, in fondo.
E insomma, nulla. Tutto questo per dire che l'altroieri ero al solito in coda a Tirano durante il rientro a casa, proprio lì in attesa di immettermi nella rotonda, e per l'ennesima volta mi son trovato sotto a 'sto campanile che, a guardarlo bene, mica tanto insignificante è. Così mi son detto sai che c'è, mo' lo fotografo col cellulare approfittando del fatto che son qui fermo in macchina e lo bloggo, poi vado su Wiki a veder che è.
Be', è il Santuario della Madonna di Tirano ed è il monumento religioso più importante della Valtellina. Così, tanto per dire.
Santuario della Madonna di Tirano (SO) |
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| TAG: isolaccia, valdidentro, tirano, statale 38, valtellina |
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Ascolto (e guardo) An der schönen blauen Donau, Op. 314, di Johann Strauss II, che poi null'altro è che Il bel Danubio blu, suonata dalla Vienna Philharmonic diretta da Valery Gergiev, durante il concerto di Capodanno, e come ogni anno mi commuovo e adesso sì, l'anno nuovo può iniziare.
Io, quest'anno, l'ho visto nascere ai piedi della parete più alta, grande e bella d'Europa, la est del Monte Rosa, la mia montagna, e mentre la fotografavo, si faceva buio e la temperatura scivolava rapidamente un bel po' sotto lo zero, non potevo fare a meno di fissare quelle cime tremila metri sopra di me e pensare che io lassù, una volta, ho dormito, proprio su quella punta più a sinistra, dopo esserci arrivato solo soletto.
E insomma, questa è casa mia.
La parete est del Monte Rosa, da Macugnaga |
La parete est del Monte Rosa e le punte Zumstein, Dufour e Nordend |
Notte di San Silvestro a Macugnaga |
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| TAG: macugnaga, capodanno, monte rosa |
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Oggi è il 19 ottobre. E poiché in questa camera d'albergo (a Torino, pianura padana, Italia settentrionale) ci sono ventinove punto due gradi, dormo con le finestre aperte.
E se pensate che basti regolare il termostato o spegnerlo del tutto, be', accomodatevi e provateci voi. Io è dalle otto di questa sera che ci sto provando e sono riuscito ad abbassare la temperatura di soli due gradi. Con tutte le finestre aperte e dieci gradi all'esterno.
(Se per caso entran pure le zanzare giuro che mi incazzo e scendo a prendere a calci quelli della reception). |
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Sto perfino iniziando ad orientarmici e ad impararne i punti cardinali, di Torino.
Tipo, io sto qui a Mirafiori, il centro è là, il Po sta qua sotto, corso Giulio Cesare è sempre dritto in fondo dall'altra parte e c'è pure un tram che mi ci porta diretto. Eccetera.
Ad esempio, scopro solo oggi che, se escludiamo la torre Telecom di Rozzano ed una ciminiera dell'Enel, la Mole Antonelliana è l'edificio più alto d'Italia. Altro che Pirellone & c. (a Milano sono in costruzione - in teoria - i tre grattacieli previsti per l'Expo che sulla carta dovrebbero essere ancora più alti, ma per il momento si tratta di fenomeni osservati solo nel campo del paranormale, tipo la linea 4 della metropolitana).
Poi, che devo dirvi: a Torino, ovunque abbia a che fare con servizi al pubblico, mi sembran marziani (sullo standard di riferimento della Madonnina). Per dire, si riesce a mangiarci decentemente spendendo perlomeno la metà che a Milano, ti fan sempre lo sconto arrotondando per difetto e ti offrono sempre qualcosa, dolce o digestivo di regola.
Oppure, prendete l'hotel Guala, dove alloggio. Toglietegli tranquillamente di default la solita stella, come nel resto d'Italia. Ma, a parte questo, la gentilezza e la cortesia dello staff son paragonabili a quelle giapponesi. Dopo averci alloggiato la prima notte, poi, ti trattano come se fossi il loro miglior cliente da anni e ci manca solo che ti chiamino per nome.
E infine, dopo anni di frequentazione sommaria del capoluogo piemontese, per una volta devo riconoscerlo: ieri mattina, quando sono arrivato, a Torino c'eran le montagne. A Milano, due ore prima in condizioni atmosferiche in teoria più favorevoli, no.
E insomma, non ci riuscirete mai a convincermi che Torino è bella. Ma diciamo che, dopo un mese di frequentazione forzata un po' più capillare e ragionata, la mia idiosincrasia inizia ad essere leggermente scalfitta.
Per dirla in altri termini: almeno qui sembrano non esser così stronzi come a Milano.
(Non ultimo, a Torino c'han Chiamparino, che fa anche rima. Noi abbiam la Moratti. Persino Cota - cough, cough - è meglio di Formigoni. Capìte bene che non c'è partita, mi tocca trasferirmi).
(Per quanto, "noi" un tubo, ché io con Milano non ho più niente a che fare da sei anni ormai: io sto ad Arcore) (be', ecco, Arcore poi....) (vabbè, lasciamo perdere).
(Comunque, agli amici Torino che mi menan le balle da anni con 'sta storia che a Torino ci son le montagne e a Milano no, non bastassero le decine di foto del Monte Rosa e delle Grigne scattate da Milano e dintorni che ho pubblicato fra queste pagine - e sottolineo, soprattutto, del Monte Rosa, mica di quelle due colline qua attorno che spaccian per monti - consiglio di farsi un giro qua e qua, progetto al quale sono orgoglioso di aver contribuito in minima parte.
Dopo parliamo delle montagne di Torino). |
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| TAG: torino |
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Quasi in diretta, qua in fondo le immagini del festival di Internazionale. Ho un bel po' di appunti, peraltro, che credo organizzerò in tre o quattro puntate a tema.
Fino ad ora ho infilato (o per meglio dire, sono riuscito ad infilarmi a) cinque proiezioni su sette delle prime in Italia organizzate qui per l'occasione: tutti film-documentari indipendenti di valore straordinario, che poi erano la ragione prima che mi ha portato a Ferrara. A breve qualche commento.
Sebbene la coda infinita ed il tutto esaurito annunciato con un'ora di anticipo mi avessero invece fatto desistere dal provare ad entrare al dibattito sulla Corea del Nord con Mads Brügger (peraltro già incontrato ieri sera alla proiezione di The red chapel), Pepe Escobar e Brian Reynolds Myers, sono comunque riuscito a vederne un pezzo grazie al grande schermo piazzato in Piazza Castello, proprio mentre mi stavo dedicando al Progetto 110. Efficienza a palla.
Allo stesso modo, gironzolando per Piazza Municipale e scattando foto, ho tirato un'orecchio anche al dibattito sulle Frontiere digitali dei Media, con Luca Sofri e Giovanni De Mauro.
Mi sarebbe piaciuto vedere David Rieff, che seguo da tempo, ma era questa mattina in contemporanea con la proiezione di War don don, dunque nulla da fare.
Il fatto è che il programma è così pieno che è impossibile riuscire a seguire tutto e del resto per ogni evento c'è da fare code infinite per riuscire ad entrare, che si mangiano altro tempo prezioso.
Del resto tutti gli ingressi sono gratuiti e questo chiama ancor più folla.
Così, dovendo far selezione, mi sono concentrato sul cinema e riempio i buchi fra una proiezione e l'altra, quando avanza tempo, mettendo il naso qua e là nei dibattiti che mi interessano.
Di buono c'è che le location sono tutte nel centro storico, a pochi minuti a piedi l'una dall'altra.
Il mio hotel, poi, è proprio a due passi dal cinema Boldini, un paio di minuti a piedi.
E a proposito dell'hotel, visto che ci siamo, di perfetto ha il parcheggio interno, che è l'unica alternativa al dar fuoco alla macchina o al portarla in camera. C'è anche che è proprio davanti a Castello Estense, in pieno centro storico, ha tariffe oneste e il wifi gratuito, che in Italia è come vedere una giraffa libera in vacanza sul lago di Como.
Per il resto è dignitoso e son gentili. Bisogna solo togliergli la consueta stella-stella e mezza in più che tutti gli hotel del Bel Paese si attribuiscono d'ordinanza rispetto alla normale classificazione europea.
Diciamo che è un bel due stelle in posizione ottima. Consigliabile.
Dopo aver assistito alla proiezione del discussissimo Stolen, finalmente mi sto prendendo un'oretta di pausa in camera. Metto a posto appunti, foto, posta. Da fuori arriva la musica di un qualche concerto all'aperto. Fa caldo, la giornata è stupenda, l'atmosfera è spumeggiante.
Stasera niente in programma per me, così mi cercherò una bella trattoria per mangiare qualcosa di decente con un po' di calma, sfogliare due o tre riviste in arretrato che mi son portato dietro, dare un'occhiata ai libri che ho comprato qui alla libreria del festival (son riuscito a infilare pure quella fra uno scatto, una piadina e una proiezione) e magari, in tarda serata, piazzarmi a qualche tavolino all'aperto in Piazza Castello con il laptop e il collegamento wifi gratuito, a buttar giù due note sui film che ho visto.
In giro per Ferrara vi ci porto con calma prossimamente con apposito post targato Progetto 110.
Pubblico in Piazza Municipale |
Oliver Reichenstein, Luca Sofri e Giovanni De Mauro per "Frontiere Digitali" |
La coda per entrare al cinema Boldini, il mio appuntamento fisso... |
Pubblico al Chiostro di San Paolo |
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