Orizzontintorno Carlo Paschetto
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20 Uccido per molto meno
MAG Diario, The summit quest
Sottotitolo: sono preistorico.

Martedì pomeriggio, un noto negozio specializzato in attrezzatura e abbigliamento per la montagna. Ho deciso che è giunto il momento di cambiare i miei gloriosi scarponi da alpinismo in vista dei prossimi obiettivi estivi cosicché, dopo la mostruosa spesa che mi sto accingendo ad affrontare, quando arriverà il giorno fatidico e la sveglia suonerà alle due del mattino avrò la giusta motivazione per non cedere alla inesorabile tentazione di girarmi dall'altra parte, mostrare il dito medio all'umanità tutta e prenotare le prossime ferie a Montecatini Terme.

Il ragazzo è molto cortese, ha l'aria competente e disponibile. Il negozio è tutto per me, mi son preso il pomeriggio apposta. E' un passo decisivo, questo, per il mio summit quest (e per il mio portafoglio, anche). Chiunque abbia un po' di dimestichezza con qualunque sport alpino sa bene che non esiste nulla di peggio nell'esistenza di un essere umano dello sbagliare l'acquisto degli scarponi. Anche perché, oltre alle evidenti eventuali conseguenze fisiche che ti costringerebbero a camminare sulle mani per settimane invocando le stimmate e la santità, saresti tormentato per l'eternità al solo pensiero di quanto hai pagato per subire quella tortura.

- Ciao, senti devo cambiare i miei vecchi Koflach da alpinismo con lo scafo in plastica e ho pensato che...

- I Koflach?

- Ergh, sì i Koflach, e...

- Ma davvero?? LEI li usa ancora??? Maddai, come quelli che usava MIO PAPA'!!
22.25 del 20 Maggio 2008 | Commenti (0) 
 
15 Pedometer
MAG The summit quest, Web e tecnologia
Ho scoperto questo. E' la mia fine. Per la cronaca, questo è il mio percorso classico quando sono ad Alba, ripetuto cinque volte. Adesso mi metto a studiare un percorso netto da 10 km (oppure uno da 5 km da ripetere due volte).
23.41 del 15 Maggio 2008 | Commenti (0) 
 
11 E scarponi nuovi
MAG The summit quest
Insomma, Cevedale e Gran Zebrų no perché i rifugi sono chiusi, Lyskamm no perché la funivia di Alagna è chiusa, Weissmies no perchè la funivia dello Hohsaas è chiusa, Dammastock no perché il Furkapass è ancora chiuso, Bishorn, Adula, Grand Combin, inutile pensarci ancora per un po', ché le gambe van bene, sì, ma non esageriamo.

Alpinisticamente perlando, maggio è proprio un mese del tubo.
Vabbè, si torna in Grigna e si aumenta la corsa, va', che luglio si avvicina.
22.55 del 11 Maggio 2008 | Commenti (0) 
 
08 (Un)plugged running
MAG The summit quest, Viaggi fra le note, Running
Correre con Pat Metheny, lo fai solo all'inizio perché fa un po' fighetta e vuoi distinguerti. Crolli dopo dieci minuti.

Correre con Richard Ashcroft, per un po' funziona, ma la verità è che è troppo nichilista e se ne va per i cavoli suoi, non è capace di tenere il tuo ritmo.

Correre con 1 Giant Leap, all'inizio ti prende, è molto free, corri nella savana, corri nel sole, corri con le gazzelle. Il punto è che stai su un marciapiede qualunque di casa tua e attraversare le rotonde è pure un casino.

Correre con Eddie Vedder e Newton Faulkner, non ce n'è, pių into the wild di così è impossibile, l'aria in faccia te la senti. Resta il fatto che otto tracce son poche e che l'aria è satura di monossido di carbonio. E poi vedi sopra.

Correre con Guccini, ci ho anche provato. Ma mica sono in Chmielna 10-30, non funziona, no.

Correre con i Pearl Jam, fa il paio con Guccini. Se mi avete seguito per nove mesi a Warszawa capite anche voi perché. Peccato, però.

Correre con Moby, perché no. Perché poi arriva God movin' over the face of the waters e, per quanto tu la possa adorare, ti siedi sul ciglio del marciapiede e fissi il vuoto per un'ora, ripercorrendo tutta la tua vita al rallentatore. Prima di suicidarti.

Correre con Nick Cave, ci dai dentro. Ci dai dentro e sudi. Ti prende, è figo correre con Nick Cave. Poi ti ricordi di Nick Cave, entri in un pub, butti gių due pinte di rossa e ruttando mandi a fare in culo il cardiofrequenzimetro lanciandolo sotto un camion.

Correre con i Guns N'Roses, no. Non c'hai pių l'età, mi spiace. Sì, lo so, non ce n'è come correre con Sweet child o'mine, è meglio che farsi di foglie di coca, ma devi essere realista, non ce li hai i polmoni per reggere quei 5'55", e non ci riesci, no, a correrla pių lenta. E poi Axl Rose urla troppo. Dà fastidio uno che ti urla nelle orecchie mentre corri.

Correre con i Litfiba, nove chilometri tirati alla morte. Eppure, non so perché, ma la volta dopo non ti viene da rimetterli su. Goccia a goccia.

Correre con Alanis Morissette, ché lei è tosta e tu senti che devi essere all'altezza. Non puoi correre a mezzo servizio con la Morissette nelle orecchie. E poi lei sì che ha ritmo e che sa accompagnarti, è forte correre con la Morissette, sorpassi di brutto tutti quelli che stanno ascoltando, che so, Ludovico Einaudi o Giovanni Allevi. Sudi, sudi eccome con Alanis che pompa. Però alla fine ti ha stufato. Un'ora di Alanis Morissette è lunga e poi diciamocelo: sono davvero tutte uguali. La prossima volta non la metti pių, ché ti ha rotto le palle Alanis Morissette.

Correre con i Baustelle, ma ci ha già pensato qualcuno? Ecco, dovrei farci un post, prima o poi, sui Baustelle. Perché bravi son bravi eh, ma ecco, parliamone, dei Baustelle. Insomma, correre con i Baustelle. Si va gių duri a correre con i Baustelle, c'è della ferocia, picchiare picchiano. Lipperlì la cosa sembra anche funzionare, c'è addirittura che forse ti piace, sì, è forte correre con i Baustelle, davvero ancora non ci ha pensato nessuno? Però no. No, per qualche motivo no. No, non funziona correre con i Baustelle. C'è proprio qualcosa che non funziona con i Baustelle, lo sapevo. O sarà che sono io che non sono in giornata.

Correre con Tow Waits, è meraviglioso quando piove. Correre con la pioggia ascoltando Tom Waits è liberatorio per l'anima, è un viaggio in totale solitudine, è catartico. Il punto è che piove poco. Con il sole e le giornate lunghe va a finire peggio di Nick Cave (vedi sopra).

Correre con Madonna, maddai, stai scherzando. Occhei, è ginnico, te la passo. Ma non riesci ad essere credibile nemmeno a te stesso. Comunque per un po' vai come una lepre, prima di rifugiarti in Nick Cave.

Correre con gli AC/DC, è la cosa pių selvaggia che mi venga in mente. E' da duri correre con gli AC/DC, devi proprio esserne convinto. Non puoi arrenderti, non puoi cedere un metro se decidi di correre con gli AC/DC, è una scelta ben definita, una dichiarazione bellicosa di intenti. E poi mica puoi farlo a mezzo volume, correre con gli AC/DC. E' tosto, devi partire aggressivo, arrabbiato, devi essere preparato.

Stasera ci provo, dài. Vado a correre con gli AC/DC.
17.31 del 08 Maggio 2008 | Commenti (9) 
 
06 Winter solo, anzi no
MAG Viaggi verticali, The summit quest
Se ben ricordo, la mia prima volta in cima alla Grigna è del 1982. Avevo diciassette anni e salii con un amico dalla mitica ed inesorabile via di Mandello, una mazzata di quelle che giusto a quell'età puoi permetterti: sono pių o meno duemila metri di dislivello, su per canaloni, pietraie e ghiaioni, fino alle catene terminali che conducono in vetta. Roba che poi ti devi fare di olio canforato per una settimana prima di riuscire a camminare nuovamente come un cristiano normale.
Da allora ho un po' perso il conto delle volte che sono risalito, credo ormai per tutte le vie possibili. L'ultima volta, ad occhio, sette od otto anni fa. Se non sbaglio l'ho già scritto da queste parti: la Grigna è casa mia, qui è il mio piccolo paradiso ed il mio Himalaya privato, ne conosco (quasi) ogni angolo. Però la via classica invernale, la diretta per il paretone est, no, per un motivo o per l'altro non l'avevo ancora salita.

Fino a sabato. Sveglia alle cinque: si preannuncia una giornata bellissima, dalle finestre di casa la grande parete orientale completamente innevata della Grigna Settentrionale è già illuminata sull'orizzonte e si sta tingendo di rosa. Alle sette e trenta sono all'attacco, pronto a misurarmi con i milleseicento metri di dislivello che mi separano dalla vetta e a verificare finalmente, e un po' seriamente, il mio stato di forma: sono anni che non oso nemmeno provare a spararmi un dislivello del genere.

Sono da solo oggi e nonostante la Grigna sia di solito affollata in qualunque stagione come la spiaggia di Rimini ad agosto, soprattutto lungo le vie normali di salita, sarà perché è sabato, sarà perché c'è il ponte del primo maggio, ma i primi ottocento metri me li faccio davvero in solitudine quasi assoluta, a parte un paio di persone che stanno salendo una mezz'ora avanti a me. E, per una volta, questa salita solitaria me la godo proprio tutta: completamente libero, in silenzio, al mio passo, che procede pių spedito di quanto sperassi.
Alle otto e trenta sono già al Pialeral: seicento metri in un'ora, un record per me. Una breve pausa, pių che altro per bere un sorso d'acqua e per togliermi di dosso lo wind-stopper prima di iniziare a liquefarmi, ché inizia già a fare un caldo boia. Si può quasi salire in maglietta, nonostante i millequattrocento metri di quota di prima mattina. Poi riparto, altri quattrocento metri a ritmo pių tranquillo ed alle nove e trenta, due ore dopo la partenza, ne ho già mille di dislivello sotto di me.

Sono adesso a milleottocento metri di altitudine ed inizia la neve. Perché il bello della faccenda è che quest'anno la via invernale è ancora carica, ma proprio carica di neve come fossimo a febbraio, e le famose cornici della cresta sommitale sono ancora lassų in alto in bella evidenza che mi aspettano.
Dunque crema solare, ché adesso picchia forte, ramponi, bastoncini da sci, e di nuovo in moto. Voglio forzare l'andatura, anche perché ora inizia la parte tosta: altri quattrocento metri di dislivello dritti in piedi, su per la parete di neve molle, in pieno sole. Una specie di fornace che ti cuoce a fuoco lento, e infatti impiego quasi un'ora e mezza ed un paio di litri di provvidenziale integratore salino per riuscire a sfangarla. Sbucato sulla cresta sommitale, il panorama finalmente si apre ed è bellissimo: le cornici di neve che orlano tutta la sinuosa cresta nordest fino alla cima sono belle come avevo visto mille volte nelle fotografie.
Altra breve sosta, qualche foto. Do fondo alla mia scorta di liquidi: praticamente bevo e sudo quello che mi sono bevuto in tempo reale. Infine ancora venti minuti, e sono in vetta.

Non c'è un alito di vento, l'aria è immobile. Sono le 11.50: c'è un po' di foschia ora, e il cielo è appena velato, ma l'orizzonte è perfettamente circolare attorno a me ed io sto bene. Sono felice quassų. Stanco, ma non esaurito. Contento di me stesso, perché adesso vedo finalmente i risultati di questi tre mesi di allenamento. Soddisfatto di questa salita compiuta da solo con me stesso, di questa lunga cornice terminale che ho seguito in completa solitudine affacciandomi di tanto in tanto sul vuoto sottostante, di questa confidenza che piano piano sto ritrovando: due salite solitarie in questa stagione, la voglia ritrovata, il mio cielo.

Quassų sono finalmente tornato a casa.

Sulla parete est della Grigna Settentrionale
La cresta sommitale
La cima della Grigna Settentrionale dalla cresta nordest
Il titolare qui, verso la cima
In vetta
La Grignetta dalla cima della Grigna Settentrionale
01.28 del 06 Maggio 2008 | Commenti (0) 
 
05 Direct marketing
MAG The summit quest
Nel frattempo, stando alle statistiche di accesso, inizia ad approdare fra queste pagine gente che cerca su Google "iniziare a correre a quarant'anni".

Vedi, lo dicevo io.
14.03 del 05 Maggio 2008 | Commenti (0) 
 
23 Sessanta minuti
APR The summit quest, Running
In quattro serie da 15', intervallate dai soliti 3' di pausa: un bel livello 6 aumentato del 33%. Quasi nove chilometri. Meno di tre mesi dall'inizio di questa avventura.
In altre parole: dito medio al tendine ed applausi all'indomabile titolare, che me li merito :-)

P.S. Macché 8000: io mi iscrivo alla Marathon des sable...
23.23 del 23 Aprile 2008 | Commenti (1) 
 
12 Di nuovo in pista
APR The summit quest, Running
Che andare in piscina, fondamentalmente, mi faccia schifo è qui noto e se ne è parlato all'inizio di questa avventura. Tuttavia in questi mesi sono riuscito a ritagliarmi un po' di motivazione e spazio per spendere almeno un'oretta alla settimana in vasca, con una certa costanza. Il sabato in ora di pranzo è di solito la mia ora, per un motivo molto semplice: regna quasi il deserto fra spogliatoi, docce e corsie. Così mi calo in acqua e infilo vasche, alternando stile libero e dorso solo di gambe, come mi ha insegnato Serena passando di qua, se non sbaglio. Se me la prendo con calma, una settantina di tornate le concateno facili.
Man mano che passano le settimane il fiato si allunga sempre di pių e ho imparato il mio ritmo, come quando vado in montagna. Mi isolo, mi rilasso, penso ai fatti miei e intanto nuoto avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro, possibilmente senza soste, cercando di non perdere il conto delle vasche.

Poi, martedì sera, ho voluto provare l'esperienza yuppie, tipo quello che esce dall'ufficio presto (leggi: alle sette), si carica la sacca in macchina e va in piscina (dato il modello yuppie, potete applicare lo schema anche alla palestra, al tennis, allo squash, a quello che pių vi aggrada): in fondo lavoro in Corso Como a Milano adesso, ho un filo di abbronzatura dovuto alle uscite in montagna e mi mimetizzo bene fra i lampadati dell'aperitivo. Insomma, come si dice, ci sto dentro, no? Così mi sono presentato in piscina alle sette e mezzo di giorno feriale. E ho visto cose.

Ho visto orde di pettorali scolpiti e abbronzati che si presentano in branco a bordo vasca trascinandosi appresso la sacca sponsorizzata, mutanti dagli occhialini a specchio e accappatoio rigorosamente nero che fanno riscaldamento prima di tuffarsi come dovessero prepararsi per la finale olimpica dei cento stile missile, uomini-pesce molto committed, molto fighi, molto yeah, e molto seri seri, qualcuno addirittura che appoggia di fianco al blocco di partenza della corsia che ha scelto, a lato delle ciabatte d'ordinanza, una misteriosa bottiglietta di liquido isotonico giallastro. Umanoidi che fissano con lo scotch a bordo vasca la propria tabella di marcia scarabocchiata su un foglio a quadretti, che indossano pesanti orologi subacquei, che nel tempo in cui io faccio due vasche d'ordinanza a stile libero un-respiro-ogni-quattro-bracciate loro ne fanno quattro interamente sott'acqua, due a delfino spappolandoti la clavicola mentre ti sorpassano, otto a stile senza respirare, capriolando come da copione ad ogni fondo vasca.
E ho capito di non potercela fare.

Sono rimasto seduto sulle gradinate per una buona oretta con il mio zainetto fra le gambe, a fissare le corsie piene di fotocopie di me stesso - ed anzi no, perché io quei pettorali mica ce li ho, né la fiaschetta isotonica e gli occhialini a specchio - acqua che ribolliva, fino ad otto pesci sapiens per corsia, un carnaio di braccia, gambe, gomitate nei denti, isolate pancette a disagio ed anche no, in perfetta armonia con tutto il resto, tette e cosce agonistiche fasciate da improbabili costumini sexy-sportivi mescolate a chili di cellulite scafandrati da palombaro, impiegati, megadirettori, segretarie e stagisti, tutti a picchiarsi per il proprio centimetro di girovita, e mi sono depresso. Ma depresso di brutto, eh?
Poi, piano piano, verso le nove, le corsie hanno iniziato a svuotarsi. Un po' titubante mi sono avviato verso gli spogliatoi cercando di passare inosservato, quasi invisibile. Il tempo di cambiarmi ed entrare in vasca, ad acque ormai calme, con poca voglia e un po' di malinconia.
Finché, solo quindici minuti dopo, alla mia tornata numero venti, un tipo si è tuffato dal blocco di partenza sfiorando il mio cranio di pochi millimetri: sono emerso, ho fissato un energumeno con maglietta verde e fischietto a bordo vasca e gli ho chiesto scusi, ma non è libera questa corsia? No guardi, a quest'ora c'è solo la vasca piccola, dall'altra parte.

E allora sono uscito, tra me e me ho mandato a fare in culo l'universo globale tutto del fitness, mi sono fatto una doccia calda e me ne sono andato a prendermi un trancio di pizza freddo. Mai pių (di sera, si intende).

Piuttosto: ho ripreso a correre, ebbene sì. In altre parole, ho deciso di provare a fregarmene un po' del male al tendine. Poiché a riposo sto benissimo e non ho alcun problema, poiché non mi fa alcun male né a sciare né a nuotare, è evidente che è solo una questione di carico e di tipo movimento.
Così lunedì sera sono uscito e ho iniziato piano piano, corsetta proprio blanda, facendo molta attenzione a come appoggio il piede destro, cercando quasi di volarci sopra e scaricando tutto il lavoro sul sinistro, e puntando a serie da 12', intervallate dalle solite pause di 3'. In altre parole, ho iniziato a raddoppiare il carico del mio livello 4, saltando a piè pari il livello 5. Il fiato ci sarebbe, quindi tanto vale provare. Ho chiuso con due serie da 12', una da 10' interrotta perché iniziava a farmi male il tendine, ed altre due brevi da 4', un po' tirate, sempre intervallate dai tre minuti di sosta, che a quanto pare sono anche sufficienti per far rientrare immediatamente l'inizio di dolore appena si manifesta. Insomma, fra una cosa e l'altra ho tirato la mia consueta oretta correndo per 42', esattamente tanto quanto previsto dal mio precedente livello 4. Ho festeggiato con un'altra pizza al trancio.
Forte di questa iniezione di ottimismo e del successo del mio metodo curativo-me-ne-frego sperimentale, ieri ci ho riprovato: 4 serie complete da 12', 48' minuti complessivi, il massimo a cui sia arrivato fino ad oggi. Fiato ne avevo ancora un po', ma proprio verso la fine della quarta serie il tendine si è fatto sentire per bene e mi sono dunque fermato. Oggi nessun effetto collaterale, nemmeno a salire e scendere le scale.

Fra un paio di giorni ci riprovo: se funziona ancora, per fine mese conto di essere a 4x15', o 5x12'. Comunque a correre per un'ora. E sarebbe già un primo piccolo, importante, passo.
00.49 del 12 Aprile 2008 | Commenti (1) 
 
06 Freddo, nebbia e neve
APR Viaggi verticali, The summit quest
Il Piz Palų si alza di fianco al Bernina, sulla cresta spartiacque che divide l'Engadina dalla Valtellina. Sfiora i quattromila metri di quota ed è un'ascensione classica delle Alpi Centrali. L'avevo già salito dieci anni fa tondi tondi, verso la fine dell'inverno, e la ricordo come una delle giornate pių fredde che mi sia mai capitato di affrontare nella mia esperienza alpinistica.
Partiti con un sole bellissimo, Bruno ed io venimmo colti quasi in vetta dal brutto tempo. Io mi fermai sulla cima del Palų Orientale, a quasi 3.900 metri, completamente congelato e in balìa di un vento bestiale. Bruno proseguì per qualche centinaio di metri lungo una sottilissima cresta quasi orizzontale fino alla vetta Centrale, a quota 3.905. I duemila e passa metri di discesa in neve polverosa lungo il ghiacciaio del Morteratsch, comunque, ci ripagarono alla grande di tutto il freddo che avevamo mangiato.

Così, dieci anni dopo, ho deciso di tornare sul Palų, sia per iniziare a salire un po' pių in alto in vista degli obiettivi estivi, sia per effettuare la prima uscita con Massimo, nuovo socio di cordata dalla lunga esperienza e carriera alpinistica, che all'attivo vanta anche qualche spedizione extraeuropea e che sul Palų non era mai stato.
Massimo, per inciso, ha un ruolo da protagonista in questo mio ritorno all'alta quota e, soprattutto, nella vicenda del mio summit quest. In altre parole, se questa ripresa dell'attività dovesse pių avanti concretizzarsi davvero in qualche risultato apprezzabile, la leva decisiva la dovrei in buona parte a lui.
Insomma, questa nuova cordata aveva ben da essere finalmente messa alla prova. Così, sveglia alle 4.50 (sob) e via a prendere la prima funivia del Diavolezza, dalle parti del Bernina Pass. In teoria, previsioni del tempo pių che discrete, almeno fino al pomeriggio.

Situazione meteo alla partenza della funivia, quota duemila, ore 8.30: cielo coperto e temperatura a -7º. Situazione a quota tremila: uno schifo. Visibilità pessima, vento e fiocchi di neve. Come potete intuire, non siamo andati molto lontani: abbiamo giusto risalito la prima seraccata (peraltro molto pių aperta di come la ricordavo), ma poi, perlomeno io, non sono andato oltre i 3.300 metri. Non distinguevo pių nemmeno la mia traccia in mezzo ai crepacci, avevo freddo, e le condizioni erano davvero poco invitanti. Il mio forte socio ha provato a proseguire per altri cento o duecento metri, prima di girare gli sci a valle e arrendersi a sua volta.
Comunque millecinquecento metri di discesa lungo il ghiacciaio, con una neve a tratti stupenda, gių fino alla stazione ferroviaria del Morteratsch, non ce li ha tolti nessuno.

Niente quarta cima di stagione, dunque, ma giornata piena in ogni caso. Soprattutto, nessun problema con il ginocchio, che evidentemente soffre proprio solo la corsa. Resta il punto: se non posso andare a correre, come accidenti mi alleno?

Partenza per il Palų: il meteo non promette nulla di buono
Massimo alle prese con la prima seraccata
Il titolare qui, in mezzo al ghiacciaio del Morteratsch
13.46 del 06 Aprile 2008 | Commenti (0) 
 
04 79 punto 5
APR The summit quest
A memoria, non scendevo sotto gli ottanta chili dal 2002. E se tengo conto del fatto che non vado pių a correre ormai da tre settimane per il problema al ginocchio (ho provato lunedì scorso, ma dopo dieci minuti ho dovuto immediatamente smettere), e che nello stesso periodo sono andato in piscina solo un paio di volte, be', c'è di che meravigliarsi.

Osservazione numero uno: un mesetto fa mi sono comprato tre paia di pantaloni, due 50 ed una 52, perché in quella 50 proprio non ci entravo. Adesso non mi basta pių nemmeno la cintura per tenerli su.
Non mi è chiaro se dovrei rallegrarmene o meno.

Osservazione numero due: a questo punto domani posso anche mettere la reflex nello zaino; se peso tre chili in meno del solito, uno in pių sulle spalle posso permettermelo.

Osservazione numero tre: ora però vado a mangiare, eh? Un bel panozzo ai wursterl ed una bella media chiara me li merito proprio :-)
12.46 del 04 Aprile 2008 | Commenti (3) 
 
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