Orizzontintorno Carlo Paschetto
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07 Cyprus/5
SET Travel Log: Cyprus
Monastero di Kykkos, una delle perle di Cipro, situato a circa 1.300 metri di quota nei monti Troodos occidentali. Per arrivarci, una delle strade per le quali i Troodos sono celebri: tornanti, tornanti, curve, curve, tornanti, tornanti, qualche tratto di sterrato, se proprio vuoi andarti a conquistare il monastero attraversando la Valle dei Cedri. In ogni caso, non più di venti all'ora di media: prima, seconda, prima, seconda, prima, seconda... terza! Poi di nuovo seconda e prima. Per almeno due o tre ore, partendo dal mare.
Quando arrivi a Kykkos i gomiti ti fanno male e il piede sulla frizione è ormai crampizzato. E questo è solo l'aperitivo, se vuoi visitare i Troodos e i loro famosi monasteri bizantini, patrimonio mondiale sotto la protezione dell'Unesco.

Parcheggio del monastero di Kykkos, dunque. Quasi un pellegrinaggio, certamente un luogo un po' mistico, immerso nella foresta di Pafos: conifere a perdita d'occhio e stenti a credere di essere ancora a Cipro, mentre la circolazione torna a scorrere normalmente nel tuo piede sinistro. Fa persino fresco e ti accorgi di essere davvero in montagna.

Nel parcheggio del monastero di Kykkos c'è il consulente. O meglio, il Project Manager. E' in bermuda bianchi e t-shirt, è con la moglie e i tre figli, e ha noleggiato un SUV all'Avis, pagandolo un prezzo da incubo rispetto alle migliaia di utilitarie che circolano per l'isola noleggiabili presso uno qualunque degli infiniti rent-a-car locali - che fra l'altro si possono contattare anche via web. Ma il nostro amico esibisce a tutti la sua tessera Avis ed è chiaro che così "fa punti" e allo stesso tempo si sente tutelato.
Il Project Manager si aggira per il parcheggio del monastero di Kykkos, monti Troodos occidentali, isola di Cipro, Mar Mediterraneo orientale, con l'auricolare infilato nell'orecchio e il palmare in mano, sbraitando come un deficiente con qualche suo collega in Italia e mettendoci tutti al corrente - noi, i monaci e tutti gli altri turisti arrampicatisi fin quassù alla faccia del mare blu cobalto che risplende milletrecento metri più in basso - del fatto che ci vuole una stagista. O "il cazzo che vuole" il suo collega, basta che il cliente sia soddisfatto, ché il 13 ottobre il progetto deve essere terminato. Sì, il 13 ottobre, non domani.

Ecco, ora io ci tenevo a farvi sapere questa cosa, perché evidentemente lui ha ritenuto molto importante che lo sapessimo tutti noi. Vorrei anche dirvi che più o meno erano le 11.30, perché poi lo abbiamo sempre avuto fra i piedi fino a quando siamo usciti dal monastero di Kykkos, ore 13.30 circa. E lui non si è mai, mai, mai staccato dal telefonino, chiamando almeno altre dodici persone per chiacchierare del più e del meno, ma sempre di lavoro, comunque. Ovviamente, tutte telefonate del tutto inutili.
Dentro al bellissimo museo bizantino, silenzioso, quasi buio, avvolto da una lieve musica in sottofondo di antichi cori gregoriani, lui è sempre al telefonino ("Scusa Franco, ma sono dentro un 'coso' ortodosso, ti sento male"). Dentro all'abbazia, che è un trionfo di colori, mosaici, affreschi e ori, lui è sempre al telefonino ("Senti, non dirglielo però a Luca, tieniti per te questa cosa, è una confidenza che faccio giusto a te..."). Dentro ai corridoi affrescati, dentro al cortile interno, sotto al campanile, lui è sempre al telefonino, incazzato, e si trascina annoiato ed infastidito dietro alla moglie. Lei lo ignora palesemente e, Lonely Planet alla mano, pazientemente spiega ai tre figli la storia del monastero.

L'idiota, che a quanto pare ritiene che il mondo non possa andare avanti senza la sua illuminata guida, chiude una telefonata e mentre fa il numero successivo esclama: "Oh, ragazzi, bello 'sto museo eh? Valeva la pena, vero, venire quassù con il papà?"
No, cretino. Non valeva proprio la pena. Potevi rimanertene a casa a lavorare (meglio, a spaccare i maroni a quei poveri disgraziati che hanno la sfiga di lavorare con te), risparmiando a tua moglie e ai tuoi figli questo tuo vergognoso spettacolo.

E quindi, ecco a voi il favoloso monastero di Kykkos:..
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10.26 del 07 Settembre 2005 | Commenti (1) 
 
29 Cyprus/4
AGO Travel Log: Cyprus
Quasi mille chilometri di strade cipriote ormai alle spalle, qualche centinaio di nuove fotografie pronte per l'archivio di casa - che mi riportano in media - e da ieri nuovo campo base a Pafos, settore sud-occidentale dell'isola. Ne abbiamo combinate, questi giorni a zonzo.

Intanto, però, un po' di errata corrige: 'sta storia di Macronissos, o Makronissos, non è affatto chiara. Ognuno lo scrive come cavolo gli pare. Quindi, per quanto mi riguarda mi riallineo alla kappa. E poi chissenefrega, tanto ormai siamo a Pafos.
Secondo: ritiro tutto quello che vi ho detto fino ad oggi. Per caso - ma davvero assolutamente per caso - abbiamo scoperto che non solo c'è un altro varco aperto nella Linea di Attila, non solo è aperto a tutti - turchi, ciprioti, altri bipedi e gatti - ma si può addirittura passare con l'auto a noleggio e scorrazzare per tutto il tempo che si vuole in territorio nemico. Noi, non solo lo abbiamo fatto, ma ci abbiamo proprio dato dentro.

Fatto sta che se provate a chiedere a un qualunque cipriota del sud se sia possibile attraversare la Linea, fingerà di non saperlo, o negherà, o cambierà discorso. A noi, almeno, è successo così. Finché per caso - e anche per sentito dire da qualcuno al tavolo di un ristorante - abbiamo imboccato una strada che costeggia a lungo la Linea fra torrette di avvistamento, postazioni ONU e bunker turchi che si fronteggiano a cinquanta metri di distanza, corsie di filo spinato, cartelli minatori tipo non fotografate, non fermatevi, non parlate, non respirate, non fate un accidente di niente che sennò vi spariamo, abbiamo attraversato un'esagerata base militare inglese fra cartelli tipo non fotografate, non fermatevi e bla bla bla, e seguendo l'unica indicazione Famagusta esistente in tutta la Repubblica di Cipro siamo arrivati davanti ad una sbarra dell'ONU dove, senza battere ciglio, ci hanno fatto passare. Idem (quasi) alla sbarra turca cento metri più avanti... E per magia tutta Cipro si è così spalancata davanti al nostro paraurti (e, per la precisione, davanti a tutte quelle decine di turisti che lo sapevano e a tutti quei ciprioti di entrambi i fronti che passano tranquillamente avanti e indietro tutti i giorni giurando di ignorare se sia possibile farlo...)

A quanto sembra di capire, da un anno a questa parte, con l'entrata della Repubblica di Cipro nella comunità europea e a fronte dell'analoga richiesta della Turchia, qualcuno ha pensato bene che fosse il caso di iniziare a esercitare la sottile arte della diplomazia. Così, sfruttando il passaggio della Linea di Attila all'interno di una delle zone dell'isola a sovranità britannica (già, perché alcuni pezzi di Cipro non sono né greco-ciprioti, né turco-ciprioti, né sotto il controllo dell'ONU, ma appartengono a Sua Maestà...) è stato aperto ufficialmente un varco accessibile ventiquattr'ore a chiunque nei due sensi.
Questa versione dei fatti, naturalmente, vale fino a che non troveremo il prossimo check point transitabile.

Quindi, passaporto in mano, 20 pound per un pezzo di carta scritto in turco che dovrebbe essere un'assicurazione provvisoria per circolare con l'auto oltre la Linea (e meglio che il vostro noleggiatore sud-cipriota non venga mai a sapere che gli state portando di là la sua macchina...) e fine della storia: avete conquistato il vostro secondo visto di ingresso nei territori occupati, o Repubblica turca di Cipro che dir si voglia, e oplà, siete nuovamente oltre il filo spinato. Questa volta, però, uno scatto proibito non l'ho fatto. Non è che l'atmosfera, lipperlì, ìstighi proprio a rischiare.

E dunque, eccovi una bella carrellata su queste giornate. Si parte con Pyla, unico villaggio in tutta l'isola che si trovi all'interno della buffer-zone dell'ONU, proprio sulla Linea e aperto a tutti, dove turchi e greci convivono in pace e serenità, e dove potete vedere automobili immatricolate in entrambi i territori. ..
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15.44 del 29 Agosto 2005 | Commenti (1) 
 
25 Cyprus/3
AGO Travel Log: Cyprus
Leonardo si è affacciato oltre il check point dell'ONU un po' perplesso, ha preso la mano del suo papà e ha così varcato il posto di controllo turco sulla Linea Verde, inaugurando davvero il suo passaporto. Pochi minuti dopo ha potuto anche ascoltare per la prima volta il canto del muezzin che chiamava per la preghiera. Ma questo ve lo racconto fra poco.

Prima, un paio di annotazioni. Numero uno: in oltre quindici anni di navigazione sul web ancora mi mancava di vedere Internet a gettone. Beh, qui a Macronissos (che si scrive con la "c", e non con la "k" come ho scritto nello scorso post) funziona così: c'è un monitor, uno strano browser che è una specie di MSIE modificato, un timer ed una fessura dove infilare una moneta da mezzo Pound ogni dieci minuti. Se non infili la tua monetina, *puff*, il browser si chiude e ti salta la connessione. E, attenzione: non è che puoi ad esempio infilare due monetine da venti ed un decino, o fare il pieno per un'ora di navigazione. No, nella fessura puoi solo mettere monete da mezzo Pound, una alla volta, ciascuna a tempo debito. Se dopo la prima non ne hai altre, allo scadere dei dieci minuti saluti la tua sessione.
Numero due: Nissi Beach, la prima spiaggia entrando ad Agia Napa e peraltro una delle più fotografate e famose, è un letamaio. Per dirla in altri termini: fa schifo. Un tappeto infinito di lattine, bottiglie vuote, mozziconi di sigarette, cartacce e sacchi di plastica, avanzi di vecchie ciabatte da mare, asciugamani rotti ed ogni sorta di rumenta immaginabile. Il tutto, in mezzo ad una teoria infinita di cestini della spazzatura regolarmente vuoti. Aggiungete una sparata di snack bar e ristoranti sulla spiaggia che vi assordano con musica orrenda, centinaia di lettini tutti incatenati fra di loro, tre o quattro mostri di cemento bianco spacciati per hotel a dodici stelle e qualche migliaio di turisti che parlano praticamente solo italiano ed inglese. Infine, mettete il piede nel mare color verde corallo ed osservate la sua bella trasparenza e la sabbia bianchissima che disegna le dune sul fondale, scansando contemporaneamente quel sacco di plastica che vi galleggia a fianco. Traetene le conclusioni che volete.

Ci sono circa ottanta chilometri di bella e vuota autostrada da Agia Napa alla capitale delle due Cipro, Nicosia. Che comunque nessuno chiama così: i greco-ciprioti la chiamano Lefkosia, i turco-ciprioti in modo più o meno analogo: non posso scrivervelo perché mi mancano i caratteri turchi. Quindi, da adesso in poi anche noi la chiameremo Lefkosia e vorrei che qualcuno mi spiegasse perché dalle nostre parti viene chiamata Nicosia.
A Lefkosia, ultima capitale al mondo divisa in due parti, si trova l'unico varco transitabile attraverso la Linea di Attila, che più propriamente qui viene chiamata Linea Verde, come quella della Beirut di qualche anno fa, per intenderci. Se non siete né greci, né ciprioti, né turchi, potete avventurarvi attraverso la zona cuscinetto controllata dall'ONU e conquistarvi il visto di entrata nella Repubblica turca di Cipro.
Ora, checché ne dicano il CIGV e il mondo intero, qui una frontiera c'é eccome e d'altra parte nemmeno la Turchia considera la Repubblica turca di Cipro un proprio territorio: semplicemente, è l'unico Paese al mondo che le riconosce una propria sovranità ed indipendenza. Quindi, per quanto ci riguarda noi considereremo questo viaggio a Cipro come due nuove bandierine distinte, non una. Del resto abbiamo il visto sui passaporti!

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10.19 del 25 Agosto 2005 | Commenti (2) 
 
22 Cyprus/2
AGO Travel Log: Cyprus
Per uno come me (e dagli...), che possiedo più o meno un archivio di cinquantamila fotografie scattate in vent'anni di viaggi, essere fermi al primo rullino - più qualche scatto con la piccola digitale - dopo quasi una settimana in viaggio è davvero insolito. Non ho ancora ben capito se è Cipro a non ispirarmi o questo nuovo modo di viaggiare che distoglie completamente la mia attenzione dal guardarmi attorno a caccia di scatti.

Cyprus, day 6, sistemati fra la baia di Makronissos ed Agia Napa. La prima nuvola l'abbiamo vista il quinto giorno. Parlo di qualche nuvola, non di cielo nuvoloso. Peraltro, anche quella qualche nuvola se n'è andata quasi subito nel corso della mattinata. Il cielo qui è perennemente sereno e la luce serale è tagliente e violetta come quella del deserto. Del resto siamo proprio di fronte a Beirut e a pochi passi dalla Siria e dall'Egitto.
Fa caldo, sì, ma non è fastidioso. L'isola è costantemente ventilata e il clima è perfetto. L'acqua è quasi immobile e limpida, e Leonardo si diverte come un pazzo con il suo salvagente a forma di cane.

Con calma, ci guardiamo un po' in giro. Leonardo impone i suoi ritmi e non è esattamente come essere in viaggio da soli. Ci siamo però organizzati perfettamente. Macchina a noleggio pronta ad attenderci all'aeroporto, naturalmente dotata di seggiolino d'ordinanza e aria condizionata. Un paio di apartments con cucinino, living room e lettino prenotati ai due estremi dell'isola, qui (dove ci troviamo ora) e qui (dove trascorreremo la seconda parte della nostra permanenza a Cipro), in modo da poter essere autonomi con pappe e biberon e da garantire al piccolo viaggiatore quello spazio d'azione che in una stanza d'albergo è impossibile avere - e infatti, i primi due giorni a Larnaca non sono stati facilissimi.
Poi, una paletta, un paio di formine, il salvagente di cui sopra, un quaderno e una scatola di matite colorate, e il gioco è fatto. Beh, non è proprio così semplice, ma insomma. Ci stiamo provando.

Grandi spiaggiate a far buche nella sabbia e ogni tanto in giro, su e giù per Cipro. Ad esempio qualche giorno fa, a Lefkara e al monastero di Stavrovrouni, un anello di un centinaio di chilometri nei dintorni di Larnaca.

Kato Lefkara
Kato Lefkara

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00.42 del 22 Agosto 2005 | Commenti (0) 
 
18 Cyprus/1
AGO Travel Log: Cyprus
Per uno come me, che ho il terrore di volare, dover partire per Larnaca con un volo Air Cyprus, proprio tre giorni dopo che un analogo volo cipriota proveniente dalla capitale è venuto giù (per non parlare dell'intero mese di agosto, che fino ad ora è stato davvero funesto per i cieli), ecco, non è proprio il massimo. Se poi è anche l'occasione per il battesimo del volo di Leonardo, va a finire che non ci dormo per tre giorni di fila e a Larnaca arrivo in stato catatonico e con lo stomaco a pezzi.

Ma qui infine siamo, di nuovo in viaggio, una nuova bandierina: welcome in Cyprus. Che è un po' come essere a Beirut, un po' in Grecia, un po' in Russia, un po' in Turchia, un po' a Brighton, vedete voi. Un discreto melting pot. Fa caldo, c'è un bel vento. Il vino non è male e, a quanto dice Leonardo, nemmeno il latte.
Il tempo di sistemarci e ci sentiamo i prossimi giorni.

N.B. Aereo = Lallo, nel linguaggio di Leonardo. Che, per la cronaca, nella posizione di cui sotto è stato solo venti minuti su tre ore di volo...

Battesimo del volo per Leonardo...
La spiaggia del nostro hotel a Larnaca
Larnaca, San Lazzaro
09.25 del 18 Agosto 2005 | Commenti (1) 
 


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