Orizzontintorno Carlo Paschetto
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01 Ireland/4
MAG Travel Log: Ireland
Se c'è una cosa che detesto degli inglesi - pardon, degli irlandesi (!) - sono le stanze da bagno. Nel merito, quelle delle camere degli alberghi.
Ora: passi che non ci sia mai lo spazzolone per il cesso; passi che, come risaputo, il bidét "questo sconosciuto"; insomma, va bene tutto. Ma: possibile che nel XXI secolo, in uno dei paesi più informatizzati del mondo, tutti - e dico *tutti* - i lavandini abbiano ancora i due rubinetti separati, per cui se apri quello dell'acqua calda vieni investito da un getto geyser a seimila gradi che ti lessa immediatamente le mani, e se apri quello della fredda è come infilare le mani nella neve a quota ottomila?
Com'è che 'sta gente ha colonizzato il nuovo mondo e nonostante ciò, dopo ventimila anni di evoluzione del genere umano, ancora ti costringe a lavarti la faccia (per non parlare dei denti...) riempiendo il lavabo e risciacquandoti con l'acquetta sporca come si usa tuttora nelle valli tibetane prive di acqua corrente?

E poi, vogliamo sdoganare un bel luogo comune? Sappiate che quassù, patria degli U2, di questi tempi è impossibile non ascoltare almeno dieci volte al giorno la nuova versione di One, riarrangiata da Bono con Mary J. Blige. Fra una passata e l'altra, tanto per gradire, qualche altra canzone della band irlandese. E va bene che gli U2 sono sempre uno dei miei gruppi preferiti, ma è come se le radio italiane bombardassero solo, che so, con Vasco a raffica. Quando si esagera si esagera :-)

Insomma, la nostra settimana irlandese mordi e fuggi entra così nelle sue battute conclusive, fra quattro invocazioni mattutine al santo protettore dei miscelatori e il ritornello di One che non ti molla un attimo.
Ed è così che viaggiando da Ennis verso Galway ci battiamo passo a passo la regione del Burren che, segnate, merita di piantarci la tenda e ritirarcisi in eremitaggio per qualche giorno. Naturalmente, qualunque tour del Burren non può che iniziare affacciandosi sull'Oceano Atlantico dalle Cliffs of Moher.

Cliffs of Moher

Certo, non sono le Cliffs of Moher il luogo migliore dove arrivare in pieno mezzogiorno e sperare di tirar fuori qualche scatto decente. Non so se avete presente, controsole pieno verso scogliere nere: ecco, appunto.....
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01.48 del 01 Maggio 2006 | Commenti (6) 
 
28 Ireland/3
APR Travel Log: Ireland
Io ve lo dico: a me Belfast è piaciuta più di Dublino. No, piaciuta non è il termine esatto... ecco, diciamo che se avessi due giorni in Irlanda non li spenderei a Dublino, ma a Belfast.
Belfast oggi non è Belfast ieri: vero, immagino. Non è nemmeno Beirut e non è Sarajevo: non ci sono i buchi nei palazzi e nelle case, e la città a prima vista ti sembra magari anche meno sofferente. Certo non è San Sebastian, peraltro non è nemmeno Lefkosia, né Berlino, e comunque a Berlino di muro non ce n'è rimasto davvero più.

Non te lo so spiegare, ma Belfast è un po' di tutto questo. Se ci fai appena caso, puoi avvertire l'aria di Sarajevo e la vita di San Sebastian, puoi vedere il filo spinato di Berlino, il muro dipinto di Lefkosia e le ferite di Beirut.
C'è una via a Belfast West, Beechmount avenue, che gli abitanti del quartiere hanno ribattezzato RPG avenue, e già dovrebbe bastarti questo. C'è un piccolo frammento di muro a lato della Divis Tower, dove iniziano i Falls, che si infila nei vicoli fra le casette popolari a schiera di mattoni rossi. Fai quasi fatica a notarlo ed è sormontato da rotoli di filo spinato. Tutto attorno decine di telecamere ti stanno spiando, ancora.

Perché tu puoi anche arrivare in centro a Belfast e parcheggiare la macchina a fianco del City Hall: lì a due passi ti accoglieranno i nuovi grattacieli di Great Victoria street e i caffè eleganti del centro. Ma se metti piede a Belfast West (e se magari ti è capitato di vedere, che so, In the name of the father, o Grazie signora Thatcher, che con Belfast non c'entra nulla, ma che in quei vicoli fra le casette ti ci ha portato eccome...), se metti piede a Belfast West, dicevo, superando la barriera di telecamere più o meno evidenti piazzate nei pressi della Peace Line, ecco, i proiettili di gomma ti sembra di sentirli ancora fischiare e l'aria forse odora ancora un po' di lacrimogeni.
E allora Belfast magari non è come Sarajevo, ma ti viene lo stesso da camminare piano e sostare in silenzio davanti a quei muri ricoperti di graffiti.

Poi puoi anche tornare in centro a prenderti un caffè, tranquillamente. Oggi.

Belfast, City Hall
Great Victoria street
Belfast West, The Falls

I graffiti di Belfast West. Potresti farci un album, e forse qualcuno lo ha fatto davvero. Perché diciamolo, i graffiti di Belfast West sono uno dei motivi per cui un piede qui vieni a mettercelo...
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03.08 del 28 Aprile 2006 | Commenti (0) 
 
26 Ireland/2
APR Travel Log: Ireland
Tipi irlandesi. Che poi, a pensarci, poiché siamo a Dublino è come dire The Dubliners. E' che, per spiegarti, uno dovrebbe andare in giro con il teleobiettivo sempre montato. Potresti farci un libro fotografico con i Dubliners, solo che sei in Irlanda, mica nel deserto del Gobi, così non è che puoi metterti a fermare la gente per strada e dirle scusi, posso fotografarla? Ché se il metro è dato dalla dimensione dei tatuaggi, c'è il rischio che tu possa anche non andargli troppo a genio.

The Dubliners...
Leonardo, Irish pub version. Tipo irlandese?

Il giorno dopo il nostro arrivo il meteo è già più allineato a quello che ti puoi aspettare da una tipica giornata irlandese di metà aprile: non sa se piovere o meno, non sa se ha voglia di tirar vento o meno, non sa se buttar fuori quel raggio di sole o meno, non capisci se farà freddo o meno. Una buona parte di loro, comunque, alle infradito e alle t-shirt non rinuncia. Gli altri indossano cravatte rosse disegnate a tulipani gialli e gessato inglese (pardon, irlandese) d'ordinanza.

Uno dei nostri metodi classici per capire che c'è da vedere in giro è dare un'occhiata alle cartoline esposte nei negozi: all'inizio del viaggio, non alla fine. Ci avete mai pensato? Così, se ad esempio vi trovate in una qualunque località balneare fra Italia, Spagna, Francia e Croazia potete scoprire che val la pena dare un'occhiata al fondoschiena delle giovani bagnanti...
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01.27 del 26 Aprile 2006 | Commenti (1) 
 
24 Ireland/1
APR Travel Log: Ireland
Gli irlandesi non ce n'è: sono esattamente come ti puoi aspettare che siano gli irlandesi. Quello che magari non ti aspetti è di atterrare a Dublino a metà aprile con una bellissima giornata di sole, persino quasi calda anzichenò. Nel senso: tu sei indeciso se allacciarti la giacchetta sopra al maglione di lana, loro girano ovviamente in t-shirt (gli uomini) ed infradito (le donne).

In Irlanda non morirai di sete, è abbastanza evidente da subito. Tutto sommato nemmeno di fame, passata la solita gastrite da fifa per il volo.

E a proposito di volo: ad arrivare dal cielo, non è che l'Irlanda ti sembri poi così verde. Ora, tutte le volte che ho chiesto a qualcuno per quale accidenti di motivo avrei mai dovuto venire in Irlanda mi sono sempre sentito rispondere "ma è così verde...!".
E quindi sappiatelo: dovesse avere un seguito questo travel log irlandese, le battutacce sul verde si sprecheranno (perché a Dublino i pedoni attraversano senza mai guardare i semafori? Perché tanto sono sicuramente verdi).

I famosi bar di Fleet Street, Dublino

Leonardo ha molto gradito il break hamburger e patatine all'Hard Rock Cafè di Dublino. Davanti ai videoclip degli Who e dei Police si è particolarmente esaltato. Gli irlandesi lo hanno accolto assai benevolmente. Lui ha un po' sfarfallato con una bimba russa.

Leonardo e la mamma all'Hard Rock Cafè di Dublino

Insomma sì: da qualche ora siamo in Irlanda, ottantacinquesima bandierina di Orizzontintorno. Siamo già incappati in una chitarra di Van Morrison, un paio di occhiali di Bono Vox e tre ubriachi pomeridiani. Non ho ancora bevuto una Guinness.
Adesso cerchiamo di capire com'è che siamo finiti quassù. Stay tuned.
01.19 del 24 Aprile 2006 | Commenti (0) 
 


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