Orizzontintorno Carlo Paschetto
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29 Promemoria
LUG Travel Log: The Slavic job
Devo trovare il tempo di aggiornare l'archivio fotografico. Lo so. Prima o poi lo faccio. Forse poi. Magari in vacanza.

Last week in Budapest
23.49 del 29 Luglio 2007 | Commenti (0) 
 
25 Io comunque non glielo chiedo
LUG Travel Log: The Slavic job
E comunque, dopo un mese di Harenda, per questa sera a Budapest mi sono concesso il Le Meridien.
Come dire, va bene tutto, ma alla mia età quando ci vuole ci vuole.

P.S. Avrei un solo appunto per gli amici del Le Meridien: perché mai, a loro avviso, dovrei pagare 20 euro (!) per la connessione wi-fi ad Internet dalla camera quando (a) il collegamento con il cavo funziona benissimo, è pių veloce e soprattutto è gratuito, e (b) il segnale del wi-fi pubblico, anch'esso gratuito, dalle camere si prende benissimo?
20.24 del 25 Luglio 2007 | Commenti (0) 
 
22 Andiamo bene
GIU Travel Log: The Slavic job
Secondo Alitalia, o almeno, secondo chi produce i contenuti per le proiezioni durante i voli Alitalia (avete presente quei brevi video che vi introducono alla città nella quale state atterrando?), "Budapest, the capital and the largest city of Hungary, straddle the Rhine". Epperò.
23.50 del 22 Giugno 2007 | Commenti (0) 
 
22 Buda reloaded, anzi, Pest
GIU Travel Log: The Slavic job
Caro amico pendolare, eccomi ancora a te. Perché ti ricordi di me, vero? Sono quello di Saarbrücken. Come va il tuo SUV, tutto bene? E in tangenziale? Ecco, a proposito di tangenziale, sai che c'è, è che anche io c'ero stamattina, proprio lì dietro di te.
Caro amico pendolare, io questa mattina mi sono svegliato alle sei e venti, puntuale con la sveglia, e sì, hai ragione, è strano. Pensavo la stessa cosa mentre mi rotolavo coccolone nel lettone e mi dicevo mmmmh, sì, adesso mi alzo, ancora un attimo please, ma guarda quanta luce c'è già a quest'ora, e dire che sono le sei e venti... le sei e venti, sì... giusto, perché ho messo la sveglia alle sei e venti, come al solito, no?... No, miseriaccia eva! Il solito un cazzo! Alle CINQUE E VENTI la metto la sveglia di solito, io, perché alle sei e trenta io devo stare *già* in tangenziale, porcaccio giuda santissimo.

Caro amico pendolare, io questa mattina ho iniziato la giornata fiondandomi gių dal letto ad una velocità pari a quella del suono - infatti mi muovevo pių rapido dei santi che tiravo gių nel frattempo - perché a mezzogiorno avevo in agenda la prima di un'infinita serie di riunioni a Budapest, e per arrivarci, a mezzogiorno in ufficio a Budapest, dovevo *assolutamente* prendere il volo delle nove e venticinque a Malpensa. E se consideri che ero rientrato da Alba solo otto ore prima...

Caro amico pendolare, io questa mattina sono uscito di casa praticamente in pigiama e con lo spazzolino in bocca, saltando ovviamente la colazione, e grazie a questo brioso e frizzante avvio di giornata sono riuscito ad entrare in tangenziale con soli quindici minuti di ritardo sulla mia usuale tabella di marcia, che per uno come me che si muove sempre con discreto anticipo non era nemmeno male. Solo che.
Solo che questa mattina c'era lo sciopero dei treni. E quindi, amico pendolare, tu e tutti i tuoi dannatissimi colleghi avete tirato fuori i vostri SUV stracciamaroni e siete venuti a intasarmi a tappo - alle sei e cinquanta del mattino - quella che nell'occasione doveva essere la mia pista di Indianapolis. Eravate MILIONI. E come se non bastasse, appena inforcata la tangenziale a passo d'uomo, mi sono ritrovato sotto un pannello luminoso che recitava "11 km di coda per cantiere". UNDICI CHILOMETRI DI CODA ALLE SEI E CINQUANTA???

Così, amico pendolare, avendo iniziato a comprendere che la partita era di quelle drammatiche, ho giocato il tutto per tutto e a Cinisello sono immediatamente (immediatamente, sappilo, è un eufemismo in questo caso) uscito dalla tangenziale per andare a prendere la Nord. Tanto lì in A4 eravate tutti fermi. Certo, avrei allungato il percorso di una decina di chilometri, ma almeno sarei uscito dall'imbottigliamento.
Il fatto, amico mio, è che non devo averlo pensato solo io, perché anche sulla Nord, che è sempre deserta, eravate a milioni. Milioni, ti dico. Tutti fermi. E per andare a Malpensa da casa mia, caro amico, non esiste una terza alternativa, no no. Insomma, per citare uno che di tangenziali temo ne capisca poco, game over.
Amico pendolare, dalla Nord ho impiegato un'ora solo per arrivare a riprendere la A4 a Cormano. E a quel punto erano le otto e quindici. E io, l'aereo a Malpensa, sempre alle nove e venticinque lo avevo.

Amico pendolare, mi capisci vero? Ancora fermo. Alle otto e trenta ho intravisto all'orizzonte l'imbocco della Milano-Laghi, ma ho anche capito che a quel punto potevo arrendermi. Il primo round era ormai perduto.
Così ho chiamato Alitalia e ho chiesto di spostarmi sul volo successivo. Che, per la cronaca, era previsto alle 15.15, con arrivo a Budapest alle 16.45. Giornata a puttane, dirai tu, e invece no bello mio, perché dall'ufficio di Budapest mi avevano appena fatto sapere che mi avrebbero spostato le riunioni di conseguenza. Non il massimo, certo, ma vabbè. Sempre quello di Saarbrücken sono, io.

A quel punto, amico pendolare, secondo te che ho fatto? Perché, se sai contare e fare due pių due, era assolutamente chiaro che ora avrei dovuto essere in aeroporto al massimo per le 13.30, anche perché sarei dovuto passare in biglietteria prima di fare il check-in. E viste le condizioni della tangenziale era altresì chiaro che di tornare a casa non se ne parlava proprio.
Così ho proseguito. E sono arrivato a Malpensa alle 9.40. Cinque ore e mezza prima del mio volo (e quindici minuti dopo la partenza dell'altro). E senza ancora aver fatto colazione.
Sì, amico pendolare. Come prima cosa ho dunque fatto colazione. Tre ore e mezza dopo essermi svegliato. Due e mezza delle quali passate in macchina per fare sessantacinque chilometri.
Poi mi sono cercato un posticino, mi sono messo il pc sulle ginocchia, e ho lavorato un po'. Confesso, ho anche chiuso gli occhi e credo persino di essermi appisolato per una mezz'ora. Diciamolo, amico pendolare: quasi quasi mi stavo anche rilassando un po', nonostante l'avvio di giornata.

Caro amico pendolare, alle 14.40, senza aver pranzato perché tanto pranzo in aereo, mi sono presentato puntuale al gate per l'imbarco. Solo che.
Solo che nel frattempo c'era stato qualche problemino nello spazio aereo austriaco, proprio sulla nostra rotta pare. Maltempo, dicevano. E così il volo è stato spostato di un'altra mezz'ora avanti. E, quel che è peggio, ho avuto pure la sfiga di trovarmi sullo stesso volo di "quello che si incazza". Hai presente quello che si incazza, amico pendolare? Quello che perde subito la pazienza, e vuole parlare con il responsabile (e chi sarebbe, Giuliacci?), quello che io prendo questo aereo tutti i giorni ed è sempre la solita storia, quello che insulta le hostess di terra e se la prende con loro e dice che per fortuna che adesso Alitalia va in fallimento così le licenziano tutte e la finiscono di prendere per il culo (sic) la gente, e che alza sempre pių la voce e cerca (quasi inutilmente, per fortuna) consenso fra gli altri passeggeri, e si mette pure a bestemmiare, e la hostess, bontà sua, senza battere ciglio gli fa notare che a) lei non è solita occuparsi della transitabilità degli spazi aerei e b) soprattutto, lei *non è* di Alitalia, ma di SEA, e a lei che Alitalia vada o meno in fallimento, le fa una pippa.
Al che però "quello che si incazza" si incazza ancora di pių e, ahimé, trova pure la solidarietà di un altro come lui, e quindi proseguono in stereo, e vogliono parlare anche con il presidente della repubblica, e Roma la deve finire di mangiarci i soldi, e prima o poi terroni di merda (sic) ve la facciamo vedere noi, e insomma, si va avanti così per un po' finché, spazientite, le hostess e un "responsabile" a caso della SEA chiamato ad intervenire, pur di toglierseli entrambi dai maroni, ci fanno salire sull'aereo.
Dove, con tono molto amichevole e pacifico, in grande serenità, il comandante ci annuncia che passeremo almeno un'altra ora, perché - guarda un po' - lo spazio aereo austriaco è chiuso per maltempo.
E allora il tipo si rialza dal suo posto e, questa volta inferocito, travolge le hostess e *vuole* parlare con il comandante, perché lui non li sopporta pių questi romani che ci prendono per cretini e ci raccontano balle (sic), e vuole farglielo vedere lui come si deve lavorare e, soprattutto, governare il traffico aereo del pianeta. Il suo socio di incazzatura, poi, pretende anche di vedere sul computer di bordo la giustificazione della chiusura del nostro slot di volo. Io inizio ad avere le allucinazioni, anche perché, naturalmente, dentro l'aereo sotto al sole la temperatura va alle stelle e io, ovviamente, non ho ancora pranzato.

Amico pendolare, voglio fartela breve. Io sono decollato da Malpensa alle 16.30, e sono atterrato a Budapest alle 18.00, esattamente mentre tu, suppongo, te ne stavi ancora fermo, sì, in tangenziale, ma sulla via del ritorno a casa, con l'aria condizionata e il tuo impianto stereo da diciottomila euro a palla. Io invece sono sceso a Budapest, ho trovato 38 gradi (il comandante aveva detto 34, ma il tassista ha infierito e ha detto thirtyeight), ho mangiato solo un tramezzino Alitalia al formaggio e paté d'olive (questo passa il convento) e la mia giornata lavorativa è iniziata *a quel punto*. Perché sono dovuto andare direttamente in ufficio. Esattamente dodici ore dopo essermi svegliato.

Capisci, amico pendolare, perché ci sono giorni, pių di altri, in cui ti odio?

01.17 del 22 Giugno 2007 | Commenti (5) 
 
21 Mamma ho perso l'aereo
GIU Travel Log: The Slavic job
Quello delle 9:25 per Budapest, nella fattispecie.
11.00 del 21 Giugno 2007 | Commenti (0) 
 
12 Sarajevo delayed, Milano on time (per ora)
GIU Travel Log: The Slavic job
Aeroporto internazionale di Zagreb. Wi-fi gratuito, anche qui. Controllo raggi X, non c'è nessun altro a parte il mio socio ed io.

- Un attimo per favore, devo tirare fuori dallo zaino i flaconi di liquido che...
- [dialetto croato] Levati dai piedi, muoviti.
- Ah, mi scusi, sì, ma aspetti, ho il pc e...
- [dialetto croato] Ti ho detto di muoverti rimbambito!
- Mi scusi, mi muovo, ecco passo, ma vede...

BIIIIPPPPPPPP BIIIIPPPPPPPP BIIIIPPPPPPPP BIIIIPPPPPPPP!!!!

- ...Ecco, appunto, le stavo dicendo che ho addosso...
- [dialetto croato] Senti citrullo, ti togli dai piedi e passi o devo prenderti a calci?
- No la prego, grazie, mi scusi se le ho fatto perdere tempo, riprenda pure il suo giornale.

Praticamente come all'aeroporto di Lussemburgo.
10.10 del 12 Giugno 2007 | Commenti (1) 
 
12 Cevapci
GIU Travel Log: The Slavic job
Mica scherzavano. Puonciorno zignori i zignori, zono il fostro komantante, penfenuti a porto ti kuesto airoplano tornier trecentofentotto kon testinazione Zagreb (giuro). Che poi, fosse solo per il cugino del Barone Rosso. Il problema è che quello blatera, io guardo fuori dall'oblò e, mentre le eliche iniziano a girare e a mandare l'intera fusoliera in risonanza, osservo con raccapriccio lo stato del motore proprio sul mio lato. E penso che forse, tutto sommato, con un Antonov bulgaro mi sarebbe andata meglio.


Sopravvivo, sì, anche al panino alla bresaola e caprino servito in volo alle nove del mattino. Ed è così che con una bella picchiata degna delle Tigri Volanti, che ci porta in cinque minuti da quota settemila a duecento, il nostro mi scodella in un caldo lunedì mattina a Zagreb, Croazia. Dove, per la cronaca, all'aeroporto 'sti qua ti timbrano ancora il passaporto.
Ad onor di statistica annoto che all'aeroporto di Zagabria, di lunedì mattina ore 11.10, si contano all'appello: un Tupolev dell'Aeroflot, un turboelica battente bandiera sconosciuta, forse aliena, un piper arrugginito ed il nostro già leggendario ed inquietante Dornier 328. Per dire: in classifica, quelli fichi saremmo noi.

Il solito tassista baffone locale mi aspetta con il solito cartello (è un periodo che agli aeroporti trovo ad aspettarmi sempre tassisti con i baffoni), mi carica, mi dice un paio di parole in serbo-croato stretto, una delle quali suona tipo òffiz, tiro a indovinare e dico yez, e c'azzecco, perché in effetti mi porta in ufficio. Zagreb òffiz, ultima tappa di questa tourné, per ora.
Va detto che lo Zagreb òffiz ben si presta ad un po' di fotoblog sperimentale, trovandosi nel solito nuovo complesso acciaio e cristallo. In pausa caffè mi affaccio alla finestra dell'ottavo piano e scatto a casaccio qua e là. Sai mai che queste rimangano le uniche testimonianze del mio rapidissimo passaggio da queste parti. E poi qualche foto a Zagreb già l'ho fatta un paio d'anni fa.
Al solito, anche questa volta telefonino e via. Averla, la fida Canon...


E invece no. Per una volta Gianluca ed io esauriamo la fila di riunioni e di appuntamenti ad un'ora decente. Albergo abbastanza centrale (questo, per la cronaca, bello bello) e dunque possiamo chiudere la nostra giornata con due passi nell'isola pedonale e un paio di birre.
Zagabria è pių o meno come la ricordavo, non fosse che l'ultima volta c'eravamo stati d'inverno. Qualche bel pub, qualche locale interessante, vita discreta alla sera. Rimane pių che altro una tappa da touch and go sulla rotta per Belgrado.

Gianluca, socio di tourné
Zagreb

Poiché i voli diretti da/per Milano da/per Zagreb (con qull'affare lassų) sono solo al mattino, non possiamo rientrare fino a domani. Poco male. Non che del resto muoia dalla voglia di riaffrontare la vasca da bagno ad elica di cui sopra.
Non fosse che ho la macchina alla Malpensa, un pensierino a rientrare in Italia in monopattino, piuttosto che risalire su quel coso, lo farei davvero. Mica per altro, è che io la bresaola proprio la odio.
01.06 del 12 Giugno 2007 | Commenti (1) 
 
10 That jazz of Praha
GIU Travel Log: The Slavic job
Di corsa, di corsa, di corsa. Non ho tempo, è tardi, ho sonno e tante altre cose da fare. E ne avrei di cose, ad iniziare da quanto Praha sia ancor più bella di come la ricordavo. Di quanto sia verde, viva, musicale, affollata - anche troppo. E dovrei anche parlarvi - come ormai d'abitudine - del Best Western Hotel Kampa, che si trova proprio nel cuore di Malá Strana, a due passi da Karluv Most: è ricavato all'interno di un vecchio palazzo medievale completamente ristrutturato, soffitti affrescati, armature in giro ovunque, atmosfera un po' inquietante, bello e straordinariamente silenzioso e comodo. Centro, questa volta, nel senso del bersaglio.

E del resto, cosa puoi volere di più che svegliarti al mattino nel cuore di Praha-Praga e sì, dover andare a lavorare, ma fuori la giornata è calda e stupenda, e fai colazione al buffet apparecchiato nelle cantine a grandi volte di questo strano hotel, circondato dai cavalieri della tavola rotonda e accompagnato in sottofondo da un pianista lounge che suona dal vivo. Cosa puoi volere di più da una qualunque giornata di lavoro?

Cena in terrazza a Malá Strana con vista sui tetti della città? Giovani violinisti che ti accompagnano attraverso il parco mentre rientri in albergo? Una birra ceca alla spina prima di andare a dormire? Lieve arietta fresca che soffia dalla Moldava? Due passi fino a Staré Mesto per vedere se è ancora come la ricordi, aprendoti il passaggio fra la folla di migliaia di turisti da ognidove ed ogniquando?

Sì, in aeroporto, nel nuovissimo ed esagerato aeroporto di Praha, c'è il wi-fi gratuito. Come a Budapest, del resto. Come spesso accade, ormai. Finché non ripassi da Malpensa.

Averla avuta la fida Canon, invece del telefonino.

Best Western Hotel Kampa...
Sul Karluv Most (Ponte Carlo), verso Malá Strana
Staré Mesto e la Moldava
Sul Karluv Most (Ponte Carlo), guardando Malá Strana
Malá Strana
La sponda di Staré Mesto sulla Moldava
Malá Strana, verso Karluv Most (Ponte Carlo)
La torre di Ponte Carlo sulla sponda di Malá Strana
Questa l'ha scattata Gianluca in Staromestské Námestí

E adesso una rapida sosta a casa, prima di ridecollare per Zagreb, Croazia, quarta ed ultima (almeno per ora) tappa di questo strano tour balcanico. Sono inseguito da una scia di fogli bianchi riempiti di appunti volanti scritti fitti fitti, o anche no. Dipende dalle pagine.
Ma sono note di lavoro, non di viaggio. Sorry.
01.47 del 10 Giugno 2007 | Commenti (0) 
 
09 Omeopatia
GIU Travel Log: The Slavic job
Ieri ho lavorato persino in aereo. Delle due l'una: o l'entusiasmo improvviso per questo lavoro ha addirittura anestetizzato la mia proverbiale paura di volare, oppure sono disastrosamente indietro.
16.01 del 09 Giugno 2007 | Commenti (0) 
 
09 Non Schengen
GIU Travel Log: The Slavic job
Catalogo generale dei passeggeri sui voli Milano - capitale qualunque dei paesi dell'est:

- gita pentole casalinghe e pensionati di Gorizia;
- giovani odiosi che andiamo a Praga (a Budapest, a Varsavia, ...) perché è pieno di gnocca e là si ciula, mica come le italiane che se la tirano;
- imprenditori del Bel Paese con catena d'oro attorno al collo, camicia bianca a collettone alto aperta fino al secondo bottone, giacca blu con bottoni d'oro, capelli lunghi, occhiali da sole firmati rigorosamente tenuti sulla testa;
- ragazze giovani dell'est che vanno in Italia a caccia di lavoro/tornano in famiglia senza un lavoro, o forse anche no;
- giovani consulenti alle prime armi sparati presso clienti di dimensioni planetarie: solitamente producono ruote zincate per macchine agricole ed hanno il proprio stabilimento nella campagna polacca/rumena/ungherese, a sette ore di Apecar abusivo dall'aeroporto della capitale di turno;
- donne polacche/rumene/ecc. alla pari, con annesse borse di plastica;
- backpacker nostalgici (quelli ci sono sempre, immancabili, con il loro inseparabile zaino);
- da qualche tempo in qua: due pirla con trolley; il secondo varia a seconda della destinazione.
01.34 del 09 Giugno 2007 | Commenti (0) 
 
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